mercoledì 13 marzo 2013

Dove andare? Come scegliere?

Pace e bene cari amici, mentre tutti con trepidazione e nella preghiera attendiamo l'elezione del nuovo Pontefice, mi auguro che questa grande attenzione sulla Chiesa interpelli il cuore di tutti i giovani e risulti una forte pro-vocazione al donare la vita per prendersi cura del popolo di Dio, dei poveri, per annunciare il Vangelo nella bellezza di seguire Gesù più da vicino come religiosi e consacrati.
Ogni giorno su questo tema della scelta di vita, ricevo moltissime lettere e mail e devo dire, che questo non mi stupisce: la questione infatti del senso da dare alla propria esistenza, così come il tema della vocazione è cruciale per ogni giovane.  Vi presento oggi le domande di Carlo, che mi scrive da Reggio Emilia, con la mia risposta. Mi auguro possa servire anche ad altri in ricerca. Vi benedico . Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto



CARLO domanda: 
Sono Carlo, una ragazzo di 24 anni: da qualche mese ho cominciato qualche dialogo di discernimento vocazionale parlando con il mio Parroco. Sono molto impegnato con lo studio..ma sono da sempre anche molto presente in Oratorio come educatore: amo stare con i giovani e dedicarmi a loro. Ho iniziato questa ricerca per le domande sempre più forti che mi porto dentro sul senso da dare alla mia vita alla luce di Dio, del Suo progetto per me. Anche parlandone con il mio parroco, che pure ammiro e apprezzo per l'impegno, non mi sento orientato alla vita da "prete" ( che vedo oppressa dal "fare"), mentre sto cercando di comprendere meglio la vocazione religiosa, oscillando fra la scelta monastica ( sono stato di recente a Camaldoli) e la vita dei frati francescani che ho conosciuto ad Assisi. Mi piace l'idea del vivere in comunità, di una condivisione semplice delle cose..di uno spazio di preghiera e di un'unione con il Signore più ampia..anche se devo dire mi interpella anche molto il mio stare con tanta gioia in parrocchia, in mezzo ai giovani e dedicarmi a loro. In queste oscillazioni mi trovo pertanto talvolta a pensarmi monaco, ora frate, ora anche sacerdote diocesano ( c'è così bisogno di preti nella mia diocesi!!). Ecco dunque un mio primo dilemma!!! In secondo luogo, ho ancora davanti circa un anno studio per arrivare alla tesi (ingegneria gestionale)..In un recente dialogo con un sacerdote durante una confessione, questi mi ha provocato a lasciare tutto subito e a non aspettare oltre...lasciando perdere la preoccupazione della tesi..e a sperimentare più da vicino qualche spazio di vita che vorrei conoscere meglio ( i monaci..i frati..o la casa di accoglienza vocazionale diocesana).. Mi chiedo cosa sia meglio..anche se devo dire..le sue parole forti, mi hanno molto colpito..Che fare? Grazie per il consiglio che vorrà darmi.

FRATE ALBERTO risponde
Caro Carlo, mi sembra di capire che se da un lato ci sono dei bei presupposti per una chiamata, dall'altra è necessario ancora fare un tratto di cammino per approfondirne il senso che ha per te e così comprendere meglio dove orientarti per una scelta più precisa.. Circa le vocazioni che mi hai citato, (monaco, frate, sacerdote diocesano) ebbene, queste ( per quanto ben diverse) sono tutte accomunate da una comune esperienza spirituale che definisco così: la trafittura del cuore da parte di Gesù!
Solo chi ha il cuore trafitto da Cristo può orientarsi verso tali scelte tanto forti. Dunque il primo impegno che devi darti è quello della preghiera e dell'incontro quotidiano con la Parola del Signore, per crescere nella relazione e nell'intimità con Lui. Il discernimento poi sulla scelta concreta di vita è fatto da molti altri passaggi.: il dialogo intenso con il tuo padre spirituale; la possibilità di vivere alcune esperienze mirate ( in monasteri..o in un convento..), l'ascolto umile e docile dei suggerimenti che lo spirito vorrà darti ricercando anche nella tua giornata, spazi di silenzio e di quiete interiore; la possibilità di partecipare a un corso vocazionale con altri ragazzi. Riguardo a quest'ultima indicazione, noi frati francescani proponiamo il cammino del Gruppo san Damiano..ma sono certo che anche nella tua diocesi vi è qualche cosa di analogo. Sulla differenza fra i preti e i frati avevo parlato anche tempo fa in un precedente post . C'è dunque bisogno di tanta docilità, di confronto, di abbandono , di dialogo...: dove è importate che tu non sia solo, ma ti senta accompagnato e sostenuto e guidato e in compagnia anche di altri in "ricerca" come te. La vocazione infatti, non è mai solo un "fatto" del singolo e una ricerca individuale , ma sempre un evento di Chiesa, comunitario, che necessita di tante mediazioni. Dunque, riassumendo, mi pare ci sia la necessità di operare un cammino serio di discernimento. Riguardo al consiglio del confessore citato, fatta salva la bontà della provocazione che ti ha lanciato, anche alla luce di quanto ti ho appena detto, mi sembrerebbe prematuro ora "un lasciare tutto". Una decisione così' grande infatti, non può essere improvvisata, ma va preparata da una serie di piccole decisioni che a questa conducano. Non ritengo poi opportuno non finire un ciclo di studi ormai quasi al suo termine. Se tu fossi all'inizio dell'università, certo, sarebbe diverso,..!!. Un anno comunque passa in fretta e questo mi pare anche il tempo buono e necessario ( oltre che per laurearti) anche per un serio cammino di discernimento. Scoprirai più avanti che il Signore, (che tu diventi prete o frate o monaco..) saprà servirsi inaspettatamente anche della tua laurea, come e dove neanche puoi ora immaginare..
ti benedico.frate Alberto

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