domenica 15 maggio 2011

Ti seguirò ovunque tu andrai

Caro amico, caro giovane "in ricerca" che visiti questa pagina, oggi 15 maggio, tutta la Chiesa prega per le vocazioni. Ed è una preghiera che devi sentire innalzata anche per te, ti riguarda e coinvolge tante altre persone che solo attraverso la tua risposta potranno amare il Signore, conoscerlo, operare il bene, testimoniare l'amore, coltivare la speranza. Devi avere una  forte consapevolezza di  questa grande responsabilità che è affidata al tuo SI'!!!
Ti lascio il bel testo successivo  per la tua riflessione e per spronarti a non temere il Signore e la Sua volontà, a non avere paura: è la chiamata e la storia di Marco, ma potrebbe essere anche la tua storia;  la storia di Piero, di Antonio, di Luca, di Luigi, di Stefano......
ti benedico. frate Alberto
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«Ti seguirò dovunque andrai»

Marco si spaventò subito di aver pronunciato quelle parole. Azzardate, audaci. Non appena fuori dalla sua bocca, stentò a riconoscerle come sue. Fu per questo che aggiunse subito: “... ma prima permettimi di separarmi da quelli di casa mia”.

Marco si spaventò subito di aver pronunciato quelle parole. Azzardate, audaci. Non appena fuori dalla sua bocca, stentò a riconoscerle come sue. Fu per questo che aggiunse subito: “... ma prima permettimi di separarmi da quelli di casa mia”.
Era come prendere tempo, un momento di fiato prima di gettarsi dalla cima nel vuoto, per riflettere ancora nonostante fossero mesi che rincorreva quella decisione ed ogni volta che pensava di averla finalmente afferrata eccola sgusciare via come un’anguilla.
“Ti seguirò”. Presuntuoso e sicuro di sé quanto ora la catena della paura lo immobilizzava e il veleno del dubbio intossicava ogni ragionamento, un serpente lo stritolava nelle sue spire. Del resto la sua richiesta non era poi così assurda, i suoi cari, quelli che più gli erano vicini, la sua casa, il suo nido, la sua tana. Non era possibile abbandonare tutto così su due piedi, con noncuranza. È che all’improvviso era balenata davanti ai suoi occhi la possibilità, neanche poi così remota, di non tornare più, mai più in quella casa, nel suo paese, mai più tra quelle montagne, a mangiare quella polvere, a guardare quei colori quando tramontava il sole e l’aria si faceva fina. Mai più la sua famiglia, il vecchio padre e la madre malata, le sue sorelle, il fratello così fragile e la giovanetta, quella che vendeva le verdure e per lui aveva sempre un sorriso.
La sua casa era come un grande corpo vivo dove trovavano agio e sicurezza tutti i suoi affetti più intensi e dove i ricordi più teneri si rincorrevano lontani, dove da dietro una porta socchiusa spuntava all’improvviso lui stesso bambino.
Certo avrebbe dovuto cambiare una strada con mille strade, ecco questo era davvero spaventoso: cambiare la propria strada, quella sulla quale hai cominciato a camminare e dalla quale non ti sei mai allontanato, quella strada che sai dove porta, conosci tutti i luoghi e dietro gli angoli sai cosa si trova e non c’è nessuno spavento, la conosci sasso dopo sasso, curva dopo curva. Sai da dove comincia e dove finisce e la percorreresti ad occhi chiusi senza inciampare mai.
La tua strada sicura. La tua. Le altre mille invece, senza essere padrone di nessuna e di niente. Strade sconosciute come bocche aperte sul mistero e sul pericolo, sull’insicurezza, sull’incerto come incerta e pericolosa e misteriosa sarebbe stata tutta la sua vita. Strade da percorrere pur non avendo alcun posto dove arrivare: ecco quel senso di spaesamento, di estraneità che improvvisamente lo aveva invaso, non avere alcun posto dove arrivare, il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.
Camminare da stranieri, con attenzione passo dopo passo, senza che gli occhi riconoscano niente, senza potersi mai affezionare ad una pendenza, ad una piccola irregolarità del terreno, a quel fiore così caparbio sul margine.
Rispose Gesù: “Chiunque mette mano all’aratro e poi si volta indietro, non è adatto per il regno di Dio”.
Gesù osservava da molto tempo Marco. E quel giovane, sempre presente nel gruppo che lo accompagnava, a volte si faceva così vicino che le loro tuniche sembravano toccarsi e in altre invece si faceva improvvisamente lontano, quasi fosse colto in un istante da un terrore sconosciuto che arrivava silenzioso per aggredirlo. Insomma, Marco seguiva Gesù senza mai avvicinarsi troppo però alla radicalità del cambiamento che aveva visto avvenire nella vita di tanti prima di lui.
“Sei come una falena, Marco, attirata dalla luce, che avanza e indietreggia, si scontra e fugge via, in una folle danza d’amore e paura. Così, Marco, non hai il cuore di rinunciare né quello di scegliere. È che per un simile volo è necessario essere liberi nella mente e nell’animo, in grado di gestire i propri forti sentimenti e gli impulsi che mandano all’aria la ragionevolezza. Bisogna essere consapevoli che l’amore che noi nutriamo per i nostri cari e loro per noi non deve essere pesante come una catena ma lieve come un paio di ali. Quando ci si allontana dalla propria strada per avventurarsi su mille altre strade sconosciute, nulla di quello che è nel nostro cuore va perduto. Altrimenti dove prenderemmo il coraggio e l’audacia e la forza di resistere davanti alle tante difficoltà che dietro ogni angolo cercano di fermare il nostro straordinario viaggio? Come potremmo fare se non avessimo l’animo traboccante di tutto l’amore dato e ricevuto?
Quando giunge il momento di crescere, Marco, è necessario allontanarsi dal nido, mettere alla prova tutto quello che ci è stato regalato dai nostri cari per difenderci e farci sentire più sicuri, mettere alla prova noi stessi e la nostra capacità di sopportare e sopportare fino allo stremo ogni fantasma e ogni mostro e ogni paura. Quando il grido dell’animale nella notte ci diventerà familiare e il sasso sul quale poggeremo il capo non sarà poi così duro, quando l’ignoto non sarà più il nemico da cacciare ma l’amico da inseguire con curiosità, allora scopriremo di avercela fatta e non prima. Smetteremo di costringere ogni cosa con forza nella gabbia della ragione per prevedere e gestire e neutralizzare qualunque imprevisto. Crescere significa accettare che gli imprevisti esistano e magari ti inducano a cambiare la strada che avevi scelto con fatica o perfino a tornare indietro annullando un lungo tratto percorso inutilmente.
È vero, sei stato soltanto colto dalla nostalgia e la nostalgia è un sentimento innocente e gentile, nessuno vuole che tu diventi un cuore di pietra, ma voltare la testa non è un modo di ritrovare quello che pensi di aver perso e che invece percorre la tua stessa strada con un enorme anticipo e aspetta che tu lo raggiunga, lì davanti a te. Non ci si volta a guardare la propria stella cometa, perché essa ci guida e dobbiamo seguirla non perdendo mai di vista l’orizzonte davanti ai nostri occhi e non guardando dietro le nostre spalle.
Chi mette mano all’aratro ha davanti a sé il campo da arare, la terra da aprire zolla per zolla e poi finalmente seminare per una nuova vita. È l’infanzia che ci lega alla terra tanto da farci pensare che soltanto quella che è stata calpestata dai nostri primi passi sia la nostra terra, mentre il resto del mondo resti estraneo e sconosciuto. Soltanto quella dove cademmo le prime volte e dove conosciamo l’inciampo è la terra che può amarci, le altre non possono perché non ci conoscono e si muoveranno per lasciarci cadere. Ma quello che rende diverso un bimbo da un uomo non è evitare di cadere. Un bimbo cadrà e resterà piangendo seduto per terra. Tu cadrai e piangendo ti rialzerai per continuare.
Non venire, Marco, se il cuore non è pronto. Non permetterò a nessuno di biasimarti e neppure di volertene o di beffarsi di te. Attendi ancora fino a quando il desiderio di mettere a frutto l’intero amore che hai ricevuto e che trabocca dentro di te non sarà così struggente da spingerti con una forza tale che nessuno potrà fermarti mai più. Allora correrai, Marco, correrai verso quello che un attimo prima avevi guardato con terrore, scrutandolo fino alle sue pieghe nascoste per rintracciare e distruggere i pericoli.
Correrai su strade che non conosci e alle quali non pensavi ti saresti mai avvicinato. Correrai ferendoti con i sassi e gli arbusti e gli spini senza badare al dolore. Correrai, che ci sia luce o sia buio, perché la strada è tracciata dentro di te e nessuno può cancellare il disegno. Correrai, felice, respirando forte e mettendoci tutte le forze, e quando ti fermerai un istante per ridare alle gambe il tempo di trovare nuovamente il vigore, io sarò quell’uomo distante che si è fermato ad attenderti”.


autore: Gioia Quattrini

da : http://www.donboscoland.it/

10 commenti:

  1. mi chiedo: per quale motivo io
    uomo inutile e peccatore,
    ho attirato la Tua attenzione
    o Altissimo e Glorioso Dio.
    sia fatta la Tua volonta' per codesta decisione
    e benedite il Signore,anima e spirito mio.
    Simone

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  2. Questa domenica mi ha fatto riflettere molto su quanto sia incredibile e meraviglioso il modo in cui il Signore è pronto negli attimi di debolezza a farci sentire subito amati, consolati, compresi e chiamati. E' subito pronto a ridarci grazia per essere strumenti nelle sue mani. E allora, l'unico modo per ricambiare il suo grande Amore di padre è dare la nostra vita come dono e testimonianza.

    Marco

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  3. per caso (ma nemmeno tanto perchè nulla accade per caso) misono ritrovata a leggere questa particolare pagina di vita molto molto vicina a quella che sto vivendo...avevo quasi necessità di leggere attraverso questo scritto un pò me stessa...come il protagonista ci sono momenti in cui le mille domande affollano il cervello..."non venire marco se non ti senti pronto"...grazie
    Mirò

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  4. cara Mirò...nell'ottica cristiana "il caso" è una categoria non contemplata! ti ricordo e benedico! frate Alberto

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  5. è vero..il caso non è contemplato nell'ottica cristiana e ne ho avuto riprova molte volte in questi ultimi anni :) ho riflettuto molto sull'attesa...molto spesso mi lascio prendere la mano dal tutto e subito...divento la donna del metro e dalla donna del si passo a quella dei mille se...ma questo probabilmente è un modo per mettersi in discussione sempre e saldare ciò che pian piano si costruisce... :)
    Mirò

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  6. Molto bello questo passo ... non venire marco se il tuo cuore non è pronto, ma aspetta ancora ... Signore, tu che sei il nostro Pastore, conducici sulla strada che hai preparato per noi, qualsiasi essa sia.

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  7. caro Giuseppe, ciò che conta è rimettersi alla volontà del Signore...tutto il resto viene dopo.
    ti benedico e ricordo. frate alberto

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  8. sono molte volte che leggo e rileggo questa storia e ogni volte apprezzzo maggiormente qualche altra piccola parte e sempre più mi sembra che a quel nome Marco si possa sostituire il mio di nome...continuo a ripetermi che è un'ipotesi e sopratutto lontana...e se non fosse più tanto un'ipotesi e tanto lontana? :)
    A.S.

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  9. caro fratello...ti incorqggio..Non temere, ma fidati; apri le porte al Signore e datti il permesso di ascoltare senza filtri la Sua voce;di certo ha qualche cosa di bello da dirti.Scaccia da te soprattutto l'idea che Lui "possa fregarti". ti benedico e se vuoi un contatto più diretto scrivimi. ti ricordo da lourdes dove mi trovo x alcuni giorni. ciao frate Alberto

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  10. Anch'io sono sbloccata dalla paura. E' tutta la vita che vivo senza fare quello che vorrei per colpa della paura, che mi getta in certi angoli scuri di tristezza che non sono in grado di spiegare a nessuno, vorrei chiedere aiuto ma non riesco neanche a parlare... tutto sempre per paura. Sto facendo un percorso di discernimento da tempo, e adesso, da qualche mese, sono nuovamente ed incessantemente stritolata dal pensiero che "sono poco credibile, farei danni", "sono troppo timida, al momento del passo decisivo mollerò come ho sempre fatto, lasciando sempre tutte le cose iniziate ma mai terminate". Ciò che mi ha messo in crisi, stavolta, è che dopo aver pensato per anni alla consacrazione di tipo attivo ed aver lavorato con fatica su me stessa... dopo una messa dalle clarisse devo rimettere tutto in discussione e mi domando se sia veramente la luce che in quei giorni chiedevo incessantemente assieme ai miei genitori o se magari è solo una scorciatoia per non guardare in faccia la timidezza che mi attanaglia in ogni situazione. Scusate per questo commento che forse ha più dello sfogo che altro, ma leggendo questo blog ho sempre più dentro di me il tormento che non avrò mai il coraggio di fare niente e che forse sto prendendo in giro me stessa e Gesù, che tutte le cose che gli dico fanno parte del mio ostinato parlare a vanvera, di cui non riesco a liberarmi e che ferisce tutti intorno a me e me stessa in primis. D'altro canto, scopro ora che qualcuno s'aspettava qualcosa del genere da me quando io stessa non c'avevo mai pensato, mentre passo dall'impegno e l'entusiasmo nel fare tutto per Gesù, anche ciò che mi è di zavorra, alla perdita d'interesse verso qualsiasi incombenza perché - se non so se sto veramente facendo tutto per cercare Gesù o magari per illudere me stessa che Lo cercherò in sincerità ed umiltà dopo la scuola - allora tutto perde di senso perché potrebbe non avere nulla a che fare con Lui, e tutto ciò che desidero è silenzio, mentre tutto intorno a me mi pesa e mi sa di confusione e di vano. Non lo so neanch'io cosa provo, ma questo post mi ha scatenato questo commento.

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