mercoledì 25 marzo 2009

A.A.A. cercasi "mediatori"

"Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico.
Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono perdonati i peccati". (Mc 2,1-5)
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"Vista la loro fede": è uno degli sguardi più sorprendenti di Gesù sull’uomo. Si tratta nel nostro caso di un gruppo non ben definito di sconosciuti che portano davanti a Gesù con l’ingegno e con l’insistenza propri dell’amore, una persona umiliata dalla sofferenza.
I Vangeli sono ricchi di questi mediatori di fede che si recano da Gesù a chiedere un miracolo, un gesto, una parola per qualcun altro. Spesso si tratta di genitori e Gesù si mostra molto attento al loro dolore e alle loro preoccupazioni. Incontriamo dei padri: come Giairo “uno dalla sinagoga” (Mc 5,21-43); e il padre dell’epilettico indemoniato (Mc 9,14-29). Altre volte sono le madri ad attirare l’attenzione di Gesù come la donna siro-fenicia con la bambina indemoniata (Mc 7,24-30). Incontriamo padroni che chiedono a Gesù un intervento a distanza per un subalterno come il centurione di Lc 7,1-10. In Giovanni sono le sorelle di Lazzaro che mandano a Gesù un’ambasciata per il “suo” amico e loro fratello Lazzaro (Gv 11).
Tutti questi sono immagini della Chiesa che porta a Gesù le gioie e le speranze, i dolori e le sofferenze dell’uomo contemporaneo. Tutti più o meno hanno un nome o una funzione che li identifica. Questo gruppo è, invece, senza specificazioni: non nomi, non luogo di provenienza, non professione che li identifichi. Non sappiamo se sono parenti o amici del malcapitato. Certo si tratta di persone che hanno compassione e che mostrano una grande fede che spesso Gesù riconosce ed elogia pubblicamente.
Ma questo gruppo dei quattro del vangelo di Marco, insieme ai senza nome di Mc 7,32 e 8,22, rimanda ad una delle più belle immagini della vita consacrata (specie di clausura), che la penna degli evangelisti ci abbia lasciato: persone senza specificazioni che portano ogni giorno davanti a Gesù, sulla barella della preghiera, volti, situazioni e ferite di altri. Senza nome, senza riconoscimenti, senza enfasi. Nel nascondimento, con l’intraprendenza e la passione proprie dell’amore.
Perché per la Quaresima non farci mediatori di fede per le ferite dei nostri cari?
da "la Voce del Popolo" fra Giancarlo Paris

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