venerdì 26 aprile 2019

EGIDIO, IL GIOVANE MARINAIO CHE AMAVA SAN FRANCESCO E CERCAVA LA VOLONTA' DI DIO

Cari giovani amici, il Signore vi dia pace. 

Vi voglio presentare oggi la figura di un santo giovane a me davvero caro:
EGIDIO BULLESI (Bullessich, secondo la forma originaria del suo cognome).
Per vie un poco misteriose (anche famigliari) ho avuto la grazia di conoscere anni fa la sua vicenda, subito restandone affascinato e colpito. Mi auguro possa attrarre e incuriosire anche voi, spronandovi alla santità.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Il 25 aprile è ricorso il 90° anniversario della sua nascita al Cielo. 
Egidio era un giovane dal carattere estroverso che nella sua breve vita terrena è stato fondatore di un gruppo Scout, catechista, marinaio, operaio, terziario francescano e soprattutto testimone - nella gioia e nel dolore - dell’amore di Dio e della necessità di educare i fanciulli nella fede. 

«L’Italia sarà grande solo quando sarà veramente cristiana!», esclamava Egidio, le cui virtù eroiche sono state riconosciute nel 1997, durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, che l’ha dichiarato quindi venerabile.

Terzo di nove figli, era nato il 24 agosto 1905 a Pola, allora appartenente all’Impero austro-ungarico. È appena un bambino quando, all’inizio della prima guerra mondiale, è costretto con la madre e i fratelli a lasciare l’ormai insicura Pola, dove rimane a lavorare il padre, un disegnatore navale impiegato nell’arsenale della città istriana. In quell'esperienza da profughi, prima a Rovigno (nell’odierna Croazia) poi in Ungheria e infine in Austria, Egidio e la sua famiglia patiranno la fame e il freddo, assieme a un gran numero di altre difficoltà. Appena tredicenne, nel settembre 1918, con la Grande Guerra alle battute finali, ritorna a Pola per lavorare accanto al padre ai cantieri navali, come apprendista carpentiere.

La città di Pola, passata alla fine del conflitto sotto la sovranità dell’Italia, è allora piena di drammi umani. Come ha scritto padre Ubertino Hohl, francescano, in una biografia sul venerabile: «Non c’era bisogno di un occhio di lince per scorgere la miseria morale e materiale della vecchia città adriatica nell’immediato dopoguerra. Le strade, i moli, le rive mostravano lo spettacolo triste di tanti poveri ragazzi abbandonati a sé stessi, bisognosi di una mano che li guidasse e di un cuore che li amasse. Bisognava avvicinarli, difenderli, educarli, prepararli alla vita». È in tale contesto che il giovanissimo Egidio svolge il suo apostolato, trasmettendo la fede in Cristo in ogni ambiente in cui si trova a passare le sue giornate, a partire da quello difficilissimo dell’arsenale.

La predicazione di un francescano, padre Tito Castagna, lo attrae spingendolo a studiare l’esempio di san Francesco e il 4 ottobre 1920 diviene terziario. L’anno seguente viene mandato a Roma per il 50° anniversario dell’Azione Cattolica: è in questa occasione che conosce la realtà dei Giovani Esploratori, adoperandosi al suo ritorno a Pola per la costituzione del gruppo Scout locale, che vedrà la luce nel 1923 e che Egidio farà sfilare, in uniforme, per la processione del Corpus Domini. Una costante della sua vita è la capacità di unire la testimonianza di fede alla giovialità, secondo un tratto che ricorda il carisma di san Giovanni Bosco: «Questa vita è tanto bella e quindi perché rattristarci? Allegria, sempre allegri, ma nel Signore. Una allegrezza cioè che derivi dalla buona coscienza, dal dovere sempre compiuto e dall’amore, dall’amicizia con il Signore. Essere sempre felici nel Signore: ecco la nostra allegrezza!», scriverà infatti Egidio, tutto proteso a compiere la volontà di Dio.

È il febbraio del 1925 quando, diciannovenne, viene chiamato per il servizio di leva nella Marina. E sulla Dante Alighieri, l’imponente nave da battaglia con 12 cannoni da 305 mm su quattro torri corazzate, Egidio continua il suo apostolato in mezzo a 1.300 commilitoni, senza timore di andare controcorrente: «Con la branda sotto braccio, in alto sulla prua della nave, guardavo il cielo, pensavo a Dio, fonte della mia gioia, della mia pace, della mia felicità». Grazie al suo spirito da camerata nasce un simpatico circolo cattolico che verrà detto «attività serali frigorifere» perché i suoi soci, che si impegnano a vivere la castità, si riuniscono vicino alle celle frigorifere della Dante Alighieri.


Nei 25 mesi di leva scrive diverse lettere, in cui emerge la sua eccezionale fede eucaristica e il fiducioso abbandono alla Provvidenza che lo sostiene nella sua missione evangelizzatrice, tra «ostinate ripulse, avversioni e giudizi spregiativi», come confida all’amico Amedeo in una missiva del 16 luglio 1926, aggiungendo poi: «Ma infine, ci sono le belle vittorie che il Signore concede a chi persevera senza debolezze. Veri miracoli queste vittorie, impossibili a spiegarsi per noi uomini che non con la fede, la vera, la ferma e forte fede. Ma quante fatiche, ho detto, e quanto da fare! […] e tutte le ore libere dal servizio sono con ‘essi’, con l’uno o con l’altro dei diversi amici […]. E quante volte, dopo salutati tutti, io mi intrattengo ancora con qualcuno, e questi è Gesù, al quale chiedo tutto ciò che vedo necessario per l’anima e per l’avvenire di questi miei veri amici».

In questa sua tensione verso la salvezza delle anime, Egidio è consapevole che la buona riuscita di ogni sua opera poggia sulla preghiera. Così scrive il successivo 27 luglio a don Antonio Santin, suo direttore spirituale: «Caro don Antonio, preghi tanto per me, perché sempre più mi convinco, dall’esperienza che faccio, che noi tanto possiamo, tanto otteniamo dal Signore, quando preghiamo. L’apostolato è un termometro che scende e sale in rapporto a quanto si prega. E ben lo vedo certe volte, che con le ragioni più stringenti non riesco a persuadere, ed invece con una preghiera confidente, viva, all’indomani è ottenuto».

È sempre in Marina quando, il 16 febbraio 1927, confida ancora in un’ampia lettera a don Santin come cresca la sua gioia in Dio e come questa si riversi sul prossimo: «Il mio amore per i misteri divini aumenta sempre più, sento un pieno nell’anima mia, nel mio cuore, che spesso mi sembra trabocchi; […] Oh, com’è buono Iddio! Poveri giovani, quanti non conoscono questa bella, grande fede, quanti non provano questi divini sublimi amori: quanti non amano Gesù e, al contrario, tuffandosi nel fango delle passioni e dei piaceri, ne provano le troppe amare delusioni, riportando tante gravissime, forse inguaribili ferite». Perciò, con la saggezza di un educatore provetto, scrive che «si tratta di far conoscere Gesù ai fanciulli, di formare i giovani cuori all’amore divino, d’istruire quelle giovani menti nella religione, d’avviarli alla vera vita cristiana, di formare veri apostoli. Si tratta di condurli per mano sulla via del Paradiso».

Congedato il 15 marzo dello stesso anno, Egidio va a lavorare come disegnatore tecnico al cantiere navale di Monfalcone, impegnandosi al contempo - come già nella sua città natia - a prestare servizio nell’Opera di Carità di San Vincenzo. Arriva, infine, la tubercolosi per la quale viene ricoverato nell’agosto 1928 a Pola, continuando a evangelizzare anche in ospedale, anzitutto insegnando ad accettare la malattia come mezzo per partecipare al disegno redentivo di Cristo crocifisso e risorto. «Se vivo, Gesù è la mia felicità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù», dice con la serenità di chi gusta l’eterno già in terra, mentre offre le sue sofferenze per i missionari e il bene di tutta la Chiesa. 

Il 25 aprile 1929, ancora ventitreenne, Egidio entra nella gloria di Dio. Il giorno dei funerali, così dice don Santin al cimitero: «Non spargiamo lacrime, perché, più che pianto, Egidio deve essere invidiato e imitato. Non fiori, perché fiori sorgeranno spontanei sulla terra che lo ricopre e sulla via da lui percorsa…».

NOTE: Il 25 e 26 Aprile , sull’isola di Barbana, nel bellissimo Santuario francescano  - dove il venerabile Egidio Bullesi è sepolto dal 1974 - e nella natia Pola, varie le celebrazioni in suo ricordo (qui il programma).


giovedì 25 aprile 2019

Padre Placido Cortese: UNO CHE HA SAPUTO DARE TUTTO!

Ciao a tutti!
So che anche voi, giovani in ricerca vocazionale, navigate in rete alla ricerca di buoni spunti, di contenuti da gustare, di storie per cui valga la pena...
Per questo oggi, 25 aprile, vorrei segnalarvi la messa on-line di un nuovo sito che abbiamo curato noi frati francescani Conventuali della Basilica del Santo a Padova:


Si tratta di un nuovo portale dedicato interamente alla figura del nostro Servo di Dio padre Placido Cortese.

Lo conoscete? Ne avete mai sentito parlare?


Padre Placido Cortese con un bambino in braccio

Negli anni della Seconda Guerra Mondiale a Padova, come in tutta Italia, centinaia di persone erano perseguitate dal regime per i più disparati motivi. Questo semplice frate francescano è riuscito dal suo confessionale alla Basilica del Santo a mettere in piedi una intera rete clandestina di persone che si occupava di procurare documenti falsi per permettere l'espatrio dei perseguitati. Nel 1944 viene arrestato dalla Gestapo e morirà sotto atroci torture senza mai rivelare nessun nome.

Queste storie di vita donata fanno bene ad ogni ricerca vocazionale: qua si tratta di persone in carne ed ossa che hanno seguito le orme del Signore Gesù dando la vita, sul serio!
Se queste testimonianze ti affascinano, non temere: siamo tutti chiamati a donarci. Come diceva san Francesco: "è donando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita a vita eterna"!

fr. Nico Melato
nico.melato@gmail.com

PS: se vuoi conoscere di più di Placido, oltre al sito segnalato, dai un occhio anche agli altri post su di lui, oppure gustati questa lettera dell'ultimo frate che l'ha visto in vita...
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Nel sito, oltre a molte immagini di padre Placido, potrai trovare la sua biografia, una selezione di lettere e vari scritti, la presentazione delle pubblicazioni e degli eventi che lo riguardano, e alcune testimonianze significative.

Te ne riporto solo una. Si tratta della lettera di padre Stefano Fogale (1910-1975), datata 12 aprile 1964. Padre Stefano, frate del Santo, fu tra gli ultimi a vedere Padre Cortese poco prima della sua cattura da parte della Gestapo:

Convento del Santo – Padova, 12 aprile 1964
"Monto Reverendo e carissimo don Guerrino, ho ricevuto la Sua graditissima, con la circolare per il ventennio della Resistenza da parte dell’Associazione Volontari della Libertà.
Non le nascondo però che per me è molto difficile scrivere sul nostro caro P. Cortese, strappatoci l’8 ottobre del 1944, alle ore 13,30. Ricordo come fosse ieri: eravamo vicini di stanza, stavamo parlando di cose amene, quando venne il portinaio a chiamarlo, dicendo che due signori lo attendevano in portineria. Ricordo che dissi al Padre le testuali parole: “Padre, non vada, perché la portano via!”. Il Padre sorrise, se ne andò in stanza, forse a prendere quel poco che aveva (aveva dato anche la sua biancheria personale ai poveri!) e poi zoppicando, se ne andò giù, e più non si vide".


Padre Placido fra le cupole della Basilica del Santo


martedì 23 aprile 2019

VOCAZIONE E... PROCRASTINAZIONE. #1 TI CONVIENE?


Cari amici in ricerca vocazionale,
Pace e Bene!

Oggi vi propongo un'interessante riflessione da parte di un caro confratello, fra Paolo, che collabora con me nell'accompagnamento dei giovani in discernimento. Affronterà il tema spinoso e davvero attuale del procrastinare e rimandare e ritardare continuamente le scelte di vita. Un atteggiamento che, mi pare, sia molto diffuso e spesso ritenuto vantaggioso rispetto ai molti rischi che, al contrario, ogni decisione comporta. Ma fino a che punto è conveniente adottarlo? Andiamo a  scoprirlo insieme...!

E al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Buona Settimana di Pasqua.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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VOCAZIONE E... PROCRASTINAZIONE.  #1 TI CONVIENE? 


Sei un procrastinatore seriale? Ti capita spesso di rimandare i tuoi impegni? Lo studio, un progetto – la stessa etimologia latina del termine lo dice: cras, domani! – domani che, ovviamente non giunge mai spontaneo, da solo, sulle libere ali del vento...
di lavoro, un buon proposito per l’anno nuovo? Magari stai procrastinando qualcosa di importante proprio ora, leggendo questo post... Il vantaggio subdolo è che ti permette di rimandare, ritardare, dilazionare, evitare ancora e ancora... a un fantomatico domani

Procrastinare può essere un vero problema: ore o addirittura giorni o mesi interi sprecati a non concludere nulla, per non parlare della frustrazione e dello stress che ne consegue e dei contraccolpi negativi sull'autostima...

Procrastinare riguarda anche la vocazione, la cui domanda è rimandata al giorno di San Mai. Allora chiediti: «Davvero procrastinare paga? E se smettessi di procrastinare, di rimandare ancora a data da destinarsi il tema della vocazione, di cosa fare, finalmente, della mia vita?». Ti sei mai chiesto come sarebbe la tua vita se oggi stesso smettessi di rimandare sempre a chissà quando questa sana e santa domanda che ti porti dentro?

Se anche tu sei un inconsapevole e pur fedele devoto di "San Mai", ti propongo subito questo primo esercizio antiprocrastinazione, tanto per non perdere tempo...

1.Trovati un momento e un posto tranquillo
2. Respira qualche minuto, per sgomberare la mente. Può esseri utile scrivere una rapida lista delle cose che in questo momento affollano la tua mente, per parcheggiarle momentaneamente sulla carta.
3. Immagina ora queste 5 situazioni:
  • Hai appena raggiunto l’obiettivo a cui tenevi da così tanto tempo.
  • Le tue giornate sono fruttuose e arrivi a sera stanco, ma contento.
  • Il senso di frustrazione che allagava le tue giornate ti ha finalmente lasciato e ora respiri davvero leggero.
  • Ti senti fiero di te stesso. La tua autostima migliora sensibilmente e ti senti sereno, con il gusto della vita piena dentro.
  • Sai perché e per chi vivere e questo ti rende solido e con un'energia travolgente.
4. Chiediti, dopo aver immaginato tutto questo se : «Davvero mi conviene procrastinare per allontanare da me questi momenti? Davvero mi conviene buttare il mio tempo per non gustare mai queste esperienze? Davvero mi conviene ignorare qual è la mia vocazione, il perché e il per chi sono a questo mondo?»

Bene, ora che l'hai fatto, nota quale effetto stanno facendo su di te le risposte che tu stesso hai dato a queste domande... scrivilo per fissarlo. Ti danno più ansia o più gioia?

Alle prossime puntate di antiprocrastinazione vocazionale!

Fra Paolo

domenica 21 aprile 2019

PASQUA DI RESURREZIONE


Che la Pasqua sia per tutti una memoria.
Chi spera, cammina: non fugge.
S’incarna nella storia, non si aliena.
Costruisce il futuro, non l’attende soltanto.

Ha la grinta del lottatore,
non la rassegnazione di chi disarma.
Ha la passione del veggente,
non l’aria avvilita di chi si lascia andare.

Cambia la storia, non la subisce.
Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti,
non la gloria del navigatore solitario.

Chi spera è sempre uno che “ha buoni motivi”,
anche se i suoi progetti
portano sempre incorporato
un alto tasso di timore.  (don Tonino Bello)

sabato 20 aprile 2019

VOCAZIONE: IL DONO DIROMPENTE E VITALE DEL SABATO SANTO

Beato Angelico - Discesa agli inferi di Cristo
Oggi, Sabato Santo,  è una giornata importante per la vocazione. 
Perché? Perché è il giorno del silenzio che libera.

Oggi tutto tace. «Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. [...]

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura. [...]

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli ».

Questa la bellissima meditazione di un antico omileta sul sabato santo.

Cosa c'entra con la mia ricerca vocazionale? - ti chiederai... C'entra eccome!
  • Oggi è il giorno dove si frantumano tutte le attese sbagliate sulla vita e sulla stessa vocazione. 
  • Oggi finalmente salta tutto ciò che non c'entra con la vita piena, perché muore il vecchio uomo.
Muore il vecchio io, l'uomo vecchio, la sommatoria di tutte le identificazioni ricevute, subite, inferte nella nostra storia evolutiva: «Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato». (Rm 6,6). Anche altre tradizioni riconoscono nella distruzione dell'uomo vecchio, del vecchio io, la via all'autenticità: «L'ego è l'angolo tenebroso in cui i raggi dell'intelletto non riescono a penetrare, è l'ultimo nascondiglio dell'ignoranza, che così si ripara tranquillamente dalla luce. Quando questo covo viene scoperchiato, l'ignoranza svanisce come brina al sole. In effetti, l'ignoranza e l'idea dell'ego sono la stessa cosa». (Daisetsu Teitarō Suzuki)

Il Sabato Santo è il liberante giorno delle macerie su cui ti puoi finalmente fermare: per piangere, per riconoscere l'inevitabile, forse per maledire e maledirsi come vittime. Come anche per entrare in contatto con le più remote e ancora inabitate regioni del cuore, cariche di pure energie vitali sopite, che ti appartengono e che finalmente possono trapelare come fievoli luci dal fondo oscuro di vecchie illusioni su di te e sulla vita, ridotte a macerie. Il duro impatto con sorella morte, nelle sue tante forme, frantuma ogni schema rassicurante: nulla sarà come prima. Finalmente. Gesù Cristo, in persona, ti risolleva dalle tue macerie, ti libera dai demoni delle illusioni narrate e credute e ti rimette in piedi, sulla tua strada.

Il Sabato Santo si prepara a nascere l'uomo nuovo. Il chiamato alla vita piena, libera dalle vecchie e inutili illusioni, ridotte a polvere di macerie fumanti. «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà!» (Ef 5.14)

fra Paolo
Basilica del santo (Briosco): Particolare del candelabro pasquale
"la discesa agli inferi"


venerdì 19 aprile 2019

GESU' MI HA GUARDATO


Dal vangelo di Luca (23,39-43)
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”.
Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 
Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

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“Sollecitato dall’atto di fede che il buon ladrone rende sulla croce, Sant’Agostino, vescovo d’Ippona, stabilisce con lui un dialogo.

Gli chiede: «Come hai fatto a riconoscere la divinità del Messia nel momento in cui i nemici di Cristo trionfavano rumorosamente e gli apostoli erano incapaci di riconoscerla attraverso il suo volto agonizzante? Gli uni e gli altri avevano studiato le Scritture, ma erano incapaci di vedere che in quel momento esse trovavano in lui compimento».

Quindi, con insistenza riprende: «Come hai fatto tu a capirlo? […] Tu che non sai niente, che non hai compiuto che cattive azioni in tutta la tua vita? Dove hai studiato? Quali libri hai letto?».

Di fronte a tanta insistenza, il buon ladrone offre la sua umile risposta:
«Non ho studiato le Scritture e neppure ho meditato le profezie, ma Gesù mi ha guardato e nel suo sguardo ho capito ogni cosa»” 

(Marie-Dominique Molinié, "Le courage d’avoir peur", 1975/2017).

giovedì 18 aprile 2019

CAMPO VOCAZIONALE E DI SERVIZIO (27 aprile - 1 maggio 2019)


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Oggi, giovedì santo inizia il Santo Triduo Pasquale e alcuni giovani condivideranno questo tempo con noi frati ( alla Basilica di S. Antonio - Pd) fino al giorno di Pasqua: un'esperienza davvero unica e bellissima. 

Ma vengo a ricordare  un prossimo appuntamento per chi desiderasse conoscere più da vicino la vita di noi frati. 

Con i giovani in ricerca del "Gruppo san Damiano"  saremo a Brescia da sabato 27 aprile (arrivo per cena- ore 19,30) a mercoledì 1 maggio, per condividere una proposta di servizio e fraternità, vissuta insieme alla comunità dei giovani del Postulato e altri ragazzi che vorranno unirsi a noi. 

Sarà l'occasione di renderci utili  verso qualcuno davvero più bisognoso (le persone con gravi disabilità- fisiche o mentali -  di una vicina casa di accoglienza dove ci recheremo in questi giorni), ma anche sarà bello poter condividere la gioia della vocazione, confrontarci e pregare,  gustare la bellezza di stare insieme in letizia e semplicità francescana.

Sarà in particolare una piccola, ma grande occasione di sperimentare concretamente il significato di un donarsi per il Signore e il prossimo: una dimensione intimamente legata alla scelta vocazionale.

Chi fosse interessato a partecipare mi contatti quanto prima.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)