domenica 26 febbraio 2017

E' CARNEVALE....: CHE MASCHERA HAI ?

Domenica 26 Febbraio 2017 
VIII Domenica delle ferie del Tempo Ordinario
Dal vangelo di Matteo 6,24-34.

"E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?" (vv. 28-31)

Picasso: Arlecchino con specchio
Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid
Cari amici 
in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Il Vangelo di oggi ci presenta molti richiami, mettendoci in guardia circa l'uso e l'abuso dei beni e delle ricchezze, circa le tante pre-occupazioni distorte e voraci  (riguardanti la salute e il corpo, il vestire, il cibo...) che troppo spesso si impadroniscono di noi e ci avvelenano l'animo e il cuore, distogliendoci da Dio e dalla sua volontà, impedendoci relazioni libere e vere .... 

Mi colpisce in particolare il passaggio riguardante "il vestito". Viviamo in un tempo in cui l'apparire, "il come" ci si presenta all'esterno non è considerato certo cosa banale o marginale o da trascurare. Anzi: molto di noi, del nostro lavoro, di ciò che siamo e vogliamo essere è mediato dall'immagine, da un nostro mostrarci in un modo anzichè un altro, da un certo abbigliamento e vestito, dal look e dallo stile, dalla moda o da un tatuaggio, da un fisico più o meno scultoreo..  Se la  "cura di sè" e il presentarci adeguatamente sono doverosi, assistiamo oggi però anche a eccessi e pazzie, pur di colpire e attrarre..  Il rischio non sempre evidente di tale modo di porsi è la superficialità, l'evanescenza, la vuotezza, il valutarci in base alle opinioni altrui e all'effetto "scenico" che riusciamo a suscitare. E' diventare un bel sacco, ben agghindato e imbellettato, ma privo di sostanza e contenuti dove solo l'esterno conta, perchè il dentro non ci piace e chi siamo davvero è da nascondere e temere.

Il carnevale di questi giorni al riguardo è emblematico: giochiamo con le maschere fingendo di essere quello che non siamo! In questo senso il carnevale dovrebbe almeno aiutarci a essere veri negli altri giorni dell’anno. Ma che fatica!! Quanta angoscia ci dà il temuto giudizio altrui!? Quanta paure un pò tutti abbiamo di essere visti per quello che siamo veramente. Com'è difficile mettere in sintonia il di "fuori" con quello che siamo "dentro" e dunque essre persone uniche e vere, intere e pacificate, non dissociate e divise e dalle molteplici facce!! Solo se siamo riconciliati con noi stessi, ci occuperemo anche del vestito, ma senza la preoccupazione di dare un’immagine falsa di noi!

Adamo ed Eva erano nudi e non ne provavano vergogna, perché le loro relazioni erano sane e non avevano bisogno di nascondersi l’uno con l’altra. Quando in una relazione cominciamo a nasconderci e a fingere, vuol dire che la relazione non funziona più.
Anche Gesù sarà spogliato delle sue vesti, perché è la Verità che non ha nulla da nascondere. Si presenta nudo davanti al Padre.
Così san Francesco: diventa veramente sè stesso solo quando con un gesto da folle, si spoglia di tutto restituendo ogni bene al padre Bernardone e "nudo" si scopre finalmente figlio di Dio, figlio dell'unico Padre che è nei cieli! E' solo dopo questo passaggio che la sua preghiera potrà risuonare libera e amante e confidente: LAUDATO SII MI SIGNORE !

Caro amico in ricerca, e tu da cosa devi spogliarti? Che maschere devi toglierti? 
Che cosa ti impedisce di seguire il Signore? Cosa più di tutto ti pre-occupa e ti affanna, ostacolando la tua vocazione e negandoti uno sguardo più aperto e libero sulla vita e sul prossimo e sul mondo? Quali sono le pre-ocupazioni e le catene da spezzare circa Dio, (nello studio, al lavoro, riguardo affetti..vizi...abitudini.. progetti) perchè tu possa compiere più prontamente la Sua volontà? Ma sai accorgerti degli uccelli del cielo e dei gigli del campo e della natura e delle foreste e di ogni dono del Signore? Sai ringraziarlo ogni giorno per la vita e la sua Provvidenza e i tanti benefici?

A Lui sempre la nostra Lode!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


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Fra Vito, ci commenta il Vangelo

 

sabato 25 febbraio 2017

Con sant’Antonio e san Francesco…. «Porta la Parola»


Cari amici, il Signore vi dia pace.
Ogni anno, in febbraio, c’è un giorno speciale per la Basilica di Padova e i suoi tanti pellegrini come per la grande Comunità Francescana (più di 50 frati) che serve il santuario. Si celebra, infatti, (il 15 del mese e poi nella domenica più vicina) la festa della traslazione delle reliquie del Santo, popolarmente detta Festa della lingua.

Il nome di «Festa della lingua» lo si deve a un fatto accaduto nel 1263, a trentadue anni dalla morte di Sant’Antonio, quando i frati decisero di trasferire i suoi resti mortali nella nuova basilica costruita accanto alla chiesetta in cui era stato inizialmente sepolto. Nell’aprire la cassa di legno che ne conteneva le spoglie, il ministro generale dei francescani, san Bonaventura da Bagnoregio, si accorse con grande stupore che la lingua di Antonio era ancora intatta e vermiglia, senza alcun segno di decomposizione come invece il resto del corpo. Da allora, la lingua incorrotta, posta in un prezioso reliquiario, è visibile nella cappella del tesoro dietro l’abside.

Questo straordinario fatto, avvenuto secoli fa, è stato in qualche modo confermato in anni recenti (1981) in seguito a un’altra ricognizione dei resti mortali di sant’Antonio. Infatti, tra le ceneri della così detta massa corporis, gli studiosi hanno ritrovato integro anche tutto il fragile apparato vocale del Santo (laringe, faringe, corde vocali...).

Bello pensare come il Signore ci abbia lasciato in tal modo un segno evidente dell’amore e della passione, tutta francescana, di sant’Antonio nel predicare il Vangelo; come egli fosse assiduo alla Parola e desideroso di annunciare ovunque la giustizia e la pace; come si donasse senza risparmio ai poveri, ai peccatori, ai bisognosi. Bello scorgervi un invito e una provocazione anche per noi: a non essere timidi e remissivi nell’evangelizzazione, ardenti nella nostra testimonianza cristiana, audaci nel bene e nella verità, entusiasti nel coinvolgere e nel dire a tutti la gioia di seguire il Signore Gesù.

Al riguardo, una grande occasione di annuncio per tanti giovani sarà il prossimo «Meeting Francescano»: insieme ai frati, centinaia di ragazzi del nord Italia si ritroveranno in convegno e fraternità, sabato 4 e domenica 5 marzo a Bologna, città dove san Francesco soggiornò e predicò nella piazza comunale  (agosto 1222) e che vide ripetutamente la presenza di sant’Antonio (1223) ascoltandone affascinata la carismatica e appasionata predicazione.

L’intenso programma prevede in particolare una notte di preghiera e di evangelizzazione per le strade del centro, là dove i giovani vivono la movida del sabato sera. Il titolo dell’incontro – «Porta la Parola» – mi pare esprima molto bene l’ardore apostolico a cui il Santo ci richiama e che certamente i partecipanti al Meeting sapranno comunicare e diffondere per la città, coinvolgendo e interessando soprattutto i loro coetanei.

Invito e sprono pertanto i giovani ad aderire al Meeting Francescano e chiedo la preghiera di tutti per il buon esito di questa missione.

Al Signore Gesù, con i sui servi Sant’Antonio e san Francesco, sempre la nostra Lode!

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

A questo link ISCRIZIONI E PROGRAMMA - MEETING FRANCESCANO GIOVANI 2017


giovedì 23 febbraio 2017

FRATI FRANCESCANI TRA I TERREMOTATI - Testimonianza di Fra Giambo

Cari amici in cammino vocazionale,
 il Signore vi dia pace.

Tutti abbiamo negli occhi le immagini tragiche del recente terremoto che ha devastato il centro Italia, provocando distruzioni e morti. Un evento che nel cuore di molti ha spezzato anche la voglia di vivere, il desiderio di ricominciare così che il domani si presenta cupo e incerto, senza prospettive. In questi mesi, non sono certo mancati piccoli e grandi segni di fede e amore e dedizione e vicinanza e gratuità, che invitano a guardare oltre, per scorgere ancora i segni di una resurrezione, di un'alba che si fa strada e vuole sorgere pur fra le macerie e le tenebre. Ma... il cammino è ancora lungo!

Al riguardo, una fiammella di speranza, per quanto semplice e modesta, è venuta anche dai Frati Minori  presenti nella zona di Amatrice. Si tratta di una piccola comunità francescana a servizio di una Chiesa e di un territorio vastissimo e frammentato (ben 69 frazioni) colpito pesantemente dal sisma. Dal "convento di plastica"come lo descrive fra Massimo, ovvero il container, ogni giorno i frati si spostano per visitare famiglie e ammalati e anziani e così portare una parola di conforto, un piccolo aiuto, prestare un servizio. 

Di seguito riporto la bella testimonianza di un giovane frate di Padova, fra Giambattista Scalabrin (per tutti fra Giambo!) che ha condiviso alcuni giorni con i fratelli del "convento di plastica": un racconto che non nasconde dolori e fatiche, ma anche la vocazione e la missione propria dei frati così come lo stesso san Francesco la ricevette tanti secoli fa dal Crocifisso e la consegnò ai suoi fratelli: "Va e ripara la mia casa...non vedi che cade in rovina !? ".  

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Giambo
Frati del "convento di plastica"
Squarci di azzurro... fra le nuvole e le macerie.

Padova 17 febbraio 2017
Festa del beato Luca Belludi

Amatrice… Amarezza… Amata…. Ama….

Questo titolo, trovato sui social network, mi ha colpito e l’ho sentito mio ed è da questo titolo da cui voglio partire per raccontare quest’esperienza di servizio tra i terremotati.
Nella parola Amatrice ci sta sia l’amarezza di un popolo che ha perso tutto - dai familiari, alla propria casa, alle proprie cose, alle proprie abitudini di ogni giorno e che con fatica cerca di ripartire -, sia la parola Amata, perché Amatrice, questa terra frantumata dal mostro del terremoto, ha bisogno di essere amata.

Sabato 4 febbraio dopo aver chiesto ai superiori se, come Frati Minori Conventuali, potevamo fare qualcosa per i terremotati del centro Italia, per giunta colpiti successivamente dall’ abbondante nevicata di Gennaio, mi è stata data la possibilità di partire per raggiungere alcuni frati che stanno operando a Santa Giusta, una frazione di Amatrice, (verrò a sapere dopo che Amatrice ha 69 frazioni) dove dal mese di novembre i Frati Minori della provincia religiosa del Lazio si sono impegnati a stare con le popolazioni colpite dal terribile sisma, che ancora ad oggi sembra non voler smettere.

Ad accogliermi a Santa Giusta c’è fra Massimo Fusarelli, che ha ricevuto dal Vescovo di Rieti, Mons. Domenico Pompili, l’incarico di stare con la gente per portare loro un piccolo lume di speranza. Insieme a fr. Massimo ci sono altri frati che, a turno, si accordano con lui per vivere questa esperienza: la comunità francescana in terra terremotata è composta da tre/quattro frati, anche perche il “convento di plastica”, come lo descrive fra Massimo, ovvero il container, più di questo numero non ne può accogliere.
Un’ esperienza molto semplice, di preghiera, condivisione, lavoro con la gente e di ascolto. Le poche famiglie disperse per le frazioni sono rimaste senza parroci e quindi, dal punto di vista pastorale, è tutto da ricostruire. 

La giornata è molto semplice: alla mattina, dopo la preghiera delle Lodi, c’è l’organizzazione della giornata, dove alcuni di noi si incontrano con gli operatori della Caritas alla tenda centrale di Amatrice, sia dedicando il proprio tempo all’ascolto e alla consolazione delle persone, sia distribuendo i viveri arrivati in grandi quantità da tutta Italia. Altri invece partono per trovare le famiglie disperse per le frazioni, per capire e sondare i molteplici problemi che tuttora vivono, a distanza di mesi, dopo il terremoto. C’è gente che, dal 24 agosto - ovvero dalla prima scossa -, vive ancora in roulotte (un conto è starci nel periodo estivo, altro è viverci nel periodo invernale, sapendo che ci troviamo a circa mille metri s.l.m.) perciò, andare per le famiglie è fondamentale per capire chi ha bisogno non solo del cibo e dei vestiti, ma anche di altre necessità, come il container, le stufe, le lavatrici, ecc., e per affrontare l’inverno più serenamente. Il nostro sostegno è anche molto pratico, infatti si cerca di dare una mano anche agli agricoltori e agli allevatori, che hanno perso vacche e/o pecore, morte sotto il crollo delle stalle, oppure uccise a causa del freddo e della grande nevicata del 18 gennaio u.s.. Il nostro impegno è stato anche quello di dare una mano a sistemare e a smistare la gran quantità di derrate alimentari che ancora arrivano e successivamente portarle alle mense e ai magazzini distribuiti nei vari paesi. 

Ogni giorno si celebra la Messa nei container di alcune frazioni oppure nel nostro “convento di plastica”. Per i pranzi e le cene si va alla mensa in una frazione vicina a Santa Giusta, e insieme alla gente si condivide il pasto sotto le tensiostrutture: anche quello è un bel momento di ascolto e di conforto cercando di spronare le persone a non mollare nonostante la sfiducia sia veramente grande. Alla sera con le poche persone di Santa Giusta si celebra l’Eucarestia ringraziando il Signore per i tanti doni ricevuti nonostante tutto…

Ancora oggi c’è gente arrabbiata - e ci sta! -; gente che non si dà pace perche in pochi minuti si è vista crollare la fatica e i sacrifici di anni di lavoro e di sudore; gente che ha perso in un colpo famigliari ed amici, e che purtroppo oggi vive alla giornata e sfiduciata; gente buona, che a volte si fa scrupoli a ricevere un po’ di latte, olio, pasta, detersivi… perché abituata a donare sempre quello che ha; ma anche gente che ha paura di rimanere senza niente e allora, in tutti i modi, cerca di accumulare cose che forse non userà mai; gente felice e contenta quando li si va a trovare nei loro container, che ti offrono una tazzina di caffè per farti sentire a casa loro; gente che, con tante lacrime, apre il proprio cuore e condivide l’amarezza che si porta dentro; gente che ringrazia i frati perché sono lì con loro, perché ahimè, purtroppo, alcuni preti li hanno abbandonati, lasciando le frazioni a loro affidate prima del sisma; gente che, con coraggio, ha tirato fuori dalle macerie persone vive ma anche tanti morti; gente semplice, che se deve dirti qualcosa, te lo dice senza troppi giri di parole; gente che con fatica torna a sorridere; gente come Mariachiara, una ragazzina di 13 anni, che si è presa cura dei nonni anziani stando con loro semplicemente nei container, aiutandoli a vestirsi e a lavarsi….

Durante i giorni della mia permanenza ad Amatrice c’è stata anche la presentazione, da parte del Vescovo di Rieti, del libro “Gocce di memoria” in cui una giornalista, incaricata dal Vescovo stesso, ha tracciato le 248 biografie delle persone morte durante la prima scossa sia ad Amatrice sia ad Accumoli, l'altro comune seriamente danneggiato. Scrive cosi il Vescovo nell’introduzione del libro: “…i nomi che seguono non sono una lista ne una lapide, ma una memoria. Affetti, relazioni, contatti, che sono stai interrotti bruscamente la notte del 24, ma non distrutti, perché non c’è nulla di più tenace dell’amore che mai cede alla smemoratezza. Ricordare i morti è l’azione più gratuita al mondo. La memoria non è mai inerte e non è solo nostalgica, ma si trasforma in consapevolezza quando spinge ad affrontare il presente ancora prima del futuro. Occorre avere pazienza con se stessi nel riprendere i fili di questo momento così drammatico e inatteso. Bisogna volerlo assieme - scrive ancora il Vescovo -, perché è il ramo a cui siamo tutti appesi. Ecco allora queste piccole gocce possano sorreggere il nostro incerto cammino dentro una faglia che non è solo fisica, ma anche emotiva”.

Se all’andata sono partito carico di diversi viveri raccolti dalle comunità parrocchiali dell’Arcella e di Praglia, al rientro sono tornato si vuoto di cose, ma pieno di volti, storie, condivisioni e come ho già detto, tanti pianti di questo popolo ferito dal terremoto. Io spero di ritornarci nuovamente, e mi auguro che nei prossimi mesi altri frati possano dedicare un po’ del loro tempo per questa terra devastata e frantumata, in particolare per stare vicina a questa gente, buona, semplice e accogliente, che ha solo il desiderio di vedere dei religiosi che stanno con loro, accompagnandoli così a riprendere in mano i fili delle proprie vite spezzate.

Desidero ringraziare fr. Valerio Folli che ha fatto da tramite con i Frati Minori, il Ministro Provinciale fr. Giovanni Voltan, e  i frati della mia comunità, che hanno accolto subito questo mio desiderio di partire. Ringrazio ancora la comunità parrocchiale dell’Arcella che mi è stata vicina attraverso sms e telefonate.

Grazie Amatrice  -  Fra Giambo

"Il convento di plastica"

lunedì 20 febbraio 2017

QUALE RISPOSTA ALLA NOSTRA INESAURIBILE SETE DI LIBERTA', DI INFINITO, DI SENSO?

Cari amici in cammino, il Signore vi dia pace.

Ricevo molte mail in cui ritornano alcune domande di fondo: qual è il senso della vita? E come dare risposta alla nostra inesauribile sete di libertà, di infinito, di senso.  Spesso questi interrogativi si accompagnano ad una profonda sofferenza  dove non si intravedono sbocchi, nè orizzonti possibili di salvezza: solo un vicolo oscuro e cieco. Talvolta, invece, queste domande, conducono a porte socchiuse, aprono ad una nuova luce e a nuove inaspettate risposte, ma ancora inevitabilmente a nuove domande e fatiche e sfide.

Al riguardo vi propongo oggi una lettera giunta alla redazione del "Messaggero di sant'Antonio" (il giornale della basilica del Santo) a cui risponde il direttore della rivista, P. Fabio Scarsato, con parole che, sono certo, toccheranno il cuore di molti. 
"La strada, resta in salita. La scoperta di poter contare su Dio sembrava un traguardo, ma resta il male con cui fare i conti… «Bisogna saper sopportare i Tuoi misteri» dice Etty Hillesum. Una presa di posizione per il bene, non una resa".

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it


Dalla conversione ai dubbi della sofferenza

LETTERA 
«Gentile padre, le scrivo per condividere il mio percorso. Un percorso tormentato, accidentato, doloroso. Lavoro, fatica, sacrifici, relazioni personali drammatiche, depressione, Dio sullo sfondo. Leggevo molto su Lui e di Lui, ma non frequentavo la chiesa e amavo il mio approccio molto intellettuale, chiusa in quella che, ora lo capisco, era solo superbia.
Qualche giorno prima della Pasqua del 2011 mi ammalai e una mattina, non lo dimenticherò mai, ebbi la sensazione che una presenza fosse accanto a me, che stesse scrivendo insieme a me la mia storia. La notte del Sabato santo, dopo aver pianto tutte le mie lacrime, decisi che non più i libri, ma il ritorno sarebbe stato la mia strada. Da allora vado in chiesa, mi accosto alla santa Comunione, prego tutti i giorni.
Non le nascondo, tuttavia, che la strada continua ad essere in salita: il problema del male, di questa presenza avversa che Dio permette, mi ossessiona. Molte volte, quando la violenza contro l’infanzia e gli animali e la natura mi devasta, gli dico: “Vedi? Hai voluto che fossimo liberi – liberi di fare anche questo, liberi di scegliere anche di offenderti, anzi di ucciderti in noi –; ti rendi conto che il Tuo non intervenire fa di Te un complice?”.
So che dalla notte di Sabato santo 2011 io tornai a Lui e sento che, se solo voglio veramente, non Lo perderò mai. Pure, tale è la mia amarezza, la rabbia per i molti rifiuti, il terrore per un avvenire incerto e confuso, la consapevolezza di aver fallito su molti fronti, che non posso non citare le splendide parole di Ivan Karamazov: “Hanno fissato un prezzo troppo alto per l’armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d’entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto”.
Ecco, oggi è uno di quei giorni in cui, se solo ne avessi il coraggio, io restituirei il biglietto d’ingresso».

Lettera firmata

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RISPOSTA DI P. FABIO
Cara lettrice, grazie per la sua intensa lettera, tagliata di alcune sue parti per le consuete ragioni di spazio. Personalmente, quanto descrive mi ha riportato alla memoria l’itinerario di tanti uomini e donne che hanno scoperto nella loro storia le tracce del passaggio di Dio, e non hanno più potuto farne a meno. Mi viene in mente Francesco d’Assisi, mi viene in mente Etty Hillesum, figure che cito non a caso, perché entrambi hanno conosciuto l’innamoramento di Dio, ma anche la difficoltà di stargli vicino, la domenica delle palme e i giorni della croce.

Anche lei è passata da un Dio «per sentito dire», impersonale, metafora del sé, a un Dio finalmente «personale», al quale dare confidenzialmente del «tu». Così pure è accaduto a Etty Hillesum, giovane scrittrice olandese di origine ebraica vittima della Shoah, che ci ha lasciato nel suo Diario pagine di grande profondità e impatto. Etty evita nel suo rapporto con Dio scorciatoie e addomesticamenti, continuando ad accettare che egli resti ciò che, anche nella sua alterità, è e comporta: credergli non è scontato né banale, ma addirittura un atto di coraggio! Anche se poi, ed è solo apparentemente in contraddizione con quanto appena detto, egli ci si impone con estrema naturalezza, quale fosse la cosa più ovvia della nostra vita, come se vi ci abitasse da sempre, almeno clandestinamente, fino a che noi l’abbiamo scoperto.

Il miracolo quotidiano che Etty Hillesum riesce a far succedere nella sua vita è riuscire a tenere assieme la fede in questo Dio «personale» con il dramma della sua storia personale, senza con ciò degradarlo a una compagnia rassicurante o a facile e disincarnata risposta alle sue domande vitali; ma nemmeno abdicando alla propria dignità e responsabilità. Per Etty ne deriva che la sua fede si poggia sul fatto che entrambi, il Dio personale e la propria vita, costituiscono un mistero incomprensibile: «Se tu affermi di credere in Dio devi anche essere coerente, devi abbandonarti completamente e devi avere fiducia».

In un altro passaggio del Diario poi si legge: «Mi metti davanti ai Tuoi massimi enigmi, mio Dio. Ti sono riconoscente per questo, ho anche la forza di affrontarli, di sapere che non c’è risposta. Bisogna saper sopportare i Tuoi misteri». Non è una resa, ma uno schierarsi, caricandosi di responsabilità. Di fronte al male del mondo possiamo – e dobbiamo – prenderci l’impegno di non sprecare quanto di buono il Signore ha fatto nella nostra vita e nel creato.

Uno dei primi compagni di san Francesco, il beato Egidio, soleva dire che «i cattivi fanno questo mondo orribile, i buoni lo fanno meraviglioso». Sta anche a noi decidere da che parte stare, ma solo una di queste parti vale la pena di essere presa in considerazione, solo una di queste parti è risposta piena alla nostra inesauribile sete di libertà, di infinito e di senso.

P. Fabio Scarsato
Messaggero di Sant'Antonio

domenica 12 febbraio 2017

SINCE YOUR LOVE

ISAIA 6,8 
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». 
E io risposi: «Eccomi, manda me!».

 

Pace e bene cari amici, nei prossimi giorni sarò agli esercizi spirituali. Il blog "riposerà" un poco e anche il sottoscritto. Vi porto nel cuore e nelle mie preghiere. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode! Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

sabato 11 febbraio 2017

FRANCESCANI A LOURDES CON L'IMMACOLATA

Lourdes - Grotta : Gruppo di frati con il Ministro Generale P. Marco Tasca
Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Mi auguro che la vostra ricerca e il desiderio di conoscere la vocazione del Signore per la vostra vita, non siano venuti meno, ma anzi, continuino a "tormentarvi" e ad "inquietarvi". Il Signore ancora cerca cuori audaci, capaci di dirgli un SI' senza indugi o rimandi, ma in letizia e generosità. Vi incoraggio e vi sprono al riguardo perchè "il Signore ama chi dona con gioia"(2 Cor 9, 7).

Si ricorda  e si celebra oggi Nostra Signora di Lourdes, la Vergine Maria Immacolata che con le sue misteriose apparizioni (1858), si presentò ad una ragazzetta, Bernardette Soubirouspronunciando in dialetto guascone« Que soy era Immaculada Councepciou », « Io sono l'Immacolata Concezione ». 
A proposito della prima apparizione, la giovane affermò: « Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi ». Dopo la preghiera del Rosario la signora si rivelò. Nel luogo indicato da Bernadette come teatro delle apparizioni fu posta nel 1864 una statua della Madonna e presto sorse un imponente santuario visitato da milioni di pellegrini, soprattutto malati nel corpo e nell'anima, in cerca di conforto e sostegno, in cerca di fede e di senso, di speranza.... Qui la Vergine Maria Immacolata tutti accoglie con amore di Madre! Lourdes: un luogo davvero benedetto!!

Forse molti di voi non sanno che proprio a Lourdes, accanto al famoso Santuario di “Notre Dame”, vi è una nostra comunità francescana. Non solo! Si tratta dell’unica presenza religiosa maschile, cui il vescovo diocesano ha dato la possibilità di stabilirsi in città.  Come mai questo straordinario privilegio? Si comprende questa scelta in virtù dell’amore che sempre l'Ordine dei Frati Minori Conventuali ha avuto nella sua storia per l’Immacolata (vedi il beato Duns Scoto) e per l’esperienza più recente di San Massimiliano Kolbe (frate minore conventuale polacco – martire ad Auschwitz, cantore della Vergine e fondatore con altri giovani frati di un movimento mariano "La milizia dell'Immacolata" ).

Fr. Jean-Francois della Custodia di Francia
Il convento (giustamente intitolato a San Massimiliano Kolbe), modesto e semplice, si trova nel centro storico della città, a pochi metri di distanza dal cosi detto "Cachot" dove Bernardette con la sua famiglia, visse un periodo segnato da stenti e povertà, nel tempo delle apparizioni.

E' un luogo conosciuto e visitato da molti pellegrini, per via di una interessante mostra su padre Massimiliano Kolbe, nel cosidetto PavillonQui i  frati si dedicano a un’intensa attività di apostolato ed evangelizzazione (la Mission de l'Immaculéesorretti dalla preghiera e dalla forza della fraternità, e animati da una spiritualità mariana “kolbiana”, che cercano di diffondere e comunicare non solo ai pellegrini in Lourdes, ma in tutta la Francia. Inoltre da qualche anno il Vescovo ha loro conferito anche l'incarico di prendersi cura della Grotta di Massabielle, dove è apparsa la Vergine Immacolata a Bernadette, per accogliere pellegrini e sacerdoti sopratutto per le celebrazioni liturgiche.

Carissimi, se dunque vi capita di recarvi a Lourdes, non dimenticate di far visita a questa piccola, ma significativa realtà francescana.
E a tutti un invito: per trovare la vostra strada fidatevi dell'Immacolata, confidate nella Vergine Maria; nelle tentazioni cercate il suo aiuto e la sua protezione. Lasciatevi ispirare e guidare dal suo ascolto obbediente. Il suo "sì", il suo "eccomi" siano anche il vostro. 

Vi benedico, affidando oggi ciascuno di voi, i vostri cari, i vostri ammalati, all’intercessione speciale della beata Vergine Maria Immacolata.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

P. Massimliano Kolbe (al centro con la barba) e i giovani frati fondatori della Milizia dell'Immacolata
“Avvicinarsi all’Immacolata, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere, che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale.
Inserirci attivamente nel nostro ambiente, conquistare le anime a Lei, in modo tale che di fronte a Lei si aprano anche i cuori dei nostri vicini, affinché Ella estenda il proprio dominio nei cuori di tutti coloro che vivono in qualunque angolo della terra, senza riguardo alle diversità di razza, di nazionalità, di lingua e altresì nei cuori di tutti coloro che vivranno in qualunque momento storico, sino alla fine del mondo: ecco il nostro ideale.
Inoltre, che la sua vita si radichi sempre più in noi, di giorno in giorno, di ora in ora, di momento in momento, e ciò senza alcuna limitazione: ecco il nostro ideale.
Ancora, che questa sua vita si sviluppi nello stesso modo in ogni anima che esiste ed esisterà in qualsiasi tempo: ecco il nostro caro ideale”.

(dagli Scritti di san Massimiliano Kolbe, n.1210)

venerdì 10 febbraio 2017

PREGARE.... COSA CAMBIA ? A CHE SERVE ?

Assisi - Franciscanum: Giovane frate in preghiera

“La preghiera non può cambiare le cose rispetto a te, ma di sicuro cambia te rispetto alle cose.” 

[Samuel M. Shoemaker]