sabato 12 dicembre 2009

La vocazione francescana: cammino di riflessione

LASCIATO TUTTO LO SEGUIRONO
Percorso di riflessione sulla Vocazione Francescana a confronto con l’esperienza di Francesco d’Assisi.

Iniziamo questo cammino di conoscenza della vocazione francescana e di riflessione, facendoci condurre da Francesco e dalle sue stesse parole, e non da quello che di lui si può dire dall'esterno.
Francesco stesso, d'altronde, descrisse nel suo Testamento il percorso spirituale che lo portò ad essere iniziatore di una vocazione nuova nella Chiesa e di un carisma sempre vivo e attuale.
Ci lasceremo, pertanto, guidare da Francesco, dalla Parola di Dio, a cui egli sempre si riferisce, e da alcune immagini che vogliono sintetizzare, se mai è possibile, l'esperienza meravigliosa della vita francescana. Fermati, quando vuoi, e prenditi il tuo tempo per rispondere a quegli interrogativi che possono cambiare la tua vita.


I - LA CONVERSIONE
1) Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così…Con queste parole inizia il Testamento di Francesco. Come con ogni testamento, Francesco intende donarci le cose più preziose e più importanti della sua vita, quelle che non bisogna affatto disperdere, ma continuare a valorizzare e far fruttificare.
Così, subito, ci ricorda che la sua vita è stata una vocazione, una chiamata da parte di Dio: il Signore, non io, non i miei ideali, non i miei sogni… il Signore!
E ancora: dette a me… La chiamata è un dono di Dio, non un atto di violenza alla tua esistenza, ai tuoi sogni, ai tuoi progetti. Dio si inserisce nella tua storia e ti dona la capacità e la voglia di rifarla nuova con Lui.
D'incominciare a fare penitenza, cioè di dare una svolta alla propria vita, d'iniziare un processo di conversione che mai si esaurirà. Francesco si dedicherà, per tutta la sua esistenza terrena, a restaurare in sé stesso l'immagine di Cristo, crocifisso per amore nostro.
Francesco, con il suo esempio e la sua vita, ci invita all’ascolto del Signore che ci chiama a conversione, per essere anche noi strumenti del suo progetto di amore e di salvezza.
2) Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosiIn una vita senza Dio, dedita solo ai piaceri della vita, come quella del giovane Francesco re-delle-feste, il volto del lebbroso, del povero, dell'affamato, dell'extracomunitario, del malato, del carcerato… è fonte di amarezza, perché mi pone di fronte alle mie responsabilità, rimprovera le mie colpe.
Ma il Signore stesso mi condusse tra loro. Per quanto uno possa fuggire, far finta di nulla, stordirsi e sballarsi per non vedere, né pensare, né assumersi le proprie responsabilità… il Signore è determinato a vincere e nostre paure e resistenze. Come un bimbo che ha paura del mare, non basta che il padre gli spieghi come si fa a nuotare, ma occorre che trovi la forza di buttarsi in acqua.
Così Dio-Padre butta Francesco in mezzo al mare del dolore e della sofferenza, dell'umiliazione e dell'abbandono… permettendogli così, finalmente, di tirare fuori tutto il bene che finora aveva sotterrato dentro di sé: la capacità di usare misericordia, di avere un cuore capace di amare anche i miseri e gli ultimi del mondo.
Che emozioni suscita in te il volto di un povero? di uno straniero..di un sofferente o malato?
In che cosa ti provocano i loro occhi..? In cosa ti senti interpellato, forse impaurito..o coinvolto?

3) E allontanatomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo.Ecco l'esperienza della conversione. La vita nei peccati, la vita senza Dio, stravolge la percezione
della realtà: quello che è buono appare come amaro e viceversa. Così, Francesco, allontanatosi dai peccati, sperimenta cosa sia veramente buono e dolce e gioioso. E a questo c'è arrivato usando misericordia con i lebbrosi: la misericordia con cui ha lavato le piaghe dei lebbrosi ha, nel contempo, lavato i peccati che gli ottenebravano l'anima e i sensi.
L'esperienza della dolcezza della vita secondo Dio, non è un'esperienza solo spirituale, che riguarda
esclusivamente l'anima, ma pervade e trasforma tutto l'essere dell'uomo.
Cerca la gioia del Signore! Con le parole del Salmo 36, Francesco ci invita a guardare lontano e a
ricercare il senso della vita nel Signore, fonte della vera gioia. Quando la vita è ripiegata in se stessa, quando cerchiamo solo la nostra gioia e l'appagamento dei nostri appetiti, non riusciamo ad avere il giusto senso della realtà e dei doni che Dio ci ha fatto per realizzare il Suo progetto per noi.

II - INCONTRARE CRISTO

1) E io così semplicemente pregavo:
Ti adoriamo Signore Gesù Cristo,
in tutte le chiese che sono nel mondo
e ti benediciamo
perché con la tua Croce
hai redento il mondo.
Dall'incontro con il lebbroso - volto sofferente di Cristo povero e abbandonato - nasce l'innamoramento di Francesco per la Croce. Egli, che fin allora si era accontentato dei frutti dell'albero del peccato, ora riconosce l'infinita dolcezza dei frutti dell'albero della vita. Nelle chiese, grandi o piccole, maestose o diroccate, ricerca l'incontro con il Crocifisso, adora e benedice la presenza di Dio, accoglie il dono della vita nuova in Cristo, con tutte le sue prospettive.
Anche se i lebbrosi sono certamente presenza di Cristo crocifisso accanto a noi, Francesco vuole
incontrarLo personalmente. Francesco non è l'uomo che ha fatto tanto per i poveri - non ha creato nessuna istituzione benefica! - ma colui che si è fatto povero. Non un cercatore di Cristo, ma colui che ha incarnato Cristo nella propria vita.
Il Signore non chiama a fare, ma ad essere! Anche le opere più sante possono essere fatte dagli schiavi...
Dio ti chiama, innanzi tutto, ad essere suo figlio, redento dal sangue di Cristo!

2) Il Signore mi dette una grande fede nei sacerdoti… in essi io riconosco il Figlio di Dio.Per quanto Francesco ed ognuno di noi possa incontrare Dio in tante situazioni della vita, la sua presenza reale ed incontestabile - poiché da Lui stessa certificata - è quella manifestata nella Sacra Scrittura e nel pane e nel vino che, per mezzo dei sacerdoti, sono Parola di salvezza e vero corpo e sangue di Cristo. È talmente alto, sublime e unico il sacramento del sacerdozio ministeriale, che permette a delle fragili creature di agire in persona Christi, che Francesco riserverà per essi una devozione e un rispetto filiale, mai lamentandosi di essi, anche quando ce ne fossero stati i motivi: sono unicamente essi, per quanto possano essere peccatori come ogni uomo, di cui Dio si serve per farsi ogni giorno nostro cibo e nostra bevanda, per riconciliare i peccatori, per concedere tutta la sua Grazia mediante i sacramenti e la Parola di vita.E tu, cosa pensi del sacerdozio e dei sacerdoti? Pensi che Dio possa servirsi anche di te per rendersi ancora oggi presente nel mondo e di raggiungere gli uomini fino ai confini della terra?
III - VOCAZIONE E MISSIONE

1) Nessuno mi mostrava cosa dovessi fareVocazione e missione sono le due facce della stessa medaglia. Il Signore chiama perché l'uomo
assolva ad una missione, realizzi un progetto. Perciò solo Colui che chiama può rivelarne il motivo.
Francesco, dunque, si mette in preghiera e in ascolto perché il Signore gli riveli la missione alla quale lo ha chiamato: Signore, cosa vuoi che io faccia?
La preghiera e l'ascolto sono fondamentali per riconoscere il progetto che Dio ha su ognuno di noi.
Hai mai posto al Signore la richiesta di rivelarti il progetto di vita che Egli ha per te?
2) Entrato nella chiesa di San Damiano presi a fare orazione davanti al Crocifisso che mi parlòAncora dentro una chiesa, fuori dalla città e nei pressi del lebbrosario. Ancora dinanzi ad un crocifisso, con gli occhi vivi, penetranti. Quanto tempo Francesco si è ritirato in preghiera dinanzi alla Croce di Cristo! Quante volte ha invocato luce per capire chiaramente la sua chiamata! Finalmente, inaspettatamente, il Signore parla: va' e ripara la mia casa!
La missione di Francesco sarà quella di riparare la Chiesa di Cristo, non di abbatterla per ricostruirla nuova, ma, appunto, di ricollocare le pietre cadute, di riparare le brecce, di cementificare le scrostate... La Chiesa, corpo di Cristo, sua Sposa, dovrà di nuovo risplendere grazie all'opera di Francesco.
Quale è la tua missione nella Chiesa? Come puoi contribuire perché acquisti sempre nuovo splendore?
IV - CHIAMATI A LIBERTÀLa vocazione di Francesco è un cammino di crescita verso una vita libera dai condizionamenti e dalle falsità del peccato. Non si realizza tutto in una volta, ma si snoda lungo il tempo di tutta la sua vita, spogliandolo, di volta in volta, fino a raggiungere la piena libertà di potersi consegnare a Dio, nudo sulla nuda terra.
Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho deciso di servire Dio…d'ora in poi voglio dire liberamente Padre nostro…
Pietro di Bernardone, e così molti genitori, vogliono crescere i figli a propria immagine e somiglianza, vogliono che realizzino i propri progetti, piuttosto che valorizzare i loro doni. Per Pietro di Bernardone, Francesco rappresenta il trampolino di lancio verso più alti ruoli nella società.
Ma Francesco intuisce che il vero progetto che l'uomo è chiamato a realizzare è quello che Dio,
nostro Padre, ha pensato per noi fin dal grembo materno. Non si può, dice Gesù, servire Dio e mam-
mona!
Francesco sceglie di liberarsi dei condiziona menti umani per servire unicamente il Padre.
E tu, chi vuoi servire?
1) E dopo che il Signore mi diede dei fratelli…Finora Francesco si era servito degli altri, e gli altri si servivano di lui, fino ad eleggerlo il re delle feste, poiché organizzava le nottate brave e pagava per tutti. Quegli stessi amici, che sempre ne ricercavano la presenza, lo abbandoneranno prontamente dopo la sua scelta vocazionale.
Ma sarà il Padre a donare a Francesco dei fratelli, degli uomini che lo ricercheranno per quello che è, un vero figlio di Dio con il quale condividere le uniche cose che si possiedono: la vita e l'amore.
Solo chi vive come figlio di Dio, può riconoscere gli altri come fratelli, dono del Padre nostro.
In una società dove anche le relazioni umane sono quantificate e, talvolta, mercificate, ha ancora senso parlare di fraternità, accogliendosi e amandosi reciprocamente come dono?
2) Lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo.Dopo che il Signore gli donò dei fratelli, Francesco non riesce, guardandosi dentro e attorno, ad individuare degli stili di vita veramente fraterni, dove ognuno vive ed opera, liberamente, da figlio di Dio e fratello di ogni uomo. Solo nella Parola di Dio Francesco scopre il modello di una vera umanità e fraternità: Cristo Gesù. Il Vangelo di Cristo, pertanto, diventerà l'unica regola di vita di
coloro che vogliono essere e vivere da veri figli di Dio e fratelli di ogni uomo. Gesù, rivelato dal Vangelo, sarà la "forma di vita", il modello, lo "stampo"… su cui modellare un'umanità nuova capace di restaurare la Chiesa, popolo di Dio, e i rapporti fraterni con tutta la creazione, secondo il progetto originario di Dio. Il Signore vuole ricostruire il creato anche con te, nella misura in cui ti lascerai plasmare - come argilla nelle mani del vasaio - sul modello di Gesù Cristo, uomo nuovo. Egli non chiama coloro che ne sono capaci, ma rende capaci coloro che chiama.
E tu, ti senti chiamato a realizzare questo progetto?
3) in obbedienzaL'obbedienza non è l'annientamento della personalità e della libertà. Per Francesco essa è uno dei tre mezzi che l'uomo ha a disposizione per edificare dei rapporti autenticamente fraterni. Liberarsi, infatti, dalle proprie presunzioni, per rimettere fiduciosamente la propria vita e i propri progetti nelle mani di Dio, costituisce un atto di fiducia insostituibile nei confronti di Colui che è riconosciuto Padre di amore e autore di ogni bene: Dio non può volere il male dell'uomo, poiché noi siamo preziosi ai suoi occhi, Egli ci ama di un amore unico, fino a morire in croce per noi. Pertanto
obbedire a Dio e ai fratelli-dono-di-Dio, è avere fiducia che qualunque cosa mi viene richiesta è solo per il bene, mio e, attraverso di me, dei fratelli.
Hai mai considerato l'obbedienza come un atto di libertà, lasciandosi condurre da Colui che ha solo progetti di bene per i suoi figli?
4) senza nulla di proprioIl non possedere (che noi impropriamente chiamiamo povertà), per Francesco, è il secondo dei mezzi che abbiamo a disposizione per edificare la fraternità. Il possesso dei beni, la loro gestione e difesa, sono causa diconflitti. E per beni, Francesco, intende anche quelli immateriali: titoli, status sociale, cultura... Ogni bene, materiale o immateriale che sia, ti pone sempre al di sopra degli altri, insinuando in te la brama del potere, creando divisioni.
Farsi povero, come Gesù, significa "spogliarsi" delle glorie umane per rivestirsi di umiltà, per potere, in tutta libertà, servire Dio e i fratelli. Povertà e umiltà, infatti, vanno a braccetto, altrimenti c'è il rischio che la povertà diventi "orgogliosa ricchezza" e motivo di separazione con quelli che, comunque, poveri non sono. E Francesco vuole essere fratello di ogni uomo.
Non possedere nulla di proprio, invece, è un atto di fiducia che tutto quello che abbiamo è dono di Dio da condividere, gratuitamente, con i fratelli, per arricchirci reciprocamente.
Credi che tutto quello che sei e che hai è un dono di Dio per i fratelli? Senti che il Signore ti chiama a liberarti dalla brama del possedere, per vivere "senza nulla di proprio", condividendo tutto te stesso e quanto Egli ti dona, con ogni uomo?
5) e in castità.È forse una dei più grandi "spettri"di chi sente che il Signore lo chiama a seguirlo nella vita consacrata. Eppure per Francesco è, invece, uno dei più efficaci mezzi di liberazione dai
condizionamenti umani per vivere da vero fratello di ogni uomo.
La castità, che il mondo ci fa apparire come "rinuncia", è invece lo strumento che ci permettere
di lasciarci amare in profondità da Dio per essere fecondi di un amore veramente fraterno, libero e universale. Castità, infatti, è amare l'altro per quello che è dinanzi a me: fidanzato/a, sposo/a, fratello/sorella. Non amare l'altro secondo il tipo di relazione che ha con me, è un abuso, un servirsene egoistico. Come la castità dei fidanzati è condivisione di un amore che ancora deve raggiungere una sua sicurezza e definitività, e quella degli sposi è condivisione piena, unica e feconda di tutto il proprio essere, fino a divenire una sola carne, anche con l'atto sessuale, così la castità del frate minore è accoglienza piena e sponsale dell'Amore di Dio per condividerlo, in pienezza, con gli altri in quanto fratelli e sorelle, amandoli come tali.
Senti che Dio ti chiama a questa forma di condivisione piena della tua vita con ogni fratello e sorella?
6) Mentre un giorno ascoltavo la Messa degli Apostoli sentii… andate e annunciateTrasformato in figlio di Dio e fratello di ogni uomo, secondo la forma del Santo Vangelo che è Gesù, e reso pienamente libero e fraterno mediante l'obbedienza, la povertà evangelica e l'amore casto, Francesco può essere inviato ad annunciare, con la propria vita, prima che con le parole, la bellezza della vita in Cristo e nella Chiesa.
È l'annuncio di una umanità nuova, ri-creata da Cristo, dove tutti possono vivere da fratelli e, insieme, camminare liberi vero il Regno di Dio, regno di pace e di amore, dove non c'è più giudeo o greco, schiavo o libero, uomo o donna… poiché tutti si è una cosa sola in Cristo.
Cristo ha bisogno anche di te per realizzare questo progetto di amore e di salvezza. Con Francesco
d'Assisi, come laico o consacrato, rispondi generosamente anche tu all'invito di andare ed annunciare l'amore di Cristo!

V - LA FORZA DELLA PREGHIERA1) Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio,
concedici di fare ciò che sappiamo che tu vuoi
affinché, interiormente purificati e illuminati
e accesi dal fuoco dello Spirito Santo
possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto
La vocazione nasce e si rafforza nella preghiera. Non è una frase fatta, ma l'esperienza di tanti uomini e donne che hanno scoperto nel dialogo orante con il Signore quale era il loro posto nella Chiesa e nel mondo. Il Signore ti chiede di pregare per le vocazioni, particolarmente per la tua. Questo significa che, come Francesco, solo se saprai chiedere al Signore, ogni giorno, cosa vuole che tu faccia, Egli stesso ti rivelerà quale è il progetto che ha per te fin dal grembo di tua madre.
Il Signore sta dietro la tua porta e bussa. Aprigli il cuore e tutta la tua esistenza.
Anche a te oggi dichiara: Vieni e seguimi!
Chiedi con fiducia a Dio, nostro Padre, di donarti il coraggio di poterti abbandonare fiducioso alla sua volontà, affinché Egli, illuminando le tenebre che offuscano la chiarezza del suo disegno su di te, con la potenza del suo Santo Spirito, ti dia la forza di seguire le orme di Gesù Cristo, tuo fratello e Signore.2) Questo voglio, questo bramo, questo desidero fare con tutto il cuore!La risposta generosa di Francesco è - in verità – la risposta di Gesù all'anelito di Francesco ad una vita libera, piena, veramente felice: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi.E tu, cosa desideri veramente?


VI . FAI LA TUA PARTEIo, frate Francesco, ho fatto la mia parte,
la vostra ve la insegni Cristo.
Francesco, prima di passare da questa vita a quella eterna nel seno del Padre, ci lascia una consegna: io sono stato solo una tessera nel grande mosaico della nuova umanità voluta da Cristo. Egli ha fatto la sua parte e fino ad un certo punto. Le ultime sue parole saranno: Cominciamo, fratelli, a servire il Signore, perché finora abbiamo fatto poco e con scarso profitto!
Francesco non ha avuto la pretesa di cambiare il mondo e di restaurare pienamente la Chiesa, secondo il mandato affidatogli dal Crocifisso di San Damiano. Ma ha aperto una strada che da ottocento anni è stata allargata e allungata da migliaia di uomini e donne, laici e consacrati, e che adesso aspetta anche il tuo contributo.
Se senti che Cristo ti chiama a proseguire la missione di Francesco, non esitare a metterti in contatto
con i frati che si occupano di aiutare i giovani a compiere un serio ed approfondito discernimento vocazionale per riconoscere l'eventuale chiamata di Cristo alla vita consacrata francescana.
I Gruppi di discernimento vocazionale San Damiano e Porziuncola, riuniscono mensilmente giovani che chiedono seriamente a Cristo quale sia la loro vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo. Con l'aiuto dei frati e delle suore alcuni hanno riscoperto la loro vocazione laicale, ritornando, come dono per i fratelli e con rinnovato impegno, nella Chiesa locale, alla propria vita laicale; altri hanno scoperto quella alla vita consacrata, intraprendendo un percorso di discernimento e di formazione più impegnato in appositi conventi dedicati allo scopo.
Per ogni informazione e per partecipare agli incontri mensili del Gruppo San Damiano e Porziuncola, contattaci via e-mail all'indirizzo: fra.alberto@davide.it; oppure al numero telefonico di fra'Alberto (responsabile dei gruppi): 380 4199437.

Ti aspettiamo.

2 commenti:

  1. e leggere queste parole ravviva sempre più in me il fuoco dell'anima,mi fa gridare eccomi signore come Maria anche io grido al mondo il mio si...e quindi prego perchè il signore possa annunciarmi come io possa essere sua umile serva..suo strumento come dice francesco..vi prego fratelli pregate per me ho ancora tanta strada da fare,sono solo all'inizio del mio cammino di discernimento..pregate pregate per me,che Dio vi benedica tutti

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  2. carissima,
    la preghiera è...capacità di Amare: Amore da donare e Amore da ricevere. La nostra preghiera unita alla tua ci renda sempre più "amanti" del Signore come lo fu S. Francesco.
    Ti accompagno e ti benedico affidandoti dalla sua basilica ad un altro grande santo, S. Antonio.
    frate Alberto

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