domenica 31 marzo 2013

Di porta in porta - Pasqua 2013


Cari amici, il Signore vi dia Pace e porti la luce della Sua Pasqua su ciascuno di voi e i vostri famigliari. In modo particolare , prego perchè la fede nel Risorto, in Gesù il Vivente, accompagni e doni fiducia e coraggio a tutti i giovani in ricerca e in cammino vocazionale. 
Riporto di seguito l'omelia  di p. Gianni, ministro dei frati francescani del nord Italia, pronunciata stamattina in basilica del Santo. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Vi benedico. frate Alberto



Pasqua 2013                                                                                                              Basilica del Santo

Pace e bene e buona Pasqua a tutti voi, fratelli e sorelle, anche a nome degli altri Frati che prestano servizio in questa Basilica.
Di porta in porta: riassumo con questa espressione quanto stiamo celebrando e vivendo in questa Pasqua dell’Anno della fede, anno in cui Benedetto XVI, papa emerito, ci ha invitati ad attraversare la “porta delle fede” che il Signore tiene sempre aperta per ognuno di noi.
Tutti noi siamo entrati in questo Santuario varcando porte costruite da mani d’uomo per celebrare – sotto lo sguardo amichevole di Sant’Antonio – il fondamento della nostra fede, cioè la morte e risurrezione di Cristo. E lo facciamo accettando di varcare quelle porte che il Signore stesso ci apre perché desideriamo ravvivare la nostra relazione con Lui e rinsaldare la nostra fiducia nella sua presenza perché, tornati a casa, possiamo varcare le porte non sempre facili del nostro quotidiano.

* La prima porta che il Signore ci ha aperto è quella del perdono che Sant’Antonio definisce “porta del cielo” perché ci introduce nella relazione con Dio nostro Padre. Sappiamo per esperienza che è fondamentale per ognuno di noi essere accolti e riconosciuti per quello che siamo, non chiusi nello sgabuzzino del nostro limite, dei nostri sbagli o dei nostri peccati. Ebbene, tenendo aperta la porta del perdono, Gesù ci assicura che Dio Padre ci accoglie e ci ama così come ci presentiamo a Lui, prima di quel che facciamo per Lui o per gli altri. Se anche per poco riusciamo a sperimentare la profondità e la bellezza dell’essere perdonati gratuitamente, allora può esplodere in noi quel “gloria” a Dio che si fida ancora di noi e accetta di farsi nostro compagno di viaggio.

* Eccoci, allora, pronti a varcare la seconda porta che il Signore ci ha aperto: quella dell’ascolto della sua Parola. Una parola che, a noi pellegrini sulla terra, indica mète possibili da raggiungere e offre luce sufficiente per percorrerne le strade. A nessuno piace vagabondare nella vita o navigare a vista sballottati dalle onde. Tutti sentiamo il bisogno di giocarci l’esistenza per qualcosa di bello e significativo anche se costa, per qualcosa che dia gusto e stabilità al nostro cammino anche se richiede impegno. Ebbene, la Parola che il Signore ci offre nella Sacra Scrittura e che noi normalmente ascoltiamo ogni domenica, vorrebbe non umiliarci nel nostro procedere a volte a tentoni né abbandonarci nei nostri sentieri senza sbocco, ma proporsi come segnaletica perché il nostro camminare ci porti alla meta desiderata. E rispettando il passo possibile ad ognuno, senza forzare l’andatura.

* La meta del nostro cammino di cristiani è indicato da quelle promesse che ci accompagnano fin dalla nostra nascita: le promesse battesimali, la terza porta che tra poco varcheremo insieme e che fonda il nostro essere cristiani e il nostro essere chiesa. Siamo figli di Dio in Cristo, fratelli e sorelle tra noi, tutti degni di poter pregare ancora: “Padre nostro”. Parole non vuote perché nascono dal cuore stesso del Figlio per eccellenza, Gesù, fratello nostro: solidale con noi al punto da volerci abbracciare tutti perché solo tenendoci uniti a sé riusciamo a dire “” alla vita e “no” alla morte: esprimeremo il nostro convinto alla vita raccolta tra le braccia benedicenti del Padre, anche se ferita e a volte con il dramma della sofferenza, …         proclameremo il nostro No deciso alla morte, di cui il peccato è spia: esperienza di fallimento che ci porta lontano dal nostro Creatore, da noi stessi e dagli altri … in situazioni che “di porta in porta” – cioè “di peccato in peccato” – ci precipitano nell’assurdo del non senso della vita, nella disperazione che conduce alla morte. 
Riattraversare con gioia e fiducia la porta del nostro battesimo è fondamentale per noi qui presenti, in un “oggi” che vede molti cristiani percorrerla in senso inverso, a volte con vergogna di aver fatto parte della comunità cristiana e altre con rammarico per non aver trovato accoglienza e fiducia, “bontà e tenerezza” direbbe papa Francesco: ci auguriamo – e lo auguriamo di cuore a questi nostri fratelli e sorelle – che pur facendo un cammino a ritroso rispetto al nostro di questa mattina, possano mantenere comunque l’orecchio della coscienza attento a Dio che parla ancora a loro in molti modi; e soprattutto preghiamo perché Cristo “luce del mondo” li accompagni ancora su sentieri di bontà, di onestà, di ricerca del bene. Se così accetteranno di fare, ci troveranno “compagni di viaggio”, ricercatori insieme del volto del vero Dio – volto che a volte la nostra difettosa testimonianza ha reso sbiadito o addirittura annullato.

* Ed eccoci quindi pronti a varcare l’ultima porta, quella della celebrazione eucaristica vera e propria in cui facciamo memoria del fondamento stesso della nostra fede: la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, una morte che, volontariamente accettata per amore nostro, è capace di farci risorgere a vita nuova. Ci offre, cioè, grazie alla comunione intima con Lui cibandoci del suo corpo e del suo sangue, forza per riprendere il cammino – fiducia nella sua presenza – certezza di non essere soli ad affrontare l’esistenza.
Sì, perché – al termine di questa messa pasquale – riattraverseremo la porta di questo Santuario per entrare in quella “chiesa domestica” che è la nostra famiglia: lì troveremo calore umano, simpatia e amicizia … ma sappiamo che c’è anche sofferenza, fatica relazionale, difficoltà economica …: tutte porte da varcare necessariamente, senza scansarle. Se quanto stiamo celebrando qui ci penetra nel cuore e ci convince della bontà e della bellezza della nostra relazione con il Signore, nella nostra famiglia celebreremo un’autentica “Pasqua di risurrezione” che, anche se non annulla le cose che non funzionano, ne cambia però il senso e soprattutto il modo con cui affrontarle e viverle: l’amore può fermare l’odio, il perdono può sostituirsi alla vendetta, la disperazione si colora di fiducia, il fallimento si apre alla speranza di una possibile ripresa, …

Buona Pasqua a tutti: qualunque porta stiamo attraversando nel nostro cammino di fede, abbiamo la certezza che il Signore della vita è con noi e non ci abbandonerà né ci lascerà soli, perché Lui è perdono che accoglie, Parola che orienta, promessa che non delude, cibo che dona forza per camminare fiduciosi nella vita.

Buona Pasqua a tutti voi e alle persone che vi sono care! 

Padre Gianni Cappelletto
Ministro provinciale

sabato 30 marzo 2013

Egli ha avuto paura della morte.


Van Gogh: Ulivi, 1889
«Nel giardino degli ulivi, Cristo non era più padrone di nulla. L'angoscia umana non era mai salita più in alto, e mai più raggiungerà quel livello. Aveva ricoperto tutto in Lui, salvo quell'estrema punta dell'anima in cui si è consumata la divina accettazione...
Egli ha avuto paura della morte. Tanti martiri non hanno avuto paura della morte. 
I martiri erano sostenuti da Gesù, ma Gesù non aveva l'aiuto di alcuno, perché ogni aiuto e ogni misericordia procedono da Lui. Nessun essere vivente entrò nella morte così solo e così disarmato...».

da Georges Bernanos, I dialoghi delle Carmelitane

venerdì 29 marzo 2013

Gesù disse: "E' compiuto!"


Gesù disse: «È compiuto!»
(Gv 19)

In mille campi la mia vita è un’“incompiuta”.
Nel lavoro. Negli affetti. Nella relazione con me stesso.  Nella ricerca della pace.
Comincio mille cose e poi mollo: stanchezza, delusioni, fallimenti, incapacità, pigrizia … mi segano le gambe.
Con la prospettiva della morte, poi, mi sembra che i miei desideri di pienezza e felicità vengano stroncati irrimediabilmente. Al punto che per paura di sognare vivo da rassegnato, ignoro la morte, assumo atteggiamenti fatalistici.
Gesù, il Maestro sapeva quel che voleva. “Amarti da morire”, come dicono gli innamorati.
Amava tutti, soprattutto i più disperati.
Per questo ha accettato un’ingiusta sentenza?  
L’ipocrisia della gente religiosa?
I giochini di convenienza della gente di potere?
Sento che ha visto la possibilità di condividere la morte di quei due sciagurati che chiamiamo «i due ladroni», per poterli amare quando nessuno li amava. Se scorro la sua storia, lo ha fatto con tutti accogliendo anche i suoi crocifissori, disperati e stolti più degli altri: per questo avevano la licenza di uccidere.
Amando ho compiuto la mia vita. Non serve altro, se guardo a Lui.
Morire per amore, facendomi prossimo, è un bel modo di compiere quella vita che mia madre mi ha regalato con grida di dolore.
Perché non provo un pochino anch’io a spendermi così?


giovedì 28 marzo 2013

Triduo pasquale 2013



Scendiamo in questi giorni al cuore della nostra fede attraversando la passione-morte-resurrezione del Signore Gesù nel desiderio di stargli accanto e fargli compagnia. Egli ci conferma tutta la passione che ha per il Padre e per noi, la verità della sua persona, la profondità del suo amore che prende sul serio la nostra vita, comprese le regioni del male e del dolore. Seguendolo arriveremo, stazione dopo stazione, a Pasqua, alla resurrezione. La sua e la nostra in Lui.
 Buon Triduo pasquale!

mercoledì 27 marzo 2013

GRAZIE

CONTROTEMPO "Grazie" (OFFICIAL VIDEOCLIP 2013)

 Ecco un bellissimo video di questa band amica di noi frati francescani e dei nostri giovani. Un invito rivolto a tutti alla lode e al ringraziamento al Signore.

domenica 24 marzo 2013

Le Palme


Domenica  24 marzo 2013
 Domenica delle Palme e della Passione del Signore


"Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei»" (Lc 23,38).



Come è diversa la sovranità di Gesù rispetto ad ogni nostra idea di potere! 
Egli è Re, lo è davvero!
Anche se nessuno se ne accorge, anche se nessuno vorrebbe guardare, anche se nessuno lo sente.
Perché il mondo guarda e sente solo dove c'è un po' di rumore e di potenza. Il nostre Re, invece, è un Re privo di potenza; il suo potere è di non avere alcun potere. Egli è il più grande Re di Umanità; perché è il solo Re che chiami i suoi sudditi uno a uno, per nome, con la voce sommessa di una madre.
Anche Papa Francesco ce lo ricorda con discrezione e ardore: il Signore ci ha dato un potere, il suo stesso potere: quello del servizio, della bontà, della tenerezza.

Buon ingresso nella Settimana Santa!

I Frati della comunità francescana della Basilica del Santo

venerdì 22 marzo 2013

Papa Francesco e i frati


Papa Francesco inizia il Pontificato, "servito" dai francescani
Cari giovani amici. Il Signore vi sostenga e guidi nella ricerca e nell'ascolto della Vocazione che da sempre ha seminato nel vostro cuore. Prego, con i miei confratelli della Basilica del Santo, ogni giorno per voi e per questa intenzione.  Credo che tutti abbiate in qualche modo partecipato ( per televisione o anche personalmente) alla celebrazione della messa con la quale Papa Francesco, ha dato il via al suo pontificato. E' stato particolarmente bello per  me vedere come il servizio liturgico fosse prestato da un numeroso gruppo di giovani frati giunti anche dal nostro Collegio Internazionale "San Bonaventura" in Roma (OFM conv.) oltre che da La Verna ( OFM). Una grande gioia per la nostra famiglia religiosa! Il Papa, ancora una volta, ha fatto diversi riferimenti nella sua omelia al nostro padre e fratello Francesco d'Assisi, e questo ci ha resi doppiamente felici.
Ubi Petrus ibi Franciscus !



Ringrazio di cuore il caro confratello frate Abel (spagnolo) per le bellissime fotografie. Vi benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto

giovedì 21 marzo 2013

Il Ministro generale dei frati scrive al Papa

Pace e bene a voi tutti cari amici. Certamente è molto bello  per noi frati constatare come la vocazione francescana, nel suo impegno radicale a vivere il Vangelo di Gesù, sia stata assunta dal nuovo Papa quasi a paradigma del Pontificato. L'esplicito richiamo a S. Francesco d'Assisi esprime certamente questo desiderio e sogno per l'intera  Chiesa. Per tutti noi  francescani diventa però anche una grandissima provocazione a dare una testimonianza più viva e credibile e vera di ciò che abbiamo professato e promesso di vivere . Questo rinnovato impegno dei frati è stato ribadito al Santo Padre, in una lettera che il Ministro Generale gli ha scritto in questi giorni. P. Marco, il 119° successore di san Francesco così scrive: " ricordando il nostro serafico Padre, che ricevette in visione il mandato di “riparare la Chiesa”, siamo consapevoli di dover cominciare quest’opera di riedificazione a partire da noi stessi, modellando la nostra vita sull’insegnamento del Vangelo"
E..anche a te giovane che cerchi la tua strada, viene ora indicato in modo ancora più limpido e diretto, un percorso bello ed essenziale di sequela e discepolato. Fidati! Apri il tuo cuore e le tue braccia alla chiamata del Signore. Vi benedico e affido. frate Alberto

Mons. Bergoglio e P. Marco Tasca
Il 15 gennaio 2010, presso la casa “Pilar” (Buenos Aires)
LETTERA DEL MINISTRO GENERALE 
P. MARCO TASCA 
A PAPA FRANCESCO
Roma, 14 marzo 2013

Beatissimo Padre,
in occasione della Sua elezione a Vescovo di Roma, desidero esprimere a Vostra Santità i sentimenti di stima e di affetto dell’intero Ordine nostro, unitamente alla promessa di esserLe costantemente vicini con la preghiera e nell’obbedienza.
La scelta di Vostra Santità di assumere il nome di san Francesco d’Assisi, nostro fondatore, ci ha intimamente toccati, rafforzando ulteriormente in ciascuno di noi il profondo legame che, come francescani, sentiamo nei confronti della missione di Pietro a servizio della Chiesa. Come Frati Minori Conventuali, poi, abbiamo ben vivo il ricordo dell’incontro avuto con Vostra Santità il 15 gennaio 2010, presso la casa “Pilar” (Buenos Aires), in occasione dell’Assemblea fraterna generale del nostro Ordine sul tema della sequela e conformazione a Cristo. Nell’esortazione che ebbe a rivolgerci durante la Liturgia Eucaristica, Ella ci incoraggiò a proseguire nel nostro impegno di sequela di Cristo sulle orme di san Francesco, definendolo “paradigma di una vita vissuta secondo il Vangelo”.
Come il Poverello, anche noi vogliamo abbracciare quotidianamente la croce e continuare a essere, con semplicità e gioia, “sudditi e soggetti” alla Chiesa Romana nella persona di Vostra Santità, il buon pastore che Dio ci ha donato, e così facendo servire il Corpo di Cristo come e dove il Signore vorrà indicarci. Ricordando il nostro serafico Padre, che ricevette in visione il mandato di “riparare la Chiesa”, siamo consapevoli di dover cominciare quest’opera di riedificazione a partire da noi stessi, modellando la nostra vita sull’insegnamento del Vangelo.
Santità, sappiamo di avere in Lei una guida che ci confermerà nella fede e ci esorterà nella missione affidata dal Signore Gesù alla Sua famiglia, la Chiesa. La Vergine Maria ci accompagni e guidi, nella semplicità delle nostre giornate, nell’adempimento della nostra missione di testimoni e proclamatori della Buona Novella.
Preghi per noi, Padre santo, e si senta accompagnato dal nostro amore filiale e dalle nostre preghiere.
Con affetto e stima di figli chiediamo la Sua apostolica Benedizione.

fra Marco Tasca
Ministro generale

mercoledì 20 marzo 2013

I Frati, il Papa e la Regola

Pace e bene a voi cari amici. In questi giorni il Papa  ha riportato all'attenzione di tutti la vocazione francescana. E' interessante notare come S. Francesco, nella sua Regola da subito prometta obbedienza e reverenza al Papa del tempo e ai suoi successori ( altro che contrapposizione Chiesa-S.Francesco, troppe volte proclamata indebitamente da qualcuno!). Riporto di seguito i primi numeri della Regola stessa dove si sottolinea questo affidamento dei frati al Papa, insieme al nucleo essenziale della scelta francescana: una vita secondo il Vangelo di Gesù Cristo. Vi benedico. frate Alberto

Francia-Narbonne: nel chiostro...
REGOLA NON BOLLATA
(anno 1221)

[1] Questa è la prima Regola che il beato Francesco compose, e il signor papa Innocenzo gli confermò senza bolla.
[2] Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! Questa è la vita del Vangelo di Gesù Cristo, che frate Francesco chiese che dal signor papa Innocenzo gli fosse concessa e confermata. Ed egli la concesse e la confermò per lui e per i suoi frati presenti e futuri.
[3] Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori.
E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.

[4] La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l’esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi; e: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»; e ancora: «Se qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio discepolo». E: «Chiunque avrà lasciato il padre o la madre, i fratelli o le sorelle, la moglie o i figli, le case o i campi per amore mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna».

martedì 19 marzo 2013

La vocazione di papa Francesco

Cari amici, Il Signore vi dia pace. Stamane il mondo intero ha seguito con commozione la messa di inizio del ministero di Papa Francesco. In particolare mi hanno colpito alcune sue parole "Il centro della vocazione cristiana è Cristo. Custodiamolo nella nostra vita, per custodire gli altri e il creato". "Non dobbiamo avere paura della bontà, e neanche della tenerezza". "Il vero potere è il servizio". Parole che delineano il programma di un Pontificato che si preannuncia travolgente. 


Ma chi è papa Francesco? In questi giorni di lui sono già state dette tante cose . Mi piace soffermarmi sulla storia della sua vocazione religiosa e sacerdotale. ”Miserando atque eligendo”. In questo motto fatto inserire da papa Francesco nel suo stemma pontificio, si ritrova tutta la storia della "chiamata" di Jorge Mario Bergoglio alla vita consacrata. Letteralmente tradotto dalla lingua latina, significa “con sentimento d`amore e lo scelse” ed è tratto da una frase contenuta in un`omelia del Venerabile Beda, monaco benedettino benedettino inglese vissuto tra il 672 e il 735. Questi, parlando della vocazione di San Matteo scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi `Sequere me`”. Ovvero: “(Gesu`) vide un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse `Seguimi`”. 
Fu proprio durante la festa dedicata a san Matteo del 1953 che il giovane Jorge futuro Papa, all`eta` di 17 anni, dopo essersi confessato nella chiesa di San Josè de Flores, si sentì toccare il cuore e si convinse di essere stato "chiamato" alla vita religiosa. «Mi accadde qualcosa di raro, lo stupore di un incontro. Mi resi conto che mi stavano aspettando». Quattro anni più tardi entrerà nel noviziato dei Gesuiti. Il padre è d’accordo, la madre no. Voleva che finisse l’università. Ma lo Spirito Santo aveva già messo gli occhi su di lui. Quando fu eletto vescovo, monsignor Bergoglio volle ricordare quell'evento lontano che segnò la sua consacrazione a Dio e alla Chiesa, decidendo di scegliere quella frase come motto e programma di vita. Motto che ora ha voluto da Papa che fosse riproposto nel suo stemma pontificio, inscritto sotto lo scudo azzurro con il sole, che rappresenta la Compagnia di Gesu`, la stella e il frutto di nardo, simboli a loro volta della Madonna e di san Giuseppe.  
  
                        E....tu? Che fai ? IL Signore aspetta anche te!                                                                                                                                                    

lunedì 18 marzo 2013

Il Frate... chi è?

Pace  e bene a voi cari amici. Ieri qui alla Basilica di s. Antonio (Pd) si sono ritrovati i giovani in "ricerca vocazionale" del Gruppo S. Damiano. Insieme alla numerosa comunità dei frati, hanno pregato, condiviso la fraternità, conosciuto più da vicino la figura di S. Antonio, frate francescano della prima ora. Molto toccante e coinvolgente è stata per tutti la testimonianza di vita di un giovanissimo fraticello, fra  Pierre Vincent (21 anni- studente in teologia),  che giunge dalla laica e secolarizzata Francia. Lo Spirito del Signore infatti, soffia dove vuole, come vuole e sempre sa suscitare nel cuore di molti giovani, oltre ogni timore o difficoltà, il desiderio di seguirlo con radicalità.  Ma il "frate" chi è? Ci ha aiutato in questa riflessione uno scritto di S. Francesco che riporto sotto dove è chiaro che : il frate francescano è colui che prima di tutto , fa spazio, si fa dimora accogliente e permanente al suo Signore. Da questa Presenza, tutta la sua esistenza, (relazioni, stile di vita..atteggiamenti..scelte..) è trasformata e trasfigurata in un continuo cammino di conversione e di rinnovamento, seguendo le orme e l'esempio di Gesù!
La sosta alla Basilica è stata dunque per tutti un altro passo importante nel cammino di discernimento nella vocazione religiosa e francescana. Li affido alla vostra preghiera e al vostro sostegno spirituale, perchè se il Signore vuole, possano diventare dei santi religiosi francescani a servizio Suo e dei fratelli.
Vi benedico. frate Alberto

Al centro...fra Pierre Vincent
Dagli scritti di San Francesco 

E sempre costruiamo in noi una casa, una dimora permanente a Lui, che è Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. (Rnb FF 61) 
E tutti coloro che faranno tali cose e persevereranno fino alla fine riposerà su di essi lo Spirito del Signore (Is 11,2), ed Egli ne farà la sua dimora, e saranno figli del Padre celeste di cui fanno le opere, e sono sposi; fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo (Cfr Gv 14,23; Mt 5,45). 
Siamo sposi, quando per lo Spirito Santo l’anima fedele si unisce a Gesù Cristo. 
Siamo fratelli Suoi, quando facciamo la volontà del Padre Suo che è in cielo (Mt 12,50). 
Siamo madri Sue, quando lo portiamo nel cuore e nel nostro corpo con l’amore e con la pura e sincera coscienza, e Lo generiamo attraverso sante opere che devono risplendere agli altri in esempio. (LFed FF 200) 


domenica 17 marzo 2013

Chi di voi è senza peccato...


Domenica 17 marzo 2013
 Quinta domenica di Quaresima

“Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7).

Se c’è un tratto che caratterizza incessantemente il Signore Gesù, questo potrebbe forse essere individuato nel suo “stile”: uno stile davvero “signorile”! La sua meta è l’Orto degli Ulivi: lì consegnerà tutto se stesso al Padre suo e accetterà definitivamente di dover passare attraverso la morte.
Ciò che stupisce e riempie il cuore di gratitudine è che Gesù, nonostante all’orizzonte si profili la sua fine, continua a donarsi con generosità esorbitante, con passione infinita: qui sta, appunto, il suo “stile”. Noi, probabilmente, di fronte ad una morte imminente, saremmo più portati a giocare al ribasso, a tirare i remi in barca.
Egli, invece, “gioca” al massimo. Fino all’ultimo respiro. Di fronte alla morte vicina continua ad insegnare, a perdonare, a rimandare liberi da ogni colpa. Fino alla fine va incontro al buio della morte donando squarci di luce. Che i nostri occhi e i nostri cuori siano capaci di vederli e di accoglierli! 
Buona domenica! Frate Alberto e i frati della Comunità francescana della basilica del Santo (Pd)

sabato 16 marzo 2013

Non cediamo al pessimismo


"Non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: 
abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, 
per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra” 

Papa Francesco

venerdì 15 marzo 2013

Con Francesco Camminiamo..Edifichiamo..Confessiamo Gesù Cristo

Pace e bene a voi cari amici. Nella ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita, risuonano molto belle e significative le parole di papa Francesco pronunciate ieri nell' Omelia alla prima messa con i cardinali : Camminare...Edificare...Confessare. Tre espressioni, quasi tre "slogan" che bene sintetizzano anche i passi di ogni giovane in sincero ascolto della Volontà del Signore.



* Camminare: Anche noi chiamati a metterci in cammino, in ricerca, in questione, ad uscire dalle nostre sicurezze e dai nostri progetti preconfezionati per andare incontro al Signore Gesù che chiama . Non occultiamo la sua voce, non tacitiamo il suo "seguimi", non accampiamo scuse: è ora di andare..la strada ci aspetta!

* Edificare : Chiamati , come dice S. Francesco, prima di tutto ad edificare in noi una casa al Signore e così contribuire all'edificazione della Chiesa, quali pietre vive di questo edificio spirituale che il Poverello definiva sua "Madre" e  amava di un amore appassionato e tenero. E' l'invito evangelico e tutto francescano a riparare, a risanare, a ricostruire, a guarire..a spendersi nel nome di Gesù unico e sommo bene e dei fratelli!

* Confessare: il Papa ci esorta a non contare sulle nostre forze e la nostra "potenza" , ma solo su Gesù Cristo, pregando Lui, testimoniando solo Lui.  Se non così, restiamo schiavi della logica del mondo, del demonio. E' la gioia di essere discepoli, è la semplicità di chi sa di essere amato dal Signore e non può non annunciarlo, è la sicurezza di chi nulla teme perchè ha un Padre nei cieli e ha per fratello ogni uomo.


La Croce: E' il comune denominatore di questi passi . "Quando camminiamo senza la Croce , dice il Papa, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore!" E la Croce è amore gratuito, dono di sè, consegna senza riserve, piccolezza, povertà, mitezza....La Croce dice uno stile radicale ed essenziale. La Croce è dare la vita!

Cari amici ,con le parole conclusive del Papa auguro a tutti che " lo Spirito Santo, la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso" secondo l'ispirazione e la vocazione che è seminata nel cuore di ciascuno. Vi chiedo anche una preghiera speciale per i giovani che sabato 16 e domenica 17 marzo vivranno il ritiro vocazionale ( Gruppo san Damiano) qui presso la Basilica di S. Antonio a Padova. 

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto

DAGLI SCRITTI DI  SAN FRANCESCO
Fonti francescane  61 - 200 
E sempre costruiamo in noi una casa, una dimora perenne a lui, 
che è Signore Onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo. ( Rnb FF 61)

E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, 
fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, 
riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimora. 
E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, 
e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.  
Siamo sposi, quando l'anima fedele si congiunge a Gesù Cristo 
per l'azione dello Spirito Santo. 
E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. 
Siamo madri , quando lo portiamo nel nostro cuore 
e nel nostro corpo attraverso l'amore e la pura e sincera coscienza, 
e lo generiamo attraverso il santo operare, 
che deve risplendere in esempio per gli altri. (FF 200)

giovedì 14 marzo 2013

Papa Francesco - nomen... omen



Cari amici, il Signore vi dia pace..La Chiesa intera fa festa per l'elezione del nuovo Papa Francesco e consentitemelo, è un momento di grande gioia per noi frati francescani. Un po' come tutti meravigliato e incantato per la scelta straordinaria di questo nome ( "nomen omen" sentenziavano gli antichi; il nome rivela la persona, dice l'uomo), sono andato a rileggermi le FONTI FRANCESCANE, ( le più antiche biografie di S. Francesco d'Assisi) e vedendo come agiva il Poverello e che sentimenti e reazioni sapeva suscitare attorno a se, non ho potuto non collegarmi allo slancio di entusiasmo e speranza che ha toccato i cuori di tutti alle prime parole di Papa Francesco. 
Ringraziamo e preghiamo dunque il Signore per il nuovo Sommo Pontefice che  affidiamo naturalmente all'intercessione specialissima del Santo di Assisi.
Vi benedico. frate Alberto

S. Francesco incontra Papa Onorio

DALLA VITA DI S. FRANCESCO. 
Fonti Francescane 382 - 385

Il valorosissimo soldato di Cristo - Francesco -  passava per città e castelli annunciando il Regno dei cieli, la pace, la via della salvezza, la penitenza in remissione dei peccati; non però con gli artifici della sapienza umana, ma con la virtù dello Spirito (1Cor 2,4). Poiché ne aveva ricevuto l'autorizzazione dalla Sede Apostolica, operava fiducioso e sicuro, rifuggendo da adulazioni e lusinghe. Non era solito blandire i vizi, ma sferzarli con fermezza; non cercava scuse per la vita dei peccatori, ma li percuoteva con aspri rimproveri, dal momento che aveva piegato prima di tutto se stesso a fare ciò che inculcava agli altri. Non temendo quindi d'esser trovato incoerente, predicava la verità con franchezza, tanto che anche uomini dottissimi e celebri accoglievano ammirati le sue ispirate parole, e alla sua presenza erano invasi da un salutare timore.

Uomini e donne, chierici e religiosi accorrevano a gara a vedere e a sentire il Santo di Dio, che appariva a tutti come un uomo di un altro mondo. Persone di ogni età e sesso venivano sollecite ad ammirare le meraviglie che il Signore di nuovo compiva nel mondo per mezzo del suo servo. La presenza o anche la sola fama di san Francesco sembrava davvero una nuova luce mandata in quel tempo dal cielo a dissipare le caliginose tenebre che avevano invaso la terra, così che quasi più nessuno sapeva scorgere la via della salvezza. Erano infatti quasi tutti precipitati in una così profonda dimenticanza del Signore e dei suoi comandamenti, che appena sopportavano di smuoversi un poco dai loro vizi incalliti e inveterati.

Splendeva come fulgida stella nel buio della notte e come luce mattutina diffusa sulle tenebre; così in breve l'aspetto dell'intera regione si cambiò e, perdendo il suo orrore, divenne più ridente. E’ finita la lunga siccità, e nel campo già squallido cresce rigogliosa la messe. Anche la vigna incolta comincia a coprirsi di fiori profumati e a maturare, per grazia del Signore, i frutti soavi di bontà e di bene. Ovunque risuonano azioni di grazie e inni di lode, e non pochi, lasciate le cure mondane, seguendo l'esempio e l'insegnamento di san Francesco, impararono a conoscere amare e rispettare il loro Creatore. Molti, nobili e plebei, chierici e laici, docili alla divina ispirazione, si recavano dal Santo, bramosi di schierarsi per sempre con lui e sotto la sua guida. E a tutti egli, come ricca sorgente di grazia celeste, dona le acque vivificanti che fanno sbocciare le virtù nel giardino del cuore. Artista e maestro di vita evangelica veramente glorioso: mediante il suo esempio, la sua Regola e il suo insegnamento, si rinnova la Chiesa di Cristo nei suoi fedeli, uomini e donne, e trionfa la triplice milizia degli eletti.

A tutti dava una regola di vita, e indicava la via della salvezza a ciascuo secondo la propria condizione

mercoledì 13 marzo 2013

W PAPA FRANCESCO


Vedi sul nuovo Papa un bellissimo post del caro confratello che gestisce Cantuale Antonianum

Dove andare? Come scegliere?

Pace e bene cari amici, mentre tutti con trepidazione e nella preghiera attendiamo l'elezione del nuovo Pontefice, mi auguro che questa grande attenzione sulla Chiesa interpelli il cuore di tutti i giovani e risulti una forte pro-vocazione al donare la vita per prendersi cura del popolo di Dio, dei poveri, per annunciare il Vangelo nella bellezza di seguire Gesù più da vicino come religiosi e consacrati.
Ogni giorno su questo tema della scelta di vita, ricevo moltissime lettere e mail e devo dire, che questo non mi stupisce: la questione infatti del senso da dare alla propria esistenza, così come il tema della vocazione è cruciale per ogni giovane.  Vi presento oggi le domande di Carlo, che mi scrive da Reggio Emilia, con la mia risposta. Mi auguro possa servire anche ad altri in ricerca. Vi benedico . Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto



CARLO domanda: 
Sono Carlo, una ragazzo di 24 anni: da qualche mese ho cominciato qualche dialogo di discernimento vocazionale parlando con il mio Parroco. Sono molto impegnato con lo studio..ma sono da sempre anche molto presente in Oratorio come educatore: amo stare con i giovani e dedicarmi a loro. Ho iniziato questa ricerca per le domande sempre più forti che mi porto dentro sul senso da dare alla mia vita alla luce di Dio, del Suo progetto per me. Anche parlandone con il mio parroco, che pure ammiro e apprezzo per l'impegno, non mi sento orientato alla vita da "prete" ( che vedo oppressa dal "fare"), mentre sto cercando di comprendere meglio la vocazione religiosa, oscillando fra la scelta monastica ( sono stato di recente a Camaldoli) e la vita dei frati francescani che ho conosciuto ad Assisi. Mi piace l'idea del vivere in comunità, di una condivisione semplice delle cose..di uno spazio di preghiera e di un'unione con il Signore più ampia..anche se devo dire mi interpella anche molto il mio stare con tanta gioia in parrocchia, in mezzo ai giovani e dedicarmi a loro. In queste oscillazioni mi trovo pertanto talvolta a pensarmi monaco, ora frate, ora anche sacerdote diocesano ( c'è così bisogno di preti nella mia diocesi!!). Ecco dunque un mio primo dilemma!!! In secondo luogo, ho ancora davanti circa un anno studio per arrivare alla tesi (ingegneria gestionale)..In un recente dialogo con un sacerdote durante una confessione, questi mi ha provocato a lasciare tutto subito e a non aspettare oltre...lasciando perdere la preoccupazione della tesi..e a sperimentare più da vicino qualche spazio di vita che vorrei conoscere meglio ( i monaci..i frati..o la casa di accoglienza vocazionale diocesana).. Mi chiedo cosa sia meglio..anche se devo dire..le sue parole forti, mi hanno molto colpito..Che fare? Grazie per il consiglio che vorrà darmi.

FRATE ALBERTO risponde
Caro Carlo, mi sembra di capire che se da un lato ci sono dei bei presupposti per una chiamata, dall'altra è necessario ancora fare un tratto di cammino per approfondirne il senso che ha per te e così comprendere meglio dove orientarti per una scelta più precisa.. Circa le vocazioni che mi hai citato, (monaco, frate, sacerdote diocesano) ebbene, queste ( per quanto ben diverse) sono tutte accomunate da una comune esperienza spirituale che definisco così: la trafittura del cuore da parte di Gesù!
Solo chi ha il cuore trafitto da Cristo può orientarsi verso tali scelte tanto forti. Dunque il primo impegno che devi darti è quello della preghiera e dell'incontro quotidiano con la Parola del Signore, per crescere nella relazione e nell'intimità con Lui. Il discernimento poi sulla scelta concreta di vita è fatto da molti altri passaggi.: il dialogo intenso con il tuo padre spirituale; la possibilità di vivere alcune esperienze mirate ( in monasteri..o in un convento..), l'ascolto umile e docile dei suggerimenti che lo spirito vorrà darti ricercando anche nella tua giornata, spazi di silenzio e di quiete interiore; la possibilità di partecipare a un corso vocazionale con altri ragazzi. Riguardo a quest'ultima indicazione, noi frati francescani proponiamo il cammino del Gruppo san Damiano..ma sono certo che anche nella tua diocesi vi è qualche cosa di analogo. Sulla differenza fra i preti e i frati avevo parlato anche tempo fa in un precedente post . C'è dunque bisogno di tanta docilità, di confronto, di abbandono , di dialogo...: dove è importate che tu non sia solo, ma ti senta accompagnato e sostenuto e guidato e in compagnia anche di altri in "ricerca" come te. La vocazione infatti, non è mai solo un "fatto" del singolo e una ricerca individuale , ma sempre un evento di Chiesa, comunitario, che necessita di tante mediazioni. Dunque, riassumendo, mi pare ci sia la necessità di operare un cammino serio di discernimento. Riguardo al consiglio del confessore citato, fatta salva la bontà della provocazione che ti ha lanciato, anche alla luce di quanto ti ho appena detto, mi sembrerebbe prematuro ora "un lasciare tutto". Una decisione così' grande infatti, non può essere improvvisata, ma va preparata da una serie di piccole decisioni che a questa conducano. Non ritengo poi opportuno non finire un ciclo di studi ormai quasi al suo termine. Se tu fossi all'inizio dell'università, certo, sarebbe diverso,..!!. Un anno comunque passa in fretta e questo mi pare anche il tempo buono e necessario ( oltre che per laurearti) anche per un serio cammino di discernimento. Scoprirai più avanti che il Signore, (che tu diventi prete o frate o monaco..) saprà servirsi inaspettatamente anche della tua laurea, come e dove neanche puoi ora immaginare..
ti benedico.frate Alberto

martedì 12 marzo 2013

Va e ripara la mia casa


Chiesa di S. Francesco- Montefalco : il sogno del Papa (di Benozzo Gozzoli)
Cari amici, il Signore vi dia Pace. In questi giorni, l'attenzione generale è  rivolta all'elezione del nuovo Papa. Mi pare importante invitare ciascuno di voi alla preghiera, al di là delle molte e inutili chiacchere sull'argomento, perchè lo Spirito susciti un Pastore Santo alla sua Chiesa in tempi non certo facili per essa.  Non possiamo dimenticare però che le "sorti" della Chiesa non sono affidate unicamente ai cardinali o al prossimo Papa, in realtà ciascuno di noi è chiamato ad amarla come Madre, per essa a spendersi, a donarsi, a lottare, a dare testimonianza. Ci viene al riguardo in aiuto un episodio della vita di san Francesco, così com'è raccontato in una sua biografia ( la leggenda dei tre compagni).   Vi si narra infatti che Innocenzo III  ebbe un sogno prima che Francesco si mettesse in cammino verso Roma per ottenere da lui l'approvazione della sua Regola di vita fondata sull'osservanza evangelica. Quella notte, il Papa vide che la chiesa di S. Giovanni in Laterano ( la cattedrale di Roma) stava per crollare e che un uomo religioso, povero e piccolo, la sosteneva con le sue  forze. Questo sogno lasciò il Papa grandemente stupito e meravigliato , mentre si chiedeva il senso di tale visione. Pochi giorni dopo, comparve davanti a lui Francesco, in povertà e umiltà, per spiegargli  il suo progetto di vita e chiedendo l'approvazione di una Regola scritta in semplici parole, tutte desunte e tratte dal Vangelo. Il Papa, vedendo questo giovane ardente d'amore  e mosso da un grande desiderio di seguire perfettamente le orme del Signore Gesù Cristo, si ricordò del suo sogno e cominciò a dire a se stesso: «Costui è veramente l'uomo di grande fede che per la sua santità potrà rinnovare e sostenere la Chiesa ".  Il signor Papa abbracciò così Francesco e approvò la sua Regola, concedendogli insieme anche il permesso e il mandato, con i suoi fratelli,  di predicare la penitenza e l'amore del Signore in tutto il mondo. Francesco, dopo avere ringraziato Dio, si pose in ginocchio e umilmente e devotamente promise al signor Papa obbedienza e riverenza.

Francesco..va e ripara la mia casa
Cari amici..., proprio da pochi minuti i cardinali sono entrati in Conclave per eleggere il successore di Pietro. Sull'eletto ricadrà a breve una grande e tremenda responsabilità nel guidare la Chiesa e certo, il nuovo Papa farà del suo meglio per essa, per il bene dei credenti, per tutto il genere umano. 
Ma che dire di noi? 
Questo episodio della vita di S. Francesco, ci chiama in causa, ci chiede di fuggire da facili e comode deleghe, sprona ciascuno di noi a vivere  nella gioia e in pienezza la comune vocazione cristiana.
Ma soprattutto, interpella ancor più direttamente chi si sente chiamato  alla vita religiosa e francescana: a S.Francesco e ai suoi frati infatti da sempre è affidata la missione straordinaria di "sostenere" la chiesa, di "ripararla" di "custodirla".
Qualcuno è disponibile a continuare l'opera del Poverello?

lunedì 11 marzo 2013

Con S. Francesco dalla malinconia alla vera letizia

Giovani frati a Camposampiero : pausa studio...
"Questo Santo assicurava che la letizia spirituale è il rimedio più sicuro contro le mille insidie e astuzie del nemico. Diceva infatti: "Il diavolo esulta soprattutto, quando può rapire al servo di Dio il gaudio dello spirito. Egli porta della polvere, che cerca di gettare negli spiragli, per quanto piccoli della coscienza e così insudiciare il candore della mente e la mondezza della vita. Ma - continuava - se la letizia di spirito riempie il cuore, inutilmente il serpente tenta di iniettare il suo veleno mortale. I demoni non possono recare danno al servo di Cristo, quando lo vedono santamente giocondo. Se invece l'animo è malinconico, desolato e piangente, con tutta facilità o viene sopraffatto dalla tristezza o è trasportato alle gioie frivole ". 
Per questo il Santo cercava di rimanere sempre nel giubilo del cuore, di conservare l'unzione dello spirito e l'olio della letizia. Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali, tanto che correva il più presto possibile all'orazione, appena ne sentiva qualche cenno nel cuore.
"Il servo di Dio - spiegava - quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché, se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime" 

(dalla vita di San Francesco - Fonti Francescane n.709).

domenica 10 marzo 2013

Andrò da mio padre...


Domenica 10 marzo 2013
Quarta domenica di Quaresima

Andrò da mio Padre...
 “Mi alzerò, andrò da mio padre, gli dirò: Padre,…” 
(Lc 15,18).
 Gesù arriva al centro del Vangelo e ci presenta il volto e il cuore del Padre. Ed è l’esatto contrario di tante nostre rappresentazioni. Un Padre che ama di un amore irrazionale, come una madre, il figlio uscito malamente e quello rimasto in casa; che va incontro ad entrambi accettando di essere un amore sconosciuto (perfino da chi gli è sempre vissuto accanto: da servo però, anziché da figlio).
Il cammino: scoprire l’amore del Padre per sentirsi figli amati-perdonati e vivere da fratelli. In questa relazione si gioca la nostra vita.
 Buona quarta di Quaresima!

Scusa...


sabato 9 marzo 2013

Dio non è mai abbastanza!

In un romanzo di Niko Kazantzakis, "Il poverello di Assisi", pubblicato negli anni Settanta, si legge che un giorno, frate Leone, sempre attento a ciò che stava accadendo nella vita del padre e fratello Francesco, mentre si trovavano a La Verna, lo sentì piangere e, anche se con difficoltà, lo intese pronunciare questa frase: "L'amore non è amato, l'amore non è amato" . Con grande rispetto, come si entra nel santuario della più profonda intimità di un uomo di Dio, Leone gli chiese: "Perché piangi fratello Francesco?" Francesco non rispose, semplicemente continuò: "L'amore non è amato, l'Amore non è amato ". 

Leone, forse per consolarlo, ma anche sinceramente convinto di quello che gli voleva dire, interruppe il pianto di Francesco e replicò : "Francesco, non credi di aver già fatto abbastanza per Gesù, lasciando tuo padre e tua madre, e indicando ai tuoi amici un futuro luminoso?" E Francesco rispose: "" No, non basta" . 
"Ma Francesco, - continuò Leone- non hai già fatto abbastanza spogliandoti dei tuoi bei vestiti e restando nudo davanti a tutti, andando a mendicare per le strade della tua città, abbracciando un lebbroso...fino al punto da essere preso per folle?" Francesco ancora rispose. "No, non abbastanza" . 

Per la terza volta, Leone insistette: "Francesco, non ti bastano le sofferenze nella carne che ti procurano le stimmate, la ribellione e la disobbedienza di alcuni dei nostri fratelli, la malattia degli occhi? " . E Francesco di nuovo , e questa volta ad alta voce gridò: "No, non basta, non basta, non basta" . E così concluse: "Scrivi e ricorda nel tuo cuore, frate Leone, Dio non è mai abbastanza"

"Dio non è mai abbastanza", questa è la risposta sconcertante di S. Francesco. Anche se per Dio e nel suo nome, egli in realtà aveva già fatto tante cose, tuttavia, questo ancora non bastava, ancora sentiva di dover gridare: "L'amore non è amato" . Era il grido di un amante che sempre ha l'impressione di fare troppo poco per l'amato .. S. Francesco ci insegna così la grandezza della "vocazione religiosa", in cui Dio non è "soddisfatto", non si accontenta di una parte della nostra vita, di un momento di preghiera, di una parte del nostro tempo ... Dio vuole "tutto" il nostro essere, "tutto" il nostro cuore, chiede di essere amato con "tutto" noi stessi ( mente, cuore, intelligenza, forze, volontà, passione) ! Solo per chi è disposto a spendersi per il Signore in tal modo , la vita consacrata e la vocazione francescana hanno senso..

venerdì 8 marzo 2013

Festa della donna - Un grazie alle suore


Cari amici, pace e bene, in tutto il mondo oggi si festeggiano le Donne. Credo che un pensiero particolare e speciale vada a tutte le nostre carissime Suore che per amore di Gesù, quotidianamente offrono la loro vita con gratuità e passione in tanti ambiti della vita sociale, ecclesiale, caritativa,  missionaria, contemplativa. Al riguardo sarebbero molti gli esempi da riportare. Segnalo un articolo apparso su Avvenire qualche mese fa, che narra dell'Opera svolta dalle Suore Francescane Elisabettine a Betlemme, in un Ospedale Pediatrico che cura indistintamente bimbi arabi, cristiani..Vi invito alla preghiera per tutte loro e  la vita consacrata femminile. La Chiesa  ha un grande bisogno della loro  presenza intelligente e sensibile e concreta e bella.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. frate Alberto 


Nascere a Betlemme, terra di miracoli

Suor Donatella Lessio, infer­miera al Caritas Baby Hospi­tal, un ospedale pediatrico di Betlemme condotto dalle suore Francescane Elisabettine di Padova, racconta una del­le tante vicende che accadono in Palestina, terra di miraco­li. 


Un giorno ero seduta davanti al tabernaco­lo della cappellina in ospedale, quando alle mie spalle ho sentito il singhioz­zo di una donna che veniva a consegnare ad Allah la sua angoscia. Era una musulma­na che conoscevo molto be­ne, perché il figlio Mohamed era ricoverato nel reparto do­ve lavoro. Fin dalla sua na­scita, quella donna ha co­minciato un interminabile calvario. Ricoveri e dimissio­ni senza sosta per 'arginare' una malattia metabolica dia­gnosticata pochi giorni dopo il parto. Mi sono alzata dalla sedia e le ho chiesto il moti­vo del suo pianto: a bassa vo­ce mi dice che suo marito vuole da lei un figlio maschio e sano.

Tutte e due conoscevamo be­ne le scarse possibilità che questo accadesse. «Se il pros­simo non nasce sano, mio marito mi lascerà», dice con la voce rotta dall’emozione. La invito a pregare, io da cat­tolica e lei da musulmana. Ci lasciamo con questo patto, dopo esserci abbbracciati. Lei esce dalla cappella e io fisso la statua della Madonna, un pezzo unico tratto da un tron­co di ulivo. Il volto di Maria ha le sembianze di una don­na palestinese. Alcuni mesi dopo, mi ritrovo ancora a pregare in cappella. La scena si ripete: ancora il pianto di una madre alle mie spalle. Mi giro come avevo fatto pochi mesi prima. La stessa donna, la stessa madre, ancora più disperata perché questa volta nel suo grembo si sta formando una nuova vi­ta. La abbraccio forte perché capisco, anche se nessuna delle due pronuncia una pa­rola. So solo dirle: «Preghia­mo, chiediamo ad Allah e a Dio Padre che faccia nascere il bimbo sano». Desideri di due donne che vengono con­segnati al Figlio e alla Madre, a Maometto e alla madre di Maometto. Preghiere diverse per un’unica richiesta.

Passano i mesi e Mohamed viene ricoverato più volte du­rante la gravidanza della ma­dre. Seguo quella gravidanza come se mi appartenesse, co­me se fosse parte di me. Vedo il ventre della donna cresce­re: lei è serena, io un po’ me­no. La mia professione sem­bra prevalere sulla mia fede, ma non smetto di sperare. Anche il volto di quella don­na ha bisogno della mia spe­ranza.

Arriva il mese di dicembre, il nuovo bimbo dovrebbe na­scere, ma in ospedale non si vede nessuno; penso il peg­gio, ma aspetto e non voglio chiedere niente a nessuno perché ho paura delle rispo­ste.

Arriva la meta’ di gennaio. Un giorno, mentre sono in cor­ridoio, da lontano la vedo en­trare in ospedale con un fa­gottino tra le braccia. Abbas­so gli occhi perché non voglio incontrare il suo sguardo, cammino in fretta nella spe­ranza di evitarla, ma lei mi a­veva visto da lontano e mi chiama. Mi avvicino e la guar­do negli occhi, che mi sem­brano stranamente lieti. Prendo il coraggio di alzare la copertina che copriva il vol­to del bimbo: c’è una bellis­sima bambina che dorme pa­cifica. Guardo la mamma, che esclama: «È sana!». Mi scendono dagli occhi le lacri­me che cerco di trattenere: in quella parte di me che è libe­ra da ogni condizionamento, anche professionale, ringra­zio Dio e la Madonna. Ab­braccio quella donna così for­te e coraggiosa, mentre lei mi sussurra all’orecchio: «È nata il 25 dicembre».

da Avvenire

Un Novizio parla di sè...

Cari amici, il Signore vi dia pace!
Mi auguro che stiate vivendo questo tempo di Quaresima come un'occasione di grazia per accostarvi con più amore alla Parola di Dio, per vivere più un profondità la preghiera e gustare una relazione sempre più intima con Gesù. Solo in questo modo, del resto potrete comprendere la sua chiamata, la vostra autentica vocazione. Vi segnalo stamane la bella e semplice testimonianza che un nostro novizio ( fra Massimiliano Patassini) ha inviato ai frati della Comunità di Brescia dove ha trascorso i due anni di Postulato prima di giungere nel settembre 2012 ad Assisi per l'anno di Noviziato. Mi permetto una brevissima nota biografica su di lui e la sua scelta di vita. Fra Massimiliano entra infatti in Postulato nel settembre del 2010 ( dopo avere partecipato al Gruppo San Damiano); ha solo 27 anni, ma ha già conseguito superlativamente un dottorato in Scienze Matematiche, e il suo futuro ( in campo accademico e nella ricerca) si prospetta alquanto promettente, ricco di soddisfazioni e traguardi di grande successo e riconoscimenti. La sua scelta per la vita francescana appare inaspettata per molti e da più di qualcuno viene considerata "uno spreco". E..in realtà è proprio così: la vita religiosa è in effetti, un'esistenza tutta "sprecata", "versata", "offerta", "consegnata" al Signore, unico e vero e sommo bene! E allora anche tu, caro amico che "cerchi", ricorda che questa è la chiave di lettura della vocazione francescana! Se..desideri altro,..cambia strada!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Vi benedico. frate Alberto
Agosto 2010. In ritiro ad Assisi...prima del grande passo
 Lettera di Fra Massimiliano alla Comunità di Brescia 
( sede del Postulato per il Nord Italia) 

Nel cammino di vita percorso finora, il Signore mi ha incontrato nel Vangelo, avvincendomi sempre di più. Una tappa significativa di questo cammino sono stati i due anni di Postulato a Brescia. Durante questo tempo, ho potuto sperimentare la vita fraterna nella comunità: le fatiche, ma anche le gioie del vivere con dei fratelli che sono molto diversi da te, sia per provenienza che per cultura, ma accomunati dal cercare il Signore Gesù, sotto la premurosa guida dei formatori. Ringrazio sinceramente loro e chi ha camminato con me! Fondamentale nella vita comunitaria è la dimensione liturgica quotidiana del convento: l’ufficio divino e la Messa, celebrazioni che ho imparato a curare e valorizzare, seguendo l’esempio e l’insegnamento dei frati. 
Un elemento che mi ha profondamente toccato e che considero molto importante nel contesto liturgico è la musica sacra e il canto. La cura per questo aspetto, che è stata possibile grazie alla presenza di maestri competenti, è un mezzo considerevole per entrare più in profondità nella liturgia. Personalmente, posso dire che cantare un testo sacro fa approdare tutta la persona ad un piano più elevato, talvolta aprendo la preghiera alla contemplazione. Per questo ringrazio chi ci ha accompagnato e insegnato con passione! Un altro aspetto essenziale è l’incontro con la Parola, in particolare nella Lectio Divina. “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). La Parola di Dio è nutrimento per il cristiano: senza un incontro quotidiano in cui mi lascio misurare e valutare da essa (cioè dalla stessa persona di Gesù Cristo), non vivo veramente, ma mi perdo perché ho la pretesa di salvarmi da solo. Anche per questo è fondamentale il compito del sacerdote di spezzare questa Parola per l’assemblea, insieme al Pane Eucaristico. Ringrazio, dunque, tutti i Padri della comunità di Brescia per il loro servizio e per la loro presenza! Infine ci sono quei servizi “silenziosi” che non danno tanto scalpore, ma che fanno parte della vita della comunità: la questua, la sorveglianza e pulizia della chiesa, la cura dell’economia della casa. 
Anche per questi un vivo ringraziamento! Un ultimo ringraziamento al Signore, dal quale riceviamo la grazia di servire: lo preghiamo perché continui a custodire questa comunità e tutte le persone che le sono legate. 

fr. Massimiliano Patassini, novizio OFMconv

cfr. http://www.fragiacomo.net/home.php

Fra Massimiliano è il giovane frate con il libretto fra le mani, in seconda fila.

 Fra Massimiliano ( il terzo da destra) con altri Novizi