mercoledì 16 gennaio 2019

ALLA FONTE DELLA MISSIONE E VOCAZIONE FRANCESCANA: IL MARTIRIO!

un bel video con la storia dei protomartiri francescani

I Protomartiri francescani
Pace e bene cari amici, in cammino e in ricerca vocazionale.
Noi frati francescani siamo ad oggi presenti in quasi tutte le nazioni del mondo con missioni, opere, attività di evangelizzazione e carità sparse ovunque, anche nei luoghi più sperduti. Ma come iniziò questa avventura, questa vocazione missionaria? Essa sgorga dal sangue dei primi cinque frati uccisi a causa del vangelo, per questo detti "i protomartiri francescani"
Ecco la loro storia: E' il 16 gennaio del 1219 quando presso la città di Marrakesch in Mauritania nell’odierno Marocco, avviene il martirio di fra Berardo, fra Ottone, fra Pietro, sacerdoti, fra Accorsio e fra Adiuto, religiosi, dell’Ordine dei Minori, mandati da san Francesco ad annunciare il Vangelo di Cristo ai musulmani. Qui per ordine del capo dei Mori furono trafitti con la spada. Francesco alla notizia del martirio dei suoi fratelli, disse: "Adesso posso dire di avere davvero cinque frati minori!".

La vocazione di S. Antonio di Padova
I 5 frati, tempo prima, a Coimbra avevano incontrato un giovane e brillante sacerdote dei canonici regolari, Ferdinando di Buglione. Questi, saputo della loro uccisione e scosso dalla loro forte testimonianza di fede, decise di abbracciare la regola e la vita di san Francesco desiderando egli pure il martirio, solo volendo offrire tutta la sua vita per il Signore e il Vangelo. Vestendo il saio si fece chiamare frate Antonio. Diventerà uno dei santi più venerati nel mondo: sarà SANT'ANTONIO DI PADOVA! La chiesa di Santo Antonio dos Olivais a Coimbra, dove sostarono i protomartiri prima di partire per il loro destino finale, è abitata tuttora dai francescani conventuali, gli stessi frati del Santo di Padova che entrò nell'Ordine proprio in quella chiesetta, spinto dal desiderio di imitare i fraticelli martirizzati a causa della loro fede cristiana.

Martirio e vocazione
Cari amici in ricerca, come avrete dunque potuto constatare dalle vicende dei Protomartiri e di S.Antonio, martirio e vocazione si richiamano e interpellano reciprocamente. Ma badate bene, l'abbinamento non riguarda straordinariamente solo i personaggi di cui abbiamo appena narrato e non è relegato a qualche episodio analogo particolarmente cruento!!! In realtà non c'è autentica chiamata alla consacrazione religiosa se manca la spinta e l'audacia mite e forte nello stesso tempo della testimonianza, del martirio ("marturia"); se non si è guidati da un desiderio di consegna totale di sé al Signore e al Suo progetto. Al frate, come ad ogni religioso, è richiesto sempre, infatti, "di dare la vita" per Gesù, "di morire a sé stesso" per spendersi interamente per Lui, per gettarsi in Lui senza reticenze e confini.

Qualche provocazione per te
Se dunque caro fratello, forse stai pensano a questa nostra strada e vocazione francescana, chiediti se anche tu, come S. Antonio o i 5 giovani frati Protomartiri, sei davvero disposto a rimettere in Gesù tutto di te: il tuo spirito, la tua intelligenza e volontà, i tuoi sogni, i tuoi desideri, il tuo corpo, persino i tuoi limiti e peccati per seguirLo dove Lui vorrà condurti...
Se non è così, sarai soprattutto preoccupato di te e del tuo orticello, di "salvare la tua vita" più che spenderla per il Signore e il Regno di Dio, per il Vangelo! Se non è così, il convento si trasformerà presto in un accomodante e mediocre o insopportabile rifugio; l'abito in un "soprabito" protettivo; i voti in una pennellata di vernice superficiale, la tua vita insulsa e insignificante!
Se non è per Gesù, ...lascia perdere!

A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 10 gennaio 2019

ANCHE TU PUOI ESSERE UNA STELLA

«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»
Essi cercano un neo-nato. Questo Bambino rappresenta la novità, la speranza, l'avvenire per le genti affaticate e oppresse dalla routine, dalla banalità e dal non-senso del vivere, dalla povertà, dalla mediocrità.
"Dov'è?" La domanda non è banale. Anche tanti nostri contemporanei si pongono questo stesso interrogativo: "Dov'è Dio?" E ne vanno alla ricerca! E quando si cerca qualche cosa o qualcuno e ci si mette in movimento e in cammino, si è desiderosi di raggiungere e incontrare qualcuno che esiste, non certo il nulla o il vuoto. L'inquietudine e la domanda dei Magi rimandano all'inquietudine e alle domande interiori di tanti giovani d'oggi. E molti sono «maghi », i « saggi », i « gurù », che forniscono loro troppo spesso superficiali risposte limitandosi però alla CONOSCENZA.  Ma chi è  davvero in grado di dare risposte concernenti l'ESSERE? Chi offre la via autentica alla felicità? Dove e presso chi trovare una felicità duratura e piena? 

Noi abbiamo visto la sua stella’, ci dicono ancora i re Magi. Una luce guida la loro strada. Non camminano a caso e senza riferimenti. Non sono per nulla disorientati. Sono invece molto consapevoli della presenza accanto a loro di una luce capace di rischiararli nella ricerca. Oggi, anche tanti giovani, spesso disorientati, cercano la loro stella. Come i Magi, aspirano a dare un senso pieno alla loro vita. Anch'essi, in fondo, cercano un "neo-nato"; cercano una speranza, una novità di bene e bellezza per la loro vita. Ma la stella, oggi, non è sempre in cielo. Essa è nel tuo cuore!! Infatti, attraverso la tua vita e le tue scelte, con la tua gioia e la tua fede, anche tu puoi essere un segno di orientamento, una luce, una guida, un compagno di strada per quanti cercano Dio in verità. Anche tu puoi essere una stella! 
# Una vita luminosa attira e orienta altre vite.
# Una vita luminosa fa passare dall'oscurità alla luce.
# Una vita luminosa suscita la speranza.
# Una vita luminosa rianima i cuori.
Non siamo destinati a vivere nell'ombra e nelle tenebre. Non siamo destinati ad un'esistenza oscura e triste.

‘Siamo venuti per adorarlo dicono infine i Magi. E' la meta del cammino. E' passare dall'agitazione alla calma, dal movimento all'adorazione. E' fermarsi, contemplare, gioire.

I Magi hanno raggiunto l'obiettivo del loro viaggio. Si fermano. Hanno trovato quello che stavano cercando. Il bambino è pace e speranza per il mondo, è novità di vita bella e piena. Il bambino è il potere dell'amore. I Magi hanno trovato.

GESU' E' LA'

cfr. https://vocationfranciscaine.com/

lunedì 7 gennaio 2019

"NON SO COSA E' GIUSTO PER ME...NON RIESCO A VEDERE DIRITTO"

   

Cari amici "in ricerca",
spero abbiate iniziato il nuovo anno con rinnovato desiderio di seguire il Signore e di essere guidati ogni giorno dalla sua Stella, l'unica la cui Luce mai viene meno e mai tradisce.

Vi regalo oggi una splendida canzone (di Andrea e Matteo Bocelli - padre e figlio) assolutamente vocazionale e quasi fatta "ad hoc" per quanti con inquietudine  si interrogano sulla direzione della propria vita, a quanti ancora forse dicono di sè " non so cosa è giusto per me..non riesco a vedere diritto", ma nello stesso tempo, non rinunciano alla ricerca, anelano ad una luce, si affidano all'unica guida che può mostrare la via. 

Auguro a tutti un buon cammino dietro la "Luce vera",  dietro all'Amore, dietro a Gesù!

A Lui sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Fall on me ( Andrea e Matteo Bocelli) - Testo

I thought sooner or later 
The lights up above 
Will come down in circles and guide me to love 
But I don't know what’s right for me 
I cannot see straight 
I've been here too long and I don't want to wait for it 
Fly like a cannonball, straight to my soul 
Tear me to pieces 
And make me feel whole 
I’m willing to fight for it and carry this weight 
But with every step 
I keep questioning what it's true.
Fall on me 
With open arms 
Fall on me 
From where you are 
Fall on me 
With all your light 
With all your light 
With all your light.
Presto una luce ti illuminerà 
Seguila sempre, guidarti saprà 
Tu non arrenderti, attento a non perderti 
E il tuo passato avrà senso per te 
Vorrei che credessi in te stesso, ma sì 
In ogni passo che muoverai qui 
È un viaggio infinito 
Sorriderò se 
Nel tempo che fugge mi porti con te.
Fall on me 
Ascoltami 
Fall on me 
Abbracciami 
Fall on me 
Finché vorrai 
Finché vorrai 
Finché vorrai 
Finché vorrai.
I close my eyes 
And I'm seeing you everywhere 
I step outside 
It's like I'm breathing you in the air 
I can feel you're there.
Fall on me 
Ascoltami 
Fall on me 
Abbracciami 
Fall on me 
With all your light 
With all your light 
With all your light.

Andrea e Matteo Bocelli - Fall on me | Traduzione

Ho pensato che prima o poi 
Le luci si accenderanno 
scenderanno in cerchio e mi guideranno verso l'amore 
ma non so cos'è giusto per me 
non riesco a vedere dritto 
sono qui da troppo tempo e non voglio aspettarlo 
Vola come una palla di un cannone, dritta nella mia anima 
Mi fa a pezzi 
e mi fa sentire intero 
Sono disposto a combattere per questo e a portare questo peso 
Ma ad ogni passo 
continuo a mettere in discussione ciò che è vero.
Cadi su di me 
a braccia aperte 
Cadi su di me 
da dove ti trovi 
Cadi su di me 
con tutta la tua luce 
con tutta la tua luce 
con tutta la tua luce.
Presto una luce ti illuminerà 
Seguila sempre, guidarti saprà 
Tu non arrenderti, attento a non perderti 
E il tuo passato avrà senso per te 
Vorrei che credessi in te stesso, ma sì 
In ogni passo che muoverai qui 
È un viaggio infinito 
Sorriderò se 
Nel tempo che fugge mi porti con te.
Cadi su di me 
Ascoltami 
Cadi su di me 
Abbracciami 
Cadi su di me 
Finché vorrai 
Finché vorrai 
Finché vorrai 
Finché vorrai.
Chiudo i miei occhi 
e ti sto vedendo ovunque 
Esco fuori 
è come se ti stessi respirando nell'aria 
posso sentire che sei lì.
Cadi su di me 
Ascoltami 
Cadi su di me 
Abbracciami 
Cadi su di me 
con tutta la tua luce 
con tutta la tua luce 
con tutta la tua luce.

domenica 6 gennaio 2019

EPIFANIA : SONO APERTO O CHIUSO ALLA LUCE?

I Magi - Chiesa di Stroppo San Peyre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, solennità dell’Epifania del Signore, è la festa della manifestazione di Gesù, simboleggiata dalla luce. Nei testi profetici questa luce è promessa: si promette la luce. Isaia, infatti, si rivolge a Gerusalemme con queste parole: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (60,1). L’invito del profeta – ad alzarsi perché viene la luce – appare sorprendente, perché si colloca all’indomani del duro esilio e delle numerose vessazioni che il popolo aveva sperimentato.

Questo invito, oggi, risuona anche per noi che abbiamo celebrato il Natale di Gesù e ci incoraggia a lasciarci raggiungere dalla luce di Betlemme. Anche noi veniamo invitati a non fermarci ai segni esteriori dell’avvenimento, ma a ripartire da esso e percorrere in novità di vita il nostro cammino di uomini e di credenti.
La luce che il profeta Isaia aveva preannunciato, nel Vangelo è presente e incontrata. E Gesù, nato a Betlemme, città di Davide, è venuto a portare salvezza ai vicini e ai lontani: a tutti. 

L’evangelista Matteo mostra diversi modi con cui si può incontrare Cristo e reagire alla sua presenza. Per esempio, Erode e gli scribi di Gerusalemme hanno un cuore duro, che si ostina e rifiuta la visita di quel Bambino. È una possibilità: chiudersi alla luce. Essi rappresentano quanti, anche ai nostri giorni, hanno paura della venuta di Gesù e chiudono il cuore ai fratelli e alle sorelle che hanno bisogno di aiuto. Erode ha paura di perdere il potere e non pensa al vero bene della gente, ma al proprio tornaconto personale. Gli scribi e i capi del popolo hanno paura perché non sanno guardare oltre le proprie certezze, non riuscendo così a cogliere la novità che è in Gesù.

Invece, ben diversa è l’esperienza dei Magi (cfr Mt 2,1-12). Venuti dall’Oriente, essi rappresentano tutti i popoli lontani dalla fede ebraica tradizionale. Eppure, si lasciano guidare dalla stella e affrontano un viaggio lungo e rischioso pur di approdare alla meta e conoscere la verità sul Messia. I Magi erano aperti alla “novità”, e a loro si svela la più grande e sorprendente novità della storia: Dio fatto uomo. I Magi si prostrano davanti a Gesù e gli offrono doni simbolici: oro, incenso e mirra; perché la ricerca del Signore implica non solo la perseveranza nel cammino, ma anche la generosità del cuore

E infine, ritornarono «al loro paese» (v. 12); e dice il Vangelo che ritornarono per “un’altra strada”. Fratelli e sorelle, ogni volta che un uomo o una donna incontra Gesù, cambia strada, torna alla vita in un modo differente, torna rinnovato, “per un’altra strada”
Ritornarono «al loro paese» portando dentro di sé il mistero di quel Re umile e povero; noi possiamo immaginare che raccontarono a tutti l’esperienza vissuta: la salvezza offerta da Dio in Cristo è per tutti gli uomini, vicini e lontani. Non è possibile “impossessarsi” di quel Bambino: Egli è un dono per tutti.

Anche noi, facciamo un po’ di silenzio nel nostro cuore e lasciamoci illuminare dalla luce di Gesù che proviene da Betlemme. Non permettiamo alle nostre paure di chiuderci il cuore, ma abbiamo il coraggio di aprirci a questa luce che è mite e discreta. Allora, come i Magi, proveremo «una gioia grandissima» (v. 10) che non potremo tenere per noi. 

Ci sostenga in questo cammino la Vergine Maria, stella che ci conduce a Gesù, e Madre che fa vedere Gesù ai Magi e a tutti coloro che si avvicinano a lei.

papa Francesco

Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
da parecchi giorni quarantanove persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di ONG, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai Leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone.

Epifania: Festa delle genti 
(fra Giuseppe con un cartello provocante 
e su cui tutti noi credenti siamo chiamati a riflettere e interrogarci)
"Gesù, nato a Betlemme, città di Davide, 
è venuto a portare salvezza ai vicini e ai lontani: a tutti" 

sabato 5 gennaio 2019

CHI MI CONOSCE DAVVERO?


Sabato 4 Gennaio 2019
Dal vangelo di Giovanni [Gv 1, 43-51]
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

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Il Vangelo di oggi ci parla della chiamata di due Apostoli. Per primo Gesù, incontra Filippo e a lui dice SEGUIMI.

Questi, preso dall’entusiasmo e toccato nel profondo da Gesù, corre da Natanaele, un amico e compagno e a questi parla con entusiasmo e speranza di Gesù di Nazaret, figlio di Giuseppe: "ho trovato, afferma, colui del quale hanno scritto Mosè e i profetti, l’atteso, il Messia che doveva salvare Israele".

Al tempo le aspettative nei riguardi del Messia erano esclusivamente politiche (lui avrebbe liberato Israele dall’oppressione dei romani). Gesù invece viene a salvare e a redimere i cuori, le anime.. porta un messaggio di salvezza personale, universale ed eterno. È Dio che si fa uomo e prende dimora fra noi, cammina accanto a noi sempre: è il mistero del Natale!

Natanaele, non nasconde all'amico Filippo, pregiudizi e ritrosie nei riguardi di Gesù e della sua insignificante provenienza, Nazaret. Accetta comunque, l'invito o forse la sfida dell'amico: "vieni e vedi" .

L'incontro con Gesù è spiazzante: Natanaele si percepisce guardato e voluto bene nella sua semplice e concreta vita ( ti ho visto sotto un fico)! Gesù non gli si mostra con proclami politici o di grandezza regale, ma rivolgendogli un elogio lo riporta al profondo del suo cuore. Gesù con i suoi occhi d'amore sa cogliere in Natanaele, dettagli e sfumature, sentimenti e desideri, un vissuto oltre le apparenze. Gesù intravede il suo animo retto e puro, il suo anelito di bene e giustizia, la sua generosità. Finalmente anche Natanaele guarda Gesù con occhi nuovi, carichi di speranza: è il Rabbì, il Figlio di Dio! Seguire Lui diventa subito il senso della sua vita!

Caro fratello "in ricerca", lasciati dunque guardare nel profondo: solo Gesù sa veramente chi sei e cosa il tuo cuore custodisce e desidera; solo Lui ti ama incondizionatamente. Smaschera dunque ritrosie, e timori. Fidati: "vieni e vedi"!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 4 gennaio 2019

CHE COSA STO CERCANDO?

"Giovani e frati in cammino"
4 Gennaio 2019
Dal Vangelo di Giovanni (1,35-42)

 35 Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". 37 E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?"39 Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia"- che si traduce Cristo - 42 e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse:"Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.

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«Che cosa cercate?». Ecco la domanda che Gesù rivolge a questi primi due discepoli che, un pò titubanti, si sono messi a seguirlo intuendo per loro la strada più autentica, affascinati dall'unico e vero Maestro a cui vale la pena aggregarsi.
In fin dei conti questa è anche la vera e prima domanda che ogni giovane "in ricerca" vocazionale e che si interroga su una possibile scelta di consacrazione francescana (divento frate?) deve sentirsi indirizzare da Gesù: "che cosa stai cercando veramente?"
  • Che cosa sto cercando dalla vita stessa?
  • Che cosa sto cercando nelle mie domande e inquietudini?
  • Cosa cerco nelle tante relazioni e conoscenze?
  • Cosa cerco nel mio darmi da fare, nello studio o nel lavoro?
  • Che cosa sto cercando quando mi impedisco di vivere davvero?
  • Cosa cerco anche nel peccato o nelle fughe o negli stordimenti in cui mi rifugio?
  • Che cosa sto cercando nella mia giovinezza e per il mio futuro?
  • Che cosa e dove sto cercando per una vita davvero piena e bella?
  • Che cosa sto cercando e chiedendo a Gesù nella mia preghiera?
Incontrare Cristo significa quindi, prima ancora che trovare una risposta, sentirsi rivolgere questa domanda:«Che cosa cerchi?».

I discepoli iniziano la loro esperienza di sequela ed amicizia quando si lasciano mettere in crisi proprio da tale interrogativo e soprattutto quando l'accolgono non come una qualunque e preconfezionata spiegazione, ma come un invito a un’esperienza concreta: “Venite e vedrete”. (Gv 1,35-42).


Caro amico "in ricerca", se anche il tuo cuore è colmo di inquietudini e desideri, lasciati coinvolgere prima di tutto da questa domanda, «Che cosa cerchi?». 
Presta ascolto e non rifiutare l'invito di Gesù - "vieni e vedrai"-: lasciati anche tu mettere in crisi senza una volta tanto,  scappare o rimandare. La via per comprendere la tua vocazione, infatti, non può che non passare da un'esperienza, un cammino, un coinvolgimento di vita, dalla condivisione di un tratto di strada con Gesù e altri fratelli...da un'assunzione di responsabilità!

Al riguardo, il percorso del Gruppo vocazionale San Damiano, che noi frati francescani proponiamo è certamente una bella opportunità in cui questo invito di Gesù, “Venite e vedrete”, si concretizza e prende forma.
Gli incontri mensili e i diversi momenti in cui è scandito, sono caratterizzati, più che da risposte artefatte precostituite, da un camminare insieme ad altri giovani, dalla condivisione con noi frati e della nostra vita fraterna, dall'ascolto della Parola, dall'adorazione e dalla preghiera e, in definitiva, da una stare in compagnia del Signore.
La meta, che è la propria scelta vocazionale, non è certo subito data nè suggerita nè tanto meno imposta, ma insieme ricercata, sperimentata, guadagnata e sofferta in un itinerario volutamente impegnativo e lungo (dura un anno) per così giungere a ciò che davvero corrisponde al tuo cuore e ai tuoi interrogativi più profondi.

Caro amico "in ricerca" se sei interessato a questo itinerario vocazionale francescano...fatti vivo, noi frati saremo lieti di camminare con te.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Ponferrada (cammino di Santiago)- ostello st Nicolas de Flue
frate Nico accoglie un pellegrino

giovedì 3 gennaio 2019

IHS - IL TRIGRAMMA DI S. BERNARDINO - Memoria del santissimo Nome di Gesù

Lunetta del portale della Basilica del Santo (Pd)
Andrea Mantegna (1452): Trigramma di Cristo fra S. Antonio e S. Bernardino
3 Gennaio
SANTISSIMO NOME DI GESU'
Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. 
Come avrete visto, mi piace ogni tanto proporvi dei post dove mi addentro (sia pure senza troppe pretese) nelle tradizioni e nella storia dell'Ordine francescano. Al riguardo, oggi 3 Gennaio, si ricorda nella chiesa (ma in particolare noi francescani) il Santissimo Nome di Gesù. Devozione antica, anzi anticotestamentaria, al Nome Santo di Dio, che diventa per i cristiani il nome di Gesù, cioè: il Salvatore.
Nel Martirologio Romano, questa memoria è così definita: «Santissimo Nome di Gesù, il solo in cui, nei cieli, sulla terra e sotto terra, si pieghi ogni ginocchio a gloria della maestà divina». Sono parole tratte dalla Lettera ai Filippesi (2,9-11).
Questa devozione, molto prima che venisse presa a cuore anche da Sant'Ignazio e dai Gesuiti, è divulgata proprio dai Francescani. Ne parla naturalmente sant'Antonioma il più attivo nel predicare il Nome di Gesù sarà San Bernardino da Siena (1380-1444). 

Egli stesso inventa infatti il Trigramma IHS e per questo è considerato il patrono dei pubblicitari! Il simbolo consiste in un sole raggiante a 12 raggi in campo azzurro; sopra vi sono le lettere IHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesûs), ma anche sono l’abbreviazione di “Iesus Hominum Salvator, Gesù Salvatore degli uomini”, che irradia dunque luce e calore attraverso l'opera dei 12 apostoli, cioè della Chiesa. Il trigramma del nome di Gesù, divenne un emblema celebre e diffuso in ogni luogo; veniva posto in tutti i locali pubblici e privati, dove Bernardino e i frati predicavano, sostituendo blasoni e stemmi delle varie Famiglie e Corporazioni spesso in lotta fra loro. Sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena ne campeggia uno enorme e solenne, opera dell’orafo senese Tuccio di Sano e di suo figlio Pietro. Andrea Mantegna lo dipinse nella lunetta del portale della Basilica del Santo (Pd) che S. Bernardino visitò, ospite dei frati della Comunità, e dove pure predicò.
Qualche volta il trigramma figurava sugli stendardi che precedevano Bernardino, quando arrivava in una nuova città a predicare e sulle tavolette di legno che il santo francescano poggiava sull’altare, dove celebrava la Messa prima dell’attesa omelia, e con la tavoletta al termine benediceva i fedeli. 

S. Bernardino era convinto che la memoria del Nome di Gesù potesse essere di grande aiuto ai fedeli nel rammentare ogni aspetto molto concreto e semplice della vita del Signore così da suscitarne più facìlmente l'imitazione e la sequela. Il Nome di Gesù, nella sua predicazione, era infatti l'occasione per parlare della povertà del presepio, della modesta bottega di falegname, della penitenza nel deserto, dei gesti della carità divina; delle parole e dei sentimenti di Gesù, della sua sofferenza sul Calvario, del suo trionfo sulla morte nella Resurrezione. In tal modo Bernardino si inseriva fedelmente nella scia del serafico padre san Francesco e nel suo desiderio di essere perfetto imitatore del Signore Gesù; intento al quale il Poverello sempre spronava i suoi compagni e che lasciò come impegno e proposito per tutti i frati futuri, indicandolo nella Regola. 

Cari amici, vi invito pertanto in questa giornata, a scoprire con i vostri occhi questo simbolo "francescano" nascosto certamente anche su molte facciate di chiese e case della vostra città: sarà una piacevole sorpresa che vi aiuterà ad essere anche voi, sempre più perfetti imitatori e seguaci del nostro Signore Gesù Cristo. 
A lui sempre la nostra Lode. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)