martedì 28 marzo 2017

LA STORIA VOCAZIONALE DI FRA ANTONIO

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Nelle molte lettere che ricevo quotidianamente, assai frequente è il desiderio di conoscere più da vicino le vicende vocazionali di noi frati. Oggi condivido la storia di fra Antonio Grassi (41 anni) studente in teologia ad Assisi dopo avere iniziato qualche anno fa un cammino di discernimento e avere già percorso alcuni passaggi formativi importanti (il postulato e il noviziato).
La sua vicenda evidenzia il crescente fenomeno delle così dette "vocazioni adulte". Come Antonio, infatti, moltissimi sono coloro che (sopra i 30 anni) chiedono di fare con noi frati una verifica e un accompagnamento per meglio comprendere la volontà del Signore sia a livello personale che ecclesiale. Al riguardo vi invito a rileggere un post in cui spiego l'iter che questi fratelli sono chiamati a compiere in vista di un possibile ingresso in convento.
Ringraziando fra Antonio per la sua testimonianza, vi invito a pregare per lui.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



La via della vocazione, la storia di Fra Antonio

Pace e bene, mi chiamo fra Antonio Grassi, ho 41 anni e vengo dalla Puglia, precisamente da Fasano.
Prima di entrare nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, lavoravo presso un grande negozio di piante e fiori, dove non mancava la creazione floreale, soprattutto gli addobbi nelle varie chiese. Sempre assiduo e praticante nella mia parrocchia di origine. Nel 1997 sono venuto a conoscenza di una fraternità dell’Ordine Francescano Secolare, che mi ha incuriosito molto e ho iniziato a seguire le riunioni periodiche che i fratelli e sorelle facevano. Qui ho sentito parlare di Francesco d’Assisi e più ascoltavo le parole su di lui e più frequentavo, e più frequentavo e più mi sentivo affascinato e attratto da questo grande santo.

Finché un giorno un frate mi invitò a fare un’esperienza vocazionale. In quel momento la parola “vocazione” mi suonava nuova e non sapevo cosa rispondere e come comportarmi. Caddi nel buio per l’incertezza e la novità e non sapevo che fare e che dire, ma la paura non mi fermò. Partecipai al Convegno Giovani verso Assisi, che ogni anno i frati del centro vocazionale di Assisi organizzano. Quei giorni ad Assisi furono per me l’inizio di una nuova vita, e ricordo che aumentava sempre più in me l’attrazione verso la vita francescana e il desiderio e di scoprire la mia vocazione che sentivo forte verso questo carisma.

Ritornato alla mia vita quotidiana, percepivo come se qualcosa di me fosse rimasto ad Assisi, anche se non riuscivo a comprendere fino in fondo cosa. Sentivo che avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a leggere l’esperienza che avevo fatto e cosa stava accadendo nella mia vita. Cercai di parlare con un frate, che da quel momento cominciò a seguirmi, divenendo la mia guida spirituale. Con lui compresi che il tormento interiore che avevo e la gioia della novità nel cuore erano la voce del Signore che mi parlava. Così decisi di entrare.

Quando manifestai ai miei genitori e ai miei fratelli che mi volevo fare frate francescano, non compresero la mia scelta, ma sentivo dentro di me la forza dello Spirito Santo che agiva e mi spingeva ad andare fino in fondo. Così, nonostante le titubanze familiari, mi rivolsi al Centro Vocazionale di Copertino, dove iniziai l’anno di postulato, vivendo in comunità con i frati la preghiera, il lavoro e la gioia dello stare insieme come fratelli con un solo obiettivo: seguire Gesù sulle orme di Francesco d’Assisi!

Strada facendo sperimentai come mi trovavo bene in quel tipo di vita, così il mio cammino vocazionale proseguì con la tappa del noviziato, vissuto ad Assisi, proprio dove nacque l’amore per san Francesco. Qui, ho avuto la grazia di poter stare sul luogo dove ancora oggi si sente il profumo della sua santità.
Ora mi trovo sempre in Assisi, presso il convento Franciscanum, dove, insieme ad altri confratelli continuiamo il cammino di formazione e cerchiamo di vivere in fraternità, ognuno con la propria diversità, cultura e lingua, ma sempre con l’unico obbiettivo: seguire il vangelo di Gesù come lo ha vissuto Francesco d’Assisi!

Oggi ringrazio il Signore per avermi fatto dono della vocazione francescana e per tutto quello che ancora fa nella mia vita, affinché possa essere vissuta in totale donazione a Lui. Chiedo a tutti voi, lettori della rivista San Francesco, di sostenere con la preghiera il dono delle vocazioni. Vi saluto con le parole che usava dire San Francesco: «il Signore vi dia Pace».

frate Antonio 

domenica 26 marzo 2017

IO SONO LA LUCE DEL MONDO

Alba sul monte Matayur : alpi friulane
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Il Vangelo di oggi, IV domenica di Quaresima (Gv 9,1-41) ci parla di Gesù che guarisce un uomo cieco dalla nascita. E' per Gesù l'occasione di mostrare la sua vera identità,  di manifestarsi come rivelatore del Padre: datore di una sorgente di acqua viva e di una luce vera che sole possono illuminare l'uomo nella sua sete di vita e di immortalità. 
Il cieco risanato, oltre alla vista ritrovata, fa anche un cammino di illuminazione interiore fino a riconoscere Gesù, come il Signore, figlio di Dio e Salvatore!  I farisei invece, che pure ben ci vedono, restano ciechi nella loro incredulità e superbia, simili in questo a tanti uomini del nostro tempo che proclamano la morte di Dio ritenendone superfluo anche il ricordo: "Dio è morto, è un'illusione inutile, ingombrante!!" Ma quanta cecità da quest'affermazione! Quanta oscurità e non senso, quanta tristezza e disperazione, quanta sopraffazione  e violenza...  
Ma.. vigiliamo fratelli: anche chi crede, infatti, non è certo esente da questi veleni e la tentazione del "non senso" e di una vita senza una direzione è sempre in agguato!  Il Vangelo di oggi ci invita a confidare, ad affidarci all'unica luce vera : Gesù!   Non ci sono altre risposte, se non in Lui, per non cadere nel nulla pronto a ghermirci, nella disperazione e nelle tenebre disposte a divorarci e sopraffarci in ogni momento.  
Solo la Sua parola ci consoli e conforti e guidi: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" .
A Lui  sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it


Ecco di seguito anche un bel commento di fra Enzo, giovane frate studente a Roma 
e appartenente al gruppo di avengelizzazione di strada della Sveglia Francescana


Conducimi Tu, Luce gentile (Lead, Kindly Light)

Conducimi Tu, Luce gentile.
Conducimi nel buio che mi stringe:
la notte è scura, la casa è lontana.
Conducimi Tu, Luce gentile.

Tu guida i miei passi, Luce gentile.
Non chiedo di vedere troppo lontano;
mi basta poter fare un passo, solo il primo passo.
Conducimi avanti Luce gentile.

Non sempre fu così! Un tempo Ti pregai
perché Tu mi guidassi e conducessi
sulla strada che io indicavo. Io volevo vedere!
Adesso Tu mi guidi, Luce gentile.

Io volevo certezze: dimentica quei giorni!
Purché l’amore Tuo non m’abbandoni!
Finché la notte passi, Tu mi guiderai,
senza più timori, a Te, Luce gentile.

Conducimi Tu, Luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe:
la notte è scura, la casa è lontana.
Conducimi Tu, Luce gentile.

Testo del Beato Cardinale John Henry Newman 
(Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890)
Teologo, filosofo inglese, convertitosi al cattolicesimo e divenuto cardinale.
Proclamato Beato da Benedetto XVI il 19 settembre 2010, nel suo viaggio in Inghilterra.

sabato 25 marzo 2017

VERGINITA'

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Si celebra oggi la solennità dell'Annunciazione. Ad una "vergine" di nome Maria è rivolto un invito straordinario, misterioso e tremendo. Si tratta di ascoltare, di fare spazio... di rendersi disponibile a diventare madre del figlio di Dio! Un "eccomi" umile e  forte allo stesso tempo è la risposta: «avvenga per me secondo la tua parola».
Leggendo qualche commento a questo vangelo ne ho trovato uno bellissimo (ve lo ripropongo di seguito) che sottolineava nella "verginità" di Maria questo spazio di accoglienza, questa disposizione al dono di sè, ad una generosità senza condizioni.
La "verginità": un lasciare spazio a Dio perché generi in me qualcosa di nuovo!
La "verginità": una chiamata che dunque riguarda ogni credente, ma certo particolarmente legata alla vocazione francescana come ad ogni vocazione religiosa. Affido ciascuno di voi e il vostro cammino di discernimento alla Vergine Maria.
Insieme a lei, al suo figlio Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it
Annunciazione: S. Maria degli Angeli - Assisi
Dal vangelo di Luca (1,26-38)
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

ANNUNCIAZIONE: qualcuno che sa ascoltare e lasciare spazio

In quella quotidianità così banale, così piena di vita, come in un vicolo di Napoli, c’è una donna che sa ascoltare. È certamente una donna che sa amare.
Maria è vergine perché sa fare spazio dentro di sé. 
Maria è vergine perché sa accogliere, perché non si mette al centro, sa farsi da parte.
Maria è vergine perché lascia che Dio sia il protagonista della sua vita.
Maria è la madre di quelle donne e di quegli uomini che sanno dire no alla sete di potere, al culto dell’immagine, alla seduzione del guadagno facile.
Maria è vergine perché per amore è disposta a mettersi in gioco, anzi a giocarsi la vita.
La verginità è lasciare spazio a Dio perché generi in me qualcosa di nuovo: «era il sesto mese per lei». Luca gioca sul senso di questo numero che rievoca il sesto giorno della creazione, quello in cui viene creato l’uomo. La Parola di Dio ci ri-genera, ci ri-crea.
«E l’angelo partì da lei», ma la Parola no, non partì da lei, la parola si fermò in lei, prese dimora, lì, in quella casa, tra la stufa per cucinare e il secchio per lavare i pavimenti.
p. Gaetano Piccolo sj

e fra Andrew della "Sveglia francescana" ci regala anche il suo coinvolgente commento

venerdì 24 marzo 2017

CHI SONO? CHI SARO'?

Fra Francesco, giovane novizio ad Assisi

SCOPRI CIO' CHE SEI CHIAMATO AD ESSERE
 
POI METTITI CON PASSIONE A REALIZZARLO !

Martin L. King

martedì 21 marzo 2017

VIVERE DA FRATE FRANCESCANO

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Recentemente è uscito un volumetto pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova intitolato: Francesco d'Assisi - Un cristiano lieto, povero, umile, semplice, buono (febbraio 2017), con il contributo di alcuni frati miei confratelli davvero bravi e competenti.
Il curatore, fra Luigi Francesco Ruffato (un frate del convento del Santo) ha posto come prefazione un’intervista a un suo anziano e saggio fratello di comunità, frate Francesco Masin (90 anni). Ve la ripropongo sia per farvi conoscere la pubblicazione che intende parlare di alcune virtù care a san Francesco d’Assisi, sia per aiutarvi a conoscere meglio la vita di noi frati che a queste virtù (per quanto poveramente) cerchiamo ogni giorno di ispirarci. Un grazie di cuore a fra Francesco M. per la sua bella testimonianza.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
frati in fraternità....
“Non faccio fatica a vivere da francescano” 
Conosco un fraticello di nome Francesco, al secolo Giovanni.
Conversando, ma soprattutto frequentandolo, mi sollecita e convince a praticare le virtù di cui si parla in questo libretto. È lieto, umile, semplice, povero, ma non senza cultura religiosa, preoccupato di diventare santo. Parla della sua vocazione francescana e la presenta come un simpatico scherzo della vita. Ma scherzo non è: parlando di sé racconta la verità, tutta la verità. Non per farsi conoscere, ma per far contenti quelli che vorrebbero assomigliargli, senza farsi frati. Il lettore sarà soddisfatto nel riscontrare che domande e risposte sono la storia di un uomo, prima di essere la storia di un frate. Iniziamo con una domanda che lo rende simpatico a prima vista.
“Frate Francesco, perché è sempre con il sorriso sulle labbra?”.
Perché voglio bene a tutti. L’ho imparato da ……..”.
“L’ha imparato da chi?”
Da S. Francesco d’Assisi. Me l’ha fatto conoscere un frate con i capelli bianchi. Aveva i fianchi cinti da un grembiule, macchiato come fosse la facciata di una cattedrale. Ha iniziato a parlarmi di S. Antonio, per arrivare a farmi conoscere S. Francesco. Non poteva avvenire diversamente. A casa mia si era molto devoti di S. Antonio. Per noi era il santo dei miracoli, l’amico dei poveri. Noi contadini soffrivamo la fame. E nella fame della mia famiglia ho imparato a capire che cosa può significare, da frate, emettere i voti di povertà per tutta la vita; e sempre nella mia famiglia ho imparato presto a contentarmi lietamente del necessario. Insegna S. Francesco: "Dove c’è povertà e letizia, là non c’è cupidigia e avarizia”.
Frate Francesco non dimentica mai le sue origini. Anche da frate, coltiva un’estesa lingua di terra sulla quale i confratelli hanno piantato un cartello: Orto Checco. Quando lo trovi seduto a contemplare gli ortaggi, che crescono a vista, ti fa un sorriso di compiacenza. Nel tempo libero dagli impegni quotidiani, pesca nel canale Santa Chiara, che scorre a fianco del convento. I pesci che abboccano li accarezza prima di rimetterli in libertà. Ha compassione anche delle papere che faticano a trovare da vivere in acque inquinate. Ha reagito, senza stizza, quando un airone si è pappato i pesciolini colorati, custoditi nelle due vasche che abbelliscono un tratto di giardino, dedicato al confratello Placido Cortese, martire della carità, ucciso a Trieste dalla Gestapo. Schiaccia le “noci di S. Antonio” per i colombi che volano sulle cupole della Basilica del Santo e si calano sul sagrato. Frate Francesco è un uomo che prega, lavora e legge con fede la Bibbia.
“Capisco perché in un Paese industrializzato come l’Italia si è proclamato patrono S. Francesco d’Assisi: tutti lavorano. Ho detto bene?”.
Fa un sorriso e continua: ”Cerco il meglio!”.
“Un esempio?”.
Il primo rispetto al voto di povertà per me è lavorare la terra, coltivare ortaggi per il fabbisogno della comunità dei frati, e per i poveri. La fatica per il pane dei poveri è una virtù evangelica. Il resto lo fa la Provvidenza. Il sorriso, poi, fa parte dell’Ordine Francescano, che non prevede di aggregare persone tristi”.
Passo a un’altra domanda: “E lo studio, l’istruzione, la cultura?”, perché frate Francesco, come tutte le persone semplici e povere, parla spontaneamente il dialetto.
“C’è una ragione?”.
Io non sono sacerdote. Ma frequento corsi per comprendere il Vangelo. Però mi piacerebbe diventare semplice come san Francesco che ammirava Dio nel creato e lo ascoltava nel Vangelo. In sogno sono arrivato a celebrare la Messa fino all’offertorio…non mi sentivo degno di andare oltre. E poi tengo fortemente viva la scena del giovane Francesco che bacia un lebbroso. Bisogna avere un grande amore in corpo per arrivare a tanto. Si possono leggere mille libri, ma per baciare un lebbroso ne basta uno: il Vangelo di Gesù”.
Un giorno gli chiesi: “Ti piacerebbe parlare alle migliaia di pellegrini che gremiscono la basilica di S. Antonio?”.
Preferisco servire il Signore in silenzio. Questa è la mia predica quotidiana. Vorrei essere un buon frate, anche se non sono capace di molte cose. Mi accontento di poco e penso soprattutto ai poveri. I comuni cristiani dicono che la nostra vocazione è cosa grande, ma io sostengo che non è opera nostra, ma della bontà del Signore. Dio, con noi, fa il vasaio”.
Il nostro frate ha vissuto per oltre 40 anni con disabili. Quando lo incontrano gli si buttano al collo e lui fa vedere qualche lacrima di commozione. Alcuni non parlano, non sentono, non vedono, ma gli vogliono un gran bene. “Un giorno uno di quelli mi si aggrappò, pensando di essere stato abbandonato dai suoi genitori. E mi sussurrava balbettando: "Sei tu la mia mamma, il mio papà”.
“Frate Francesco, descrivimi la tua giornata”.
Sorridendo, mi fa una sintesi: “Di giorno lavoro e prego, e di notte dormo. Beh!… prendiamo il caffè al mattino, pranziamo e ceniamo insieme; e sempre insieme, in comunità, preghiamo tre volte al giorno”.
Non ti stanchi a pregare?
Mi accompagna alla tomba di S. Antonio e rimane per alcuni istanti in silenzio, a contemplare le centinaia di pellegrini che poggiano la mano sul marmo grigio che protegge i resti mortali del Santo. Poi sottovoce: “Vedi quanta gente non ha perduto la memoria di pregare coraggiosamente davanti a Dio! Questi sono i veri miracoli di S. Antonio: chi arriva qui si ricorda di Dio! A volte, quando posso, mi siedo sul banco più vicino alla tomba del Santo e in silenzio mi immagino di essere un pellegrino in cerca di grazia, come facevo da bambino, condotto dalla mia mamma”.
Tu sei un fortunato!”
Preferisco pensare di essere stato scelto dal Signore a vivere da frate. Non è poi una gran fatica. A poco a poco Dio continua a lavorarmi e senz’altro, ogni giorno che passa, vedo le cose con un occhio diverso. Affronto le difficoltà con un altro spirito. Non c’è niente che valga la pena quanto lottare, fino alle nostre ultime possibilità, per far conoscere Gesù, per costruire qualcosa di buono. Il Signore mi chiama a essere fedele, a non lasciare posto alla mediocrità. I frati, le suore, direi i cristiani, non possono sedersi a metà strada. La scelta di praticare le virtù cristiane non è nostra. È un regalo di Dio. L’ha detto Papa Francesco: Ognuno di noi ha una storia, una storia di grazia, una storia di peccato, una storia di cammino. Ecco perché fa bene pregare con la nostra storia”.
“Fratello, qual è la virtù a cui più tendi?”
La semplicità. Vorrei essere trasparente, guardare le cose per dare un’anima a tutto. Stare con le persone per testimoniare che le amo, come sono davanti a Dio. Vorrei essere limpido come l’acqua pura, chiara. Mai banale. Vorrei desiderare solo il necessario. Avere un cuore che non insuperbisce, non cerca cose grandi, superiori alle mie forze.  Da qualche anno sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (Salmo 131). Vorrei essere come il seme, di cui parla il Vangelo (Marco 4,27), deposto nella terra: Dorma o vegli l’uomo, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come? l’uomo non lo sa. Provo il gusto del riserbo. Nel silenzio vinco la tentazione di sentirmi più di altri. Spesso chiedo al Signore di conservarmi l’animo di un bambino. Così mi sembra di vivere come S. Francesco insegnava ai suoi frati: abbandono sincero e spontaneo ai confratelli, fino a lavarsi i piedi, gli uni gli altri. Gesù raccomandava ai discepoli di essere semplici come colombe ma anche prudenti come serpenti, sinceri ma non stupidi, ingenui”.
“Tu come ti senti nella comunità di cui fai parte?”
Devo dire che in una comunità numerosa è più facile trovare degli amici che dei fratelli. Non perché mi dispiaccia di essere ufficialmente della medesima famiglia, ma perché l’amico ha uno sguardo particolare e uno scambio di sentimenti, come nel Vangelo Gesù si manifesta a Giovanni. L’amicizia affascina e rafforza la fraternità francescana. S. Francesco faceva sorridere le cose fino a chiamarle sorelle, amiche; tanto le vedeva belle. Aveva degli amici, tanto cari quanto semplici e sinceri: penso a frate Leone, frate Masseo, frate Ginepro e altri che resistono nel momento della prova, non ti schivano, anzi sono disposti a dare la vita per te. Mi torna spesso alla mente il Gesù dell’ultima cena: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Dice la Bibbia: Ci sono amici più affezionati di un fratello (Siracide 37), ti amano in ogni circostanza, ti sono fratelli nel giorno delle avversità (Proverbi 17,17). Se vuoi un amico vero, sceglilo nella prova (Siracide 6,7). Mi ricordo un versetto della Bibbia che mi piace molto: Meglio un pezzo di pane secco e la serenità, che una casa dove si banchetta splendidamente e si litiga (Proverbi 15,17 e 17,1). La serenità allunga i giorni della vita, tensione e rabbia la accorciano (Siracide 30,22-24).
 “Frate Francesco, come fai a conoscere la Bibbia fino a citarla così?” 
Sapendo che dovevo rispondere alle tue domande, mi sono preparato”.
“I religiosi, francescani e non, donne e uomini, praticano, per obbligo, tempi di silenzio, il mattino presto e la sera. A che serve?” 
Risponde Frate Francesco: “Il silenzio, il raccoglimento, mi diceva il Maestro in noviziato, è un formatore efficiente. Insegna ad ascoltare la coscienza, a pregare, a vivere per servire, ma, soprattutto, a stare con Dio, ad ascoltarlo. È il silenzio che suggerisce le parole giuste. Quando ho la possibilità di contemplare il cielo stellato dalla finestra della mia cella, m’incanto come davanti a un amico caro. Mi pare che anche S. Francesco si incantasse a fissare le distanze della terra dal cielo. Io godo dell’amicizia certa di Gesù, ma a volte mi accorgo di trasformare l’amicizia in richiesta di cose o di virtù che mi interessano. Mi riconosco in quello che scrive Papa Giovanni XXIII nel suo Diario: Io mi considero un sacco vuoto, che si lascia riempire dallo Spirito.
“Tu temi il giudizio degli altri?”
Ti rispondo con un proverbio tibetano, citato da un mio confratello in un biglietto augurale: Il saggio mette un pizzico di zucchero in tutto quello che dice agli altri e ascolta con un grano di sale tutto quello che gli altri gli dicono”.
“Ti posso fare una domanda un po’ delicata?” 
Prego”.
“Tu pensi qualche volta alla morte?” 
Il problema, fratello, non è pensare alla morte, ma sapere dove si va, dopo la morte. L’ha detto Papa Giovanni XXIII al celebre giornalista Enzo Biagi, incuriosito di conoscere la risposta da un papa, che stimava molto”.
“E del paradiso, che idea ti sei fatto?”
Il paradiso è nascosto dentro di noi - Ora è nascosto anche dentro di me. Se voglio, domani stesso per me comincerà realmente e durerà tutta la mia vita”. “Questa risposta me l’ha inviata un frate francescano della Facoltà Teologica di Padova. È attribuita a un noto romanziere russo”.
“A te non piacerebbe vivere a lungo quaggiù per servire Gesù nei poveri, come discepolo di San Francesco?”
Che domanda! Ma te lo immagini a vedere Gesù in volto, a tu per tu, e a goderlo con tutta l’anima? Dev’essere una pienezza indescrivibile dargli un bacio d’amore. San Francesco c’è riuscito, per questo incanta sempre, anche me”.

Fr. Luigi Francesco Ruffato.

lunedì 20 marzo 2017

IL SEGRETO DELLA FELICITA'

Un giovane incontra Fra Long, giovane frate vietnamita studente a Roma 

"Riuscire a trovare la gioia nella gioia altrui: 

questo è il segreto della felicità!"

[ Georges Bernanos]

venerdì 17 marzo 2017

BASILICA DEL SANTO - GIOVANI CON I FRANCESCANI AL TRIDUO PASQUALE 2017

Basilica del Santo (Pd) - Fra Alessandro prega nella Cappella delle benedizioni
Cari Giovani,
da vari giorni è iniziato il tempo di Quaresima, tempo significativo e necessario nel cammino di ogni Cristiano. Con il cuore e la mente vicini a Gesù che percorre la Via della Croce, vogliamo avere lo sguardo rivolto alla meta che è la Pasqua.
Anche quest’anno,vi proponiamo di vivere con noi frati francescani il Triduo Pasquale presso il convento e la Basilica di S. Antonio di Padova.
  • Dal primo pomeriggio del Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua (13 - 16 aprile).
  • La proposta è per giovani 18-30 anni (ragazzi e ragazze).
  • I posti sono limitati: chi fosse interessato ci scriva quanto prima.
  • L'esperienza è condivisa con le Suore Francescane Elisabettine.
Per iscrizioni :
- fr. Alberto Tortelli: fra.alberto@davide.it
- sr. Barbara Danesi: barbara.danesi@elisabettine.it


Sarà un'occasione unica
  • Per condividere questi giorni con altri giovani e i frati della "Basilica del Santo" (Pd) in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo.
  • Per comprendere e vivere in modo più profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, grazie alle splendide liturgie e alle catechesi offerte.
  • Per incontrare da vicino alcune opere di "frontiera" in cui noi francescani (frati e suore) operiamo (giovani con dipendenze varie, malati terminali..ecc., profughi..).
  • Per stare accanto alla tomba di un umile e famosissimo frate francescano: sant'Antonio di Padova.
  • Per poter "esportare"questa esperienza anche nella tua comunità parrocchiale e cristiana.

Note pratiche
  • Portare Bibbia e quaderno; lenzuola o sacco a pelo, asciugamani, le tue cose personali, abbigliamento adatto per un’uscita all’aperto (il sabato si va sui colli, in un eremo).
  •  Per l’esperienza ciascuno potrà contribuire con un’offerta libera.