martedì 31 gennaio 2012

Cerco "un di più" !

Cari amici in "ricerca vocazionale",
vi propongo oggi una lettera di Christian che mi scrive da Milano. Mi pone un dilemma che spesso giunge in certi snodi della vita, per es.al termine delle scuole superiori o a fine università: Che farò della mia vita? Una domanda che turba..e inquieta specie se intercettata da una domanda ancora più profonda che forse invita ad un "di più"..ad una donazione totale, ad una scelta di vita religiosa e di consacrazione. Gli ho risposto privatamente invitandolo a non scappare e ad evitare la FUGA, ma ad affrontare con fiducia anche questa domanda interiore . Riporto parte della sua lettera perchè credo che in essa molti di voi si possano rispecchiare. Affido al Signore Christian con voi tutti cercatori inquieti e assetati. Il Signore vi mostri il suo volto e la Sua volontà e vi benedica. frate Alberto


Caro frate Alberto,
sono Christian di Milano...(...) sto vivendo un periodo di grande casino e confusione riguardo quello che vorrei fare della mia vita. Dopo qualche anno di lontananza dalla fede (adolescenza), all'università (ultimo anno di  ing. gestionale ) ho avuto modo di incontrare un gruppetto di giovani che mi hanno colpito per la loro testimonianza cristiana, da qui ( mi stupisco di me stesso) ho ricominciato a pregare..e a frequentare la chiesa e a fare l'animatore all'oratorio. La scorsa estate ho vissuto con questi amici giorni meravigliosi a Madrid, alla GMG....(...) A settembre, sempre con lo stesso gruppetto abbiamo passato un fine settimana ad Assisi e l'incontro con San Francesco è stato inaspettato e mi ha turbato in profondità.  In particolare la testimonianza e l'atteggiamento di un giovanissimo frate che pregava alla tomba di san Francesco mi ha colpito e ...per un istante (ricordo bene) ho desiderato essere come lui. Un pensiero presto dimenticato che mi sono ritrovato però in questo ultimo mese..e che mi sta tormentando. Ormai infatti sono "in tesi"...e fra poco avrò finito con l'università. Avevo sempre pensato al mio futuro con tanta normalità (lavoro..una famiglia...) ora l'immagine di quel giovane frate mi assilla. E' come se non volessi pensarci, ma anche mi attragga. Senza rendernene troppo conto sto cercando momenti per starmene da solo a capire meglio cosa mi succede. Ma..non è facile! Non so bene come fare! Ed è come se quello che avevo realizzato fino ad ora, ciò per cui mi sono impegnato per tanti anni abbia perso la sua spinta ..non mi basti più! Mi pongo domande assurde della serie: Ok..termino università e mi trovo un lavoro..E poi? Ho una ragazza a cui sono legato..e Poi? E poi? E poi? Questo sguardo in avanti mi spaventa e soprattutto non ne colgo più la finalità piena..e' come se un pò tutto mi appaia inutile e non mi basti, non ha più nulla da dirmi!! D'altro canto, guardo con spavento a questo richiamo interiore che mi parla di "diventare frate" quando di questa vita non so assolutamente nulla. Non ci capisco più niente. Secondo lei...sono un pò fuori di testa? ..Mi aiuti..Gazie . Christian.

lunedì 30 gennaio 2012

Giorno della memoria: P. Placido Cortese, frate che salvò gli ebrei

Pace e  bene a voi tutti cari giovani "in ricerca vocazionale": ricerca che, per essere genuina e autentica, è sempre anche "di senso", ricerca di una vita "spesa bene" e soprattutto segnata dal desiderio di comprendere e compiere in primo luogo la Volontà di Dio.
In questo mese in cui si celebra "la giornata della memoria", mi piace riproporvi la testimonianza provocante di un  francescano, un "frate Minore Conventuale", un frate della Basilica del Santo, P. Placido Cortese (1907-1944), morto martire per avere salvato la vita a centinaia di ebrei e rifugiati durante la Seconda guerra mondiale. Con uno stratagemma ingegnoso, Padre Placido, per anni, aveva preso le foto degli ex voto che i fedeli affidavano alla tomba di S.Antonio per confezionare documenti falsi e consentire così a ebrei e dissidenti di passare la frontiera e mettersi in salvo in Svizzera. Ma il prezzo da pagare alle SS fu atroce. "Morì sotto tortura  e il suo corpo fu disperso nelle cosiddette fauci di Trieste a San Sabba". Nonostante le torture, padre Cortese non rivelò mai i nomi delle persone che proteggeva. E oggi del frate resta un busto in bronzo nel chiostro della Magnolia della basilica di Sant'Antonio a Padova, oltre che un posto tra gli eroi silenziosi che "salvando una vita - come recita il Talmud - salvano il mondo intero".
Davvero stupenda cari fratelli questa "vocazione" segnata dal martirio, estremo segno di una vita totalmente consegnata al Signore e ai fratelli come frate e prete.
Se dunque anche tu che mi leggi, forse pensi alla vocazione religiosa e francescana o sacerdotale....guarda a questi esempi, preparati a questa donazione totale...!! Non saranno possibili infatti altre vie intermedie o mediocri, ma il Signore ti chiederà tutto! Sei disposto a questo??? Ti benedico. frate Alberto
P. Placido Cortese nel chiostro del  Santo, con in braccio un bambino.
Amo i martiri, soprattutto cristiani. Il loro sacrificio mi entusiasma fino alla commozione. Lo ritengo una testimonianza superiore alle mie forze. Parlando di loro mi sembra di far qualcosa che meritano. In un contesto di indifferenza religiosa o di debole pratica cristiana, il martire per la fede, ma soprattutto per amore al prossimo, sveglia la coscienza dei tiepidi e li richiama alla propria responsabilità. (...) A buon diritto padre Placido, per il suo silenzio, per non avere, cioè, voluto fornire il nome dei suoi collaboratori, è considerato lo Schindler italiano o anche il Padre Kolbe patavino, partigiano di Dio, perché aveva fatto di Padova e dintorni il teatro della sua attività di soccorso a ebrei, profughi, famiglie colpite dale tragedie della guerra e dalla fame.
Alla voce ucciso, normalmente segue data e luogo. Di Cortese si sa con certezza che fu assassinato dalla Gestapo a Trieste: a Piazza Oberdan o alla Risiera di San Sabba. Il tenente colonnello Vauhnik, capo della rete informativa pro-alleati, testimonia, per iscritto, che a frate Placido la Gestapo cavò gli occhi, tagliò la lingua e lo seppellì vivo.

La scelta di padre Placido, direttore del Messaggero di sant'Antonio quando venne imprigionato dalla Gestapo, non è ideologica e in contrasto con il Vangelo. È piuttosto un segno di contraddizione di fronte alla crudeltà del nazismo. Non gli bastava la preghiera recitata con i confratelli tra le mura del convento, la sua stessa vita era diventata un continuo colloquio con il Cristo crocifisso, visibile sul volto di centinaia di poveri cristi, che gli ispiravano comportamenti di resistenza a volte inverosimili. Soleva dire: Non si può essere spettatori in una guerra. (P. Francesco Ruffato - biografo e studioso della figura di P. Placido)


Se cerchi degli approfondimenti sulla figura di p.Placido Cortese disponibili on-line:
Cfr video e un mio post  precedente al riguardo, così come in "santi e beati", o nel sito della Basilica o testimonianze varie

domenica 29 gennaio 2012

Chi è un francescano?

Cari amici "in ricerca vocazionale",

molti di voi mi scrivono chiedendomi: chi è un francescano? Oppure: perchè diventare frate? Al riguardo vi mostro con piacere un video ideato da un confratello spagnolo, frate Abel, che pure segue e accompagna giovani con le medesime domande nel cuore (la chiamata del Signore non ha confini ..nè limiti!). Ringraziandolo, invito tutti anche a visitare il suo Blog vocazionale davvero bello.
Il Signore vi benedica e vi guidi nel cammino.

frate Alberto


Oppure puoi anche guardarlo sul CANALE OFM CONV (YouTube).

lunedì 23 gennaio 2012

Il tempo è compiuto...!

Cari amici "in ricerca vocazionale",
sarò assente da oggi per alcuni giorni di formazione e aggiornamento. Vi ricordo tutti nel vostro cammino di discernimento e vi rimando come inizio settimana al meraviglioso Vangelo di ieri (domenica 22 gennaio). Vi invito a soffermarvi su alcune parole...meditandole, pregandole. Lasciatevi interrogare e provocare dal Signore che parla.
Vi benedico.
frate Alberto

Assisi: campo vocazionale. LI CHIAMO'
Dal vangelo di Marco (1,14-20).

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.
Assisi: campo vocazionale. LO SEGUIRONO
ALCUNE PAROLE PER TE 

Il tempo è compiuto
Convertitevi... credete

Vide Simone e Andrea... erano pescatori
Disse loro: seguitemi
Vi farò diventare
Subito... lasciate le reti, lo seguirono

Vide sulla barca anche Giacomo... e Giovanni mentre riassettavano le reti
Li chiamò
Essi, lasciato il loro padre
Lo seguirono

sabato 21 gennaio 2012

Giovani ardenti... giovani audaci!


Cari giovani "in ricerca", vorrei augurarvi stamattina che la vostra inquietudine vocazionale cresca e vi tormenti e vi porti a dei gesti concreti, a fare dei passi di fiducia e abbandono. Di seguito ecco la lettera giuntami da Angelo , un ragazzo di 20 anni..: bella ed energica!
Si cercano per la Chiesa giovani ARDENTI e AUDACI.

Il Signore vi benedica.

frate Alberto

Croce sul sentiero che sale al santuario della Madonna della Corona (Vr)
LETTERA DI ANGELO
Salve mi chiamo Angelo, ho 20 anni e sono di (.....). Da un bel pò di tempo sto maturando dentro di me l'idea di consacrarmi a Dio, insomma di seguire le orme di San Francesco. Ho letto sul vostro sito "Vocazione francescana" la pagina delle 5 frecce e la condivido in pieno:
1) Spesso mi chiedo: come posso essere lucerna in questo mondo se non mi affido al Padre celeste che più di quello carnale mi conosce?
2) La necessità di un  Padre spirituale: questo è più che vero, non posso farcela con le mie sole forze, ho bisogno di una guida spirituale, di un sacerdote a cui confidarmi e che mi consigli, che mi aiuti a preservare la fiamma della "vocazione", ho bisogno di un sacerdote che sia per me un vero e proprio padre.
3) Fare un cammino:  faccio già un cammino di fede in  un meraviglioso gruppo di giovani dell'Azione Cattolica della mia città. Siamo molto impegnati anche in Diocesi..Mi appassiona stare con i giovani e lavorare per loro..Sento però la neccesità di un percorso più specifico x la mia vocazione..
4) Attendere..o buttarmi? Sono stanco di aspettare, non voglio dire "eccomi" al Signore mio Padre, "dopo", lo voglio dire "adesso"...
5)Maria è Madre mia, è Madre di tutti, in lei si concretizza il senso di maternità di Dio, Ella è la purezza in persona a cui tutti dobbiamo aspirare...
Ho dentro di me questo fuoco, un fuoco non di rabbia o di odio, ma di amore, il fuoco della volontà di vivere il Vangelo di Cristo; voglio dedicarmi a Lui con tutto quello che sono: una persona imperfetta, limitata e peccatrice. So bene che non si diventa frati di botto ma dentro pian piano sto "arrostendo" dalla voglia di servirLo, e voglio passare dal servirLo al 50% al servirLo al 100%.
Forse non ho le idee perfettamente chiare sul perchè desidero diventare frate, ma mi guardo attorno e vedo desolazione e sofferenza, allora mi chiedo è giusto che io stia a poltrire mentre il mondo ha fame di Dio, ha fame di Cristo, ha fame di speranza, d'altronde non di solo pane vive l'uomo, ma anche delle parole che escono dalla bocca di Dio...
Spero di non aver esagerato con le parole, ma volevo esprimere ciò che provavo, ciò che sentivo nella mia umana limitatezza, spero di ricevere una risposta.
grazie mille. Angelo


LA MIA RISPOSTA
Pace a te caro Angelo!
Grazie per la tua mail: sono proprio contento che il mio blog "vocazionale" ti sia servito e spero sia ancora di aiuto ai tanti giovani come te in ricerca che quotidianamente mi seguono e mi scrivono verso i quali è mio impegno di rispondere sempre...anche se approfitto qui per scusarmi di qualche lentezza dovuta ai molti altri incarichi! Grazie per la fiducia e la gioia che trasmetti come per il desiderio di servire il Signore e lo slancio che manifesti nei confronti di un mondo povero di Dio. Credimi, questo nostro tempo "disperato" ha un bisogno estremo di giovani "ARDENTI" e oserei dire "AUDACI" che non temano ad offrire la loro vita per Gesù e il prossimo e trovo straordinario che un ragazzo come te, di 20 anni, ipotizzi questo (Dio...esiste!!!). Accenni anche al fatto di non avere idee chiare sulla tua vocazione o del "perchè frate"..., cosa che mi pare molto normale. Al riguardo, come già più volte ho scritto, è davvero importante che tu possa intraprendere un cammino di discernimento: è il primo passo da fare ...per nulla scontato, che dice un primo sbilanciarsi, una prima disponibilità nei confronti del Signore che parla. Dice un passare finalmente da un sogno, un'idea spesso incerta, un'intuizione ancora vaga ad un gesto di concretezza che esprime la volontà precisa di mettersi in gioco per comprendere la volontà del Signore.
Al riguardo noi Frati proponiamo più o meno in ogni regione italiana un cammino di discernimento (solitamente si chiama Gruppo san Damiano) che riunisce vari giovani in ricerca. Ci si trova un fine settimana al mese in un convento; insieme si prega, ci si confronta, si approfondisce il carisma e la vita dei frati: un'esperienza davvero tanto...tanto utile e bella. Ti segnalo il frate responsabile per la tua regione, fra Gianni (...), che puoi senz'altro contattare per un dialogo ed un incontro. Ti auguro ogni bene nel Signore restando in attesa di tue notizie.

Ti abbraccio e benedico. Ciao.

frate Alberto


PS: Il Gruppo di ricerca vocazionale San Damiano è presente in varie regioni italiane. Nel Nord Italia è seguito dal sottoscritto e da P. Giancarlo Paris rettore del Postulato di Brescia. Se qualche giovane di altre regioni desidera un percorso analogo, o cerca qualche esperienza vocaz. francescana,  mi scriva pure e lo metterò in contatto con il frate che localmente accompagna e segue i ragazzi nel discernimento.
La mia mail: fra.alberto@davide.it

venerdì 20 gennaio 2012

Chiamò a sè quelli che egli volle

Caro/a giovane "che cerchi...e ti interroghi" sulla tua vocazione,
e che forse ti sei chiesto qualche volta se diventare frate francescano o suora francescana, o sacerdote o missionario o missionaria... hai ascoltato il Vangelo della liturgia odierna? Ti invito a rileggerlo e a pregarlo... sentendolo impresso nel tuo cuore e nella tua anima.


La chiamata dei dodici
Dal Vangelo di Marco ( 3,13-19).

Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui.
Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

frati in cammino
Il Signore chiama a sè chi vuole... e conosce ciascuno per nome...

Sceglie tra persone comuni, semplici, non tra i potenti, i saggi. Alcuni erano pescatori, uno di loro esattore delle tasse, qualcuno di loro aveva famiglia, ma non li obbliga a seguirlo, sono loro che avendo capito veramente chi era Gesù rispondono alla sua chiamata lasciando tutto, il loro lavoro, le loro famiglie.
Il Signore chiama "per stare" con Lui...e condividere la Sua vita, i Suoi gesti e sentimenti...
Il Signore chiama per annunciare la Sua Parola che salva...
Il Signore chiama per liberare dal male, guarire, sanare...

Carissimo/a, ti ricordo nella preghiera e ti invito a pregare per comprendere la Sua chiamata ! Solo stando "sul monte" infatti, là dove Gesù si ritira in solitudine e in dialogo col Padre nascono e si manifestano le vocazioni, anche la tua. Ti benedico.

frate Alberto

Preghiera:
Signore, oggi tu chiami noi ad essere tuoi discepoli, aiutaci ad accoglierti nel nostro cuore perchè possiamo seguirti e portare la “buona notizia” alle persone che incontriamo ogni giorno.

giovedì 19 gennaio 2012

Vocazione religiosa... diventare frate o suora? What's this?

Cari giovani, cari fratelli e sorelle "in ricerca",
ricorrerà il 2 febbraio prossimo la 16a Giornata Mondiale della vita consacrata.

Una vocazione certo "speciale" e "unica" (per uomini e donne invece molto "normali" e quotidiani e "poverelli") forse poco conosciuta e talvolta poco stimata dagli stessi cristiani; si pensi per es. ai vari stereotipi o cliché che riguardano le suore, oppure alle difficoltà dei genitori (una vera tragedia per molti!)  quando un figlio o una figlia comunicano il desidero di entrare in convento. Vi invito con il pensiero ed il cuore ad andare ai tantissimi religiosi (suore, preti, missionari/e, frati. monaci/che..) sparsi fin negli angoli più sperduti del mondo e operanti con gratuità nei contesti più disparati (missioni, scuole, lebbrosari, monasteri, santuari... realtà giovanili... ecc...) come a quelli che voi stessi forse avete conosciuto e incontrato nella vostra esperienza.  Insieme vi esorto alla preghiera per loro, che con l'intera vita, si impegnano a testimoniare il Primato di Dio nella Chiesa e nel servizio al prossimo. Vi segnalo di seguito il messaggio che i Vescovi hanno scritto per tale occasione e che bene sintetizza ciò che contraddistingue la vocazione religiosa da altre dimensioni della Chiesa (laicale, famigliare, diocesana...).
E...se qualcuno o qualcuna sente che questa chiamata forse lo/la riguarda e che forse il Signore ha in serbo qualche cosa di "speciale"..non scappi! Datevi almeno il permesso di operare un discernimento, di approfondire questa intuizione e questa voce che ha sussurato nel vostro cuore. Ricordando che "speciale" è solo la Sua chiamata...; non siamo certo noi! Il Signore infatti chiama chi vuole, come vuole e quando vuole Lui!
Vi benedico.

frate Alberto

Giovani frati "in letizia" a Camposampiero (pd) presso il Santuario antoniano Del Noce
Messaggio della Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata
per la 16a Giornata Mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2012)
EDUCARSI ALLA VITA SANTA DI GESU'
La celebrazione annuale della Giornata mondiale della vita consacrata ci invita anzitutto a esprimere un sentitoringraziamento per la testimonianza evangelica e il servizio alla Chiesa e al mondo offerto da voi, che vi siete consacrati totalmente nella sequela di Gesù Cristo. La vostra presenza carismatica e la vostra dedizione, in tempi non facili, sono una grazia del Signore, un segno profetico ed escatologico mai abbastanza apprezzato. Proprio la stima e la riconoscenza che nutriamo per voi ci spinge a sollecitarvi ad accogliere cordialmente gli orientamenti pastorali che la Chiesa in Italia si è data per questo decennio.
Educare alla vita buona del Vangelo” implica certamente l’educare alla vita santa di Gesù. È questo il dono e l’impegno di ogni persona che voglia farsi discepola di Gesù, specialmente di chi è chiamato alla vita consacrata. “Veramente la vita consacrata costituisce memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli” (Giovanni Paolo II, Vita consecrata, n. 22). Il proprium della vita consacrata è riproporre la forma di vita che Gesù ha abbracciato e offerto ai discepoli che lo seguivano: l’evangelica vivendi forma. Questa costituisce una testimonianza fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana e tratteggia un ideale percorso educativo, antropologico ed evangelico.  A partire da questa prospettiva, intendiamo richiamare quattro note che mostrano la coerenza della vita con la vostra specifica vocazione e al tempo stesso manifestano la fecondità di un assiduo cammino formativo.

1) Il primato di Dio. Papa Benedetto XVI insiste sul fatto che la sfida principale del tempo presente è la secolarizzazione, che porta all’emarginazione di Dio o alla sua insignificanza, per cui l’uomo resta solo con la sua rabbia e la sua disperazione. Urge una "nuova evangelizzazione", che metta al centro dell’esistenza umana il primo comandamento di Dio, la confessio Trinitatis e la Parola di salvezza, di cui voi avete profonda esperienza spirituale. Nella misura in cui testimoniate la bellezza dell’amore di Dio, che segue l’uomo con infinita benevolenza e misericordia, voi spandete quel “buon profumo divino” che può richiamare l’umanità alla sua vocazione fondamentale: la comunione con Dio. Nella vostra esistenza trasfigurata dalla bellezza della sua santità, siete chiamati ad anticipare la comunità “senza macchie e senza rughe”, “il cielo nuovo e la terra nuova” che ogni uomo desidera (cfr Ap 21,1).

2) La fraternità. La fraternità universale è il sogno di Dio, Padre di tutti. La dilagante conflittualità che deteriora le relazioni umane mostra la perenne attualità della missione di Cristo e dei suoi discepoli: raccogliere in unità i figli di Dio dispersi. La Chiesa è segno e sacramento di questa comunione. “Per presentare all’umanità di oggi il suo vero volto, la Chiesa ha urgente bisogno di comunità fraterne, le quali con la loro stessa esistenza costituiscono un contributo alla nuova evangelizzazione” (Vita consecrata, n. 45). Che bella testimonianza ecclesiale possono offrire alle parrocchie, alle famiglie e ai giovani autentiche fraternità, capaci di accoglienza, di rispetto e di accompagnamento! Sono segni di un amore che sa aprirsi alla Chiesa particolare, a quella universale e al mondo. Tocca alle comunità religiose essere scuole di fraternità che impegnano i propri membri alla formazione permanente alle virtù evangeliche: umiltà, accoglienza dei piccoli e dei poveri, correzione fraterna, preghiera comune, perdono reciproco, condividendo la fede, l’affetto fraterno e i beni materiali (cfr At 2-4; 1Pt 3,8-9). Gesù prega, perché i suoi discepoli “siano una sola cosa”, come lui lo è con il Padre (cfr Gv 17,21). Come ci insegna Benedetto XVI, “mediante l’unità umanamente inspiegabile dei discepoli di Gesù viene legittimato Gesù stesso” (Gesù di Nazaret, vol. II, p.112) e tutti possono giungere alla fede.

3) Lo zelo divino. In un mondo monotono e apatico, dominato dagli istinti e dalle passioni, Gesù e i suoi discepoli testimoniano la forza straordinaria dello zelo divino, che proviene dallo Spirito Santo. Dio è amore, “fuoco divorante”, roveto ardente che brucia senza mai consumarsi (cfr Es 3,2). Nel Cantico dei Cantici, la sposa grida: “Le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (8,6-7). Il profeta Elia, “pieno di zelo per il Signore” (1Re 19,10), ha comportamenti e parole che lo rendono simile al fuoco. Il profeta Geremia non riesce a contenere nel suo cuore il fuoco ardente di un’irresistibile seduzione (cfr Ger 20,7). Gesù è venuto “a portare il fuoco sulla terra” per accenderla del suo amore (cfr Lc 12,49). Dove passa porta la pace, il perdono, la guarigione, ma anche la divisione. I discepoli, vedendolo, si ricordano delle parole del salmista: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà” (Gv 2,17; cfr Sal 69,10). Benedetto XVI, rivolgendosi ai superiori e alle superiore generali degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica ebbe a dire: “Appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati dallo splendore della sua bellezza […]. Essere di Cristo significa mantenere sempre ardente nel cuore una viva fiamma d'amore” (discorso del 22 maggio 2006). Dovremmo preoccuparci non tanto della contrazione numerica delle vocazioni, quanto della vita tutto sommato mediocre di molti, in cui sembra persa la traccia dello zelo, della passione, del fuoco d’amore che animava Gesù e i santi. Per la nuova evangelizzazione a cui la Chiesa oggi è chiamata occorrono nuovi santi, appassionati di Gesù e dell’uomo, sentinelle che sanno intercettare gli orizzonti della storia, in cui ancora una volta Dio ha deciso di servirsi delle creature per realizzare il suo disegno d’amore. Da sempre la vita consacrata è stata laboratorio di nuovo umanesimo, cenacolo di cultura che ha fecondato la letteratura, l’arte, la musica, l’economia e le scienze. È un impegno a cui siamo fortemente chiamati in questo tempo difficile.

4) Stile di vita. La povertà evangelica favorisce uno stile di vita all’insegna dell’essenzialità, della gratuità, dell’ospitalità, superando le derive dell’omologazione e del consumismo. La castità consacrata aiuta a riqualificare la sessualità e a dare ordine e significato vero agli affetti, orientandoli a un amore fedele e fecondo. L’obbedienza libera dall’individualismo e dall’orgoglio, per renderci servi di Dio e disponibili a fare la sua volontà mettendoci a servizio delle persone che lui ci affida, specialmente i poveri. Vissuti sull’esempio di Cristo e dei santi, i consigli evangelici costituiscono una vera testimonianza profetica dal profondo significato antropologico, che suppone e richiede un grande impegno educativo. È un cammino da compiere con umiltà, discrezione e misericordia, perché tale Gesù si è mostrato a noi. Lo zelo divino si è coniugato in lui con la costanza che ha vinto le resistenze più dure, con la paziente fiducia che ha superato i pregiudizi più perversi, con l’amore misericordioso che lo ha spinto a dare se stesso in offerta per tutti. Se lo Spirito di Gesù abita nei nostri cuori, anche noi potremo fare quel che ha fatto lui.

Cari consacrati, care consacrate, vi accompagni e vi protegga la Vergine Maria, perfetta discepola e dolce maestra. Vi benedicano dall’alto i santi fondatori, i cui carismi illuminano il vostro cammino, tracciando per voi la strada della vita buona del Vangelo.

Roma, 6 gennaio 2012 - Solennità dell’Epifania del Signore

LA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA

martedì 17 gennaio 2012

Vocazione e...tanti dubbi? AMA !

Caro giovane in "ricerca",
e forse troppo spesso assalito da mille dubbi e tentennamenti sulla tua vocazione religiosa o sacerdotale o francescana; una chiamata che in fondo al tuo cuore hai percepito almeno qualche volta come vera,...ma che poi..hai preferito riseppellire..Questa sera vorrei invitarti a riflettere su questa dinamica interiore , ma anche sociale, "della fuga" e del continuo rimando...della non responsabilità.

Se dovessi definire un pò ironicamente questo nostro tempo, fra i tanti titoli da utilizzare, credo che uno davvero appropriato sarebbe:  IL TEMPO DEI DUBBI...ETERNI !! Com'è difficile infatti oggi decidersi, rischiare, pensare ad un progetto di vita definitivo, entrare in una logica del "per sempre", del dono totale, "del farsi carico"! Si preferisce il parziale, si subisce eppure anche si  cerca la precarietà, si rimandano progetti a lunga gittata rifugiandosi nei percorsi brevi e gratificanti, ma traditori, del "qui e ora".Questo è evidente  per es. nelle relazioni affettive per cui la convivenza sta dilagando, della serie..: "stiamo insieme fin che va bene, ma teniamo la porta di sicurezza disponibile, non si sa mai"..!!! Lo si vede nella fatica di tanti giovani ad uscire dal nido incatenante e seducente delle spire famigliari. Lo si vede nella difficoltà di addentrarsi con forza e fiducia in chiamate esigenti come la vocazione religiosa e francescana o sacerdotale.  Per cui.si preferisce restare in parcheggio...rimandare..lasciarsi assalire da mille dubbi eterni che ogni volta tarpano le ali e impediscono di guardare in Alto, di guardare lontano...

un nostro giovane frate...che guarda in Alto!!!
Cosa manca a questo nostro tempo?
A mio parere, siamo tutti un pò carenti di FEDE, abbiamo riposto invece ogni nostra speranza e fiducia in noi stessi, nel calcolo delle possibilità di riuscita e in una visione della vita ripiegata e priva di ogni slancio spirituale.
Ma...che fare?
Occorre ritornare ad AMARE! Solo l'Amore infatti fa pazzie! Solo l'Amore si dona senza fare i conti! Solo per Amore si offre la propria vita! Solo per Amore si ha la forza di accogliere una chiamata e una vocazione che noi non abbiamo deciso, ma che ci viene proposta (come per Maria!). Solo per Amore si è disposti a perdere se stessi. Solo per Amore ci si fida e consegna senza calcoli! Solo per Amore si può amare anche chi non ci ama! Solo per amore non si chiede nulla in cambio, ma si è disposti anche unicamente a dare! "Solo l'Amore crea" , diceva P. Massimiliano Kolbe.
E...come si ama?
Per imparare questa difficile e meravigliosa "arte", devi guardare quotidianamente a Gesù! Non c'è altra via! Contempla la Sua Croce! Osserva i Suoi gesti! Impara e rinnova i Suoi sentimenti! Ripeti la Sue Parole..Ama Colui che è l'Amore infinito!

Cari amici "in ricerca"..vi invito pertanto ad AMARE!! Non abbiate timore nel perseguire tenacemente questo obiettivo! Solo amando, la vostra ricerca troverà una direzione...altrimenti rischiate di vagare continuamente su voi stessi, prigionieri del "TEMPO DEI DUBBI...ETERNI !".

Il Signore vi benedica. frate Alberto

lunedì 16 gennaio 2012

Tempo di domande...tempo di risposte!

Caro giovane "in ricerca",
e probabilmente più di qualche volta tormentato da molte domande su di te e la tua vocazione, il tuo futuro, la volontà del Signore per la tua vita...Ti propongo questa sera di rileggerti il Vangelo di domenica scorsa (la seconda del tempo ordinario-anno B).

Dal vangelo di Giovanni (1,35-42).
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

Giovani frati in visita a Camposampiero (Pd), Santuario del Noce
Si tratta di un testo stupendo che sintetizza alcuni passaggi fondamentali di ogni cammino vocazionale.

IL TEMPO DELLE DOMANDE. E' il primo momento che gli apostoli infatti vivono caratterizzato da domande (poste o ricevute) quali: "Che cercate?"; "Maestro, dove abiti?". Quanti del resto gli interrogativi posti nel cuore di ogni giovane sul futuro della propria vita??!!!
IL TEMPO DELL'INVITO E DELL'AFFIDAMENTO. I discepoli ricevono da Gesù un invito provocante eppure libero: "venite e vedrete". Occorre fidarsi, occorre scegliere, occorre decidersi ed essi infatti rischiano e vanno. Quanti giovani ricevono anche oggi questo invito...eppure com'è sempre più difficile il buttarsi, il muoversi, "l'andare e il vedere". Com'è difficile FIDARSI per lasciare il proprio nido, il proprio progetto per accogliere l'invito di un Altro . Ed ecco che allora si procrastina talvolta il tempo delle domande, il tempo in eterni ed estenuanti discernimenti, il tempo di continui rimandi mentre la vita inesorabile comunque corre per la propria strada.
IL TEMPO DELL'INCONTRO E DELLA PIENEZZA. I discepoli dice il Vangelo: "andarono e videro e...si fermarono presso di Lui". Si sono fidati di una Parola, di un invito ed ora è avvenuto con Gesù un incontro speciale che cambia la loro esistenza. Cercavano...ed ora possono dire :"Abbiamo trovato"!! La ricerca ha trovato la propria meta, le domande la loro risposta, l'invito si è realizzato in un incontro che a tutto dà senso e pienezza...

Cari amici "in ricerca".
auguro a ciascuno di voi di poter percorrere questo cammino ideale tracciato duemila anni fa dai primi discepoli, così che anche ciascuno di voi possa dire per la propria vita: "ABBIAMO TROVATO !".
Il Signore vi benedica.

frate Alberto

sabato 14 gennaio 2012

Frati missionari:Beato Odorico da Pordenone

Cari giovani "in ricerca",
se nel vostro cuore alberga il desiderio e la vocazione di servire il Signore, questo non potrà essere disgiunto dalla missione, dalll'ansia di dargli testimonianza ovunque. Per tale motivo, da sempre i frati francescani si sentono inviati nel mondo ad annunciare il Vangelo ad ogni creatura e la missione è nel cuore, nel DNA di ogni frate. Al riguardo ricorre oggi la festa di un francescano singolare: il beato Odorico da Pordenone (1265 - 1231). Mi piace ricordarlo per la sua straordinaria passione missionaria ed anche perchè fu legato in modo particolare al mio Convento del Santo di Padova che frequentò e nella cui antica biblioteca si conserva da sempre il diario manoscritto dei suoi favolosi e avventurosi viaggi in oriente e in Cina. Il suo esempio di fede, sproni tutti noi a non fermarci davanti ai piccoli e grandi ostacoli che sempre si antepongono ad una scelta per il Signore, che sempre intralciano una gioiosa risposta alla Sua chiamata.
Vi benedico. frate Alberto
partiolare dell'arca del beato Odorico
Nel 1318 si imbarca a Venezia per Costantinopoli. Di qui attraversa il Mar Nero e prosegue lentamente per via di terra raggiungendo il Golfo Persico, dove torna a imbarcarsi verso l’India. Giunto a Tana, presso Bombay, ritrova e prende con sé i resti di quattro frati francescani, massacrati nel 1321. Risalito in nave, è il primo europeo a raggiungere l’Indonesia, e di qui infine arriva in Cina, sbarcando a Canton. Ma la sua meta finale è Khanbaliq, la capitale dell’immenso impero, dove arriva nel 1325, dopo sette anni di viaggio.

Il protagonista di questa avventura è un frate francescano: Odorico, nato a Villanova di Pordenone. Ha vestito l’abito di san Francesco in età giovanissima, e per qualche tempo ha condotto vita eremitica. A 25 anni Odorico viene ordinato sacerdote in Udine, ma non ha mai voluto “promozioni”. Si dedica volentieri all’attività missionaria in alcune regioni mediterranee, finché i superiori lo richiamano a Udine. Viene descritto come buon predicatore, ma poco sappiamo dei suoi anni giovanili. Per i Francescani dell’epoca, la Cina è qualcosa di remotissimo, come d’altronde lo è pertutti gli europei; ma è anche qualcosa di familiare, perché alla fine del Duecento il francescano Giovanni da Montecorvino vi ha fondato la prima comunità cristiana a Khanbaliq (che poi prenderà il nome di Pechino). E per la Cina ecco dunque partire anche frate Odorico. Un viaggio di anni, per mare e per terra, che si conclude a Khanbaliq, dove egli depone le reliquie dei martiri, appena arrivato. Per tre anni rimane poi in Cina, dedicandosi a una delle chiese fondate da Giovanni da Montecorvino .Riparte infine per l’Italia, passando per il Tibet. E ricompare a Venezia nel 1330. Ha percorso una distanza complessiva che supera la circonferenza dell’intera terra.
Ma da questo momento in poi le notizie su di lui si fanno scarse. Impiega un certo tempo a dettare la relazione del suo viaggio, che avrà una fama larghissima. Però si sa poco di quest’ultimo periodo della sua vita, che sembra trascorrere nell’ombra. L’unica sua iniziativa di grande importanza non gli riesce più. Voleva andare dal Papa, che era Giovanni XXII e si trovava ad Avignone: un viaggio ben da poco per uno come lui. Ma il suo fisico è ormai spossato. Non arriverà mai a vedere il Papa, non potrà mai esortarlo a mandare in Cina altri missionari.
Il suo viaggio si interrompe a Pisa: non ce la fa più. Cade ammalato e faticosamente torna ad avviarsi verso il Friuli. Fa una sosta ancora a Padova, ed eccolo infine ricoverato nel convento udinese di San Francesco. Qui frate Odorico si spegne, subito venerato come operatore di miracoli. Ma solo nel 1755 un Pontefice (Benedetto XIV) sanzionerà il culto per lui, col titolo di beato. I suoi resti, dopo la soppressione dell'antico convento e della chiesa di san Francesco (ora museo!) sono stati collocati nella chiesa udinese della Madonna del Carmelo.
Autore: Domenico Agasso
http://www.santiebeati.it/
ulteriori approfondimenti in: 
Udine: Ex chiesa di san Francesco, dove si conserva l'arca del beato

giovedì 12 gennaio 2012

Giovani ad Assisi con i frati

DATE " CORSI - WEEK END VOCAZIONALI" AD ASSISI 2012
Caro giovane "in ricerca",
forse il Signore ti chiama ad una possibile vocazione alla vita religiosa e francescana? Vuoi verificare questa voce ? Ecco una stupenda opportunità,  per avvicinarti e conoscere più da vicino la vita di noi frati francescani!
Ti offriamo durante l'anno la possibilità di passare ad Assisi alcuni giorni con noi, nella Comunità del Sacro Convento, accanto alla Basilica che custodice la Tomba di san Francesco: un luogo che possiamo definire idealmente "cuore" e "madre" del francescanesimo. Di sotto ti indico alcune date già stabilite. Approfittane. Ti benedico. frate Alberto
Assisi: Basilica di San Francesco e (nel prato antistante) la statua di Francesco,
cavaliere deluso e "in ricerca"
VIENI E VEDI:
= Venerdì 17 - Domenica 19 Febbraio 2012
= Venerdì 23 - Domenica 25 Marzo 2012
= Venerdì 06 - Lunedì 9 Aprile 2012 : TRIDUO PASQUALE
= Venerdì 25 - Domenica 27 Maggio 2012
= Venerdì 15 - Domenica 17 Giugno 2012
= Lunedì 30 Luglio - Sabato 4 Agosto 2012: ESERCIZI SPIRITUALI "VOCAZIONALI"
= Giovedì 04 - Domenica 07 Ottobre 2012
= Venerdì 07 - Domenica 09 Dicembre 2012

CONTATTI:
PER IL NORD ITALIA (compresa l'Emilia Romagna) il referente sono io: fra.alberto@davide.it
www.riparalamiacasa.it

PER LE ALTRE REGIONI: informazioni@cnpgv.it , www.cnpgv.it


Giovani frati presso la Tomba di san Francesco
NOTA:
= La proposta è rivolta intenzionalmente con un'attenzione speciale alla fascia più giovane dei ragazzi (17-28 anni). Questo non significa l'esclusione di giovani-adulti (fino a 35 anni) che fossero interessati: basta contattarmi e parlarne!
= In molti altri conventi e comunità d'Italia è comunque poi possibile vivere giorni di esperienza, conoscenza e incontro con i frati (compreso la Basilica del Santo a Padova, dove io abito). Se sei interessato, fatti vivo..e ci accordiamo.
PACE E BENE

mercoledì 11 gennaio 2012

Storie di vocazione: Samuele

Caro amico "in ricerca" la liturgia di oggi ci propone una bellissima storia di vocazione: la storia di Samuele.
Non è facile per questo giovane comprendere da subito la Volontà del Signore sulla sua vita, non gli è immediato comprendere che è il Signore a parlargli. Eppure da subito colpisce il suo mettersi in ascolto....con disponibilità totale, con un ECCOMI senza riserve a ciò che Lui vorrà indicargli. E' attento a cogliere ogni Segno...accetta anche di  farsi aiutare da una Guida...
E..tu, con quale atteggiamento interiore ti stai ponendo? Le tue mani e il tuo cuore sono aperte oppure ancora imprigionate...e guardinghe e sospettose?
Caro amico se vorrai comprendere la tua strada, mettiti anche tu in questa modalità umile e accogliente, di massima apertura e ripeti come Samuele: "Eccomi...parla che il tuo servo ti ascolta!" Solo così  il Signore ti si rivelerà! Ti benedico. frate Alberto
Dal libro di Samuele (1 Sam 3,1-10.19-20).

Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: "Samuele!" e quegli rispose: "Eccomi", poi corse da Eli e gli disse: "Mi hai chiamato, eccomi!". Egli rispose: "Non ti ho chiamato, torna a dormire!". Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: "Samuele!" e Samuele, alzatosi, corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Ma quegli rispose di nuovo: "Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!". In realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: "Samuele!" per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto.
Eli disse a Samuele: "Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Samuele andò a coricarsi al suo posto.
Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta".
Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore.

martedì 10 gennaio 2012

Frati missionari nel mondo: frate Tullio dal Cile

Cari amici "in ricerca",
la recente solennità dell'Epifania ci ha ricordato la vocazione missionaria della Chiesa chiamata a portare in tutto il mondo e a tutte le genti la Buona Notizia di Gesù. E al riguardo, noi frati francescani, abbiamo da sempre fatto nostra questa chiamata, rendendoci presenti in tante parti del mondo.  Riporto di seguito la testimonianza di un confratello, P. Tullio Pastorelli (trentino di origine), che da qualche anno presta il suo servizio missionario in Cile. Attualmente vive e opera con altri due frati (fra Pedro e fra Giuseppe) a Curicò, città a sud della capitale e martoriata nel 2010 da un devastante terremoto che ancora segna in modo pesante la vita di tante persone. P. Tullio ci parla di come ha vissuto le recenti festività natalizie accanto alla sua gente semplice e povera. Vi invito a leggere la testimonianza vocazionale, la storia della sua vocazione missionaria e francescana, che lo stesso P. Tullio aveva raccontato sul Messaggero di S. Antonio prima di partire per il Cile (2007). Vi invito anche a sostenere i nostri missionari sparsi nel mondo con la preghiera...ed anche ..a lasciarvi entusiasmare  e sedurre...dalla loro testimonianza di fede.  Il Signore ancora cerca operai per la sua messe...che è molta! Il Signore attende...un TUO SI' !!
Vi benedico e incoraggio. Frate Alberto

Curicó, gennaio 2012

Carissimi familiari, frati, amici della missione e benefattori vi scrivo in questo tempo di Natale dove la liturgia ci invita a riflettere con gioia nell’anima e stupore nel cuore riguardo al Bambino che é nato per noi. Tra pochi giorni sarà la festa dell’Epifania o della manifestazione del Signore, festa liturgica missionaria per eccellenza. É proprio vero che tutti coloro che hanno incontrato personalmente il Signore (e per citare solo pochi esempi: i pastori nella notte santa, i Magi terminato il loro lungo viaggio, la Samaritana al pozzo, i discepoli di Emmaus…) tutte le persone dopo aver incrociato lo sguardo con quello di Gesú, hanno annunciato con gioia la scoperta del Messia, del liberatore e salvatore.
Anche il Papa nel suo ultimo messaggio per la giornata missionaria afferma: Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due discepoli di Emmaus. Essi, dopo aver riconosciuto il Signore nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici» e riferirono ciò che era accaduto loro lungo la strada (Lc 24,33-34). Il Papa Giovanni Paolo II esortava ad essere “vigili e pronti a riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annunzio: “Abbiamo visto il Signore!”» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59). Pensando a quello che abbiamo vissuto in parrocchia per questo Natale 2011 posso dire che anch’io ho incontrato il Signore: l’ho incontrato in diverse forme e modi, e con questo scritto desidero condividere alcune iniziative svolte per questo Natale qui a Curicó.
La prima forma é stata con i piccoli! Come l’anno scorso abbiamo organizzato la "tarde navideña", un pomeriggio pensato per i bambini poveri della parrocchia. Il gruppo della parrocchia chiamato Divina Pastora é composto da alcune signore che si occupano della carità parrocchiale: si sono organizzate e hanno raccolto piú di cento regali (giocattoli usati e in buono stato, hanno chiesto anche un aiuto a delle scuole con ragazzi di famiglie benestanti, e hanno bussato chiedendo un aiuto anche a un gruppo di famiglie agiate di Curicó), e per dare un tocco di fraternità hanno comprato anche dei dolci, delle bibite e un gelato per tutti. Il ventidue di dicembre alle sei del pomeriggio abbiamo fatto la proposta a chi desiderasse partecipare: in realtà sono venuti tutti i bambini della parrocchia. I vari gruppi di giovani sono stati invitati a preparare uno spettacolo artistico e tutti si sono organizzati: chi con dei canti natalizi (il coro dei bambini), chi con delle rappresentazioni con un messaggio di bontà (chierichetti) chi con dei balli natalizi (la catechesi): certamente non é mancato il messaggio religioso e la benedizione con il bimbo Gesú. Per concludere il tutto come si deve é arrivato Babbo Natale con i sui regali. Le molte famiglie che hanno partecipato sono ritornate a casa contente di aver vissuto un momento Natalizio di festa e di gioia. Anche le molte persone e gruppi parrocchiali che hanno organizzato l’evento sono ritornate a casa con la gioia nel cuore di poter far felice almeno per poco tempo diversi bambini della parrocchia.
Altro momento dove ho visto la presenza del Signore é stata la cena d’amore. Dovete sapere che per tutto il tempo d’avvento abbiamo avvisato nelle sante messe della raccolta di viveri a lunga scadenza da donare poi alle famiglie povere della parrocchia nella vigilia di Natale. La risposta é stata generosa e con un aiuto giuntoci da alcuni benefattori abbiamo potuto realizzare cinquanta casse da consegnare a cinquanta rispettive famiglie povere del nostro settore. La maggior parte l’abbiamo distribuita alle persone che vengono tutte le settimane il mercoledì a prendere degli alimenti, ma per l’occasione il gruppo della carità ha distribuito anche cenas de amor anche a Convneto Viejo, comunidad de Santa Lucia y a la comunidad María de Nazaret. É stato bello e ha riempito il cuore di gioia vedere la felicità nel volto di tutti coloro che si recavano in parrocchia a ricevere la cesta con olio, riso, zucchero, minestra in polvere, un pollo, ...
Anche a livello liturgico posso dire che abbiamo sperimentato la vicinanza del Signore. Tulle le varie liturgie in preparazione della solennità del Natale sono state sentite e ben organizzate. Il presepio allestito davanti alla chiesa é stato il frutto del lavoro e della creatività dei vari gruppi presenti in parrocchia (coro, anziani, gruppo di visita agli ammalati, carità, preghiera, ...), tutti con entusiasmo e allegria hanno dato vita al presepio che potete vedere nelle voto nel sito www.viviamaspera.tk. Anche la messa delle ore 21 è stata ben preparata e sono state tante le famiglie che hanno partecipato. Durante la messa pensavo: “Natale, festa della famiglia festa dei bambini: e noi con tanti bambini che giravano per la chiesa e che cantavano (a loro modo) al bambino Gesù…”, é stato bello e abbiamo celebrato un vero Natale.
Credo di poter dire che in questo Natale ho visto ed ho incontrato il Signore, nelle varie iniziative realizzate, ma soprattutto nei tante persone nei tanti volti che si sono avvicinati con delle preoccupazioni per malattie di familiari, altri con dei dolori profondi nel cuore, alcuni con dei grossi problemi per mancanza di lavoro, é stato bello a livello personale o come comunità di frati e anche come comunità parrocchiale poter ascoltare, accompagnare e aiutare.
É proprio vero che il grido di dolore del povero, dell’oppresso, del dimenticato, é la voce di Dio! Un Dio che si é fatto piccolo e povero per condividere con i piccoli e poveri la sua pace e la sua luce. Passate le feste del Natale sento proprio vere le parole del Vangelo di san Luca che il Papa richiama nel suo messaggio: abbiamo visto il Signore! e come duemila anni fa il suo volto é quello di un piccolo, di un povero, di un escluso, di un papà preoccupato di una inferma in ospedale, di una mamma che non ha niente da dare ai sui figli la notte di Natale.
La logica di Dio é talvolta per noi strana; la logica dell’amore é bella! Noi lo sappiamo da sempre: l’agire di Dio é lontano dal nostro agire, per Gesù dal presepe al golgota é stato cosí e sempre sará cosí!
A noi cari amici della missione il compito di gridare a tutto il mondo con parole e con la vita ABBIAMO VISTO IL SIGNORE!
A tutti e a ciascuno il mio-nostro ricordo nella preghiera per voi amici e benefattori della missione a voi il mio-nostro grazie per la vicinanza la preghiera e l’affetto che ci arriva a mani piene.


Termino ricordando la prima lettura del primo giorno dell’anno presa dal libro dei Numeri, un testo caro al nostro amato Padre san Francesco:
Il Bimbo Gesù nato per tutti noi
ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica e protegga tutti voi cari amici della missione per tutto l’anno 2012.


Paz y bien
fr. Tullio

Il Natale fra i terremotati

Vedi sito di P. Tullio: viviamaspera
Vedi il blog dei frati in Cile: Frati in Cile

venerdì 6 gennaio 2012

I MAGI: dei Cercatori

6 gennaio 2012 : Epifania del Signore
Abbiamo visto spuntare la sua stella in oriente e siamo venuti con doni per adorarlo" (dalla liturgia dell'Epifania).
I MAGI
Chi sono questi re, questi misteriosi sapienti che affrontano un cammino lungo e pericoloso per giungere ad una povera grotta, davanti ad un bambino? Potremmo definirli dei CERCATORI, simbolo di tutti quegli uomini inquieti che non si accontentano di piccole risposte, ma chiedono la VERITA' sulla propria vita e la propria VOCAZIONE, cercano il SENSO profondo di tutto ciò che esiste, del vivere, del gioire come del soffrire e del morire..
I Magi sono mossi da un’attesa, da una speranza di luce, di pienezza, (dimensioni che appartengono al cuore di ogni uomo spesso però sotterrate da troppe tante cose che ci stordiscono e ci fanno dimenticare l’essenziale)..
I Magi sono attenti ai segni: ascoltano, scrutano il cielo, fissano in alto una stella (la Sua stella); si fidano, rischiano, vanno….
Di rimando ecco che non possiamo allora non chiederci? E noi? Chi cerchiamo? In chi è riposta la nostra speranza? Dov’è e quale stella stiamo seguendo? Per chi o per che cosa sarei disposto a rischiare la vita? Per chi e di chi fidarmi? Per chi mettermi in cammino ribaltando tutto??
Emblematico al riguardo è l’atteggiamento degli abitanti di Gerusalemme, di Erode, e del Clero e dei saggi di Israele.
I Magi , i cercatori, giungendo a Gerusalemme attraversando una città, (la città santa!!!) assolutamente indifferente e distratta: la luce di Betlemme non la tocca minimamente!
I Magi, tutti protesi alla loro meta, incontrano anche un re, Erode, turbato e inquieto, che solo vede nel bimbo che è nato un avversario al suo potere, da eliminare.
I Magi parlano con i sapienti di Israele (s. sacerdoti e scribi) che tutto sanno dire circa il Messia con informazioni puntuali e precise, ma ben si guardano dal muoversi e compromettersi per andare ad incontrare Gesù che è nato.
Se l'animo dei Magi è aperto e disponibile, quello dei loro interlocutori dice solo indifferenza, torpore, sospetto,egoismo.. Fin dalla nascita Gesù, diventa pertanto motivo per molti di ricerca gioiosa, per altri d'inquietudine profonda, rifiuto, contestazione . Non è forse questo il paradigma di atteggiamenti che esistono ancora e che sperimentiamo quotidianamente anche nella nostra giornata, in questa nostra società? Cristo è presente, ma noi desideriamo davvero incontrarlo? Come non riconoscere che la sua presenza molte volte lascia anche noi apatici oppure ci è scomoda, importuna???
Il difficile cammino dei Magi ha il suo esito sperato quando, come dice l’evangelista "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono.. Poi gli offrirono in dono oro, incenso e mirra". Adorandolo, riconoscono la divinità di quel Bambino. Erano i primi rappresentanti dei popoli pagani ad incontrarsi con il Figlio di Dio, quello vero, che non conoscevano ancora. In quei Magi, tutti i popoli della terra (non più solo il popolo eletto) sono chiamati alla salvezza perchè Dio non si nega a nessuno, ma è venuto per tutti senza distinzione nè di razza, stirpe o nazionalità...
"Al vedere la stella, i Magi ebbero una grandissima gioia". Era il frutto della loro ricerca, poiché incontrare Dio è sempre una gioia immensa, anche se spesso frutto di un cammino incerto e faticoso.
Un cammino non meno difficile anche per noi uomini e donne d'oggi, chiamati a vivere in un tempo di distrazione e anche di rifiuto, ma credete, vale ancora la pena lasciarsi guidare dalla luce della fede, fidarsi del Signore, gustare la gioia grandissima che solo Lui può dare.
Ma...tu? Vorrai metterti in cammino?

giovedì 5 gennaio 2012

Primo giovedì dell'anno: preghiamo per le vocazioni!

Come da tradizione, il primo giovedì di ogni mese, la Chiesa cattolica invita tutti a pregare in modo speciale per le vocazioni sacerdotali e religiose. Ed oggi certamente , primo giovedì del mese di Gennaio e dell'anno 2012, questo invito assume una connotazione ancor più forte, come ben mi ricorda il mio caro confratello P. Alessandro in uno suo stupendo post che vi ripropongo pari pari.
Preghiamo dunque incessantemente prima di tutto per i nostri sacerdoti e religiosi (frati...missionari..) perchè "contagino" con la loro santità e il loro ardore tanti giovani; preghiamo perchè molti di questi desiderino "essere come loro", imitandone i gesti e la virtù e la dedizione, proprio... come ci mostra questo bambino! E' così che si diventa preti..e frati e missionari..!!!! Preghiamo perché il Signore mandi operai nella sua messe, imitatori di Lui, per il bene della Chiesa e dell'umanità.


PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
del Beato Papa Giovanni Paolo II

Gesù, Figlio di Dio, in cui dimora la pienezza della divinità,Tu chiami tutti battezzati "a prendere il largo", percorrendo la via della santità.
Suscita nel cuore dei giovani il desiderio di essere nel mondo di oggi
testimoni della potenza del tuo amore.
Riempili con il tuo Spirito di fortezza e di prudenza che li conduca nel profondo del mistero umano perché siano capaci di scoprire la piena verità di sé e della propria vocazione.
Salvatore nostro, mandato dal Padre per rivelarne l'amore misericordioso, fa' alla tua Chiesa il dono di giovani pronti a prendere il largo,
per essere tra i fratelli manifestazione della tua presenza che rinnova e salva.
Vergine Santa, Madre del Redentore,
guida sicura nel cammino verso Dio e il prossimo,
Tu che hai conservato le sue parole nell'intimo del cuore,
sostieni con la tua materna intercessione le famiglie e le comunità ecclesiali, affinché aiutino gli adolescenti e i giovani a rispondere generosamente
alla chiamata del Signore. Amen.


Vedi  anche il bel video-spot sulla "sfida" eroica della vocazione sacerdotale (in Cantuale Antonianum),