lunedì 24 dicembre 2012

San Francesco, i frati francescani e il Natale (4)

Pace e bene a voi,
cari amici in "attesa" del Natale e certo in "attesa" della vostra chiamata e vocazione.
Proseguendo la mia riflessione "francescana sula Natale (cfr. post precedenti), auguro a ciascuno di voi di vivere questo giorno nella "pace" e nella "gioia" del Signore che viene, come ci insegnano i nostri santi, S. Francesco d'Assisi e S. Antonio di Padova. Essi ci hanno lasciato testimonianze stupende circa il Natale, con l'invito a sentimenti di "letizia" e "festa" e "sorriso" e "condivisione", che devono caratterizzare questa grande solennità cristiana. Approfittiamo dunque fratelli di questi ammonimenti; non rinunciamo a Natale, a gesti di riconciliazione, gustiamoci tutta la bellezza dell'intimità delle nostre famiglie e degli affetti più cari, riscopriamo nell'altro un volto amico, lodiamo e preghiamo e ringraziamo Dio Padre per ogni cosa ( lieta e non), ma soprattutto per il Dono del Suo Figlio Gesù che nasce per noi! Buona e santa Vigilia.

Frate Alberto
Frate Francescano Minore conventuale 
e i confratelli della Basilica di S. Antonio  (PD)

Natale alla basilica del Santo (PD)

L'ineffabile premura di Francesco per il Natale
"Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano. Baciava con animo avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole di dolcezza alla maniera dei bambini. Questo nome era per lui dolce come un favo di miele in bocca" (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane n.787).

Deve essere occasione di festa e convivialità piena
Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l'obbligo di non mangiare la carne, dato che il Natale quell'anno cadeva di venerdì. Francesco rispose a frate Morico: " tu pecchi fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all'esterno" (Vita di S. Francesco - Fonti francescane 787)

Tutti devono gioire, uomini e animali
"E per reverenza verso il Figlio di Dio, che quella notte la vergine Maria depose in una greppia tra il bue e l’asino, chiunque abbia bue e asino sia obbligato a fornire loro generosamente delle buone biade. Così pure, che quel giorno tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi copiose ottime vivande». Francesco aveva maggior reverenza per il Natale che per le altre festività. Diceva: «Dopo che il Signore nacque per noi, cominciò la nostra salvezza». Voleva perciò che quel giorno ogni cristiano esultasse nel Signore e per amore di lui, che ci donò se stesso, tutti provvedessero largamente non solo ai poveri, ma anche agli animali e agli uccelli. (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane. 1814)

A Natale, Dio ci ha dato il motivo di sorridere e gioire
«E l'angelo disse ai pastori: Ecco, io vi annunzio una grande gioia, perché oggi vi è nato il Salvatore... « (Lc 2,10. 11). Con questo concordano le parole della Genesi: «Nacque Isacco. E Sara disse: Il Signore mi ha dato il sorriso e chiunque lo saprà, sorriderà con me» (Gn 21,5-6). Sara s'interpreta «principessa» o «carbone», ed è figura della gloriosa Vergine, principessa e regina nostra, infiammata dallo Spirito Santo come il carbone dal fuoco. Oggi Dio le ha dato il sorriso, perché da lei è nato il nostro sorriso. «Io vi annunzio una grande gioia», perché è nato il sorriso, perché è nato Cristo.
Questo abbiamo udito oggi dall'angelo: «Chiunque lo sentirà, sorriderà insieme con me». Sorridiamo dunque ed esultiamo insieme con la beata Vergine, perché Dio ci ha dato il sorriso, cioè il motivo di sorridere e di gioire con lei e in lei: «Oggi vi è nato il Salvatore». Se uno si trovasse in punto di morte o fosse condannato all'ergastolo, e gli venisse annunziato: Ecco, è arrivato uno che ti salverà! Forse che non sorriderebbe, forse che non esulterebbe? Certamente! Esultiamo quindi anche noi, nella serenità della coscienza e nell'amore autentico (cf. 2Cor 6,6), perché oggi ci è nato il Salvatore, colui che ci salverà dalla schiavitù del diavolo e dall'ergastolo dell'inferno. (Sermone di Natale - S. Antonio di Padova)

S. Antonio con il Bambino Gesù fra le sue braccia

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