giovedì 15 novembre 2012

P. Placido Cortese, martire francescano di carità

Pace e bene a tutti voi cari amici.
oggi 15 novembre noi frati francescani della Basilica del Santo (Pd) ricordiamo la straordinaria figura di un confratello, P. Placido Cortese, martire di carità nel periodo nazi-fascista.  P. Placido visse infatti la sua vocazione religiosa e francescana con radicalità, fino al dono della vita. 
Nicolò Cortese nasce a Cherso (capoluogo dell'omonima isola nel golfo del Quarnaro) il 7 marzo 1907. Entra in seminario a Camposampiero (Pd) dai Frati Francescani Minori Conventuali (la mia famiglia religiosa) nel 1920. Veste l'abito religioso con il nome di fra Placido, e, dopo il noviziato trascorso preso la Basilica del Santo a Padova (1923-1924), compie gli studi presso la Facoltà Teologica S. Bonaventura a Roma, ottenendo la licenza in teologia.

P. Placido al Santo
Dopo l'ordinazione sacerdotale (6 giugno 1930), svolgerà il suo apostolato prima nella Basilica del Santo a Padova e,  per alcuni anni  a Milano. Nel 1937 viene richiamato a Padova come direttore del Messaggero di Sant'Antonio, rivista a cui riesce a dare ben presto un grande impulso, con una diffusione capillare in tante famiglie italiane ( circa 800.000 abbonati nel 1943).
Ma l'interesse maggiore del padre Placido è costituito dal ministero in Basilica e dalla carità. Questa si estende dal mendicante agli internati nei campi di concentramento ( a Padova era presso la caserma Romagnoli di Chiesanuova) , prigionieri per lo più sloveni, deportati in seguito all'occupazione italiana di una parte della Iugoslavia dopo il 6 aprile 1941 e ai conseguenti movimenti di resistenza.
Quando l'Armistizio del 8 settembre 1943, chiude le ostilità fra l'Italia e le Forze Alleate, la rabbia e le rappresaglie da parte tedesca diventano sempre più forti. P. Placido si impegna attivamente per aiutare sbandati, ebrei e ricercati dal regime nazifascista. Si organizza una trafila di servizi clandestini: p: Placido riesce a stampare documenti e passporti falsi (grazie alla tipografia del Messaggero e alle tante fotografie messe dai pellegrini alla tomba del Santo in basilica) . Da Padova la via della fuga in Svizzera passa per Milano, tramite padre Cortese, padre Carlo Varischi e il prof. Ezio Franceschini dell'Università Cattolica con la collaborazione di  Concetto Marchesi all'Università di Padova. Tra le numerose persone che operavano in questa rete di salvataggio, particolare rilievo ebbero Armando Romani, le sorelle Martini (Teresa, Lidia e Liliana), Milena Zambon e Maria Borgato. Il padre Placido Cortese è anche in contatto con quel clero padovano che si impegnò attivamente a fianco dei partigiani.
Il padre provinciale lo vuole trasferire in modo da evitargli una possibile cattura, ma resta a Padova e viene tradito da due infiltrati nell'organizzazione, l'8 ottobre 1944; viene arrestato e trasferito nel bunker della Gestapo di Piazza Oberdan a Trieste dove viene sottoposto a orribili torture per estorcergli i nomi dei suoi collaboratori. P. Placido però non rivelerà nulla, restando in un silenzio che gli costerà la vita.
Viene forse cremato nella Risiera di San Sabba.

Il 29 gennaio 2002 il vescovo della Diocesi di Trieste Eugenio Ravignani dà inizio al processo di beatificazione, conclusosi il 15 novembre 2003. Gli atti sono ora a Roma.

Riconoscimenti
1946: Attestato di benemerenza degli Alleati, firmato dal Maresciallo H. R. Alexander
1948: Onorificenza della “croce di bronzo” da parte del Presidente cecoslovacco Edvard Beneš
1951: Il Comune di Padova intitola una via cittadina al Padre Placido Cortese
Padova lo ha inserito tra i Giusti, nel Giardino dei Giusti inaugurato nel 2008.
Il 7 marzo 2009 il Comune di Padova ha eretto un cippo in memoria del Padre Cortese presso la caserma Romagnoli di Chiesanuova (campo di internamento negli anni 1942 - 1943).

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