lunedì 18 luglio 2016

FA' DELLA TUA VITA UN DONO

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
L'estate è un tempo almeno in parte di vacanze e svago . Può diventare occasione anche di qualche buona lettura che ci aiuta a crescere e maturare nel nostro cammino di discernimento. Di seguito ecco una bella pagina su cui sostare . Vi ricordo e benedico da Assisi ove mi trovo per un campo adolescenti. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 

Eucarestia tra i monti
“La fedeltà nell'amore, in tutte le sue manifestazioni, è essenziale per il percorso che hai intrapreso per seguire Gesù fino in fondo. Sii cosciente del fatto che questo dono lo vivi nella realtà della tua fragilità, aperto all'azione della grazia di Dio in te”.

  • Fa’ della tua vita un dono d’amore assoluto, riconoscendo che tutto è grazia. Da’ tutto. Datti del tutto. Consegnati: sii tu stesso l’offerta che poni sull’altare. Ricorda sempre che Lui ti dice: «Mi compiace tutto ciò che fai per me, ma voglio te, voglio il tuo amore, voglio il tuo cuore, voglio te». Vivi in una costante delicatezza spirituale; che la tua vita sia un «sì» inesauribile, definitivo. Cerca in tutto e per tutto la perfezione dell’ amore. Incamminati verso una vita nella quale sceglierai sempre ciò che comporta un maggiore amore a una gioia più grande, in una dedizione più piena. Questo è quanto deve definirti nella tua scelta di seguirLo per questo cammino nel quale lo Spirito ti sta invitando a entrare.
  • Non cercare il perfezionismo, ma l’amore. Vivi la vita in Lui con gioia e con allegria, perché saprai in tutto e per tutto di essere amato dal Signore. In ogni giorno della tua vita il Signore ti farà capire che sei stato chiamato a una vocazione di preghiera e di evangelizzazione, se questa è la tua strada. Ma sempre nella Chiesa. Vivrai la tua scelta come un autentico privilegio del suo amore. Non potrai vivere né distratto né disperso, perché l’amore del Padre si aspetta da te una collaborazione illimitata. Ti terrai sempre disponibile, gioiosamente disponibile a dare testimonianza del tuo amore. Se lo vivi nella tua anima, ti sarà facile comunicarlo ai fratelli ai quali ti doni. Se sai di essere impegnato con la croce di Cristo, accetterai il dolore del Signore che si prolunga nel fratello che soffre o che si trova nel bisogno, e parteciperai così della croce che salva per amore. La coprirai con la tua tenerezza, rendendo così noto il suo amore con la tua testimonianza.
  • Sii testimone della dolcezza di Maria con i suoi figli più poveri. Lei è la Madre che condivide la croce. Tu, durante il tuo cammino, avrai innumerevoli occasioni di vivere accanto alla croce e di aiutare a portarla. Ascolterai la voce insistente di Gesù: «Prendi la mia croce e va’ dai poveri da povero, essendo uno di loro». Lui è il povero, e il suo invito è un invito alla croce, che gli appartiene, e a essere povero con Lui. Così vedrai che, nello Spirito della verità, tutta la sofferenza è di Cristo, così come tutta la povertà.
  • Accetta di vivere in una povertà totale, povertà di cose e povertà di anima: avrai solo il giorno e la notte, ma né il giorno né la notte saranno per te, bensì per Dio e per i fratelli. Che la tua unica sicurezza sia la certezza dell’amore; a questo scopo, accetta di vivere sempre il presente con grande fiducia: non occorre altro. Ti basterà sapere che, se vuoi essere pienamente fedele nel seguire Gesù, devi tenerti disponibile alla volontà del Padre.
  • Vivi inabissato nell’incontro semplice e umile con la tua stessa realtà. Immergiti nella vita della gente semplice. Fatti carico del clamore dei poveri e rispondi con la disponibilità del dono di te stesso nella vita. È una conseguenza del tuo impegno con il vangelo di Gesù. È la tua risposta al tatuaggio divino che ha marchiato la tua anima. Tutto ciò è essenziale nel cammino.
  • Segui la strada della vita con la convinzione che non ci possano essere in te comportamenti egoisti, come la tristezza, il vivere imperniato su te stesso o il tenere chiuse le porte del tuo cuore. La tua donazione al Signore dovrà esprimersi in generoso spirito di servizio e in fedeltà incondizionata a coloro che condividono il tuo cammino. La fedeltà nell’amore, in tutte le sue manifestazioni, è essenziale per il percorso che hai intrapreso per seguire Gesù fino in fondo.
  • Sii cosciente del fatto che questo dono lo vivi nella realtà della tua fragilità, aperto all’azione della grazia di Dio in te: Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte (2Cor 12,9-10).

Jaume Boada

domenica 17 luglio 2016

LA NOIA


LA NOIA 
NASCE QUANDO NON FACCIAMO
NULLA DI SIGNIFICATIVO, 
NULLA DI UTILE 
A NOI  STESSI E AGLI ALTRI !

CHE ASPETTI A DARTI UNA MOSSA??!!

giovedì 14 luglio 2016

FRA FILIPPO CI RACCONTA LA SUA VOCAZIONE

Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca della vocazione del Signore.
Anche oggi vi propongo la testimonianza vocazionale di un giovane frate (28 anni), fra Filippo Scarcella, siciliano di origine e studente in teologia ad Assisi. La sua storia, fatta di slanci e desideri, ma anche di molte sofferenze e fatiche, sono certo vi spronerà a non dubitare mai della presenza del Signore e della forza che in Lui ciascuno può ritrovare ogni volta per rialzarsi, scoprendo la propria via e così riprendere un cammino di bene e speranza. Ricordiamo con gratitudine nella preghiera fra Filippo per la sua condivisione. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto.tortelli@gmail.com)

Alzati! Non rimanere fermo nella tua situazione
La vita con me non è stata molto generosa. Ho conosciuto troppo presto la realtà della sofferenza e cosa vuol dire crescere senza i genitori. Rileggendola posso tranquillamente dire che ogni evento e situazione hanno avuto un significato.
Mi chiamo Filippo Scarcella, sono nato nel 1984. A tre anni e mezzo ho perso mia madre. Può sembrare assurdo ma ringrazio Dio perché, anche se il mio cuore è stato ferito, non mi ha abbandonato. Ha subito colmato questo vuoto mettendo al mio fianco una figura materna e, scrivendo oggi questo, mi vengono in mente le parole del Signore: Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo.
A 25 anni perdo mio padre, una terribile malattia lo colpisce e mi lascia, per congiungersi con mia madre in Paradiso.
Dopo tre anni dalla perdita di mio padre, malattia e sofferenza bussano nuovamente alla porta: mio zio, che mi aveva fatto da padre, mi abbandona definitivamente. A distanza di 8 anni la mia vita, tra alti e bassi, andava cambiando, servendosi di persone e situazioni sia negative che positive per portarmi dove Dio voleva. Penso alle situazioni senza senso.
Un giorno una conoscente mi invita ad un pellegrinaggio a Catanzaro per ascoltare l’esperienza della signora Maria Marino, fondatrice del Movimento Apostolico, che mi tenne in considerazione per tutti i giorni del pellegrinaggio. Dio era all’opera ma io non capivo, le paure incominciarono a inondarmi il cuore. Maria mi fissava e indicandomi mi fece alzare, mi disse che sarei diventato sacerdote e che ero stato scelto da Dio. Tutti incominciarono ad applaudirmi, io sconvolto non riuscivo a capire quello che stava succedendo, l’incredulità iniziò ad assalirmi. Ero turbatissimo, la salutai e mi disse che avrebbe pregato per me e che saremmo rimasti vicini con la preghiera. I miei incominciarono a preoccuparsi. I tentativi per entrare in seminario fallirono tutti. In quel momento incominciarono a sorgere dentro di me tutta una serie di domande e di perché che non avevano ancora una risposta, decisi di lasciar perdere tutto e distogliermi da questo pensiero che per me era diventato traumatico tanto da impedirmi di andare avanti.
Continuai a vivere con tranquillità proseguendo sempre con il mio stile di vita, anche se dentro di me si accendeva un fuoco che ardeva manifestando la gioia di consacrarmi al Signore. Ma il tempo passava. Tutto andava sparendo interiormente. Non percepivo più la presenza di Dio non sentendo più la chiamata che Dio mi aveva donato come se non fosse mai successo niente nella mia vita. Iniziai a chiedermi se tutto era una fissazione e se non ci fosse mai stato il segno di una chiamata.
Il 2009 per me è stato l’anno più critico. Cominciai a frequentare la chiesa dedicata a san Giovanni Battista e mentre mi trovavo davanti alla porta della chiesa, vidi Gesù esposto sull’altare, pronto ad accogliermi, io indifferente, ma sempre con quel desiderio di incontrarlo e di trovare la vera felicità, seguendo le parole di san Giovanni Paolo II: è Gesù che cercate quando sognate la felicità. Decisi così di incominciare a frequentare la parrocchia e il gruppo del Rinnovamento nello Spirito, in cui il mio incontro con Dio ha toccato il punto più alto e dove conobbi la mia ragazza. Quando la malattia di mio padre si aggrava ulteriormente il cuore viene inondato da altre scelte: questa volta si mette in gioco il legame tra me e la mia ragazza. Dio stava “invadendo troppo la mia vita”.
A Maggio la morte di mio padre. Dopo due mesi, la fine del mio fidanzamento. Una frase rimane impressa: “Alzati! Non rimanere fermo nella tua situazione”. Quella frase fu come una lama affilata a doppio taglio. Decido di fare qualche esperienza vocazionale e mi rivolgo ad un amico che come me frequentava la stessa parrocchia. Mi mise al corrente di un percorso vocazionale che svolgevano i Frati Minori Conventuali a Marineo e iniziai a frequentarli. Con gli stessi frati feci anche alcune esperienze di evangelizzazione di strada proposte dal Movimento Giovanile Francescano. Il Signore mi andava mostrando la via che avrei dovuto percorrere e il luogo nel quale avrei dovuto seguire Gesù più da vicino. Mi chiedevo insistentemente se questa era la mia strada, ma purtroppo ero schiavo del dubbio. Ricordai che da bambino, mentre stavo camminando per un sentiero in mezzo la strada, vidi una croce piccola, buttata per terra, mi inginocchiai.. era la croce di san Damiano. Non ne capivo e non ne conoscevo il significato, ricordo che la conservai. A distanza di tanti anni ebbi modo di scoprire che quella croce era speciale: parlò a san Francesco.
Riepilogando tutto il cammino, posso dire con fede ferma che dopo otto anni da quell’incontro con la signora Marino ho detto il mio sì a Dio per seguirlo sulle orme di san Francesco d’Assisi. La profezia che mi è stata donata da Dio servendosi di Maria si sta realizzando. Non come volevo e dove volevo io, ma come ha deciso Lui per me. Sono contento e felice di appartenere alla famiglia dei francescani Conventuali.
frate Filippo

martedì 12 luglio 2016

Fra' Daniel: da ragazzo ribelle a missionario in Europa

Cari amici,
pace e bene!

Mettersi alla ricerca della propria vocazione, significa tendere l'orecchio del cuore della Parola di Dio, in cui il Signore è capace di interpellarci personalmente. D'altra parte questo cammino si alimenta anche del confronto con l'esperienza di chi ha già fatto un po' di strada.
Oggi vi propongo la testimonianza di fr. Daniel Marie, un frate francese, entrato nell'Ordine ad Assisi dopo una giovinezza rocambolesca. Pur non essendo oggi più un ragazzino, ha contribuito a rinfrescare la presenza francescana prima in Francia e... ora in Belgio con la sua giovane comunità. Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di visitare la comunità di Bruxelles e mi sono potuto rendere conto di come la loro presenza sia davvero sale, che progressivamente - a partire dalla cura della preghiera - diffonde il sapore del bene attorno a sé... sempre di più.
La versione spagnola della rivista Tracce, organo del Movimento di Comunione e Liberazione, è andata a scovare la loro esperienza e l'ha diffusa (la traduzione è compiuta dall'originale spagnolo, che si può trovare qui su Religión en Libertad). 
Buona lettura... ehm... un ultima considerazione: le storie dei frati non sono tutte così pittoresche! La maggior parte di noi probabilmente proveniamo da storie "normali". Tuttavia il confronto con ciò che la grazia di Dio può operare anche in vite "lontane", può dare coraggio a tutti (cfr. Ef 2,17)!

Il Signore vi dia pace!

frate Francesco

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Daniel Marie, francescano a Molenbeek, il quartiere degli attentati Bruxelles
Comunista, tossicodipendente e criminale, ha perso tutto...
un giorno ha aperto la Bibbia a caso e Dio gli ha parlato

fr. Daniel M.
Oggi Daniel Marie è un sacerdote e frate francescano di 59 anni. E' il superiore del Convento di San Antonio (www.saintantoine.info) a Bruxelles. Ma nella sua giovinezza si era allontano da Dio, molto. E' stato comunista, tossicodipendente e criminale. Aveva anche pensato al suicidio.
Un giorno ha aprì la Bibbia a caso e percepì che Dio parlava a lui. Infine ha trovato il suo posto tra i francescani.

Sulla rivista Huellas (versione spagnola di Tracce), del movimento di Comunione e Liberazione, Daniel Marie da testimonianza della sua vita e parla del lavoro che i frati del Convento di Sant'Antonio tentano per le strade di Bruxelles.

Un rampollo di buona famiglia
Daniel Marie è nato nel 1957, all'interno di una famiglia cattolica borghese, ma nella sua giovinezza Dio non era presente. Militava nella Lega Comunista Rivoluzionaria in alla ricerca di un ideale di giustizia: «Le mie radici erano cristiane, amavo gli altri e cercavo la giustizia, ma senza avere un nord (ndt: una direzione)» dice Daniel a Huellas. Gesù Cristo gli sembrava inutile e astratto. La sua quotidianità si basava sul peccato: sesso libero e violenza. Dal fumare spinelli era passato all'eroina. Si procurava soldi rubando, fino ad essere coinvolto anche in rapine a mano armata in qualche banca. Inseguito dalla polizia, si rifugiò in Italia senza nulla.

A Genova dormiva su una panchina in un parco, dove pensò anche al suicidio. «Improvvisamente lo Spirito Santo suscitò in me un pensiero luminoso. Capii che tutti i messaggi della società dei consumi erano svaniti per me. E ho pensato: ora che cosa posso fare con me? Questo è stato l'inizio della mia liberazione», racconta.
A Milano andava casa per casa a vendere prodotti di imitazione illegali. «I miei acquirenti scambiavano qualche parola con me». Questo era un incoraggiamento per Daniel, perché si sentiva presente a qualcuno, sentiva così di esistere, e che qualcuno si preoccupava di lui.

Il momento di svolta
In Umbria c'è stato un cambiamento nella vita di Daniel Marie. Lì si rese conto che gli mancava tutto. «Mi sono trovato sulle labbra le parole della parabola del figliol prodigo: "Non ho niente"; ma che fosse una parabola io in quel momento non lo ricordavo neppure. E il Padre mi ha risposto: "Daniel, vuoi un lavoro? Vai là"».

fr. Daniel a Bruxelles
"Là" era la casa di un coltivatore di tabacco, che gli ha offerto casa e impiego. Daniel definisce quella casa: la Provvidenza. «Per me, Dio era quella casa».
In quel periodo lo Spirito Santo suscitò in lui un desiderio, quello di aprire la Bibbia a caso. E così fece. Lesse: «Io sono la via, la verità e la vita». Qui trovò la risposta che mi serviva. E dopo 10 anni, ha deciso di tornare a Messa. Per lui fu «la Messa più bello del mondo».
Perciò si dimostra molto grato verso Dio e desidera testimoniare le ciò che ha sperimentato. «Voglio testimoniare le mirabilia Dei (ndt dal latino: meraviglie, opere mirabili di Dio), ciò che Egli ha operato nella mia vita di peccato».

In seguito, voleva passare un periodo di esperienza in un monastero. Un amico "mangiapreti" (come egli lo definisce), esperto di occultismo, gli trovò il recapito telefonico di alcuni monaci esperti di grafologia.
Era un convento francescano nei pressi di Assisi. In questi frati vide uomini normali, «uomini come me». E poi si rese conto che era proprio la compagnia che stava cercando.
«Avvertii la chiamata del Signore. I frati furono d'accordo di accoglierlo, mantenendo la cosa segreta per cinque anni, perché capivano che era un'opera di Dio», ricorda.

La "Casa di Dio"
Oggi a Bruxelles Daniel Marie fa parte di una piccola comunità di sei frati francescani, minori conventuali, del Convento di Sant'Antonio, che si trova nel quartiere multirazziale, multiculturale e multireligioso di Molenbeek. Si sono stabiliti qui tre anni fa per espresso desiderio del Generale dell'Ordine.

fr. Jack in missione con alcuni giovani
[Da molto tempo] il Convento di San Antonio un centro di aiuto: tutti i martedì (ndt: il martedì è il giorno della settimana dedicato a sant'Antonio di Padova, in cui viene pregato in modo particolare e si offre qualche aiuto di carità in suo nome) con i loro volontari i frati distribuiscono il cibo in questo quartiere a maggioranza musulmana. Dopo gli attacchi terroristici a Molenbeek pregano insieme la preghiera di San Francesco d'Assisi per la pace.
«Da quando abbiamo pregato insieme si avverte che vi è ora una maggiore serenità e un senso di fratellanza», dice fra' Jack, di origine australiana che guida la preghiera [e il servizio].

Sono conosciuti come la Casa di Dio dei magnifici sei, formata da giovani frati provenienti da vari paesi e che sono stati testimoni di situazioni estreme. Sono riusciti a far partecipare quattrocento persone alla Messa domenicale. Prima non erano più di trenta.
fr. Daniel con alcuni confratelli in chiesa
I magnifici sei conoscono bene l'umano, le sue ferite e contraddizioni e hanno sperimentato Gesù Cristo nella loro vita. Un esempio è Benjamin, francese, proveniente dalla stessa città di Daniel Marie: lo conosceva da quando erano bambini. Gli è rimasto registrato nella memoria dopo tanti anni, e ha deciso di andarlo a cercare.
Benjamin viveva una situazione dolorosa. I suoi genitori si erano separati e si trasferisce con il padre, malato e alcolizzato. A causa di questo Benjamin è caduto nella droga ed è scivolato in una depressione.
Pensò che l'unico che lo poteva aiutare in quel momento era Daniel. Così è andato a trovarlo in convento e per lui «è stato come trovare Cristo in persona».

Il Convento di San Antonio è un luogo vivo, in cui sanno dialogare con tutti e offrire una risposta cristiana. Questo è ciò che il Ministro generale dell'Ordine ha voluto: «Creare una nuova presenza della vita francescana, una presenza fresca nel cuore dell'Europa».
E' il tipo di presenza che attrae tutti, offrendo una proposta di cammino per i giovani e offrendo accoglienza a tutti, anche ai musulmani.

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lunedì 11 luglio 2016

L'UOMO, UN ESSERE FERITO

San Francesco, "ferito" con i segni della passione di Cristo

L’uomo è un essere ferito:
dal diavolo che lo ferisce di concupiscenza, 
da Dio che lo ferisce d’amore. 
(J. Maritain)


Francesco, mediante le sacre Stimmate,
prese l’immagine del Crocifisso
Il Serafico Padre s. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita.
Nel settembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione. Ecco come avvenne...



Dalla «Legenda minor» di san Bonaventura (FF, 202-204).
Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, due anni prima di rendere a Dio il suo spirito, si ritirò in un luogo alto e solitario, chiamato monte della Verna, per farvi una quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Fin dal principio, sentì con molta più abbondanza del solito la dolcezza della contemplazione delle cose divine e, infiammato maggiormente di desideri celesti, si sentì favorito sempre più di ispirazioni dall’alto.
Un mattino, verso la festa dell’Esaltazione della santa Croce; raccolto in preghiera sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all’uomo di Dio. Apparve allora non solo alato ma anche crocifisso.
A questa vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c’erano, al tempo stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso ma al mirarlo così confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi; nell’incàvo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e dall’altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.
Dopo che l’uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli passati, egli portava con sé l’immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.

sabato 9 luglio 2016

SI PARTE PER LA MISSIONE


Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace. 
Mi piace ritornare sul Vangelo di domenica scorsa (3 luglio 2016) che ci narrava dell'invio in missione da parte di Gesù dei 72 discepoli (Lc, 10). Per chi si interroga sulla vita consacrata e sulla possibilità di diventare frate, la missione, infatti, è una componente essenziale. Se manca questo anelito non si può parlare di vocazione francescana.  Vi propongo al riguardo una bella catechesi dei nostri frati francesi (vedi blog) ispirata al commento di Papa Francesco durante la preghiera dell'Angelus domenicale. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto.tortelli@gmail.com)
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Il Papa ha sviluppato  la sua meditazione attorno a due grandi questioni:

  • In che cosa consiste la missione?
  • Quali devono essere gli atteggiamenti di un missionario?

Due punti che ora riprenderemo insieme , mentre potete trovare qui l'intero discorso del Papa.

In che cosa consiste la missione?

evangelizzazione 3Il compito dei discepoli, dice il papa « è quello di annunciare a tutti un messaggio di salvezza ». Si tratta in fondo di un messaggio molto semplice ed essenziale, senza grandi discorsi teologici o dottrinali. Si tratta di dire :
«E’ vicino a voi il Regno di Dio» (v. 9), perché Gesù ha “avvicinato” Dio a noi; Dio si è fatto uno di noi; in Gesù, Dio regna in mezzo a noi, il suo amore misericordioso vince il peccato e la miseria umana»
La missione consiste dunque nel portar agli altri, non una morale o dei contenuti dottrinali, ma « un messaggio di speranza et di consolazione, di pace di carità. »

Quali devono essere gli atteggiamenti del missionario?

Per rispondere a questa domanda, papa Francesco si è rifatto alla prima indicazione di Gesù ai discepoli: « Prima dite Pace a questa casa ». Come non pensare subito a san Francesco d'Assisi che conferì a questo saluto un'importanza eccezionale, adottandolo per sè e i suoi frati? Nella Regola ecco infatti cosa dice: « Consiglio poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, […] che siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente à tutti, così come conviene. […] E in qualunque casa entreranno prima dicano: Pace a questa casa. » (Regola Bollata cap. 3)
frere constructeursPer il papa, questo saluto di pace « significa che il Regno di Dio si costruisce giorno dopo giorno e offre già su questa terra i suoi frutti di conversione, di purificazione, di amore e di consolazione tra gli uomini». Si tratta dunque « di una bella cosa : costruire giorno dopo giorno questo regno di Dio» E ha insistito: «Non distruggere, ma costruire!». Ha anche ricordato che il missionario deve essere «libero da condizionamenti umani di ogni genere, non portando borsa, né sacca, né sandali (cfr v. 4), come ha raccomandato Gesù, per fare affidamento soltanto sulla potenza della Croce di Cristo» E il papa ha insistito fortemente :
« Questo significa abbandonare ogni motivo di vanto personale, di carrierismo o fame di potere, e farsi umilmente strumenti della salvezza operata dal sacrificio di Gesù »
Dunque il missionario deve essere libero da ogni attaccamento, pieno di umiltà e pace, pronto a servire gli altri  e a lavorare per costruire l'unità in lui stesso e con tutti .

E noi allora? Ancora il papa ha detto :

« Quella del cristiano nel mondo è una missione stupenda, è una missione destinata a tutti, è una missione di servizio, nessuno escluso; essa richiede tanta generosità e soprattutto lo sguardo e il cuore rivolti in alto, per invocare l’aiuto del Signore. »
FrThierry_ZoomQuesta missione è rivolta certamente a tutti i battezzati, ma essa è particolarmente riservata ai consacrati e religiosi ed è uno dei capisaldi della nostra vocazione di frati francescani (vedi qui il nostro progetto di vita). Per questo, facciamo nostro l'appello e l'invito che il papa ha rivolto ai tanti giovani presenti domenica in piazza S. Pietro:
« E mi domando - sentite la domanda -: quanti di voi giovani che adesso siete presenti oggi nella piazza, sentono la chiamata del Signore a seguirlo? Non abbiate paura! Siate coraggiosi e portare agli altri questa fiaccola dello zelo apostolico che ci è stata data da questi esemplari discepoli»
Questa missione, caro amico lettore è dunque affidata anche a te, quale che sia la tua chiamata e la tua specifica vocazione. E se tu rispondessi: « Eccomi, Signore, manda me! » ??? 
Forse questa potrebbe sembrarti una missione impossibile ?
Confida in Gesù: donati a Lui. Lui farà il resto
 !

giovedì 7 luglio 2016

COME RICONOSCERE LA VOCAZIONE ?

Caro amico "in ricerca",
credo che anche nel tuo cuore sia sgorgata qualche volta una domanda:
  • Forse Dio sta chiamando proprio me !? 
  • Come riconoscere e verificare se davvero il Signore mi chiama a seguirlo più da vicino?
Non lo saprai di sicuro fino a quando non considererai con serietà questa possibilità per la tua vita!! Ti propongo al riguardo alcune semplici riflessioni che spero ti possano servire. E, se hai necessità di chiarimenti o altro... , scrivimi pure alla mail personale, ti risponderò volentieri. Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto (fra.alberto.tortelli@gmail.com)

Assisi: frati contenti !!
CINQUE PASSI DI RIFLESSIONE E VERIFICA
1) Quando qualcuno "sente" la vocazione c'è sempre una confusione di opzioni. 
Solitamente sono tante le cose e le strade che interessano e attirano.
Consiglio: Scarta subito qualsiasi interesse che sia "cattivo" o che non riguardi Dio, dopo di che, solo con le opzioni "buone" e "impregnate" di Dio che ti restano, cerca il tuo interesse dominante e poi seguilo. 

2) La decisione non è unica. 
Ci sono tanti "strati" di decisione che devono essere analizzati. Alla stessa maniera ci sono anche tanti "indizi" e segni che si presentano a noi.
Consiglio: valuta con attenzione ogni "segno" o indizio che il Signore sta seminando nella tua vita quotidiana e fatti aiutare nel discernimento da una Guida, da un Padre spirituale

3) C'è spesso un'incertezza nel processo di riflessione.
Consiglio: segui ciò che ti dice il cuore, ma anche impara a confrontare quotidianamente la tua volontà e i tuoi desideri con la Parola di Dio, con il Suo Vangelo.

4) Nella riflessione, la tua decisione incontrerà sempre un pò di resistenza interna.
La resistenza è sempre un buon segno: ti dà la misura della strada bella ed esigente che stai scrutando, ma anche è uno sprone a individuare la vera "passione" che arde nel tuo cuore e solo per la quale potrai affrontare ogni rischio e ostacolo.
Consiglio: rifletti su ciò che è la "fonte di amore" nel tuo cuore, dove ti sta orientando, e quanto sia presente. Ascoltala: ti guiderà!

5. Nel percepire la tua vocazione, la strada da seguire non è mai trasparente. 
Non ti è dato di sapere cosa ci sia davanti a te! Il futuro sarà sempre nascosto. Il mistero è parte di questo percorso, che ti piaccia o no. 
Consiglio: fai un passo alla volta, non provare a risolvere con esattezza il tuo futuro; non pretendere di avere subito tutto chiaro . Piuttosto: mettiti in cammino..., fai dei passi...,  esci fuori..., cerca.. confrontati..!! Al riguardo ti potrebbe essere davvero utile l''esperienza del Gruppo san Damiano così come qualche proposta ad assisi ( vedi Corso vocazionale)

Domande che ti dovresti fare :
+ L'Amore di Dio ha avuto spazio nella mia vita?+ Partecipo alla vita della Chiesa e della mia Comunità cristiana? 
+ Coltivo la mia Fede e i Sacramenti?
+ La Parola mi esalta e mi sfida ?
+ Cerco una maniera per poter servire gli altri ? 
+ Desidero un rapporto più profondo con Gesù ?
+ Sono attratto all'idea che la mia vita sia spesa per la missione di Gesù Cristo e della Sua Chiesa ?
+ Mi piace lavorare con la gente e mi trovo bene con donne e uomini di ogni tipo ?
+ Voglio fare e presentarmi come una differenza positiva e benefica e buona nella vita degli altri ?
+ Mi incuriosisce o attira la vita religiosa francescana?