mercoledì 17 settembre 2014

Da Cristo prese l'ultimo sigillo

E poi che, per la sete del martiro, 
ne la presenza del Soldan superba 
predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro,

e per trovare a conversione acerba 
troppo la gente e per non stare indarno, 
redissi al frutto de l’italica erba,

nel crudo sasso intra Tevero e Arno 
da Cristo prese l’ultimo sigillo, 
che le sue membra due anni portarno.

Dante, Paradiso XI, 100-108


Cari amici,
il Signore vi dia pace!

Sapevate che anche Dante Alighieri nella Divina Commedia parla di san Francesco? E che per questo il Canto XI del Paradiso è parte integrante anche delle Fonti Francescane? Sì, anche un brano di poesia dantesca fa parte della raccolta della più antiche testimonianze francescane!

A raccontare della vita di Francesco d'Assisi è il domenicano san Tommaso d'Aquino, come nel Canto XII sarà il francescano san Bonaventura a presentare la vita di Domenico di Guzman. La poesia dantesca, come sempre, con la sintesi efficace e l'elegante bellezza delle sue terzine riesce a rendere in breve l'intesa vita del nostro Padre «tutto serafico in ardore» (XI, 37).

San Francesco: dal martirio alle stimmate
Nel giorno della festa dell'Impressione delle Stimmate di san Francesco, 17 settembre, vorrei riprendere brevemente ciò che dice Dante.
Come potete leggere nelle tre terzine riportate qui sopra, egli colloca l'evento delle Stimmate subito dopo il pellegrinaggio in Terra Santa e l'incontro con il Sultano. Nei versi che seguono, poi, racconta immediatamente la morte del Santo.
San Tommaso dice che il Poverello di Assisi «per la sete del martiro, / ne la presenza del Soldan superba / predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro»: come anche sant'Antonio di Padova, san Francesco si reca «tra i saraceni» disponibile, anzi desideroso, di dare la vita per Cristo. Sappiamo anche dalle altre biografie che, ammesso alla presenza di al-Malik al-Kāmil, annunciò a lui il Vangelo e la salvezza in Cristo. Francesco se ne andò da quella corte, senza essersi guadagnato il martirio, ma tanta stima per la sua santità e qualche dono... tra cui il corno d'avorio ancora conservato tra le reliquie della Basilica di San Francesco in Assisi.
San Francesco doveva ricevere un diverso martirio: quello che oggi celebriamo, il dono straordinario delle stimmate, «l'ultimo sigillo» d'amore e dolore che Gesù stesso ha impresso nella sua carne. Sono un segno per lui e per noi di una intera vita profondamente somigliante a quella di Cristo.

Ogni chiamato: dall'immaginare al seguire
Questo cosa può significare per te??
Tutti desideriamo e immaginiamo il nostro futuro per quello che al nostro cuore è dato di intuire. San Francesco ad un certo punto della propria esistenza si è sentito pronto a rischiare: donare e, se necessario, perdere la vita per amore di Cristo e per la conversione di alcuni fratelli infedeli. Questa disponibilità non è stata raccolta dal disegno della Provvidenza nel modo più "prevedibile" del martirio in odium fidei. Il suo martirio mistico è giunto in modo originale, semmai legato alla sua fatica di accettare l'"evoluzione" dell'Ordine, ormai quasi "autonomo" ed "emancipato" rispetto al suo fondatore (come trapela dalle biografie e dalla parabola della Perfetta letizia). E Francesco è stato crocifisso a La Verna per il bene di tutti coloro che si lasciano stupire da questo segno, e in particolare per il bene dei suoi con-fratelli. Dei quali è riuscito ad essere anche alla fine il frate "più" minore.
Assisi. Preghiera Corda pia,
che associa la Passione di Cristo
e le Stimmate di san Francesco.
Per te, che ti poni in ascolto del Signore ti chiama a seguirlo, è immaginare in qualche modo e forma particolare il tuo futuro. In quella immaginazione è nascosta la buona intuizione di ciò che il Signore ti chiede: donarti in modo totale. Spesso, però in questo 'immaginare', la nostra fantasia finisce per distrarsi un po' attorno agli aspetti periferici della vocazione: per esempio, fantasticando un po' sul ruolo nuovo o sul rispetto che riceverò quando sarò prete/frate (?!); o sulla bellezza della vita fraterna nella comunità, quando sarò suora (?!); o sul fatto che saranno finalmente valorizzati i miei talenti... Tutte cose possibili, ma non sempre realistiche... e certamente non centrali, perché spesso più che fare crescere in fede e santità, solleticano e gratificano l'ego.
Una vocazione ti è data perché in essa impari a donarti e ad amare... anche quando per amare è necessario soffrire. Proprio come Francesco chiese e ottenne a La Verna: amare e soffrire come Gesù ha amato e sofferto per noi sulla Croce. La festa di oggi, allora, ti consegna un consiglio pratico: quando noti che la tua fantasia ti porta lontano dal "centro" del tuo discernimento vocazionale, o ti alletta con prospettive "gloriose" che sono tutte da verificare, "fuggi" da questo sentiero ego-centrico e torna a porre i tuoi piedi laddove trovi le orme di Cristo, seguendo lui mentre porti ogni giorno la  tua (pesante ma non impossibile) croce. Il realismo umile di oggi, ti benedirà anche domani...

Buona festa delle Sante Stimmate!!
Il Signore ti dia pace!

frate Francesco


  • Se vuoi leggere tutto il Canto XI del Paradiso dantesco, visita questo sito, ben fatto, sulla Divina Commedia.
  • Per altri approfondimenti sulle Stimmate di san Francesco, puoi leggere i post del 2012 e 2013.


lunedì 15 settembre 2014

Assisi: Vestizione dei Novizi

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace. 
La nostra famiglia francescana dei Frati Minori Conventuali, dopo avere accolto con gioia e speranza, venerdì 12 settembre, presso la Basilica del Santo di Padova un primo gruppo di nove giovani Novizi, ha vissuto il giorno successivo (sabato 13 sett.) un ulteriore commovente momento. Infatti, presso la Basilica di san Francesco in Assisi, ha preso il via un altro Noviziato, composto da ben quindici giovani. Questi, durante la preghiera dei Primi Vespri della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce presieduta dal Custode fr. Mauro M. Gambetti, sono stati rivestiti dei così detti panni della prova (la tonaca) e quindi accolti ufficialmente nella comunità del Sacro Convento. La celebrazione si è svolta nella basilica inferiore, decorata dai mirabili affreschi di Giotto e altri straordinari artisti, ma soprattutto tempio che custodisce da sempre la Tomba di san Francesco, il vero tesoro di quel luogo. 
Di seguito segnalo i nomi (e alcune fotografie) di questi giovani che, con il Noviziato, trascorreranno in Assisi l'anno più significativo e bello del loro cammino vocazionale; al termine infatti, potranno confermare la loro vocazione e chiamata professando i voti di castità, povertà e obbedienza e così diventare finalmente Frati Francescani.

Si tratta di: 
Fr. Pasquale dello Iacovo
Fr. Anicet Ngendandumwe
Fr. Michele Brattoli
Fr. Simone Pagnoni
Fr. Andrea Porceddu
Fr. Flavio Agostini
Fr. Gaetano La Monica
Fr. Alberto Tonello
Fr. Gianluca Catapano
Fr. Giacomo Mangano
Fr. Baptiste Macè
Fr. Ciro Virga
Fr. Thierry Dubrez
Fr. Petar Krasek
Fr. Emanuel Dorcu

A questi giovani Novizi di Assisi, come ai confratelli di Padova, auguriamo un buono e proficuo cammino di discernimento e di iniziazione alla vita francescana. A ciascuno di voi chiedo invece una preghiera speciale per loro come per i formatori incaricati di accompagnarli in questo anno così delicato e speciale.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto
fra.alberto@davide.it


Vestizione
Foto di gruppo  con il Maestro (fra Alfredo) e il vice maestro (fra Mauro)


venerdì 12 settembre 2014

L'anno della prova

Cari amici in ricerca,
davvero questo è tempo di scelte e di passi...

Questa sera abbiamo partecipato di uno di questi passi: in comunità alla Basilica di Sant'Antonio di Padova abbiamo avuto la gioia di accogliere nove nuovi fratelli, che da postulanti sono divenuti novizi, vestendo l'abito in forma di croce che è e dice la nostra identità. Domani altri quindici inizieranno il loro "anno della prova" presso la Basilica di San Francesco in Assisi.
Data l'ora tarda condividiamo solo qualche foto e i loro nomi, in modo da rendervi partecipi di questa gioia e della preghiera per il loro cammino.

Diego
Andrea
Gabriele
Giuseppe
Michele
Davide
Filippo
Attila
Mate

Ricordate al Signore anche fra' Alberto, che come vice-maestro li accompagnerà in quest'anno, affiancando il Maestro di Noviziato, fra' Vincenzo.
Buon cammino a voi... e buona notte!
Il Signore ci doni pace!








sabato 6 settembre 2014

L'abito francescano: colore e significato

Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Giovedì 12 e venerdì 13 settembre, alla celebrazione dei vespri, ripartiranno i Noviziati nelle Basiliche di S. Antonio in Padova (9 giovani) e san Francesco in Assisi (14 giovani). Un momento molto importante e significativo della liturgia di inizio Noviziato, sarà la vestizione, da parte dei candidati, dell'abito (tonaca) francescano.  Poichè molti di voi spesso mi chiedono notizie su questo "indumento" tanto particolare che caratterizza noi frati, vi ripropongo un "post" di qualche tempo fa in cui, sia pure sommariamente ne spiegavo l'origine, il significato e anche il perchè, nel tempo, abbia assunto diversi colori... Mi auguro che questo articoletto vi aiuti a chiarire i vostri interrogativi, ma soprattutto ad innamoravi sempre di più della nostra vita di frati e seguaci di Francesco; una scelta di vita e una vocazione che anche attraverso l'abito siamo chiamati a manifestare in umiltà e minorità, ovunque e a tutti. Vi invito anche a pregare per i giovani Novizi all'inizio di questo anno tanto importante per loro.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto

Narbonne: frati e giovani francesi
DOMANDA DI LUCA
caro p. Alberto, mi chiamo Luca, ho 16 anni e ho partecipato ad una recente (bellissima) settimana di spiritualità per adolescenti con i vostri frati in Assisi, al Sacro Convento presso la Basilica di san Francesco. Sono rimasto colpito dal vostro abito: alcuni lo portano di colore nero altri di color cenere-grigio. Che significa? E perchè portate questo abito così fatto e con queste differenze? E perchè poi ad Assisi si vedono tante altre fogge di abiti e colori? Grazie! Luca
Assisi-Estate 2014: campo adolescenti
RISPOSTA DI F. ALBERTO
Caro Luca, grazie per la tua domanda che, per la verità mi hanno già posto in molti.Ti rispondo alquanto sinteticamente promettendomi di ritornare sull'argomento in modo più completo più avanti.
Parto da una precisazione. San Francesco ha fondato tre Ordini: il primo-religioso maschile (i Frati), il secondo- religioso femminile (le Suore Clarisse), il terzo per i secolari di ambo i sessi ( I Laici) .

a) Il PRIMO ORDINE FRANCESCANO (è il ramo maschile degli Ordini fondati da S. Francesco-i frati!) è composto da 3 famiglie religiose; vi  sono i Frati Minori Conventuali (la famiglia alla quale anche io appartengo), vi sono poi i Frati Minori (Osservanza) e i Frati Minori Cappuccini e ciascuno con un abito proprio (simile , ma anche diverso: un saio, un cappuccio, un cingolo). Anche in anni recenti sono sorte poi tante congregazioni e società religiose che si ispirano a san Francesco, ma che NON appartengono giuridicamente all'Ordine Francescano, anche se qualche volta si presentano per tali. Questo per dire che vi è in effetti anche una miriade di gruppi e movimenti "francescani"che possono creare più di qualche domanda circa l'abito francescano  "doc" e non solo.... Dunque non tutti gli abiti religiosi simil-francescani che vedi attorno in realtà sono  tali..se non per qualche lontana somiglianza. E credo che ad Assisi tu abbia potuto constatare quanta varietà e fantasia ci sia in merito con abiti di tutte le fogge!!!

b) ORIGINE DELL'ABITO : Mi limito nella mia risposta partendo dall'esperienza di san Francesco e sottolinenando in particolare la tradizione dei Frati Minori Conventuali a cui appartengo (il ceppo più antico  e ininterrotto delle famiglie francescane).  In un certo senso Francesco è una sorta di stilista..., lui stesso infatti si confeziona un abito che rappresenta anche esteriormente la sua scelta di vita. Il Poverello di Assisi infatti, dopo la sua conversione e  la decisione di vivere radicalmente il Vangelo, dicono le cronache  che" si confeziona da sè una veste che riproduce l'immagine della croce, per tenere lontane tutte le seduzioni del demonio, la fa ruvidissima per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi e peccati, e talmente povera e grossolana da rendere impossibile l'invidiargliela" (FF.1432). Francesco è il discepolo fedele che mette in pratica alla lettera ogni parola di Gesù (cfr. Mt 10,10) e così eccolo sciogliere la cintura che aveva ai fianchi e sostituirla con una corda (il cingolo), non portare calzature..non avere nulla.. E' una scelta spirituale, ma è anche una scelta che lo mette vicino e prossimo alla tanta gente povera che più o meno vestiva a quel modo: un sacco ruvido con un cappuccio contro la pioggia, e una corda ai fianchi.
I frati seguirono dunque il suo esempio e ben presto si distinsero e identificarono proprio per questa veste  fatta a forma di croce e un cingolo ai fianchi.

c) IL "GRIGIO" COLORE ORIGINARIO : Poichè per confezionare la tonaca si tesseva della lana grezza (non tinta), alla maniera più semplice e povera, il colore appariva di un CENERINO-GRIGIO, con varie tonalità ora più chiare ora più scure (in base alla lana che si aveva a disposizione). Il colore dell'abito francescano pertanto fu ben presto definito come grigio-cinerino per tutti i francescani, tanto che San Bonaventura nelle sue costituzioni così prescriveva la trama della stoffa: "due fili neri e uno bianco". I dipinti antichi attestano il colore cenerino come tipico dei francescani della prima ora, i frati "della comunità"o conventuali, tanto che nei paesi anglosassoni i Frati Conventuali erano e sono ancora chiamati i GREY FRIARS (frati grigi). La storia però ci mise uno zampino...e pesante.
Frati con alcuni giovani postulanti ungheresi
d) LE VICISSITUDINI STORICHE : Con Napoleone, e le varie soppressioni (la confisca di tutti i conventi e il divieto di vivere da frati), in Europa i Frati Conventuali riuscirono in qualche modo a sopravvivere (spesso in tacito accordo con le autorità locali) e a restare in qualche loro chiesa TINGENDO la Tonaca di NERO (il colore della talare dei preti diocesani che soli potevano operare e fare pastorale ). Passata la burrasca napoleonica, il colore nero rimase nei paesi europei toccati dalla rivoluzione francesce, mentre continuò ad essere portato cenerino/grigio in tutto il resto del mondo.
Qunidi, caro Luca,  il colore dell'abito che inizialmente era grigio per tutti i frati francescani, (anche per Osservanti, Riformati e Cappuccini) via via si è modificato.  Anche il più comune e riconoscibile abito "marrone" francescano che spesso avrai notato in Assisi (è l'abito dei frati Minori Osservanti e dei Cappuccini), in realtà ha pure una storia recente. Per i Frati Osservanti infatti il passaggio dal cenerino al marrone, iniziato in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, verrà prescritto per l'intera "famiglia" solo a fine Ottocento con l'Unione Leoniana (1897) che radunerà sotto la dicitura di Ordine dei Frati Minori i tanti rivoli dell'Osservanza (i frati che hai visto a S. Maria degli Angeli); mentre i Cappuccini già lo avevano adottatto da tempo.


Oxford 2014: Dopo 500 anni dall'espulsione, il ritorno dei Grey Friars
Questo può spiegarti almeno in parte caro Luca il perchè di varie tonalità nell'abito francescano (nero, grigio, marrone..) e in modo particolare perchè noi Conventuali abbiamo l'abito con due colorazioni: nero (per lo più in Europa) e grigio (nel resto del mondo). Va detto che da qualche anno, vi è all'interno del nostro Ordine la spinta e il desiderio di molti di ritornare tutti all'unico e originale abito grigio. In realtà la cosa non è poi così semplice anche perchè in varie nazioni europee il nero ormai ci identifica da secoli come francescani e soprattutto è associato e legato alle storie forti e nobili di tantissimi frati che, con questo abito nero, si sono spesi, hanno sofferto e hanno dato grande testimonianza di vita cristiana e francescana. Penso ai frati perseguitati durante il comunismo in Polonia o in Romania e nei paesi dell'Est, penso alla testimonianza di P. Massimiliano Kolbe (che amava e preferiva l'abito nero), penso a P. Placido Cortese (frate del Santo-Pd e direttore del Messaggero di S. Antonio) arrestato e ucciso dalla Gestapo; penso anche all'amore di tanta gente verso generazioni di francescani abitualmente riconosciuti con questo abito (per es. nelle grandi basiliche dove noi frati Conventuali siamo e che custodiamo da sempre: San Francesco ad Assisi e S. Antonio a Padova...i Frari a Venezia...S. Croce a Firenze..). Dunque la questione "nero o grigio" credo che ancora proseguirà.., ma non è un gran problema., mi pare!

e) IL SIGNIFICATO DELL'ABITO
Caro Luca, se il colore dell'abito è dunque legato anche a vicissitudini storiche, molto più mi interessa ribadirne il significato profondo. E' un segno di consacrazione prima di tutto per il frate stesso. Ogni volta che lo indossa, l'abito gli ricorda che non appartiene più a se stesso, ma a Gesù Cristo e con la sua forma di Croce gli ripropone la sequela di Gesù  Crocifisso. L'abito in tal modo è segno tangibile e visibile anche per gli altri: testimonia infatti (e questo a volte scandalizza e provoca qualcuno) che ci sono ancora persone che credono in Gesù Cristo e si giocano tutta la loro vita per Lui (certo presentarsi agli altri con l'abito richiede anche la responsabilità di non far fare brutta figura a Colui di cui ci si proclama discepoli). L'abito inoltre è un segno di fraternità e di appartenenza alla nostra famiglia francescana e bene esprime l'uguaglianza e lo spirito di amore e comprensione  e di unità che sempre deve regnare fra noi tutti. L'abito è quindi un forte segno di povertà. Il frate infatti è un uomo libero dalle mode e dalle ricercatezze come dalle mille novità indotte dal consumismo contemporaneo che molto esalta l'esteriorità e poco la dimensione spirituale. Il francescano dunque, sempre testimonia anche nel vestire, quella sobrietà e essenzialità che rimanda ad una fiducia incondizionata nella Provvidenza che non fa mancare nulla alle sue creature. L'abito francescano è pertanto il segno di "un di più"; è una chiara indicazione oggi più che mai forte e provocante, che il Signore Gesù può essere ancora "il tutto" per la vita di un uomo. E Dio solo sa quanto questa nostra triste e stanca società abbia bisogno di segni evidenti che subito e immediatamente richiamino il Cielo. Certo, portare sempre l'abito, (lo dico per esperienza personale!) qualche volta non è per niente facile: in certi contesti ti aspettano il dileggio, la supponenza, la malcelata indifferenza se non il sarcasmo e l'offesa. Ma non è forse questo che il Signore Gesù ha promesso a coloro che lo seguono e gli danno testimonianza... insieme però al centuplo quaggiù e l'eternità?
«In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna».

E TU CARO LUCA...Che "abito" pensi di mettere nella tua vita? Se hai qualche desiderio francescano e se dopo questa descrizione sufficientemente disordinata forse sei ancora curioso della nostra vita..attendo tue notizie. Ne possiamo riparlare! Il Signore ti dia pace. frate Alberto (fra.alberto@davide.it)
Brescia-Convento san Francesco:Comunità del Postulato 2013-14

venerdì 5 settembre 2014

Tempo di scelte per giovani e frati

Cari amici "in ricerca", ormai l'estate ci regala i suoi ultimi bagliori (per la verità alquanto nuvolosi) e tutto riparte: la scuola, gli impegni, la programmazione, l'animazione in parrocchia, lo sport...ecc..ecc.. Per molti GIOVANI che in questi giorni mi stanno scrivendo, settembre è anche il mese in cui si attuano decisioni e impegni che segneranno la vita; per alcuni per es. si tratta del primo anno di università.....o di una prima esperienza lavorativa. In questo clima di "partenza", vi sono anche coloro che stanno valutando di intraprendere un cammino di "discernimento vocazionale" (parole che spaventano e atterriscono molti!!!) e quindi di partecipare a qualche corso vocazionale (francescano e non solo) come per es. al GRUPPO SAN DAMIANO oppure al corso PORZIUNCOLA o altri itinerari analoghi di verifica. Non sono mai passi facili: si tratta di mettersi in gioco e in docile ascolto; si tratta però finalmente di accogliere una Voce percepita nel cuore...una Voce che chiede di essere portata alla luce senza fughe o timori. E' bello (e per niente scontato!) che dei giovani cristiani ancora desiderino interrogarsi con umiltà riguardo alla Volontà del Signore!
Assisi-estate 2014: campo maturandi
La fine dell'estate è però il tempo in cui solitamente, anche i GIOVANI FRATI "piantano" dei punti fermi nel loro cammino. Alcuni giorni fa infatti (sabato 30 agosto) ben 11 giovani hanno emesso la Professione Semplice al termine del Noviziato presso la Basilica di san Francesco in Assisi. Si tratta dell' impegno a vivere in povertà, castità e obbedienza, sperimentando la vita francescana ora solo per tre anni, ma con lo sguardo già rivolto ad una scelta definitiva e totale con la cosi detta Professione Solenne per l'intera esistenza. E' la tappa che due cari confratelli, fra Enrico Piacentini e fra Gabriele Terzi, compiranno prossimamente, al termine ormai dei loro studi teologici e del cammino di formazione percorso in questi anni. La celebrazione si svolgerà presso la Basilica di S. Antonio (Pd), sabato 11 ottobre alle ore 15,00. Invito tutti a pregare per loro il Signore Gesù e la Vergine Maria Immacolata, Regina dell'Ordine Francescano, Regina delle Vocazioni.
Vi benedico. fra Alberto
frati in preghiera

giovedì 4 settembre 2014

Ad ogni chiamata rispondo "NO" !

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace. 
Oggi pubblico una bella lettera giuntami da Mirko, un giovane bergamasco, che mi racconta la sua storia vocazionale alquanto travagliata, costellata di NO, ma anche dalla buona e fedele e "ingombrante" presenza del Signore. Il Signore infatti è "ostinato" nel volere bene e nel rivolgere la sua chiamata a coloro che da sempre ha nel cuore. Mirko mi scrive di avere tanta paura; l'ho incoraggiato e rincuorato nella convinzione che Gesù non vuole "fregare" nessuno, anzi!! Gli ho dunque consigliato di rivolgersi ai nostri frati di Brescia e finalmente di "darsi il permesso" di iniziare un cammino di discernimento e così finalmente anche intraprendere (con altri ragazzi) un itinerario vocazionale (il Cammino del Gruppo san Damiano); una cosa in fondo tanto desiderata e tanto rimandata in questi anni!!! La storia di Mirko insegna a tutti noi, come la "fuga" o "il fare finta" che alcune domande e intuizioni e richiami interiori non esistano, sia una strategia che non funziona. Arriva, infatti, sempre il momento in cui si sente necessario l'affrontamento, l'assunzione di una responsabilità, la necessità di non scappare più, di farsi aiutare, di fare un cammino per comprendere dove andare e capire cosa il Signore ci chieda per la nostra vita. Ciò che è importante però è  anche non lasciare "scadere" il tempo utile per un inizio (non tutte le stagioni della vita sono buone a ciò!), superando la perenne tentazione al rimando, così come il non lasciarsi sedurre dalla menzogna ingannatrice del "per ora mi diverto" che tanto avvelena i giovani. "Alzati e cammina".."Io sono la via..Io la verità..Io la vita": ecco l'invito e le parole che a ciascuno Gesù rivolge! Fidiamoci!
Al carissimo Mirko e a tutti voi in ricerca, auguro un buon cammino  sempre innalzando al Signore la nostra Lode per le meraviglie che sa operare nel cuore di tanti giovani.
Fra Alberto
Sul Cammino di Santiago...sul Cammino della Vita!
LETTERA DI MIRKO
Ciao padre Alberto, mi presento:
Mi chiamo Mirko, ho 29 anni e sono di un paese in provincia di Bergamo.
Lavoro in un negozio e mi sono laureato 3 anni fa in giurisprudenza.
Sono stato per 10 anni educatore e anche presidente parrocchiale di Azione Cattolica fino a 2 anni fa fino a quando il Parroco è volato in cielo.
Le spiego brevemente il motivo di tale mail:
Sono passati ben 15 anni da quando il Signore mi ha chiamato la prima volta, avevo 14 anni, Francesco mi folgoró (dopo un viaggio ad Assisi)! Ho vissuto alcuni anni in funzione di lui, pensavo fosse qualcosa di passeggero, ma così non è stato.
Volevo chiederle come è possibile che per ben 15 anni il Signore sia così ostinato nel chiamarmi tutti i giorni, sia in quelli tristi che in quelli felici...
Io, puntualmente ad ogni chiamata rispondo "No"...
Ma non ho più la forza di correre via... Non ho più fiato...
Vorrei abbandonarmi tra le sue braccia. Ma ho paura... Paura di fermarmi e di afferrare la sua mano... Lui mi dona sogni, segni e quella voce che ogni giorno sento dentro di me che mi dice: "segui Francesco e arriverai a me...".
Io ho fatto di tutto per allontanarmi da  Lui, ma Dio non mi lascia... Mai!
Le chiedo la cortesia di indicarmi qualche strada... O qualcuno che mi possa aiutare a capire... Io sono stanco di scappare e so che fin quando non mi avrà, il Signore non mi lascerà...


Gesù 
disse al paralitico: 

“Alzati, 
prendi il tuo lettuccio 
cammina" 

(cfr Mc 2,1-12)




                               Io sono la Via....
                               Io sono la Verità...
                               Io sono la Vita...

                                  
                               Io sarò con te !

martedì 2 settembre 2014

Il 17 settembre entro in monastero

Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. 
Oggi riporto la lettera giuntami alcuni giorni fa da parte di una ragazza con la quale sono stato in contatto tramite il blog. Si tratta di Agnese che, neolaureata in medicina, mi comunica che a breve (il 17 settembre) entrerà fra le suore Clarisse nel monastero di Cademario (Svizzera). Invito ciascuno ad elevare al Signore una preghiera e un canto di grazie  per le meraviglie che ha operato e a sentirci tutti spiritualmente uniti ad Agnese in questo suo passo tanto bello quanto impegnativo e audace. 
Il tuo esempio carissima Agnese, appassioni e sproni ancora tante ragazze e giovani che come te sentono in cuor loro il richiamo misterioso e affascinante della chiamata del Signore. 
A Lui sempre la nostra Lode. Fra Alberto


LETTERA DI AGNESE
Caro fra' Alberto, mi avevi chiesto di farti sapere la prosecuzione del mio cammino...ed eccomi qui! Il 24 luglio mi sono laureata col massimo dei voti in medicina, il 26 ho fatto una festa bellissima e il 27 ho parlato coi miei...ma soprattutto il 17 settembre entro nel monastero di Cademario! Parto "con timore e gioia grande"! Non sono stati giorni facili con i miei genitori, ma il Signore non ha smesso di ripetermi la stessa parola: "fidati!". La fiducia in Lui è una grande Grazia, e non viene meno, donandomi grande serenità anche in questo momento così arduo! Mi sento sempre più "svuotata", e penso che questo sia un grande segno di Grazia: mi sembra di non aver più nulla da dire se non Gesù Cristo stesso. Non ho più nulla da dire neanche a me stessa, se non le parole di Chiara prima della sua morte: "Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta, perché hai buona scorta nel tuo viaggio! Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e, sempre guardandoti come una madre il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore". "Spogliarsi" delle cose materiali e rendere autentici i rapporti con il mio "annuncio scioccante" è veramente ciò che ci rende felici: fidiamoci e doniamoGli tutti noi stessi, per come possiamo! E già da ora vedo che davvero la fiducia in Lui porta grandi frutti...frutti di pienezza, di crescita, di comunione! Ti chiedo di pregare tanto per me, perchè faccia verifica nella verità (come già dice il termine). Grazie per avermi accompagnata nel cammino di discernimento col tuo blog! Un abbraccio. Agnese