venerdì 6 aprile 2012

Basilica del Santo : Triduo con i giovani

GIOVEDÌ SANTO 2012
Basilica di S. Antonio (Pd)
Giovani e frati Al Triduo Pasquale

Cari amici, qui alla Basilica del Santo prosegue l'esperienza del Triduo con i giovani che hanno scelto di condividere questi giorni con noi frati. Abbiamo tutti ancora negli occhi e nel cuore la toccante e commovente Eucarestia (in Coena Domini) celebrata giovedì sera , mentre stamattina (venerdì santo) abbiamo visitato una realtà francescana molto forte: "Casa S. Chiara" dove le Suore francescane Elisabettine accompagnano nei loro ultimi giorni, con amore e dolcezza, persone segnate da gravi malattie (tumori, aids..) e da difficili situazioni di vita (tossicodipendenti, prostitute..barboni...ecc.) . Quanto amore e dedizione gratutita in nome di Gesù! Portando ciascuno di voi nella preghiera di questi giorni,  propongo di seguito l'omelia che P. Gianni Cappelletto , superiore dei francescani conventuali (per il Nord Italia) ha pronunciato nella messa di ieri sera (giovedì santo) qui in Basilica . Il Signore vi benedica. frate Alberto


Navigando in internet qualche settimana fa, sono capitato in un sito che – per vendere i suoi prodotti – proponeva agli internauti di trovare una risposta a quattro domande ritenute fondamentali per vivere bene. Ve le elenco, con la breve nota copiata dal sito.
1. Chi sono io? Come faccio a scegliere cosa è meglio per me, se non so chi sono io?
2. A cosa servo? Dato che esisto, a qualcosa servo. Ma “a cosa”?
3. Il vero amore esiste? Se sì, come faccio a riconoscerlo?
4. Come si fa ad essere felici? Mah!
Ovvio che, a quest’ultima domanda il curatore del sito proponesse come risposta di comperare la merce di propria produzione: “sarai felice se avrai questo … se potrai far sfoggio di quest’altro … se riuscirai ad avere quest’altra cosa …” ecc.
Anch’io vorrei rispondere alla stessa domanda (“come si fa ad essere felici?”) interrogando la parola evangelica che abbiamo ascoltato in questa celebrazione eucaristica, memoriale della Cena del Signore.
Nel sito internet richiamato poco fa, la risposta alla domanda sulla felicità è data da un prodotto che io posso acquistare – crisi permettendo! Il segreto della mia felicità, pertanto, è in mano ad un altro ed è affidato a cose esterne a me … Anche nella nostra esperienza di questa sera la risposta alla nostra sete di felicità viene dall’esterno, da un altro: la novità, rispetto al sito internet, è che non devo comperarla perché mi viene donata gratuitamente!
Gesù lava i piedi ai suoi discepoli semplicemente perché li ama: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine», vale a dire in modo gratuito e fino alle estreme conseguenze del dono totale di sé: non chiede niente per sé né prima di compiere tale gesto né dopo averlo messo in atto. Domanda solo due cose, evidenti nel dialogo che ha con il discepolo Pietro:
- «Accetta, per cortesia, che io ti lavi i piedi … cioè che io ti testimoni il volto di un Dio che si mette in ginocchio davanti a te perché riconosce la tua dignità e desidera dimostrarti che ti considera suo amico anche se sei peccatore (cf. Gv 15,13.15)».
- In secondo luogo, Gesù dice a Pietro: «Prova anche tu a lavare i piedi agli altri. Sarai mio amico, infatti, se metterai in atto ciò che io ti propongo (cf. Gv 15,14) e se lo farai a tutti, senza distinzione tra amici e nemici, “in memoria di me” (vale a dire “gratuitamente”) e non “in memoria tua” (cioè per averne qualche vantaggio personale)».
Caro Pietro, solo se pratichi queste due cose, potrai essere felice – afferma con sorpresa Gesù – perché questo è il segreto stesso dell’esistenza umana: dare la vita non solo per i propri amici ma anche per chi ti è nemico; lavare i piedi a chiunque incontri testimoniando la bontà di quel Dio che “per primo” si è inginocchiato di fronte a te!
Accettare che Gesù mi dimostri la sua amicizia lavandomi i piedi significa accogliermi amato gratuitamente da Lui e dal Padre suo, di cui Egli è “icona visibile”. La mia grandezza sta nella sua bassezza! La mia gloria si fonda sulla sua umiltà!
Lavare i piedi agli altri vuol dire amarli così come sono, offrire loro il perdono, aiutarli a trovare la strada della vita e accompagnarli con affetto nel loro cammino.
Certo, accettare il gesto di gratuità di Gesù richiede una forte dose di umiltà; compiere un gesto di gratuità verso un’altra persona, oltre che essere umili domanda anche di essere coraggiosi. Umiltà e coraggio sono gli atteggiamenti che hanno portato Gesù a mettersi in ginocchio davanti ai suoi discepoli; umiltà e coraggio sono anche gli ingredienti di ogni gesto che ci porta ad abbassarci fino ai piedi dell’altro per lavarli con attenzione, con amore, con venerazione. E questo “ha un prezzo”: è una vera “passione” per Gesù e per ognuno di noi, un autentico “venerdì santo” perché si deve “mettere in croce” il proprio orgoglio, la propria presunzione, il proprio egoismo …
Se guardiamo al nostro vissuto, possiamo constatare che ogni volta che abbiamo accettato che qualcuno ci lavasse i piedi e ogni volta che siamo stati capaci di metterci in ginocchio davanti ad un altro ci siamo sentiti sereni, contenti … felici! Non solo perché – come cristiani – l’abbiamo fatto “in memoria di Lui” ma perché in quel momento abbiamo ritrovato noi stessi, ci siamo sentiti vivi, la nostra esistenza aveva un valore / un senso … In altre parole, abbiamo trovato “in noi” e non “fuori di noi” una risposta alle quattro domande da cui siamo partiti. Cominciando dall’ultima:
- “Come si fa ad essere felici?”: accogliendo i gesti con cui il Signore e altre persone ci lavano gratuitamente i piedi e rispondendo con altrettanti gesti di gratuità. Sappiamo che le relazioni gratuite aiutano ognuno di noi a riconoscersi innanzitutto come un dono ricevuto e, perciò, incapace di realizzarsi al di fuori della logica del dono stesso. Se il principio di gratuità pervade non solo le relazioni affettive, ma anche quelle sociali, rendendole, così, autenticamente umane, allora usciremo “insieme” dalla attuale crisi economica e di valori per approdare a relazioni di gratuità e di condivisione. E ciò farà aumentare la sensazione positiva che si può sperare che la felicità sia possibile anche all’interno della crisi esistenziale, delle fatiche economiche, della sofferenza, della fatica del vivere …
- Terza domanda: “Il vero amore esiste?”: certo, e dipende solo da me il renderlo credibile senza sognare di fare cose superiori alle mie forze e senza illudermi che l’amore non abbia un prezzo … basta che non mi ritiri in un cantuccio pretendendo che lo paghino gli altri: anch’io sono chiamato a fare la mia parte, a dare il mio apporto nel costruire amicizia, fraternità, solidarietà …
- E così rispondo anche alla domanda sul senso della vita: “A cosa servo?”. Il mio compito di cristiano e il mio valore consistono nel rendermi trasparenza dell’amore di Dio incarnato da Gesù nel gesto supremo di “dare la vita per i propri amici”. Vivere questo con umiltà e coraggio rende bella e significativa anche per me la mia stessa vita … altrimenti è da buttare!
- Ecco, allora, la risposta alla prima domanda: “Chi sono io?” = una creatura amata gratuitamente dal suo Creatore e perciò resa capace di amare gratuitamente!
Ma poiché «abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2 Cor 4,7) ecco la necessità di far memoria continua di tutto ciò: celebrare l’eucaristia non è ricordare parole e gesti che non ci riguardano perché lontani da noi ma è tornare alla fonte della nostra vita, è dissetarci alla sorgente della vita vera che ci rende felici anche se “a caro prezzo”, è percorrere anche oggi la strada in cui le domande che ci portiamo nel cuore trovano risposta. Non occorre che spendiamo soldi o che facciamo chissà cosa: basta che accettiamo che il Signore ci ami gratuitamente e che da Lui impariamo a fare altrettanto tra noi, pur con i nostri limiti! Saremo più contenti noi; saranno più felici gli altri.
Permettete un’ultima accentuazione. La settimana prossima (12-15 aprile) le Chiese del Nord-est si incontreranno ad Aquileia per riflettere sul cosa significa essere cristiani oggi in queste nostre terre e sul come adeguare la pastorale e i suoi strumenti alle nuove realtà. Soprattutto, mi pare che dovranno tener presenti le domande che tutti gli uomini e le donne si portano nel cuore in questi tempi così incerti e in continuo cambiamento sociale e culturale, come quelle che ho richiamato poco fa alla vostra attenzione. Infatti, tema generale dell’incontro è: “Testimoni di Cristo, in ascolto”.
La nostra preghiera anche durante questa celebrazione della Cena del Signore è che tutti – specialmente noi frati e preti – siamo disponibili ad ascoltare quanto lo Spirito Santo sta dicendo alle nostre comunità cristiane, siamo capaci di intercettare le domande della nostra gente e di accompagnarla con delicatezza su risposte che rendano buona la vita, siamo perseveranti nel testimoniare – anche se non sempre riconosciuti – che vale la pena essere cristiani perché è bello e da’ felicità al cuore

Padre Gianni Cappelletto
Ministro Provinciale dei frati francescani conventuali (nord Italia)

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia qui il tuo commento all'articolo. Lo leggeremo e cercheremo di pubblicarlo quanto prima. Grazie del tuo contributo al Blog!