domenica 16 dicembre 2012

Che cosa dobbiamo fare?

Domenica 16 dicembre 2012
Terza Domenica d’Avvento - "Gaudete"




“E noi,

che cosa

dobbiamo fare?”

(Lc 3,14)










“Cosa dobbiamo fare?”. Per tre volte nel Vangelo di questa domenica ascoltiamo tale domanda rivolta dalle folle, dai pubblicani e dai soldati a Giovanni, uomo di Dio. “Che cosa dobbiamo fare? Cosa devo fare?”: una domanda che risuonò anche nel cuore del giovane e inquieto Francesco secoli fa..e lo spinse a ricercare, ad andare oltre se stesso, a mettersi in discussione, a fidarsi, a non accontentarsi...e giungere così a scegliere la Santità !
"Che cosa devo fare?": Una domanda decisamente buona anche per ciascuno di noi perché ci libera dall’autosufficienza dei nostri ragionamenti, dall’autoreferenzialità delle nostre scelte, delle nostre azioni e ci apre ad altro, al Vangelo come proposta che rende buona la vita. E in fin dei conti porta alla gioia (Gaudete), umile e lieta protagonista di questa domenica: ecco allora che qualcun Altro (più grande di me!)  mi fa vedere la possibilità di una vita più umana, più vera, più ricca di senso. Più…

Questa domenica d’Avvento è detta Gaudete (rallegratevi) dal verbo latino posto all’imperativo: è colto dall’antifona d’ingresso che invita a rallegrarsi perché “il Signore è vicino”. Il colore liturgico di questa domenica può essere il rosaceo che attenua il viola intenso d’Avvento. Per questo ho scelto come kartolina delle ‘stelle di natale’ di tal colore coltivati nelle serre della Comunità S. Francesco di Monselice-Pd ove i "Frati Francescani Minori Conventuali" (miei confratelli e legati alla Basilica di S. Antonio) accolgono ed accompagnano persone con problemi di dipendenza, soprattutto giovani con problemi di droga o alcolismo. Un percorso che dal “che devo fare?” può portare al “gaudete”. Come per ciascuno di noi.
Buona terza d’Avvento! frate Alberto e i frati della Basilica del Santo (Pd)

Convento di Camposampiero (Pd)  -  Giovani frati in preghiera
Dal Testamento di san Francesco
Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo.(...)
E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava "che cosa dovessi fare", ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò.
E quelli che venivano per intraprendere questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. (...)
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».

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