giovedì 17 aprile 2014

Verso Te...

Triduo Pasquale 2014

Verso Te....
Egli, che era senza peccato,
accettò la passione per noi peccatori
e, consegnandosi a un’ingiusta condanna,
portò il peso dei nostri peccati.
Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione
ci acquistò la salvezza”.

(dal prefazio della domenica delle Palme).

Entriamo nei giorni santi, cuore dell’anno liturgico, cuore della nostra fede, contemplandoLo, seguendoLo, amandoLo.

Buon Triduo Pasquale dai vostri frati


(foto di fra Giovanni Voltan: nel chiostro del convento di Cholet, Francia)

lunedì 14 aprile 2014

Chi sono io...?


Cari amici,
pace e bene!

Ieri, Domenica delle Palme e di Passione nonché XXIX Giornata Mondiale della Gioventù, Papa Francesco ha tenuto una brevissima omelia dopo il lungo racconto della Passione del Signore secondo Matteo. La sviluppa a partire da un domanda molto semplice:
Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?
L'omelia si conclude così:
Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Che questa domanda ci accompagni durante tutta la settimana.
Leggetela tutta questa breve riflessione omiletica!
E accogliamo l'invito del Papa!! Lasciamo risuonare questa domanda nel corso della Settimana Santa! Come san Francesco a La Verna, anche tu, anche io, anche noi – soprattutto chi sta affrontando il proprio discernimento vocazionale – chiediamoci davanti al Signore Gesù crocifisso:
Frate Leone «udì la voce di Santo Francesco, e appressandosi, il vide stare ginocchioni in orazione colla faccia e colle mani levate al Cielo; ed in fervore di Spirito sì dicea: Chi se’ tu, dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo? E queste parole medesime pure ripetea, e non dicea nessuna altra cosa » (Fioretti: FF 1915).
Il Signore risponde!! ... come ha risposto a san Francesco... così parlerà a chi vorrà stare con Lui nella Settimana più santa dell'anno.

Buon cammino verso la Pasqua!
Fraternamente...

frate Francesco con fra Alberto


sabato 12 aprile 2014

Aprendo la Settimana Santa...

Domenica 13 aprile 2014 
Domenica delle Palme e della Passione del Signore


“La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate” (Mt 26,38)

Siamo sotto elezioni, almeno qui a Padova. I vari candidati si presentano vincenti in diversi passaggi nevralgici, esponendo i loro rimedi ai molteplici mali ben argomentando tutto nella lista-promesse.

Siamo sotto settimana santa, almeno per tutti i cristiani del mondo. L’unico candidato si presenta perdente in diversi punti nevralgici, esponendo come rimedio ai molteplici mali la coerenza della sua parola e dei suoi gesti, cui non vuole per nulla rinunciare. A costo di dare la vita e di rimanere solo.

Non è un eroe, ci chiede di stare con Lui: “La mia anima è triste: restate qui”. Non siamo migliori di Pietro, Giacomo e Giovanni che hanno preso sonno, ma cerchiamo, Signore Gesù, di seguirti, di restare con te che con la tua morte e la tua vita continui a restare accanto alla nostra morte e alla nostra vita. Perché anche i nostri sono spesso giorni di passione. E Tu ci sei.

Buona Domenica della Palme, buona Settimana Santa!
i vostri frati


(foto di fra Giovanni Voltan: "aprendo" la finestra nel chiostro del convento dei nostri confratelli francesi di Cholet)

venerdì 11 aprile 2014

Nato "per caso"?

Sant'Antonio con Gesù bambino:
icona francescana dell'amore per la vita
Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!

Assistiamo ormai quasi ogni giorno ad un generale "inquinamento dell'uomo" e ad un progressivo deterioramento della sua dignità e unicità. Sullo sfondo appare evidente il disprezzo per il nostro essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26-27) e la negazione di ogni riferimento a Dio per la nostra vita. Ecco infatti farsi strada sempre più l'idea che – poiché la tecnica rende possibile ogni intervento o perché la legislazione lo consente o perchè l'onnipresente pensiero "politicamente corretto" sembra imporlo – certe scelte siano normali e lecite e corrette ormai anche moralmente o comunque accessibili senza possibilità di contraddittorio da parte di nessuno. Pensiamo al riguardo al filo rosso che unisce insieme temi all'ordine del giorno quali l'aborto, l'eutanasia, la svalutazione del matrimonio fra un uomo e una donna, l'utero in affitto, il diritto non più scontato per ogni bimbo che nasce di avere un vero papà e una vera mamma, la teoria del gender...

In tutto questo, vi leggiamo l'eterna pretesa dell'uomo di bastare a se stesso, di autodeterminarsi e percepirsi come inizio e fonte e fine di tutto, eliminando necessariamente la figura "scomoda e antiquata" di Dio, da cui non di tollera più che ci indichi il bene come il male, il lecito e l'illecito, ciò che è naturale da ciò che non lo è. L'uomo fa da solo e non vuole più referenti esterni a lui.  Ma un uomo senza Dio è un essere "gettato nel mondo", senza alcuna origine nè meta se non quelle dettate dal suo desiderio di potenza e affermazione... finché gli va bene! È l'uomo "del caso": nato "per caso" in un luogo e in un tempo "per caso", figlio di qualcuno "per caso", cresciuto "per caso", innamoratosi "per caso", ammalatosi "per caso", morto "per caso"...,  e così, "per caso" è un uomo che conclude anche tutta la sua storia "per caso"!! E così sia!!!
In realtà nessuno potrà mai soffocare l'anelito di ogni uomo a "sentirsi figlio", vale a dire: pensato da sempre, amato, guidato, ispirato, atteso, chiamato. La nostra fede cristiana, al riguardo, ci rivela in Gesù il volto di un Dio Padre buono, amante dell'uomo e della sua vita da sempre, da subito, prima dei tempi, e poi dal suo concepimento... per tutta la sua vita, in eterno.

Anche la vocazione religiosa francescana, come ogni vocazione, scaturisce da questa figliolanza, da questo legame divino dell'uomo al suo Dio... creatore e redentore. Senza vita – evidentemente! – non c'è vocazione. Non c'è futuro. D'altra parte è vero che: senza vocazione non c'è vita... in pienezza.

Non vogliamo soffermarci oltre, se non per incoraggiarci a vicenda a tenere sempre uniti nella preghiera e nella quotidianità, nelle parole e nei fatti: la cura della vita e l'attenzione alle vocazioni. Confidiamo che le parole che il Papa ha pronunciato oggi di fronte ai rappresentanti del Movimento per la Vita italiano, in continuità con il Magistero del Concilio Vaticano II e dei suoi Predecessori, possano contribuire ad animare anche voi nella preghiera nell'attenzione alla Vita:
«La vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita [...] "... oggi dobbiamo dire 'no a un’economia dell’esclusione e della inequità'. Questa economia uccide... Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo; un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio a quella cultura dello 'scarto' che, addirittura, viene promossa". E così viene scartata anche la vita.
[...] Occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia. Ricordiamo le parole del Concilio Vaticano II: "La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli".
[...] Proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Vi incoraggio a farlo sempre con lo stile della vicinanza, della prossimità: che ogni donna si senta considerata come persona, ascoltata, accolta, accompagnata».
 Leggete con attenzione anche quanto Papa Francesco ha detto l’11 Aprile 2014 al BICE (Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia)
“Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva.”
“Vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: "A volte, non si sa se con questi progetti – riferendosi a progetti concreti di educazione – si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione".
Il Signore della vita vi doni vita... in pienezza!

frate Alberto con frate Francesco 

martedì 8 aprile 2014

Sopra la nebbia


Cari amici in ricerca del senso e della vocazione divina per la vostra vita, il Signore vi dia pace. Sono davvero tanti i ragazzi che mi scrivono confidandomi il desiderio di dedicare la vita al Signore, dicendo di essere rimasti affascinati da una scelta di consacrazione, di avere pensato almeno qualche volta a diventare frate francescano o sacerdote, o missionario...Il Signore, infatti, non smette mai di chiamare con dolcezza alla Sua sequela.  Poi, però moltissimi sono anche quelli che non si fanno più vivi, rinunciano, scappano, mettono a tacere questa voce e questa piccola fiamma accesasi nel loro cuore. Pensando a questi atteggiamenti di fuga, vi propongo oggi qualche breve pensiero che spero possa aiutarvi nelle vostre scelte, nel vostro cammino vocazionale. 
L'immagine che accompagna questo post è stata scattata dall'alto dal porticato del Sacro Convento della Basilica di san Francesco in Assisi. Si tratta di una vista abbastanza frequente in primavera , quando la nebbia del mattino invade la piana sottostante e solo la cupola della Basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola  riesce ad emergere al di sopra di essa, come la prua di una nave in un mare in tempesta. E' una bellissima e suggestiva immagine, che può ricordarci come il percorso della chiamata alla vocazione divina, sia certamente impegnativo e difficile, ma con la Grazia di Dio e la nostra umile e tenace determinazione, nella forza della preghiera, potremo certamente superare ogni ostacolo e difficoltà . Il segreto: lasciarci raggiungere, riscaldare, affascinare dalla Luce di Cristo, che solo può dissipare le tenebre e le nebbie che ci opprimono, per quanto fitte esse siano. 
Se ci pensiamo, anche San Francesco d'Assisi, nella sua giovinezza e nel tempo delle scelte,  avrebbe potuto farsi soppraffare dalla "nebbia", avrebbe potuto ignorare e far tacere la Voce di Gesù che da tempo lo interpellava. In tal modo si sarebbe senz'altro risparmiato un sacco di problemi e di "rogne" prima di tutto con il padre che lo voleva ricco mercante e nobile cavaliere, così nei riguardi dei suoi concittadini e amici di baldoria e bagordi. Senza l'audacia delle fede, non avrebbe certo iniziato una vita "da pazzo", scegliendo la povertà e una vita casta e umile per amore di Dio, ma semplicemente avrebbe continuato nella sua vita di sempre, comoda e promettente, per quanto triste e vuota.  
Ugualmente Santa Chiara, avrebbe potuto più semplicemente accondiscendere alle pressioni violente della sua famiglia, che si aspettava ben altro da lei e non certo preferire un vita povera e penitente nel monastero di San Damiano. Invece, sia Francesco che Chiara, nonostante le molte pressioni esterne e i tanti richiami "mondani", una volta raggiunti e toccati  dalla luce di Cristo, non hanno permesso a niente e nessuno di essere di intralcio nel realizzare la loro vocazione, la loro chiamata divina. 
Ma penso anche ad una figura come San Tommaso Moro (martire nel sec. XVI); questi avrebbe potuto cedere ai desideri e alle lusinghe di Enrico VIII e così salvarsi la vita, ma oggi sarebbe ricordato solo per la sua piaggeria e vile compiacenza invece che per la sua luminosa testimonianza alla verità e alla giustizia.  Ugualmente il Santo Curato d'Ars o il nostro santo francescano San Giuseppe da Copertino, non si fecero travolgere dalle tante difficoltà che entrambi sperimentavano nello studio della teologia perchè davvero più grande era in loro il desiderio di diventare sacerdoti e consacrati. Fu questa stessa audacia nella fede e nell'abbandono al Signore a guidare San Massimiliano Kolbe ( frate minore conventuale!) prima nella scelta di diventare frate francescano (invece che militare come il padre) e poi nel campo di concentramento di Auschwitz nel sostituirsi volontariamente nella morte ad un altro prigioniero già condannato. Anche in un recente post vi ho parlato poi di un altro francescano, p. Placido Cortese ( del convento del Santo di Padova), che seppe affrontare torture fino alla morte, pur di non svelare alla Gestapo i nomi dei suoi collaboratori.
Ma se questi vi sembrano nomi lontani e forse un pò altisonanti e irraggiungibili, vi invito a pensare ai tantissimi giovani, ai tanti preti e frati, alle suore, ai missionari, alle mamme ai papà, ai tanti cristiani che quotidianamente per amore di Dio si offrono, si spendono, si donano, si sacrificano, scelgono, affrontano la responsabilità della loro vita e della propria chiamata....pagando di persona! E' di stamattina la notizia di quell'anziano sacerdote gesuita - padre Frans van der Lugt ucciso in Siria, terra insanguinata dalla guerra civile da cui aveva rifiutato di andarsene per rimanere accanto alla sua gente (cristiani e musulmani)
Ma questa, in fondo, non è la stessa strada mostrataci da Gesù, la strada della Croce scelta volontariamente per Amore?
Assisi: Porticato del Sacro Convento della Basilica di San Francesco
Cari amici,  può darsi che anche qualcuno di voi si trovi nel guado, nel dilemma sempre arduo di una scelta tra ciò che si percepisce nel profondo come una chiamata del Signore e altri percorsi forse più suadenti e comodi che sempre si presentano in questi casi. Non abbiate paura! Non temete! Nella tempesta lasciatevi orientare da una bussola interiore che potete consultare in ogni momento: si tratta di riandare, di rimanere avvinghiati con tutte le vostre forze al Signore Gesù, che solo ci offre la GIOIA vera, quella che mai si estingue, che sempre sazia, che a tutto da senso e pienezza... La profonda gioia del cuore che Gesù ci dona, infatti, è la bussola che ci indica la via da seguire nella vita, l'unica in grado di farci attraversare anche le nebbie più fitte ... Non lasciamoci dunque rubare questo DONO prezioso da nessuno, specie dal Maligno, dal grande seduttore e nostro nemico! Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Vi benedico. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

lunedì 7 aprile 2014

Gli occhi di Gesù

Cari amici in ricerca del senso e della "vocazione divina" per la vostra vita, il Signore vi dia pace.
Abbiamo certo ancora nel cuore il Vangelo di domenica, con il racconto della Resurrezione di Lazzaro, con quell'intreccio di sentimenti forti (lacrime, commozione, rabbia, dolore, sofferenza, gioia, speranza...) che sempre questo testo trasmette così come le grandi domande che sa suscitare sul senso della vita, sul perchè della morte, sul nostro bisogno di salvezza e di eternità e felicità oltre ogni finitudine e precarietà; domande che senza Gesù restano solo dei "buchi neri", dei punti interrogativi drammatici e senza soluzione. Ho trovato al riguardo stamane un articolo interessante di Antonio Socci, un autore talvolta polemico ed esagerato, ma sempre provocante e capace di suscitare una riflessione critica su quanto accade al di là di ogni compiacenza a posizioni allineate sul "politically correct" (tanto di moda!). Una frase molto bella mi ha colpito: "Incontrare e seguire quello sguardo (di Gesù) è la più grande fortuna della vita". Cari amici in ricerca, lasciatevi trafiggere il cuore da Lui, lasciatevi guardare e toccare, lasciatevi guarire, lasciatevi guidare, lasciatevi lavare i piedi, lasciatevi chiamare, lasciate che Lui si faccia vostro compagno di viaggio e di strada....: solo così scoprirete e conoscerete la vostra "divina vocazione". Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Vi benedico. Buona settimana. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Incontrare e seguire quello sguardo è la più grande fortuna della vita.

GLI OCCHI DI GESU’ 
(di fronte alla nostra morte…)
Certo, i poeti e i profeti lo dicono con ben altra potenza. Ma anche quei protagonisti della cultura pop di oggi che sono i cantautori – menestrelli del duemila – a volta azzeccano un verso (o una canzone) che, sia pure in un mare di nichilismo, è come un lampo di luce sulla condizione umana.
Penso all’ultimo successo di Vasco Rossi, “Dannate nuvole”, che parla della vita come “valle di lacrime” dove “tutto si deve abbandonare” perché “niente dura” e “questo lo sai, però non ti ci abitui mai. Chissà perché?”.
Questa fragilità dell’esistenza, che davvero dura un soffio di vento e – dice la Bibbia – è come l’erba del campo (“al mattino fiorisce e alla sera è falciata e dissecca”), è la vera grande domanda che grava su di noi. Più incombente di qualsiasi problema quotidiano. Perché è la domanda sul senso della vita.
STRUZZI
Ma noi solitamente facciamo spallucce e mettiamo la testa sotto la sabbia. C’è una scambio di battute, nel film “La grande bellezza”, che è un simbolo perfetto del nostro tempo vacuo e superficiale. Come stai , caro?”, chiede Jep Gambardella ad Andrea. E lui: “Male. Proust scrive che la morte potrebbe coglierci questo pomeriggio. Mette paura Proust. Non domani, non tra un anno, ma questo stesso pomeriggio, scrive”. La replica di Jep è questa: “Vabbè, intanto adesso è sera, dunque il pomeriggio sarebbe comunque domani”. E’ un cinismo compiaciuto che oggi è molto diffuso (ci si sente furbi e spiritosi a buttarla in battuta), ma che nasconde una disperata inermità.
Del resto già Pascal diceva che gli uomini, non sapendo trovar rimedio alla morte, decisero, per rendersi felici, di non pensarci. Ma quale felicità? Quella del ballo sul Titanic? Più che una grande bellezza, una grande tristezza.
Dev’esserci anche un qualche meccanismo psicologico che si è interiorizzato per evitare di guardare l’abisso. Freud sosteneva che “in fondo nessuno di noi crede alla propria morte”. Così quando arriva è troppo tardi per pensarci. Ma la si sconta vivendo, avvertiva il poeta. E specialmente vivendo la morte delle persone che amiamo. In quel caso – e capita a tutti – per un attimo, un’ora o un giorno il teatro delle chiacchiere e dei burattini che è la quotidianità scompare e ci si trova ammutoliti davanti alla realtà.
I NOSTRI NANNI
Pare che sia un evento privato di questo tipo, la morte della madre, avvenuta l’anno passato, ad aver ispirato il film che Nanni Moretti sta girando in questi giorni a Roma e che s’intitolerà appunto “Mia madre”. E’ già cominciata la solita solfa del set blindatissimo e però anche delle indiscrezioni da cui puntualmente filtra la trama. E’ stato Michele Anselmi sul “Secolo XIX” a parlarne.
Protagonisti saranno i due figli di una madre anziana e malata: due fratelli interpretati da Moretti stesso (che arriva a licenziarsi per accudire la madre) e da Margherita Buy che nel film interpreta una regista “engagée” in via di separazione dal compagno e con una figlia adolescente. Margherita, la regista, è alle prese con un film di denuncia sociale sulla ristrutturazione e i licenziamenti in una fabbrica mentre la vita privata incombe e gli ultimi giorni della madre impongono le solite, drammatiche domande sul tenerla in ospedale o portarla a morire a casa.
Si può immaginare la tipica fibrillazione nervosa del personaggio della Buy che non riesce a tenere insieme “l’impegno” del suo film sociale, dove la fabbrica in crisi è la metafora dell’Italia, i problemi scolastici della figlia, la separazione e il dramma di una madre morente. Del resto Anselmi scrive che “l’idea di Moretti, al di là del tirante drammaturgico della malattia, è interrogarsi su quella che ha definito ‘una crisi culturale e sociale che ci coinvolge tutti’ ”. Vedremo se e come il regista romano saprà farci stare di fronte alle domande immense suscitate dalla malattia e dalla morte. Vedremo se saranno solo dei pretesti narrativi, delle metafore per parlare del momento storico e sociale, o se lui avrà il coraggio di prendere di petto la questione di fondo: il senso del vivere e del morire. Ovviamente Moretti non è Bergman, né Tarkovskij. Però potrebbe sorprendere con un accento nuovo. Ha già affrontato il tema del dolore e della morte con “La stanza del figlio” (che vinse la Palma d’oro a Cannes nel 2001). Mostrò un certo talento, ma più che fare i conti col tema della morte mise in scena il problema dell’elaborazione del lutto. Più Freud che Leopardi.
SCOPERTA
Moretti dà spesso la sensazione di un “vorrei, ma non posso”. Regista di talento, sembra non riuscire mai a scappare dalle gabbie del conformismo, dai tic e dai pregiudizi della sua generazione. Conosce e pratica (molto bene) il registro dell’ironia, ma gli è sconosciuto lo sguardo profondo e lieve della poesia. E’ l’icona di una generazione che sembra incapace di essere libera, di mettersi veramente in discussione e di cercare la verità dovunque essa sia, anche fuori dal proprio frigorifero esistenziale.
Azzardo una previsione. Specialmente se il film andrà alla mostra del cinema di Venezia, fra qualche mese la cultura dominante – cioè il salottismo borghese-sinistrese – scoprirà che esiste la morte (perché le cose esistono solo quando le scopre lei).
Ne ciancerà con qualche serioso pistolotto per una decina di giorni e poi ordinerà un aperitivo passando ad altro. Che sia Renzi o Berlusconi, che sia l’ultima articolessa di Scalfari o papa Francesco. Infatti nel “banal grande” politically correct in cui tramonta stancamente questa generazione di vecchi vincenti, si riesce perfino a mitizzare Francesco snobbando tutto quello che lui accoratamente dona. Con i loro assordanti applausi evitano di ascoltare ciò che dice e perdono la grande occasione della loro vita: conoscere un’ignota Misericordia.
LA SOLA SPERANZA
Parafrasando Pessoa si può dire che la generazione pre e post Sessantottina ha perduto la fede cristiana per la stessa ragione per cui i suoi padri l’avevano avuta: senza sapere perchéC’è perfino chi – come Scalfari – ogni settimana sulla “Repubblica” riesce nella spericolata operazione di osannare Francesco e proclamarsi suo amico e seguace, ma senza considerare minimamente ciò che al Papa sta più a cuore: quella Misericordia che tanto commuove il suo cuoreEppure proprio quella Misericordia è la grande bellezza (quella vera). Ed è la risposta alle  domande più profonde. Perché può dar senso alla vita solo qualcosa – o meglio Qualcuno – che sa vincere la morte. Altrimenti è un imbroglio. Quella Misericordia – ha ripetuto papa Francesco – è un Uomo. L’unico che ha vinto la morte e la disperazione. La potenza e la bontà del suo sguardo hanno ridato la vita al figlio della vedova di Naim, alla figlia di Giairo, al suo amico Lazzaro.
Incontrare (e seguire) quello sguardo è la più grande fortuna della vita.
Ieri don Julian Carron, parlando davanti ad alcune migliaia di persone della Fraternità di CL, ha indicato proprio quello sguardo – Ojos de cielo, occhi di cielo – come la sola speranza: quegli occhi che ci tolgono dall’inferno dei nostri affanni e ci illuminano perché sono cammino e guida.
Quegli occhi che fanno vivere tutto. E non fanno morire mai più coloro che si amano. Con Lui, caro Vasco, ogni bellezza dura. E per sempre.

Antonio Socci

sabato 5 aprile 2014

Vieni fuori!

Domenica 6 aprile 2014 - quinta domenica di quaresima

«Detto questo, gridò a gran voce: ‘Lazzaro, vieni fuori!’. Il morto uscì... Gesù disse loro: ‘Liberatelo e lasciatelo andare’». (Gv 11,43-44).



Dopo i “segni” dell’acqua e della luce, quello che tutti contiene: la vita! In sottofondo c’è l’itinerario battesimale, c’è il nostro battesimo: siamo immersi nella Vita. Per non morire mai, per non essere strappati dall’amore di Chi ci ama. Vivi per Amore! “Vieni fuori!” è il grido dell’amico all’amico, di Gesù a Lazzaro, di Gesù a ciascuno di noi per non restare chiusi in qualsiasi ombra di morte: dolore, paura, risentimento, apatia… “Vieni fuori!, Vieni fuori!” ci dicevamo da bambini giocando a nascondino quando qualcuno indugiava a uscire allo scoperto. E anche, in un altro gioco, quando qualcuno, bontà e coraggio suoi, “liberava” tutti. Gesù “liberatutti”: Vieni fuori, anima mia e non temere!
Buona e santa domenica dai vostri frati !