martedì 27 marzo 2012

Le 6 paure (e fughe) vocazionali

Dal Vangelo di Giovanni

"Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in barca, si avviarono verso l'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma Egli disse loro: Sono io, non temete. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti". (Gv 6,16-21).


Colui che Cristo chiama, attraversa prima o poi inevitabilmente momenti di sconforto e sfiducia profonda. La paura lo può assalire come una tempesta furiosa e improvvisa. La Bibbia, su questo argomento, è ricca di episodi e situazioni drammatiche, ma spesso anche tragicomiche o, se si vuole, qualche volta "ridicole" benché sublimi. Sempre l'uomo, sorpreso dal « vieni e seguimi », è tentato prima o poi di sottrarsi a un tale invito: non è facile "l'abbandono" e "la consegna di sè" totale e senza riserve al Signore!
Attenzione dunque a non cadere nella trappola della... PAURA!!!
Indico di seguito sei "scappatoie" o seduzioni o fughe o paure  fra le più frequenti nei giovani in cammino.

1) «Non sono disponibile», ho già fatto il mio programma, sono super-occupato, non c'è più spazio nella mia vita per te… Nel mondo, il biglietto d'invito per un pranzo nuziale porta, in basso, queste parole: « Rispondere, per favore, prima di tale data ». La Parola di Dio invece non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere o impegno già preso (lavorativo, affettivo…). Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto più felice della tua proposta... ».

2) «Non sono capace». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahvé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, e quindi di privarsi d'una manodopera straniera preziosa e a buon mercato, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia. Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta.

3) «Non sono degno». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza; ma l'insufficienza morale???!!! L'obiezione sembra insormontabile!! Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».

4) «Non vedo dove questo mi porterà». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma… poi, che succede? Dove si va ? Cosa farò? Occorrerà per questo ridursi allo stato di vagabondaggio? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahvé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo per Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».

5) «Non ho sufficienti garanzie umane». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena! Anche la decisione più motivata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti «su ordinazione» tutte le ragazze d'un campus universitario corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...), per frequentarle nei tuoi momenti liberi; ma, quando ti troverai a dover fare la selezione, non potrai andare più in là con questo mezzo: per farti una vera amica, e a maggior ragione una futura sposa, dovrai scegliere e giocarti liberamente. L'amore è il frutto d'un incontro, non d'una pesatura. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa », comporta sempre “un rischio”.

6) «Ho paura di fare fiasco». Capisco. Non tutti possono essere rompicolli; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere, di essere perdenti.
Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Lc 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire. In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.

Meditate giovani... meditate...!
Vi benedico e incoraggio!

frate Alberto

5 commenti:

  1. Bellissimo post caro Fra Alberto... La mia paura sicuramente più forte è la numero 4. A pensarci bene però questa paura può essere collegata a qualsiasi progetto umano... qualsiasi progetto si inizi all'inizio non è mai chiaro ove questo ci porterà, o quantomeno nessuno può darci garanzie. La fede è necessaria sempre, bisognerebbe affidarsi ai propri istinti sapendo che essi vengono da Dio quando si è in grazia con Lui e quindi sono sani.
    Un pò anche la numero 6 ... ho paura di fare fiaschio. Mi trovo in un'età nella quale non si è anziani ma neanche più alle prime armi... e se poi fallisco cosa ne sarà di me?
    Sento che queste paure piano piano si stanno sciogliendo, per questo continuo a pregare il Signore.

    Un caro saluto

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    1. Pace a te caro Giuseppe!
      Si arriva a superare "l'avere paura" solo con un altro atteggiamento : " mi fido !"
      Ti benedico. frate Alberto

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  2. Per questo post mi viene voglia di consigliare un'aggiunta:

    7) Ho paura di perdere quanto di bello ho oggi raggiunto. Amicizie, esperienze e relazioni familiari...

    Tanto tempo fa, un amico frate di Vicenza mi ha sconvolto raccontandomi che con gli amici si sente e incontra regolarmente. Nella mia mente c'era una visione di simil-clausura dettata da non so che visione medievale della vita di Fede.

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    1. Pace a te caro Carlo, grazie per la fiducia e il contributo al discernimento. E' vero, spesso una scelta radicale di vita per il Signore trova grandi ostacoli nei traguardi raggiunti, e negli affetti a cui si è legati..Ma Gesù nel Vangelo al riguardo non è forse perentorio quando dice: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo" (Lc 14,26-27)???.
      E' forte la parola "odiare" che è in realtà un richiamo a chiederci chi mettiamo al primo posto nella nostra vita: il Signore o "qualcun altro", o anche solo "qualche cosa" d'altro?

      Mi colpisce poi che ti abbia meravigliato che un frate coltivi delle amicizie!!In realtà la vita francescana è tutta dedicata al prossimo (nel Signore!), è una continua relazione, è un'esperienza quotidiana di fraternità e comunione con tante persone, dove lo spazio all'amicizia, e all'amore è sempre privilegiato. Il "frate", per antonomasia è "fratello" di tutti; non è mai un isolato!la sua missione è annunciare e testimoniare ovunque e a ciascuno il grande amore di Dio Padre per ogni uomo!!
      Il frate dunque certo, rinuncia a molto, ma seguendo il Signore gli è concesso ben di più come si legge ancora una volta nel Vangelo: "Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna". (Mt 19,29).
      Non mi pare una promessa da poco da parte di Gesù!!?? Ciao..Ti benedico. frate Alberto

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  3. Io non so se il sesto punto m'appartenga o meno. Ho una confusione totale. Ad esempio: io sono una persona terrorizzata da tutto, ma soprattutto sono una persona molto timida; non mi vergogno di dire che sono cristiana, per di più cattolica, quando si parla direttamente di questo a tu per tu con poche persone, né mi sono vergognata di farmi sicuramente ridere dietro (l'ho fatto con la consapevolezza dell'essere già da prima, per molti, lo zimbello della classe) delle grazie ricevute dalla Madonna, del pellegrinaggio che mi ha letteralmente salvata e cambiato completamente la vita dal momento stesso in cui ho messo piede su quella terra benedetta, eppure... non riesco ad impormi quando la gente a scuola si mette a polemizzare, urlando come se le stessero facendo lo scalpo, parlando male della Chiesa, dei preti, di tutti coloro che vanno a Messa (io ci vado tutti i giorni e amo i sacerdoti, quindi provo una grande sofferenza in quei momenti) e magari arriva qualcuno che vuole fare il politicamente corretto e cerca di difendere, un po' alla lontana, la Chiesa ma con argomentazioni che non si sa dove le abbiano trovate, che forse fanno più danno quelle che le affermazioni cui rispondono! E io non riesco a parlare, ad aprir bocca, ad urlare sopra gli altri: 1. sono timida, non riesco ad impormi; 2. rimango allibita da certe cose che dicono e che sono talmente fuori dal mondo che non so come fargliele levare dalla testa; 3. so che se mi metto a difendere i sacerdoti e quelli dicono altre cattiverie su di loro faccio la figura di quella che ha torto mettendomi a piangere come una povera cretina. Mi trovo in una situazione che non so se sono più vigliacca di quel che pensavo o se sono solo timida, se faccio tanto male alla Chiesa stando zitta in quelle situazioni (ho anche provato a rispondere almeno agli insegnanti, che non so dove sentano certe cose sulla Chiesa, forse su Topolino, ma replicano riaffermando queste idiozie come sicure e indubbie, e lì tu, senza una laurea e con molti meno anni di vita vissuta, puoi solo star zitta perché altrimenti fai passare la Chiesa per un mucchio di gente ignorante piena di fisime psichiatriche da ascoltare solo con un sorrisetto ironico stampato in faccia). Io rientro da scuola, ogni benedetto giorno, con un magone tremendo per queste polemiche. E ciò mi pone degli interrogativi, ad esempio: "Posso io portare Cristo come cosa tutta consacrata a Lui se non riesco neanche a parlare in difesa della sua Chiesa?"

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