lunedì 17 settembre 2018

FESTA DELLE STIMMATE DI SAN FRANCESCO


Pace e bene, cari amici in ricerca vocazionale.
Facciamo oggi, 17 settembre, memoria delle stimmate di san Francesco. Il Poverello d’Assisi è nella storia della chiesa il primo cristiano ad essere segnato dalle impronte della passione del Signore nel suo corpo. Gli resteranno impresse fino alla morte, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226 a Santa Maria degli Angeli. E così, egli che aveva voluto in tutto farsi simile a Cristo per la sua radicale scelta di vita evangelica, ne diventò anche fisicamente il riflesso vivente, il ritratto visibile, l’alter Christus.
Ma come avvenne questo fatto misterioso?
San Francesco, due anni prima di morire, si trova alla Verna, un monte selvaggio – un «crudo sasso» come lo descrive Dante Alighieri – che s’innalza verso il cielo nella valle del Casentino.
Qui è giunto per vivere in solitudine quaranta giorni di digiuno e preghiera in preparazione alla festa dell’Arcangelo Michele di cui è devoto. Il santo d’Assisi è particolarmente legato a questo luogo, ottenuto in dono dal conte Orlando signore di Chiusi. La leggenda che vuole le enormi fenditure e le caverne che lo caratterizzano generate al seguito del terremoto che seguì alla morte di Gesù in croce sul Golgota, affascina e attrae oltremodo Francesco.
Qui gli è più facile meditare la Passione del Signore e partecipare intimamente ad essa.
Qui può innalzare un’intensa preghiera che bene esprime tale stato d’animo:
“O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la seconda si è ch' io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amoredel quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori” (dai Fioretti).
Questa invocazione non rimane inascoltata. È fatto degno, infatti, dopo una notte di preghiera, di ricevere misteriosamente sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo: le mani, i piedi e il costato trafitti. Il prodigio avviene in maniera così mirabile che i pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa un’ora il monte della Verna avvolto di un vivo fulgore, tanto da temere un incendio.
Ecco come san Bonaventura, suo biografo, riporta l’episodio:
«Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito» (Leg. Maj., I, 13, 3).
Cari amici, se l’esperienza di Francesco fu unica e straordinaria, in realtà, questo «incendio dello Spirito» è possibile e praticabile anche per ciascuno di noi. Tutti, infatti, possiamo provare ad imitarlo ricercando una sempre maggiore intimità e amicizia con Gesù, meditando devoti la Sua passione, contemplando ardenti il Suo volto, ripercorrendone appassionati le orme, rinnovandone i gesti e i sentimenti di bontà e compassione, ascoltando disponibili la Sua voce, lasciandoci toccare docilmente dal Suo amore. Anche noi chiamati così ad essere, come Francesco l’alter Christusil riflesso vivente, il ritratto visibile, una presenza tangibile del Signore Gesù e del suo messaggio di salvezza per ogni uomo.
A Lui sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 16 settembre 2018

CHI SONO IO ?

Domenica 16 settembre 2018
XXIV Domenica del tempo Ordinario (Anno B)


Dal Vangelo di Marco (8,27-35)

Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente, chi dice che io sia?”. Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti”. Ed egli domandava loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. (...) «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà
».



«Ma voi chi dite "che io sia"?» , è la domanda che, nel Vangelo di questa domenica, Gesù rivolge ai suoi discepoli. Una domanda indirizzata oggi anche a ciascuno di noi, personalmente, proprio perchè in cammino e in ricerca vocazionale.

Non è certo un interrogativo da poco o di circostanza. La risposta, infatti, prima ancora che l'identità di Gesù, chiama inevitabilmente in causa la nostra esperienza viva di Lui e in fondo, la nostra stessa identità: "chi sono io" . Viene a svelare lo spessore e la nostra qualità di discepoli del Signore; se lo conosciamo per "sentito dire" oppure se davvero lo stiamo ascoltando e incontrando e imparando ad amare e desideriamo seguirlo per "come è veramente"
E come è veramente Gesù? Qual è la sua vera identità? Ce la dice Lui stesso preannunciando la vicenda drammatica che si sta profilando nei suoi riguardi:  Il Cristo sperimenterà l'odio, dovrà soffrire, essere tradito e rifiutato, essere ucciso. Lo attende una croce, che per amore infinito e senza riserve, ha però deciso di accogliere e portare e riplasmare, così che la morte possa essere finalmente vinta e la salvezza donata ad ogni uomo. 
Al discepolo, non può pertanto che non essere affidata questa stessa missione, la medesima identità:  “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua ". 
Che ne pensi di questa proposta?
E' questa la strada che desideri seguire, come discepolo del Signore?
Sei disposto a portare la croce con Gesù?




venerdì 14 settembre 2018

SAN FRANCESCO E L'AMORE ALLA CROCE

Pace e bene
cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina.
Oggi si celebra nella Chiesa la festa dell'esaltazione della Santa Croce di Cristo. 
La Croce è il simbolo cristiano per eccellenza che subito ci contraddistingue dai fedeli di altre religioni. La onoriamo, la baciamo, la portiamo al collo… Ancor più per noi francescani e la nostra vita, la Croce è un riferimento costante e irrinunciabile.


La croce, scandalosa e assurda per il mondo
Ma la fede nella Croce, nel Dio crocifisso, non è certo scontata! Anzi, ha scandalizzato da sempre molti. Ecco cosa ne pensava un famoso intellettuale, Nietzsche: "la fede nella croce assomiglia straordinariamente ad un continuo suicidio della ragione". 
Lo aveva del resto già annunciato Paolo: "Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo Crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio".(1Cor 1,18-25). Il “Vangelo della Croce” è “assurdo” per il mondo. 
  • Contemplando la croce San Francesco amava autodefinirsi un "novello pazzo" riferendosi proprio a san Paolo, alla follia della croce. Una pazzia che consisteva nel voler vivere secondo il Vangelo, prendendolo alla lettera e trasformandolo in vita.


La Croce: manifestazione dell’amore di Dio. Dio è Amore
Dice il Vangelo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…" (Gv 3,16)). E Paolo aggiunge: “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me" (Gal 2,20).
Infatti: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete i miei amici...” (Gv 15,13). 

Sul Golgota appare chiaramente che “Dio è Amore” (1Jn 4,16). Amore che dimentica il male, che tutto perdona, che a ciascuno - senza esclusioni o preferenze -  si rivolge e si offre e si dona.


  • L’Amore non è amato: secondo alcuni racconti era questo il grido e lo strazio che spesso risuonava nel cuore e sulle labbra di San Francesco di Assisi. Egli, per amore del Signore sofferente, non si vergognava di piangere e lamentarsi a voce alta così : “Piango la Passione del mio Signore. Per amore di Lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo” (FF 1413).

La Croce di Cristo è la “buona notizia”
La croce è la “buona notizia” per il mondo, quella che illumina tutte le altre, quella che importa veramente. 
Lo scrive Paolo ai Corinzi: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (2Cor 2,2).
Dio, nonostante le cattiverie degli uomini muore per noi e per la nostra salvezza sul Calvario. 
Ecco la “buona notizia” da diffondere, annunciare e far conoscere. Ne va della salvezza delle persone, dei giovani, degli anziani, degli sposi..delle donne, dei ragazzi..di tutti!!

  • Per questo San Francesco, spesso ripeteva ai suoi frati: “Non ho bisogno di molte cose: conosco Cristo povero e crocifisso” (2Cel 105).

Gesù Crocifisso, modello del discepolo
Lo aveva detto Gesù: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,38). 
Non è facile essere cristiano! Per esserlo, è necessario imitare Gesù, seguirne le orme, prendere ogni giorno la propria croce, offrire anche la nostra vita in amore a Dio e ai fratelli, come fece Gesù, il quale “patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme” (1Pt 2,21).
Soltanto così il cristiano, come Gesù, diventa "un essere per gli altri e per il mondo".


  • San Francesco, ben consapevole di questo, all'inizio della Regola (Rnb 1,1)  così prescrive: "La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l'esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi (Lc 18,22; Mt 19,21); e: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24).

Scendere dal Golgota nel mondo
Oggi, dunque siamo invitati a contemplare l'amore crocifisso di Gesù per la nostra salvezza; e in ginocchio, ai piedi della croce è bello  e commovente ripetere le parole di San Francesco: 
Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,… e ti benediciamo, perché per la tua Santa Croce hai redento il mondo”. Amen.
Bisogna però ritornare al mondo partendo da questo Calvario.
E' necessario che questo annuncio ed esperienza d'amore raggiunga tutti, l'umanità intera e trasformi, risani, guarisca, ripari...


  • San Francesco, nella Chiesetta di San Damiano, “pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso, udì queste parole per tre volte: “Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!” (FF 1038). Si trattava della Chiesa che “Cristo acquistò col suo sangue”, dice il testo. E così Francesco, “munendosi col segno della croce”, incominciò la sua missione. 

Carissimi,
che san Francesco ci doni un poco del suo amore a Cristo crocifisso.

giovedì 13 settembre 2018

COME ESSERE FELICI?

Assisi : fra Simone e fra Mirko
PER ESSERE FELICI 
NON BASTA ARRAFFARE CON FOGA 
LA VITA
MA BISOGNA TROVARE 
IL CORAGGIO DI VIVERLA 
(Alessandro D'Avenia)

E TU....COME STAI CONDUCENDO LA TUA VITA ...???? 

lunedì 10 settembre 2018

LA STRADA ... E' POSSIBILE?

"Io sono la Via , la Verità e la Vita" (Gv 14,1)

LA STRADA NON E' IMPOSSIBILE,
DA QUANDO L'IMPOSSIBILE
SI E' FATTO
NOSTRA STRADA.

Søren Kierkegaard

venerdì 7 settembre 2018

NON LASCIARTI RUBARE I TUOI SOGNI


Caro amico in ricerca,
il Signore ti dia pace.

Sono convinto che se in qualche modo sei capitato a leggere questo blog, non sia per caso o per pura coincidenza.  Le nostre escursioni segrete nel vasto mondo del Web, infatti, fanno emergere spesso quanto di più nascosto e indicibile ci portiamo nel cuore. 
I grandi desideri e i sogni più nobili e inespressi, gli aneliti dello spirito che a volte neppure a noi stessi riusciamo a dire pienamente, eccoli dunque rivelati da una banale tastiera e da un monitor appolaiato sulla scrivania della tua stanzetta!!

E' incredibile come il Signore sia al riguardo molto moderno e all'avanguardia, tanto da servirsi anche di internet per rivelarti e indicarti una via, per suggerirti dei SOGNI e dunque una direzione, una strada per la tua giovinezza e il tuo futuro!! 

Ma ti prego!!
Come diceva Papa Francesco ai giovani italiani in un recente raduno al Circo Massimo:
  • Non lasciarti rubare i tuoi sogni”, “La vita non è una lotteria, la vita si fa!”.
  • I sogni sono importanti”, perché un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato, non potrà capire la vita, la forza della vita”.
  • E’ triste guardare un giovane da divano. Giovani senza sogni, che vanno in pensione a 20, 22 anni”. Un giovane che sogna va avanti, non va in pensione presto!”.
  • I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noiIl contrario dell’io è il noi, non il tu". 
  • I veri sogni sono i sogni del noi. I sogni grandi sono estroversi, condividono, generano nuova vita. E i sogni grandi hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza.
  • I sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti
  •  “Non lasciatevi rubare i vostri sogni”.

E tu..che ne è dei tuoi sogni?
Stai forse facendoteli anestetizzare o rubare? 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



giovedì 6 settembre 2018

PERCHE' LASCIARE TUTTO PER SEGUIRE GESU'?


Lasciare tutto per seguire Gesù ? 
Ma non è eccessivo? Ma bisogna per forza abbandonare tutto per poterlo seguire? Tutto , infatti, significa: la nostra vita, i nostri desideri, i nostri mezzi di sussistenza, le nostre famiglie, gli affetti! Non è che Gesù sia troppo esigente? !! E inoltre, se ogni persona lasciasse TUTTO, veramente TUTTO, il mondo  stesso come potrebbe funzionare? E allora? Allora tentiamo di meglio comprendere … 

Il libro del Deuteronomio  (Dt 6, 4 – 5) ci può aiutare :
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. 

La parolatutto ritorna tre volte e appare legata al verbo ‘amare‘. Questo significa che non ci è possibile comprendere questo "lasciare tutto per seguire Gesù", se non ci collochiamo nella prospettiva dell'Amore.   Al riguardo, tre aspetti meritano di essere evidenziati :
1) Questo appello a lasciare TUTTO ci riguarda e coinvolge .... TUTTI.
Nessuno è escluso, laici o consacrati, e qualunque sia il nostro stato di vita (sposati o celibi). Questo TUTTO è semplicemente più o meno radicale a secondo della specifica vocazione di ciascuno, della chiamata che il Signore ha su di noi . E il suo appello, il suo invito, è sempre potente!! Come non ricordare per es. la forza della chiamata di Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, quando essi facevano il loro mestiere di pescatori sul lago di Tiberiade? 

E' l'evangelista Matteo a descrivere l' episodio (Mt 4, 18-22):
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Idem per la chiamata di Matteo, un esattore delle imposte. E' lui stesso a raccontarci come avvenne (Mt, 9, 9) :
Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
E Zaccheo, un altro esattore d’imposte, pubblico peccatore (Lc 19, 5 – 6) :
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
E Bartimeo, il cieco che mendicava ai bordi della strada (Mc 10, 49 – 50) :
Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
E tanti altri ancora! Quando la chiamata del Signore Gesù risuona, l'uomo di buona volontà non tarda, non rimanda… Sia che la chiamata consista nel seguire più da vicino Gesù come gli apostoli, o anche più semplicemente come un  invito a cambiare vita, a convertirsi (vedi Zaccheo o Bartimeo)…
2) Ma allora qual è questo TUTTO che noi dobbiamo essere pronti a lasciare? 

Questo "tutto" è simboleggiato dal mantello che getta via il cieco Bartimeo. Esso rappresenta della realtà e situazioni molto ampie e variegate della nostra vita.
Riguarda, infatti, tutto ciò a cui siamo troppo aggrappatti, tutto ciò che ci rende schiavi e ci priva della libertà.


Potrebbero essere
= le ricchezze e i beni a cui siamo troppo attaccati,
= la nostra famiglia, degli amici, una persona particolare a cui siamo troppo attaccati,
= le nostre idee, il confort e il benessere a cui siamo troppo attaccati,
= degli hobbies, uno sport, il cellulare o il nostro PC se siamo a queste cose troppo attaccati…

Ma anche potrebbero essere:
dei vizi da cui non riusciamo  a prendere le distanze,
= abitudini e atteggiamenti disordinati che condizionano il nostro agire,
= peccati in cui ricadiamo e che ci schiavizzano,
= pregiudizi, pigrizie, compromessi in cui ci fa comodo stare..

Queste liste non sono certo esaustive. Ognuno di noi del resto sa dove e da chi è fatto più prigioniero, da chi e da che cosa è tenuto in ostaggio!! Tutto questo ci conduce ad un terzo aspetto su cui riflettere.

3) Che significa essere troppo attaccati? 
Qualche estratto luminoso della Parola di Dio ci può aiutare nel trovare una risposta : 

«Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. » (Mt 10, 37 – 39)

E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti». (Mt 8, 21 – 22)

«Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze. (Mt 19, 21-22)
In questi brani vediamo come Gesù non condanni il fatto di essere ricchi o gli affetti e i legami legittimi fra genitori e figli. Ma questi legami e affetti, tutte le nostre relazioni  nei riguardi di persone o beni materiali devono essere ordinati . 

Quando un affetto non è retto e ben orientato, esso diviene fine a se stesso e non più un mezzo per raggiungere il Signore ed incontrarlo. Esso diviene allora per noi un idolo che prende il posto di Dio. E così, senza rendercene conto, indirizziamo e costruiamo la nostra vita attorno ad esso, ma perdendo in tal modo la nostra libertà. 

Possiamo pertanto dedicare l'intera nostra vita per esempio ad ammassare denaro, dimenticando che questo non è che un mezzo per fare il bene. In tal caso, tutte le nostre azioni sono guidate e indirizzate dall'idolo (denaro, affetti, sensualità, potere, avere, lavoro, beni..) e non più dallo Spirito Santo. E così ci si ritrova incapaci di rispondere alla chiamata del Signore, anche quando è evidente il suo appello, diventando conseguentemente tristi come il giovane ricco del Vangelo.
Il Signore ci invita ad un distacco radicale, ad una sana e santa presa di distanza da tutto ciò che ci distoglie da Lui.  Con il suo aiuto possiamo liberarci da tutti i legami che ci imprigionano e incatenano, impedendoci di compiere la volontà del Signore.
Questo cammino di essenzialità è l'unica via, certo esigente, a condurci verso il DONO DI SE'. La si impara, mai dimenticando che il fine ultimo della nostra vita è solo Dio; tutto il resto viene dopo in quanto parziale e limitato e destinato a dissolversi. E' questo un cammino di felicità, di fecondità e libertà, verso una vita pienamente realizzata. La conferma? La ritroviamo ancora nella Parola di Dio :
E Gesù disse loro: «In verità vi dico, chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19, 29).

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



testo tratto da : Vocation franciscaine