lunedì 26 dicembre 2011

Cos’è il Natale? Come continuare a viverne il messaggio?

Cari amici "in ricerca" mentre viviamo questi giorni nella luce del Natale, vi propongo una bella riflessione sul senso profondo di questa festa, spesso ridotta "a poco".
Ancora a tutti "Buon Natale" anche a nome della grande Comunità francescana della Basilica del Santo di Padova! Il Signore vi dia pace. Frate Alberto
Giotto: Natività - Cappella degli Scrovegni (Pd)
Cos’è il Natale? Come viverne il messaggio?
1. Il Natale è evento di salvezza. La liturgia del Natale mette in risalto che l’uomo si rinnova e nasce alla vita divina entrando così nell’unico mistero di salvezza che è quello pasquale, di cui il Natale segna gli inizi. Perciò la festa natalizia deve essere prospettata come un traguardo salvifico: è un tempo privilegiato per accogliere e conoscere il Salvatore e la sua opera. Non lo si può ridurre quindi a poesia e romanticismo infantile, come talvolta capita.
2. Il Natale è mistero di luce. Tutta la storia dell’umanità è un faticoso cammino nelle tenebre alla ricerca di luce, di verità e di speranza. Il Natale è una festa di luce, che rischiara la notte delle nostre tenebre, la notte delle nostre incomprensioni, la notte disumana delle nostre angosce e disperazioni. A Natale è venuta tra gli uomini quella luce elevante e santificante che è il Verbo, grazie al quale gli uomini diventano “figli di Dio” (Gv 1,12), “figli della luce” (Gv 12,36). La colletta della messa della notte di Natale parla di questa santissima notte “illuminata con lo splendore di Cristo vera luce del mondo”. Il prefazio I mette in rapporto Cristo luce, la sua rivelazione e la luce della fede.
3. Il Natale è mistero di debolezza. La dottrina paolina dell’autoumiliazione di Cristo che nel mistero dell’incarnazione “svuotò se stesso” (Fil 2,7) riecheggia nella 3a antifona dei Primi Vespri del Natale: “Oggi il Verbo eterno, generato dal Padre prima dei secoli, ha umiliato se stesso, per noi si è fatto uomo mortale”. La nascita di Gesù non può che sconcertare i grandi, i sapienti e i farisei di tutti i tempi, ma si rivela in tuta la sua importanza ai semplici, che come i pastori di Betlemme, riescono a discernere la voce dello Spirito per il semplice fatto di essere, nella loro debolezza, disponibili e generosi. La scoperta in noi di un bisogno di salvezza ci porta a lottare contro le nostre autosufficienze; solo Cristo può riempire i vuoti della nostra esistenza! Come dice il prefazio III del Natale: “la nostra debolezza è assunta dal Verbo”.
4. Il Natale è messaggio di pace. Gli angeli di Betlemme cantano: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). Così anche la Chiesa nell’antifona d’ingresso della messa dell’aurora di Natale canta: “Oggi su di noi splenderà la luce, perché è nato per noi il Signore; Dio onnipotente sarà il suo nome, Principe della pace, Padre dell’eternità: il suo regno non avrà fine” (cf Is 9,2.6; Lc 1,33).  Gesù, “Principe della pace”, appare nella storia dell’umanità come segno di riconciliazione con Dio e con gli uomini. Con Cristo inizia il tempo della nuova ed eterna alleanza tra l’uomo e Dio, un tempo – ormai definitivo – di pace, di intimità e familiarità dell’uomo con Dio. Una piccola iniziativa nel tempo natalizio potrebbe essere quella di rendere più gioioso il gesto della pace con il quale esprimiamo l’amore vicendevole prima di partecipare all’unico pane eucaristico.
5. Il Natale è invito alla gioia. La venuta del Salvatore crea un clima di gioia che san Luca, più degli altri evangelisti ha reso percepibile. Ancor prima che ci si rallegri della sua nascita, Giovanni Battista sussulta di gioia nel seno della madre (Lc 1,41.44). E nel giorno della nascita di Gesù, l’angelo rivela ai pastori: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11).  Grande gioia perché si compie la lunga attesa del popolo di Israele e dell’intera umanità. Oggi riviviamo nel nostro cuore la gioia dei patriarchi, dei profeti, di Maria, di Giovanni Battista e dei pastori. La gioia natalizia esprime fiducia nella storia perché essa è stata attraversata dalla salvezza. La Parola di Dio che si fa carne è anche la Parola di Dio che si fa storia.
6. Il Natale è invito alla solidarietà. Cristo che nasce si fa solidale con l’uomo nel suo tempo e nel suo ambiente. La mangiatoia della grotta di Betlemme è simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio, che non trova posto quaggiù. La mangiatoia però è anche simbolo del nostro rifiuto: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11). Nelle intercessioni dei Primi Vespri del Natale preghiamo: “Sei nato nell’umiltà del presepe, guarda ai poveri del mondo e dona a tutti prosperità e pace”. Il Natale richiede ad ognuno di noi l’impegno per una solidarietà concreta, fatta di opere e di segni visibili. Infatti la scoperta del dono di Dio ci porta ad un umile valorizzazione dei doni che ognuno di noi ha ricevuto anche per gli altri; è l’invito ad uscire da noi stessi per il superamento del proprio egoismo, del disinteresse per gli altri. Nel clima natalizio si potrebbe dare più rilievo alla processione dell’offertorio con la quale portiamo i nostri doni all’altare da condividere con i più poveri.
7. Il Natale è manifestazione del mistero di Cristo. Il bisogno di salvezza ci spinge ad aprirci ad una conoscenza più piena della persona di Gesù: il suo messaggio, la sua parola, le sue azioni, il suo modo di essere di fronte alla vita. La liturgia natalizia ci presenta tutta la profondità del mistero di Cristo, tutti gli aspetti della sua personalità e della sua missione e ci fa intravedere la luce gloriosa della sua Pasqua. Il mistero natalizio pone a ciascuno di noi la domanda rivolta da Gesù agli Apostoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?… Voi, chi dite che io sia?”. La parenesi dovrebbe aiutare coloro che partecipano ai santi misteri del Natale a “confessare” con convinzione e con gioia: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,13-16).
8. Il Natale è rivelazione del mistero dell’uomo. Come afferma il Vaticano II nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS, n. 22). Il Natale è memoria attualizzata dell’evento di salvezza per chi ha accolto e conosciuto Cristo; è perciò una storia che continua, perché Cristo vuole rinascere oggi nelle nostre case, nel nostro cuore, nella nostra vita: “Il Verbo di Dio […] desidera ardentemente di nascere secondo lo spirito in coloro che lo vogliono e diviene bambino che cresce con il crescere delle loro virtù” (brano di san Massimo il Confessore, letto nell’Ufficio delle letture del 4 gennaio).
Nella colletta dopo l’Epifania del martedì delle ferie del tempo natalizio, si chiede di “essere interiormente rinnovati all’immagine” del Figlio di Dio che “si è manifestato nella nostra carne mortale”. Il Natale è la festa dell’uomo nuovo, dell’uomo che rinasce e viene rinnovato, che può essere figlio ed erede di Dio e quindi partecipe del suo futuro.

Matias Augè
http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-un-natale-celebrato-e-vissuto-91044639.html

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