martedì 24 maggio 2016

ASSISI E LA BASILICA DI SAN FRANCESCO - PURA BELLEZZA !


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Chi di noi è stato ad Assisi ha certo negli occhi e nel cuore le immagini meravigliose della Basilica di san Francesco, pura bellezza, capolavoro dell'arte e della spiritualità. Ebbene, oggi 24 maggio, ricorre il 763° anniversario della Dedicazione della Basilica, da sempre custodita con la tomba del santo dai frati minori conventuali (la ma mia famiglia francescana) . 
  • Subito dopo la sua canonizzazione, avvenuta il 16 luglio 1228, Papa Gregorio IX decise di edificare in onore del Santo una “Special Ecclesia” che potesse custodirne nei secoli le spoglie mortali, dandole il titolo di “Caput et Mater” di tutto l'ordine Francescano. Lo stesso pontefice benedisse la prima pietra della Basilica il 17 luglio di quell’anno e il 25 maggio del 1230 ordinò che il corpo del Santo fosse traslato nella Chiesa inferiore che probabilmente era già ultimata.
  • Nell'anno 1253 Papa Innocenzo IV consacrò solennemente le due chiese della Basilica. Raccontano le cronache del tempo: «Era il 29 marzo 1228 quando Simone di Pucciarello donò al Papa Gregorio IX la sommità della collina detta Colle dell’Inferno dove venivano eseguite le condanne a morte. La Regola della Povertà Francescana era chiara e quindi Papa Gregorio IX accettò la donazione per poi “girarla” in uso perpetuo ai Frati nelle mani di Fratello Elia successore di San Francesco e di Pietro Cattani. La collina cambiò subito nome prendendo il nome di Colle del Paradiso e su questo colle, che si dice fu indicato espressamente da San Francesco in punto di morte, sorse la stupenda Chiesa».
Quando si passa per Assisi si capisce che è proprio vero che "le pietre" sanno parlare.
Che San Francesco possa toccare allora anche i nostri cuori, talvolta anch'essi "di pietra" e così seguire con più ardore e passione il Signore nostro Gesù Cristo. 

A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

Mentre festeggiamo la dedicazione al culto di Dio di questo capolavoro dell'ingegno umano, 
ci vediamo un breve documentario che illustra gli ultimi restauri ricostruttivi, 
seguenti il terribile terremoto del 1997.

domenica 22 maggio 2016

UNA NOTTE "DI STRADA"


Caro amico
in ricerca vocazionale, il Signore ti dia pace.
  • Siamo ormai pronti in tantissimi, giovani e frati, nella notte fra sabato 28 e domenica 29 maggio, a metterci "in cammino" (23 Km ca.) sotto le stelle dal Santuario del Noce di Camposampiero alla Basilica del Santo (Padova).
  • Si tratta del "Cammino di Sant’Antonio” – che ricalca appunto l’ultimo viaggio terreno del Santo, quando (il 13 giugno 1231), sentendosi ormai prossimo alla morte, si fece condurre su di un carro trainato da buoi da Camposampiero all’amato convento padovano dedicato alla Madonna.
  • Sarà una notte "di strada", di passi condivisi, di canti, di lode e invocazione, di affidamento, di incontro con più di un migliaio di pellegrini giunti da tutto il mondo. 
S. Antonio aspetta anche te per seguire, con più ardore e passione il Signore Gesù!
A Lui sempre la nostra lode! Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

QUI PROGRAMMA E ISCRIZIONE ON - LINE
(entro giovedì 26 maggio)

venerdì 20 maggio 2016

MA I FRATI VANNO AL CINEMA?

Frati alla telecamera....
Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. 
"Ma i frati possono andare al cinema o vedersi un film ?": così mi ha scritto Gianluca, un giovane studente universitario di Milano aspirante regista. Ma "caspita.. mica siamo extraterrestri!!" (gli ho risposto così, privatamente). In realtà, carissimi, niente di ciò che è bello e autenticamente umano è escluso dall'interesse di un frate. Del resto, da sempre, i frati si sono cimentati in vari ambiti: la spiritualità e la carità, ma anche l'arte, la musica, la letteratura, le scienze...Non è forse san Francesco il primo poeta della nostra lingua?  Il tutto a lode di Dio e a servizio concreto e prossimo di ogni uomo! Ma tornando al cinema oggi vi presento una breve testimonianza di un nostro frate, Fr. Giancarlo Paris, della comunità c/o il convento S. Francesco di Brescia di cui è anche il "guardiano" (superiore). Fra le sue grandi passioni, vi è la cinematografia, così che spesso ricorre a qualche film per aiutare le persone a crescere e maturare e riflettere e giungere più facilmente, anche attraverso quest'arte, a vivere una più intensa esperienza spirituale. Da quando dunque non vedete un buon film? Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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TESTIMONIANZA DI FRA GIANCARLO
Da dove viene la tua passione per i film? Ci sono alcuni fatti particolari che l'hanno nutrita? 
Da piccolo ero spesso solo e mi ero immaginato di avere un piccolo cinema privato nella mia camera e lì mi “vedevo” i film. All’oratorio proiettavano cose orribili con Bobby Solo e la Zanicchi, poi, crescendo, ho cominciato a leggere i quotidiani e a sentir parlare di capolavori... allora con il motorino inseguivo questi film che vedevo e non sempre capivo, ma qualcosa si seminava. L’abitudine crea il gusto, diceva J. P. Sartre, e così è nato il gusto per un certo cinema impegnato, ricercato, profondo e spirituale.

Può la visione di un film diventare esperienza formativa? Addirittura dal punto di vista spirituale? 
Ne sono certo. Diversi film mi hanno accompagnato dall’adolescenza approfondendosi ogni volta che li rivedevo; penso soprattutto a Stalker di Andreij Tarkovskij e ad alcuni film di Ingmar Bergman. Ci sono film che parlano all’anima.

Qualche titolo che porti nel cuore e qualche chiave di lettura cristiana...
Ultimamente ho visto Faust del regista russo A. Sokurov: parte da Goehte per raccontare l’uomo moderno e la sua ansia malata di andare sempre oltre nel sapere, nella scienza, nel piacere. Un film dove l’angoscia dell’uomo contemporaneo potrebbe portarlo all’incontro con Dio, ma il film rimane aperto e questo è il suo fascino.
Sempre rimanendo sui titoli recenti penso sia doveroso per un credente vedere "Il villaggio di cartone" di Ermanno Olmi: al di là delle sciocche polemiche suscitate in qualche ambito ristretto, invito a vedere su You Tube la presentazione del film fatta su Sat 2000.
"La settima stanza" su Edith Stein rimane un film classico su come si possa trasmettere una formazione spirituale attraverso la struttura tecnica dello stesso film: la protagonista, carmelitana, passa attraverso sette stanze, scandite da portoni o cancelli che si chiudono; ogni volta viene spogliata da qualcosa, ma alla fine, plasmata da questa azione segreta dello Spirito Santo, riesce a dare senso e significato profondo alla camera a gas di Auschwitz, trasformandola nel Santo dei Santi: luogo della presenza di Dio.
Un regista da tenere d’occhio, anche se non facile, è il russo Sokurov che ha vinto nel 2004 una segnalazione dalla Santa Sede per la sua produzione cinematografica ricca di rimandi spirituali... ma di non facile e immediata lettura.

giovedì 19 maggio 2016

mercoledì 18 maggio 2016

LA VOCAZIONE DI FRATE FRANK - DA FILOSOFO A FRANCESCANO

Pace e bene cari amici, in cammino e in ricerca dei desideri di Dio.
Sono sempre belli e provocanti e incoraggianti i racconti vocazionali dei nostri giovani frati. Oggi vi propongo la vicenda di frate Frank Hebestreit, studente in teologia ad Assisi. Già brillante dottorando in filosofia, giunge alla scelta francescana dopo una lunga ricerca di senso e di verità. Ringraziandolo di cuore per la condivisone invito tutti a ricordarlo nella preghiera, nella consapevolezza che Gesù è l'unica nostra VIA, VERITA' e VITA.
A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi: incontro con papa Francesco

MISERICORDIA E VERITÀ S'INCONTRERANNO!
La storia vocazionale di frate Frank Hebestreit

Sono fra Frank e vengo dalla “grande” Germania, dove sono nato e cresciuto. Da circa 5 anni vivo in Italia. Ma, volete sapere per quale motivo sono passato da würstel e krauti a caffè e dolci? È un lungo cammino di ricerca della verità sulla mia vita, su Dio e sugli altri. Vi racconto alcuni momenti importanti di questa avventura personale.

  • Dopo il servizio civile volevo studiare, ma mi sono gravemente ammalato. Durante la degenza all’ospedale Dio mi ha aperto gli occhi attraverso la verità contenuta nei Vangeli che ho letto quattro volte di seguito, perché sentivo in essi una profondità inedita da scoprire.
  • La mia conversione è avvenuta in mezzo a tanti malati e alla loro vicinanza. Così potevo toccare con mano che Dio agisce ovunque: nella miseria e nella gioia. Dopo un certo tempo ho, poi, ripreso l’idea dello studio andando all’università di Eichstätt, un piccolo paese nella Baviera, di stile barocco, molto carino. Qui ho incontrato per la prima volta un cattolicesimo forte.

imbattibile al ping-pong

  • Fino a quel momento avevo fatto esperienza nella comunità protestante, pur essendo stato battezzato nella Chiesa Cattolica. Ma, conosciuta la ricca spiritualità, la tradizione e la comunità mi sono convinto a fare un passo in avanti. Nella notte di Pasqua del 2004 ho ricevuto la confermazione dello Spirito per trovare la vera strada per la mia vita. Intuivo il percorso, ma non avevo chiarezza su me stesso e su cosa fare della mia vita.
  • Ho iniziato a studiare scienze politiche, ma un incontro speciale con un ex-certosino mi ha aperto gli occhi al mondo della filosofia. Erano le domande filosofiche che mi attiravano, mi spingevano a cercare. Ho scoperto la libertà del pensiero. In definitiva la possibilità di percorrere la via per conoscere Dio. Da questo momento in poi la filosofia, insieme con la luce della fede, sono state la lampada per illuminare la mia interiorità e per capire il mondo. Ben presto mi è affiorata l’idea di farmi religioso.
  • Nel dicembre 2008 ho incontrato, su proposta di una cara amica, i Frati Minori Conventuali. Una via alla quale non avrei pensato neanche in sogno. Non conoscevo niente di san Francesco e dei suoi compagni e non mi trovavo nello spirito francescano.

Così per lo meno pensavo io. Ma Dio conosceva la verità nascosta anche a me stesso e mi ha condotto nella comprensione con molta pazienza e amore. Finito il dottorato, sono entrato nel postulato della provincia tedesca nel 2009, sempre dubitando: “ma è questa la mia strada? Impossibile!” Così parlava la mente, il calcolo, la paura. “Ma è tutto vero, questo sei tu!”, rispondeva il cuore.

Ho trascorso un anno intero con questa tensione dentro, prima della proposta di continuare il cammino vocazionale in Italia, a Brescia. Ventiquattro ore di tempo per decidere. Tutto questo senza conoscere neppure una frase in italiano. Ma stavo facendo qualcosa che contava più di mille discernimenti, e in contrasto con la mia abitudine intellettuale: mi sono fidato di Dio.

  • Forse era più facile per me capire Hegel e Kant, che fare questo semplice gesto di fiducia, perché era questo che Dio voleva da me, la mia mano aperta. E così si aprì un mondo nuovo, quasi una vita nuova. All’inizio è stato duro: la cultura, la lingua, il vivere insieme e il disagio di non poter esprimere le mie emozioni, i miei stati d’animo. Naturalmente l’atmosfera umana. Ma grazie ai fratelli e a uomini gentili e benevoli mi sono aperto alla vita, a me stesso, alla mia interiorità e alla bellezza del mondo.
  • Perciò rendo grazie ogni giorno per il dono di stare in questo paese per provvidenza divina. Dopo il Postulato sono entrato in noviziato, la fase di discernimento per la professione religiosa, ad Assisi, proprio vicino alla tomba del nostro padre San Francesco. È stato un anno di crescita, di conferma della mia intuizione di fondo della voce di Dio: “questa è la strada!”.

scatenato....

  • La visita dei luoghi francescani, il vivere accanto al Santo e respirare l’aria di questo luogo mi hanno portato alla certezza intima di voler condividere in profondità la vita con Cristo nella fraternità. Il giorno 8 settembre 2012, nella Basilica inferiore di S. Francesco in Assisi, ho fatto la professione dei voti di povertà, obbedienza e castità. Solo in seguito ho realizzato che la professione fatta si rivela come tale solo nel vissuto quotidiano. È come un viaggio che si organizza. Una volta progettato non rimane che mettersi in cammino, non solo con la mente, ma soprattutto con il corpo, cioè con tutto te stesso. 
  • Dal 2012 sto (nuovamente) studiando teologia. Sono già alla fine del percorso di studi. Ma la ricerca della verità continua. È un pochino come nel film “Il Signore degli anelli”: vivere in compagnia per diventare veramente me stesso e un dono per gli altri con Dio, il mio unico “tesoro” (senza rinunciare alla mia passione di giocare a ping pong!).

La pace del Signore sia con voi!
frate Frank Hebestreit



dal bellissimo blog dei giovani frati di Assisi

martedì 17 maggio 2016

I SI' E I NO CHE CONTANO


Pur tra mille difficoltà, limiti ed errori, 
ognuno di noi deve capire che la sua vita parla. Che lo vogliamo o no...
Se abbiamo il coraggio di dire 
SI'e i NO 
che contano nella vita,
possiamo diventare strumenti...
Dio ha già parlato! Ma attraverso le nostre vite può continuare a farlo.

( Ernesto Olivero del Sermig)

lunedì 16 maggio 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (30) - FRATI CHE CANTANO

Roma: Frati della "sveglia francescana" che cantano....
Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.
Mi ha scritto ieri un ragazzo, Andrea (17 anni), facendomi davvero sorridere. Mi ha chiesto infatti, se "I FRATI CANTANO?". Mi ha motivato questa domanda così specifica legandola al suo desidero di consacrazione, ma anche alla sua grande passione per la musica e soprattutto per il canto. E aggiungeva: "Se diventassi frate non potrei fare a meno di suonare e cantare! Ma non so se questo sia possibile per la vostra regola".
Naturalmente, caro Andrea, la  musica e il canto non solo sono possibili, ma sono una componente vorrei dire quasi irrinunciabile per un frate e il suo ministero. Lo stesso San Francesco, amava il canto e la musica.. e da sempre molti tra i frati vi si sono dedicati con passione per rendere maggiore lode a Dio, per sostenere i fedeli, per allietare la fraternità, per pregare con più fervore.... anche perchè secondo un antico detto "chi canta prega due volte"!!!! Dunque stai tranquillo caro Andrea..: se diventerai frate, il canto sarà una componente importante della tua giornata.  Ma... soprattutto ti incoraggio caro Andrea (al di là di ogni tua dote canora o musicale) a fare dell'intera tua vita un canto al Signore! A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Basilica del Santo (Pd) : gruppo di frati in canto.. guidati da fra Alessandro
Il canto di san Francesco
E' bello vedere come il canto sia stato importante per san Francesco. Egli lo amava così tanto,  da riuscire a fare della sua stessa vita un continuo canto, una perenne lode al Signore e a quanto da Lui creato. Lo ricordiamo giovane per le vie di Assisi intonare le canzoni in francese imparate dalla madre Pica (francese). Ma molti altri sono gli episodi in cui egli canta . Come quando all'inizio della conversione (come narra il suo primo biografo Tommaso da Celano) " Vestito di cenci, se ne va per una selva, cantando le lodi di Dio in francese. Ad un tratto, alcuni manigoldi si precipitano su di lui, domandandogli brutalmente chi sia. L'uomo di Dio risponde impavido e sicuro: "Sono l'araldo del gran Re; vi interessa questo?". Quelli lo percuotono e lo gettano in una fossa piena di neve, dicendo: "Stattene lì, zotico araldo di Dio!". Ma egli, guardandosi attorno e scossosi di dosso la neve, appena i briganti sono spariti, balza fuori dalla fossa e, tutto giulivo, riprende a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi al Creatore di tutte le cose" (FF346). O ancora, eccolo gareggiare con sorella cicala...: “Sicuro e lieto cantava a Dio canti di letizia nel suo cuore” (fioretti). Ancora del suo canto e dei cori dei suoi frati si riempie la notte di Natale quando a Greccio prepara il primo presepio della storia.
Anche ormai prossimo alla morte, nel momento ultimo dell'abbandono e della sofferenza, scrive e canta il Cantico delle creature: Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue sono le laudi, la gloria e l'onore e ogni benedizione....Laudato sii...laudato sii...
Sono parole che nascono da un cuore che conosce la benedizione e che tutto accoglie. E' il canto della gratuità. E ci vengono in mente allora altre parole di Francesco, in particolare nella Regola non bollata (XVII): “Restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamo grazie a Lui dal quale procede ogni bene”. Il cuore canta perchè riconosce il dono e si riconosce come dono. Allora nasce la benedizione che si fa lode.

Un bel video con un canto allo Spirito Santo da parte dei giovani frati di Assisi
 
Pillole Vocazionali : 

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frati polacchi..che cantano Laudato Sii...