mercoledì 14 marzo 2012

The happiest 'job' | Le 'métier' plus heureux

I frati di Cholet: frère Emidio, frère Jean-François (nel giorno della sua ordinazione) e frère Daniel.
Il blog dei nostri confratelli francesi di Cholet ha riportato una breve e interessante notiziola. A pubblicarla è stata la rivista americana Forbes, conosciuta dal grande pubblico perché i TG ne difondono regolarmente le 'classifiche' delle persone più ricche (!) del mondo. Se vuoi saperne di più, così la descrive Wikipedia.

Insomma... la notizia è questa: tra i dieci mestieri che rendono più felice il primo è "fare il prete". Beh, non ci si può aspettare un linguaggio molto più raffinato da una rivista che si autodefinisce: Information for the World's Businnes Leaders. Infatti tra i molti commenti, qualcuno cerca di correggere il tiro:
In my experience, being “clergy” is a call from God, not a job. Over the last 20 years, every colleague I knew who considered it a career or a job found it sufficiently miserable enough that they have found other employment...
Nella mia esperienza, essere "clero" è una chiamata da parte di Dio, non un mestiere. Negli ultimi 20 anni, ogni collega che ho conosciuto e che la considerava una carriera o un mestiere, l'ha poi trovato abbastanza miserabile da dover trovare un altro impiego...
Anche il mondo dell'alta finanza guarda un po' alla vocazione, infatti il giornalista risponde subito al commentatore: I think that’s true of the other high happiness jobs. They are not really jobs. They are callings. | Io penso che questo sia vero per altri lavori ad alto tasso di felicità. Non sono davvero dei mestieri. Sono delle chiamate.
E' vero che il mondo finanziario e gli studi sul management sono sempre più attenti al tema della felicità del lavoratore, come fonte motivazionale e di maggiore produttività e creatività. La stessa Forbes ha un'infintà di articoli del tipo: 10 step per la felicità al lavoro, Le industrie più felici e quelle più infelici, Le città più felici in cui lavorare, I mestieri più felici per la mamma-lavoratrice, Com'è il livello di felicità dei vostri dipendenti?

Se ci può far piacere che una prospettiva come questa possa rendere il lavoro più umano, oltre che più produttivo... dobbiamo anche stare un po' attenti alla "mutazione genetica" che subisce il termine vocazione quando viene applicato al mondo del lavoro.
Spesso si dice che "vive il suo lavoro come una vocazione", o "fare il medico è la sua vocazione"... per esprimere in una parola il fatto che "quel lavoro è fatto proprio per lui", o "lo vive con una dedizione totale", o "ha sempre sentito un'attrattiva molto profonda per quel mestiere", o "è consacrato al suo lavoro". Sono tutte belle sfaccettature di ciò che significa vivere una vocazione. Ma piuttosto secolarizzate! Cioè, private della loro sorgente (e infatti certe consacrazioni al lavoro possono finire anche poco bene), del fatto che la vera vocazione è divina. Viene da Dio. Ed è per questo che seguirla e realizzarla fa dire agli altri (e anche a te!): "è fatto proprio per questo", "lo vive con una dedizione totale"... Perché l'origine e il fine della chiamata è il Signore. E tutto ciò che - in questa prospettiva - si opera per il bene degli altri (e anche per il proprio...), lo si fa non per lo stipendio, non tanto per la gratificazione, non tanto per compiacere chi ho davanti... quanto per un Motivo infinito.

Se non è questo il segreto della felicità!?!

Forbes - The happiest job
Allora, fatti sotto con la ricerca della via in cui sta il segreto della tua felicità...
Buona ricerca, fratelli e sorelle!

[PS: E ricorda che per cercare, trovare, vivere e perseverare nella tua divina vocazione... il primo strumento è pregare].

3 commenti:

  1. Ciao.
    Dio mi ha fatto dono di un grande talento musicale eppure non trovo in esso la mia felicità. Ho trovato alcune strade chiuse durante la crescita. Il mondo della musica è corrotto, è una manifestazione della brutta società in cui viviamo. Non provo + soddisfazione a studiare, faccio fatica a esibirmi in pubblico, ho sperato che essere "musicalmente" integro portasse a qualcosa, a far aprire menti e orecchie. Anche perchè da 10 anni la mia vita è una relazione con Dio continua, oggi non provo più interesse duraturo in questo mondo. Sono confuso, la vera felicità non è in questo mondo, perchè Dio mi ha dato tanto proprio qui? lo chiedo a Lui ogni giorno, mi fa piacere scriverlo qui in questo contesto anche se non aspetto qui la risposta. Non scrivo tutto questo con tristezza, capisco chi ha scelto una vita di preghiera. Un caro saluto a tutti

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    1. Caro Anonimo,
      capisco la tua confusione. Ti rispondo brevemente anche se la tua condivisione qui, non è per suscitare una risposta.
      Il mondo è pieno di uomini e donne creati come "cosa molto buona", eppure segnati tutti dalla ferita del peccato. E tutti, chi più chi meno, vivono e agiscono quasi più in forza delle ambiguità del peccato che ci abita che non del molto buono che è la nostra sostanza.
      La musica è uno strumento e un linguaggio stupendo e molto potente, di cui pochi conoscono i segreti tecnici, in pochissimi la forza e la poetica comunicativa. Io credo che Dio sia diventato per tantissimi uomini e donne di preghiera il vero motivo per utilizzare anche questo linguaggio. Colui per il cui amore vale veramente la pena... Il gregoriano è maturato nel silenzio anonimo del primo millennio cristiano. La tradizione francescana ha poi traghettato quella sapienza spirituale in musica di impatto anche più popolare. Il nostro Ordine ha avuto - per molti commentatori - un numero di musicisti incomparabile nella sua storia passata e recente, che hanno trovato nel dare gloria a Dio e nell'evangelizzare il cuore della gente il motivo buono per usare il linguaggio che Dio aveva loro donato... non senza lottare.
      Per concludere uno sguardo al canto di san Francesco, rimusicato nel secolo scorso: http://youtu.be/SujCFfkNs9M

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    2. Grazie per queste buone parole
      Dio risponde sempre alle inquitudini, se si vive in totale disponibilità e in attesa di correzioni, del riconoscimento della miglior strada da percorrere? purtroppo le inquietudini nell'anima rimangono da sempre, anche se la vita vissuta sembra una risposta ai propri talenti, vissuti e cresciuti con onestà, tutti. A volte penso che essere onesti in mezzo al mondo sia altrettanto una missione, essere un po' eremiti e frati masherati da civili, portatore di silenzio, mi chiedo se questa possa essere la mia vocazione, ma mi lascia irrequieto. Faccio fatica a scrivere cercando risposte, perchè il dialogo con Dio è continuo e mi sembra di sminuire le sue possibilità di intervento nonchè la fiducia. grazie

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