venerdì 20 marzo 2009

Le sei paure del chiamato

"Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in barca, si avviarono verso l'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma Egli disse loro: Sono io, non temete. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca tocco la riva alla quale erano diretti". (Gv 6,16-21).


Colui che Cristo chiama attraversa prima o poi inevitabilmente momenti di sconforto e sfiducia profonda. La paura lo può assalire come una tempesta furiosa e improvvisa. La Bibbia, su questo argomento, è ricca di episodi e situazioni drammatiche, ma spesso anche tragicomiche o, se si vuole, qualche volta "ridicole" benché sublimi. Sempre l'uomo, sorpreso dal « vieni e seguimi », è tentato prima o poi di sottrarsi a un tale invito: non è facile "l'abbandono" e "la consegna di sè" totale e senza riserve al Signore!
Attenzione dunque a non cadere nella trappola della ...PAURA!!!
Indico di seguito sei "scappatoie" e seduzioni fra le più frequenti nei giovani in cammino.

1)« Non sono libero », ho già fatto il mio programma, sono superoccupato, non c'è più spazio, nel mondo il biglietto d'invito per un pranzo nuziale porta, in basso, queste parole: « Rispondere, per favore, prima di tale data ». La Parola di Dio non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere. Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto felice della tua proposta... ».

2)« Non sono capace-». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahvé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, e quindi di privarsi d'una manodopera straniera preziosa e a buon mercato, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia. Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta.

3)« Non sono degno ». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza: ma l'insufficienza morale! L'obiezione sembra insormontabile Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».

4)« Non vedo dove questo mi porterà ». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma e poi? Occorrerà per questo ridursi allo stato di vagabondaggio? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahvé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo per Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».

5)« Non ho sufficienti garanzie umane ». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena, la decisione più motivata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti « su ordinazione » tutte le ragazze d'un campus universitario corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...), per frequentarle nei tuoi momenti liberi; ma, quando ti troverai a dover fare la selezione, non potrai andare più in là con questo mezzo: per farti una vera amica, e a maggior ragione una futura sposa, dovrai scegliere liberamente. L'amore è il frutto d'un incontro, non d'una pesatura, l'ho già detto. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa ».

6)«..Ho paura di fare fiasco ». Capisco. Non tutti possono essere rompicolli; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere.
Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Lc 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire. In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.

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