venerdì 23 settembre 2016

IL PAPA AD ASSISI CON I FRATI

Assisi- Basilica di san Francesco: Il Papa e i frati del Sacro Convento  
Cari amici, il Signore vi dia pace.
Si è concluso da pochi giorni l'incontro che ha visto radunati in Assisi i rappresentanti delle religioni per invocare e pregare per la pace. Martedì, anche Papa Francesco ha raggiunto la città del Poverello, per lanciare al mondo intero, ancora una volta, un forte grido contro ogni guerra, discriminazione e odio. "Solo la pace è santa, non la guerra"! (vedi link con discorsi)
Il papa, ha anche incontrato i frati della comunità francescana del Sacro Convento ( annesso alla Basilica di san Francesco): l'accoglienza è stata entusiasta e letteralmente "da stadio" come potete vedere dal video sottostante.
Facciamo nostro questo entusiasmo insieme all'invito di Papa Francesco ad essere nel mondo e attorno a noi ogni giorno "strumenti di pace".
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Preghiera Semplice 

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch'io porti amore,
dove è offesa, ch'io porti il perdono,
dove è discordia, ch'io porti la fede,
dove è l'errore, ch'io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch'io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch'io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

Sì è: Dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.
Amen.

mercoledì 21 settembre 2016

LO SEGUI' - LA VOCAZIONE DI MATTEO

Caravaggio: la vocazione di Matteo
Dal Vangelo di Matteo (Mt 9, 9-13)
In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

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La vocazione dell’apostolo Matteo è stata fissata in maniera indelebile sia nella pagina evangelica (autobiografica) che lo descrive mentre si alza obbediente dal banco delle imposte e segue Gesù, sia nella celebre rappresentazione che ne ha dato il Caravaggio: Matteo viene “tratto” dal buio della sua bottega e dei suoi interessi, dal gesto “creatore” di Gesù che irrompe sulla scena e lo chiama alla vita (si sa che Caravaggio ha volutamente “citato” il gesto michelangiolesco del Dio Creatore che si protende verso Adamo). Il gioco delle mani e dei gesti dei vari personaggi dice, poi, tutta l’intensità spirituale della vicenda: «Tu!», dice Gesù impetuosamente deciso a Matteo. «Io?», ribatte Matteo umile e stupefatto, quasi incredulo di tanta grazia. «Lui?», osserva l’apostolo Pietro meravigliato di una simile scelta. Ci sono poi due paggi eleganti che non riescono a nascondere un certo sconvolgimento: uno si ritrae, l’altro quasi si protende. Così la vicenda di Matteo, il pubblicano, è già tutta descritta nella sua vocazione e nel suo aver invitato a mensa con Cristo i suoi amici di un tempo. 


Un dettaglio solo, in questo dipinto è TOTALMENTE, SENZA OMBRE, inondato di luce: LA FINESTRA. Meraviglioso, suggestivo, geniale, Caravaggio.
Eccolo il particolare:
Una luce da destra illumina direttamente quella finestra, Simbolo dell’altro, una Trinità. Simbolo di Dio Stesso. È Dio, quella finestra, che presiede la scena. La luce dall’esterno, e una finestra aperta, opaca, illuminata dallo Spirito Santo, dallo Spirito di Dio. Il vento, Lo Spirito Santo, che ha appena spalancato quella finestra.


Mani..., dita che si rincorrono. Indecise, morbide, portate dall’Altrove.
Una luce diretta, imperiosa, a illuminare quel chiodo
 a cui era attaccata lo stipite della finestra.
L’arrivo violento di quella luce ha aperto, come vento di tempesta, la finestra opaca.
Vento e Luce, Dio. La determinazione, la decisione.
La Vocazione.

martedì 20 settembre 2016

HAI MAI PENSATO DI DIVENTARE PRETE ?

Il Signore vi dia pace, cari amici in ricerca vocazionale.
Oggi ecco la corrispondenza intercorsa con Mirko, un giovane, animatore in parrocchia, alle prese con una domanda rivoltagli dal suo Don al termine di un estate impegnatissima (GMG, campi scuola ecc..): "ma tu hai mai pensato di diventare prete"?
Preghiamo per Mirko e il suo cammino come per ognuno di noi: Il Signore ci mostri la Sua volontà. A Lui sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Roma : fra Andrew con alcuni ragazzi
Domanda di Mirko
Caro Padre Alberto,
seguo da quasi un anno il blog e la ringrazio perchè mi è davvero utile a comprendere tanti aspetti di me. Sono in un momento di grande confusione. Al termine dell'ultimo campo-scuola in montagna (reduci dalla GMG!) con gli adolescenti, il mio parroco, ringraziandomi, mi ha detto: "hai mai pensato di farti sacerdote?" "Sei bravo con i ragazzi, sai donarti con tanta generosità e passione e loro hanno visto in te un riferimento importante. Sono segni vocazionali su cui dovresti riflettere!! Pensaci!!" Sono rimasto senza parole e un pò arrabbiato con lui! E' un pensiero che, in verità, ogni tanto ho già avuto, ma che ho sempre accantonato come non mio. Tornati a casa per quasi un mese non mi sono più fatto vedere in parrocchia (cosa inusuale per me! e' la mia seconda casa da quando sono ritornato alla fede), ma non mi andava di incontrare il mio Don. Sono stati i ragazzi a venire a cercarmi e a chiedermi cosa era successo e a riportarmi all'Oratorio desiderosi di ricominciare con me il gruppo. Rivederli e tornare in parrocchia con loro è stata ed è per me una grande gioia, la cosa più bella di tutta la mia settimana strapiena di studio e impegni vari( 4° anno di ingegneria). Sto molto pensando a questi fatti e alle parole del mio Don. Sto anche pregando: dalla mia conversione, frequento spesso la messa anche nella settimana! Ma come posso comprendere la mia strada e se diventare prete possa essere la mia vocazione? Chiedo una sua parola che mi aiuti a fare più chiarezza in me. La ringrazio. Mirko

Risposta di fra Alberto
Pace a te Caro Mirko, grazie per la fiducia e le tue confidenze così personali. Ecco alcuni pensieri che spero ti possano aiutare:
1. Il Signore è sempre fantasioso e "furbo" e la sua chiamta può esprimersi in tante maniere. Certo, anche attraverso la voce del tuo Don che bene ti conosce e ti vede agire e muoverti.
Probabilmente ha colto in te molte buone qualità e doni che solitamente contraddistinguono l'agire pastorale di un prete: il tuo bel modo di stare con i ragazzi, la tua generosità, l'essere per loro un riferimento. Ma anche il fatto che ti avrà visto varie volte pregare, che sei ritornato alla fede con convinzione, che ami la tua parrocchia...
2. Immagino poi come il suo invito ti abbia scosso: può essere infatti un pò fastidioso sentirsi interrogati e sollecitati ad una scelta di vita. In realtà se ci pensi, è stato da parte del tuo parroco un gesto di fiducia e stima nei tuoi confronti. Un invito a riflettere, non certo un comando. Ti ha chiesto di pensarci.
3. Io stesso mi sono permesso più volte di lanciare queste "provocazioni" nella convinzione che ai giovani fa bene essere interrogati sulle scelte della propria vita, quando attorno a loro tutto li porta invece a rimandare, a non pensare, a fregarsene.. Poi, naturalmente è il Signore che guida i passi di ciascuno, che propone e suggerisce e invita chi vuole Lui, come vuole e quando Lui vuole. Quanti ragazzi ho incontrato in questi anni, davvero ricchi di doni, che certo avrebbero potuto fare il prete o il frate meglio di me, ma che erano votati ad altro!
4. Accogli dunque con benevolenza e libertà l'invito del tuo parroco "a pensarci", ma stai certo che se questa inclinazione non compare dentro di te, se senti che ti manca questa spinta interiore a diventare prete, niente e nessuno potrà importela!
5. Accogli però le sue parole anche con responsabilità: come scrivevo sopra, il Signore può darsi si sia servito proprio del tuo Don per metterti di fronte ad una dimensione che è già presente in te e che non hai mai voluto ascoltare e appofondire!!
6. Ti invito pertanto a guardare più da vicino il valore e il richiamo di questi "segni" (fede, generosità, dedizione, preghiera..) presenti nella tua vita. Si tratta di verificare se ti aprono ad un orizzonte di dedizione più ampio e totalizzante (come è la vocazione di un prete) oppure se ti orientano ad altre scelte necessariamente dai confini più ristretti e mirati ( il farsi una famiglia per es.).
7. Fatti anche aiutare in questo discernimento: da soli non si va da nessuna parte . Ne va della tua vita e del senso da dare ad essa, ne va del tuo futuro, ne va anche di tante altre persone che incontrerai nella tua strada, quale sara la tua scelta.

Ti benedico e incoraggio. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto.

Gmg: fra Andrea col gruppo giovani

sabato 17 settembre 2016

LASCIATI TRAFIGGERE IL CUORE !


Pace a te,
caro giovane in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la tua vita. 
Oggi 17 settembre, noi francescani ricordiamo le stimmate di san Francesco: i segni della passione (e dell'amore) di Cristo che il santo si vide impressi nella carne sul Monte della Verna (settembre 1224).

  • Osserva: Ecco la strada indicata da san Francesco: fu a tal punto "amico di Cristo" da voler essere in tutto somigliante e trasformato in Lui ( anche nel corpo). E il Signore lo esaudì imprimendo nella sua carne i segni della passione!
  • Ricorda: Noi diventiamo quanto e chi amiamo. Noi siamo il nostro cuore trafitto!
  • Imita: Se forse anche nel tuo animo vi è un desiderio di vita e di vocazione francescana,  la meta è di diventare come S. Francesco, un "alter Christus", un "nuovo Gesù Cristo" fra gli uomini di questa nostra povera e stupenda umanità. Ecco il senso e la sintesi estrema dell'essere anche oggi "un frate francescano".
Si tratta di una chiamata appassionante  e audace che ancora, inaspettatamente e misteriosamente, risuona nel cuore di tanti ragazzi come te. 
Per approfondire questa vocazione, alla luce della parola di Dio, a contatto con noi frati e altri giovani, ti aspettiamo al Corso/Gruppo vocazionale san Damiano che ripartirà a breve in tutte le regioni (vedi DATE per il nord Italia). 

E' tempo ormai di lasciarti "trafiggere il cuore" da Gesù! 
A Lui sempre la nostra Lode. 

frate Alberto (fra.alberto@davide.it)



Le stimmate di san Francesco
Il Serafico Padre s. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita. Nel settembre del 1224 mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione. 

S. Francesco, due anni prima di morire, voleva trascorrere nel silenzio e nella solitudine quaranta giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era, del resto, abitudine del Santo d’Assisi ritirarsi, come Gesù, in luoghi solitari e romitori per attendere alla meditazione ed all’unione intima con il Signore nella preghiera. La Verna era uno di questi e certamente era quello che il Santo prediligeva. Già all’epoca di Francesco era un monte selvaggio – un “crudo sasso” come scrisse Dante Alighieri – che s’innalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommità del monte è tagliata per buona parte da una roccia a strapiombo, tanto da farla assomigliare ad una fortezza inaccessibile. La leggenda vuole che la fenditura profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a seguito del terremoto che succedette alla morte di Gesù sul Golgota: un fatto che affascinò oltremodo Francesco e lo attrasse in questo luogo .
Esso era proprietà del conte Orlando da Chiusi di Casentino, il quale, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle donarglielo. Qui i frati del Poverello vi costruirono una piccola capanna.

In quel luogo Francesco era intento a meditare, per divina ispirazione, sulla Passione di Gesù quando avvenne l’evento prodigioso. Pregava così: “O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la seconda si è ch' io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori”.
La sua preghiera non rimase inascoltata. Fu fatto degno, infatti, di ricevere sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo. Il prodigio avvenne in maniera così mirabile che i pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa un’ora il monte della Verna incendiato di un vivo fulgore, tanto da temere un incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.
Scrive S. Bonaventura da Bagnoregio, suo biografo: “Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito” (Leg. Maj., I, 13, 3).
Continuava ancora S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasciò nel cuore del Santo “un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande” (Leg. Maj., I, 13, 3). 



Assisi - Basilica di San Francesco : Le stimmate

giovedì 15 settembre 2016

SEGUIRE E'...


Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa solo ti manca: va’ vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Mc 10,21)

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
I postulanti di Brescia a fine agosto sono andati pellegrini (a piedi) a Roma percorrendo un tratto della Via Francigena. Stamattina guardando alcune loro fotografie non ho potuto non pensare a questa frase di Vangelo. Mi sono commosso vedendoli in cammino con i loro zaini e poche cose, in fraternità; avendo come dimora la strada, come guida Gesù e il suo Vangelo. In questo loro pellegrinare a piedi mi è venuto facile ricordare i primi passi di molti che ho accompagnato nel discernimento vocazionale, la loro faticosa ricerca, i tanti dubbi e le paure, insieme al desiderio di seguire il Signore perchè accesi dal suo sguardo d'amore !  

Che grande scommessa, ho pensato, è stato per ciascuno decidersi anzitutto di scrivermi (via blog!! ) fidandosi di uno sconosciuto; poi di venire al Gruppo san Damiano, quindi di entrare in Postulato per seguire Gesù più da vicino! Quale "pazzia", iniziare questa strada piena di incognite, intuendo una chiamata del Signore, avendo come meta un qualche cosa di così inusuale come la consacrazione religiosa e francescana, il "diventare frate".

Pochi giorni fa, sabato 10 sett., alcuni di questi giovani postulanti, sono approdati ad Assisi per inziare l'anno di Noviziato, mentre altri devono concludere il biennio formativo così come dei nuovi ragazzi sono intanto ancora arrivati a rinnovare le fila dei vari postulati italiani (di Brescia, Osimo e Benevento). Ringraziamo il Signore che mai si stanca di chiamare e rivolgere il suo invito di sequela, dolce e forte ed esigente allo stesso tempo!

A ottobre invece, come ho già scritto, ricomincerà il nuovo ciclo del corso vocazionale "Gruppo san Damiano". Se qualcuno dei miei lettori sente di potersi imbarcare in questa nuova avventura e pellegrinaggio, mi scriva pure : è ora di partire!! E' è ora di fidarsi di Gesù!
A Lui sempre la nostra lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
Arrivati a san Pietro !
SEGUIRE E'…
  • Ascoltare. C’è una voce da ascoltare che mi chiama alla vita, alla gioia piena, che dice chi sei, la tua bellezza nella fragilità …
  • Camminare. Per seguire Gesù bisogna camminare dietro di Lui, muoversi, spostarsi. Non lo si può fare stando fermi
  • E' mettersi in gioco. Seguire Gesù implica un continuo trasformarci, non sclerotizzarci sulle nostre posizioni, idee e pensieri.
  • E' gustare libertà. Egli ci aiuta ad strappare le nostre catene per gustare la libertà di amare tutti e ciascuno.
  • E' bellezza. E' ritrovare occhi nuovi, riconoscenti e grati, su di sè e la propria storia; è scoprire la mano e il soffio di Dio in ogni creatura e in quanto ci circonda.
  • E' essenzialità. Chi cammina ha bisogno di poco, di ciò che davvero basta e necessita. Il superfluo si impara così a riconoscerlo e ad abbandonarlo.
  • E' insieme. Dio è una Persona, Gesù, da accogliere nella propria esistenza e ci dona gli occhi per riconoscere tutti i fratelli che camminano accanto a me.
  • E' amare. Solo l'amore motiva il seguire Gesù. Un amore che raggiunge fino a traffigere il cuore . Un amore da ridare a chiunque sulla strada.

martedì 13 settembre 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (34) - COSA NON E' LA VOCAZIONE ?

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Se nelle precedenti "pillole vocazionali" (32-33) ho cercato di illustrare "cosa è la vocazione", oggi , in maniera sintetica vediamo "cosa non è la vocazione". Il rischio infatti di avere su di essa idee distorte è molto facile. Meglio dunque chiarire ulteriormente la questione onde evitare illusioni e scelte superficiali.  E se per caso vi riconoscerete in qualche caso sotto esposto, niente paura: è abbastanza normale qualche "inquinamento" alla partenza! Ciò che è importante e necessario è invece fare verità su noi stessi, cercando anche l'aiuto di guide sante ed esperte che ci possano accompagnare e così meglio comprendere, nonostante tutto, l'autentica volontà del Signore sulla nostra vita. Coraggio dunque! Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


COSA NON E' LA VOCAZIONE? 
  • Non è un sentimento: Si è soliti dire "sento" la vocazione; in realtà la vocazione "non si sente", non è semplicemente un'emozione. Piuttosto, è una certezza interiore che nasce dalla grazia di Dio che tocca la mia anima e chiede una risposta libera. Se Dio ti sta chiamando, la certezza dentro di te crescerà tanto più quanto tu gli risponderai con generosità.
  • Non è un premio: La vocazione non è un riconoscimento alla nostra bravura o intelligenza o bontà. Essa è invece pura gratuità da parte Dio, un dono e un invito d'amore assolutamente libero, che egli fa e rivolge a chi vuole, come vuole e quando Lui vuole. 
  • Non è un rifugio: La vocazione non nasce da un'incapacità di affrontare la vita. Consacrarsi nella speranza di trovare un "nido caldo" è pericoloso e illusorio. Il frate è infatti oggi più che mai un uomo di Dio perennemente sulla breccia, esposto alla frontiera, chiamato a donarsi e spendersi per tutti, più che a tutelare e custodire se stesso. 
  • Non è una fuga: La vocazione non può essere il ripiego a frustrazioni e delusioni varie (lavorative, famigliari, sociali..) nè tanto meno a immaturità umane o disordini affettivi o sessuali. I problemi, infatti, da cui si pensa di scappare, non si dissolveranno solo perchè si veste un abito religioso, anzi...!!
  • Non è una carriera: Spesso nei film e nell'immaginario di molti, diventare prete o frate, è considerato come un percorso in crescita verso cariche e posizioni di prestigio e potere come altre carriere. Niente di più falso e fuorviante! La vocazione è invece una storia d’amore, un incontro, una relazione, un donarsi. La vocazione è un "cuore trafitto" ! Chi cerca la carriera, come religioso vivrà una vita infelice e sterile, segnata dalla solitudine e dall'invidia.
  • Non è una sicurezza matematica: La vocazione religiosa, non è un qualche cosa dato e raggiunto una volta per sempre. Essa è un cammino, è un mistero d'amore e deve tenere presente il rischio e la libertà che sempre l'amare comporta:  un rischio che è nelle mani di Dio, ma anche, ogni giorno, è affidato alle nostra risposta. Se non si corrisponde, l'amore rimane frustrato, l'amore può anche finire e naufragare. L'amore si può anche sotterrare e non ascoltare.
  • Non è un qualche cosa di unicamente mio: La vocazione, la chiamata alla vita religiosa, non è mai un fatto esclusivamente personale. Non è infatti legata principalmente all'utorealizzazione di noi stessi, ma è sempre "per": "per" Dio, "per" la Chiesa, "per" i poveri, "per" l'annuncio, "per" la missione, "per" il martirio.... Quando manca questo slancio e sguardo all'esterno non c'è vera vocazione!
  • Non è mai al di fuori della Chiesa: La vocazione, non è il semplice sentire di qualcuno, che a tutti i costi deve essere accolto ed esaudito. La vocazione, come scrivevo sopra, è sempre "per" la Chiesa e nasce "nella" Chiesa. Pertanto, "dalla" chiesa (dai suoi rappresentanti, guide, formatori..) e per la propria utilità e il bene dei fedeli è vagliata, riconosciuta o anche, se necessario, non ritenuta idonea o autentica. Ecco perchè sempre si propone ai candidati un percorso di discernimento, con degli accompagnatori, il padre spirituale. il Gruppo san Damiano..ecc. ecc.
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venerdì 9 settembre 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (33) - COME TI ACCORGI DELLA VOCAZIONE?

Il Signore ti dia pace, 
caro giovane amico in ricerca!

Forse ti sei chiesto qualche volta come riconoscere la vocazione, la tua chiamata.
Come ci si accorge di questa? 
Quali sono i segni e i sintomi più frequenti che la suggeriscono? 

Ecco di seguito alcune indicazioni. 

Al Signore Gesù
sempre la nostra lode. 

fra Alberto


SEGNI premonitori:
= Desideri realizzare qualcosa di importante per te e per la tua vita.
= Percepisci nel cuore che Dio ti sta chiedendo qualcosa in più.
= Ti crea forte disagio vedere gli uomini soffrire.
= La vita normale che conduci ti piace, ma senti che in fondo ti manca qualcosa.
N.B.: Devo fare ciò che mi piace di più. Quello che “mi piace per davvero” è ciò che realizza il desiderio più profondo celato nel mio intimo e che, quasi mai, è il primo che salta in mente; anzi, di solito è quello che mi fa più paura di tutto.

Devi essere ONESTO.
= Davanti a Dio e a te stesso.
= Perché: soltanto tu devi rispondere a Dio.
= Perché: ci sono molti giovani che temono la vocazione e preferiscono nascondersi dietro mille pretesti.
= Che peccato pensare che Dio ti stia proponendo qualcosa che non ti rende felice!
= Devo scegliere ciò che mi costa di più. La vita è impegno e responsabilità ed è solo attraverso lo sforzo che si realizza il meglio di noi stessi.

Devi avere alcune QUALITA'.
= Se Dio ti sta chiamando ti darà sicuramente le qualità necessarie per diventare frate e consacrato. 
= Devi scoprire se possiedi tali qualità. Per questo parla con serenità alla tua guida spirituale, sapendo che con lui potrai fare un cammino di discernimento, e piano piano scoprire ciò che Dio vuole veramente da te.

Ricordati che la vocazione è un PROCESSO.
= La vocazione francescana è un processo come tutte le storie d’amore.
= Non pretendere da te stesso risposte fulminee.
= Tieni conto che Dio si nasconde quando ci chiama, perché vuole lasciarci il margine sufficiente per agire (altrimenti non sarebbe una vera storia d’amore).
= Preferisci sempre ciò che serve di più agli altri.
= Scegli solo ciò che ti dà la vera pace del cuore. La scelta più autentica, anche se molto difficile, è quella che, sia quando la immagini che quando l’attui, è capace di farti sentire bene; è quella che dà pace al tuo cuore inquieto, facendoti sentire al giusto posto.
= Confrontati spesso con la tua guida spirituale per essere sufficientemente obiettivo nel tuo giudizio.
= Approfitta dei ritiri e incontri vocazionali del Gruppo San Damiano per conoscere più da vicino la vocazione religiosa  e l’ambiente e la vita di un convento e dei frati francescani.

Pillole Vocazionali : 
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