venerdì 4 febbraio 2011

Vocazione religiosa? Cosa... è?


LA VOCAZIONE RELIGIOSA? Cosa… è?

E’ UNA CHIAMATA. La vita di consacrazione non è una scelta, ma una chiamata che esige una risposta. Ogni chiamata ha dentro un progetto e noi dobbiamo essere in attento ascolto, aperti all’ascolto per capire. Dio chiama per condurci "fuori" da noi stessi, poiché la vera realizzazione dell’essere è aprirsi agli altri e dimenticarsi di sé, anche se questo non significa autodistruggersi. Ognuno è chiamato “fuori” in modo diverso, con una vocazione propria. Solo chi è in ricerca capisce veramente, può ascoltare la chiamata; il discernimento aiuta a ripercorrere la storia personale e a scoprire Dio che passa momento per momento nella propria vita, attraverso delle mediazioni (la Parola, le persone, le situazioni….). Un sentire questo che non è il sentire col sentimento.
I SEGNI. Il segno chiaro della chiamata alla consacrazione è il trasporto verso Dio, il profondo bisogno di Lui, l’innamoramento di Dio; e come per l’amore verso un’altra persona, anche in questa vocazione c’è prima lo slancio del cuore e poi è Dio a volere che la fede cresca. L’iniziativa è sempre di Dio e all’uomo spetta solo la risposta; Dio ha già tracciato il cammino e chiede a noi solo di mettere il piede nella Sua orma. Dopo la chiamata, la ricerca di Dio non deve però esaurirsi, perchè se è pur vero che una vocazione si innesta principalmente sulla fedeltà di Dio, è comunque necessaria la collaborazione dell’uomo per farla crescere. Dio lascia sempre all’uomo la sua libertà.
E’UN DONO. La consacrazione è un dono speciale che Dio fa alla Sua Chiesa e a qualche persona in particolare, che egli guarda con amore unico (fissatolo..lo amò) rivolgendo il Suo invito: SEGUIMI! Diventa quindi il dono totale di se stessi a Dio per il bene di tutti e non solo al fine di realizzare la propria vocazione. I religiosi, che possono essere sia laici che preti, testimoniano che la vita cristiana è esigente, radicalizzando ciò che Gesù consiglia e assumendolo nella propria vita come “voto”. Essi indicano che seguire Gesù trasforma la vita, cambia il proprio nome ed il proprio volto, rende uomini e donne più veri e più liberi. Con la propria vita il religioso ci comunica che Dio viene prima di ogni altra cosa, è l’assoluto, che chiede tutto e che dona tutto.
I CARISMI. Alla scelta definitiva di consacrare la propria vita a Dio si arriva solo dopo un lungo cammino, in cui si approfondisce sempre più il senso del rapporto personale con Dio, nello studio del carisma dell’ordine e attraverso la vita nella comunità di cui si entrerà a far parte. La vita religiosa ha come fondamento l’esperienza comunitaria, via privilegiata per l’incontro con Cristo, e si esprime in una moltitudine di ordini di cui i religiosi fanno parte. Ognuno dei numerosi ordini è caratterizzato da un particolare carisma, cioè il dono che Dio fa attraverso lo Spirito Santo al fondatore di un ordine; si tratta di una luce che illumina un particolare aspetto del Vangelo e si fa servizio in e per la Chiesa. La varietà di ordini è segno della provvidenza e della fantasia dell’Amore di Dio: in questo modo donne e uomini diventano presenza concreta di questo Amore per ogni fratello.
I VOTI. Per noi francescani, il carisma è indicato sinteticamente dallo stesso San Francesco nelle prime parole della Regola che lui consegna ai suoi: “la vita e la regola dei frati è: VIVERE IL VANGELO!”.
Questo si concretizza nei tre Voti (povertà, castità e obbedienza), detti anche “consigli evangelici”, per i quali i frati si impegnano a mettersi alla sequela di Gesù, seguendo le sue orme in maniera radicale, fedele e gioiosa.

Povertà. Non significa essere pezzenti, ma, come Gesù dice nel discorso della montagna, indica povertà di Spirito, una povertà che è prima di tutto interiore; ciò implica affidarsi solo alla fede, vivere solo della fede, della Provvidenza, vivere intensamente il presente. La povertà è un cammino da una conversione all’altra per liberarsi, è un cammino di perfettibilità. La povertà materiale è il riflesso di quella interiore.

Obbedienza. Anche questa è una forma di povertà, è dire a Dio “voglio dipendere da te”, è un atto quotidiano di adorazione, è riconoscere che Egli è Dio e noi creature. L’obbedienza a Dio passa attraverso la mediazione della Parola, dei superiori, della comunità e della regola dell’ordine.

Castità. E’ l’offerta di se stesso, del meglio di sé, del proprio cuore; per fare questo occorre crescere in purezza, diventare puri di cuore ed essere così nella beatitudine di Cristo. La castità aiuta a vivere la Carità, così come è descritta da san Paolo nel suo inno all’Amore. Ciò porta alla solitudine che viene riempita da Dio; si è messi a parte per Dio, più uniti a Lui per essere più uniti ai fratelli. La castità non si riduce quindi a una questione fisica, ma è ancor prima intenzione di purezza. Castità dice come l’Amore di Dio sia totalizzante, tale da non lasciare nel cuore lo spazio per un amore che non sia il Suo. Castità è: Dio che seduce e spinge, per Amore Suo, a lasciare tutto quello che c’era prima (beni, affetti..progetti..).

E’ Dio in definitiva a portare avanti la consacrazione con l’aiuto del religioso e in verità, per quest’ultimo, non esistono tre voti, ma uno solo, quello all’AMORE.
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Se desideri un contatto personale con un religioso francescano, scrivimi: alberto.tortelli@ppfmc.it

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