lunedì 11 dicembre 2017

COS'E' LA VOCAZIONE ? COME SCOPRIRE LA PROPRIA VOCAZIONE?

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Che senso ha parlare oggi di vita come "vocazione" e di "chiamata" da parte del Signore? Ma che cos'è questa "vocazione"? Sono temi,  per la verità, su cui ho già scritto molto in vari POST e che potete consultare nel blog.
Vi propongo al riguardo un altro interessante contributo, tratto da una recente intervista rilasciata dal cardinale LUIS ANTONIO TAGLE (filippino).

A tutti auguro ancora un buon cammino verso il S. Natale. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode

fra Alberto (fra.alberto@davide.it

ASSISI-BASILICA DI SAN FRANCESCO
GIOVANI NOVIZI IN PREGHIERA
INTERVISTA AL CARDINALE LUIS ANTONIO TAGLE

COS'E' LA VOCAZIONE ? COME SCOPRIRE LA PROPRIA VOCAZIONE?
Il prossimo anno si svolgerà un sinodo il cui tema è “I giovani, la fede e il discernimento Vocazionale”. Cosa vorrebbe dire ai giovani? Come possono discernere la propria vocazione?Alcuni giovani pensano che una vocazione sia una sorta di segno miracoloso, una voce dal cielo o un’illuminazione. Non è così (ride). Probabilmente succede anche questo, ma molto raramente. È stato il caso di San Paolo e di Mosè, ma non capita alle persone ordinarie come noi. Dico sempre ai giovani che Dio opera nelle nostre condizioni umane. La vocazione di Dio è l’intenzione che Dio ha per noi. Ha creato ogni persona per uno scopo, e questo scopo viene già realizzato. Dobbiamo solo scoprirlo. È molto semplice (ride).
Davvero?
Bisogna guardare nel proprio cuore! Bisogna conoscersi, arrivare a conoscere i doni che abbiamo ricevuto, i talenti e gli interessi. Poi bisogna liberare la testa e il cuore per capire che non viviamo solo per noi stessi. Saremo allora capaci di discernere come i nostri talenti possano servire gli altri. È l’inizio del discernimento vocazionale. Tutti i nostri doni, interessi e talenti derivano da Dio, che ce li ha dati decidendo che non sono esclusivamente per noi.
Viviamo in un’epoca in cui non è facile sentire la nostra voce interiore, soprattutto quando viene messa a tacere.
È vero. Molti giovani dicono di provarci ma che le condizioni per l’ascolto non sono sempre appropriate, soprattutto al giorno d’oggi, in cui siamo presi da tante cose: il telefono, Internet, le e-mail… Sono cose positive, ma a volte attraverso queste connessioni si è presenti in tutto il mondo.
Siete in Europa ma siete collegati a ciò che sta accadendo in Australia, e anche se non cercate rumore, tutte queste possibilità di comunicazione possono crearlo. È per questo che abbiamo bisogno di disciplina. Dico ai giovani che per rendere i loro rapporti con gli altri più significativi di tanto in tanto devono stare da soli.
Ciò non vuol dire mettere da parte i rapporti con gli altri! La solitudine, la preghiera, la riflessione e perfino il riposo sono il modo per conoscersi meglio e potersi così impegnare in rapporti migliori con gli altri. Quando siamo impegnati e sempre di corsa, non riusciamo a notare le persone che ci circondano e i poveri che hanno bisogno di noi. A volte perfino in famiglia ogni membro è talmente assorbito nel mondo virtuale da perdere il collegamento con gli altri. Il tempo per se stessi non è quindi un isolamento. Mira a migliorare la qualità dei rapporti con gli altri.

NON SI PUO' AVERE TUTTO!
E se qualcuno ha due opzioni nel discernimento della propria vocazione? Se gli piacerebbe diventare sia medico che sacerdote? Quale delle due vie dovrebbe scegliere?
È un’ottima domanda. Ci sono casi in cui entrambe le possibilità sono positive e idonee. È facile scegliere quando un’opzione è positiva e l’altra negativa. Sappiamo che si sceglierà la prima. A volte, però, quando si vuole discernere la propria strada, si nota che si ha una predisposizione per entrambe le opzioni. Si può essere bravi in entrambe le cose, e soprattutto il mondo ha bisogno di entrambe ed entrambe servono gli altri. È molto difficile, ma credo che in questo caso si debba tener conto di un fattore: cosa mi aiuterà a seguire meglio Gesù? Il sacerdozio non è la risposta in qualsiasi caso.
Dovremmo tener conto di questo fattore anche nel contesto del matrimonio? E se avessimo due buone scelte?
Bisogna capire innanzitutto che non si può avere tutto.
Il problema del mondo al giorno d’oggi è proprio questo!
È vero, vogliamo avere tutto. Vogliamo una vita ideale, un partner ideale e un lavoro ideale. Non appena individuiamo un’imperfezione diciamo: “No, questo non fa per me”. Non si troverà mai l’ideale! Scegliendo la persona giusta, bisogna verificare la propria motivazione durante la preghiera e immergersi semplicemente nella propria fede. Ancora una volta, ciò che conta è la risposta alla domanda: “Con quale persona potrei essere più vicino a Gesù? Con chi posso servire meglio gli altri?”

ESSERE APERTI E CERCARE LA PROPRIA STRADA 
Può dirci qualcosa sulla sua vocazione?
All’inizio pensavo di diventare medico.
Allora ho fatto bene a chiedere!
Sì (ride)! Fin da piccolo pensavo di diventare medico. I miei genitori erano felici di quella scelta. Quando avevo 14 anni è stata organizzata una nuova comunità per giovani e sono stato invitato a prendervi parte. All’inizio non mi piaceva, ma è stata questa comunità che mi ha aiutato a vedere un’altra realtà. Aiutavamo i bambini di strada, quelli delle famiglie povere e quelli che vivevano nelle baraccopoli. Aiutavo gli altri ma ero concentrato sulla medicina. Alcuni mi chiedevano se volevo diventare sacerdote, ma dicevo di no. “No, no, andrò alla scuola di medicina, aiuto solo in parrocchia”.
E poi, all’improvviso, è accaduto qualcosa. Un sacerdote che conoscevo mi ha chiesto se sapevo che era possibile ottenere una borsa di studio in un’università dei Gesuiti. Ha detto: “Puoi frequentare un corso preparatorio per la scuola medica lì. Se ottieni la borsa di studio potrai aiutare i tuoi genitori”. E allora ho sostenuto gli esami. Durante il primo ho capito che non era un esame per una scuola medica ma per un seminario! Ero furioso! “Perché mi hai mentito, padre?”, ho gridato al sacerdote, e lui ha risposto: “Tutto ciò che volevo era aprirti gli occhi. Pensi solo alla medicina!”
Ero arrabbiato, ma ho iniziato a pormi delle domande. Quando mi stavo inclinando verso il sacerdozio è risultato che non avevo passato l’esame. Ho invece superato l’esame per entrare alla scuola medica e potevo iniziare a studiare Medicina. Ho iniziato a interrogarmi e a parlare con molte persone.
Ero confuso ma pregavo molto: “Signore, mostrami la tua via in tutta questa confusione, perché da solo non riesco a vederla”. Lentamente, lentamente… ho deciso di tornare in seminario e chiedere se potevo riprovare. Mi hanno detto di no. Dopo due o tre rifiuti, ho deciso che visto che le porte del seminario per me erano chiuse sarei diventato medico.
L’ultimo giorno delle iscrizioni ero in piedi in fila a pregare. Il sacerdote gesuita che interrogava i candidati mi ha visto e mi ha detto: “Che fai qui? Sei proprio ostinato. Il rettore ha detto che non ti avrebbe ammesso!” “Lo so, ed è per questo che non ho intenzione di riprovare. Ho scelto Medicina”, ho risposto. Mi ha detto: “Seguimi”. Mi ha interrogato, ha chiamato qualcuno e dopo un po’ ha detto: “Visto che hai dimostrato un certo interesse proviamo. Ma solo per un semestre!” Dopo quel semestre mi hanno lasciato rimanere.

SI HA BISOGNO DEGLI ALTRI 
E ora è cardinale! La vita è davvero imprevedibile… La conclusione è “Cerca la tua strada, ma sii aperto a quello che la vita ha da offrirti, perché non tutto è sotto controllo”. Chi l’avrebbe detto? Ero l’ultimo della lista delle ammissioni, e ora, come ha sottolineato lei, sono cardinale (ride). Cercare la propria strada richiede uno sforzo,ma si ha anche bisogno degli altri. Abbiamo bisogno di persone che ci conoscano e che ci facciano vedere cose di fronte alle quali possiamo essere ciechi. Ero furioso con quel sacerdote, ma in realtà è stato uno strumento!
Che storia affascinante!
La vita è così. Dico quindi ai giovani di non cedere alla frustrazione. A volte i giovani si arrendono quando i loro progetti non si realizzano, ma bisogna applicare una prospettiva più ampia. Forse Dio ha in serbo per voi qualcosa di meglio?
Penso che la libertà sia il primo passo verso il discernimento vocazionale…
Sì, è vero, ma la libertà non vuol dire poter fare ciò che si vuole. Essere liberi significa essere onesti, liberi da bugie e delusioni. Sono libero perché so chi sono. Conosco la mia forza e la mia debolezza. Sono libero nel fatto di sapere cos’è possibile per me. Se non sono bravo in matematica non posso fare il contabile e non c’è problema. La libertà significa donarsi agli altri, e questo è l’obiettivo di qualsiasi vocazione. Se non si è liberi nell’amore, significa che non è amore.

(Intervista rilasciata dal cardinale Tagle ad Aleteia)


venerdì 8 dicembre 2017

LA DEVOZIONE DELL'ORDINE FRANCESCANO ALL'IMMACOLATA

Assisi- Basilica di san Francesco - Chiostro dei novizi
Statua dell'Imacolata benedetta di S. Massimiliano Kolbe

Pace e bene,
cari amici in ricerca!

Il mese di dicembre e il tempo d'Avvento, si caratterizzano ogni anno per la solennità dell'Immmacolata Concezione, così cara ai frati e all'Ordine francescano.
La vocazione francescana, infatti, è profondamente radicata nel mistero di Maria e della sua Immacolata Concezione. Basterebbe approfondire qualcuno degli scritti dei nostri santi: dal serafico padre Francesco a sant'Antonio, a  san Massimiliano Kolbe ... passando per il beato Giovanni Duns Scoto, san Giuseppe da Copertino, san Francesco Antonio Fasani... ( vedi altri POST sull'argomento)

Il nostro Ordine, da sempre si è dedicato e continua a dedicarsi alla Vergine Immacolata curando la preghiera, il culto, la formazione e l'azione pastorale orientata a Lei. Non è del resto un caso che in tutte le nostre chiese francescane questa festa si celebri da secoli (già molto prima della proclamazione del dogma)  il giorno 8 dicembre. 

Di seguito ecco un bel video con il canto del Tota Pulchra eseguito dai frati presso la Basilica di Sant'Antonio (PD) ogni sera durante la novena che precede la festa, secondo il tono gregoriano in uso tra i Frati Minori Conventuali, con alcune variazioni rispetto a quello del Graduale.

Carissimi, affidandovi tutti all'intercessione della Vergine Maria, 
con lei sempre innalziamo al Signore la nostra lode  e il nostro magnificat. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)




martedì 5 dicembre 2017

PONTE DELL'IMMACOLATA - GIOVANI IN RICERCA AD ASSISI

Assisi: due giovani pellegrini  "a piedi", finalmente alla meta!
Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 

Da giovedì 6 a domenica 10 dicembre sarò ad Assisi con i giovani del Gruppo san Damiano e altri ragazzi desiderosi di comprendere la strada che il Signore vuole ad essi  indicare attraverso i tanti segni già presenti nella loro vita: attitudini, intuizioni, esperienze, passioni, desideri, fede, ma anche limiti e paure e dubbi. 

E' straordinario come Assisi sia sempre per tutti (giovani e non solo) una tappa importante per fare un pò di luce, per giungere al senso profondo di sè, per un più attento discernimento e per scelte di vita e vocazione davvero libere e consapevoli! 

Ci affidiamo dunque fortemente alla vostra preghiera e intercessione.
Non mancherà anche il nostro ricordo e incoraggiamento per il cammino di ricerca e di senso di ciascuno di voi.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it


 "Non ti cercherei, se Tu non mi avessi già trovato"
(Sant'Agostino - Confessioni)

domenica 3 dicembre 2017

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO : VIGILATE...VEGLIATE


"Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!".  (Mc 13,35-37)


Preghiera "Absorbeat"
di San Francesco d'Assisi

sabato 2 dicembre 2017

AVVENTO 2017 - ANDIAMO CON GIOIA INCONTRO AL SIGNORE!

Prima di Cristo o dopo Cristo? 
Sta quasi per terminare il 2017 e presto entreremo nel 2018. Come è noto, questo metodo di contare gli anni ha il suo fondamento – almeno per noi occidentali – sull’esistenza storica di Gesù Cristo. Giustamente si dice che siamo nel 2017 “dopo Cristo”, ossia dopo la sua venuta tra noi come persona umana. E’ un dato cronologico, certo; ma i veri cristiani sanno che è qualcosa di più, anzi, deve essere qualcosa di più. Nel senso che non possiamo vivere come se Gesù non fosse mai venuto tra noi, non avesse detto quello che ha detto, fatto quello che ha fatto. In una parola, come se fossimo ancora “prima di Cristo”. La Liturgia della Chiesa chiama “Tempo di Avvento” le quattro settimane che precedono il Natale. La parola “avvento” ci rimanda esattamente alla “venuta”, all’arrivo del Signore. Il 25 dicembre celebreremo ancora una volta il Natale: non il Natale e basta, ma il Natale di Lui, il Natale del Signore! Non vogliamo dimenticarlo.

E’ venuto e verrà 
In una delle preghiere del Tempo di Avvento (Prefazio I) risuonano queste parole: “Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli [Gesù Cristo] portò a compimento la promessa antica e ci aprì la via dell’eterna salvezza”. E ancora: “Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa”. Ogni anno, al ritorno dell’Avvento, mi sento particolarmente toccato quando si leggono alcuni brani dei Padri della Chiesa (Ufficio delle Letture). Tra gli altri, quello preso dalle “Catechesi” di san Cirillo (300 dopo Cristo). Riferendosi proprio alla venuta di Cristo, il grande vescovo di Gerusalemme scrive: “Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente… Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello (sul manto di lana). Una seconda volta verrà nel futuro, in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti”. Il vescovo Cirillo, quindi, conclude: “Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda”.

E’ venuto e verrà per noi 
Vogliamo ricordare, a questo riguardo, le parole del “Credo”? E’ la professione di fede che proclamiamo ogni domenica. “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato…”. E ancora, sempre con riferimento a Gesù: “Verrà di nuovo nella gloria per giudicare i vivi e i morti …”.
Per noi è disceso dal cielo, per noi verrà nella gloria. “Per noi”! In quel “noi” ci siamo tutti: anch’io che sto digitando e anche voi che state leggendo… Commoviamoci e sostiamo in contemplazione e in adorazione, con animo ammirato e riconoscente! ... “Per noi”!

Una luce per il pellegrino - Hospital de San Nicolás de Puente Fitero (cammino di Santiago)

Lasciarsi illuminare 
La nostra storia personale, come quella di tutta l’umanità, si svolge ormai tra questi due “eventi”. Ecco perché possiamo dire che viviamo non solo nel tempo “dopo Cristo”, dopo la sua prima venuta in questo mondo (il “primo Natale”), ma anche “prima di Cristo”, ossia proiettati verso la sua venuta futura. Come diceva un mio amico, la nostra vita su questa terra scorre tra queste due “luci”: il Signore è venuto; il Signore verrà. E’ venuto per noi; verrà per noi. A me viene da aggiungere: allora, lasciamoci illuminare! Ossia, riprendendo le parole del vescovo Cirillo e quelle della liturgia: viviamo in spirito di attesa. Attesa vigile e operosa, nell’impegno quotidiano, secondo la nostra condizione e vocazione.

Il Signore viene anche oggi 
Ho citato un grande padre della Chiesa. A completamento di queste brevi riflessioni vorrei aggiungere il pensiero di un santo dottore della Chiesa, maestro di orazione e contemplazione: il monaco francese Bernardo di Chiaravalle. In uno dei suoi “Discorsi” sull’Avvento, egli parla di una terza venuta del Signore. La chiama “venuta intermedia”, intermedia perché avviene tra la prima e l’ultima. Come dire che il Signore – che per noi è venuto e verrà - in un certo senso viene anche oggi, nel tempo presente. Ci potremmo chiedere: come, in che modo? Chiarendo il suo pensiero, il santo dottore dice che il Signore oggi “viene nella potenza dello Spirito”. Proprio così! E’ lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, del quale Gesù ha detto: “Egli v’insegnerà ogni cosa” …. Vi guiderà nelle scelte che dovrete fare, nelle decisioni da prendere lungo il cammino della vita. Più sopra parlavamo della necessità di lasciarsi illuminare. Se, come dice san Bernardo, il Signore viene oggi a noi “nella potenza dello Spirito”, allora vorrei ancora dire a me e a voi: lasciamoci guidare! Senza paura e … qualunque sia la nostra situazione di vita. Sì, “andiamo con gioia incontro al Signore”, che per tutti è venuto, viene e verrà!

p.Romano Gozzelino ( frate del Convento del Santo - Padova )

venerdì 1 dicembre 2017

GIOVANI FRATI VERSO ASSISI - GVA 2017 - Testimonianza di Fra Simeon

Pace e bene,
cari amici in ricerca  e in ascolto della vocazione divina.
Come avrete già visto, mi piace sempre presentare e far meglio conoscere la vita dei giovani frati . Oggi trovate la testimonianza di fra Simeon (studente in teologia a Padova)  che ci parla dell'ultimo Convegno Giovani verso Assisi (28 ottobre- 1 novembre) che ha visto, nella città del Poverello, tantissimi frati e giovani vivere insieme giorni stupendi.  Lo ringraziamo di cuore e certo tutti pregheremo per lui.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Giovani frati Verso Assisi – testimonianze #7
ASSISI GVA 2017 - Fra Simeon ( primo a sinistra) con altri frati e giovani

«Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, 
di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, 
tanto vale e non di più. Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. E beato quel servo, che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri». [S. Francesco, Amm. XIX; FF 169]

Ecco come il Signore mi ha “parlato”.

Sono le 13 di sabato 28 ottobre, la valigia è pronta con l’indispensabile per 4 giorni in Assisi. Nel ponte festivo di Ognissanti i frati minori conventuali organizzano “Giovani verso Assisi”, un convegno (oggi alla sua 38° edizione) che riunisce ai piedi di san Francesco ragazzi e ragazze da tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Per noi giovani frati è un evento tutto speciale che parla del nostro amore e passione per i giovani, che come noi sono innamorati e affascinati dal poverello di Assisi e dalla sua testimonianza di fede e di sequela di Gesù.

Arrivati al pullman, noto subito un ragazzo che fuma, è solo. “Forse è nervoso, non conosce nessuno…” penso io. Vado verso di lui: è di Padova, è il suo primo convegno e davvero non conosce nessuno; non esito allora neppure un attimo e lo presento a un po’ di ragazzi e lo lascio con loro, quella fraternità che lo accompagnerà per tutto il viaggio.

Questo incontro, non mi lascia indifferente, mi incuriosisce quel ragazzo dall’aria titubante che fuma tutto solo, con gli occhiali da sole che gli coprono il volto. Mi domando cosa mai l’abbia spinto a scegliere di trascorrere 4 giorni in Assisi insieme ai frati, alle suore e a tanti giovani sicuramente diversi per stile da lui.

Il viaggio prosegue, i paesaggi scorrono veloci, lancio uno sguardo in fondo al pullman e vedo quel ragazzo che da vero “bullo” è  seduto da solo con le sue cuffie che guarda fuori assorto in tanti pensieri. Decido di raggiungerlo, siamo frati… anzi fratelli.

Si accorge che sono li al suo fianco, si toglie le cuffie, poi gli occhiali e guardandomi stupito si attende qualcosa.
“Come stai?” chiedo io, “bene” risponde un po’ timoroso. “Conosci Francesco ed Assisi?” ribatto. “Non conosco Francesco, e Assisi è in Toscana, vero?”. Accortosi della risposta buffa, scoppia a ridere ed io con lui. Uniti da questa piccolo momento di gioia inizia l’Incontro con un ragazzo speciale. Alberto sta venendo ad Assisi perché desidera affidarsi… Cerca Dio, cerca di riscoprire la virtù dell’umiltà a partire proprio dalla sua relazione con Dio… Già questa intuizione ha il sapore della povertà e umiltà francescana. Scorgo allora una persona in cammino, un pellegrino, un francescano che in modo ancora inconsapevole si sta affidando al Signore per scoprire sé stesso.

Il convegno, #GVA2017#SemiVivi, inizia
ed io già avevo intravisto proprio quei semi lungo la via.

Il secondo giorno decidiamo di stare un po’ insieme e condividere un pezzo del nostro cammino: non siamo più solo un frate e un ragazzo, ma due pellegrini che con umiltà davanti al Signore si raccontano e si accolgono nella loro umanità ferita.

Nell’umiltà del nostro incontrarci ed accoglierci il Signore, proprio come con San Francesco davanti al crocifisso di san Damiano, illumina le nostre ferite, incomprensioni e asperità e ci dona la pace del cuore e l’umiltà di accettare i nostri limiti e sbagli per poi continuare a camminare alla sua sequela.

Anche quest’anno «il Signore ha fatto grandi cose per noi» [Sal 125]
poiché «ciò che ci sembrava amaro, ci fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo» [san Francesco FF 110].

«Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti
e le hai rivelate ai piccoli
». [Mt 11,25]
fr. Simeon

Tratto da Bibbia Francescana

mercoledì 29 novembre 2017

29 NOVEMBRE - FESTA DELLA SANTITA' E VOCAZIONE FRANCESCANA - Testimonianza di Fra Massimiliano

Assisi - Giovani frati
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

L’Ordine Francescano, nei suoi tre rami (frati, suore, laici), è stato in ogni tempo un ardente focolare di santità. Si tratta di uomini e donne provenienti da tutti i ceti sociali e da ogni popolo che oggi29 novembre, festa dei santi francescani - ricordiamo e onoriamo in modo particolare. Vi sono martiri, dottori, sacerdoti, fratelli religiosi, laici, vergini, donne, fanciulli…: santi famosi e conosciuti.., così come figure "piccole" e nascoste. Una moltitudine immensa radunata intorno al Poverello di Assisi e ispirata dalla sua Regola, approvata da papa Onorio il 29 novembre 1223.  

In questa ricorrenza noi frati francescani (appartenenti al così detto "Primo Ordine"), facciamo memoria e rinnoviamo  i "Voti" (consigli evangelici) di castità e povertà e obbedienza riconfermando il nostro desiderio e impegno di "osservare fedelmente il santo Vangelo" come indicato nella Regola.

Circa il senso di tale scelta e vocazione, riporto la testimonianza di un caro confratello, fra Massimiliano Patassini (34 anni), che il 7 ottobre è entrato definitivamente nell'Ordine francescano lasciandosi alle spalle un brillante percorso di studi (un dottorato in matematica)  e una promettente carriera accademica.

E’incredibile come, dopo più di 800 anni, San Francesco continui ancora ad affascinare e inquietare e trascinare a sè dei giovani, nella sequela di Gesù, verso la santità!
Al caro fra Massimiliano come ad ogni "francescano", va oggi l'abbraccio fraterno di tutti noi insieme alla nostra preghiera

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Massimiliano con alcuni giovani della sua Parrocchia
TESTIMONIANZA DI FRA MASSIMILIANO 
La professione solenne: quale dono?

Una domanda che ultimamente mi sono sentito rivolgere da amici e parenti è questa: cosa possiamo farti per la professione solenne? Che cosa ti serve?

Penso che la professione perpetua (o solenne, come più vi piace) di una persona sia un'occasione per tutti... un'occasione di incontro soprattutto. E innanzitutto, di incontro con il Signore della vita, con Gesù!

Non è un affare solo mio con il Signore (che faccio voto a Dio di vivere in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità per tutta la vita), o della famiglia dei frati (nella quale entro definitivamente), ma tutta la Chiesa è coinvolta e partecipe! E credo abbia a che fare con tutto il mondo, perché il percorso di un uomo è intrecciato con quello di tutta l'umanità.

Penso quindi che questo semplice evento possa interpellare anche te, che stai leggendo...

Cosa c'è di mezzo? Il dono della vita. Chiariamo subito che non è il dono che io faccio della mia vita a Dio, ma piuttosto il dono che il Signore Gesù fa della sua vita a me e a ciascuno.

Sto imparando, nel mio cammino, a scoprire questo dono e ad accoglierlo passo dopo passo... ma, in che cosa consiste questo dono? E' la gioia e la fatica, il dolore e la bellezza della relazione con il Signore Gesù. Tutto questo incarnato in un'esistenza concreta fatta di incontri, esperienze, sofferenze: è l'avventura della vita che io vivo, in prima persona, nella quale la scelta di diventare frate è una particolare concretizzazione della relazione con Gesù.

Per essere un po' più concreto... dove incontro Gesù? Ho sempre tanto amato la ricerca e penso che questo sia un atteggiamento buono per incontrare Gesù: Lui già da sempre ci cerca, ci desidera e ci vuole incontrare. I luoghi che mi sono più cari sono il deserto (la preghiera, il Vangelo, fare spazio al Signore che desidera incontrarmi), il servizio al fratello (nelle tante occasioni che mi sono date: giovani, ragazzi, malati, anziani...), la fraternità e l'amicizia (il camminare insieme, il condividere ciò che ti scalda il cuore e che ti fa soffrire) ... insieme alle sorprese che il Signore ci riserva.

Il dono che il Signore fa ha una qualità che aiuta a riconoscerlo tra le tante proposte che costantemente riceviamo: la libertà! Sei libero di accogliere o di rifiutare questo dono, non ti costringe, non ti obbliga... piuttosto ti attrae, perché in fondo Dio non desidera altro che ci volgiamo a Lui, per darci la sua stessa vita.

Fra Massimiliano

tratto da  "Messaggero di sant'Antonio"