martedì 22 gennaio 2013

Perchè i Voti dei frati?

Pace e bene a voi cari amici, 
oggi ho ricevuto una mail da Gianluca che da un lato ammette di essere attratto da una scelta di consacrazione nella vocazione francescana ( ha conosciuto i frati ad Assisi), dall'altra fatica a comprendere il senso vero dei VOTI (castità, povertà e obbedienza) e il loro "per sempre" che lo spaventa molto. Riporto di seguito la mia risposta .
Il Signore vi benedica. frate Alberto

S. Francesco accoglie S. Chiara
Perché per diventare frati e religiosi, 
si richiedono i voti di castità , povertà e obbedienza?

Carissimo Gianluca, per rispondere alla tua domanda mi affido alle parole dell'amato papa Giovanni Paolo II ( In Vita Consecrata 16) quando parlando dei religiosi e dei voti di castità, povertà e obbedienza così scrive:
"Nella vita consacrata, non si tratta solo di seguire Cristo con tutto il cuore, amandolo «più del padre e della madre, più del figlio o della figlia» (cfr Mt 10, 37), come è chiesto ad ogni discepolo, ma di vivere ed esprimere ciò con l'adesione «conformativa» a Cristo dell'intera esistenza (...). Attraverso la professione dei consigli evangelici ( i Voti), infatti, il consacrato non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di riprodurre in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo». Abbracciando la verginità , egli fa suo l'amore verginale di Cristo e lo confessa al mondo quale Figlio unigenito, uno con il Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11); imitando la sua povertà, lo confessa Figlio che tutto riceve dal Padre e nell'amore tutto gli restituisce (cfr Gv 17, 7.10); aderendo, col sacrificio della propria libertà, al mistero della sua obbedienza filiale, lo confessa infinitamente amato ed amante, come Colui che si compiace solo della volontà del Padre (cfr Gv 4, 34), al quale è perfettamente unito e dal quale in tutto dipende"(..).
Ecco allora caro Gianluca il senso profondo di una scelta tanto esigente: il consacrato, il frate francescano , non solo vuole seguire Gesù, ma imitarlo in tutto, anche nel suo stile, nelle sue scelte, nel suo modo di porsi, nel suo modello di vita. Il religioso è dunque colui che cerca con tutto se stesso di vivere perennemente "in Cristo, con Cristo, per Cristo" e "come Cristo", scegliendo la verginità, la povertà e l'obbedienza, proprio come fece Lui. Tutto infatti ciò che appartiene a Gesù è divino e santo e bello e degno di essere imitato e seguito e  i religiosi desiderano riproporre e ripresentare visibilmente la Sua "forma di vita".  Al riguardo, l'esempio di San Francesco è emblematico, egli si impegnò a tal punto nell'imitare "perfettamente" Gesù, da essere definito dai suoi contemporanei: l'Altro Cristo!
Certo, questo slancio e impegno altissimo non avviene in forza delle povere forze dell'uomo, ma per la potenza dello Spirito Santo e in virtù di una chiamata speciale a cui un religioso cerca di rispondere con amore e fedeltà ogni giorno. Un cammino impegnativo e bello, dove il primo ad essere fedele è Gesù stesso: Lui ha bussato infatti un giorno alla porta di S. Francesco come di S. Chiara, come anche oggi al cuore di ogni frate o suora, o monaco..e certo non li abbandona!!.
Se dunque caro Gianluca, il Signore ha bussato anche al tuo cuore, allontana da te ogni timore e spalanca la tua porta, lascialo entrare e "cenare" con te; lascia che ti parli e ti inviti...Fidati, perché Lui si fida di te!

Ti benedico e incoraggio. frate Alberto

Ecco sto alla porta...e busso

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