giovedì 3 settembre 2015

Corso vocazionale "Gruppo san Damiano" 2015/16

PER GUARDARE IN ALTO


verso l'Alpe di Tires (Bz)
Pace e bene cari amici "in ricerca" della vocazione divina per la vostra vita.
Con settembre ormai si riparte, tutti ripresi nel vortice di tanti impegni: la scuola, il lavoro, la programmazione, ma anche, per molti,  il desiderio di approfondire e coinvolgersi in qualche cosa di utile e bello per sè ( musica, sport..cultura, spiritualità..). 

Per tanti giovani che ci seguono e che hanno intuito nel cuore un desiderio di consacrazione, settembre è anche il mese in cui si valuta con più attenzione se partecipare al cammino/corso vocazionale francescano del GRUPPO SAN DAMIANO che ricomincerà a ottobre con i consueti incontri mensili.  Per quanto frequentare questo corso sia molto bello e utile e arricchente (a detta di chi già l'ha fatto!)..., si tratta per la verità di una decisione mai facile: chiede infatti un poco il "giocarsi", il "rischiare", il "rendersi disponibili" ad un confronto e ad un ascolto più sincero e vivo del Signore e della Sua volontà.

Al riguardo vorrei incoraggiare chi ancora tentenna e dubita a non rifuggire da una Voce divina percepita nel cuore, anche se forse appena intuita e un poco anche temuta.... Una Voce che chiede di essere accolta e portata alla luce con umiltà e disponibilità. Scoprire, infatti, la propria vocazione non è una aspetto marginale del vivere, ma una questione irrinunciabile da porsi, specie nella giovinezza.

E' bello al riguardo, che dei giovani cristiani ancora si lascino interrogare circa la Volontà del Signore e che anche la possibilità di una vita religiosa, come frate e prete, li interpelli, senza essere scartata a priori. Il nostro mondo intristito, così ripiegato e rattrappito su paure ed egoismi, ha bisogno di giovani ardenti e audaci, che guardano in Alto per comprendere la propria strada, qualsiasi via  poi il Signore mostrerà loro. Ecco perchè serve un cammino di discernimento: per guardare in Alto! 

Ovviamente, per chi fosse interessato a comprendere meglio come funzioni il corso vocazionale, noi frati restiamo disponibili per ogni domanda e chiarimento. Coraggio dunque! Vi affido, con l'intercessione di san Francesco e sant'Antonio, al Signore Gesù: a Lui sempre la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


cima Bricon con vista sulle Pale di san Martino
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Di seguito trovate un bel video con un canto proposto dai Novizi di Assisi, ormai diventati frati "novelli" con la professione semplice celebrata in basilica di san Francesco, sabato 29 agosto. Si tratta di un saluto canoro che hanno voluto regalare alla comunità del Sacro Convento di Assisi e.... a tutti noi!! Un grazie di cuore e la nostra preghiera per questi fratelli, agli inizi della loro vita francescana.

 

mercoledì 2 settembre 2015

Cosa porti dentro? 5 segnali


Cari amici,
pace e bene!

Riprendo e ripropongo un articolo recente, che con fr. Alberto e altri frati abbiamo notato. E' una buona lettura, che può dare dei criteri per vagliare i propri desideri in vista di una maggiore comprensione della propria vocazione. Queste righe ci ricordano che la vita religiosa ha le sue esigenze, è esigente. Questa vocazione si può affrontare bene, in modo pieno e felice solo se si è disposti ad essere un po' esigenti con se stessi. Questo non significa che la scelta matrimoniale – e del matrimonio cristiano in particolare – non sia esigente e talvolta eroica... ma questo è un altro discorso.

Vi auguro una buona lettura e di ascoltare la voce dei vostri desideri... specie in questo tempo in cui tutto riparte: può essere il kairòs, il momento favorevole per decidere di affrontare un discernimento più approfondito.
Il Signore vi dia pace!

frate Francesco

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I 5 segnali di una vocazione alla vita religiosa
«Qual è la mia vocazione?». Prima ti poni questa domanda meglio è, perché è in gioco la tua felicità
di Felipe Aquino

Gesù ha chiamato come apostoli quelli che ha scelto, dopo aver trascorso la notte in preghiera. La Chiesa ha visto in questo la chiamata al sacerdozio e anche alle altre forme di vita religiosa. È Gesù che chiama il giovane alla vita sacerdotale, il che non è facile. La vita religiosa esige molte rinunce per essere “tutto di Dio”, per essere al servizio del Suo Regno per l'edificazione della Chiesa e la salvezza delle anime.

La parola “vocazione” deriva dal latino vocare, che significa chiamare. Dio mette nel cuore del giovane il desiderio di servirlo in modo radicale, indiviso, a tempo pieno.
Per discernere questa chiamata divina, il giovane ha senz'altro bisogno di un buon orientatore spirituale, un sacerdote o un laico esperto che lo aiuti. Penso che alcuni segni indicatori della vocazione di un giovane al sacerdozio o alla vita religiosa siano questi:

1 – Voler offrire totalmente la vita a Dio senza tenere nulla per sé; essere come Gesù, totalmente disponibile al Regno di Dio. Essere un altro Cristo – alter Christus. Abbracciare il celibato volentieri, offrendo a Dio la rinuncia ad avere una moglie, dei figli, dei nipoti, una volontà propria, ecc. Si tratta di un matrimonio con Gesù. Egli ha detto che chi lascia tutto per causa Sua e del Suo Regno riceverà cento volte tanto in questa vita e nella vita eterna che le seguirà.
Gesù ha detto che le volpi hanno le loro tane, ma che Egli non aveva nemmeno dove posare la testa. Questo è il segno di una vita spogliata di tutto. Niente era Suo, né la grotta in cui è cresciuto né l'asinello che lo ha portato a Gerusalemme. Non erano suoi neanche la barca dalla quale predicava e su cui viaggiava o il mantello che i soldati hanno tirato a sorte. Neanche la casa in cui viveva a Cafarnao apparteneva al Signore. Tutto Gli era stato dato in prestito. Cristo era spogliato di tutto; a Lui apparteneva solo la croce.
Don Bosco ha detto che per una famiglia non ci può essere grazia più grande che avere un figlio sacerdote. È vero. Il sacerdote fa quello che gli angeli non possono fare: perdonare i peccati, realizzare il miracolo dell'Eucaristia, rendere presente il Calvario in ogni Messa per la salvezza del mondo.

2 – La vocazione religiosa richiede che il candidato abbia il desiderio di lavorare come Gesù per la salvezza delle anime, senza pensare a un progetto per la sua vita. Richiede di mettersi totalmente nelle mani di Dio, il desiderio di vivere immerso nel Signore. Il candidato deve amare la preghiera, deve voler stare con Dio, meditare la Sua Parola e partecipare alla liturgia, perché senza di questo una vocazione sacerdotale non ha basi.
Il demonio ha molte ragioni per tentare un sacerdote o un religioso, perché questo gli sottrae le anime. Il religioso consacrato deve allora condurre una vita di estrema vigilanza, molta preghiera e mortificazione, come ha detto Gesù.

3 – Amare la Chiesa con tutto il cuore, averla come Madre e Maestra, essere sottomesso agli insegnamenti del suo Magistero. Essere fedele alla Chiesa e ai suoi pastori, non insegnando mai qualcosa che non sia conforme al Sacro Magistero della Chiesa. Vivere ciò che dicevano i Santi Padri: sentire cum Ecclesia.
Amare il papa, i vescovi, la Madonna, gli angeli e i santi, i sacramenti, la liturgia e tutto ciò che fa parte della nostra fede cattolica. Amare la Bibbia e volerla meditare tutti i giorni. Desiderare di studiare Teologia, Filosofia e tutto il resto che il Sacro Magistero della Chiesa ci raccomanda e ci insegna. Amare la meditazione, i ritiri spirituali e una ricerca costante della santità. Raggiungere la statura di Cristo, essere un buon pastore per le pecore.

4 – Voler vivere una vita di penitenza, nella semplicità, nella povertà evangelica, nell'obbedienza senza restrizioni ai superiori, aperti a tutti con un dialogo franco. Essere tutto per tutti. Essere disposti ad obbedire sempre al proprio vescovo o al proprio superiore, per tutta la vita, qualunque sia la decisione sulla propria persona.


5 – Essere disposti a dare anche la vita per la Chiesa, per le anime e per Gesù Cristo.
Forse sono stato un po' esigente, ma a colui che desidera essere un “sacerdote del Dio Altissimo” credo che non si possa chiedere meno di questo. Chi opta per la vita sacerdotale deve donarsi anima e corpo ad essa; non può essere “più o meno” sacerdote o religioso. Sarebbe una frustrazione per la persona e per Dio. È meglio essere un buon laico che un cattivo religioso.

Tratto da Aleteia


martedì 1 settembre 2015

I Frati Francescani e la Giornata di preghiera per il creato


frati francescani in un campo di grano nelle pianure russe
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Da sempre i frati francescani sono associati, anche in modo talvolta eccessivamente poetico e idilliaco alla natura e ad una possibile relazione armonica e bella e pacifica fra l'uomo e il Creato. Il merito va senz'altro a san Francesco, al suo rapporto rispettosissimo e sottomesso verso ogni creatura vivente e la madre terra, così come egli stesso canta nello splendido "Cantico delle creature" o "Cantico di frate sole".
Una giornata voluta dal papa
Al riguardo, si celebra oggi, 1 settembre (in comunione con la Chiesa Ortodossa), la prima Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, voluta e istituita da Papa Francesco. Vivere la vocazione di essere “custodi” dell’opera di Dio, afferma il Papa nella recente enciclica "Laudato Si", è “parte essenziale” della vita di ogni cristiano, chiamato ad una vera e propria “conversione ecologica”. Ma la salvaguardia “della nostra casa comune”, dice ancora il Papa, non ha però soltanto una dimensione legata all’ambiente (com'è talvolta per alcuni sedicenti ecologisti/animalisti, attenti ad ogni filo d'erba o animale, ma assolutamente insensibili ai drammi di tante persone, vedi profughi ed altri...). Essa, invece, deve includere una vera "ecologia integrale" per un nuovo paradigma di giustizia, in cui risultano inscindibili dalla preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma pure la gioia e la pace interiore. Su questo tema, papa Francesco ha più volte evidenziato anche i punti problematici e di crisi:
L'urgenza di un'ecologia umana
Lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia”. Ciò che domina, osserva il Papa, sono “le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica”, perché a comandare oggi “non è l'uomo”, bensì i soldi. Eppure, aggiunge, Dio “ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne”, che sono però sacrificati “agli idoli del profitto e del consumo” dalla “cultura dello scarto”: “La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora, come il nascituro, o non serve più, come l’anziano”.
I frati di Assisi
"Non 'sporchiamo' la nostra vita, convertiamoci all'ecologia, la terra è sempre più pattumiera e ci chiede aiuto". Questo l'appello dei frati della Basilica di san Francesco d'Assisi in occasione di questa Giornata di preghiera per la cura del Creato. "E' necessario cambiare i nostri stili di vita fatti di sprechi e di violenze nei confronti del nostro pianeta. Se si ama Dio non si può non amare e proteggere ciò che egli ha Creato, uomo e natura l'uno accanto all'altra". "Facciamo pace con la terra e prendiamocene cura. Sull’esempio di Francesco impegniamoci a rispettare e custodire sorella natura che, non solo abbiamo ricevuto in dono per la nostra vita presente, ma che siamo chiamati a consegnare ai nostri figli".
I francescani da sempre attingono, nella quotidianità, al Cantico delle Creature o Cantico di frate Sole, testo del XIII secolo conservato nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi, permeato da una visione positiva della natura, in cui si riflette l’immagine del Creatore e che sottolinea il senso di fratellanza fra l’uomo e tutto il creato. San Francesco è stato il precursore della difesa dell'ambiente e della sua cura.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature!

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Vi propongo anche un simpatico video di alcuni nostri frati di Assisi alle prese con un somarello giunto al Sacro Convento guidato da un giovane pellegrino, partito dall'Austria e in cammino verso Roma: un autentico spaccato di letizia francescana. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto 


lunedì 31 agosto 2015

Cosa è la vocazione e come riconoscerla?


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Fra le tante questioni che molti di voi mi pongono, ritorna una domanda frequente: ma cosa è la vocazione? Come riconoscerla e decidersi per essa? Certamente se la parola stessa "vocazione" suscita molte domande, altrettanti sono sempre i timori e le paure che sa generare. In ogni caso su di essa vale assolutamente la pena riflettere e sostare ; dire "vocazione", infatti, non riguarda tanto "il fare", ma è ciò che la persona è chiamata "a essere". La vocazione definisce la persona così come Dio vuole che sia. E' dunque davvero importante per ognuno saper discernere la propria chiamata: ne va della vita!
Per questo motivo noi frati francescani sempre invitiamo i giovani a non scappare o nascondersi di fronte a tale interrogativo cruciale, (anche se la cultura contemporanea suggerisce invece continui rimandi e la fuga). Per lo stesso motivo suggeriamo, specie per chi porta nel cuore una domanda alla vita religiosa consacrata (diventare frate/prete), di frequentare percorsi e cammini di discernimento ben curati e seri (vedi corso vocazionale Gruppo san Damiano) . Ripeto: ne va della vita!   
Al riguardo vi propongo un articolo interessante che spero vi possa un poco aiutare . Carissimi, vi incoraggio nel Signore. A Lui sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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fra Alessandro (a sinistra- Rettore del
postulato di Brescia)
e fra Matè (giovane frate ungherese
che ha professato a Padova il 28 agosto)
IL PROBLEMA CENTRALE
Conoscere e rispondere alla vocazione é la questione centrale della vita di ogni persona, soprattutto degli anni giovanili. Il discernimento, e la conseguente decisione, non si improvvisa. Ha bisogno di alcune condizioni senza le quali si rischia di girare a vuoto.
Prendendo lo spunto dalla Bibbia, possiamo osservare che la nozione di chiamata è centrale per descrivere la persona umana nel suo rapporto con Dio. I patriarchi, i profeti, gli apostoli hanno iniziato la loro missione obbedendo a una chiamata di Dio. Spesso si è trattato di un evento non esente da timore per le implicazioni che comportava, poiché essi erano coscienti della loro debolezza; per questo erano restii ad accettare. Geremia diceva di essere troppo giovane, Isaia di essere un uomo dalle labbra impure, Pietro di essere un peccatore. Sapevano tuttavia di essere stati scelti e chiamati da Dio ed erano coscienti che il suo aiuto e la sua grazia sarebbero stati per loro sufficienti.
Il termine vocazione esprime spesso la missione a cui uno è chiamato da Dio, ma il suo significato va oltre ciò che si è chiamati a fare: prima ancora della missione, esprime ciò che la persona è chiamata a essere. In ultima analisi la vocazione definisce la persona così come Dio vuole che sia. L’importante per ognuno è saper discernere la propria chiamata. Tale processo richiede alcune “precondizioni”, ricordando che la vocazione non è solo missione, ma prima di tutto invito a entrare in una relazione d’amore con Dio. Charles J. Jackson, gesuita della California (cf. www.jesuitvocation.org), parla di alcune precondizioni indispensabili se si vuole realmente giungere a conoscere ciò che Dio desidera da ciascuno. È bene che questo percorso sia fatto con l’aiuto di una guida spirituale, una persona sapiente e di preghiera. Gli “autodidatti” sono piuttosto rari in questo campo… 
PER IL DISCERNIMENTO
Prima precondizionela capacità di riflettere sugli avvenimenti ordinari della propria vita. Il discernimento richiede infatti una particolare sensibilità verso il proprio mondo interiore e la capacità di riflettere su ciò che si sperimenta e si vive. L’azione di Dio può essere sottile e rimanere spesso anche irriconoscibile fintanto che non si presta ad essa un’attenzione nella calma. Purtroppo oggi viviamo in un mondo di rumore che non è solo quello delle strada, ma anche quello che ci creiamo con la televisione, la radio, i CD o i registratori; rumore che riempie ogni momento della giornata. Se uno vuole riflettere con calma sulla propria vita deve prendere le distanze da questo rumore.
Seconda precondizione: la capacità di descrivere ciò che si sperimenta. Bisogna quindi andare al di là di una sempre presa di coscienza degli avvenimenti per sviluppare la capacità di sentire le risposte da dare. Si tratta di trovare le parole adatte per descrivere ciò che si prova, ma le parole da sole non bastano; più importante è che si incominci a capire e valorizzare il modo con cui Dio è all’opera nella propria vita. Si prenderà allora coscienza che ci sono anche altre forze all’opera che cercano di distogliere da Dio e dal rispondere al suo amore. Come avvenne, per esempio in sant’Ignazio che, mentre era in ospedale, leggendo la vita di Cristo e dei santi, si sentiva fortemente attratto da questi racconti, ma poi avvertiva che i suoi pensieri vagavano lontano facendogli immaginare di essere un valoroso cavaliere e di compiere gesta eroiche, anche se, come egli confessa, queste lo lasciavano poi vuoto e triste. Secondo p.  Jackson, tenere un diario spirituale quotidiano e scrivere la propria autobiografia costituisce un mezzo eccellente per favorire questo processo.
Terza precondizionel’abitudine alla preghiera personale. Il discernimento della vocazione non consiste soltanto nel giungere a un prudente giudizio circa il proprio futuro e nemmeno in una semplice risposta alla chiamata di Dio. Si tratta piuttosto di entrare nel movimento dell’amore di Dio e di stabilire una relazione sempre più profonda con questo amore. Ora, ciò che nutre e favorisce questa relazione è proprio la preghiera.
Occorre tuttavia tenere presente che la preghiera non riguarda tanto, come troppo spesso avviene, ciò che noi vogliamo dire a Dio e tanto meno le parole da utilizzare nel nostro dialogo con lui. Essa comincia non col parlare, ma con l’ascolto. L’intenzione profonda non deve essere semplicemente quella di voler pregare, ma di sviluppare un atteggiamento di preghiera che pervada tutta la vita quotidiana. Un aiuto formidabile può essere in questo una guida spirituale, una persona sapiente e di preghiera, che, oltre a offrire saggi consigli, possa risolvere molti dubbi e indicare la via giusta da seguire.
Quarta precondizione: la conoscenza di sé. Bisogna cioè che ciascuno guardi dentro se stesso e riconosca la trama del disegno di Dio nella propria vita: il modo in cui persone significative, eventi e decisioni hanno cooperato a plasmarla. Inoltre, che egli sappia riconoscere le lotte e i conflitti, le forze e le debolezze, le speranze e le paure. Che cosa è importante? Che cosa rappresentano? In una parola, è necessario che la persona conosca chi è.
Un passo ulteriore consiste nel conoscere i propri desideri più profondi. La domanda che Gesù rivolse ai due discepoli del Battista “che cercate” (Gv 1,38) deve sentirsi rivolta a tutti coloro che vogliano discernere la propria vocazione. Cosa desiderano nel profondo del loro cuore? Che cosa occupa la loro mente? Sono attirati primariamente al sacerdozio, alla vita religiosa, o semplicemente a una delle tante forme di servizio nella Chiesa? Se è il sacerdozio, che cosa in questa vocazione li attira? Se invece è la vita religiosa, che cosa trovano in essa di attraente? C’è per loro una forma particolare che ha un risalto speciale? Se sì, quale e per quale ragione?
 Quinta precondizionel’apertura a Dio e al suo orientamento. È importante che le persone conoscano i propri desideri più profondi e siano capaci di sognare circa il loro futuro. Ma è altrettanto importante che siano veramente aperti a Dio e abbiano la docilità interiore di accettare come e dove Dio li vorrà orientare. E si tratta di scoprirlo nella realtà di tutti i giorni.

NON C’È VOCAZIONE SENZA CRISTO

Dobbiamo ora affermare con forza che, se anche tutte le precondizioni fossero attuate, non vi è possibilità di discernimento vocazionale a prescindere dal rapporto con Cristo.
La scelta vocazionale, infatti, scaturisce dalla scelta di Cristo e nella scelta della propria vocazione la scelta di Cristo trova il suo habitat in cui maturare sempre più. Ha scritto il Giovanni Paolo II nel messaggio per la 42a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: «Chi apre il cuore a Cristo non soltanto comprende il mistero della propria esistenza, ma anche quello della propria vocazione, e matura splendidi frutti di grazia […]. Carissimi ragazzi e ragazze! Fidatevi di Lui, mettetevi in ascolto dei suoi insegnamenti, fissate lo sguardo sul suo volto, perseverate nell’ascolto della sua Parola. Lasciate che sia Lui a orientare ogni vostra ricerca e aspirazione, ogni vostro ideale e desiderio del cuore».
Senza questo incontro personale con il Cristo difficilmente potranno nascere e svilupparsi le vocazioni, soprattutto quelle di speciale consacrazione. Ce lo ricordava Paolo VI, in uno dei suoi ultimi messaggi per la Giornata Mondiale per le Vocazioni: «Nessuno segue un estraneo, nessuno dà la vita per una persona che non conosce. Se c’è crisi di vocazione, non è perché c’è innanzitutto crisi di fede?». Scaturisce di qui il primo e urgente impegno: condurre i giovani ad incontrarsi con Cristo! 

DECIDERSI

Viste le precondizioni e chiarita la centralità della imprescindibile relazione con Cristo, rimane ora un passo fondamentale: decidersi. Tale tappa, apparentemente più facile nella scelta della vita di coppia, diviene talora insormontabile nella risposta ad una chiamata alla vita consacrata o sacerdotale. La paura prevale sull’abbandono, l’ansia di sbagliare sulla tempestività della scelta, la “scusa” (molte volte consiste nel fatto che “non tutto è chiaro” o “potrei sbagliarmi”) sull’evidenza di alcuni segni.
Occorre tenere presente che il discernimento implica una decisione che riguarda ciò che si deve fare adesso. Dio non chiede di scegliere ciò che saremo o di deciderci per la persona che uno spera di diventare. E nemmeno invita a considerare tutte le possibili conseguenze che il futuro potrà riservarle. Dio ci pone la scelta “qui e ora”. L’invito consiste nel mettersi in cammino, scelta dopo scelta, e lasciare che Dio continui a orientare e a guidare. Ciò richiede generosità e coraggio. Dio chiama ciascuno di noi a seguirlo sulle stesse orme di Abramo il quale “partì senza sapere dove andava” (Eb 11,8). Altrimenti… che “fidarsi” sarebbe se conoscessimo già la destinazione e le conseguenze del nostro camminare? (...)
Così anche papa Benedetto si rivolgeva ai giovani : «Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura – se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. Solo in quest'amicizia si spalancano le porte della vita». (Benedetto XVI)



domenica 30 agosto 2015

Ad Assisi 14 nuovi frati


Il 29 agosto le Professioni temporanee


Cari amici, la nostra famiglia francescana (frati minori conventuali) ha vissuto nei giorni scorsi due momenti davvero intensi e gioiosi : la Professione religiosa dei Novizi di Padova (avvenuta venerdì 28 agosto e di cui già ho scritto in post precedenti) e dei Novizi di Assisi. Anche questi ultimi infatti, sabato 29, nella Basilica inferiore di san Francesco, hanno detto il loro SI’ alla chiamata di Dio entrando a far parte dell’Ordine Francescano. Provenienti da luoghi, percorsi e storie diverse, hanno vissuto per un anno nel noviziato presso la comunità del Sacro Convento, guidati dai loro formatori, e hanno pregato e prestato il loro prezioso servizio liturgico niente meno che nella basilica che custodisce il corpo del Poverello. Che grande dono e grazia!!
Così, come già i loro fratelli di Padova, anche i novizi di Assisi, a conclusione dell’anno "della prova", con il rito della Professione temporanea dei voti, hanno compiuto un passo fondamentale verso la consacrazione definitiva della loro vita al Signore che avverrà successivamente con la Solenne Professione perpetua. 

I frati che hanno professato sono fr. PASQUALE DELLO IACOVO, di anni 45, presbitero, della Provincia religiosa di Puglia; fr. ANICET NGENDANDUMWE, di anni 43, della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova; fr. MICHELE BRATTOLI, di anni 40, della Provincia Romana; fr. SIMONE PAGNONI, di anni 38, della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova; fr. ANDREA PORCEDDU, di anni 36, della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova; fr. FLAVIO AGOSTINI, di anni 34, della Provincia Umbra; fr. ALBERTO TONELLO, di anni 30, della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova; fr. GIANLUCA CATAPANO, di anni 29, della Provincia di Puglia; fr. GIACOMO MANGANO, di anni 29, della Provincia di Sicilia; fr. EMANUEL DORCU, di anni 27, della Provincia di Romania; fr. BAPTISTE MACÉ, di anni 26, della Custodia provinciale di Francia-Belgio; fr. CIRO VIRGA, di anni 24, della Provincia di Sicilia; fr. THIERRY DUBREZ, di anni 22, della Custodia provinciale di Francia-Belgio; fr. PETAR KRAŠEK, di anni 19, della Provincia di Croazia. 

I frati del Sacro Convento e molti altri giunti per l'occasione dalle Province religiose di appartenenza, insieme con le loro famiglie, si sono stretti attorno a questi fratelli ringraziando il Signore e invitando tutti ad unirsi nella preghiera di Lode e di ringraziamento.
Invito anche ciascuno di voi a sostenere questi frati "novelli" nel cammino appassionante e arduo che ora stanno per iniziare sulle orme di Gesù. Il Signore vi benedica e sostenga anche nel vostro discernimento vocazionale. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Foto di Gruppo con il Padre Custode e i Ministri provinciali
Altri momenti della celebrazione...




sabato 29 agosto 2015

Omelia alla Professione dei Novizi di Padova

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. Riporto di seguito l'omelia pronunciata dal ministro provinciale, p. Giovanni Voltan, alla Professione di Novizi di Padova: parole sgorgate dal cuore per questi 7 fraticelli all'inizio del loro cammino francescano. Il Signore li benedica e protegga, sempre regalando loro la letizia di questo giorno. A Lui la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Omelia nella s. messa della prima Professione dei Novizi, 
Basilica del Santo - Padova 28 agosto 2015, ore 11,00
 “Carissimi, durante l’anno del noviziato abbiamo verificato la chiamata di Dio. Abbiamo deciso di seguire Gesù Cristo più da vicino, sulle orme di frate Francesco d’Assisi. Pertanto, vi annunciamo con gioia la professione temporanea nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali”. Firmato: fra Diego, fra Andrea, fra Giuseppe Paolo, fra Michele, fra Davide, fra Filippo, fra Máté.
Ci avete raggiunti così, -nel vostro invito-,  per dirci che quest’anno di noviziato, definito anche “l’anno della prova”, è stato importante e vi ha condotti a questa scelta: essere frati sulle orme di s. Francesco d’Assisi. Una scelta la vostra che è ben inquadrata dalla Parola di Dio ascoltata: avete voluto per questa celebrazione la Parola del giorno e, come sempre, sentiamo che cade puntuale, “giusta” per quello che noi stiamo vivendo.

Scrive s. Paolo ai cristiani di Tessalonica: “Vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinchè,  come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio ˗ e così già vi comportate ˗, possiate progredire ancora di più” (1 Ts 4,1). Sembra proprio la fotografia del cammino del noviziato: un cammino per tappe nel quale qualcuno ˗il maestro fra Vincenzo e il vicemaestro fra Alberto˗ vi ha insegnato come fare a comportarsi in modo da “piacere a Dio” e, giunto alla fine di questo corso speciale, vi fa l’augurio: “possiate progredire ancora di più”.
Già, possiate progredire, secondo la volontà di Dio e l’azione dello Spirito, verso un obiettivo grande: “la vostra santificazione”. “Progredire” significa che non siete, -e noi come voi-, non siete degli arrivati; che la professione di quest’oggi non chiude un percorso, semmai apre ad un’altra tappa ancor più grande, più profonda. Qualcuno di voi mi ha detto -in uno degli ascolti fatti- che l’anno di noviziato ha un difetto: è troppo breve, il tempo vola (e ci fa piacere questo vostro sentire: significa che vi siete trovati bene; che non avete subito la proposta). Sì, è una tappa il noviziato, che segue a sua volta quella del discernimento e i due anni del postulato, una tappa fatta apposta per imparare dalla fraternità come comportarsi e come fare per piacere a Dio, al modo di s. Francesco, ma poi -nel tempo post-professione- vi attende il vivere concreto da frati, l’assunzione delle prime responsabilità, l’impegno nella scuola, il misurarsi alla distanza con almeno 3-4 anni di questa vita in attesa della tappa successiva che è il Sì per sempre della professione solenne.
Non è definitivo il vostro Sì di quest’oggi ma porta già in sé la verità e la forza dell’adesione totale al Signore, la gioia di appartenergli, nella promessa e speranza del Sì definitivo che sigilli per l’eternità questa consacrazione a lui nella famiglia francescana.

Il Vangelo (Mt 25) ci fa incontrare la parabola delle dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte. Un fremito ci percorre nell’ascolto di questa parola impegnativa di Gesù: la paura di essere stolti, di non avere con noi olio, magari credendo -illudendoci- di averlo. Comprendiamo ancor meglio perchè s. Paolo ci esorti nel “progredire sempre”, a non sentirci mai arrivati, a “vegliare” che non significa essere sempre svegli (bisogna pur dormire di notte), bensì non dimenticare mai il dono ricevuto, coltivarlo. Qui sta il confine tra saggezza e stoltezza. Per questo tutti noi vi auguriamo di rinnovare la gioia di questo giorno, alimentando la lampada della vostra vita con olio buono. Gesù nel Vangelo afferma che le vergini sagge per caricare la lampada avevano l’olio contenuto “in piccoli vasi”.
Vorrei tentare di dare un nome a questi “piccoli vasi”, preziosissimi perché contengono l’olio senza il quale la lampada della nostra vita rimarrebbe spenta.

-Il primo piccolo vaso è l’amore del Signore. Se volete, possiamo chiamarlo anche il primato di Dio nella nostra vita, la priorità della preghiera, dello stare con lui per corrispondere al dono, consci che tutto ciò che siamo non è merito nostro, ma è dono suo; che non noi abbiamo scelto lui, ma lui ha scelto noi, che lui per primo ci ama e perdona.
-Il secondo piccolo vaso è la fraternità. Come frati non seguiamo da soli il Signore, ma insieme, camminando con dei fratelli che sono dono del Signore, fratelli non scelti ma ricevuti. Sì, è vero, a volte ci sono fratelli che “rompono”, che sono così diversi da noi, dai nostri gusti, dalla nostra età…eppure questa capacità di star assieme, -pur così differenti-,  al servizio del Signore è divina, è crescita, è stimolo, è testimonianza offerta al mondo che è possibile vivere da fratelli cercando insieme, oltre che personalmente, ciò che piace al Signore.
-Il terzo piccolo vaso è la missione. Seguiamo e serviamo il Signore da frati per dargli volentieri una mano a salvare questo mondo, perchè venga il suo Regno, perchè la nostra vita -come la sua- abbia “l’odore delle pecore” (cf. Papa Francesco), sia cioè impastata con la vita degli altri, della gente che lotta-soffre-spera, sia a loro servizio. Non ci facciamo frati per salvare la nostra anima: certamente questo è importante, ma soprattutto per dare la vita nel nome di Gesù. E così salveremo anche noi stessi: donandoci, appassionandoci dell’uomo, ascoltando il suo grido (quello di chi muore nei barconi sperando in una vita degna di questo nome, e di chi, più vicino a noi, è senza lavoro, senza salute, senza speranza), chiedendoci insieme, come frati, quali risposta concrete offrire.

Infine, uno spunto viene dal santo del giorno, di quest’oggi, s. Agostino, il grande convertito, il pastore e profondo teologo. Quando ci imbattiamo nei suoi scritti, avvertiamo come una marcia in più: l’amore, che ci conduce all’Amore che mai è abbastanza. Dio è amore e si conosce amandolo, entrando e progredendo in lui.
Non ci basterà una vita per questo cammino avvincente di conoscenza amante.

Concludo con un esperto di s. Agostino, un canonico di s. Agostino poi fattosi frate, il nostro s. Antonio, nella cui basilica voi emettete la vostra prima professione religiosa. In quest’anno avete imparato a conoscere e voler bene a s. Antonio, ai frati, ai fedeli e pellegrini che vengono al Signore attraverso lui. Sia il caro Santo, discepolo fedele del Padre s. Francesco, ad accompagnare i vostri passi nella letizia della vita francescana.

Last but not least”, come dicono gli inglesi (“ultimo ma non ultimo”), esprimo un grande grazie a fra Vincenzo, vostro maestro, al vice maestro, fra Alberto, che vi hanno accompagnato con grande dedizione e cura fraterna; grazie al p. Rettore e alla comunità del Santo che vi ha seguito e sostenuto con simpatia e con il buon esempio. In queste persone vorrei come sintetizzare tutte le mediazioni che vi han accompagnato sin qui: i familiari, i parroci, gli amici, i frati, quanti vi sono cari. Su tutti scenda la benedizione del Signore.

Buon cammino, cari fratelli: progredite ancora e sempre nell’amore che non delude, quello del Signore, confidando nella nostra fraternità!

Fra Giovanni Voltan 
Ministro Provinciale della Provincia italiana di sant'Antonio 


venerdì 28 agosto 2015

La formula della Professione Religiosa dei frati francescani

Cari amici in ricerca e in cammino vocazionale il Signore vi dia pace. Questa mattina alle ore 11.00, presso la Basilica del Santo di Padova, sette giovani (vedi post precedente), a conclusione dell'anno di Noviziato o "della Prova", emetteranno la loro Professione semplice promettendo di vivere in povertà, castità e obbedienza, per tre anni in vista di un impegno definitivo e per sempre che avverrà con la Professione Solenne. 
Si tratta di una importante tappa nel cammino vocazionale di questi fratelli: si consegnano, infatti, nelle braccia del Signore, nel desiderio di lasciarsi condurre e ispirare da Lui, vivendo il Vangelo sulle orme di san Francesco d'Assisi e di sant'Antonio di Padova (santo che hanno potuto conoscere molto da vicino in questi mesi). Vi rinnovo l'invito alla preghiera per loro, già preparandoci all'appuntamento di domani in Assisi, dove presso la Basilica di san Francesco, un altro gruppo di giovani abbraccerà la vita francescana pronunciando anch'essi, nelle mani dei rispettivi ministri provinciali (i superiori delle varie circoscrizioni geografiche, o Provincie, in cui si suddividono i frati), la formula della Professione Religiosa che di seguito vi trascrivo. 
Vi chiedo una preghiera anche per quanti hanno accompagnato in questi anni il percorso umano e spirituale e vocazionale di questi Novizi ( genitori, educatori, religiosi, amici, parenti...): il frate, è sempre, infatti, il buon frutto di un albero che ha avuto cure e attenzioni e preghiere ed  esempi e sproni da molte, molte persone. Rendiamo grazie al Signore! A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


FORMULA DELLA PROFESSIONE RELIGIOSA
A lode e gloria della Santissima Trinità.
lo, fra....( il candidato pronuncia il proprio nome)
poiché il Signore mi ha ispirato
di seguire più da vicino il Vangelo
e le orme di nostro Signore Gesù Cristo,
davanti ai fratelli qui presenti,
nelle tue mani, fra (qui si pronuncia il nome del Ministro provinciale)
con fede salda e volontà decisa:
faccio Voto 
a Dio Padre santo e onnipotente
di vivere per tre anni (se la Professione è semplice), 
per tutta la vita (se si pronuncia la Professione solenne)
in obbedienza, 
senza nulla di proprio 
e in castità
e insieme professo
la vita e la Regola dei Frati Minori
confermata da papa Onorio
promettendo di osservarla fedelmente
secondo le Costituzioni dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali;
Pertanto mi affido con tutto il cuore a questa fraternità
perché, con l'efficace azione dello Spirito Santo,
guidato dall'esempio di Maria Immacolata,
per l'intercessione del nostro Padre san Francesco
e di tutti i santi,
sostenuto dal vostro fraterno aiuto,
possa tendere costantemente alla perfetta carità
nel servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini.