venerdì 2 marzo 2012

La missione secondo san Francesco

Cari giovani, vi spero sempre più assetati di conoscere la vocazione che il Signore ha seminato nel vostro cuore e di poterla seguire con generosità. E se nella Sua volontà, vi sentiste chiamati alla vocazione francescana, non abbiate paura! Lui non vi farà mai mancare il Suo sostegno!
In questi giorni sono passati dal Convento della Basilica del Santo (Pd) due confratelli che svolgono la loro missione in Medio Oriente. Si tratta di P. Martin Kmetek (sloveno di origine) e residente nel nostro convento di Istambul (Turchia) e P. Cèsar Essayan (libanese) del nostro convento in Beirut (Libano). E' stato davvero interessante e coinvolgente ascoltare la loro testimonianza di francescani  presenti in nazioni a maggioranza musulmana; bello cogliere un grande amore per quelle terre e per quella gente pur insieme alle tantissime difficoltà e fatiche ed emarginazioni varie a cui sono sottoposti . Dicevano però anche, che in particolare i giovani si dimostrano curiosi e desiderosi di conoscere il cristianesimo e che, soprattutto, restano colpiti dalla vita e dalla scelta radicale, per loro inconcepibile, dei francescani. Il Medio Oriente: un luogo dunque dove il carisma francescano parla e interpella. Del resto, da subito San Francesco, ma lo stesso S. Antonio,  provarono un'attrazione fortissima  e un richiamo irrinunciabile a recarsi in Oriente fra "i saraceni" mossi dal desiderio ardente di  testimoniare Gesù Cristo e affascinati dall'idea del martirio, di dare la vita!!

Fra César Essayan, Custode dei frati di Oriente e Terra Santa , incontra il Papa in occasione del Sinodo sul M. Oriente (2010)
San Francesco porrà addirittura nella Regola un capitolo su i frati che vanno tra i Saraceni e altri infedeli. Così fin dalle origini, nel movimento francescano troviamo una grande sete di essere testimoni  di Cristo al di là del mondo cristiano allora conosciuto. Lo slancio missionario fu infuso nei frati dallo stesso fondatore che intese il vangelo "alla lettera", anche e soprattutto in quei capitoli dove Gesù manda i suoi discepoli due a due ad annunciare il Regno di Dio.
Sono tanti i frati dell'Ordine che hanno seguito il suo incoraggiamento e sono andati nelle terre "dei Saraceni": molti di loro sono morti da martiri. La presenza forte dei Frati Minori in Terra Santa e in tutto il vicino Oriente è solo l'aspetto più visibile dell'impatto che le parole di Francesco hanno avuto. Sono centinaia se non migliaia i Frati che da più di 750 anni «hanno offerto se stessi e hanno affidato i loro corpi al Signore Gesù Cristo» dal Marocco alla Cina, e dall'attuale Turchia all'Africa.
Ancora oggi tanti confratelli vivono in paesi a maggioranza musulmana insieme ad altri religiosi e religiose e cercano di comportarsi nel modo indicato da San Francesco: senza suscitare liti o controversie, malgrado le situazioni conflittuali in molti paesi; essendo «soggetti per amore di Dio, a ogni umana creatura», cosa non sempre facile in una società in cui un non-musulmano e straniero molto spesso è visto e trattato come un essere umano di seconda classe; confessando «di essere cristiani» senza imporsi, ma con il coraggio di dichiarare apertamente la loro identità e di rendere conto della fonte della loro fede; annunciando, dove e quando è indicato, cioè quando «piace al Signore», la Parola di Dio.
Atteggiamenti "santi", ma per nulla scontati in una realtà sovente dura e ostile!!! I frati cercano di dare questa testimonianza secondo le parole di San Francesco perché «hanno offerto se stessi e hanno affidato i loro corpi al Signore Gesù Cristo».
Istambul - Chiesa di S. Antonio - dei Frati Minori Conventuali
DALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO (Regula non bullata cap. 16)
"Sui frati che vorranno andare fra i Saraceni"

Dice il Signore: «Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Siate perciò prudenti come serpenti e semplici come colombe». Perciò tutti i frati che vorranno andare tra i Saraceni e altri infedeli, ci vadano con il permesso del loro ministro e servo. E il ministro dia loro il permesso e non li contrasti, se li vedrà idonei alla missione; infatti sarà tenuto a rendere conto al Signore se in questa o in altre cose si muoverà senza discrezione. I frati poi che vanno tra gli infedeli possono vivere e comportarsi con loro, spiritualmente, in due modi: un modo è che non suscitino liti o controversie, ma siano soggetti, per amore di Dio, a ogni umana creatura, e confessino di essere cristiani; l'altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annuncino la Parola di Dio, affinché quelli credano in Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di ogni cosa, e nel Figlio redentore e salvatore, e siano battezzati e diventino cristiani, poiché chi non rinascerà dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio.
Queste e altre cose, che piaceranno al Signore, possono certo dire ai Saraceni e ad altri, poiché il Signore dice nel Vangelo: «Tutti colo¬ro che mi riconosceranno davanti agli uomini, anch'io li riconoscerò davanti a mio Padre, che è nei Cieli»; e: «Chi si vergognerà di me e dei miei discorsi, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella maestà sua e del Padre e degli angeli».
E tutti i frati, dovunque sono, ricordino che hanno offerto se stessi e hanno affidato i loro corpi al Signore Gesù Cristo.

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