martedì 18 settembre 2012

Vorrei diventare frate, ma non mi sento degno...


Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ascolto del Signore e della sua chiamata per la vostra vita.

Ricevo talvolta alcune lettere alquanto sconfortanti e tristi nei riguardi della vocazione religiosa. Molti ragazzi infatti, abbandonano questo desiderio e non danno seguito a tale progetto santo del Signore su di loro, accampando vari motivi e scuse: non sono degno, sono un peccatore, sono ignorante, non sono diplomato, sono debole, sono troppo giovane... ho fatto molti errori, ecc... ecc... ecc... Ebbene, cari amici, vorrei ricordare a ciascuno prima di tutto che il Signore chiama chi vuole, come vuole e quando vuole. Le "chiamate" che troviamo nei Vangeli ci parlano di uomini per niente affatto speciali, anzi alcuni erano pieni di mediocrità e meschinità, soggetti a vizi e tradimenti...eppure da questi sono usciti gli Apostoli che hanno evangelizzato la terra!!
Il Signore non guarda a ciò che guarda l'uomo, e la vita religiosa non è in funzione del fare o del successo pastorale, o di una sapienza o perfezione umana o di chissà quali ricercatezze mistiche o spirituali.
La vita religiosa, è prima di ogni altra cosa vita di consacrazione a Dio, quale unico scopo e obiettivo della propria esistenza.
Certamente, questo non significa l'esimersi da un cammino serio di discernimento e formazione, di conversione e superamento di sè.

Alltri invece mi scrivono , tirando in ballo i peccati della Chiesa e la sua rilassatezza o le mancanze del clero o degli ordini religiosi, giustificando così  un loro ritiro e fuga dalla vita religiosa. Mentre  a volte, ricevo lettere di persone che non si decidono mai per una scelta, non si danno pace, perennemente inquieti, sempre alla ricerca dell'esperienza più coinvolgente o dell'Ordine o della Congregazione che "fa per loro" o del gruppo religioso migliore, "più osservante e devoto", dove finalmente potersi "trovare bene" e realizzare il proprio sogno.
Riguardo a ciò, San Francesco riceve dal Crocifisso un mandato che va in tutt'altra direzione e che continua ad essere valido per ogni francescano: "Va' Francesco, ripara la mia Casa, che come vedi va tutta in rovina". Vale a dire: c'è bisogno, oggi come allora e alla stregua del Poverello di Assisi , di giovani ardenti e appassionati e temerari che amino la Chiesa come loro madre e si spendano per essa, per renderla più bella e santa e splendente. Come S. Francesco, c'è bisogno di giovani che si sentano inviati là dove il Signore li vuole mandare, piuttosto che alla ricerca di un proprio spazio "bello" e appagante, fatto "a loro misura" come talvolta succede; consapevoli invece che la missione è un andare "in mezzo ai lupi", calpestando in letizia e semplicità una strada ardua, dove si incontreranno demoni, spiriti immondi, lebbrosi, malati  e infermità di ogni genere..(cfr Mt 10), dove si è chiamati a guarire, sanare, annunciare, testimoniare....
La vocazione religiosa francescana, non ha dunque nulla a che fare con il quieto vivere, il successo personale o un apparire sterile o un vivere comodo o solo esteticamente perfetto (sia pure "spirituale")..: è sempre offerta di sè, ascolto ubbidiente, donazione totale, croce abbracciata, amore a Gesù Crocifisso e alla sua Chiesa senza "se" o "ma"....La vocazione religiosa è per gli umili e i poveri, per chi si abbandona al Signore e nulla più!

Al riguardo, ricorre oggi (18 settembre) la festa di un santo francescano minore conventuale che ci può aiutare in questa nostra riflessione: san Giuseppe da Copertino, patrono degli studenti). La sua vicenda è davvero emblematica, così come il suo cammino vocazionale, che vi invito ad approfondire nel racconto che ne fa un mio caro confratello (frate Alessandro) nel suo blog: Cantuale Antonianum. Potete trovare ulteriori notizie sulla figura di san Giuseppe anche nel SITO ufficiale a lui dedicato.

Spronando tutti i dubbiosi e gli inquieti a fidarsi unicamente del Signore, vi benedico.
frate Alberto di Padova

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