domenica 1 aprile 2012

Come santa Chiara cercate in Dio il segreto della vera felicità

Pace e bene a voi tutti, 
cari amici "in ricerca" della vocazione e della chiamata del Signore per la vostra vita.

Vi invito a leggervi lo stupendo messaggio che il nostro grande Papa Benedetto XVI ha scritto in occasione della "conversione" di Chiara di Assisi, quando giovanissima (la domenica delle Palme del 1212) decise di seguire  Francesco e il suo ideale di vita evangelica.
E chissà che.... qualcuno o qualcuna si lasci toccare il cuore dal Signore che bussa, si lasci affascinare dall'avventura francescana, dalla scelta "pazza" di donare l'intera esistenza a Dio e ai fratelli !! Molti giovani nel mondo vivono questa esperienza di donazione totale come Frati francescani o Clarisse o Suore Francescane: una chiamata che forse può... riguardare anche te!! S. Francesco e S. Chiara sono certamente ancora e sempre attuali. Provare... per credere.
Vi benedico e... buona Settimama Santa.

Frate Alberto


Il segreto della vera gioia è affidarsi a Dio”: è quanto scrive Benedetto XVI .
Dunque, “come non proporre Chiara, al pari di Francesco, all’attenzione dei giovani d’oggi?”, si chiede il Papa. “Il tempo che ci separa dalla vicenda di questi due Santi – sottolinea – non ha sminuito il loro fascino”. Al contrario, rileva, “se ne può vedere l’attualità al confronto con le illusioni e le delusioni che spesso segnano l’odierna condizione giovanile”. Mai, avverte, “un tempo ha fatto sognare tanto i giovani, con le mille attrattive di una vita in cui tutto sembra possibile e lecito”. Eppure, in questo richiamo, “quanta insoddisfazione è presente, quante volte la ricerca di felicità, di realizzazione finisce per imboccare strade che portano a paradisi artificiali, come quelli della droga e della sensualità sfrenata”.
Tuttavia, afferma con speranza, “non mancano” giovani che, “anche ai nostri giorni, raccolgono l’invito ad affidarsi a Cristo e ad affrontare con coraggio, responsabilità e speranza il cammino della vita, anche operando la scelta di lasciare tutto per seguirlo nel totale servizio a Lui e ai fratelli”. Ecco allora, si legge nel messaggio, che la storia di Chiara e Francesco, “è un invito a riflettere sul senso dell’esistenza e a cercare in Dio il segreto della vera gioia”. Essi sono, soggiunge, “una prova concreta che chi compie la volontà del Signore e confida in Lui non solo non perde nulla, ma trova il vero tesoro capace di dare senso a tutto”. Il Papa ribadisce dunque che la “conversione” di Chiara, avvenuta proprio nei giorni che precedono la Pasqua, è una “conversione del cuore”. Come Francesco, rammenta, “ella non avrà più gli abiti raffinati della nobiltà di Assisi, ma l’eleganza di un’anima che si spende nella lode di Dio e nel dono di sé”.

S. Chiara è accolta da S.Ffrancesco che le taglia i capelli
Dalla Vita di Santa Chiara (Capitolo IV)
Come per opera del beato Francesco mutò vita e passò dal mondo alla vita religiosa

Ben presto, perché la polvere del mondo non abbia ad appannare lo specchio di quell'anima tersa e il contatto con la vita mondana non ne contagi la pura giovinezza, il padre santo si affretta a sottrarre Chiara dalle tenebre del mondo.
Era prossima la solennità delle Palme, quando la fanciulla con cuore ardente si reca dall'uomo di Dio, per chiedergli che cosa debba fare e come, ora che intende cambiare vita.
Il padre Francesco le ordina che il giorno della festa, adorna ed elegante, vada a prendere la palma in mezzo alla folla, e la notte seguente, uscendo dall'accampamento, converta la gioia mondana nel pianto della passione del Signore.
Venuta dunque la domenica, la fanciulla entra in chiesa con le altre, radiosa di splendore festivo tra il gruppo delle nobildonne. E lì avvenne - come per un significativo segno premonitore - che, affrettandosi tutte le altre a prendere la palma, Chiara, quasi per un senso di riserbo, rimane ferma al suo posto: ed ecco che il vescovo discende i gradini, va fino a lei e le pone la palma tra le mani.
La notte seguente, pronta ormai ad obbedire al comando del Santo, attua la desiderata fuga, in degna compagnia. E poiché non ritenne opportuno uscire dalla porta consueta, riuscì a schiudere da sola, con le sue proprie mani, con una forza che a lei stessa parve prodigiosa, una porta secondaria ostruita da mucchi di travi e di pesanti pietre.
Abbandonati, dunque, casa, città e parenti, si affrettò verso Santa Maria della Porziuncola, dove i frati, che vegliavano in preghiera presso il piccolo altare di Dio, accolsero la vergine Chiara con torce accese.
Lì subito, rinnegate le sozzure di Babilonia, consegnò al mondo il libello del ripudio; lì, lasciando cadere i suoi capelli per mani dei frati, depose per sempre i variegati ornamenti.
Né sarebbe stato giusto che, alla sera dei tempi, germogliasse altrove l'Ordine della fiorente verginità, se non lì, nel tempio di colei che, prima tra tutte e di tutte la più degna, unica fu madre e vergine.
Questo è quel famoso luogo nel quale ebbe inizio la nuova schiera dei poveri, guidata da Francesco: così che appare chiaramente che fu la Madre della misericordia a partorire nella sua dimora l'uno e l'altro Ordine.
Poi, dopo che ebbe preso le insegne della santa penitenza davanti all'altare di santa Maria e, quasi davanti al talamo nuziale della Vergine, l'umile ancella si fu sposata a Cristo, subito san Francesco la condusse alla chiesa di San Paolo, con l'intenzione che rimanesse in quel luogo finché la Volontà dell'Altissimo non disponesse diversamente.

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