lunedì 18 febbraio 2013

Tentazioni nella vocazione di un giovane


Cari amici il Signore vi dia Pace. Il Vangelo di ieri (delle tentazioni di Gesù: Luca 4,1-13 - Prima domenica di Quaresima) risulta particolarmente eloquente e ci costringe a smascherare le seduzioni del demonio in ogni nostra azione così come le tentazioni che egli mette in atto per distogliere un giovane dall'accogliere e seguire la vocazione cristiana e ancor più la vocazione alla vita religiosa e consacrata. Papa Benedetto ha commentato meravigliosamente questo brano. Ve ne propongo qualche stralcio insieme ad alcune tentazioni più ricorrenti fra i giovani "in ricerca". Vi benedico. frate Alberto


nel deserto...
Le tentazioni di Gesù (Benedetto XVI)

Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto 
è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: 

Che cosa conta davvero nella mia vita?
* Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr vv. 3-4).
* Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8).

*Nella terza tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12).
Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo.
Ognuno dovrebbe chiedersi allora: 
che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?

Se qualcuno vuol venire dietro a me...
Le Tentazioni del chiamato 
Colui che Cristo chiama, attraversa prima o poi inevitabilmente momenti di sconforto e sfiducia e resistenze profonde. Sempre l'uomo, sorpreso dal « vieni e seguimi », è tentato prima o poi di sottrarsi a un tale invito: non è facile "l'abbandono"e "la consegna di sè" totale e senza riserve al Signore! Indico di seguito sei "scappatoie" e seduzioni o “tentazioni” fra le più frequenti nei giovani in ricerca vocazionale.

1) « Non sono disponibile», ho già fatto il mio programma di vita, sono super-occupato ( studio, lavoro, affetti..), non c'è più spazio nella mia vita per te…  La Parola di Dio invece non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere o impegno già preso . Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’Arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro Arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto più felice della tua proposta... ».


2)« Non sono capace». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahwé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia (Ger 1,4-10): « non so parlare...sono giovane» . Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta. 

3)« Non sono degno ». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza; ma l'insufficienza morale???!!! L'obiezione sembra insormontabile!! Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».


4)« Non vedo dove questo mi porterà ». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma… poi, che succede? Dove si va? Cosa farò? Dio non mi dà una mappa dettagliata..solo dei segni e delle promesse; mi chiede di fidarmi..!!? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahwé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo come futura  Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la Lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».


5)« Non ho sufficienti garanzie umane ». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena! In realtà , anche la decisione più motivata e ponderata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti « su ordinazione » tutte le ragazze più belle (mostrandoti un catalogo) e le più corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...). Ma, quando ti trovi a costruire una relazione non è così scontata la faccenda; L'amore è il frutto d'un incontro misterioso, non d'una pesatura. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa », comporta sempre “un rischio”, il giocarsi, il buttarsi verso l’ignoto.


6) «..Ho paura di fare fiasco ». Capisco. Non tutti possono essere dei "temerari" della fede!!; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere, di essere perdenti. Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Lc 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire. In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.
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* Vedi anche il bellissimo Post in Cantuale Antonianum, riportante l'omelia che il Padre Generale ha pronunciato domenica a conclusione del Capitolo Generalein Assisi 

6 commenti:

  1. grazie Padre Alberto. :)

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  2. Ho davvero paura di fare fiasco...e di pentirmene...perché non avrei fallito nei confronti di me stesso, ma con Dio e con gli altri...

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  3. caro padre, il discorso sulle tentazioni per me è davvero difficile. Qualche anno fa (quando ancora ero un bravo ragazzo e animatore in parrocchia) non scartavo per me una vita di consacrato, Ora ogni tanto ci penso, ma mi sono fatto travolgere dalla sessualità..anche disordinata. Mi trovo in Erasmus a Londra e qui, fra i giovani, sembra non ci siano limiti ..in questi giorni sono molto triste e porto in me un senso di vuoto enorme..le chiedo un ricordo e chissà che io non possa ritornare ad essere quello di prima. Michele

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    1. caro Michele, grazie per la fiducia. circa quanto mi scrivi vado all’essenziale. La tristezza e il senso di vuoto purtroppo sono sempre i frutti amari di una sessualità disordinata. Questo accade inevitabilmente quando un dono meraviglioso come la sessualità, viene usato solo per il piacere distogliendolo dall’amore e da una relazione profonda, e slegandolo quindi da un progetto di vita e di comunione e di impegno con l’altro. E’ fra le più grandi illusioni e strategie di satana in questo nostro tempo per schiavizzare, possedere, dividere le persone, renderle sempre più fragili e sole. E se ti accorgi di non riuscire più a fuggire da certi comportamenti o meccanismi..questa è la prova evidente della schiavitù che è in atto!! Che fare? Torna al più presto alla preghiera e ai sacramenti ( la messa e la confessione, il Rosario): senza non potrai uscirne. Rifuggi poi con determinazione occasioni o compagnie distruttive: tutelati, non svenderti o farti travolgere! Coltiva invece relazioni sane e buone e cerca qualche servizio gratuito ai poveri, donando un po’ del tuo tempo agli altri. Ti aiuterà a non ripiegarti su te stesso e il tuo piacere..Caro Michele, ti incoraggio e benedico. Frate Alberto

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  4. caro frate ..io sono omosessuale..che mi dice? posso diventare frate? Non mi chieda di cambiare perchè questa è la mia identità profonda..Sono un uomo di fede e la vostra vita mi attrae ..So però che ci sono delle difficoltà.

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    1. pace a te..grazie per la fiducia. Circa quanto mi chiedi, solitamente non rispondo via mail nè tanto meno intervengo su commenti che riguardano questioni così delicate e personali, soprattutto se segnalate in modo tanto sintetico. Preferisco sempre parlare di persona con l'interessato o indirizzarlo da un qualche confratello a lui vicino che ascolti e consigli con tanto rispetto: le variabili sul tema infatti sono davvero tante e una definizione di sè via mail ( sono così ..) non basta a mio parere a dire la vera identità di una persona. Mi limito qui pertanto ad esporre sinteticamente la posizione della Chiesa: essa nella sua lunga esperienza pastorale ed educativa, vede per le persone omosessuali come più opportuno e semplice e serena una vita come laici. La vita consacrata è ritenuta invece una via non perseguibile. Questa indicazione che può sembrare severa e discriminante è mossa in realtà da un senso di attenzione e premura verso questi fratelli..Non deve stupire poi che la Chiesa stabilisca queste regole: la vocazione infatti non è mai un fatto personale, ma sempre è una questione che riguarda la Chiesa e le sue imprescindibili mediazioni e indicazioni. Ti benedico

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