venerdì 30 marzo 2012

Domenica delle Palme: Giornata mondiale della gioventù 2012

Messaggio del PAPA ai giovani:
“siate missionari della gioia,
siate missionari entusiasti della nuova evangelizzazione!”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Vorrei esortarvi ad essere missionari della gioia. Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla. E’ la consegna che il Santo Padre Benedetto XVI affida ai giovani del mondo nel Messaggio che ha loro inviato per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù che sarà celebrata il 1° aprile 2012, Domenica delle Palme, a livello diocesano, sul tema tratto dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi: Siate sempre lieti nel Signore!” (4,4).

Il Papa sottolinea che la gioia è un elemento centrale dell’esperienza cristiana e in particolare è una delle caratteristiche di ogni Giornata Mondiale della Gioventù. La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura, quella che gli angeli hanno annunciato ai pastori di Betlemme nella notte della nascita di Gesù”, ricorda il Santo Padre, che nel suo messaggio evidenzia come nel difficile contesto attuale, tanti giovani… hanno un immenso bisogno di sentire che il messaggio cristiano è un messaggio di gioia e di speranza!”.“Al di là delle soddisfazioni immediate e passeggere, il nostro cuore cerca la gioia profonda, piena e duratura, che possa dare ‘sapore’ all’esistenza” scrive il Papa, che sottolinea come le gioie autentiche trovano tutte origine in Dio, anche se non appare a prima vista”. Quindi incontrare il Signore, fare spazio a Gesù Cristo e al suo Vangelo, “è la strada per avere la pace e la vera felicità nell’intimo di noi stessi, è la strada per la vera realizzazione della nostra esistenza di figli di Dio”.

La gioia è intimamente legata all’amore: sono due frutti inseparabili dello Spirito Santo. L’amore produce gioia, e la gioia è una forma d’amore spiega ancora il Papa, invitando i giovani ad entrare nella gioia dell’amore essendo generosi, impegnandosi a fondo nella vita, con un’attenzione particolare per i più bisognosi, contribuendo a rendere la società più giusta e umana. Li esorta poi a non avere paura della chiamata di Cristo alla vita religiosa, monastica, missionaria o al sacerdozio: Siate certi che Egli colma di gioia coloro che, dedicandogli la vita in questa prospettiva, rispondono al suo invito a lasciare tutto per rimanere con Lui e dedicarsi con cuore indiviso al servizio degli altri.” Il Santo Padre esorta infine a ricorrere spesso al Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, che è “il Sacramento della gioia ritrovata”, ed indica come modelli due giovani Beati, Pier Giorgio Frassati (1901-1925) e Chiara Badano (1971-1990), che mostrano come il cristiano autentico non è mai disperato e triste, anche davanti alle prove più dure, e mostrano che la gioia cristiana non è una fuga dalla realtà, ma una forza soprannaturale per affrontare e vivere le difficoltà quotidiane”.

Il Messaggio si conclude con l’invito ai giovani ad essere testimoni della gioia”, “missionari entusiasti della nuova evangelizzazione! Portate a coloro che soffrono, a coloro che sono in ricerca, la gioia che Gesù vuole donare. Portatela nelle vostre famiglie, nelle vostre scuole e università, nei vostri luoghi di lavoro e nei vostri gruppi di amici, là dove vivete. Vedrete che essa è contagiosa.” (SL) (Agenzia Fides 28/03/2012)

Domenica delle palme e Giornata mondiale della gioventù: vedi anche post precedente

giovedì 29 marzo 2012

Meeting Francescano Giovani 2012



UN INVITO PER TE !

Hai guardato il video sopra con fra Giambo e frate Simone? Anche quest’anno torna il Meeting Francescano dei Giovani organizzato dalla Pastorale giovanile dei Frati Minori Conventuali (del Nord Italia). L’appuntamento sarà a PAVIA sabato 14 e domenica 15 aprile. Vedi tutti i dettagli nel sito: http://www.riparalamiacasa.it/

I frati vi benedicono e aspettano (ci sarò anch’io!!)

A presto. Frate Alberto

mercoledì 28 marzo 2012

Le 6 gravi "SINDROMI" della ricerca vocazionale

Cari amici,
alcuni giorni fa ho dedicato un post (un pò ironico e provocante) circa le fughe e le tentazioni in cui può incorrere un giovane in ricerca vocazionale, specialmente se orientato alla Vita religiosa. Oggi vi presento( sempre un pò...divertendomi..) le 6 SINDROMI più ricorrenti nei medesimi: si tratta di "virus" (molto simili fra loro) devastanti che possono colpire a fondo il germe della vocazione che il Signore ha seminato nel cuore.
Meditate cari giovani... meditate!
Vi benedico e incoraggio.
frate Alberto 



1) La sindrome da “giovane-ricco”. Tipica dei giovani “bravi, buoni e belli…intelligenti..cattolici..”, che vanno in Chiesa, fanno magari gli animatori e cantano nel coro, sanno di cultura religiosa, frequentano gli ambienti ecclesiali e i pellegrinaggi ai santuari (Medjugorie in primis…,Lourdes...ecc..). Spesso proclamano ideali grandi di missione e annunci e testimonianza…hanno una vita impegnata e buona, magari frequentano anche un gruppo di ricerca vocazionale! In realtà difficilmente si lasciano mettere in discussione in modo profondo e tantomeno accettano di “perdere” il loro tesoro (il mio progetto, il mio sogno, il mio posto, la mia morosa, la laurea…) per il Signore che chiede invece l’intera loro vita.

2) La sindrome da “W la libertà..; c'è sempre tempo”: Tipica di chi afferma o pensa: “Ho fatto tutto! Ho frequentato persino il corso vocazionale! Ho fatto un ottimo discernimento…sono stato davvero bravo, ma..alla fine ..non mi va di prendere impegni..non me la sento di giocarmi...farò più avanti.. ” . Questi sovente arrivano anche alla soglia di una decisione…Anzi, a volte hanno già deciso.. All’ultimo però tagliano la corda! Il loro motto è : "W la libertà"; oppure "c'è sempre tempo"!! Queste persone talvolta poi ricominciano da qualche altra parte, ma  con le stesse dinamiche…; sempre, alla fine, scappando. Difficile per essi accettare “una storia” , “dei legami”, dire dei sì e dei no impegnativi. Volendo tenere aperte per sé tutte le strade….rischiano di restare inconcludenti a vita e di essere in discernimento fino all'età della...pensione!!

3) La sindrome di “Cupido”: Spesso ne è colpito più di qualche giovane che da tempo e seriamente (almeno così pareva!) era in cammino e in ricerca vocazionale,  e si manifesta con virulenza quando questi (inaspettatamente)  trova la morosa o il moroso. Questo fatto spesso è colto da chi è colpito da tale sindrome come “un segno divino” (Dio lo ha voluto!) che azzera di colpo tutto un cammino e un discernimento (che sembrava genuino) di ricerca e di domande. Per cui, nulla conta ormai più di fronte all’irresistibile attrazione “dell’oggetto desiderato”. Gli interrogativi, i dubbi, le idealità, le grandi parole e la ricerca di prima subito si dissolvono così come la questione della scelta vocazionale ormai a senso unico e indiscutibile. Impossibile in questi casi mettere in questione “il fatto divino”, la chiara "volontà divina" che si è espressa nella "freccia scoccata da Cupido"; impresa inutile sollecitare un confronto anche sull’altra opzione da tempo perseguita e proclamata, che di colpo ora viene annullata. Si può parlare in questi casi di un vero discernimento?

4) La sindrome da “Novello san Francesco”: tipica di chi inizia un cammino di discernimento vocazionale carico di certezze e con già programmi chiari nella sua testa. Questi annuncia slogans, fa grandi proclami di conversione, si presenta con atteggiamenti da santo o asceta, talvolta giudica gli altri (questi sono i frati rilassati..quelli i più fervorosi), ed esprime grandi certezze sul suo futuro ovviamente da frate, religioso, suora...Papa..o novello san Francesco. Di solito questi giovani sono i primi a ritirarsi dal gruppo vocazionale o comunque ad andare via dal Postulato . Molto difficile infatti per loro vivere la concretezza, confrontarsi con il reale spesso contradditorio e ambivalente…La vocazione religiosa invece non è mai una fuga dalla vita, ma una scelta per il Signore che all'intera vita (nulla escluso) dà luce e amore.

5) La sindrome da “Pulcinella”: è l’atteggiamento di chi compie un cammino di ricerca vocazionale sempre nascosto dietro una maschera. Difficile per lui avere un sincero rapporto con i formatori e neppure con il padre spirituale, specie su aspetti personali, difficoltà interiori, piaghe o ferite del passato (per es. quelle legate all'ambito affettivo-sessuale). Sta sempre al palo, non si sbilancia mai, non si espone mai. Generalmente è compiacente, si adegua..Magari arriva anche a fare una scelta, ad entrare in Postulato, ma presto dovrà fare i conti con se stesso e gli altri anche con non poche soffererenze. La vita comunitaria infatti ha la capacità di "smacherare" e mettere a nudo , chi siamo.... Meglio dunque da subito fidarsi dei formatori e di chi ci accompagna con la massima libertà e disponibilità e verità: non si può barare sulla propria vita!

6) La sindrome del “fasso tutto mi ”..tipica di chi, in definitiva, al di là delle belle parole, rifugge un confronto serio e vero e costante con gli accompagnatori vocazionali e in special modo con il P. Spirituale e soprattutto non si fida del Signore. Dai suoi formatori e guide  in realtà può anche andare, senza però mai lasciarsi scalfire in profondità, senza mai giocarsi e rischiare. Il “gioco” infatti, lo vuole condurre da solo; si fida solo di sé stesso e certo non osa mettere a repentaglio le proprie sicurezze sbilanciandosi troppo con qualcun altro, tantomeno con il  Signore: "sarebbe troppo rischioso fidarsi di Lui.!! E se poi mi frega??" Questo è l’atteggiamento frequente di chi , magari anche si dice in ricerca, ma solo ancora per salvarsi la faccia , anche davanti a Dio; ma in definitiva, è dio di se stesso!

Nb.: queste "sindromi" con atteggiamenti conseguenti sono spesso alquanto simili fra loro e intercambiabili. A volte sono copresenti e in buona compagnia reciproca. Attenzione dunque ad un autentico discernimento! Fatevi aiutare...fidatevi...pregate..pregate...pregate.

martedì 27 marzo 2012

Le 6 paure (e fughe) vocazionali

Dal Vangelo di Giovanni

"Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in barca, si avviarono verso l'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma Egli disse loro: Sono io, non temete. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti". (Gv 6,16-21).


Colui che Cristo chiama, attraversa prima o poi inevitabilmente momenti di sconforto e sfiducia profonda. La paura lo può assalire come una tempesta furiosa e improvvisa. La Bibbia, su questo argomento, è ricca di episodi e situazioni drammatiche, ma spesso anche tragicomiche o, se si vuole, qualche volta "ridicole" benché sublimi. Sempre l'uomo, sorpreso dal « vieni e seguimi », è tentato prima o poi di sottrarsi a un tale invito: non è facile "l'abbandono" e "la consegna di sè" totale e senza riserve al Signore!
Attenzione dunque a non cadere nella trappola della... PAURA!!!
Indico di seguito sei "scappatoie" o seduzioni o fughe o paure  fra le più frequenti nei giovani in cammino.

1) «Non sono disponibile», ho già fatto il mio programma, sono super-occupato, non c'è più spazio nella mia vita per te… Nel mondo, il biglietto d'invito per un pranzo nuziale porta, in basso, queste parole: « Rispondere, per favore, prima di tale data ». La Parola di Dio invece non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere o impegno già preso (lavorativo, affettivo…). Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto più felice della tua proposta... ».

2) «Non sono capace». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahvé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, e quindi di privarsi d'una manodopera straniera preziosa e a buon mercato, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia. Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta.

3) «Non sono degno». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza; ma l'insufficienza morale???!!! L'obiezione sembra insormontabile!! Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».

4) «Non vedo dove questo mi porterà». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma… poi, che succede? Dove si va ? Cosa farò? Occorrerà per questo ridursi allo stato di vagabondaggio? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahvé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo per Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».

5) «Non ho sufficienti garanzie umane». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena! Anche la decisione più motivata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti «su ordinazione» tutte le ragazze d'un campus universitario corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...), per frequentarle nei tuoi momenti liberi; ma, quando ti troverai a dover fare la selezione, non potrai andare più in là con questo mezzo: per farti una vera amica, e a maggior ragione una futura sposa, dovrai scegliere e giocarti liberamente. L'amore è il frutto d'un incontro, non d'una pesatura. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa », comporta sempre “un rischio”.

6) «Ho paura di fare fiasco». Capisco. Non tutti possono essere rompicolli; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere, di essere perdenti.
Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Lc 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire. In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.

Meditate giovani... meditate...!
Vi benedico e incoraggio!

frate Alberto

domenica 25 marzo 2012

I Francescani e l'Immacolata: Massimiliano Kolbe torna a Lourdes!

Il blog di pastorale giovanile dei Frati dell'Emilia Romagna, Il Vangelo... fraternamente!, ha diffuso in italiano una bella notizia relativa al grande Santuario di Lourdes... Leggiamo:
Lourdes - Il nuovo altare con la reliquia di S. Massimiliano Kolbe
Questa mattina il Vescovo emerito di Tarbes-Lourdes ha consacrato il nuovo altare della Basilica del Rosario, una delle chiese principali del grande Santuario internazionale di Lourdes. L'artista francese Goudji ha realizzato l'altare e gli altri nuovi arredi liturgici. Il video mostra alcuni tratti della suggestiva liturgia di consacrazione. Uno dei passaggi forti della consacrazione dell'altare cattolico prevede la collocazione di una o più reliquie di santi. Nei primi secoli si trattava sempre di qualcuno dei molti martiri della fede. La testimonianza del discepolo fino all'effusione del sangue si univa così in modo incontrovertibile al sacrificio di Cristo, che da quel momento in poi sarebbe stata l'unica azione compiuta su quel nuovo altare.
Anche oggi è stata collocata la reliquia di un martire: san Massimiliano Kolbe, il francescano conventuale conosciuto dai più per aver dato la vita ad Auschwitz. La parte forse meno nota della sua vivace biografia è indissolubilmente legata a Maria Immacolata. La sua profonda spiritualità francescana e mariana l'aveva condotto pellegrino a Lourdes da giovane sacerdote. Proprio questo luogo, dove la Vergine si era presentata dicendo: «Io sono l'Immacolata Concezione», non poteva lasciare indifferente un francescano come lui. Infatti venne ad affidare all'Immacolata i propri progetti missionari.
Oggi frère François Godefert, il guardiano del Convento di Lourdes, ha offerto a nome del nostro Ordine una delle pochissime reliquie di san Massimiliano: un pelo della barba. Una reliquia apparentemente poco "consistente". In realtà resta solo qualche pelo di barba e capelli di p. Kolbe (raccolto da qualche frate barbiere che la sapeva lunga), dato che il suo corpo è stato bruciato in uno dei forni crematori di Auschwitz.
Sono felice che chi ha avuto parole (e vita) così intense per la Vergine Immacolata possa restarle accanto in cielo e... in terra!
«Consacriamoci a lei totalmente, senza alcuna limitazione,
per essere figli suoi e sua proprietà incondizionata,
così da essere in un certo qual modo lei stessa vivente,
parlante, operante in questo mondo».
(san Massimiliano Kolbe)

La pagina da cui è tratta è qui (dove si può vedere anche una bella VIDEO-sintesi della consacrazione). Ricordiamoci che oggi, 25 marzo, è il giorno dell'Annunciazione del Signore. Liturgicamente la solennità è stata traslata a domani, perché prevale l'importanza della Domenica di Quaresima. È una buona occasione per rinnovare la nostra preghiera a Maria con la preghiera francescana (!) dell'Angelus.
Ah, proprio oggi entra in Diocesi il nuovo Vescovo di Tarbes-Lourdes, mons. Nicolas Brouwet: preghiamo per lui e anche per la piccola e giovane comunità francescana conventuale di Lourdes.
=======================================

Il riconoscimento di Ionesco a S. Massimiliano Kolbe

Gli invidio la vita

«Massimiliano Kolbe
è un santo.
Io ammiro e adoro in lui ciò che è difficile:
il sacrificio e la santità.
Vivere e morire per gli altri,
nell’amore della vita e della morte:
ecco quanto fece,
ecco ciò che fu l’esistenza di
Massimiliano Kolbe.
Per me è la sola esistenza
invidiabile,
la sola esistenza che merita di
essere vissuta,
che giustifica, abbondantemente,
sia la vita che la morte».

Eugène Ionesco, drammaturgo.
25 marzo 2012
Quinta Domenica di Quaresima



Dal Vangelo di Giovanni (12,24-26)

In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo.

Tra campi di grano: lungo il cammino di Santiago

sabato 24 marzo 2012

25 marzo 2012
Quinta domenica di Quaresima


"Proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome...
E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12, 27-28. 32) 

Nel silenzio e senza violenza
la luce e il calore del sole
attirano verso l'alto ogni forza vitale seminata sulla terra.
Lo spalancarsi della vita è attirata dal sole ed esplode nel canto.
Anche in noi sono seminate forze vitali misteriose di vita nuova.
Il Figlio innalzato da terra è il nostro "Sole", che ci attira a sé nel silenzio dell'amore,
nella discrezione della libertà.
Rendiamo grazie al Signore della gloria che ha portato su di sé il prezzo doloroso
di questo dono immenso!


Buona quinta domenica di Quaresima!
frate Alberto e la Comunità francescana della Basilica di S. Antonio (Pd)

giovedì 22 marzo 2012

Suore... nel mondo, non del mondo


Una bella doppia intervista ha caratterizzato l'ultimo inserto domenicale dell'Avvenire... (rilanciata anche dal sito Vocazioni). Ascoltiamo con disponibilità la testimonianza di queste due sorelle francesi, che hanno maturato la vocazione religiosa secondo due stili differenti, entrambi così preziosi per conoscere Cristo, per servire la Chiesa e amare gli uomini.



Una monaca di clausura ed una suora a confronto
Dialogo con due religiose che spiegano perché hanno deciso di seguire Cristo

In cima a una piccola scala di legno c’è il parlatorio numero 6 del monastero delle benedettine di Argentan, nell’Orne. Immerso nella luce fredda di un pomeriggio di gennaio, è attraversato da una grata che segna la separazione visibile tra due mondi. Quello di suor Marie-Bénédicte, 42 anni, che vive in clausura da 22 anni, e quello di suor Nathalie Gueguen, 35 anni, infermiera professionale, da dieci anni nella congregazione apostolica delle Figlie di Gesù di Kermaria, attualmente impegnata in studi teologici. Quando entrano nella stanza non si conoscono. Hanno accettato di incontrarsi per confrontarsi sul modo di vivere il loro impegno nella vita religiosa, guidate dalla stessa volontà di seguire Cristo. Una indossa l’abito e non lascia mai le mura dell’abbazia. L’altra, dall’aspetto sportivo, zainetto in spalla, ha mille contatti con la società. Tra le due religiose una leggera timidezza cede presto il posto a un dialogo benevolo. Anche a risate. Le due donne rivelano la spontaneità di una discussione franca, che non cancella le differenze di stile. Solo la grata impedirà un abbraccio finale…

Che cosa c’è all’origine della vostra vocazione?
Suor Nathalie Gueguen: «Il desiderio di impegnarmi per Cristo ha accompagnato tutta la mia giovinezza. Andavo ogni domenica a messa a Loctudy (Finisterre) con mia nonna ed ero affascinata dal Vangelo. Anche per come Gesù entrava in relazione con gli altri, in particolare quando li curava, li guariva o li risollevava.  Mi dicevo: "In futuro vorrei fare come lui"… Nell’adolescenza hanno cominciato a presentarsi alcuni interrogativi. Presentivo la vita religiosa come un richiamo alla felicità, un modo per diventare pienamente quello che sono donandomi al Signore. Ma sapevo a cosa avrei rinunciato. Mi dicevo: "Diamine, com’è possibile che io non riesca ad abbandonare quest’idea per vivere come tutti i giovani della mia età?". Era un primo trauma. A 17 anni si è posta brutalmente la questione dell’esistenza di Dio. Quella messa in discussione interrompeva il cammino spirituale che avevo fatto nel Movimento eucaristico giovani (Mej). Quei sei mesi di turbolenze mi hanno aiutata ad accedere a una fede adulta, che era il motore di quella crisi esistenziale. Dopo il diploma ho provato il concorso alla scuola per infermieri, perché sentivo il desiderio di essere vicina alle persone vulnerabili. Mi aveva colpito una religiosa, Figlia di Gesù di Kermaria: insegnante di spagnolo, s’interessava sempre all’allievo più in difficoltà».
Suor Marie-Bénédicte: «Sono cresciuta in una famiglia in cui la pratica religiosa era piuttosto convenzionale. Prima in India e poi in Argentina, perché abbiamo seguito mio padre, ingegnere chimico: per questo eravamo estranei ai cambiamenti vissuti dalla Chiesa in Europa negli anni Settanta. Rientrata in Francia nel 1980, non mi piaceva il catechismo com’era fatto in quel periodo e ho preferito cercare nei libri la mia formazione cristiana. Uno dei miei fratelli, che stava riflettendo sulla vocazione religiosa, si è recato all’abbazia benedettina di Fontgombault, nell’Indre. Quando è tornato ci ha parlato del suo progetto. In me è scattato qualcosa. Mi ha prestato La vita di santa Teresa del Bambin Gesù: la vita religiosa si è imposta ai miei occhi. Avevo 14 o 15 anni. Poi mio fratello è entrato in una congregazione di premostratensi in Italia, ma l’ha lasciata nel giro di un anno. La mia famiglia si è detta che la sorella avrebbe fatto lo stesso… Invece ho perseverato, anche se non ero tanto sicura dell’orientamento della mia vita religiosa, se attiva o contemplativa. Allora mi è stato consigliato di venire ad Argentan. Qui mi sono subito sentita a casa. Avevo 18 anni ed ero alla fine del liceo. Il lato classico della comunità, con il canto gregoriano e la clausura, mi aveva attratto subito. Rispondeva in me a un bisogno d’autenticità».

Si può essere vicini al mondo, lontano dal mondo?
Suor Marie-Bénédicte: «Forse lei è più vicina agli uomini di noi, suor Nathalie».
Suor Nathalie: Siamo entrambe presenti nel mondo, ma in modo diverso. Così come esistono quattro Vangeli per raccontare la vita di Cristo. Per me la vita religiosa era concepibile solo attraverso un impegno apostolico. Volevo stare con le persone in ciò che è alla base della loro vita, in particolare volevo testimoniare accanto ai più poveri la Buona Novella che mi anima. Un’esperienza ad Haiti mi ha segnato profondamente e mi ha permesso di verificare questa chiamata. Anno dopo anno, mi rendo conto che l’incontro con l’altro deve essere nutrito, in modo sempre più intenso, dalla preghiera e dalla solitudine. Più è ricca la vita di relazione, più mi devo alzare presto al mattino per prendermi un tempo di preghiera. Contemplazione e azione vanno di pari passo».
Suor Marie-Bénédicte: «Per ogni vocazione c’è una parte di imitazione di Cristo. Ma Cristo ha più facce: cura le persone e si ritira sulla montagna. È quest’ultima dimensione che i contemplativi onorano. Il ritiro consente di capire meglio i bisogni e le sofferenze umane. Una vita più semplificata permette di essere più ricettivi ai problemi degli altri. I benedettini, secondo il loro motto "Pace", offrono la pace al mondo. Quando ero studentessa, ero stata interpellata da una giovane comunista che voleva discutere con me. Siamo rimaste ciascuna sulle proprie posizioni e quel dialogo tra sordi mi ha convinto che sarei stata più utile fuori dal mondo. La nostra vecchia madre badessa ci racconta spesso quello che le avevano detto quando era entrata nella vita religiosa: "Cerchi di fare mistero". Noi siamo come segnavia che ricordano che il Signore è presente sopra di noi».
Suor Nathalie: «Qualunque sia la forma della vita religiosa, ciò che conta è il modo in cui testimoniamo ciò che ci fa vivere. In realtà, poco importa come siamo visibili. Nella società siamo controcorrente. Non corriamo dietro a nulla, tra noi non c’è competizione, non c’è promozione sociale. Un tempo la vita apostolica godeva di maggiore considerazione per l’aspetto dell’utilità sociale. La nostra congregazione è nata per curare i malati nelle campagne e per garantire l’istruzione ai bambini. Oggi la nostra utilità è diversa. Vogliamo manifestare la tenerezza di Dio per ogni uomo. Per me era chiaro che il mio impegno nella vita religiosa sarebbe stato totalmente a contatto con le persone. All’inizio mi sognavo missionaria all’estero! Ciò non impedisce che provi meraviglia per la dimensione contemplativa… Essa nutre l’azione di quanti sono impegnati nella società».

Qual è il posto della preghiera nelle vostre vite spirituali?
Suor Marie-Bénédicte: «Nella Regola di san Benedetto è scritto: "Non preferire nulla all’opera di Dio". L’opera di Dio è l’ufficio divino, la preghiera comunitaria ritmata dal canto gregoriano. Ha un posto importantissimo nella nostra vita di preghiera. Il nostro primo compito è quello di rendere concreta la preghiera della Chiesa. La preghiera personale la prepara o la prolunga. Ogni giorno offre un incontro con il Signore».
Suor Nathalie: «Anche per noi la preghiera comunitaria è molto importante. Abbiamo l’ufficio dell’ora media alle 12.15 e i vespri alle 19. La nostra regola di vita stabilisce inoltre che ogni suora debba dedicare un’ora al giorno alla preghiera. Senza questo rapporto personale con Cristo è difficile mantenere il nostro impegno. Quando si ha un’attività professionale parallela, è un’autentica ascesi personale. Ma è indispensabile».

Oggi la società appare affascinata dalla vita in monastero, come se costituisse l’unica scelta di impegno religioso. Questo sembra relegare la vita apostolica a tempi antichi…
Suor Marie-Bénédicte: «Le due scelte corrispondono a bisogni diversi, ma è vero che ci si può chiedere cosa distinguerà, alla lunga, le congregazioni apostoliche dalle organizzazioni umanitarie. Sto facendo l’avvocato del diavolo…».
Suor Nathalie: «Una Ong si impegna per uno slancio di umanità. Una congregazione farà lo stesso in nome di Cristo. Ecco la differenza. Noi operiamo per una maggiore dignità umana, per la felicità dell’altro. Inoltre accompagniamo su un percorso spirituale le persone che incontriamo».

Perché la vita monastica attrae di più?
Suor Marie-Bénédicte: «È più spettacolare! La radicalità si manifesta in maniera visibile attraverso l’abito e magari la clausura. Attraverso un tipo di esistenza che si allontana maggiormente dal modello comune. Noi rinunciamo a molte cose! Ma la gente non deve avere dubbi sul fatto che le nostre due modalità di vita religiosa sono altrettanto radicali. Fuori dal mondo e nel mondo. Le nostre vocazioni sono complementari».
Suor Nathalie: «Mi sorprendono sempre i commenti che tendono a considerare l’impegno apostolico meno "serio". Ogni scelta, compreso il matrimonio, implica una radicalità, se si intende esserle fedeli».

Dunque la linea di demarcazione tra le vostre due forme d’impegno sarebbe la visibilità. Che cosa ne pensate?
Suor Nathalie: «Cosa s’intende per visibilità? Non si riassume nell’abito. Certo, esso permette di collocare una persona entro uno stile di vita, ma molti giovani oggi non sanno più cosa significhi vita religiosa. La visibilità è quello che la religiosa rivela attraverso il suo impegno, quel che è e che fa».
Suor Marie-Bénédicte: «Per le congregazioni attive che non hanno l’abito, la testimonianza consiste nel modo di stare con gli altri. Ed è forse più facile da capire per i nostri contemporanei rispetto alla vita di una religiosa dietro una grata. L’abito non è indispensabile. È una questione di tradizione e di sensibilità. Ogni congregazione ha il suo segno di riconoscimento. Per me, il primo è stato l’attrazione per la vita di una comunità, non questo o quel dettaglio».

Voi siete giovani all’interno di congregazioni che invecchiano. Non vi sentite come l’ultimo dei Mohicani?
Suor Nathalie: «Mi chiedo spesso perché il nostro modello di vita non attrae più i giovani. Nel periodo 1940-1950 entravano 20 novizie ogni anno. Oggi ce n’è una ogni dieci anni. Siamo a una svolta. Come ci prepariamo a individuare nelle aspettative dei nostri contemporanei qualcosa che corrisponda loro di più? Quest’interrogativo suscita necessariamente inquietudini per il futuro. Ma io sostengo che la perseveranza sarà ricompensata».
Suor Marie-Bénédicte: «L’attuale precarietà delle nostre congregazioni, con il rarefarsi delle vocazioni, è un appello a una maggiore speranza. Dopo queste prove saremo più solidi. Anche se siamo meno numerosi, poniamo sempre un grosso interrogativo alla società».
Suor Nathalie: «Anche più di prima, credo. Con i miei colleghi, tutti ai margini della Chiesa, non ho mai dialogato tanto come negli ultimi anni sulla sofferenza, il senso della vita, l’educazione dei figli. Ci viene chiesto continuamente che cosa ci anima, che cosa ci fa vivere».

Qualche volta siete colte dal dubbio?
Suor Marie-Bénédicte: «La nostra vita è a immagine della lotta di Cristo nel deserto. Ma questa lotta è necessaria per non restare nella routine. Tornare ogni volta al rapporto con Cristo mi ha permesso di superarla».
Suor Nathalie: «Il mio impegno è nell’ordine di un cammino pasquale. Ho dovuto rinunciare a una relazione con un uomo, ad avere dei figli. In un dato momento della mia esistenza è stato molto pesante. È vero, superarli riporta sempre a Cristo».
Suor Marie-Bénédicte: «Se ne esce sempre più fortificati, sempre più convinti che tutto viene dal Signore. Non mi manca nessun elemento della vita esterna, perché è Cristo a riempirmi la vita».

Frati giovani. Giovani e... frati

Pace e bene,
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita.

Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera da Giovanni, che citandomi l'articolo di un quotidiano nazionale (naturalmente fazioso e un pò velenoso...come sempre quando tratta di Chiesa!) , mi chiedeva se esiste ancora nei giovani una domanda vocazionale, se è vero che " non esistano più aspiranti alla vita consacrata e preti e frati giovani",  e se , in base alla mia esperienza, "i giovani siano ormai lontani e inavvicinabili e non più interessati ad una proposta di fede nè tantomeno di consacrazione religiosa". Al riguardo approfitto per alcune considerazioni  utili per tutti.

Fra' Giambo e fra' Simone alla recente missione popolare a Pavia

La domanda vocazionale riguarda in realtà ogni giovane di questa terra. Nel cuore di ogni uomo è infatti nascosto un interrogativo che chiede di essere ascoltato: "Che senso-direzione dare alla mia vita? Come spenderla?"

Su questa domanda di "senso" comune a tutti (credenti e non credenti) si innesta per chi ha fede una domanda e un dialogo (non più solo con noi stessi, ma con Dio) ancora più profondo: "Signore cosa vuoi da me? Signore cosa vuoi che io faccia? Signore qual'è il tuo disegno per me e la mia vita? Signore aiutami a trovare la mia via...Signore illuminami...Signore guidami..."

Partendo da questi ultimi interrogativi ecco che nella Chiesa (stiamone certi!!!) non mancherà mai  chi decide di dedicare l'intera sua esistenza al Signore, chi ne resta affascinato totalmente, chi aprendo una pagina di Vangelo dirà come San Francesco: "questo voglio vivere in modo radicale e forte e totale"!! Non manca e non mancherà mai chi dirà: "Signore, ecco la vita che mi hai dato in dono, la restituisco interamente a te e ai fratelli; fanne ciò che vuoi!"

Dunque la Vita religiosa è e sarà una componente sempre presente nella Chiesa e nell'esperienza dei credenti. Certo oggi non mancano le difficoltà e le fatiche legate ad un tempo  di secolarizzazione e  mondanizzazione! Non mancano però anche molti segni di speranza! Nella mia esperienza di blogger, posso dire di essre stato contattato in questi ultimi anni da migliaia (già!!) di ragazzi e ragazze attratti e incuiriositi dalla consacrazione religiosa. Quante domande...paure..interrogativi e sogni!! E al riguardo ho sempre cercato di dare una risposta di fede, nella fede: ogni vocazione cristiana, e in particolare quella religiosa è infatti QUESTIONE DI FEDE!!
I frati giovani sono poi una grande ricchezza per la nostra famiglia francescana dei Frati Minori Conventuali  (che non è affatto in calo numerico!) e ancora  sa attrarre e affascinare in tutto il mondo,  grazie allo straordinario carisma di S. Francesco come di S. Antonio e di un S. Massimiliano Kolbe... e alla preghiera fervorosa e alla testimonianza quotidiana e umile di tanti  frati che si spendono per il Signore e i fratelli in molti ambiti (parrocchie, santuari, missioni...scuole.. lebbrosari...ecc..).  Una grande e bellissima occasione di ritrovo tra giovani frati provenienti da almeno 60 nazioni è stata la recente GMG a Madrid!!!

GMG Madrid 2011 - Frati giovani/giovani e frati
Con i ragazzi e i giovani poi noi frati abbiamo sempre avuto un feeling particolare. Ovunque siamo, sempre sono per noi una preoccupazione primaria. Basta guardare il sito http://www.riparalamiacasa.it/ con le proposte attivate per il Nord Italia , così come il blog dei frati studenti di teologia in Padova, http://giovanifrati.blogspot.it/;  oppure le iniziative avviate dai confratelli della Basilica di san Francesco in Assisi http://www.cnpgv.it/ oppure dai frati siciliani  http://www.mgfsicilia.org/ e così via...., in ogni regione vi è un pullulare di proposte e appuntamenti sempre seguiti e amati dai giovani.
SAN FRANCESCO  E' GIOVANE!!!

A tutti voi  una benedizione speciale.

frate Alberto