mercoledì 7 novembre 2012

Di cosa vivono i frati?

Cari amici, pace e bene.
ricevo talvolta lettere in cui mi si chiede "di cosa vivano i frati", con quali mezzi provvedano al loro sostentamento. Molti, sono spesso anche i luoghi comuni e i pregiudizi. Riporto al riguardo una lettera giuntami alcuni giorni fa..con una mia risposta. Spero possa essere utile a tutti per comprendere almeno in parte "di cosa vivono" i frati.
Vi benedico. frate Alberto

frati...nell'orto
Ciao Alberto, da sempre sono attratto dalla vita conventuale francescana. Non mi sono mai deciso però, a scegliere il saio. Perchè mi sembra che il valore della "povertà" sia stato totalmente tradito, perchè nei conventi, si trova tutto quello che si trova nel mondo, perchè ancor oggi, non mi è chiaro come fanno i frati a sostenere le inevitabili spese del quotidiano.Sentirmi dire che i frati vivono di provvidenza, è una risposta che non riesco ad accettare. Non sarebbe una vera testimonianza di povertà che i frati uscissero dal convento per recarsi, come tutti, in un luogo di lavoro? Forse che il mondo spaventa troppo? O forse le donazioni che ricevono i frati sono "così importanti" che si possono permettere di vivere senza "essere salariati"?
Con cordialità (....lettera firmata)

Pace e bene a te caro (...), grazie per la fiducia e per quanto mi hai scritto (...) Al riguardo solo qualche osservazione su quanto affermi..Come si sostentano i frati? Be'...come dice San Francesco nella Regola, i frati prima di tutto vivono del loro lavoro! Quale? Ti segnalo di seguito alcune attività (sociali, caritative, educative, pastorali..editoriali) che consentono ai frati di mangiare il pane quotidiano (con annessi e connessi) vedi un mio post precedente (cosa-fa-un-frate?) . Cosa significa? Che chi per es. lavora in parrocchia o in un santuario, riceve il suo sostentamento da quella attività.., così come chi si occupa di minori in difficoltà o disabili...e via dicendo..Per es. qui alla Basilica del Santo (Pd), che è di proprietà del Vaticano, i circa 50 frati che affrontano ogni anno quasi 6 milioni di pellegrini (per confessioni in varie lingue, guide, messe, ascolti, accompagnamenti personali ecc...ecc. manutenzione degli ambienti e servizi vari) ricevono un sussidio per vivere e per le loro necessità, dalla Santa Sede . Ma nei nostri conventi sparsi per il mondo, ci sono anche frati che insegnano, tengono corsi..scrivono..., fanno gli operai o gli infermieri.....e il loro contributo concorre a sostenere anche gli altri e chi non ha introiti. Pensa che un nostro frate, qui a Padova è stato per una vita, niente meno che Ordinario della cattedra di filosofia all'Università (statale ovviamente),  e con il suo buon stipendio si sostenevano i giovani frati studenti in teologia (nullatenenti)..... Il frate francescano infatti, può fare di tutto nella vita, purchè mai rinunci alla sua scelta originaria e totalizzante per il Signore e nella condivisione fraterna.  Dunque... ogni contesto generalmente offre anche il pane! Altro discorso invece per i frati in missione, dove  la vita è molto più diffcicile. Qui infatti, sono per lo più sostenuti dai frati europei e nord americani a cui arrivano anche offerte e ed elemosine per la missione..e per i poveri..e per la formazione dei giovani frati (i seminari). C'è dunque sempre una condivisione tra i frati, in modo che chi può, aiuti anche chi è in difficoltà...: mi pare questo un bel principio economico in un'era di crisi determinata dalla rapacità e dall' accaparramento. La scelta della povertà dice pertanto anche uno stile, un modo di affrontare la vita, le relazioni, che esclude ogni possesso, ma che invece mette in comune tutto, provvede..ha cura dell'altro...Nei conventi poi , credimi, la vita è solitamente molto impegnata e laboriosa e tutto è impostato a criteri di sobrietà ed essenzialità e  le spese sono sempre calibrate e controllate dalla comunità, così come le entrate sono il frutto di tutti, dove ciascuno dà quello che ha e può. Nei conventi poi vi sono sempre due figure ben distinte che amministrano i beni a nome di tutti: l'economo (che gestisce le spese di cui sempre deve rendere conto) e l'esattore (colui che raccoglie le varie entrate dai vari rivoli). Vivere "in povertà", non è in ogni caso vivere "in miseria", che di fatto impedirebbe la nostra missione !  Il chiedere l'elemosina (che tanto non ti piace!) è poi parte della nostra regola. San Francesco stesso scrive che i frati non si vergognino di chiedere l'elemosina...e così è sempre stato. Questa prassi tipica dei frati ha permesso loro nei secoli di dar vita a tante opere meravigliose di carità, di educazione,  di evangelizzazione e di proseguirle..Per es. la "Caritas Antoniana" è un organismo dei frati che realizza ogni anno in tutto il mondo queste opere straordinarie in favore dei più poveri (pozzi, ospedali, ambulatori, scuole...) grazie alle offerte (le donazioni a cui accenni) di tanti devoti del Santo che giungono soprattutto tramite il "Messaggero di S. Antonio" (il mensile religioso più diffuso nel mondo gestito da noi frati).
San Francesco vedeva nei frati che "tendono la mano" per ricevere un aiuto, uno straordinaria opportunità di umiltà e di coinvolgimento e relazione anche verso le altre persone..; vi vedeva un senso di "non autosufficenza", tipico di chi è veramente povero e chiede aiuto....Non a caso il nostro Ordine ha anche il titolo di "mendicante"!! Pensa che anche nella nostra formazione, talvolta, si è invitati ad andare a chiedere la carità, a fare la "questua"...con umiltà e mansuetudine; così da sperimentare il senso di Provvidenza...e di abbandono nel Signore e nel suo sostegno!! Credimi..una bella esperienza!! In ogni caso, ribadisco,  l'espressione "vivere di Provvidenza" ha un grande significato spirituale: dice l'atteggiamento libero e mai di attaccamento del frate di fronte alle cose e ai beni materiali e agli affetti...nella certezza che il Signore, che dà il cibo ad ogni creatura, nulla farà mancare neanche ai suoi figli che si affidano a Lui. E...così è!!!.
Come vedi..l'argomento è complesso! Spero di averti dato al riguardo un piccolo chiarimento.
Ti benedico..E se pensi di dovere intraprendere la nostra vita...sarà bene che tu.... ti dia una mossa...,almeno nell'operare un discernimento!!! Ma di dove sei? che fai nella vita?

 frate Alberto



Lc 12,27:" Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono;
eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria,
vestiva come uno di loro".

Mc 10, 29-30: "Io vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie o figli o poderi per amor mio e dell'evangelo,
che non riceva il centuplo ora, in questo tempo,
in case, fratelli, sorelle madre, figli e poderi, insieme a persecuzioni e,
 nel secolo a venire, la vita eterna."

4 commenti:

  1. Salve Fra Alberto... sono stato ad Assisi nei giorni del Convegno ma ero impegnato per altre attività. In alcuni giorni sono stato in Basilica Superiore e fra le orde di ragazzi e frati l'ho cercata con lo sguardo perchè ci tenevo a salutarla ma purtroppo non vi ho individuato, ho solo riconosciuto alcuni frati che collaborano con voi e che ho conosciuto sempre tramite questo bel blog. Cosa posso dire, se non che mi sento quasi pronto, magari poi la scrivo in privato per parlarle meglio ... e che se ciò è stato possibile è sicuramente anche grazie al vostro blog al quale approdai quando iniziò il mio cammino di ricerca vocazionale e che sempre ho seguito con attenzione. La saluto con la promessa di farmi sentire presto. Giuseppe

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    1. caro Giuseppe...ti ricordo e incoraggio. Il Signore ti bendica. frate Alberto

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  2. Salve, può sembrare una domanda un pò stupida... Ma i frati possono indossare altri indumenti oltre al saio anche se nella regola c'è scritto che non si possono possedere più di due sai?

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    1. pace a te. In realtà Francesco e i suoi frati sotto la tonaca portano anche altro..le brache (per es.) e altro in base alle condizioni climatiche o geografiche.La tonaca che i frati rivestono copre degli abiti comuni. ciao. buon Natale. fra Alberto

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