lunedì 12 novembre 2018

SE IL SIGNORE CHIAMA... NON TI VUOLE FREGARE

Brescia-Convento/chiesa di san Francesco
Gruppo san Damiano alla celebrazione eucaristica
Cari amici in ricerca vocazionale, pace e bene.

Nel recente week end a Brescia (convento/chiesa di san Francesco)  si è svolto il secondo incontro del Gruppo San Damiano, per un discernimento e un orientamento alla vita religiosa francescana (diventare frate ?). 

Sette giovani arrivati un pò da varie parti del nord Italia (Sebastiano da Verona, Giacomo da Parma, Simone da Padova, Marco da Mantova, Marco da Novara, Massimo e Paolo da Torino) si sono ritrovati con noi frati per pregare, confrontarsi, condividere, ascoltare ed essere ascoltati.

  • Il tempo: E' fondamentale, come ho scritto tante volte, questo "darsi del tempo", sapersi fermare attorno ad una domanda, un sentimento, un'inquietudine e così rientrare in se stessi e guardare più da vicino i segni divini e la loro direzione: si tratta di verificare una scelta di vita... non si può avere fretta o affrontare il tutto con superficialità !!
  • Il gruppo: Fondamentale è anche il camminare insieme ad altri! Da soli non si va da nessuna parte e si rischia al contrario o di scappare o di giungere a conclusioni unicamente basate su noi stessi, fatte a nostra immagine e somiglianza e dove la volontà di Dio c'entra ben poco. Questa, unicamente dal confronto e attraverso tante mediazioni, invece, riesce ad emergere e rivelarsi.
  • Il Signore: Irrinunciabile, l'incontro  con il Signore attraverso la Parola, nell'adorazione, nella preghiera condivisa con i frati, nel silenzio che solo da voce ai sussurri dall'Alto.
  • La testimonianza : Sempre bella e concreta poi, l'esperienza di stare in comunità con dei frati veri, la testimonianza dei postulanti  , i giovani che a Brescia vivono  due anni di verifica e che consente anche ai nuovi arrivati un dialogo e un riconoscersi alla pari.  
Certo, aderire al gruppo San Damiano, chiede di fidarsi e rischiare, un uscire da se non scontato per mettersi in gioco ed esporsi e muovere dei passi e faticare, e gioire e piangere se necessario. Ma ne vale la pena..nella certezza che il Signore quando chiama e si propone, non vuole fregarti, ma donarti una vita piena e bella.

Il prossimo appuntamento sarà dal 6 al 9 dicembre. L'incontro si terrà ad Assisi presso la Basilica di san Francesco, accanto alla tomba del santo: un momento autentico di Grazia. (vedi sito)
Se qualcuno di voi, miei giovani amici e lettori volesse unirsi al gruppo per vivere questa esperienza di discernimento, si faccia vivo quanto prima.  

Chiedo anche la vostra preghiera per i giovani del Gruppo san Damiano e noi accompagnatori e guide. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 11 novembre 2018

LA CASSA DELLE COSE INCERTE: quando i dubbi ti divorano!


Fratelli in ricerca, oggi voglio raccontarvi una piccola storia.

Qualche giorno fa ero al “Giovani Verso Assisi”, il grande incontro nazionale che noi frati organizziamo ogni anno per il ponte di Ognissanti dedicato a tutti i giovani che si sentono legati alla realtà francescana.

Durante una delle serate vissute in basilica, accanto alla tomba di San Francesco, ho avuto l’immenso dono di ascoltare alcuni di questi giovani, di farmi loro accanto, di condividere passaggi di vita intensi, impegnativi, messi fra le mie mani come tante fragili opere d’arte.
Ho ancora ben stampato negli occhi lo sguardo di una ragazza di una regione del sud, C., pieno di dubbi, di domande, di indecisioni e incertezze… Si sentiva davvero schiacciata fra le tante cose che la assillano fra famiglia, ragazzo, università, futuro, gruppo in parrocchia, preghiera...

In quel momento, ascoltandola, mi è tornata in mente un’immagine: qualche settimana prima nel duomo di Monza mi ero imbattuto su una cosa molto particolare, direi unica. Era una semplice cassetta, tipo quelle per le offerte, ma recava una scritta che mi ha davvero incuriosito, e quindi l’ho fotografata:
Cassa delle cose incerte - Duomo di Monza
Le ho raccontato di questa cassetta, e insieme abbiamo immaginato di averla lì con noi. Abbiamo provato a fare un elenco, un elenco delle cose incerte, e ad una ad una infilarle dentro la cassetta. Mentre la pila di foglietti immaginari cresceva, saliva anche un leggero sorriso su quel volto tirato, che man mano si rilassava un po’. Abbiamo potuto anche scherzare e prenderci un po’ in giro per tutti i casini in cui ci infiliamo nelle nostre vite, compresi quelli che non esistono proprio e li costruiamo noi, dal nulla, con la nostra fantasia.

Quando ci siamo salutati l’elenco delle cose incerte era ancora lì, dentro la cassetta. Nessuna di queste era stata apparentemente risolta. Eppure questo gesto simbolico, questa cassetta immaginaria, ci aveva fatto bene: quando i dubbi vengono chiamati per nome, fissati nei loro confini realistici, condivisi con qualcuno di cui ci fidiamo, affidati alle mani buone e sagge del nostro Signore, lasciati anche decantare nel tempo… quando viviamo questo passaggio interiore, apparentemente banale e inutile, le cose lentamente cambiano.
La realtà diventa un po’ meno ostile, la foresta dei nostri pensieri inizia a diventare un po’ più familiare, qualche raggio di luce comincia a penetrare fra i rami. È un semplice foglietto che non esiste, con alcune parole impresse sopra, lasciato dentro una cassetta del nostro cuore, fra le mani di Dio. Eppure lentamente si scioglie, perde di potere su di noi, si rivela nella sua evanescenza e sparisce, oppure ci racconta una verità più profonda di noi, e quindi si trasforma in possibilità nuova di vita.

Fratelli, siamo tutti pieni di cose incerte.

Qualche anno fa, all'inizio del cammino, credevo che con il passare del tempo le cose si sarebbero via via chiarite, che i dubbi sarebbero volati via. La mia povera e minuscola esperienza invece mi sta dicendo il contrario: con il tempo le certezze diminuiscono di numero, le domande si fanno invece sempre più profonde. Sì, perché stare con il Signore semplifica e destruttura: lentamente la sua presenza sfoglia il nostro cuore, e strato dopo strato ci si avvicina al centro, dove le cose sicure diventano sempre meno e sempre più forti, reali, concrete, durature, mentre tutto il resto si trasfigura, rivela la sua essenza, ciò che è davvero: umanità fragile, da rispettare, da accogliere, da amare.

Facciamoci una cassetta delle cose incerte! Ascoltiamo i nostri dubbi, diamo loro un nome e una cittadinanza dentro di noi. Affidiamoli alle mani del Signore, che abita nel nostro profondo. Scrutiamoli, mettiamoli alla prova, lasciamoli sciogliere e trasformarsi.
E aggrappiamoci sempre all'unica vera certezza: Dio è amore!
Il suo amore fedele non ci abbandonerà mai!

Buon cammino a tutti!

Fr. Nico

sabato 10 novembre 2018

LE PICCOLE COSE


Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo; 
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno 
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, 
come un bimbo svezzato è l’anima mia,
speri Israele nel Signore, ora e sempre. 
                                                                                                Salmo 130


Benedetti siano gli istanti,
e i millimetri, e le ombre
delle piccole cose.

Fernando Pessoa

venerdì 9 novembre 2018

CELIBATO E CASTITA': UNA PORTA SOCCHIUSA


Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Il Celibato per il Regno con il voto di castità, connota in modo radicale la vita di noi frati come di ogni religioso  o sacerdote. Una scelta esigente, quasi una sfida oggi, spesso non capita e contestata da chi la rifiuta a priori, ma anche mal compresa da chi la intepreta erroneamente come una neccessaria fuga e protezione, una barriera, una siepe dalle insidie del mondo.

In realtà quando ne si intuisce la verità profonda, la bellezza e la vertigine, non si può non esserne affascinati e stupiti. "Oggi ancor più che in passato, ha in sé un’incredibile carica profetica ed è un cammino di felicità e di realizzazione umana". E' così che può succedere, anche in questo nostro tempo, che alcuni "pazzi"  si sentano chiamati ad abbracciare questa via

Per un approfondimento in merito, vi propongo una interessante riflessione di Jean-Paul Vesco, (Domenicano, vescovo di Oran) pubblicata recentemente sull'Osservatore Romano.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
F. Alberto (fra.alberto@davide.it)
=============///=======///======///==============
UNA PORTA SOCCHIUSA...
Una frase del nostro maestro dei novizi mi accompagna dai tempi del mio noviziato domenicano: «Vivere il celibato consacrato significa accettare la scomodità e il rischio di lasciare la porta della propria vita affettiva largamente socchiusa». Sposarsi di solito permette di chiudere, per quanto è possibile, la porta a tutte le altre possibilità e di costruire un rapporto affettivo nel tempo con il proprio coniuge. Niente di simile nella vita consacrata che, oltretutto, suscita per natura confidenze, scambi a cuore aperto, e nutre molto facilmente una raffigurazione idealizzata della persona celibe «in vista del Regno dei cieli».

È forte la tentazione di chiudere quella dannata porta con ogni mezzo. Il più naturale è porsi, per quanto possibile, fuori dalla portata del rischio del rapporto, separarsi. Ciò significa, in primo luogo, non porsi più in una situazione di alterità in cui il rapporto è fatto di scambio reciproco, in cui ognuno si lascia raggiungere, si lascia toccare. È questo bisogno di separazione, in parte necessaria, la ragion d’essere della clausura monastica.

Il clericalismo, di cui Papa Francesco non smette di denunciare la pericolosità per la Chiesa, ha in parte origine da questo desiderio legittimo di mettere la propria vita affettiva al riparo dalle correnti d’aria. Ma la clausura clericale può presto rivelarsi, sia per i sacerdoti sia per le persone che li frequentano, anche se con le intenzioni più pure da entrambe le parti, una protezione tanto più illusoria in quanto può nascondere il rischio della seduzione reciproca.
Tale rischio è aggravato dal fatto che il bisogno di una giusta distanza si coniuga con la propensione di ogni istituzione umana a produrre i propri strati, i propri codici e le proprie élite.

La Chiesa non solo non fa eccezione, ma ha addirittura una propensione particolare a sacralizzarli. Che cosa abbiamo fatto del comandamento di Gesù ai suoi discepoli «e non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo» (Matteo 23, 9)? 
Quando capiremo finalmente che con queste parole Gesù auspica vivamente una Chiesa di fratelli e di sorelle e non una Chiesa scissa tra sacerdoti e fedeli, così come ha denunciato papa Francesco nella sua lettera sugli abusi sessuali dello scorso 22 agosto? «Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo».

Pertanto, lungi dall’essere un baluardo contro gli assalti dell’affettività, questo isolamento clericale, anche sotto forma di autorità degli uni sugli altri — che, se non si fa attenzione, l’ordinazione sacerdotale genera in modo così naturale — può creare le condizioni favorevoli a ogni sorta di eccesso, di abuso di potere. Tali abusi scioccano ancor di più in quanto spesso toccano le corde più delicate dell’anima delle persone che li subiscono. I danni umani sono ancora più terrificanti. E se commessi su bambini, sono criminali e devono essere trattati come tali.

Periodicamente si levano voci che invocano tali abusi a sostegno della rivendicazione del «matrimonio dei sacerdoti», panacea per tutti i mali della Chiesa. È di fatto un altro modo di soccombere ancora una volta alla tentazione di sbattere questa dannata porta socchiusa. Sarebbe davvero un peccato se la Chiesa cattolica romana si riallacciasse alla sua tradizione millenaria di ordinazione di uomini sposati per un simile motivo, di mancanza.

Ben lungi dall’essere una frustrazione affettiva perversa e pericolosa per il contesto, il celibato consacrato è un tesoro del cristianesimo. Oggi ancor più che in passato, ha in sé un’incredibile carica profetica ed è un cammino di felicità e di realizzazione umana. Quant’è bello provare questa libertà di una vita come fratelli e come sorelle in un rapporto di alterità e di uguaglianza assoluta in dignità. Quant’è bello assaporare la castità di un rapporto di amicizia tra uomini e donne, certo raramente scevro della sua parte di seduzione reciproca, in un mondo in cui il desiderio è l’oggetto di tutte le polarizzazioni.

Dio, quant’è bello questo rapporto, Dio, quanto è vertiginoso. Significa accettare il rischio di questa porta socchiusa, non abbassare mai del tutto la guardia e guardare in faccia la nostra fragilità umana piuttosto che nasconderla dietro a protezioni illusorie. Significa l’umiltà e l’annullamento dell’amico dello sposo, che esulta di gioia alla voce dello sposo (cfr. Giovanni 3, 29), più che la sicurezza di un “uomo di Dio” che potrebbe sorprendersi a dimenticare che rimane comunque un uomo.

di Jean-Paul Vesco,
Domenicano, vescovo di Oran

Tratto dall'Osservatore Romano

giovedì 8 novembre 2018

DIO CI PARLA? QUANDO, COME?


"Frati in dialogo"

Dio ci parla? E se sì, quando e come?

Oggi prova a rispondere fra Emanuele Zuglian, giovane frate studente in teologia a Padova (presso il Convento s. Antonio dottore), condividendo la sua esperienza di ascolto e di incontro con Gesù.
La Sua voce non solo lo ha guidato, qualche anno fa, a scoprire la chiamata ad essere frate ma, ancora oggi, gli mostra la bellezza della vocazione francescana nel condividere la vita con i poveri, con gli ultimi. 

Lo rigraziamo di cuore anche con la nostra preghiera. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

==============///=======///=======///==============

Quella volta che… 
Testimonianza di fra Emanuele

Un’impresa ardua scegliere un episodio particolare in cui ho sentito una parola di vita rivolta a me da parte di Dio. 

Sono convinto che il Signore ci parli continuamente e ci raggiunga nelle pieghe più piccole e ordinarie delle nostre giornate.

Tuttavia, ci sono degli incontri che effettivamente lasciano impresso nel nostro cuore e nei nostri ricordi la certezza che in quel preciso momento, in quel particolare incontro, in quel dato luogo, il Signore ci ha visitato in modo speciale.

Recentemente mi stavo recando a piedi verso la stazione di Padova e spesso si incontrano persone che chiedono soldi e, onestamente, in alcuni casi sono anche moleste. Tuttavia, passando in quel luogo ho notato più di una volta un uomo senza fissa dimora che quasi sempre trova riparo appoggiato alle vetrate dell’ingresso della stazione.

Mi ha colpito molto questa persona dall’aspetto mite, la corporatura esile e la sua piccola statura, soprattutto il suo sguardo profondo e gentile. Qualche volta ho sentito il desiderio di dargli qualcosa, vincendo quei pregiudizi che abbiamo un po’ tutti nei confronti di questi poveri: li userà per bere, per la droga… etc.
Quello che più mi colpisce è che lui non chiede niente…. anzi non parla neppure. Lo vedo quasi sempre scrivere qualcosa o disegnare e se ti avvicini lui ti sorride e gli leggi negli occhi la gratitudine per quel piccolo gesto.

Una domenica in particolare, tornando dalla parrocchia dove offro il mio servizio nel fine settimana, mi sono avvicinato a lui e gli ho dato una moneta. Allontanandomi, mentre mi incamminavo verso casa, vedevo ancora il suo volto e quegli occhi gentili e grati.

Dentro di me sono nati sentimenti di gioia e una commozione profonda e in un istante il mio cuore ha ricordato con semplicità le sante parole del Vangelo di Matteo 25,40:


“tutto quello 
che avete fatto a uno solo 
di questi miei fratelli più piccoli, 
l’avete fatto a me.”




Per ironizzare un po’ potrei dirla cosi: una grande gioia per una piccola moneta.

Mi auguro e vi auguro che il Signore ci faccia sperimentare in sovrabbondanza di queste grazie, perché credo che i piccoli gesti di amore quotidiani, di cui noi tutti siamo capaci, possono renderci sempre più simili al nostro Signore Gesù Cristo.

Fra Emanuele

mercoledì 7 novembre 2018

LA VITA E' UN SOGNO FATTO PER TUTTI E L'AMORE E' IL PREMIO (Avicii)

Assisi - GVA 2018 : Framing di Giovani e frati

Cari amici in ricerca, pace e bene.
Sono di ritorno in convento dopo i giorni stupendi del Convegno Giovani verso Assisi.

Qui ho incontrato e ascoltato tanti ragazzi davvero unici, carichi di speranze e grandi desideri e slanci, come a volte di paure e angosce e coraggio e fede di fronte al mistero e alle sfide della vita. 

Mi ha particolarmente colpito il dialogo avuto con M. un giovane di 18 anni appena compiuti: una testa arruffata di capelli neri e ricci, un fare apparentemente deciso e spigliato, un sorriso luminoso.. simpatico.
Già dalle prime battute, ecco il contrasto con la bellezza immediata di una giovinezza esplosiva e la fatica di crescere e vivere a pieno i suoi giovani anni, strattonato fra mille tensioni ed emozioni ed incognite. Ecco il peso dell'angoscia e del vuoto sempre in agguato, ma anche la lotta per uscirne, la voglia di diventare grande e il suo buttarsi impacciato in nuove esperienze fra tante paure, insieme al tormento di scoprirsi ancora così inadeguato in un bisogno immenso di amare ed essere amato e il timore di sbagliare o di ricevere fregature... Ecco la voglia di scappare e non vivere, la seduzione di vie di fuga facili, anestetizzanti e velenose.

Stava ascoltando, tutto "incuffiato", una splendida canzone «Wake me up» di Avicii, al secolo Tim Bergling, che il 28 aprile 2018, è morto suicida: un grande artista, all'apice del successo e dei record di vendite, travolto dal non senso e da un vuoto incolmabile.

M. mi ha confidato di essere rimasto profondamente colpito da questa tragica fine di Avicii, di averlo addirittura in parte invidiato, di avere pensato in qualche momento, sia pure per brevissimi istanti,  di emularlo e così sfuggire alla vita.
Era ad Assisi per la prima volta, giunto un pò per caso su invito di un amico.

E' stato molto bello ascoltare il suo racconto, insieme alla gioia inaspettata che mi diceva di stare provando da questa esperienza del convegno. Da solo si era fatto il giro di alcuni luoghi di Francesco, scoprendone la storia e immedesimandosi in lui e nella sua ricerca. Per la prima volta, in un angolo oscuro della chiesetta di san Damiano, si era scoperto a pregare e a piangere e a invocare il Signore, sentendolo vicino, amico e compagno.

Per la prima volta la sua domanda di felicità e di senso aveva trovato in Gesù un segnale forte, una indicazione luminosa e profonda capace di squarciare un orizzonte spesso oscuro, carico di incognite e paure. Per la prima volta parlava di sè con qualcuno, senza filtri, e per di più con un frate, un religioso.

"Me ne torno a casa cresciuto", mi ha detto, "meno timoroso! Ora so che non sono solo". E infine, citando Avicii "la vita è un sogno fatto per tutti e l'amore è il premio... ora so che questo vale anche anche per me".

Carissimi, affido M. anche alle vostre preghiere insieme a tutti i ragazzi presenti ad Assisi.
E al Signore Gesù, per il suo servo Francesco, sempre la nostra lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

Avicii, Wake Me Up

Feeling my way through the darkness
Guided by a beating heart
I can't tell where the journey will end
But I know where to start
They tell me I'm too young to understand
They say I'm caught up in a dream
Life will pass me by if I don't open up my eyes
Well that's fine by me
So wake me up when it's all over
When I'm wiser and I'm older
All this time I was finding myself
And I didn't know I was lost
[x2]
I tried carrying the weight of the world
But I only have two hands
I hope I get the chance to travel the world
But I don't have any plans
Wish that I could stay forever this young
Not afraid to close my eyes
Life's a game made for everyone
And love is the prize
So wake me up when it's all over
When I'm wiser and I'm older
All this time I was finding myself
And I didn't know I was lost
[x2]
I didn't know I was lost
I didn't know I was lost
I didn't know I was lost
I didn't know I was lost 

Avicii, Wake Me Up: (traduzione italiana)

Sento la mia strada attraverso l'oscurità
guidato da un cuore pulsante
non so dove finirà il viaggio
ma so da dove cominciare
dicono che sia troppo giovane per capire
dicono che io sia preso in un sogno
la vita mi passerà avanti se non apro gli occhi
beh va bene per me
allora svegliatemi quando è finita
quando sarò più saggio e più vecchio
tutto questo tempo mi stavo trovando
e non sapevo che mi ero perso
cerco di portare il peso del mondo
ma ho solo due mani
spero di avere la possibilità di viaggiare per il mondo
ma non ho altri piani
spero di restare così giovane
senza paura di chiudere gli occhi
la vita è un sogno fatto per tutti
e l'amore è il premio
allora svegliatemi quando è finita
quando sarò più saggio e più vecchio
tutto questo tempo mi stavo trovando
e non sapevo che mi ero perso
[x2]
e non sapevo che mi ero perso
e non sapevo che mi ero perso
e non sapevo che mi ero perso
e non sapevo che mi ero perso

martedì 6 novembre 2018

BEATA ELENA: e tu, vuoi dare tutto a Dio?

Monastero di Camposampiero: Suora Clarissa "iconografa"
Buongiorno a tutti, giovani in ricerca.
Credo che quasi nessuno di voi sappia che oggi qui a Padova noi frati francescani celebriamo la festa della beata Elena Enselmini!

"E questa chi è?" direte...

Si tratta di una suora di clausura, una monaca clarissa (cioè appartenente all'ordine fondato da Santa Chiara), vissuta a Padova negli stessi anni di S. Antonio. Era di famiglia nobile e da giovanissima scelse di lasciare tutti gli agi che la sua condizione le garantiva per entrare nel povero monastero dell'Ara Caeli, appena fuori dalle mura della città.
Lì conobbe, qualche anno dopo, S. Antonio e fra loro nacque una profonda amicizia spirituale, fatta di confidenze e sostegno reciproco: eh sì, anche i santi hanno bisogno di un amico, di affetto, di calore umano!
È proprio nel loro monastero, che S. Antonio il 13 giugno 1231 lascerà questo mondo, accudito dai suoi frati e dalla stessa Elena.

Oggi il suo corpo è custodito nel Santuario dell'Arcella, proprio accanto alla cappella che ricorda il luogo della morte di Antonio, immerso nel moderno quartiere multietnico della città di Padova, dove noi frati francescani stiamo in mezzo alla gente, soprattutto ai più giovani, offrendo un luogo di incontro e di integrazione fra le varie culture.
Il Monastero della suore Clarisse continua invece ancora la sua presenza a Camposampiero, presso il Santuario del Noce, sorto sul luogo dove svettava anticamente un poderoso albero fra le cui fronde il Santo, pochi giorni prima della morte, si fece costruire una cella.

Nella preghiera di stamattina, in occasione della festa, fra i vari testi proposti, c'era anche una predica di S. Antonio. Ve ne riporto un passo:


Dai Sermoni di S. Antonio di Padova

"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente" (Mt 22,37).

Nel santo Vangelo troviamo detto "Dio tuo", e perciò lo si deve amare di più! Infatti amiamo di più le cose nostre che quelle degli altri
[...] Ama dunque con tutto, non con una parte. Se riservi una parte di te stesso per te, sei tuo, non suo. Vuoi averlo tutto? 
Dagli il tuo ed egli ti darà il suo; così non avrai niente di te, perché avrai tutto lui con te stesso. Amerai dunque il Signore Dio tuo con tutte le tue forze.


Credo proprio che S. Antonio e la beata Elena siano persone così: ogni giorno cercavano di dare tutto di sé a Dio e ai fratelli, senza trattenere nulla, ricevendo così quel centuplo che riempie la vita di gioia.
Fratelli in cammino, che il Signore ci dia di poter fare altrettanto.

Vuoi anche tu averlo tutto? Dagli tutto, ogni istante, per come puoi.
Il resto lo farà Lui!






vedi altri POST sulle Clarisse