mercoledì 31 ottobre 2012

GIOVANI VERSO ASSISI 2012

Cari amici, finalmente si parte per Assisi! Anche quest'anno ritorna l'appunamento che raduna in Assisi più di un migliaio di giovani che vi giungeranno da tutta l'Italia. Si tratta del "Convegno Giovani verso Assisi"  (GVA) , ormai alla sua 33° edizione;  un'iniziativa promossa dai Frati Francescani Minori Conventuali (la mia famiglia francescana, da sempre custode della tomba e della Basilica di san Francesco).

Assisi GVA 2011 -  Il convegno iniziò straordinariamente con la presenza del Papa
Anche dalla Basilica del Santo di Padova si muoveranno con il sottoscritto e altri frati, molti giovani (2 pullman) così come da ogni altro convento.  Una caratteristica di questa esperienza, fra le tante bellissime, è la GIOIA! Un sentimento che sgorga dalla FIDUCIA e dall'AMORE che i giovani respirano in Assisi e che viene loro regalata a  piene mani dal Signore, che viene loro detta e ridetta da san Francesco , dai frati e dalle suore, e sperimentata nell'incontro reciproco fra tanti ragazzi accomunati dalla stessa FEDE.
Invito ciascuno alla preghiera e ad accompagnarci con il vostro sostegno e la vostra simpatia: questi giovani sono il vero futuro per il nostro paese. Chiedo anche scusa se per alcuni giorni non potrò aggiornare il blog e rispondere alla molte mail quotidiane, a cui provvederò fedelmente al mio ritorno.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Vi benedico. frate Alberto da Padova

Giovani - frati- suore...insieme nel nome di Gesù e di san Francesco


giovedì 25 ottobre 2012

CORSI FRANCESCANI per GIOVANI


Se desideri approfondire la tua fede cristiana e la tua vocazione,
dai un'occhiata ai Corsi Francescani (Nord-Italia e Assisi).

Attingeremo con gioia, alle sorgenti della salvezza.
Vocazionali (Nord-Italia)
1) Corso "Gruppo Porziuncola": per ragazzi e ragazze(18-35 anni).
Di orientamento alla scelta di vita.
2) Corso "Gruppo san Damiano": per ragazzi (17-35 anni).
Di orientamento alla vita francescana
3) Corso "Fidanzati":
per "morosi" in cammino

Spiritualità (Nord Italia)
1) Corso "Senti chi parla?", per giovani (19 - 35).
Un giovedì sera al mese. 
2) Corso "Gruppo Tabor", per giovani (18-30 anni).
Un incontro mensile domenica pom. 
3) Universitari in preghiera : ogni giovedì sera (dalle 20,45-22,00). 
C/o Ist. teologico S. Antonio dott.(Pd)
 
Assisi - Proposte dai frati della Basilica di San Francesco
1) Vocazionali e spiritualità, Capodanno, estate : CNPGV
2) Convegno Giovani verso Assisi : GVA
 
Per ogni ulteriore notizia o informazione
(anche su iniziative presenti in altre regioni italiane)

mercoledì 24 ottobre 2012

Fra Matteo...Diacono.





"Vi ho dato un esempio,
infatti,

perchè anche voi
facciate
come io ho fatto a voi"

(Gv13,15)










ORDINAZIONE DIACONALE
Sabato 27 Ottobre 2012 alle ore 16:30, presso la Cattedrale di Padova, l'intera nostra fraternità francescana facente capo alla Basilica del Santo,  vivrà con gioia e partecipazione l'Ordinazione Diaconale di padre Matteo Martinelli.
Talvolta, purtroppo,  il Diaconato ha rischiato di essere considerato una semplice tappa prima del passo più importante del Presbiterato e quindi un poco sminuito nel suo significato più vero. In realtà da sabato, il novello Diacono, padre Matteo, sarà chiamato a manifestare visibilmente e concretamente in ogni suo gesto la dimensione del SERVIZIO, specie nell'annuncio della Parola e nel "dono di sè" alla comunità ecclesiale e ai poveri. Come Gesù dunque, sempre chinato e rivolto a "lavare i piedi" ai fratelli: questi è il Diacono! Si tratta pertanto di un momento alquanto significativo per  padre Matteo che connoterà per sempre l'intero suo porsi e agire, sia come religioso che, in futuro, come presbitero e sacerdote. Per questo siamo tutti invitati a partecipare e a ricordare p. Matteo nella nostra preghiera!

P. Matteo (a sinistra- in ginocchio- accanto a fra Michele)
tra i frati del centro di Pastorale Giovanile e Vocazionale
Da sinistra (in alto): fra Josè; fra Fabio; fra Simone;fra Alberto; fra Giuseppe
Fra Matteo è un giovane frate (33 anni), nativo di Rovereto (Tn),  entrato nell'Ordine francescano nel 2004, dopo essersi laureato all'Università in Economia Politica. Anch'egli, come tanti altri ragazzi, ha maturato la sua vocazione religiosa e la sua scelta, prima in famiglia, poi nel servizio in parrocchia e nel volontariato e frequentando le classiche tappe del discernimento vocazionale proposto da noi frati francescani (il Gruppo san Damiano, il Postulato a Brescia..il Noviziato), così come tutto l'iter di studi teologici presso il Convento S. Antonio dottore a Padova. (PROVARE PER CREDERE !)

Da dopo la Professione Solenne (frate per sempre!!) pronunciata lo scorso anno (2 ott 2011), vive nel convento di Camposampiero (Pd), dove con altri frati (vedi foto sopra) si occupa del Centro di Pastorale Giovanile e Vocazionale francescano per il Nord Italia. Si tratta di un servizio molto bello quanto impegnativo rivolto a tantissimi giovani e adolescenti che,  grazie all'attività del Centro hanno la possibilità di conoscere e "respirare" la vita e la spiritualità francescana.
Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova
Da sinistra: fra Josè e fra Matteo...felici dopo il Servizio liturgico!

lunedì 22 ottobre 2012

Frati Francescani Missionari

Cari amici in cammino vocazionale,
la scorsa domenica si è celebrata in tutta la Chiesa la 86° Giornata Missionaria Mondiale.
Lo slogan scelto per quest’anno è “Ho creduto perciò ho parlato”, tratta dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2 Cor 4,13). Il riferimento è al rapporto essenziale tra missione e fede e alla rilevanza data a quest’ultima da Papa Benedetto XVI, con l’aver indetto uno speciale Anno della Fede. Così scrive infatti il Papa nel suo Messaggio: "L’incontro con Cristo come Persona viva che colma la sete del cuore non può che portare al desiderio di condividere con altri la gioia di questa presenza e di farlo conoscere perché tutti la possano sperimentare". C'è dunque un'urgenza e una necessità insita nel credente a comunicare e testimoniare la propria fede!!   Inoltre il Papa ha evidenziato il rapporto strettissimo fra evangelizzazione e carità quando scrive : "L’annuncio del Vangelo si fa anche intervento in aiuto del prossimo, giustizia verso i più poveri, possibilità di istruzione nei più sperduti villaggi, assistenza medica in luoghi remoti, emancipazione dalla miseria, riabilitazione di chi è emarginato, sostegno allo sviluppo dei popoli, superamento delle divisioni etniche, rispetto per la vita in ogni sua fase".
Vangelo e Carità: due parole che hanno caratterizzato la vita di santi come S. Francesco e S. Antonio, ma che possono riassumere il significato dell'essere missionari anche oggi in terre lontane, come pure in questo nostro mondo affaticato e scristianizzato e senza più orizzonti di fede e di senso.

Alcuni bambini di Van Mon
Anche qui alla Basilica di S. Antonio (Pd)  si è celebrata la giornata Missionaria: un'occasione per ascoltare alle s. messe alcuni nostri "frati missionari francescani" chiamati a dare la loro testimonianza, e raccontare il dono gratuito e generoso della loro vita per Gesù e il Vangelo. In particolare mi ha colpito la figura di un confratello, P. Giorgio Abram. È partito trent’anni fa per il Ghana, in Africa. In valigia il Vangelo, come ogni missionario. In tasca il suo senso pratico, grazie al quale ha sconfitto la lebbra in quel Paese. Ha organizzato un nuovo sistema di cura (coinvolgendo gli stregoni dei villaggi!!) e i risultati gli hanno dato ragione. In Ghana la lebbra non fa più paura e lui ha ricevuto il premio Raoul Follereau. Padre Giorgio non si è fermato: ora è nel nord del Vietnam, chiamato dai frati del posto,  dove ha realizzato (con il sostegno della Caritas Antoniana e la sua grande esperienza) il Centro sanitario di Van Mon, e dare così una speranza ai malati di lebbra e alle loro famiglie. E infatti, mercoledì 5 settembre 2012 si è celebrata l’inaugurazione dell'ospedale per malati di lebbra in Thai Binh-Van Mon , presso Hanoi, in 15 ettari di terreno che serviranno a sostenere malati e famigliari. Qui era presente infatti una colonia che ospitava 900 pazienti, o ex malati, affetti dal morbo. Vivevano confinati e sorvegliati come carcerati da anni, in condizioni terribili, insieme anche ai figli o nipoti sani,(circa 160 bambini). Di fronte a ciò, i frati locali (tutti giovanissimi), memori dell'esperienza di san Francesco, che abbracciò e baciò il lebbroso, sentivano di dover fare assolutamente qualche cosa e così, anche grazie all'aiuto di P. Giorgio, ora uno spiraglio di luce e di speranza brilla anche nella colonia dei lebbrosi di Van Mon.

L'ospedale...il giorno dell'inaugurazione

MA TU....
HAI MAI PENSATO DI DIVENTARE UN FRATE FRANCESCANO ???
HAI MAI PENSATO DI FARTI MISSIONARIO PER GESU' E IL SUO VANGELO ???

venerdì 19 ottobre 2012

Lasciare tutto..? Perchè?

International Meeting - Estate 2012
QUANDO SI E' LASCIATA OGNI COSA,
SI DIVENTA UNO SPAZIO LIBERO
IN CUI IL MONDO INTERO PUO'  RIFUGIARSI.

(Maurice Zaundel)

martedì 16 ottobre 2012

Volevo sposarmi...

Diventare frate? Perchè proprio a me?
Un giovane (...)mi scrive della sua vocazione:  aspirava al dottorato...voleva sposarsi e questo era il progetto da sempre coltivato. Un contatto nato tramite il blog e un'esperienza forte ed inaspettata ad Assisi,  lo hanno portato a lasciare tutto e ad entrare in Postulato. Le vie del Signore sono infinite e misteriose, ma sempre segnate dal suo grande Amore! A Lui  la nostra Lode.
Frate Alberto da Padova.

Carissimo Padre Alberto,
è una gioia per me comunicarti che a giorni entrerò in Postulato.Tu conosci bene  la mia recente storia, soprattutto l'esperienza fortissima che ho vissuto ad Assisi lo scorso marzo, quando alla tomba di san Francesco non ho potuto trattenere le lacrime e sono scoppiato in un pianto liberatorio e di grande commozione. In quel luogo santo avevo  finalmente intuito "la mia strada", la mia vocazione!
Ero già stato ad Assisi, "per caso" (per un convegno) alcuni mesi prima carico di tormenti e di dubbi: ormai prossimo al dottorato..quasi prossimo ad un matrimonio con la mia ragazza dopo anni di frequentazione bella e piena d'amore.. ; ma anche con un cuore in parte inspiegabilmente assetato d'altro e l'anima inquieta e insoddisfatta. Dentro di me, infatti,  da un pò risuonava  il desiderio di "un di più"...misterioso e indefinito che il più delle volte rifiutavo con paura, mentre altre volte, mi conduceva inconsapevolmente a pregare un Dio che neppure potevo dire di conoscere bene. Dopo quel primo incontro fugace con Assisi e il primo impatto stupito col mondo francescano (in particolare mi colpì l'immagine di un giovane frate che avevo osservato pregare), stranamente anche la mia preghiera era diventata  un bisogno più frequente e dolce... Ma non sapevo niente, neppure comprendevo niente di me...; non sapevo neppure a chi rivolgermi per un aiuto...Poi, ricordi, il nostro contatto casuale sul blog e i lunghi scritti e poi le lunghe conversazioni succedutesi al nostro incontro? E' stato provvidenziale! Ho potuto infatti aprire una porta rimasta chiusa per troppo tempo, quasi uno squarcio sul mio cuore , sulla mia anima..e portare  alla luce  un mondo interiore fino ad allora rimasto anche per me sconosciuto; un mondo già abitato da Gesù, fatto di desideri grandi di donazione, di bene, di amore, di gratuità, di slanci e ideali, insieme a tante paure per un disegno di vita che si profilava  e che mi spaventava da morire: Diventare frate? Diventare prete? Ma perchè proprio a me? E che ne sarà dei miei progetti ..della persona a cui voglio bene..? Pensieri tormentati che si sono susseguiti per mesi!! Poi, ecco il tuo invito a ritornare con te ad Assisi (a marzo) con quella sosta, per strada, al Santuario de La Verna (in un giorno deserto e piovoso) che mi ha lasciato "senza fiato" e quindi giunti ad Assisi, i luoghi calpestati da san Francesco nei quali via via mi pareva incredibilmente di leggere e ritrovare tutta la mia storia: san Damiano, le Carceri, la Porziuncola, il Monte Subasio...Ogni strada..ogni casa...sembrava parlarmi. Finalmente alla Tomba del Santo, dopo avere percorso quei gradini che portano alla cripta, è stato come scendere nel più profondo di me stesso; è stato come giungere alla Verità, come il trovare "Casa"...Lì, ho pronunciato il mio "eccomi", "si compia in me la Tua volontà"!! Hai visto anche tu le mie lacrime...in un pianto che non finiva mai di abbandono e di gioia profonda! Il resto è storia recente e repentina di decisioni e comunicazioni anche faticose e sofferte, ma sempre belle e grandi, perchè segnate dalla presenza del Signore. (...) Della mia ragazza ti scriverò con più calma, ma si è rivelata una donna eccezionale e di grande fede e questo mi è stato di non poco aiuto...(...); in realtà, da tempo aveva intuito. Sarà sempre nel mio cuore. Ti chiedo di pregare per lei..(...)
Caro P. Alberto, desidero davvero ringraziarti per la tua presenza con  l'opera preziosa che porti avanti con il tuo blog vocazionale in favore di tanti giovani. Sono certo che sarà di grande aiuto anche a tanti altri ragazzi "in ricerca" come lo è stato per me. Mi affido alla tue preghiere e anche la mia non mancherà per te. Ti saluto con affetto.
(lettera firmata)


ASSISI ...ASSISI ...ASSISI...
Che città unica e santa! Bene profetizzò S. Francesco , quando ormai morente, si fece voltare verso la sua città e la benedisse,  preannunciando ad essa una missione di pace e salvezza per tante persone. E come continui ad essere vera questa benedizione del Poverello, lo testimoniano in modo particolare i tantissimi giovani che qui ritrovano il senso, la direzione, la fede, la vocazione; qui ritrovano Gesù!
Grazie Assisi! Grazie S. Francesco.

  Questa è la Benedizione profetica che San Francesco pronunciò su Assisi prima di morire e che si trova scritta in latino a Porta Nuova ad Oriente:
“Il Signore ti benedica Santa Città fedele a Dio
perché per mezzo di te molte anime si salveranno
e in te abiteranno molti servi dell’Altissimo
e da te molti saranno eletti al Regno Eterno”

lunedì 15 ottobre 2012

Una cosa sola ti manca !

Va..vendi quello che hai e dallo ai poveri ...poi vieni e seguimi
Cari amici in ricerca vocazionale, sono certo che tutti, (ieri -  domenica 14 ott.) avete avuto modo di ascoltare il Vangelo e di sentirvi profondamente toccati e forse turbati da questo testo. Mi colpisce in particolare lo sguardo di Gesù: uno sguardo d'amore personale verso quel giovane a cui, subito dopo,  il Signore rivolge un invito forte ed inaspettato. Il racconto famosissimo, si presta ad alcune cosiderazioni utili nella nostra ricerca di vita:
*La vocazione alla vita religiosa e francescana scaturisce e germina da un "sentirsi guardati" in modo speciale e unico ; sgorga dal fascino di  Gesù con i suoi gesti, le sue parole, i suoi sentimenti ; non dipende dunque principalmente dal nostro buon  "fare" o da un "osservare" o meno le leggi e i comandamenti, ma dalla libera iniziativa del Signore che chiama chi vuole, come vuole e quando vuole.
*La vocazione è sempre un appello esigente ed alto che chiede di mettere al primo posto Gesù e nient'altro; non vuole compromessi, non offre garanzie.
*La vocazione ha insito il servizio e il dono di tutto quello che "si ha" e "si è" al prossimo, ai poveri.
*La vocazione è sempre una proposta nella libertà che prevede e accetta anche il rifiuto e il diniego.
*La vocazione religiosa è una strada alternativa al "non senso" e alla tristezza: essa  riempie il cuore e la vita di gioia.
Il Signore vi benedica. A Lui sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova
Dal vangelo di Marco (10,17-30).
Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio!  E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?».
Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna».
Professione solenne di frate Michele e frate Fabio
La chiamata di Bernardo da Quintavalle : uno dei primi compagni di san Francesco. Dalla Vita Seconda di San Francesco di fra Tommaso da Celano (FF 601)
"Bernardo, un cittadino di Assisi, che poi divenne figlio di perfezione, volendo seguire il servo di Dio nel disprezzo totale del mondo, lo scongiurò umilmente di dargli il suo consiglio. Gli espose dunque il suo caso: “Padre, se uno dopo avere a lungo goduto dei beni di qualche signore, non li volesse più tenere, cosa dovrebbe farne per agire nel modo più perfetto?” Rispose l’uomo di Dio: “Deve restituirli tutti al padrone, da cui li ha ricevuti”.  E Bernardo: “So che quanto possiedo mi è stato dato da Dio e, se tu me lo consigli, sono pronto a restituirgli tutto”. Replicò il Santo: “Se vuoi comprovare coi fatti quanto dici, appena sarà giorno, entriamo in chiesa, prendiamo il libro del Vangelo e chiediamo consiglio a Cristo”. Venuto il mattino, entrano in una chiesa e, dopo aver pregato devotamente, aprono il libro del Vangelo, disposti ad attuare il primo consiglio che si offra loro. Aprono il libro, e il suo consiglio Cristo lo manifesta con queste parole: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quanto possiedi e dallo ai poveri” (Mt 19,21). Ripetono il gesto, e si presenta il passo: “Non prendete nulla per il viaggio” (Lc 9,3). Ancora una terza volta, e leggono: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso” (Lc 9,23).
Senza indugio Bernardo eseguì tutto e non tralasciò neppure un iota. Molti altri, in breve tempo, si liberarono dalle mordacissime cure del mondo e, sotto la guida di Francesco, ritornarono all’infinito bene nella patria vera."

« Gesù, fissatolo, lo amò »
Dio ti guarda personalmente,
chiunque tu sia. Egli "ti chiama per nome" (Gv 10,3).
Ti vede, ti comprende perché ti ha creato.
Egli sa quello che passa dentro di te, conosce tutti i tuoi sentimenti e pensieri,
le tue inclinazioni e le cose che ti piacciono, la tua forza e la tua debolezza...
Tu non sei soltanto la sua creatura
- sebbene Egli abbia cura perfino degli uccelli del cielo (Mt 10, 29)...
- tu sei un uomo redento e santificato, il suo figlio adottivo
che gode del favore di una parte di quella gloria e beatitudine
che fluisce da Lui eternamente nel Figlio Unigenito.
Tu sei stato scelto per essere suo...
Tu sei uno di quelli che Cristo incluse nella sua preghiera,
suggellata dal suo sangue prezioso.
Quale pensiero è mai questo, pensiero quasi troppo alto per la nostra fede!
Quando ci riflettiamo, non si può non reagire come Sara
che ha riso per la meraviglia e la confusione (Gen 18,12).
« Che cosa è l'uomo », che cosa siamo noi,
che cosa sono io, perché il Figlio di Dio « si curi di me ? » (Sal 8,5).
Che cosa sono io...
perché egli mi abbia rifatto nuovo... e abbia fatto del mio cuore la sua dimora ?

Beato John Henry Newman (1801-1890)

sabato 13 ottobre 2012

Il cristianesimo... è sempre giovane



Il Cristianesimo è un albero che è, per così dire, in perenne «aurora», è sempre giovane. E questa attualità, questo «aggiornamento» non significa rottura con la tradizione, ma ne esprime la continua vitalità; non significa ridurre la fede, abbassandola alla moda dei tempi, al metro di ciò che ci piace, a ciò che piace all’opinione pubblica, ma è il contrario: esattamente come fecero i Padri conciliari, dobbiamo portare l’«oggi» che viviamo alla misura dell’evento cristiano, dobbiamo portare l’«oggi» del nostro tempo nell’«oggi» di Dio.

Benedetto XVI

Pellegrini nel deserto

Cammino di Santiago: pellegrino nella meseta

Pace e bene a tutti voi cari giovani amici.
Giovedì 11 ottobre, il Papa ha aperto l'Anno della Fede  ricordando anche i 50 anni dal Concilio Vaticano II. Nella sua stupenda omelia Benedetto XVI ha spiegato che se oggi la Chiesa propone un Anno della Fede e la necessità di una Nuova Evangelizzazione soprattutto per le nostre terre di antica e stanca cristianità, "non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che 50 anni fa! In questi decenni infatti- afferma il Papa - è avanzata una «desertificazione» spirituale. Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. E’ il vuoto che si è diffuso. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Nel deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere; così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza. La fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi più che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada".
Il Papa quindi, facendo riferimento anche all'esperienza del pellegrinaggio sul Cammino di Santiago così ha proseguito: "Come mai tante persone oggi sentono il bisogno di fare questi cammini? Non è forse perché qui trovano, o almeno intuiscono il senso del nostro essere al mondo? Ecco allora come possiamo raffigurare questo Anno della fede: un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale: non bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche – come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione (cfr Lc 9,3), ma il Vangelo e la fede della Chiesa, di cui i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono luminosa espressione".
Ed allora cari amici in rierca della vostra strada, del vostro cammino di vita e vocazionale,..coraggio: lasciatevi "tormentare" e inquietare dalle parole del Papa! C'è bisogno di evangelizzare questo nostro mondo inaridito, c'è bisogno di andare per strade aspre e insterilite, c'è bisogno di incontrare Gesù e di parlare di Lui, c'è bisogno di mostrarlo e testimoniarlo, perchè solo in Lui e da Lui viene il Senso profondo dell'esistenza per ogni uomo.
Se vorrete accogliere questo invito ad essere testimoni di Gesù nei deserti contemporanei, non farete altro che rinnovare l'esperienza di San Francesco, che nel 1200, ascoltò egli pure un appello da parte del Crocifisso di san Damiano che gli trafisse il cuore: "Va e ripara la mia casa..che come vedi cade in rovina" .  Francesco non si sottrasse a questo appello del Signore e intraprese da allora la via della santità!
Ora tocca anche a te chiederti cosa vuoi fare della tua vita!

Sequela
Ricordo poi che oggi pomeriggio (sabato 13 ott.)  e domani si svolge il primo Week end del Corso Vocazionale del Gruppo San Damiano a Brescia (per il Nord Italia). A ciascuno di voi chiedo una preghiera per i giovani che hanno deciso di mettersi in gioco, di lasciarsi interpellare, di lasciarsi inquietare dal  Signore che ha sussurrato al loro cuore: "se vuoi..seguimi...vieni e vedi".
Il Signore vi bendica. A Lui sempre la nostra Lode. Frate Alberto da Padova

mercoledì 10 ottobre 2012

Una vita di Gioia

Pace e bene a voi cari amici.
Sono molti i giovani che per vari motivi fanno visita alla nostra Comunità francescana del Convento del Santo (Pd). Ogni volta mi colpisce la loro meraviglia nei riguardi della nostra vita e della nostra vocazione. Meravigliati per l'accoglienza cordiale; meravigliati per la bellezza sobria e francescana del  nostro convento; meravigliati per il nostro vivere semplice, impegnato e laborioso al servizio dei pellegrni (circa 6 milioni ogni anno passano dalla basilica!);  meravigliati per la letizia e la gioia che ci caratterizza; meravigliati per la schiettezza e la famigliarità dei rapporti;  mervavigliati per il nostro bel modo di pregare e cantare e lodare il Signore, meravigliati ..meravigliati.. Quando mi sono azzardato a chiedere a qualcuno il perchè di tanta meraviglia, ecco uscire dall'immaginario del giovane un'idea di vita religiosa assolutamente tetra,  lugubre,  triste, noiosa, vecchia, retrograda,... altro che bellezza e gioia!
Signore, come è bello per noi stare qui” : sono le parole che i discepoli rivolgono a Gesù sul monte della Trasfigurazione  (Mt 17,4). E' anche quanto noi francescani siamo primariamente chiamati a mostrare e testimoniare : che una vita interamente offerta al Signore Gesù, è una vita  impegnata e forte, piena di senso, e di "bellezza".  Ce lo ricordava del resto nella sua Esortazione Apostolica (Vita Consecrata) lo stesso amato Papa Giovanni Paolo II : “«Signore, è bello per noi stare qui!» (Mt 17, 4). Queste parole (...) esprimono con particolare eloquenza il dinamismo profondo della vocazione alla vita consacrata: “Come è bello restare con Te, dedicarci a Te, concentrare in modo esclusivo la nostra esistenza su di Te!”. In effetti, chi ha ricevuto la grazia di questa speciale comunione di amore con Cristo, si sente come rapito dal suo fulgore: Egli è il «più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 45 [44], 3), l'Incomparabile”. E per Lui vale la pena dunque spendersi totalmente!
Naturalmente non mancano nella nostra quotidianità fatiche e tristezze; così come  talvolta facciamo i conti con mediocrità e opacità legate ad una umanità pur sempre debole e povera e pertanto  la "lotta spirituale" contro le passioni e le seduzioni del mondo è parte integrante del nostro vissuto. Questo però rivela ancor di più la luminosità della vocazione religiosa  che abbiamo assunto e che costituisce ogni giorno, per ciascun frate, un impegno e un traguardo stupendo da raggiungere...con l'aiuto del Buon Dio e dei fratelli! 
I temi della Gioia e della Bellezza sopra accennati sono del resto assolutamente francescani. Leggetevi di seguito il bel commento di fra Angelo al riguardo e meditate...meditate. Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto

frati al lavoro nell'orto del convento
Gioia Francescana
San Francesco venne al mondo con naturale disposizione alla gioia. La grazia non soffocò ciò che la natura in lui aveva realizzato, anzi la elevò. Già il primo richiamo ad essere cavaliere di Cristo fece germogliare nel suo cuore una tale gioia che «non poteva contenersi» (1Cel 7).Quanto più il disegno di Dio prendeva forma, più viveva il suo amore per Cristo, curando i lebbrosi, ricostruendo le chiese in rovina e infine abbandonando ogni terrena proprietà, tanto più aumentava la sua gioia in Dio.
L'altissima povertà, abbracciata liberamente per amore di Cristo, fu per lui una fonte inesauribile di purissima gioia. «Tanta era la loro gioia, che pareva avessero scoperto un magnifico tesoro nel podere evangelico della signora Povertà, per amore del quale si erano generosamente e spontaneamente sbarazzati di ogni avere materiale, considerandolo alla stregua dei rifiuti» (3Comp 33).

La preghiera era per lui sorgente di santa gioia. «Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore dei mali, tanto che correva il più presto possibile all'orazione, appena ne sentiva qualche cenno nel cuore» (2Cel 125). Anzi tutto quello che vedeva e udiva lo disponeva alla preghiera gioiosa. «Esulta di gioia in tutte le opere delle mani del Signore, e attraverso questa visione letificante intuisce la causa e la ragione che le vivifica» (2Cel 165). Né le malattie, né le sofferenze riuscirono mai a togliere a Francesco la serenità d'animo.
La gioia di Francesco era spirituale; la scoperta di un Dio che ti fa abitare nel suo amore, e che lo stesso amore tra il Padre e il Figlio è anche per te. Gioia da Dio e in Dio. «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia perfetta» (Gv 15,9.11).
«Beato quel religioso che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore e, mediante queste, conduce gli uomini all'amore di Dio con gaudio e letizia. Guai a quel religioso che si diletta in parole oziose e frivole e con esse conduce gli uomini al riso» (Amm 20).

Ciò che è materiale può stimolare la gioiosa elevazione dello spirito a Dio.Di qui il suo amore per il canto e per la musica. Gli inni e i canti da lui composti, le «Lodi di Dio Altissimo», «il Cantico delle creature», «La salutazione della Beatissima Vergine Maria», il «Sanctus», sono testimonianze della sua anima innamorata e piena di gioia nel Signore. "Nel canto dello spirito procedette da questa vita all'eternità" (1Cel 109).
San Francesco voleva che i frati ricalcassero la sua gioia spirituale. «Si guardino i frati dal mostrarsi tristi di fuori e rannuvolati come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore, ilari e convenientemente graziosi» (2Cel 128). Una volta, avendo notato che un suo compagno aveva un volto triste, gli disse: «Il servo di Dio non deve mostrarsi agli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno. Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza alla presenza di Dio piangi e gemi. Ma quando ritorni dai frati, lascia la tristezza e conformati agli altri» (2Cel 128). La gioia era veramente il clima caratterizzante il primo nucleo francescano: gioia nella povertà, gioia nella preghiera, gioia nella natura. Nessun peso è tanto grave da poter opprimere la nostra gioia. Per i figli di Dio c'è un solo motivo di tristezza: il peccato. (cf. Amm 11). E anche qui c'è ancora a nostra consolazione la grazia di Dio che è più forte della nostra debolezza (cf. 1Gv 1,3).
San Francesco sapeva che l'uomo ha bisogno della gioia, … la santa gioia in Dio è il sostegno contro il desiderio di cercare la felicità altrove. E i suoi frati dovevano essere «i lieti giocolieri del Signore, che devono sollevare i cuori degli uomini e condurli alla gioia spirituale» (Spec Perf 100).

Tempo fa, un cantante italiano stornellava di “voler dare un senso alla sua vita…, storia…”, ma tutto gli sembrava di “non aver senso”. Triste conclusione di un uomo che oscilla tra la nostalgia di pienezza e la disperazione di chi non ha via di uscita…!
Non è così! C'è un uomo che salva dalla condanna del “non senso”: è Gesù! Ti chiama amico e ti invita alla sua mensa; colui che un giorno invitò un giovane ricco a individuare il senso, il valore “della sua giovinezza”,… questo tale se ne andò col volto triste.
Auguro a te, carissimo lettore, chiunque tu sia e qualunque sia la tua età, di scoprire lo sguardo di Gesù e di sentirne tutta la ricchezza come ha fatto San Francesco.

fra Angelo
Govani frati..in allegria.. al termine dell'annno scolastico!  

lunedì 8 ottobre 2012

Nel mondo...ma non del mondo !

Cari amici, vi propongo stasera una testimonianza "vocazionale" che mi ha profondamente colpito. Si tratta della luminosa vicenda di Chiara Corbella e della sua famiglia.  Riporto di seguito un video e un recente articolo  che descrive  "la vocazione cristiana" di Chiara Corbella condotta e realizzata fino al dono estremo di sè, in un atteggiamento costante di fiducia e di abbandono nel Signore. La storia di questa giovane mamma credente sia da sprone a tutti coloro che hanno nel cuore un seme di consacrazione, ma che hanno paura ad accoglierlo e farlo crescere. Prendano coraggio da Chiara, non temano l'Amore del Signore; si fidino..e basta!! benedico tutti. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto


Il giardino della giovinezza che il mondo non conosce
Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale. Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta. La sua storia sta commuovendo il mondo. Chiara è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta. 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico, si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.
Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita. Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico. La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti. Quel giorno Chiara disse ai suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.
Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.

Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato. Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita. Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà: “Il Signore ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e una diagnosi di tumore per lei:Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”. Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011. Chiara – per non perdere il figlio – ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza di essere ancora in tempo.
Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale. Chiara è morta a 28 anni il 13 giugno di quest’anno (2012). In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto: “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”. Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A tutti!”. Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina. Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna Beretta Molla”. Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e dopo il parto morì. Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni.

Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento romano, racconta l’inizio della sua vicenda. A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non c’è possibilità di fraintendere”. Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:
Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia… Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile. Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico “questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra. Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”Poi ha detto: “Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso. Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto. Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra cosa”.

Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta di vita: aiutare il prossimo”. In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente. Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la cosa giusta”.
Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai più”.

C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio. Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.
Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti “moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.

Antonio Socci
Da “Libero”, 7 ottobre 2012



sabato 6 ottobre 2012

Professione Solenne di fr. Michele e fr. Fabio

Cari amici, il Signore vi dia Pace. La nostra fraternità francescana della Basilica del Santo (Pd) ha vissuto giovedì 4 ottobre , solennità di S. Francesco, un grande momento di gioia e di festa: la Professione Solenne di due giovani frati - frate Michele e frate Fabio.
Riporto di seguito alcune parti del suggestivo rito che ha suggellato la Vocazione tanto alta di questi due giovani, ora FRATI PER SEMPRE.

Basilica di S. Antonio - Rito della Professione solenne
 LE INTERROGAZIONI
Terminata l'omelia, dopo un congruo tempo di silenzio, i candidati si sono alzati e il celebrante, P. Gianni Cappelletto -  Ministro Provinciale, li ha interrogati con le seguenti domande:

Il Celebrante ha domandato:
Fratelli carissimi, voi siete già morti al peccato e consacrati a Dio mediante il Battesimo;volete ora appartenergli più intimamente con il nuovo e definitivo titolo della professione perpetua nel nostro Ordine Serafico?
Frate Fabio e Frate Michele insieme hanno risposto: Sì, lo voglio.

Il celebrante:
Volete, con l'aiuto di Dio, abbracciare quella stessa vita di perfetta castità, obbedienza e povertà, che san Francesco, seguendo l'esempio di Gesù Cristo e della sua santissima Madre, la Vergine Maria, scelse per sé e i suoi frati, e in essa perseverare sino alla morte?
Frate Fabio e Frate Michele: Sì, lo voglio.

Il celebrante:
Volete impegnarvi a servire, amare, adorare e pregare il Signore Dio con cuore puro e mente pura ed essere uomini di preghiera o, più ancora, come il Padre san Francesco, preghiera vivente?
Frate Fabio e Frate Michele: Sì, lo voglio.

Il Celebrante:
Volete accogliere e amare i fratelli che il Signore vi dona, avendo per loro cura e sollecitudine, perché se una madre nutre e ama il suo figlio carnale, tanto più uno deve amare e servire il suo fratello spirituale?
Frate Fabio e Frate Michele: Sì, lo voglio.

Il Celebrante:
Volete, con la grazia dello Spirito Santo, dedicare la vostra vita  a rendere testimonianza a Gesù Cristo con la parola e con le opere e, come frati minori servire la Chiesa nello spirito di Gesù, che è venuto per servire e non per essere servito?
Frate Fabio e frate Michele: Sì, lo voglio.

Il Celebrante:
Volete, come pellegrini e forestieri in questo mondo, abbracciare l'altissima povertà del Signore Gesù Cristo e della sua Madre poverella, e condividere con letizia la vita dei poveri  e degli ultimi del mondo, riconoscendo in loro il volto del Signore?
Frate Fabio e frate Michele: Sì, lo voglio.

Il Celebrante, prendendo atto della loro decisione, dice queste parole:
Dio, che ha iniziato in voi quest'opera buona,
la porti a compimento fino al giorno di Cristo Signore.
Tutti:  Amen.


PROFESSIONE
Terminato il canto delle Litanie dei santi, durante il quale i candidati si sono prostrati a terra in segno di tale affidamento al Signore, vi è stato il momento della Professione con la formula che riporto.
Il Ministro era seduto. Fra Fabio e Fra Michele si sono presentati davanti a lui e, ad uno ad uno, mettono le loro mani nelle sue hanno letto la formula della Professione già antecedentemente scritta di proprio pugno.

A lode e gloria della Santissima Trinità.

lo, fra Michele / fra Fabio,
poiché il Signore mi ha ispirato
di seguire più da vicino il Vangelo
e le orme di nostro Signore Gesù Cristo,
davanti ai fratelli qui presenti,
nelle tue mani, fra Gianni Cappelletto,
con fede salda e volontà decisa:
faccio voto a Dio Padre santo e onnipotente
di vivere per tutto il tempo della mia vita
in obbedienza, senza nulla di proprio
e in castità
e insieme professo
la vita e la Regola dei Frati Minori
confermata da papa Onorio
promettendo di osservarla fedelmente
secondo le Costituzioni
dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali ;
Pertanto mi affido con tutto il cuore a questa fraternità
perché, con l'efficace azione dello Spirito Santo,
guidato dall'esempio di Maria Immacolata,
per l'intercessione del nostro Padre san Francesco
e di tutti i santi,
sostenuto dal vostro fraterno aiuto,
possa tendere costantemente alla perfetta carità
nel servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini.

Camposampiero- Santuari Antoniani: frate Fabio e frate Michele

giovedì 4 ottobre 2012

Solennità di San Francesco d'Assisi


...da te..Francesco..eccoci ancora pellegrini
Torniamo volentieri, Francesco, almeno con il cuore, ad Assisi, pellegrini alla tua tomba sulla nuda roccia del ‘colle del Paradiso’. Ci attira sempre la tua vita di povero di Gesù, di fratello di tutti, di uomo del Vangelo. Aiutaci Francesco ad essere cristiani, aiuta la nostra Italia che ti invoca suo Patrono in questi tempi non facili.
Ed oggi, festa di san Francesco, la nostra Famiglia Francescana è ancor più nella gioia perché, presso la Basilica del Santo in Padova, due giovani, fra Fabio e fra Michele, hanno pronunciato il loro SI'  (frati per sempre) nel seguire il Signore Gesù sulle orme del Poverello d’ Assisi e del suo discepolo, S. Antonio di Padova, entro la nostra Fraternità. Li affidiamo anche alla preghiera di ciascuno di voi.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova

frate Michele e frate Fabio...frati per sempre!
Omelia del Provinciale, P. Gianni Cappelletto, alla Professione Solenne

Cari Fratelli e Sorelle, il Signore vi dia pace!
«Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita»: è l’espressione salmica (Sal 15/16,5) risuonata in questa liturgia come “salmo responsoriale”. I nostri due confratelli – fra Fabio e fra Michele – l’hanno collocata nell’invito a partecipare a questo giorno di festa: mi sembra che attraverso di essa abbiano sintetizzato il senso della scelta che stanno per fare con la professione solenne con la quale entrano definitivamente nella nostra Famiglia religiosa, l’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Siamo frati che in San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, riconosciamo il nostro fondatore e la nostra guida nel cammino di consacrazione al Signore.

«Nelle tue mani è la mia vita», prima di tutto! Nell’ottica della nostra fede, infatti, siamo consapevoli che l’esistenza di ognuno di noi è “da sempre” nella mani del Signore: è Lui che ci ha creati e plasmati; è Lui che continuamente ci ri-crea e ci accompagna nel nostro cammino tenendoci per mano. A Lui, pertanto, il primo grazie perché – come specifica lo stesso Salmo – è Lui che ci indica, attraverso il suo Figlio Gesù, «il sentiero della vita» e ci fa gustare la gioia della sua presenza di Padre amoroso e misericordioso e la dolcezza di averlo come compagno di viaggio.
Il secondo grazie va a chi, nel concreto dell’esistenza, ha dato una mano al Signore per far crescere questi due nostri fratelli accompagnandoli con affetto a questo giorno: i genitori, i familiari e gli amici; l’ambiente parrocchiale e i gruppi di appartenenza; gli educatori che li hanno seguiti nel cammino all’interno delle nostre case formative francescane. Un insieme di tante mani che oggi consegnano con riconoscenza a Dio la vita di questi due giovani frati perché continui a plasmarli e a guidarli con le sue mani – senz’altro più delicate delle nostre nel porre attenzione alla loro storia personale, ma anche più esigenti nel condurli nel cammino della vita. Sia Fabio che Michele hanno già sperimentato, infatti, che qualche volta il Padreterno usa le mani anche per dare qualche sberla per svegliarli o qualche strattone per rimetterli in carreggiata!

«Il Signore è mia parte di eredità e mio calice», afferma la prima parte della citazione salmica: i nostri due confratelli hanno maturato la convinzione che si portano nel cuore «una sola passione: amare il Signore! Non cercano altro. Sono convinti che Dio sia l’unico bene per loro», l’unica eredità che hanno su questa terra. «Il Signore non è per loro il bene più grande fra tanti altri beni, ma l’unico bene», quel calice d’amore dal quale abbeverarsi quando desiderano gioia, amicizia, ospitalità. Come lo è stato per San Francesco che, in una sua preghiera, afferma: «Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene … Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità. Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore» (FF 261).
Ma Fra Fabio e Fra Michele sanno pure, come il Salmista e tutti noi, che si sono messi alla ricerca di Dio vivendo «in una società idolatra»: proprio interesse, prestigio, dominio, denaro sono idoli ai quali non è facile sottrarsi «perché il loro fascino è forte». Un fascino che Fabio e Michele in qualche momento hanno sperimentato e al quale non si sottraggono una volta per tutte, nemmeno con la professione religiosa: «la tentazione dell’idolatria è sempre presente, perché il suo fascino è sottile e subdolo, e può sempre insinuarsi nell’animo dell’uomo, anche del credente». Per questo la nostra preghiera si fa più intensa e convinta: per loro, come per tutti noi, chiediamo al Signore che istruisca il nostro cuore anche di notte, che stia alla nostra destra perché non vacilliamo e che ci tenga per mano nel momento della tentazione che ci indurrebbe a lasciare la strada che abbiamo scelto di percorrere!
Perché noi cristiani – e non solo noi frati – continuiamo a ricercare Dio, nonostante ci siano voci che ci chiamano su altri sentieri, più facili e praticabili senza troppe fatiche? Le ragioni – almeno quelle addotte dal Salmista e che i nostri due confratelli sottoscrivono oggi con i voti religiosi – sono fondamentalmente due. «La prima è la convinzione che soltanto la ricerca e la comunione con Dio danno senso e sapore alla vita. L’uomo è fatto per Dio, le altre cose sono troppo piccole e lo deludono. E la seconda è la convinzione che soltanto chi si affida a Dio può trovare quella speranza che è necessaria per avere una visione positiva della vita, anche in mezzo alle tribolazioni» (cf. B. MAGGIONI, Davanti a Dio. I Salmi 1-75, Vita e pensiero, Milano 2001, pp. 53-55).

Qual è l’approdo di tali convinzioni che oggi diventano per Fabio e Michele scelte di vita “per sempre”? Quello di incarnare e testimoniare, ognuno con le proprie peculiarità e caratteristiche, “il volto umano di Dio” «vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità» – come professeranno tra poco. Certo, non è facile oggi comprendere che chi emette i voti religiosi si impegna a testimoniare “il volto umano di Dio” dal momento che i voti richiedono anche una rinuncia a qualcosa che ha a che fare con la nostra umanità! L’obbedienza chiede di rifiutare l’idolatria di se stessi e della propria volontà; la povertà va vissuta nella prospettiva di non fare dei beni il proprio dio; la castità chiede che non ci siano relazioni affettive preferenziali al di fuori di quella con il Signore.
Ma sarebbe riduttivo intendere e vivere i voti solo in quest’ottica di rinuncia perché essi sono, prima di tutto, delle strade che portano a maggior vita; anzi a dare un volto umano al volto di Dio avendo come icona di riferimento Gesù Cristo: Dio nessuno l’ha mai visto – afferma l’evangelista Giovanni – ma proprio il Figlio unigenito che è sempre rivolto verso il Padre, è lui che ce lo ha rivelato (cf. Gv 1,18). Ogni cristiano – e in modo particolare le persone consacrate – continua, in quanto discepolo del Signore Gesù, a testimoniare il volto di Dio Padre nell’oggi storico in cui vive.
Infatti, l’obbedienza è prima di tutto dire di sì al Signore che parla e chiama attraverso le mediazioni umane, attraverso la storia; soprattutto mediante la sua Parola consegnata nella Sacra Scrittura: come Gesù è stato obbediente al Padre fino alla morte e alla morte in croce, così il cristiano consacrato è disposto ad accogliere come “senso della propria esistenza” quanto il Signore di volta in volta gli fa comprendere pur sapendo che c’è comunque un “prezzo” da pagare!
La povertà richiede a tutti noi consacrati – ma pure ad ogni credente in Cristo – di vivere con sobrietà la relazione ai beni della terra, sapendosi accontentare del “pane quotidiano” senza accumulare troppo; anzi: praticando, come raccomanda il Serafico Padre San Francesco, la restituzione quale forma di solidarietà che genera vita e speranza in chi la riceve (cf. FF 49).
La castità è un invito, non solo per noi consacrati, a investire positivamente il dono della sessualità e dell’affettività perché altri abbiano la vita, e una vita piena di senso, sapendo integrare ogni passione umana nell’ottica del dono di sé, di una relazione che – come affermava papa Paolo VI – stringe tante mani senza lasciarsi afferrare da alcuna.
Vivendo con gioia tali scelte di vita, pertanto, ogni frate diventa capace di dare volto umano a Dio: un Dio che rivolge ancor oggi una Parola di fiducia e speranza a chi è sfiduciato e senza più avvenire: ecco l’obbedienza come ascolto della vita che pulsa nelle persone e chiede ancora spazio per esprimersi; un Dio che si prende cura dei poveri e dei sofferenti: ecco la povertà come segno dell’amore del Padre verso i più deboli e indifesi; un Dio che ama fino alle estreme conseguenze, dare la vita per gli amici”: ecco la castità come disponibilità a donare tutto di sé senza appropriarsi di nulla, nemmeno della propria vita!

Tutto questo, per noi francescani, sull’esempio di Francesco d’Assisi che, con le sue scelte anche molto radicali, ha testimoniato – e per questo è affascinante pure oggi – il “volto umano” di Dio Padre e di suo Figlio Gesù Cristo. Il modo consueto di pensare e proporre Dio era, al tempo di Francesco, quello del Signore inteso come Altissimo (e pertanto “lontano” dalla storia) e Dominatore del mondo (e perciò giudice). Un Dio distante, quindi, che «non raggiunge la vita quotidiana» dei cristiani. «Il portale della nuova chiesa di San Rufino (in Assisi) lo raffigura come dominatore del mondo, che, servito dal sole e dalla luna, alto, troneggia sulla terra e sugli uomini» (N. KUSTER, Francesco d’Assisi maestro di spiritualità, EMP 2004, p. 20). A san Damiano, il giovane Francesco sperimenta, nel Crocifisso, un volto diverso di Dio: non il Pantocrator «nella sua maestà imperiale su un trono d’oro, ma nudo sulla croce (…) Non il Dominatore del mondo, ma l’Incarnato; non il Signore, ma il Solidale (…). Non il Signore dei signori, ma l’Amico dei piccoli, dei traviati, dei ripudiati» (ID., p. 27). Tutta l’esistenza di Francesco è riassunta in questo proposito: seguire le orme di nostro Signore Gesù Cristo per testimoniare un nuovo volto di Dio:
- è l’«Altissimo, onnipotente buon Signore», amico dei poveri e degli ultimi, al quale va l’obbedienza del cuore, quell’atteggiamento di umiltà che fa dire al giovane Francesco: “Signore, cosa vuoi che io faccia?” (FF 1401);
- è il Cristo «nudo, povero e morto in croce», da seguire con scelte radicali che, per il Poverello di Assisi, sono: povertà nei vestiti (Rb II), lavoro senza rivendicazione del salario (Rb V), vita itinerante come pellegrini e forestieri (Test 28);
- è lo Spirito Santo che fa vivere la castità come semplicità e trasparenza nelle relazioni, come comportamento pacifico e pacificante, come amore verso i nemici … come chiede il Serafico Padre nelle Ammonizioni a noi, suoi Frati (FF 158; 164; 167-168; 172; …).
«Chiunque osserverà queste cose afferma il Serafico Padre al termine del suo Testamento –, sia ricolmo in cielo della benedizione dell’altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi» (FF 131).

Troppo difficile tale proposta di vita oggi? Chi può viverla in pienezza e alla perfezione? E poi, non è un po’ troppo “fuori moda”? Domande inquietanti alle quali noi cristiani possiamo rispondere ricorrendo alla pagina evangelica ascoltata in questa liturgia: è una proposta di vita che Dio Padre ha tenuto nascosta ai sapienti e agli intelligenti per rivelarla ai piccoli! E per viverla in pienezza ci vuole – afferma lo stesso Gesù – una vera “umiltà di cuore” che si impara alla sua sequela, di Cristo crocifisso e risorto venuto per fare la volontà di Colui che lo ha mandato (cf. Lc 22,42; Gv 4,34). Ce ne offre un vivo esempio il Serafico Padre per il quale l’umiltà è il fondamento della vita spirituale sua e dei suoi frati (FF 1783). Afferma, infatti, un suo biografo che «sentendosi trasformato in Cristo principalmente per la virtù della santa umiltà», Francesco «desiderava nei suoi fratelli l’umiltà sopra tutte le altre virtù, e li incoraggiava senza sosta e affettuosamente, con le parole e l’esempio, ad amarla, desiderarla, acquistarla e conservarla» (FF 1768)

È questo l’augurio che – a nome degli altri Frati della Provincia Patavina e della Provincia di Bologna con i quali dall’aprile prossimo condivideremo lo stesso cammino – esprimo a fra Fabio e a Fra Michele: possiate, cari fratelli, con le scelte concrete della vostra esistenza, dare volto umano al volto di Dio, nella sequela di Gesù Cristo e sull’esempio di san Francesco d’Assisi e del suo fedele seguace Antonio di Padova. Anche se tale cammino non sarà sempre facile perché soggetto a varie tentazioni, come accennato poco fa, … non resterete delusi se accetterete di imparare da Cristo l’umiltà del cuore che vi permetterà di riprendere sempre di nuovo il cammino facendo riecheggiare in voi la domanda: Signore, cosa vuoi fare ancora di me?”. Ve lo garantiamo noi, vostri Fratelli maggiori: oggi vi accogliamo definitivamente nella nostra Famiglia francescana. Non sempre siamo stati e saremo per voi “perfetti testimoni del volto umano di Dio”, ma sempre ci troverete al vostro fianco – desiderosi di riprendere con voi il cammino di consacrazione al Signore!
E insieme a voi diremo ancora con convinzione: «Il Signore è nostra parte di eredità e nostro calice: nelle sue mani è la nostra vita»!

Fra Gianni Cappelletto
Ministro provinciale