mercoledì 16 maggio 2012

Diventare frate francescano; il "SI' di fra Manuel

Padova, Pontificia basilica di S. Antonio, 12 maggio 2012

Caro frate Manuel
Sabato scorso, nella Basilica del Santo, hai pronunciato per sempre e per l'intera vita il tuo "SI' al Signore con la Professione solenne. I voti di castità, e obbedienza e povertà, che hai emesso vogliono dire il tuo donarti senza alcuna riserva a Lui, unico amore e bene e possesso per il quale hai deciso di spendere la tua esistenza.  Mi ha commosso vederti così giovane (29 anni) eppure già al termine di un lungo iter formativo, da sempre determinato in una scelta tanto radicale e forte. Non ho potuto non ricordare quando, ancora adolescente, (frequentavi le superiori) avevi conosciuto P. Alessandro Brentari e poi sei arrivato al convento di  Camposampiero per iniziare il tuo cammino di discernimento; un cammino a volte non facile, ma sempre sorretto dal tuo sogno fortissimo  di "diventare frate"!!
L'abbraccio con cui noi confratelli ti abbiamo accolto definitivamente nella famiglia francescana è  allora l'immagine più bella per dirti il nostro bene e il nostro grazie.
Ti vogliamo bene!
I tuoi Frati

Momento della Professione Solenne
Per ulteriori video o fotografie vedi sito della provincia patavina
 
Omelia di P. Gianni Cappelletto,
Ministro provinciale, nelle cui mani fra Manuel ha pronunciato la Professione
 
lapiccolavia@...: è l’indirizzo di posta elettronica di fra Manuel, un modo per indicare, a chi riceve la sua comunicazione, come lui si considera, cosa gli sta a cuore, verso dove sta camminando.
In “la piccola via” – espressione cara a Santa Teresa di Lisieux ma di intonazione tipicamente francescana – fra Manuel esprime prima di tutto se stesso, il suo volto, il come si pensa davanti al Signore e si presenta a noi: come una persona in cammino e pertanto non arrivata, e ciò lo definisce come “piccolo” agli occhi di chi egli considera grande, il Signore appunto e la Fraternità francescana all’interno della quale ha scelto di giocarsi l’esistenza.  Camminare nella vita significa, nell’esperienza cristiana, prima di tutto accettare che il Signore sia nostro compagno di viaggio, un compagno che se da una parte ci fa da guida esperta nei sentieri che conducono alla vera vita, dall’altra gioca un po’ a nascondino perché desidera che noi ci sentiamo liberi di accogliere quanto ci propone. È il momento in cui ci sentiamo soli e fatichiamo a distinguere la sua da altre voci che ci provengono dall’interno di noi stessi o dall’esterno per segnalarci strade più facili e agevoli da percorrere per dare senso al nostro esistere.
Un po’ come è successo al giovane Samuele di cui ci ha parlato la prima lettura (1 Sam 3,1-10): ha impiegato del tempo per imparare non solo ad ascoltare il Signore distinguendo la sua da altre possibili voci ma pure a rispondergli in modo adeguato perché la fretta lo portava a voler fare tutto e subito. Fondamentale è stata la presenza dell’anziano sacerdote Eli che – invece di attirare a sé il giovane Samuele – l’ha educato a relazionarsi al Signore con pazienza e sapendo attendere umilmente il tempo opportuno. E finalmente Samuele si è messo in ascolto del Signore e ha fatto scelte coerenti con quanto Lui gli suggeriva.
Certo, per arrivare a vivere questo, sia Eli che Samuele hanno dovuto tirar fuori dal loro bagaglio umano due atteggiamenti che appaiono fondamentali anche oggi per una vita cristiana credibile: l’umiltà nel lasciarsi guidare e nel riprendere il cammino dopo l’apparente insuccesso; la pazienza con se stessi e con Dio quando non è chiaro cosa sta suggerendo e si procede a tentativi, sperando che ci vada bene!
Ecco, pertanto, due caratteristiche de “la piccola via” indicata da Santa Teresa e fatta propria da fra Manuel: umiltà e pazienza, virtù oggi fuori moda in una cultura che considera l’umile un fallito e il paziente un codardo! Riusciamo ad andare “oltre” i modelli proposti dalla cultura attuale per realizzarci se – come cristiani – ci è chiaro cosa ci sta a cuore: camminare nella vita seguendo i nostri progetti marcati dal “tutto e subito” o accogliere – seppur con fatica e nel tempo – quanto il Signore ci suggerisce come “cosa buona e giusta” per noi? A noi la scelta tra queste due possibilità, sapendo che ognuna di esse comporta un prezzo da pagare per diventare strada percorribile.
Ce lo indica l’esperienza della Vergine Maria nel brano evangelico ascoltato, comunemente detto “dell’annunciazione” (Lc 1,26-38). Maria, giovane donna di Nazaret – allora insignificante località della Galilea – sembra aver chiaro cosa le sta a cuore: sposarsi con il giovane Giuseppe che ricambia il suo amore, e diventare pure lei madre come tutte le altre donne del paese. Il Signore, attraverso il suo messaggero, l’angelo Gabriele, le fa una proposta alternativa: diventare sì madre, ma secondo la logica di Dio e a servizio del suo progetto. Dio non frustra i desideri più genuini di Maria, li iscrive però nel suo orizzonte capace di dare senso profondo e completo alla loro realizzazione.
Al turbamento interiore di Maria, l’angelo risponde entrando in dialogo con la giovane nazaretana per aiutarla a superare le difficoltà e accogliere con serenità la proposta di Dio. E alla fine Maria dice il suo “sì” non chinando la testa perché non può fare altrimenti, ma contenta di mettersi a servizio del Signore. Maria ha accolto nel proprio cuore ciò che stava a cuore a Dio: farsi uomo! E questa scelta di diventare “cuore umano” che accoglie “il cuore di Dio”, Maria l’ha pagata cara sia per l’incredulità dei nazaretani sia sotto la croce – come ci attestano i cosiddetti “vangeli della passione”! L’essere stata concepita ”senza peccato” non l’ha dispensata dal vivere in pienezza il suo essere creatura umana che cammina liberamente nella storia sapendo di dover affrontare pure momenti di fatica e di sofferenza.
Figuriamoci, pertanto, se è stato facile per fra Manuel giungere a questo giorno, non essendo nato “senza peccato”! Le fatiche le narra egli stesso nella lettera con cui ha chiesto di poter emettere oggi i voti perpetui e le riporta poi quasi integralmente nel blog del Seminario Teologico (25 gennaio 2012). Lì intitola la sua testimonianza con le parole di un teologo contemporaneo: “Con il Signore ci vuole molta pazienza”. È vero, afferma, che «è Dio che, per primo, con amore e fedele pazienza, fin da bambino mi ha preso per mano» e mi ha accompagnato fin qui. Ma è anche vero che io pure ho dovuto armarmi di pazienza per non affrettare i tempi e far di testa mia. «Pazienza. Una parola – scrive fra Manuel – per me così poco comprensibile e accettabile, ma che mi si è stampata nel cuore e mi accompagna tutt’ora (…). La parola “pazienza” – continua – «fa da filo rosso in quanto riconosco come Dio ce l’abbia avuta verso di me, nell’accompagnarmi puntigliosamente a crescere in modo particolare nella relazione di reale conoscenza di me stesso e nel rapporto con i fratelli e compagni di cammino. Quante volte lungo tutto questo cammino ho desiderato (…) “correre” avanti e saltare passaggi di crescita necessari; quanta pazienza, come capacità di “stare” lì dove il Signore mi chiamava ad essere e lottare per una sequela sempre più intensa e sincera (…) Non posso che innalzare con tutto il cuore cantici di benedizione a Dio che, in modo particolare tramite le figure formative, mi ha accompagnato con infinita pazienza ed amore».
Se tutto questo ha un senso, perché vita concreta illuminata e accompagnata dal Signore, allora anche per fra Manuel diventerà più evidente verso dove sta camminando, verso dove sta orientando la sua vita con la professione religiosa. “La piccola via” intrapresa si colora di proposte fatte dal Signore tramite la Famiglia francescana e di impegni concreti – quelli che tra poco fra Manuel assumerà “per tutta la vita”, e cioè: vivere, come afferma San Francesco, «in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità» per poter essere discepolo credibile di Gesù Cristo (Rb 1,2; FF 75).
In obbedienza”: prima di tutto al Signore e alla sua Parola mediata dalla Fraternità in cui vivrà. Se è difficile – come abbiamo visto – obbedire al Signore, altrettanto lo è “obbedire ai fratelli”. Sono in cammino con noi, con pregi e difetti, stanchezze che bloccano e slanci che proiettano in avanti: proseguire “insieme” richiede a tutti tanta umiltà e pazienza per non scoraggiarci e mollare tutto, per non abbandonare la fraternità mettendoci in proprio!
Per questo è necessario che viviamo “senza nulla di proprio”: non si tratta solo di povertà economica o di stile di vita sobrio quanto anche di “povertà interiore”, vera espressione di quell’io che pretenderebbe ragione e ossequio per vivere, mentre per crescere ha bisogno di condivisione fraterna e di gratuità nel servizio.
Non è un atto di umiliazione, quanto piuttosto l’unica strada per essere fecondi, per vivere il voto di “castità” non come negazione degli affetti quanto come investimento della propria capacità di amare per il bene di tutti e non solo di pochi.
In quest’ottica, “la piccola via” non è una strettoia imposta per mortificare la mia libertà di scelta, il mio bisogno di possedere e il mio desiderio di amare e di essere amato; è, invece, la strada liberamente scelta per vivere quanto mi caratterizza come creatura umana secondo la logica del dono, del «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,9), e possibilmente a tutti e non solo ad alcuni!
Caro Fra Manuel, mi associo a te nel ringraziare – come scrivi nel blog – le tante persone che, quali «testimoni forti» dell’amore del Signore, ti hanno accompagnato su “la piccola via” dell’umiltà e della pazienza per giungere a questo giorno preparato per te dal Signore: i tuoi genitori, i familiari e gli amici; il tuo parroco don Antonio Milani e gli educatori del Seminario diocesano di Tencarola; i primi Frati che hai incontrato, padre Alessandro e padre Alberto, e quelli che poi ti hanno accompagnato durante il cammino formativo presso il postulato di Brescia, il Noviziato e il Teologico di Padova; le varie comunità religiose in cui hai vissuto, in particolare la prima che ti ha accolto – quella di Camposampiero – e quella di Sant’Antonio Dottore in Padova in cui attualmente vivi.
A nome della Fraternità francescana – l’Ordine dei Frati Minori Conventuali – alla quale oggi ti affidi con tutto il cuore, ti prometto che cercheremo di essere tuoi compagni di viaggio pazienti e umili perché possiamo camminare serenamente sulla via della “perfetta carità” che il Serafico Padre San Francesco indica a tutti i suoi frati e che Sant’Antonio ha percorso con gioia e fedeltà.
E insieme preghiamo – alla luce delle espressioni del Salmo responsoriale (Sal 84) – perché tu possa confidare sempre nel Signore e avere costantemente nel cuore le sue vie perché, collaborando con Lui, tu riesca a portare a compimento quell’opera buona che ha iniziato in te e che dona senso alla tua vita.
Buon cammino, Fratello, su “la piccola via” che il Signore nel tempo colorirà di altri atteggiamenti oltre all’umiltà e alla pazienza.

Fra Gianni Cappelletto
Ministro provinciale

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