lunedì 13 aprile 2009

Giovani al "Triduo Pasquale" in Convento al Santo

Dal giovedì santo alla domenica di Pasqua un numeroso gruppo di ragazzi e ragazze (circa una trentina) ha avuto la grazia di vivere insieme alla Comunità dei frati del Santo di Padova i giorni intensi e forti del triduo pasquale. Il gruppo è stato guidato e coordinato da frate Giambattista (Fra Giambo!!) e dal sottoscritto frate Alberto insieme alle due fantastiche suore fracescane Elisabettine, Suor Barabara e Suor Laura a cui va il mio più vivo ringraziamento. Che dire di questi giorni? Davvero una grazia del Signore!!!!!
Insieme , abbiamo condiviso soprattutto la preghiera e i momenti liturgici sempre estremamente solenni e curati, ricchi di intensa spiritualità. Bellissimi i momenti fraterni di gioia e di semplicità francescana e di reciproco incontro; così come la condivisione della mensa, degli spazi solitamente riservati alla comunità dei frati. Molto arrichenti le catechesi di Padre Alessandro Ratti che ci hanno bene introdotto ad ogni celebrazione liturgica facendocela gustare e comprendere. Intense sono state le visite all'OPSA(grande centro per disabili gravi di Padova dove operano le suore, nato dalla carità di S. Antonio)e alla comunità S. Francesco dove i frati si occupano di giovani tossicodipendenti...Quanti spunti, suggestioni, provocazioni...difficili da dimenticare. Quanta commozione e viva partecipazione, da parte mia come di tutti, ad ogni momento di questi giorni così belli...Un grazie vivissimo va certo ai frati che ci hanno aperto la porta...ancora un grazie allle Suore, ma un grazie particolare va a S. Antonio e a S. Francesco, nostri fratelli e compagni davvero onnipresenti e "parlanti" in questi giorni..

Riporto di seguito due omelie molto belle pronunciate la sera del giovedì santo e la domenica di Pasqua dal nostro Ministro Provinciale , Padre Gianni Cappelleto, che possono aiutare tutti noi a fare memoria di quelle celebrazioni , e anche rinnovare nei giovani presenti il fiume di grazia ricevuto in questi giorni. Ancora a tutti una SANTA PASQUA!
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Omelia del Giovedì Santo 2009 (Basilica del Santo)

L’esperienza ci dice che quando ci troviamo a cena tra amici è più facile che cresca la familiarità e l’intimità; la comunicazione e la relazione diventano occasione per rivelare agli altri anche cose intime: io racconto agli amici qualcosa di bello che mi sta a cuore o parlo di qualcosa che mi turba e mi crea difficoltà … e gli altri possono così comprendere meglio “chi sono io”.
Così è successo “quella sera”, in quell’ultima cena che Gesù condivise con i suoi discepoli, i “suoi amici” intimi: con dei gesti – e non solo a parole – Gesù “parla di sé”, di ciò che ha nel cuore: sia donando il pane / vino sia lavando i piedi svela qualcosa di sé e del mistero del Padre suo … La lavanda dei piedi di cui stasera anche noi facciamo memoria non è, perciò, un semplice esempio perché pure noi facciamo del bene agli altri né una pura provocazione per diventare più umili. È un gesto attraverso il quale Gesù svela ciò che gli sta a cuore: far conoscere il volto di Dio Padre ai suoi discepoli, visto che ha detto “io e il Padre siamo una cosa sola” e “chi conosce me, conosce il Padre”.

Quale volto di Dio ci rivela Gesù con il suo gesto? Solo due accentuazioni, tra le tante possibile.

1) “Depose le vesti”: Gesù decide di spogliarsi, di denudarsi, di togliersi cioè ogni maschera, ogni prerogativa divina: Lui – afferma San Paolo ai Filippesi – non ritenne un privilegio essere “come Dio”, ma spogliò se stesso divenendo simile agli uomini (Fil 2,6-7 e ss). Gesù “depone le vesti” perché vuole eliminare ogni barriera, ogni corazza di difesa: scopriamo così un Dio che si spoglia, diventa fragile: solo in questo modo può davvero incontrare la nostra fragilità … altrimenti ci schiaccia con la sua “divinità”. Come succede tra di noi: incontriamo veramente l’altro solo quando ci denudiamo e condividiamo la nostra fragilità. Solo l’incontro tra fragilità è salutare e porta riconciliazione, pace, desiderio di crescere e camminare insieme … Se mi relaziono all’altro a partire dalla “mia” forza (reale o presunta) lo schiaccio e non lo incontro nella sua intimità intrisa di debolezza e fragilità, come del resto è la mia – se mi conosco e accetto realmente!

2) “Cominciò a lavare i piedi ai discepoli”: Gesù “sa che è giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre”, eppure non si lamenta, non condanna gli altri, non rivendica diritti; per Lui anche questo momento così difficile è occasione per amare, e per amare tutti, senza preferenze:
- ama Giuda, che ha già il diavolo del tradimento in corpo,
- ama Pietro che non capisce niente e fa lo scandalizzato,
- ama gli altri discepoli che di lì a poco litigheranno per stabilire chi è più grande tra loro …
Insomma, Gesù ama questi “amici suoi” anche se sa che tra poco tutti lo abbandoneranno fuggendo!
È proprio questo amore senza preferenze e “senza limiti” che crea scandalo anche in noi cristiani:
- ci è più semplice pensare a un Dio che “sceglie” i buoni (e io sono tra quelli, ovviamente!) e “scarica” i cattivi;
- ci scandalizza un Dio che “non fa preferenze” e annulla tutte le differenze, abbattendo tutte le barriere del “mi piaci / non mi piaci” – “mi sei simpatico / mi sei antipatico” – “mi sei amico / mi sei nemico” – “mi hai fatto del bene / mi hai fatto del male” …

Gesù, dunque, con questi semplici gesti ci rivela un Dio che si spoglia per incontraci nella fragilità, senza vergognarsi di noi e senza farci vergognare di noi stessi; e ci fa conoscere un Dio che ama chiunque, senza fare preferenze e senza chiedergli prima cosa ha fatto per meritarsi amore, fiducia, perdono!
Se “comprendiamo”, se cioè ci lasciamo amare e amiamo intensamente “questo” Dio, allora saremo testimoni suoi: il gesto di lavare i piedi non sarà solo segno della nostra bontà e del nostro amore quanto piuttosto rivelazione e annuncio del Dio in cui crediamo … anche se gli altri (pure credenti come Pietro) non ci crederanno. Gesù, infatti, ha amato “fino alla fine” e “in perdita”!!
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Omelia di Pasqua 2009 (Basilica del Santo)
Buona Pasqua a tutti voi, fratelli e sorelle, convenuti in questa Basilica per celebrare il fondamento della nostra fede di cristiani, vale a dire la morte e risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. L’auguro lo rivolgo a nome di tutti i frati che prestano servizio in questo Santuario, e a nome di quel Santo che qui veneriamo, Antonio di Padova, per il quale Gesù risorto era ben vivo e presente nella sua esperienza di credente se è vero che – in punto di morte – ha potuto esclamare: “Vedo il mio Signore!”.
È lo stesso Sant’Antonio ad augurarci – in una sua omelia – che quanto celebriamo in questo giorno sia esperienza che dona senso alla nostra intera esistenza di credenti.
Ci ricorda, infatti, che nella Chiesa antica, durante la Veglia pasquale, il sacerdote invitava i fedeli presenti a compiere un gesto particolare per poter vivere pienamente la fede nel Cristo Risorto. Ad un certo punto, infatti, diceva: «Volgetevi ora verso il Signore», invitando tutti a guardare verso est, nella direzione del sorgere del sole, inteso come segno del Cristo che ritorna in mezzo ai suoi discepoli e al quale essi vanno incontro con le “candele accese” per rinnovare le promesse battesimali.
E dopo il rinnovo delle promesse battesimali il sacerdote diceva: «In alto i vostri cuori!», per invitare tutti a vivere “da risorti”, da persone cioè che vivono nella certezza che il Cristo Risorto è il loro compagno di viaggio!
Vogliamo accogliere anche noi questi due inviti che risuonavano nelle prime comunità cristiane, come ricordato da Sant’Antonio:
- “Volgetevi ora verso il Signore”: è qui in mezzo a noi, simboleggiato dai segni che ne richiamano la presenza reale:
· il cero pasquale lo indica come luce che desidera illuminare il nostro cammino spesso avvolto nelle tenebre del non senso e dell’indecisione: noi tutti, per natura, siamo dei “cercatori di un senso” che ci soddisfi nella vita … che dia un significato effettivo al nostro vivere … Non ci rassegniamo al “non vivere”, al fallimento o alla morte … Ebbene, il cero pasquale è acceso per ricordarci che Cristo Risorto è la luce che può orientare il nostro cammino verso qualcosa di sensato e di duraturo;
· altro segno della presenza del Risorto è la parola di Dio ascoltata in abbondanza durante la Settimana santa: è una parola di vita perché ci delinea il volto del Dio in cui crediamo … ci rivela ciò che gli sta a cuore e ciò per cui Lui stesso dona la vita, e cioè che noi possiamo accettare di essere sue creature e suoi figli amati!
· Infine, il Signore Risorto viene a noi come pane: è sì “frutto della terra e del nostro lavoro” ma anche segno concreto della sua bontà che ci dà forza per continuare il cammino condividendo il suo amore con tutti quelli che incontriamo nella vita.

- “In alto i vostri cuori” – è l’altra espressione che completa la precedente: ci rivolgiamo, infatti, al Signore Risorto per poter riempire il nostro cuore di speranza e di serenità.
Abbiamo tutti il cuore un po’ pesante per situazioni familiari faticose, per relazioni d’amicizia non sempre serene … per la crisi economica che getta ombre inquietanti in molte famiglie … per il dolore che ci rende solidali verso i fratelli/sorelle dell’Abruzzo colpiti dal terremoto … eppure noi cristiani ci sentiamo dire ancora oggi e lo vogliamo ripetere a tutti: “In alto i nostri cuori perché il Signore Risorto è in mezzo a noi”! Se il nostro sguardo è fisso su di Lui, infatti, non saremo più schiavi delle paure che la storia ci pone davanti. Guardare il Risorto non è momentanea esperienza che ci inserire in un mondo irreale, illusorio … non è far finta che non ci siano difficoltà, dolore, morte: è invece l’esperienza che rotola via la pietra tombale della disperazione e del fallimento per aprire il nostro cuore alla fiducia e alla speranza … Come gli apostoli corsi di buon mattino al sepolcro, vediamo sì la “tomba vuota” ma crediamo che in essa la vita non sia “sepolta” perché risorta in Cristo! È Lui, il Cristo Risorto, la garanzia che l’ultima parola sulla nostra esistenza non ce l’ha la morte ma la vita … quella vita che pulsa già in noi e che desidera esprimersi in tutta la sua pienezza.
Nessun inganno, in questa affermazione di fede … anche se è evidente che è più facile credere alla crocifissione che alla risurrezione; è più facile per tutti noi venerare un crocifisso che annunciare un Vivente: la paura di essere presi in giro o di essere delusi anche da Dio, ha bloccato i primi cristiani e può bloccare pure noi oggi … Sembra che siamo solidali più con il Crocifisso che con il Risorto; ci identifichiamo più con il Gesù del Venerdì santo che con quello della Pasqua di Risurrezione!
Ecco, allora, l’attualità anche per noi oggi di quell’invito che risuonava anticamente nelle Chiese cristiane: “Volgete lo sguardo al Signore Risorto” e nei vostri cuori abiterà ancora la gioia e la speranza!
È questo l’augurio che rivolgo a tutti voi, fratelli e sorelle, a nome dei Frati che prestano servizio in questo Santuario, augurio che vi prego di estendere ai vostri cari, specialmente agli ammalati e a chi si sente solo: il Cristo Risorto ravvivi la vostra fede nella sua presenza, fondi la vostra speranza che è possibile vivere “da risorti”, rafforzi i gesti d’amore con cui dimostrate la bontà di Dio verso questa umanità. «Ce lo conceda – preghiamo con sant’Antonio
– colui che è risorto da morte: a lui sia onore e gloria, dominio e potestà nei cieli e sulla terra per i secoli eterni. E ogni fedele, in questo giorno di letizia pasquale, esclami: Amen, alleluia!».




6 commenti:

  1. Bellissima esperienza, quella vissuta poc'anzi che veramente mi è servita un sacco per capire meglio quello che contengo.
    Fondamentale e anche bella è stata la Fraternità di voi ragazzi e ragazze e frati, e soprattutto la preghiera che mi ha fatto scoprire il volto di Gesù più Padre che mai: mi ha fatto sentire la tenerezza di essere amato, da Lui e da alcune persone, la bellezza della presenza dell'amore che esiste, nonostante il mondo sembra esserne privo, ed è presente in ogni persona che ho incontrato, nel profondo del cuore che in fondo a tutto possiede, grazie all'Amore in persona che ha seminato, un seme di "Vera Bellezza" pura e sincera.
    Grazie Ragazzi, grazie ragazze, grazie frati, grazie Padre.

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  2. ancora una volta la cosa che più mi ha colpita è quella che forse avevo dato più per scontato: LA FRATERNITA'

    dico questo perchè faccio parte della GiFra di Brescia e l'ultima cosa che cercavo da questi giorni era trovare un gruppo di fratelli e sorelle, visto che ho la Grazia di averne uno

    ma il Signore mi ha stupita, per ricordarmi che la Fraternità (l'Amore) è un dono che va molto oltre le persone che ogni giorno mette sul nostro cammino...è un dono: non la facciamo noi, ma siamo chiamati -lì dove siamo e con chi siamo- a renderla viva

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  3. Claudia, di Padova15 aprile 2009 20:44

    Solo una volta tornata a casa mi sono accorta di quanto sia stata intensa quest'esperienza.
    Per me è stato un salto nel vuoto: un nuovo ambiente, tante persone da conoscere e, per la prima volta, tutte le liturgie del Triduo (quanta bellezza e commozione: in certi momenti mi sono tremate le gambe!).
    Ma la scoperta più grande, nel mio caso, è stata la Fraternità.
    E torno a casa con il desiderio di mettermi in gioco, di andare incontro agli altri.
    Un grande grazie ai frati e alle suore che hanno permesso tutto questo, e a tutti voi.
    Siete nelle mie preghiere.

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  4. Ho avuto modo di partecipare in molte occasioni al Triduo presso la mia parrocchia, ma solo questa volta sono riuscita a capire realmente il vero significato di tutti i gesti che vengono fatti in queste occasioni grazie alle magistrali catechesi di Fra Alessandro Ratti.
    Anch'io porto dentro di me la Fraternità che ho vissuto in questi tre giorni a Padova, ma anche la solennità delle celebrazioni che profumano di semplicità.
    un grazie dal profondo del mio cuore ai frati, alle suore e a tutte le persone che hanno permesso tutto questo.

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  5. Esattamente una settimana fa stavamo vivendo il tempo del 'grande silenzio' in attesa della Veglia Pasquale.
    Facendo memoria oggi dei giorni trascorsi insieme, mi accorgo della preziosità e dell'unicità di quanto il Signore ci ha donato in questa Pasqua. Gesù Risorto ci doni la franchezza per annunciarlo ad ogni uomo e donna che incontriamo e il coraggio di cercarlo sulle strade che percorriamo, perchè e lì che Lui ci aspetta per incontrarci e parlarci, Risorto e Vivo.
    Grazie, cari giovani che avete partecipato al Triduo, per come vi siete lasciati coinvolgere.
    Il Signore vi doni la sua pace, suor Barbara

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  6. porto un ricordo sicuramente forte di quest'esperienza del triduo pasquale:ero partito con l'idea di approfondire un messaggio tante volte sentito e poche volte vissuto veramente,e mi sono ritrovato travolto non da parole ma da emozioni di accoglienza fraternità e affetto, dal gruppo che si qui ritrovato ma anche dalla comunità dei frati e dalla commozione dei pellegrini e fedeli del Santo.
    Porto anche un po' di nostalgia di quattro giorni intensi ma volati via veloci.
    grazie a tutti i ragazzi,per la spontaneità e l'accoglienza.grazie al tutte le nostre 'guide' per l'impegno e l'affetto dimostrato.
    un abbraccio a tutti e chissà, poi se Dio vuole le nostre strade si rincontreranno^^.

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