domenica 16 dicembre 2018

CHE COSA DOBBIAMO FARE?

Contemplazione - giovane postulante del convento di Brescia

Domenica 16 dicembre 2018 - Terza Domenica d’Avvento - "Gaudete"

“E noi, che cosa dobbiamo fare?”
(Lc 3,14)

“Cosa dobbiamo fare?”. Per tre volte nel Vangelo di questa domenica ascoltiamo tale domanda rivolta dalle folle, dai pubblicani e dai soldati a Giovanni, uomo di Dio.

“Che cosa dobbiamo fare? Cosa devo fare?”: una domanda che risuonò anche nel cuore del giovane e inquieto Francesco d'Assisi secoli fa..e lo spinse a ricercare, ad andare oltre se stesso, a mettersi in discussione, a fidarsi, a non accontentarsi...e giungere così a scegliere Gesù, a scegliere il Vangelo, a scegliere la Santità !

"Che cosa devo fare?": è la domanda che, sulle orme di Francesco ancora molti giovani si pongono, chiedendosi quale sia la volontà del Signore per la loro vita.  Un interrogativo decisamente compromettente, perchè carico di libertà e nuovi orizzonti e prospettive inedite di vita. E' in fondo l'esperienza dei giovani che si arrischiano in un cammino di discernimento vocazionale( nel gruppo san Damiano), è la domanda che spinge un ragazzo ad entrare in postulato, che guida i novizi e ogni frate, giorno dopo giorno . 
Essa, infatti, ci svincola dall’autosufficienza dei nostri ragionamenti, dall’autoreferenzialità delle nostre scelte, delle nostre azioni e ci apre ad altro, al Vangelo e alla sequela di Gesù come proposta che rende buona la vita. E in fin dei conti porta alla gioia (Gaudete), umile e lieta protagonista di questa domenica: ecco allora che qualcun Altro (più grande di me!)  mi fa vedere la possibilità di una vita più umana, più vera, più ricca di senso. Più…più..più..più..

Buona terza d’Avvento! 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


Dal Testamento di san Francesco
Nessuno mi mostrava "che cosa dovessi fare", ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò.
E quelli che venivano per intraprendere questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. (...)
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».

sabato 15 dicembre 2018

EPPURE.... LA VOCAZIONE, QUESTIONE DI "CASA" Testimonianza di Suor Gloria, giovane clarissa

Suor Gloria nel giorno della Professione Solenne

Pace a tutti/e voi in cammino e in ricerca della vocazione divina.

Oggi condivido la bellissima testimonianza di una giovane suora clarissa (36 anni). Mi scrive, infatti, suor Gloria dalla clausura del suo monastero raccontandoci un'esperienza e una scelta di vita davvero straordinaria e per molte persone forse incomprensibile: sono le meraviglie che solo il Signore sa suscitare e far sbocciare!

Affido Suor Gloria e la sua comunità anche alle vostre preghiere.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Un momento del rito della professione solenne

EPPURE... La vocazione, questione di “CASA”
Pace e Bene!
Sono suor Gloria, Clarissa del Monastero “S. Agnese” di Montone (piccolo borgo medievale a nord dell’Umbria); ho 36 anni e sabato 8 Dicembre, nella solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria ho emesso la Professione Solenne, ovvero il mio “SI'” per sempre al Signore e alle Sorelle della mia Comunità, sigillato dalla Chiesa.

Un “SI'” non di certo improvvisato, pronunciato in risposta ad un Amore più grande e sempre preveniente che, abbondantemente mi supera, avvolge e riempie; un “SI'” che è “somma” di tanti altri piccoli o grandi “SI'” detti nel mio vissuto quotidiano, nel mio cuore, nella penombra della nostra cappellina, davanti al Crocifisso di San Damiano, o nel laboratorio delle icone mentre levigavo tavole e scolpivo il legno, in cucina tra i fornelli, o in qualche colloquio spirituale con una delle mie sorelle. In cuore stupore, meraviglia e gratitudine per quanto, in questi anni, il Signore mi ha donato.
Partire dall’inizio non è semplice, il rischio è sempre quello di sminuire la portata e il valore di una vocazione; le parole non bastano mai! Ma tenterò…

Intorno ai vent’anni sentivo un profondo bisogno di vita piena, di felicità autentica, anche se ero già tanto contenta: amici, parrocchia con mille iniziative, università che andava a gonfie vele, fidanzato, il cammino nella fraternità della Gi.fra (Gioventù Francescana)…
EPPURE continuavo a desiderare di più, a rincorrere  una radicalità ancora sconosciuta, qualcosa che desse senso e pienezza alla mia vita. Questi sentimenti e desideri mi hanno spinta fino in Perù, in missione tra i campesinos delle Ande. Esperienza indimenticabile di povertà, essenzialità, precarietà, condivisione e fraternità!

Una delle tappe fondamentali per il mio cammino è stato un corso vocazionale ad Assisi, in cui ho sentito chiaramente rivolta a me questa frase del Profeta Isaia: Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” (Is 43, 4). Ero inoltre colpita nel vedere suore e frati gioiosi e felici; la domanda che portavo in cuore era sempre la stessa: e io? Come posso essere anch’io felice?”.
Da quell’esperienza ho iniziato a chiedermi seriamente cosa il Signore volesse da me, ma da sola ci capivo ben poco, ho allora chiesto ad un frate francescano di aiutarmi a comprendere.

E’ cominciato un lungo percorso di discernimento, in cui tante volte la paura che il Signore mi chiamasse a donarmi completamente a Lui, mi ha assalito e non vi nascondo che, spesso e volentieri, “mi son data alla fuga”. In questi anni di ricerca vocazionale ho proseguito gli studi fino alla laurea in filosofia, ho avuto la grazia di lavorare per due anni come educatrice in una comunità terapeutica per minori allontanati dalle proprie famiglie o usciti dal carcere, mi sono misurata in una relazione di coppia molto bella in cui il Signore era il centro del nostro fidanzamento. Sapevo e sentivo che tutto quello che avevo era tantissimo, che non avrei potuto, e saputo, desiderare di più..
EPPURE il mio cuore era inquieto e riempito solo a metà.

Nel frattempo alcune coincidenze, o meglio, “Dio-incidenze”, avevano fatto sì che incontrassi la Comunità delle Clarisse di Montone. Intimorita dalla loro forma di vita claustrale, radicale, “esagerata”, entravo nel parlatorio del Monastero restando piuttosto a distanza dalla grata, svolgevo il servizio per cui ero stata chiamata e me ne andavo di corsa…EPPURE

EPPURE ogni volta che entravo in quel luogo sentivo una strana sensazione, indescrivibile e mai sperimentata prima, l’ho definita così: “CASA”. Quando me ne andavo sentivo poi il bisogno di tornare da loro, di vederle, di captare il loro “segreto”: come facevano ad essere così felici in clausura, chiuse tra quattro mura? Come facevano a vivere insieme donne provenienti dal Nord e dal Sud d’Italia, colte e semplici, giovani e anziane? Queste domande mi facevano paura, come temevo il fascino e il desiderio di frequentarle.
"Io in clausura? Impossibile! A far cosa? Che senso ha? A che serve?"

EPPURE il mio cuore finalmente trovava pace, era riempito, caldo.
Mi stupiva e colpiva il vedere quanto queste cinque suore si volessero bene!
Un giorno ricordo di essermi detta: ecco, non mi servirebbe molto altro per vivere!”.
CASA! Avevo trovato la mia CASA, il luogo in cui quel Ti amo”, detto dal Signore qualche hanno prima ad Assisi, trovava forma, s’incarnava.

Nel 2007 sono entrata in Monastero e, ancora oggi, quel desiderio iniziale di radicalità ed essenzialità non si è spento. Ho imparato a capire che l’essenziale e il radicale è nella mia quotidianità, lì il Signore della Vita abita e regna, a volte come Agnello trionfante, a volte come Agnello ferito, ma sempre pronto a ripetermi, in mille modi, il Suo Ti amo”!
Ci avviciniamo al Natale, auguri di cuore a ciascuno di voi e…Che anche voi possiate trovare la vostra “CASA”!

Sr. Gloria
(monastero.santagnese@gmail.com)
 
con amici e compagni in festa
dialoghi dietro la grata
nell'orto..al lavoro
in preghiera

mercoledì 12 dicembre 2018

LA VOCAZIONE DI MARIA, LA PIENA DI GRAZIA

Brescia - Chiesa di san Francesco: statua dell'Immacolata
Pace e bene cari amici in ricerca della vocazione divina.
Abbiamo appena celebrato la festa dell'Immacolata Concezione, la festa di Maria preservata dal peccato originale, realtà che invece riguarda ogni uomo, ciascuno di noi.

Questa verità della nostra fede ha molto da dire anche alla nostra ricerca vocazionale.
 

Vi propongo al riguardo una breve riflessione partendo dal saluto che l'angelo Gabriele rivolge a Maria nell'Annunciazione :
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio»  (Lc 1, 26 – 30)

Che saluto curioso! 'Piena di grazia' – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, "l’amore incarnato di Dio" (Enc. Deus caritas est, 12)".
Maria è profondamente toccata da questo saluto. Del resto l'angelo, con tali parole,  viene a rivelarle la sua vera identità: Maria è l'Immacolata, la senza macchia, la donna perfettamente LIBERA come erano Adamo ed Eva prima del peccato originale.  
Questo significa che ella aveva la possibilità di dire SI o NO a Gabriele quando gli annuncia la sua vocazione di madre di Dio. Maria è anche ben consapevole che la proposta dell'angelo viene a mettere in discussione tutti i suoi progetti di vita ed anche la espone a dei rischi enormi. Il ritrovarsi incinta fuori dal matrimonio con Giuseppe poteva significare per lei la lapidazione così come prevedeva la legge giudaica. Ma con piena libertà si affida a Dio. Allora l'angelo la rassicura : ‘nulla è impossibile a Dio e può quindi confermare anche Giuseppe. Per il suo atteggiamento di fede, Maria ci interroga e ci provoca :
E io? Che ne è della mia libertà? Che cosa sono disposto a mettere in discussione di me? Dove voglio rischiare? C'è qualche cosa o qualcuno per cui sono disposto a donare la vita; c'è un motivo per cui vale la pena fare questo? Qual è il senso e la direzione della mia vita? 
Il suo SI' le cambia la vita, e anche quella di Giuseppe. Grazie a lei, si costituisce la Santa Famiglia, modello per tutte le famiglie umane. Ma il suo SI' coinvolge anche la vita di tutti gli uomini, del passato, del presente e dell'avvenire. Per il suo SI', infatti, Gesù diventa uno di noi. Per il suo SI', il  mistero dell'Incarnazione e quello della Redenzione si possono realizzare: la salvezza può essere donata al mondo! 
Che via e vocazione straordinaria per questa giovane fanciulla di Nazareth! Il suo SI' totale e completo le aprirà una strada di eccezionale fecondità. Addirittura, quando sotto la croce vedrà il figlio morire ed essere trapassato da una lancia,  ella diventa la madre di tutta l'umanità:
« Donna, ecco tuo figlio. » (Gv, 19, 26)
La "Piena di Grazia" diviene pertanto la mediatrice di tutte le grazie. Questo significa che TUTTE le grazie che ci sono accordate – dalle più grandi alle più piccole – passano per le sue mani. Maria è veramente nostra Madre. Ella è attenta ad ogni dettaglio della nostra vita. Allora facciamo come Giuseppe e come san Giovanni: Prendiamo Maria con noi! Prendiamo la "Piena di grazia" presso di noi per diventare noi pure ‘Pieni di grazia’, liberi di rispondere SI' al Signore, sicuri che la nostra vita sarà felice e feconda ! L’Angelo non ha forse detto?

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc, 1, 30).
Queste parole sono dette anche a noi! Quando diciamo SI' a Dio, diventiamo fecondi e possiamo generare Gesù nella nostra vita e nella vita degli altri:
 «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».  (Mc3,33-35)
Non è forse questa la nostra
comune vocazione di cristiani?



lunedì 10 dicembre 2018

VOCAZIONE: dentro o fuori dalla realtà?


Ciao a tutti, fratelli in cammino di ricerca vocazionale.
Mentre vi scrivo ho ancora negli occhi la bellezza che abbiamo sperimentato questo week-end con il gruppo vocazionale San Damiano ad Assisi.
In questi giorni alcuni giovani come voi, assieme a noi frati, si sono messi in ascolto di San Francesco, del Signore Gesù, e anche di se stessi, perché la strada della loro vita venga a poco a poco “spianata”, come urlava domenica scorsa Giovanni Battista nel deserto!

Forse per molti di noi pensare alla strada che abbiamo davanti, pensare ad una chiamata di Dio sulla nostra vita, potrebbe assomigliare ad attraversare una porta. Sì, una porta che può assumere caratteristiche diverse.



Per qualcuno questa porta sembra aprirsi verso una luce abbagliante: hanno l’impressione che il mondo sia qualcosa di tenebroso, di pervaso dal male nel profondo, dove tutto è inganno e fregatura; allora vedono questa porta aprirsi su un’altra possibilità, fatta di pura luce, amore e benessere, come se Dio ci portasse fuori dal mondo in un’altra dimensione…



Per altri questa porta sembra condurre verso un buio incerto e inquietante: percepiscono la vita di tutti i giorni come qualcosa di conosciuto e rassicurante, mentre la proposta di Dio come un salto nel vuoto, una prospettiva che fa un po’ paura; “e se il mio piano non coincide con quello di Dio? Non sono sicuro di volerlo sapere! Anche se sento che mi manca qualcosa, forse preferisco stare in ciò che conosco…”.



Forse, invece, ascoltando il Signore Gesù, quella che abbiamo davanti è
una porta aperta dalla realtà sulla realtà.
Facciamo un esempio: quando un giorno Gesù opera un esorcismo a Gerasa, subito dopo:
“L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui,
ma egli lo congedò dicendo:
«Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto».
L'uomo se ne andò,
proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto”.
                                                           Lc 8,38-39

Non si tratta di uscire dal mondo!
No, spiacente, se qualcuno cerca una soluzione facile ai problemi della vita, questa non si chiama certamente Gesù Cristo.

Non si tratta di qualcosa di misterioso, angosciante, totalmente avulso da ciò che conosciamo come nostro!
No, spiacente, se qualcuno pensa di dover scappare da un Dio che si diverte a giocare a nascondino e a tirare i fili di una storia a noi sconosciuta, questo Dio non è quello di Gesù Cristo.

Si tratta invece di abitare il mondo:
di scoprire quella porta stretta, quel passaggio che ci veste di novità e ci porta dalla realtà di nuovo alla realtà, vissuta in maniera ancor più reale!
Percorrere la strada in compagnia del Signore vuol dire proprio questo: a poco a poco, passo dopo passo, tutto sembra rimanere come prima, eppure è tutto radicalmente diverso: ora il mondo ci appare così come Dio lo vede!

Allora buon cammino a tutti: davvero che il Signore ci aiuti a spianare a poco a poco la strada, per guardare il mondo con occhi diversi, i suoi!

fr. Nico

sabato 8 dicembre 2018

SAN MASSIMILIANO KOLBE, FRANCESCANO CONVENTUALE, E LA CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATA


Cari amici in ricerca,  
si clebra oggi la solennità dell'Immacolata Concezione, tanto cara a noi frati francescani conventuali. 

San Massimiliano Kolbe, nostro confratello e martire di Auschwitz, è anche il più grande cantore della Vergine Immacolata, patrona e regina dell'Ordine Francescano. Per lei ha lavorato, in suo onore si è speso non solo nell'ultimo momento della vita, ma lungo tutta la sua esistenza. 
Si definiva un "cavaliere dell'Immacolata" e per lei aveva fondato l'associazione mariana della Milizia di Maria Immacolata, un'attiva organizzazione di laici e religiosi dedita alla diffusione del Vangelo con ogni mezzo, all'interno della cultura e della società di oggi, sotto la guida e lo sguardo dell'Immacolata, colei che rimanda a Gesù e dice: "fate quello che vi dirà".
Nei confronti della Vergine Immacolata p. Kolbe propugna la consacrazione: un atto di totale affidamento alle sue mani, per essere come lei e per lei strumento nelle mani di Dio. Oggi è davvero un giorno propizio per seguire l'esempio di San Massimiliano, "santo per il nostro difficile tempo" come lo definì Giovanni Paolo II, nell'amore e nel consacrarsi alla Vergine Immacolata:

SOLENNE CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATA (composta da san Massimiliano)

O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l'intera economia della misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la mia vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di Te:
"Ella ti schiaccerà il capo" (Gn 3,15),
come pure: "Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero" (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la Tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poichè ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

V. Concedimi di lodarTi , o Vergine santissima.
R. Dammi forza contro i Tuoi nemici.


ATTO DI CONSACRAZIONE (quotidiano)

Vergine Immacolata, Madre mia, Maria,
io rinnovo a Te oggi e per sempre,
la consacrazione di tutto me stesso
perché tu disponga di me
per il bene delle anime.
Solo Ti chiedo,
o mia Regina e Madre della Chiesa,
di cooperare fedelmente alla Tua missione
per l'avvento del Regno di Gesù nel mondo.
Ti offro, pertanto,
o Cuore Immacolato di Maria, le preghiere,
le azioni e i sacrifici di questo giorno.

venerdì 7 dicembre 2018

NON E' DIFFICILE CONOSCERE LA PROPRIA VOCAZIONE


Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace. 

A tutti è data una vocazione da realizzare
Non è facile parlare oggi ai giovani di vocazione a causa dei tanti preconcetti che nel tempo sono venuti a formarsi su questo tema. L'idea più pericolosa è che la vocazione non interessi tutti, ma solo alcuni: quelli che sono chiamati a diventare preti o suore. (…) Fortunatamente il Concilio Vaticano II si è opposto a questo modo di pensare asserendo che tutti siamo chiamati, a tutti Dio affida una vocazione, tutti Dio chiama alla santità, alla radicalità evangelica. 
Questo è il sogno che Dio nutre per ciascuno di noi. La santità, non è un privilegio per i più belli o i più simpatici. Dio vuole tutti santi, anche te! Sei stato creato per questo. Questo stesso è il desiderio più profondo che portiamo dentro di noi. È il desiderio verso il quale è protesa la tua stessa natura. Come non puoi chiedere ad una mucca di darti del vino se è stata creata per fare il latte, così non puoi chiedere a te stesso una vita di compromessi se sei stato creato per la santità. Questa è l'unica via che può darti quella felicità alla quale aneli. Per tutto questo è opportuno vincere la paura di confrontarsi con essa. Occorre quindi fare chiarezza.

Dio non gioca a nascondino!
Occorre subito sfatare un'idea sbagliata secondo la quale scoprire la propria vocazione è veramente difficile. È vero, Dio non ti telefonerà per comunicarti quanto vuole da te. Per comprendere la tua vocazione hai bisogno di impegno e discernimento. Allo stesso modo, però, è ridicola l'idea di un Dio che giochi a nascondersi. Non è così! La vocazione prima di essere il nostro problema è quanto Dio stesso ci vuol comunicare. Dio vuol farci conoscere qual è il senso della nostra vita, molto di più di quanto noi stessi lo desideriamo. Così fa di tutto per comunicarcelo. Il problema non sta in Lui, ma in noi che non vogliamo ascoltarlo. Lo sappiamo benissimo: non c'è peggior sordo di chi non vuoi sentire! Mettiti allora in ricerca della tua vocazione animato da questa certezza: Dio vuole parlarmi! Non è dunque difficile conoscere la propria vocazione, se noi non complichiamo le cose, se cioè abbiamo volontà per conoscerla e la lealtà per riconoscerla. Mantieni quindi vivo il desiderio di sapere qual è la volontà di Dio su di te e non porre resistenza.

Se lo desideri, per chiarimenti o domande, mi puoi scrivere e contattare, ti risponderò personalmente.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 6 dicembre 2018

LA SOFFERENZA DI UNA VITA SENZA SENSO

Pellegrini sul cammino di Santiago
Cari amici in ricerca, ritorno anche oggi sulla parola e sulla questione "vocazione".

Cerchiamo di infrangere il tabù che sta dietro la parola vocazione
Nella vocazione, infatti, sta il senso della nostra vita. È vivendo in essa che possiamo raggiungere il massimo delle nostre potenzialità e della nostra capacità di dono. Nella realizzazione del progetto che Dio ha pensato per noi sta il segreto della felicità...

La sofferenza di una vita senza senso
La parola vocazione viene dal latino e significa chiamata. E' Dio che chiama l'uomo: ad ogni persona affida una missione, un progetto da realizzare. All'individuo spetta il compito di rispondere all'appello di Dio. Solamente chi «centra la propria vocazione» realizza a pieno la sua vita spendendola per l'obiettivo per cui è stato creato.
A questo proposito è interessante notare come l'etimologia della parola peccato in ebraico significhi proprio «sbagliare mira», «non centrare l'obiettivo», «camminare fuori strada»: in altre parole, essere fuori dal progetto di Dio.(…)
Viceversa anche tu avrai potuto sperimentare quanto sia pacificante vivere accanto a persone che hanno centrato in pieno la loro vocazione, che con equilibrio sanno mettere a frutto le proprie potenzialità ed accettare i propri limiti. Sono individui profondamente in pace con se stessi e con gli altri perché «al proprio posto». 
Anche la psicologia, utilizzando la categoria della significatività, ci offre una riflessione assai interessante. Victor E. Frankl, psicoterapeuta viennese, afferma «Ogni epoca ha la sua nevrosi. In realtà, noi oggi non siamo di fronte, come ai tempi di Freud, ad una frustrazione sessuale, quanto piuttosto ad una frustrazione esistenziale. Il paziente di oggi soffre di un abissale sentimento di insignificanza, intimamente connesso a un senso di vuoto esistenziale».
Chi non scopre il senso della propria vita o, in altre parole, la propria vocazione, è condannato alla frustrazione e al vuoto interiore. Un vuoto che si fa sempre più strada anche tra i giovani. I tentativi di fuga da questo sentimento sono vari (stressarsi in mille attività, ubriacarsi, drogarsi, stordirsi con la musica, fare sesso ecc.) ma tutti inefficaci.

Se lo desideri, per chiarimenti o domande, mi puoi scrivere e contattare, ti risponderò personalmente.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)