mercoledì 5 ottobre 2011

la vocazione religiosa: paure, timori, ritrosie, tentazioni

Caro amico "in ricerca" e che forse senti nel tuo cuore un richiamo del Signore alla consacrazione religiosa, molti  come te mi scrivono presentandomi insieme a slanci e grandi ideali di sequela e desideri di  risposta generosa a tale vocazione, anche tante paure e timori legati ad ambiti abbastanza ricorrenti (l'affettività, la contrarietà dei genitori, l'attrattiva dei beni materiali, la sfida dell'ignoto e del futuro, un senso di indegnità e inferiorità personale, la paura di sbagliare..., il timore del "per sempre"..).  Si tratta per la verità di dinamiche che sempre un poco "tormentano" e "tentano" il chiamato, mettendolo alla prova e soprattutto verificandone la FEDE.
La VOCAZIONE RELIGIOSA infatti, è primariamente QUESTIONE DI FEDE!
Vi propongo oggi al riguardo l'antica e sempre nuova storia vocazionale del profeta GIONA, che interpellato  e inviato da Dio a predicare la conversione agli abitanti di Ninive, continua invece a scappare confidando solo in se stesso. Lo ritroviamo descritto (anche simpaticamente!) nelle letture della liturgia di questa settimana. Il profeta vi appare in realtà drammaticamente "arrotolato su di sè ", aggrappato ai propri sogni e convincimenti, preoccupato del proprio progetto di vita. I racconti, alquanto ironici, ci mostrano tutta la sua ostinazione, la poca Fede, il suo non fidarsi del Signore, il suo autocommiserarsi paralizzante, il suo mettersi in fuga. Un rifiuto che lo acceca  e gli indurisce il cuore  impedendogli di intravedere il grande progetto di amicizia e fiducia e amore che il Signore vuole instaurare con lui e con ogni uomo. Neppure coglie, nè gli importa, come il Signore si possa servire di lui per la salvezza di migliaia di persone "che non sanno distinguere la destra dalla sinistra"!!! Ti invito a rileggere la storia di Giona, davvero stupenda e attuale..  e a confrontarla con la tua storia, le tue ostinazioni, i tuoi sciocchi rifiuti e le fughe, le tue visioni limitate ed egoiste..la tua poca Fede., ed anche a valutare le conseguenze (per te e per molte altre persone) di un rifiuto al Signore.
La VOCAZIONE  ricorda, è sempre QUESTIONE DI FEDE!

Dal libro del profeta Giona (1,1-17.2,1.11).
Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore:
"Alzati, và a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me".
Giona però si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s'imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell'equipaggio e gli disse: "Che cos'hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo". Quindi dissero fra di loro: "Venite, gettiamo le sorti per sapere per colpa di chi ci è capitata questa sciagura". Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: "Spiegaci dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?". Egli rispose: "Sono Ebreo e venero il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra". Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: "Che cosa hai fatto?". Quegli uomini infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva il Signore, perché lo aveva loro raccontato. Essi gli dissero: "Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?". Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: "Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia". Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano perché il mare andava sempre più crescendo contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: "Signore, fà che noi non periamo a causa della vita di questo uomo e non imputarci il sangue innocente poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere". Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e fecero voti. Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull'asciutto.
Dal libro del profeta Giona (4,1-11)
Giona provò grande dispiacere e fu sdegnato. Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand'ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».
Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all'ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.
Ma il giorno dopo, allo spuntare dell'alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d'oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: «Meglio per me morire che vivere».
Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?». Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!». Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Nìnive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?».
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Il nome Giona richiama personaggi biblici con questo nome, come il profeta Giona che preannuncia al re Geroboamo II (784-744 a.C) l’ampliamento del regno (2 Re 14,25).

La storia di Giona, narrata nel libro che porta il suo nome, è, però, di epoca più vicina al Nuovo Testamento (400 ed il 200 a. C.) e non ha legami con i personaggi biblici che portano lo stesso nome.
ll libro di Giona, più che una storia accaduta realmente, è narrazione didattica, il cui scopo è di mostrare che Dio ha compassione di tutta l’umanità e non solo del popolo che si è scelto. Questi semmai hanno il compito di farlo conoscere, come Dio di misericordia. Il racconto nei suoi toni anche ironici, come il permanere di Giona nel ventre del pesce a causa del suo peccato (Gn 2,1.11), il sorgere improvviso della pianta di ricino che ristora Giona ed è divorata da un verme dopo un giorno, lasciando Giona sotto il sole rovente (Gn 4,5-11), risponde al dubbio circa il fatto se Dio voglia o no la salvezza di tutti quelli che sembrano lontani dalla fede in lui e nemici dei credenti.  La storia ironica ed efficace di questo piccolo libro, di appena quattro capitoletti, si comprende alla luce dei problemi religiosi e della mentalità “ristretta” dell’epoca in cui il libro fu scritto. E’ il tempo del post esilio. Gli israeliti, tornando in patria, si trovano a contatto con le popolazioni pagane che si erano insediate nella loro terra. I rimpatriati, nel desiderio di vivere una fede pura nel Dio dei loro padri, credono di doversi isolare dagli altri abitanti, ritenuti pagani, e li guardano con sospetto.  Costoro nel libro di Giona sono rappresentati dagli abitanti di Ninive, capitale dell’Assiria, il cui nome ricorda il popolo nemico che distrusse nel 721 a.C. il regno del Nord!
L’autore sacro più che su Ninive fa convergere il suo messaggio sui rapporti tra Dio, il misericordioso, e Giona, che non approva l’agire di Dio. Giona rappresenta il profeta che deve convertirsi a Dio. Per questo Egli lo invia a predicare la conversione proprio a Ninive. Giona si rifiuta e anziché dirigersi a Ninive va verso Tarsis, nome che indica un posto lontanissimo, soprattutto da Dio. Inghiottito, però, da un grosso pesce, nel cui ventre rimane tre giorni, viene salvato da Dio, che è misericordia.
Giona, costretto a ricredersi, predica la conversione al popolo nemico che, suo malgrado, si converte a Dio. Stizzito della loro salvezza, sfoga la sua collera con Dio perché è “pietoso e misericordioso, longanime e di molta grazia” e si pente del male (cf Gn 4,3). Tramite il segno del ricino, e l’ironia di Dio alla sua collera, finalmente, Giona comprende che Dio prova pietà per gli essere umani che non distinguono la destra dalla sinistra, cioè il bene dal male (cf Gn 4,11).
Concretamente il messaggio del libro mostra che il Dio biblico è un Dio che ama immensamente ed il suo amore è la salvezza di tutti i popoli.


Da sapere che:
•La parola Giona significa “il colombo” che va dove non deve andare ma che Dio lo riacciuffa e lo fa andare dove Egli vuole.
•Matteo e Luca ricordano il segno di Giona che Gesù applica a sé: “Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: ‘Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione” (Lc 11 29-30; cf Mt 11,39; 16,4).





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