domenica 26 gennaio 2020

Bibbia Francescana a portata di mano


Buona Domenica della Parola di Dio a tutti!

Oggi, domenica 26 gennaio 2020, si celebra in tutta a Chiesa la "Domenica della Parola", voluta da papa Francesco.
Noi frati francescani viviamo di "Parola di Dio":
"la Vita e la Regola dei frati minori è questa:
seguire il Santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo"
così inizia Francesco nel dettare la regola ai suoi frati. Questa domenica ci aiuta a ricordare che davvero la nostra vita parte da lì. Ogni giorno.

Per poterlo fare, concretamente, ci sono tanti strumenti che la Chiesa di propone. Oggi voglio mostrarvene uno. Conoscete il portale bibbiafrancescana.org? Si tratta di un blog creato e guidato da noi frati francescani in cui si legge la Parola di Dio dentro la spiritualità francescana, ricco di spunti, testimonianze, approfondimenti, ecc., tutti curati da frati, suore e laici della nostra grande famiglia francescana.

Proprio da oggi, in occasione di questa "Domenica della Parola", cliccando qui è possibile accedere ad un indice pratico e sempre aggiornato di tutti i commenti biblici pubblicati sul portale in questi anni di attività. Davvero un'occasione unica per avere un aiuto alla preghiera personale, e al tuo cammino di ricerca della Sua volontà.

Buona esplorazione degli orizzonti che solo la Sua Parola sa aprire.
E buon cammino fratello.

fr. Nico - nico.melato@gmail.com



SENTIRSI CHIAMATI - SENTIRSI AMATI !


Domenica 26 gennaio 2020
Dal Vangelo di Matteo (4, 18-22)

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 

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Chi di noi la mattina, non riaccende lo smartphone (ma forse non l'abbimao mai neppure spento!)  per controllare se è stato chiamato? Se ha ricevuto una telefonata o gli è arrivato un messaggio? Tutti (ammettiamolo),  attendiamo e ci aspettiamo di essere cercati, desiderati, ricordati. A ciascuno fa piacere interessare a qualcuno, sentire pronunciare il proprio nome, essere riconosciuti, in definitiva essere amati.

Se nessuno ti chiama, è come se non esistessi!
Non c'è nulla di più bello, invece, che percepirsi desiderati, che poter udire il proprio nome sulle labbra dell'altro. 
  • Cosa avranno provato Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, quando Gesù, passando sulla spiaggia, li ha cercati e guardati e chiamati per nome? 
  • Che forza d'amore hanno percepito in Lui e da Lui, a tal punto da lasciare tutto (affetti, lavoro, esperienze..) per seguire Lui, Gesù?
CHIAMATI .... AMATI
Frati in cammino

sabato 25 gennaio 2020

CHE SENSO HA LA VITA?

Frate francescano accanto ad un malato 
"LA VITA HA SENSO
QUANDO COMINCI A VIVERLA
 PER QUALCUNO"

giovedì 23 gennaio 2020

CASTITA' E CELIBATO : UN CAMMINO D'ALTA QUOTA!


Oggi riporto la corrispondenza con Luca, un giovane (25 anni) angustiato da tentazioni circa la castità e interrogativi inerenti la vocazione sacerdotale e il celibato. Come sempre, spero che quanto scritto possa essere utile a tutti. Al Signore Gesù la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

LETTERA DI LUCA 
Caro P. Alberto, mi chiamo Luca (25 anni). Finalmente mi decido a scriverle anche per ringraziarla del suo blog e delle sue risposte sempre cosi utili e incoraggianti. Spero abbia una risposta anche ad un quesito che mi assilla da tempo. Durante l’anno passato ho seguito con grande entusiasmo e serietà un corso di discernimento vocazionale nella Diocesi di (...). Nel mio cuore credo di avere intravisto la strada del sacerdozio e vorrei rispondere sinceramente a questa chiamata. Nel frattempo, ho pure concluso l'università e mi pare sia giunto il tempo per una decisione verso il seminario. "Ma"....., c' è ogni volta un "ma" che si ripresenta e mi frena: ho avuto in passato una lunga relazione affettiva (terminata due anni fa), ma vivo e sento in me ancora grande attrazione per le ragazze anche se poi concretamente non ho più voluto cercare un legame avendo la prospettiva della consacrazione. La "castità personale" non è però ancora una meta che posso dire di avere raggiunto, anzi vivo momenti di forte pulsionalità in cui mi trovo senza alcuna difesa e cado miseramente non riuscendo a controllarmi (...) Pensando al celibato, mi chiedo spesso se sarei in grado di sostenerlo con rettitudine. Quando mi scopro debole e peccatore su questi aspetti, mi scoraggio moltissimo e così temo per il mio futuro come seminarista ancor prima che da sacerdote e mi viene da rimettere tutto in discussione. Poi però, ogni volta ripenso al mio cammino di conversione (dopo un pellegrinaggio a Lourdes) e al cammino di fede e vocazionale di questi anni e vi scopro anche tanti segni del Signore che mi indicano questa direzione ed è la preghiera a donarmi l'unico conforto possibile e ancora a suggerirmi il desiderio di continuare.  Però intanto resto fermo e non mi decido a far nulla! Cosa ne pensa? Cosa mi può aiutare? Grazie di tutto. Luca

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Luca, grazie per la fiducia e per avermi raccontato almeno in parte la tua storia e le tue fatiche: un bel dono per me. (...)  Riguardo alle preoccupazioni di natura affettiva e sessuale che ti angustiano, ti rinnovo sopra ogni cosa l'invito ad un dialogo schietto con il tuo padre spirituale; solo nella relazione personale si possono, infatti, affrontare serenamente temi così delicati e intimi. Nella tua lettera non parli di questa figura di riferimento che spero però tu abbia. Non illuderti di camminare da solo!!! Mi permetto in ogni caso qualche breve considerazione. 

Circa le difficoltà (pulsionalità) in ordine alla "castità personale" di cui mi scrivi, da un lato, queste non vanno enfatizzate né super demonizzate: si tratta di un cammino di crescita e di auto dominio di sé che non è per nulla scontato o automatico in un giovane (specie in questa società iper sessualizzata)! Dall'altra, queste non vanno neppure sottovalutate, sostenendoti al riguardo sempre con la preghiera e una vita sacramentale assidua (confessione, eucarestia) e..tanta pazienza e umiltà. In esse andrebbe però colto anche il malessere che esprimono, il bisogno e il richiamo profondo che in qualche modo manifestano sia pure in modo disordinato. Si tratta dunque di andare all'origine di questo disagio, di questa pulsionalità irrazionale e senza confini che pare ogni tanto destabilizzarti. Vanno al riguardo evitati volontarismi e spiritualismi depistanti, scoprendo invece ciò che genera e favorisce in te certi comportamenti che poi ti addolorano e scoraggiano. La gioia sarà il primo segnale di questo cammino di conversione che per altro ti sarà molto utile anche se sceglierai di fidanzarti e farti una famiglia: la castità infatti non è solo prerogativa dei consacrati!!

Circa l'attrazione per le ragazze, ringrazia il Signore per la tua normalità! In questa tendenza infatti non c’è nulla di straordinario o di terribilmente peccaminoso. Questa tendenza, inoltre, non illuderti, anche se diventerai prete, non verrà mai meno e non è che scomparirà con la tua consacrazione. Non sta dunque qui la questione seria dove capire se potrai diventare o meno prete o religioso. I consacrati, infatti, scelgono il celibato, non perché non attratti o incapaci di amare una donna, ma nella consapevolezza che il loro cuore, la loro persona, la loro affettività e fisicità, ha già un'appartenenza, ha già nel Signore un amore ancora più grande e assoluto, così che tutta la loro vita è per Dio e per il Regno. 

Per diventare prete, devi dunque chiederti cosa significhi il Signore per te, che spazio abbia nella tua vita, che forza di seduzione eserciti su ti te. Sarà solo, infatti, una vocazione "divina" a consentirti una fedeltà nel celibato e conseguentemente una grande apertura di cuore e insieme la sua custodia; a permetterti una capacità di relazione e di dono verso ogni persona (donne o uomini) senza alcuna pretesa di possessività o esclusività. La castità e il celibato, nella consacrazione religiosa, dunque come via di libertà e di amore gratuito verso chiunque e ovunque. 

La castità e il celibato del sacerdote come "un cammino d'alta quota"; un cammino certo per "iniziati" (la vocazione religiosa non è per tutti!) esigente e affascinante, prossimo al Cielo, ma anche ben ancorato alla Terra, alla Vita dell'uomo... Qui sta il vero discernimento da operare...!!

Carissimo Luca, non ti conosco personalmente e quindi mi scuso se le mie parole sono state un poco generiche. Posso però dirti che da quanto scrivi, emerge la figura di un giovane retto e sincero; in te, mi pare sia presente un genuino desiderio di seguire il Signore e fare la sua volontà ( che tu diventi prete o no). Sono sicuro che questo tempo di prova e fatica saprà mostrati la strada che Lui ha in serbo per te. Ti sono vicino e ti ricordo nella preghiera. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto
Assisi: frate Fabio e la sua vita donata fra i giovani 
Vietnam: frate con i lebbrosi


mercoledì 22 gennaio 2020

Ci hanno trattati con rara umanità



Piccola risonanza sulla Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani di p. Paolo Floretta.
Buona settimana di preghiera a tutti, e buon cammino.

fr. Nico - nico.melato@gmail.com
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Il testo di Atti che titola la Settimana di preghiera per l'Unità dei cristiani è tanto negletto e quanto ricchissimo, eversivamente umanizzante. Secoli di distanze, anche odiose e odianti, morti, sangue in nome di dio (il minuscolo è d'obbligo) e di un Cristo accaparrato e deformato.
In realtà Gesù ci ha resi tutti fratelli: d'ufficio, de iure divino direbbe anche un canonista.
«Ci hanno trattati con rara umanità» è il constatare che essere umani è possibile, è cristiano, è Vangelo. Finalmente. Dopo secoli, dopo odii, dopo sangue, tristemente inutile. E' difficile lasciarsi umanizzare. E' più facile coltivare e gestire paranoie, anche e ancora in nome di dio (sempre minuscolo). Trattare in modo umano è eversivo, sempre, perché avremo sempre a che fare con le nostre paure arcaiche. Lo Spirito Santo lo sa; è lì per noi e con noi per diventare fratelli. Un mestiere infinito e possibile.

p. Paolo Floretta

martedì 21 gennaio 2020

PERCHE' PRETI E FRATI NON SI SPOSANO?

Frate francescano che contempla il Crocifisso
Fra i vari quesiti che mi giungono, frequente è la questione del celibato dei preti e dei religiosi e perchè questi non possano sposarsi. Di seguito riprendo parte di una lettera giuntami tempo fa da Marco, insieme alla mia risposta che spero vi possa aiutare a fare maggiore chiarezza sull'argomento.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la sua lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

DOMANDA DI MARCO
Caro fra Alberto, nel mio cuore mi trovo recentemente combattuto e in forte crisi. Sono molto attratto dalla vita sacerdotale e, quest'anno ho anche fatto un bellissimo cammino di discernimento vocazionale con la mia diocesi al riguardo. Ho anche pensato seriamente di entrare in seminario (avevo già deciso in tal senso e scritto la lettera di ingresso), ma proprio in questo ultimo mese ho conosciuto una ragazza verso la quale è nato un sentimento inaspettato. E' anche la prima esperienza affettiva vera per me. Così sono strattonato fra queste due opzioni. Vorrei diventare prete perché è quello che cerco e sogno da tempo; in relazione a questa strada, infatti, mi sono interrogato a lungo e con sincerità e sono convinto che il Signore mi abbia rivolto questo invito e chiamata! Ma non posso neppure negare questo nuovo sentimento che va a scompigliare però tutti i miei pensieri. Ancora non ho avuto il coraggio di parlarne con le mie guide del seminario: sembrava la mia, già una scelta fatta. Mi chiedo il perchè della scelta del celibato per i preti stabilita dalla Chiesa Cattolica. Che male ci sarebbe se un sacerdote, o anche voi che siete frati, vi poteste sposare? Se così fosse entrerei subito in seminario, non avrei un attimo di esitazione! Non potrebbe essere che Papa Francesco, come qualcuno dice, possa rivedere questa norma? Sono molte le domande che si affollano in me. Che ne pensa? Grazie. Marco

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace a te fratello. Grazie per la fiducia e per avermi scritto di te aspetti molto intimi e riservati. Che dirti???!!  Mi limito a qualche passaggio fondamentale:

1) La prima cosa che non mi meraviglia e non deve meravigliarti è il  sentimento che sta nascendo in te! Certo, guarda caso (!!!) questo giunge, proprio alla vigilia di un passo tanto importante. Direi che quanto stai vivendo è quasi una prassi normale!! Fa parte della dinamica dello scegliere; ogni scelta infatti implica necessariamente una rinuncia, un sì e un no.. Di fronte a una decisione per nulla facile (come entrare in seminario), può accadere che riemerga con forza e anche sofferenza, quanto si deve lasciare. Ma questo è una grazia e una verifica preziosa circa la tua vocazione. Se entrare in seminario non ti costasse nulla, dubiterei fortemente di te. E’ una scelta di vita a cui ti accingi!!! E' un SI’e un No che ti è chiesto!! Tu cosa vuoi per davvero??

2) In secondo luogo, non mi perderei tanto in discussioni riguardanti il “Se” e i “ma” e i “però” in ordine alle scelte della Chiesa circa il celibato dei preti. Il dato di fatto da cui non puoi prescindere, resta comunque e in ogni caso, che un prete è chiamato al celibato e alla castità per il Regno: mi meraviglia un poco che nel tuo discernimento questo aspetto fondamentale non sia entrato prima. Oggi, (ma anche per il futuro, come ribadito in tantissimi documenti) il prete si connota per questa scelta di affidamento totale ed esclusivo al Signore e al Ministero, non dividendo il suo cuore con altri se non con Lui: Cristo è l'Amato, così la Chiesa è l'unica Sposa. Questa prassi nella Chiesa latina, non è una legge imposta senza un perché, ma trova da sempre (fin dai primi secoli) un fondamento prima di tutto nella vita stessa di Gesù (anche egli celibe): bello e forte che i suoi preti gli somiglino, siano davvero "alter Christus" imitando così anche il suo modo di essere!! Se tutto quanto fa Gesù è "divino", allora anche il suo vivere da celibe e in modo casto è "divino", ed è "divino" imitarlo. O no???
Il fondamento è anche nella Tradizione millenaria della Chiesa (vari Concili e Sinodi fin dal IV sec. fissano questa disposizione). Il celibato? Una questione dunque di cuore indiviso, di imitazione totale, di una vita consegnata a Gesù e alla sua Chiesa! E’ un “rinnegare se stessi”(Lc 9,18-24), è farsi eunuchi per il Regno (Mt 19,12), è lasciare beni e affetti per LUI (Lc 14,26-27). Sei disposto a fare questo per Gesù?

3) Che poi tu possa provare affetto e dei bei sentimenti per una ragazza, credimi, è una benedizione! Il mondo clericale, infatti, a volte è così sterile e incapace di sentimenti! Ringrazia dunque il Signore che in tal modo ti sta confermando che sei un giovane normale e sano (di sentimenti e di orientamento), che ti fa misurare il cuore e la vocazione con una persona concreta (non un'idea astratta). Il Signore non chiama a seguirlo più da vicino persone incapaci di innamorarsi o problematiche nel volere bene (c'è anche chi pensa questo!). In realtà egli vuole che i suoi preti siano dei veri uomini, delle persone autentiche che sappiano diffondere gratuitamente amore, nel suo nome, ad ogni persona, senza reclamare nulla per sè. Che misura ha il tuo cuore al riguardo?

4) Infine, di questo passaggio difficile, direi che è bene tu ne parli assolutamente con il tuo padre spirituale e che non lo affronti da solo. E' bene anche che tu ti dia tutto il tempo necessario per un ulteriore discernimento nel confronto con la tua guida, nella preghiera e nell'ascolto attento di quanto si muove nel tuo animo: non è mai fruttuoso giungere a delle decisioni di vita sull'onda di emozioni e turbamenti e confusioni interiori. Sei disposto a questo dialogo sincero? 

Ecco carissimo alcune indicazioni dirette e schiette…che riassumo in una brevissima frase: Se vuoi fare il prete o il frate caro fratello, devi essere disposto a dare la vita, tutta intera per Gesù, a lasciarti "trafiggere il cuore" solo da Lui!!! E’ a questo che ti senti chiamato?
Ti benedico e affido al Signore.
fra Alberto



domenica 19 gennaio 2020

LA VOCAZIONE COME GUARIGIONE

Frate francescano in preghiera e ascolto 
LA CHIAMATA DI LEVI
Dal vangelo di Marco (2,13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

LA VOCAZIONE COME GUARIGIONE
Il famoso racconto della vocazione di Levi è inserito in un contesto di guarigioni, e in fondo questo già dovrebbe suggerirci che le vocazioni che accogliamo nella nostra esistenza sono tutte occasioni di guarigione. Si pensi alla chiamata all’esistenza, alla vita. Se viviamo non è per un caso, non siamo frutto di una combinazione meccanica di elementi, di associazioni fortuite, ma abbiamo ricevuto una chiamata: qualcuno ci ha voluto, ha amato la nostra esistenza prima ancora che noi nascessimo. Ricordare questo è già guarigione, guarigione dal non senso, dal pensare che se perdiamo le persone amate, se perdiamo chi ci ama, perdiamo tutto. Siamo stati chiamati alla vita da Colui che ci ha amati per primo: “Sei tu che hai plasmato il mio profondo – dice il salmista a Dio –, mi hai tessuto nel grembo di mia madre” (Sal 139,13).
Ma poi, oltre alla vocazione alla vita, riceviamo altre vocazioni, altre chiamate. Qui c’è il racconto della chiamata di Levi. E anche la sua chiamata è in fondo una guarigione: guarigione dall’isolamento e dalla barriera che quell’uomo aveva dovuto costruirsi inevitabilmente per praticare un mestiere odiato dalla gente. Perché era un pubblicano, un funzionario incaricato di riscuotere le tasse imperiali, e quindi era considerato dai concittadini un collaborazionista, e associato ai peccatori. Gesù, con una sola parola, restituisce a quest’uomo la libertà di essere semplicemente se stesso, un uomo bisognoso, come tutti, di contatto e di comunione con gli altri, desideroso, come tutti, di essere accettato e accolto.
E questa nuova dinamica nella quale Levi entra si esprime a meraviglia in un pasto. Gesù e i suoi discepoli mangiano a casa di Levi, alla stessa tavola con pubblicani e peccatori. “Erano molti infatti quelli che lo seguivano”: questi “molti” sono i discepoli, certo, ma forse anche i peccatori e i pubblicani, che hanno trovato in Gesù uno che li accoglie e accetta per quello che sono, tant’è vero che accetta di mangiare alla loro tavola! (...)
Siamo “malati” che anelano alla guarigione, direbbe Gesù, e non “sani” autosufficienti. Siamo “ciechi”, tutti, ma alcuni coscienti di non vedere, altri che negano la propria cecità (cf. Gv 9). Tutti chiamati, invitati a un banchetto, a patto di riconoscere di non essere migliori degli altri, a patto di accettare di essere guariti.
sorella Laura (monastero di Bose)
Frate francescano che abbraccia il Crocifisso di san Damiano

sabato 18 gennaio 2020

POKOJ I DOBRO: gruppo musicale dei frati francescani polacchi


Pace e bene cari amici.
I frati francescani ovunque nel mondo esprimono fantasia e gioia e libertà. Vi segnalo oggi il gruppo musicale dei Pokój i Dobro, composto da giovani frati polacchi che, nel canto trasmettono a tanti giovani la bellezza del vangelo e della vocazione.

https://soundcloud.com/pokojidobro
https://pokojidobro.net/