domenica 22 febbraio 2009

1) Prima Tappa - Corso Vocazionale Francescano

Cari amici, con questa pagina vengo a proporvi un "corso vocazionale francescano" a tappe "on-line", che ciascuno di voi potrà seguire individualmente.
Avrò come riferimento la "Leggenda dei tre compagni"(FF 1394-1487), vale a dire la più importante fra le biografie non ufficiali di S. Francesco d'Assisi.
E' attribuita ai suoi primi compagni, Leone, Rufino e Angelo e il suo valore sta nella rappresentazione genuina e schietta del cammino vocazionale di Francesco e della primitiva fraternità francescana .
Utilizzerò per i commenti un bellissimo testo scritto alcuni anni fa da un frate (cfr: F. Marchesi, Signore cosa vuoi che io faccia? Lettura vocazionale della leggenda dei tre compagni, Pazzini Editore,Verrucchio 1994)
Prego il Signore per tutti i giovani che leggeranno queste pagine affinchè si aprano mente e cuore e volontà, all' azione meravigliosa dello Spirito e possano restare affascinati dall'esperienza di Francesco.
A chi desidera avere uno scambio e un confronto sul proprio cammino di ricerca personale offro volentieri la mia disponibilità...basta scrivermi!
Il Signore vi dia pace. frate Alberto

VITA DI S. FRANCESCO - dalla “Leggenda dei tre compagni(Capitolo I - FF. 1394-1487)DELLA NASCITA DI FRANCESCO; DELLE SUE FRIVOLEZZE, STRANEZZE E PRODIGALITÀ E COME ARRIVO’ A GENEROSITÀ E AFFETTO VERSO I POVERI
Il suo primo nome era GiovanniFrancesco fu oriundo di Assisi, nella valle di Spoleto. Nacque durante un’assenza del padre, e la madre gli mise nome Giovanni; ma, tornato il padre dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare Francesco il suo figlio.
Arrivato alla giovinezza, vivido com’era di intelligenza, prese a esercitare la professione paterna, il commercio di stoffe, ma con stile completamente diverso. Francesco era tanto più allegro e generoso, gli piaceva godersela e cantare, andando a zonzo per Assisi giorno e notte con una brigata di amici, spendendo in festini e divertimenti tutto il denaro che guadagnava o di cui poteva impossessarsi.
“Che ne pensate del mio ragazzo?”A più riprese, i genitori lo rimbeccavano per il suo esagerato scialare, quasi fosse rampollo di un gran principe anziché figlio di commercianti Ma siccome in casa erano ricchi e lo amavano teneramente, lasciavano correre, non volendolo contristare per quelle ragazzate. La madre, quando sentiva i vicini parlare della prodigalità del giovane, rispondeva: «Che ne pensate del mio ragazzo? Sarà un figlio di Dio, per sua grazia».
Prodigalità e frivolezzaNon era spendaccione soltanto in pranzi e divertimenti, ma passava ogni limite anche nel vestirsi. Si faceva confezionare abiti più sontuosi che alla sua condizione sociale non si convenisse e, nella ricerca dell’originalità, arrivava a cucire insieme nello stesso indumento stoffe preziose e panni grossolani
Cortesia e amore per i poveriPer indole, era gentile nel comportamento e nel conversare. E seguendo un proposito nato da convinzione, a nessuno rivolgeva parole ingiuriose o sporche; anzi, pur essendo un ragazzo brillante e dissipato, era deciso a non rispondere a chi attaccava discorsi lascivi. Così la fama di lui si era diffusa in quasi tutta la zona, e molti che lo conoscevano, predicevano che avrebbe compiuto qualcosa di grande
Queste virtù spontanee furono come gradini che lo elevarono fino a dire a se stesso: «Tu sei generoso e cortese verso persone da cui non ricevi niente, se non una effimera vuota simpatia; ebbene, è giusto che sia altrettanto generoso e gentile con i poveri, per amore di Dio, che contraccambia tanto largamente». Da quel giorno incontrava volentieri i poveri e distribuiva loro elemosine in abbondanza, infatti benché fosse commerciante, aveva il debole di sperperare le ricchezze.
Un giorno rinviò un poveroUn giorno che stava nel suo negozio, tutto intento a vendere delle stoffe, si fece avanti un povero a chiedergli la elemosina per amore di Dio Preso dalla cupidigia del guadagno e dalla preoccupazione di concludere l’affare, egli ricusò l’elemosina al mendicante, che se ne uscì. Subito però come folgorato dalla grazia divina, rinfacciò a se stesso quel gesto villano, pensando: «Se quel povero ti avesse domandato un aiuto a nome di un grande conte o barone, lo avresti di sicuro accontentato. A maggior ragione avresti dovuto farlo per riguardo al re dei re e al Signore di tutti».
“Per amore di Dio”Dopo questa esperienza, prese risoluzione in cuor suo di non negare mai più nulla di quanto gli venisse domandato in nome di un Signore così grande.

RIFLESSIONEL’ambiente e il carattere di FrancescoIn questo primo capitolo ci viene presentato Francesco giovane: la sua famiglia, il suo carattere. E’ lì infatti che si innesta la chiamata del Signore anche per ognuno di noi. La famiglia era ricca, il padre mercante e la madre nobile e raffinata. Francesco prende, come tutti, un po’ dell’uno e un po’ dell’altra.
Il carattere: “vivida intelligenza”; “allegro e generoso” , amante delle feste”; “spendaccione”; “ricercava l’originalità”; “gentile nel comportamento e nel conversare”; “evitava parole ingiuriose e sporche”.
L’ambiente e il carattere: punto di partenza per un cammino.Noi siamo il frutto dell’ambiente e del carattere. Queste virtù spontanee furono come gradini per prendere la prima decisione importante della sua vita: la decisione della generosità. Questa decisione era controcorrente, eppure Francesco la prende e vi è fedele anche a costo di essere preso in giro, di non essere capito dagli altri e di essere considerato strano o pazzo.
Qualunque sia l’ambiente e il carattere, la vocazione trova il suo terreno adatto nel quale crescere svilupparsi, se c’è la generosità, cioè l’apertura verso gli altri, l’attenzione e la sensibilità verso gli altri, specialmente i più poveri. Se non c’è la generosità difficilmente si può parlare di vocazione. Se invece c’è la generosità si possono superare più facilmente le conseguenze negative dell’ambiente e del carattere. Anche le eventuali conseguenze negative dell’ambiente, con l’aiuto della Grazia di Dio, di una Guida spirituale e di un Gruppo, possono diventare dei “gradini” per giungere a Dio. L’essenziale è accettare sé stessi, fisicamente e come carattere, accettare la propria famiglia e la propria storia. Così come molto importante (direi assolutamente necessario) per un cammino di crescita e discernimento è accettare di farsi aiutare e guidare da un Padre spirituale.
Infine occorre imparare a guardare tutto alla luce dell’amore di Dio per noi, chiederci che cosa vuole Dio da noi avendoci fatti così e avendo permesso che ci accadesse quanto ci è accaduto e quale sia la via che la potenza trasformante e creatrice della Grazia apre davanti a noi affinché siamo felici e rendiamo felici gli altri.
PER INTERIORIZZARE1) Ti conosci? Conosci i tuoi difetti e le tue qualità?
2) Accetti prima di tutto te stesso per quel che sei?
3) Accetti il tuo ambito famigliare, scolastico, parrocchiale, lavorativo?
4) Ti sforzi anche di uscire da te stesso, oppure vivi ripiegato o cerchi evasioni o “vie di fuga”?
5) La sensibilità e l’attenzione verso gli altri sono dimensioni di vita che cerchi di coltivare e di far crescere dentro di te?
6) Sai prendere delle decisioni che ti aiutino a maturare?
7) Sei fedele a queste decisioni?
8) Accetti di farti aiutare o…ti illudi del “fai da te”?

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