mercoledì 29 aprile 2009

2) Seconda Tappa - Corso Vocazionale Francescano


Cari amici, riprendo, scusandomi per la lunga pausa, il "corso vocazionale francescano" a tappe "on-line", che ciascuno di voi può seguire individualmente. Il corso ha come riferimento la "Leggenda dei tre compagni"(FF 1394-1487), vale a dire la più importante fra le biografie non ufficiali di S. Francesco d'Assisi. E' attribuita ai suoi primi compagni, Leone, Rufino e Angelo e il suo valore sta nella rappresentazione genuina e schietta del cammino vocazionale di Francesco e della primitiva fraternità francescana .Prego il Signore per tutti i giovani che leggeranno queste pagine: possa l'esperienza di Francesco toccare il vostro cuore! Vi ricordo nella preghiera e invito ciascuno a pregare soprattutto in occasione dell'imminente giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (domenica 3 maggio).

A chi desidera avere uno scambio e un confronto sul proprio cammino di ricerca personale offro volentieri la mia disponibilità...! Vi offro questa stupenda immagine di S. Francesco (la più antica ritrovata in Veneto)che proviene dalla nostra chiesa francescana di Monselice(purtroppo non più dei frati-è un museo).
Il Signore vi dia pace. frate Alberto

VITA DI S. FRANCESCO -
dalla “Leggenda dei tre compagni”(Capitolo II - FF. 1398-1401)
DELLA SUA PRIGIONIA IN PERUGIA, E DELLE SUE VISIONI
CHE EBBE QUANDO VOLEVA FARSI CAVALIERE
Prigionia a Perugia
1398 4.Tra Perugia e Assisi si erano riaccese le ostilità, durante le quali Francesco fu catturato con molti suoi concittadini e condotto prigioniero a Perugia. Essendo signorile di maniere, lo chiusero in carcere insieme con i nobili. Una volta, mentre i compagni di detenzione si abbandonavano all’avvilimento, lui, ottimista e gioviale per natura, invece di lamentarsi, si mostrava allegro. Uno dei compagni allora gli disse che era matto a fare l’allegrone in carcere. Francesco ribatté con voce vibrata: «Secondo voi, che cosa diventerò io nella vita? Sappiate che sarò adorato in tutto il mondo». Un cavaliere del suo gruppo fece ingiuria a uno dei compagni di prigionia; per questo, gli altri lo isolarono Soltanto Francesco continuò a essergli amico, esortando tutti a fare altrettanto. Dopo un anno, tra Perugia e Assisi fu conclusa la pace, e Francesco rimpatriò insieme ai compagni di prigionia.
Preparativi militari1399 5. Passarono degli anni. Un nobile assisano, desideroso di soldi e di gloria, prese le armi per andare a combattere in Puglia. Venuto a sapere la cosa, Francesco è preso a sua volta dalla sete di avventura. Così, per essere creato cavaliere da un certo conte Gentile, prepara un corredo di panni preziosi; poiché, se era meno ricco di quel concittadino, era però più largo di lui nello spendere.
Prima visione: una sala piena d'armi
Una notte, dopo essersi impegnato anima e corpo nell’eseguire il suo progetto, e bruciava dal desiderio di mettersi in marcia, fu visitato dal Signore, che volle entusiasmarlo e sedurlo, sapendolo così bramoso di gloria, appunto con una visione fastosa Stava dormendo quando gli apparve uno che, chiamatolo per nome, lo condusse in uno splendido solenne palazzo, in cui spiccavano, appese alle pareti, armature da cavaliere, splendenti scudi e simili oggetti di guerra. Francesco, incantato, pieno di felicità e di stupore, domandò a chi appartenessero quelle armi fulgenti e quel palazzo meraviglioso. Gli fu risposto che tutto quell’apparato insieme al palazzo era proprietà sua e dei suoi cavalieri. Svegliatosi, s’alzò quel mattino pieno di entusiasmo. Interpretando il sogno secondo criteri mondani (egli non aveva ancora gustato pienamente lo spirito di Dio), immaginava che sarebbe diventato un principe. Così, prendendo la cosa come presagio di eccezionale fortuna, delibera di partire verso la Puglia, per esser creato cavaliere da quel conte. Era più raggiante del solito e, a molti che se ne mostravano sorpresi e chiedevano donde gli venisse tanta allegria, rispondeva: «Ho la certezza che diventerò un grande principe».
Veste un cavaliere povero1400 6. Francesco aveva dato una prova sorprendente di cortesia e nobiltà d’animo il giorno precedente a quella visione, e possiamo credere che sia stato quel gesto a meritargliela. Quel giorno infatti aveva donato a un cavaliere decaduto tutti gli indumenti, sgargianti e di gran prezzo, che si era appena fatto fare.
"Signore cosa vuoi che io faccia?"1401 Messosi dunque in cammino, giunse fino a Spoleto e qui cominciò a non sentirsi bene. Tuttavia, preoccupato del suo viaggio, mentre riposava, nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: «Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?» Rispose: «Il padrone». Quello riprese: «Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito?». Allora Francesco interrogò: «Signore, che vuoi ch’io faccia?» (At 9,6-7). Concluse la voce: «Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt’altro senso». Destatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione. Mentre il sogno precedente, tutto proteso com’egli era verso il successo, lo aveva mandato quasi fuori di sé per la felicità, questa nuova visione lo obbligò a raccogliersi dentro di sé. Attonito, pensava e ripensava così intensamente al messaggio ricevuto, che quella notte non riuscì più a chiuder occhio. Spuntato il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo verso Assisi, lieto ed esultante. E aspettava che Dio, del quale aveva udito la voce, gli rivelasse la sua volontà, mostrandogli la via della salvezza. Ormai il suo cuore era cambiato. Non gl’importava più della spedizione in Puglia: solo bramava di conformarsi al volere divino.

RIFLESSIONE
Il progetto di Francesco: diventare cavaliere
All'inizio del capitolo ci viene presentato un esempio della generosità di Francesco. In seguito, Francesco, seguendo la sua indole generosa, elabora il progetto di diventare cavaliere, anche se prevale in lui il desiderio della gloria terrena. Questo progetto è suo, di Francesco; non viene dal Signore, perchè Francesco è ancora chiuso a Lui. Però in sè è un progetto buono. I cavalieri, a quel tempo, erano persone consacrate agli altri, e si dedicavano alla difesa dei deboli ed oppressi, erano una specie di volontari permamenti.
Interventi di Dio che sconvolgono Francesco
Francesco è in una situazione di apertura e disponibilità, perciò il Signore lo visita per poi entusiasmarlo e sedurlo con una visione festosa, conforme alla sua mentalità. Ma Francesco non capisce ed interpreta il sogno secondo i suoi criteri mondani perchè non conosce ancora il Signore, non è ancora aperto a Dio e al suo progetto. Ma il Signore interviene di nuovo, perchè non permette che sbagliamo. Francesco risponde con le parole di san Paolo sulla via di Damasco: "Signore cosa vuoi che io faccia"(Atti22,10) e dimostra di avere la disponibilità a cui fa seguito l'obbedienza. La disponibilità e l'obbedienza che Francesco dimostra nei confronti di Dio è preceduta dalla "cortesia e nobilità" d'animo nei confronti del cavaliere decaduto. Infatti non si può essere aperti a Dio se non si è aperti al prorio prossimo, non si dirà di sì a Dio se si chiuderà il cuore al fratello bisognoso.
Atteggiamenti positivi di fronte al progetto di Dio
La disponibilità e l'obbedienza verso il Signore, richiedono un clima di riflessione e di raccoglimento, di interiorizzazione (raccogliersi dentro di sè). Disponibilità, riflessione, interiorizzazione, obbedienza, attesa gioiosa; sono gli elemti indispensabili per un cammino vocazionale serio, sono gli atteggiamenti da coltivare per essere in grado di accogliere la volontà di Dio su noi.
Eseguito l'ordine ricevuto, Francesco vive nell'attesa che gli "si riveli la volontà di Dio e gli si mostri la via della salvezza". Il suo cuore era cambiato e Francesco aveva messo da parte definitivamente i suoi progetti, anche se ciò comportava un fallimento ed una sconfitta sul piano umano. Ciò che gli stava a cuore adesso era di "conformarsi al volere divino".
Il rischio che anche tu puoi correre è di fermarti ad un progetto comune, accettato da tutti, e di chiuderti a progetti più impegnativi, meno gratificanti e soprattutto controcorrente.
PER INTERIORIZZARE
1) Hai fatto la scelta della generosità nella tua vita?
2)La generosità è per te una dimensione di vita?
3)Sai mettere in discussione i tuoi progetti e quelli proposti dall'ambiente per aprirti/ascoltare il progetto di Dio?
4)La disponibilità richiede: riflessione, interiorizzazione, attesa, abbedienza, gioia. Cerchi di vivere questi atteggiamenti? Come?
5) Ti poni mai il problema se quello che fai o vorresti fare è davvero ciò che il Signore vuole da te...oppure...??
6) Ti sembra di essere in un atteggiamento attivo di ricerca di Dio e della sua volontà oppure vivi la fede come un dato scontato?
7) Ti stai aprendo ad un rapporto personale col Signore?
8) Stai comincindo ad interiorizzare la tua preghiera e la tua fede..oppure ancora "galleggi" in superficie?

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