martedì 25 ottobre 2011

Frati martiri per il Vangelo

Caro giovane "in ricerca", ti ripropongo oggi  una riflessione sulla missione e sul martirio: due aspetti intimamente legati alla Vocazione francescana. Se desideri o pensi alla vita francescana, questi due elementi ideali non ti potranno mancare. Certo poi si esprimeranno nei modi (spesso anche molto umili e quotidiani e per nulla eroici ) che il Signore vorrà, ma " il sentirsi inviati ..." e " il dono di sè.." nel nome di Gesù,  sono costitutivi del frate .  Riporto di seguito l'omelia che Fra Jarek Wysoczanski (ora responsabile per le nostre Missioni Francescane nel mondo) ha tenuto alla Basilica di S. Antonio (Padova)  in occasione della recente Giornata Mondiale Missionaria (Domenica 23 ottobre 2011). In particolare fra Jarek ha raccontato la sua esperienza missionaria in Perù e il suo coinvolgimento nel tragico dramma che vide l'uccisione di due giovani frati missionari con lui:  fra Michele Tomaszek e fra Zbigniew Strzałkowski, Frati Minori  Conventuali, uccisi a Pariacoto (Perù) il 9 agosto del 1991. Il loro esempio ti sproni e ti sia di aiuto : il Signore ama chi si dona con gioia. Ti benedico. fra Alberto
da sinistra:  Fra Zbigniew, fra Jarek e fra Michal.
OMELIA DI FRA JAREK
Anzitutto desidero ringraziare il P. Rettore della Basilica e i frati per l’invito.
Ogni anno la Chiesa célebra la Giornata Missionaria Mondiale. E' un giorno dedicato a ravvivare in tutti la consapevolezza che la Chiesa è missionaria per sua essenza, per sua natura, per volontà di Cristo.
"Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20, 21). Un “invio”, un “andare” è conseguenza di una sequela, di uno "stare con Lui" (Mc 3,13), è conseguenza della fede.
Come ha indicato il Beato Papa Giovanni Paolo II, la fede si rafforza donandola (cfr RM 2). Si trasmette "Qualcuno" di cui si vive e per cui si vive! La fede senza la missione è sterile; e la missione senza la fede è parola vuota! Sono qui per condividere con voi l'esperienza della missione, nella quale i frati del Santo, i pellegrini e, in particolare, la Caritas antoniana ci hanno accompagnati con un sostegno non solo economico ma anche spirituale, fin dagli inizi. Voglio parlare dei miei fratelli: Miguel Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski, oggi già Servi di Dio, con i quali abbiamo iniziato la missione in Perù-Pariacoto.
Miguel e Zbigniew furono uccisi da guerriglieri del Movimento terrorista “Sendero Luminoso” a Pariacoto (Perù) il 9 agosto 1991. Erano francescani conventuali polacchi. Miguel aveva 31(trentun) anni e Zbigniew 33. Giunti nel paese andino, due anni prima della loro morte violenta, si dedicarono a servire il popolo a noi affidato, per restituire alla gente la dignità di figli di Dio attraverso il Vangelo e la carità. Amarono fino a dare la vita, seguendo i passi di Gesù con lo stile di Francesco d’Assisi e secondo l’esempio di Massimiliano Kolbe, martire in Auschwitz.
Hanno semplicemente reso realtà le parole di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15,13)
Siamo arrivati in Perù con Zbigniew il 2 dicembre del 88, e dopo arrivò Miguel.
I primi mesi non abbiamo vissuto insieme io e Zbigniew, cosi che abbiamo potuto imparare con più velocita la lingua spagnola e, più a contatto con la gente, abbiamo potuto conoscere e comprendere meglio la cultura e la religiosità delle persone. Questo periodo fu caratterizzato da un profondo e lento avvicinamento ai problemi sociali (la violenza, l’ingiustizia, il terrorismo, la povertà, la migrazione dalle zone rurali alla città) e anche a certi fenomeni ecclesiali emergenti, e per noi importanti: la religiosità popolare, le Comunità Ecclesiali di base, l’organizzazione della Caritas.
Il 30 agosto del 89 abbiamo assunto, ufficialmente, la missione di Pariacoto, situata nelle Ande peruviane, include 70 piccoli villaggi (per arrivare in alcuni occorrono 12 o piu ore a cavallo).
Noi siamo arrivati alla missione di Pariacoto con poche risorse e la realtà ci invitò a sottometterci a tutte le creature umane. Il nostro atteggiamento risvegliò la curiosità dei campesinos che, indubbiamente, hanno un’incredibile capacità di osservazione. Il nostro stile di vita semplice facilitò, fin dall’inizio, lo scambio e la comunicazione. Potemmo sperimentare, nella nostra propria carne, lo “stare con la gente”.
Il 9 agosto dopo la Messa, Miguel e Zbigniew furono fatti uscire dal convento e condotti, separatamente, al Municipio di Pariacoto (in quel tempo io ero in Polonia, per le mie prime vacanze). Da lì, insieme, furono fatti salire nella camionetta della missione insieme a suor Bertha. Poi, dopo un po’ di strada, i guerriglieri fecero scendere la suora e portarono i frati in un luogo chiamato Pueblo Viejo, vicino al cimitero. Lì assassinarono Fra Miguel con un colpo alla nuca e Fra Zbigniew con due colpi, uno alla spalla e uno alla testa. Uccisero anche il sindaco del villaggio.
Appena prima di essere catturati, sentendo la gravità della situazione, i nostri fratelli difesero i tre postulanti che stavano con loro, e chiesero loro di andare a pregare in cappella senza uscire. Hanno vissuto la situazione di Gesù che sul monte degli Ulivi disse per i suoi discepoli: “Se cercate me, lasciate andare questi”. Anch’essi dissero a chi li catturava “qui siamo noi i Sacerdoti, ma non toccate i giovani”.
I terroristi di “Sendero Luminoso” uccisero i missionari perché secondo loro: “ingannavano il popolo” , “Predicavano la pace”,“addormentavano la gente dando da mangiare” , cosi che non trovassero la spinta e il desiderio di fare  "la rivoluzione”. “La religione è l’oppio del popolo, un modo di dominarlo”.
Miguel era un uomo di profonda fede, semplice, un uomo di preghiera, evangelizzatore e solidale. Amava molto la Vergine ed era vicino ai giovani e ai bambini per mezzo della musica, nella quale aveva grandi doti.
Zbigniew aveva doti organizzative e molto senso di responsabiltá. Amava la natura, voleva servire gli altri, aveva una fede profonda e una vera passione per la figura di San Massimiliano Kolbe.
Miguel y Zbigniew non ci hanno lasciato un testamento “formale”; sono stati sorpresi da sorella morte, in piena corsa. Lasciarono il testamento che rappresenta e riassume l’identità di tante vite e morti anonime che credevano, lottavano e lavoravano per i valori del Regno in Perù e in molte altre parti del mondo, nelle varie situazioni storiche, politiche, culturali, ideologiche. La morte da martiri di Miguel e Zbigniew è un fatto, non un discorso; come lo fu l’abbraccio di Francesco al lebbroso, o il sorriso di Giovanni Paolo I, o il passo silenzioso di Massimiliano Kolbe per Auschwitz, o la fuga di una donna africana dal suo paese con il poco che ha sulla testa e i suoi figli stretti per mano, o l’uomo che vedeva la sua casa divorata dalle fiamme… Sono fatti e gesti che umanizzano gli uomini, risvegliano in noi una sana passione per l’autenticità, mostrano il volto di Gesù, che continua a dirci: “Seguimi”.
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Per approfondire la nostra realtà missionaria francescana , visita il sito dell'Ordinedei Frati Minori Conventuali

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