giovedì 5 luglio 2018

LUOGHI COMUNI E STEREOTIPI "FRANCESCANI" : MA E' VERO CHE I FRATI SONO SEMPRE FELICI?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia Pace.

Ecco dal solito gruppo di "giovani frati" un pò burloni e scanzonati che studiano teologia a Padova un altro incisivo post con video su una delle più frequenti e diffuse convinzioni riguardanti la nostra vita francescana: 
"Ma è vero che i frati sono sempre felici?"
Noi frati, per molte persone, risultiamo infatti quasi degli esseri angelicati, una razza strana di extraterrestri, ormai privi di qualsiasi problema o tristezza o preoccupazione e i nostri conventi sono assolutamente luoghi di pace e amore e felicità! Ma siamo davvero così?? 
Andiamo a leggere cosa ci scrivono...

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Ma è vero che i frati sono sempre felici?
Ok, è difficile che uno te lo chieda proprio così.
Però spesso incontro persone che danno per presupposto che noi frati francescani siamo sempre contenti, sempre con il sorriso stampato in faccia, come nelle migliori caricature del nostro povero San Francesco, immaginato a danzare fra i fiorellini e le pecorelle…

Un giorno passavo in fretta attraverso la basilica del Santo, e ho incrociato una signora che mi ha fermato per chiedermi un’informazione. Le rispondo. E lei mi dice: “ah, che luce che hai negli occhi, si vede proprio che hai incontrato il Signore tu, che sei felice!” Bello, dite? Mah, in realtà quella era una giornata in cui stava andando tutto storto, ero stanco e stressato, e in quel momento stavo solo cercando di liberarmi il prima possibile da quell’impiccio…

Probabilmente qualcuno pensa che la vita dei frati sia un paradiso…

Certo può essere piena di tante cose belle, ma anche di tante rogne, doveri, fatiche, proprio come ogni altra vita. Uno può starci con il sorriso, e può starci da arrabbiato.
E quindi? Forse dipende più da come uno ci sta?

Per trovare io stesso una risposta, una luce, vado lì dove so che c’è: nella Scrittura!
In San Paolo trovo scritto (fra le altre cose) così:
«Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti! La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù» [Fil 4,4-7]

Ah ecco, adesso le cose sono un po’ più chiare: certo che nella vita ci sono motivi per essere tristi, anche nella vita dei frati. Ma qui si tratta di sapere con certezza (= di fare esperienza) che “il Signore è vicino!”, che se tu “in ogni circostanza” fai presente a Dio le tue richieste, la sua pace “custodirà il tuo cuore e la tua mente in Cristo Gesù”. Il tuo cuore (sentimenti) e la tua mente (ragionamenti). Come ci riesce? Perché la sua pace, dice Paolo, “supera ogni intelligenza”!

Adesso capisco di più allora perché Francesco scrive nella Regola:
«Si guardino i frati dal mostrarsi tristi al­l’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti, ma si mo­strino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili» [RnB cap. 7; FF 27]
In ogni circostanza?”. Sì, in ogni circostanza! “Anche se le cose vanno male?”.
Sì !!! (vedi per esempio questo testo di Francesco sulla “Perfetta letizia”).


“Ma così non si è un po’ falsi, un po’ ipocriti a nostra volta?”

Beh, se la gioia è finta, è recitata (con quel sorriso fisso, tipo paralisi facciale) certo che siamo ipocriti, e si capisce subito! Ma se questa sgorga dal cuore, come una fontana senza interruzione, continua a saltare fuori sempre, anche quando le cose vanno male… 

Non si tratta di non perdere mai il controllo della situazione (Gesù stesso qualche volta si lascia prendere dalla tristezza, dallo sconforto!), ma di cercare sempre di tornare alla fonte della nostra gioia, che non può che essere il Signore!

Quindi il mio essere felice o triste non dipende tanto da quello che mi succede, dipende di più da me, da come ci sto dentro, cioè se la mia vita è abitata dal Signore! 


Per questo Paolo e Francesco si possono permettere di chiederci di essere sempre lieti e amabili, perché questo al Signore è possibile! A noi no, ma a lui sì! Infatti Tommaso da Celano ( primo biografo di San Francesco) così scrive di lui.

«Francesco cercava di rimanere sempre nel giubilo del cuore [...]. Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali. Diceva: “quando uno è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo fino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza!”» [2Cel 125; FF 709]

La vita di noi frati non è tutta rose e fiori. Spesso il nostro quotidiano è del tutto normale, monotono e ripetitivo. Ci sono anche occasioni in cui c’è da essere tristi, o da arrabbiarsi, o da annoiarsi.

Però è una vita piena di relazioni, piena di incontri. Prima di tutto c’è il Signore Gesù, poi ci sono i fratelli, e poi tanti uomini e donne con cui condividere tratti di cammino, ogni giorno.

E non è forse nell’ "essere in relazione” che il cuore dell’uomo si può riempire di gioia?

(testo tratto da Bibbia Francescana)

martedì 3 luglio 2018

COME RICONOSCERE SE È AUTENTICA VOCAZIONE?


Caro amico "in ricerca", il Signore ti dia pace.

Non è per nulla strano che la vocazione, la chiamata di Dio, richieda tempo ed energie (più di qualche volta lacrime e sofferenza) nel suo chiarirsi e nell'essere portata alla luce, così come non deve meravigliarti che, soprattutto nelle prime fasi del discernimento, essa non sia facilmente riconosciuta o ascoltata o accolta.

Talvolta è anche molto forte la tentazione di non prestare ad essa la necessaria attenzione o di rimandare costantemente il momento di affrontarla seriamente. C'è anche, in realtà, chi sceglie di proposito di non voler mai fare i conti con una possibile chiamata del Signore ...

Tuttavia, se anche tu porti nel cuore questo piccolo-grande richiamo dall'Alto, voglio incoraggiarti: invece di fuggire o minimizzare o depistare, cerca di mettere in pratica due semplici raccomandazioni che provengono dall'esperienza di S. Francesco. 
  • Prima di tutto, prega! Prega sempre, senza stancarti mai (cfr Lc 18,1-8)! Rivolgiti dunque, più che puoi, con fiducia e abbandono al Signore e chiedigli di mostrarti e indicarti con sempre maggior chiarezza ciò che Lui vuole da te. Tieni presente che Egli, raramente si rivela o manifesta la Sua volontà con mezzi eccezionali o fenomeni soprannaturali come fece per san Paolo sulla via di Damasco (che fu sbalzato da cavallo). Al contrario, di solito il Signore ama muoversi in una certa penombra, preferisce suggerire a bassa voce i suoi consigli. Le Sue indicazioni sono sempre sussurrate, spesso appena accennate; i Suoi segni, sempre da decifrare. E' questa una Sua precisa strategia: Egli non forza mai la nostra libertà; mai costringe, mai impone! Piuttosto, chiede a noi sempre, un coinvolgimento personale, l'assunzione di una responsabilità, di una decisione. Tutto questo è fatica, ma anche grande libertà e amore e rispetto nei nostri confronti.
  • In secondo luogo, chiedi consiglio a chi può e vuole veramente aiutarti e guidarti a scoprire la volontà di Dio. Non fidarti e non dare retta a chi invece ti dice di lasciar perdere, di non complicarti la vita, di divertirti o pensare ad altro. 


La preghiera:
S.Francesco non ha mai preso una decisione, grande o piccola, senza ricorrere alla preghiera. Anche quando doveva semplicemente scegliere se predicare in un villaggio o in un altro "pregava e invitava i fratelli a pregare affinchè Dio suggerisse al suo cuore dove era meglio recarsi, secondo la volontà divina " (Leggenda Perugina 108).
La preghiera era così importante per lui tanto da essere così definito da un suo biografo: “Francesco, non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente”.
E' dunque nella preghiera che Francesco sempre cerca di scoprire la volontà del Signore!
Attraverso la preghiera impara piano piano a decifare e comprendere in profondità i moti e i desideri più veri del suo cuore della sua anima, ma anche a valutare i suoi comportamenti, e così discernere ciò che davvero gli procura dolcezza e pace e consolazione e gioia vera.
E' sorretto dalla preghiera che sperimenta come il donarsi, il servire, il dedicarsi al prossimo (ai poveri, ai lebbrosi..) siano per lui fonte di maggiore e più autentico conforto e gioia e senso, rispetto al vuoto e alla tristezza che a lungo aveva sperimentato rincorrendo bramosamente i fittizi piaceri mondani (cfr. 2 Celano 9).
Nella preghiera, anche la sua umanità gradatamente si trasforma, modellandosi sempre più in Gesù, fino a scoprire come dolce e consolante, poter abbracciare un lebbroso. Prima della sua conversione, solo il vederne uno gli risultava insopportabile e cosa orribile e ripugnante!!

Il confronto e il dialogo:
Il dialogo e il confronto con i fratelli, l'umiltà di chiedere ad altri un consiglio e una indicazione spirituale, sono stati per Francesco un ulteriore mezzo fondamentale per scoprire e decifare ciò che era meglio agli occhi di Dio per la sua vita.
Nelle biografie abbondano al riguardo gli esempi. Come quando, indirizzando una "Lettera a un Ministro", ad un superiore che gli si era rivolto sollevando un grave problema presente nella sua comunità, Francesco scrive che la questione sarebbe stata trattata nel capitolo generale di Pentecoste, "con il consiglio dei frati" (Leggenda minore 12).
Quando dubita che il Signore lo chiami ad una vita eremitica piuttosto che all'apostolato e all'evangelizzazione, Francesco prega e prega e poi parla e si confronta a lungo con i frati: "Fratelli, cosa ne pensate, cosa credete sia più giusto?".
Infine, si appella alle preghiere e alle indicazioni di frate Silvestro e Santa Chiara, attendendo la loro risposta come "indicazione della volontà di Dio". Ed entrambi, in tempi diversi e senza alcuna consultazione previa, suggeriranno a Francesco di stare fra la gente, di dedicarsi all'annuncio e alla testimonianza evangelica, piuttosto che preferire una scelta eremitica.
NESSUNO PUO'FARE UN PERCORSO VOCAZIONALE DA SOLO!

Cari amici, concludo con la stupenda "Preghiera davanti al Crocifisso" che accompagnò Francesco specialmente nei primi tempi del suo percorso di ricerca. Possa essere anche la vostra!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.

Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.

Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà.




https://vocacionesfranciscanas.blogspot.com/

martedì 26 giugno 2018

ASSISI: 30 Luglio - 4 Agosto - Corso/Settimana vocazionale

PACE e BENE

a voi tutti cari giovani amici "in ricerca" della vocazione del Signore per la vostra vita. 

Molti ragazzi e ragazze mi scrivono raccontandomi inquietudini e paure di fronte alle difficili scelte di vita e ai bivi inevitabili che anche la giovinezza impone e che non sempre si è capaci di affrontare. 

La giovane età, la difficoltà di capire cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, gli interrogativi sulla propria effettiva libertà e autodeterminazione, il chiedersi quale sia la volontà del Signore.. sono sempre passaggi impegnativi.


Al riguardo, ecco un' opportunità da vivere questa estate. Si tratta del:
CORSO/SETTIMANA VOCAZIONALE
ASSISI 2018 
(da Lunedì 30 Luglio a Sabato 4 Agosto) 

PER CHI ? : Per ragazzi e ragazze (18- 28 anni) che, nella fede, desiderano un aiuto e una luce per il loro cammino di vita e le loro scelte future, per capire la propria specifica vocazione , vale a dire : come AMARE e vivere l'AMORE !
DOVE ? : Presso il convento/basilica di san Francesco, accanto niente meno che alla TOMBA del Santo di Assisi, che sarà il vero nostro compagno di viaggio.
CON CHI ? : In fraternità con i frati francescani e insieme a tanti altri giovani provenienti da tutta l'Italia

Vi attendiamo! Al Signore Gesù la nostra Lode.
I vostri frati. 

Se sei interessato/a 

Per il Nord Italia scrivi a 
Fr. Alberto Tortelli, Mail: fra.alberto@davide.it
cell. 3804199437

Per le altre regioni 

venerdì 22 giugno 2018

Padova/22 Giugno - I THE SUN in concerto con "OGNI BENEDETTO GIORNO"


È la prima volta a Padova per i THE SUN, la rock band italiana di ispirazione cristiana più in ascesa del momento che si esibirà stasera davanti alla Basilica di sant'Antonio (ore 21,30 - ingresso libero) nel nuovo concerto/evento "OGNI BENEDETTO GIORNO" al termine dei festeggiamenti in onore del Santo.

Ecco come i musicisti commentano questo appuntamento: 
« Siamo davvero emozionati nel poter realizzare il nuovo spettacolo in una location così suggestiva e significativa – scrivono i The Sun nella loro pagina Facebook - Il nuovo spettacolo non potrebbe avere nome più azzeccato, perché la compassione, i gesti concreti e l'amore verso il prossimo, che hanno contraddistinto la vita di sant'Antonio, sono una scelta che dobbiamo compiere  #OgniBenedettoGiorno».

I The Sun rappresentano una realtà artistica unica, capace di coniugare in modo innovativo l’energia della musica rock con la loro esperienza personale di fede.

Il nuovo spettacolo “Ogni benedetto giorno” è uno show elettrico durante il quale verranno riproposti molti brani tratti dall’ampia discografia del gruppo, arricchito da dialoghi, brevi monologhi e video. «Un viaggio di due ore per sintonizzarci sullo straordinario della quotidianità come luogo nel quale costruire veri e propri miracoli», come lo definisce Francesco Lorenzi, frontman del gruppo. Che spiega: «Durante la preparazione della collection “The Sun 20”, uscita a dicembre 2017, tra noi è emerso il desiderio di andare più in profondità, di toccare aspetti rimasti inespressi e, soprattutto, di raccontare i frutti del “dopo conversione”, del “qui e ora”: la straordinarietà dell’oggi».

Quasi 800 anni di storia separano dai giovani di oggi quel frate Antonio poco più che trentenne, che nel 1230 a Padova predicava con sapienza e audacia, raccogliendo già allora le folle con il suo messaggio di pace e giustizia. Un Santo dal “cuore giovane” che richiama ancora oggi milioni di pellegrini da tutto il mondo nella sua basilica e ancora sa suscitare fede, sa appassionare e affascinare e invitare alla sequela di Gesù tanti giovani come lui.

Scarica la locandina del concerto.
Sito : https://www.thesun.it/la-band/

mercoledì 20 giugno 2018

SE CERCHI... PREGA SANT'ANTONIO "CASAMENTEIRO"

In preghiera davanti alla reliquia del Santo
Pace e bene cari amici “in ricerca”.

Il 23 giugno, nella Basilica del Santo vi sarà una speciale celebrazione chiamata “sant’Antonio Casamenteiro”. Essa prende spunto da una devozione popolare particolarmente diffusa in Portogallo e nei Paesi dell’America Latina per sant’Antonio, pregato per trovare moglie o marito, appunto “accasarsi”(da cui l’appellativo “casamenteiro”).
Questo titolo rimanda anche ad un episodio della vita del Santo che, miracolosamente, procurando  la dote e un degno corredo ad una giovane molto povera, le consentì di giungere presto alle nozze tanto sperate.

Qualche mese fa ne ha parlato scherzosamente anche papa Francesco di fronte a una classe di terza superiore di un liceo padovano (17 novembre 2017).
"In Argentina si venera tanto Sant'Antonio – ha detto il papa -  E’ il patrono delle ragazze che cercano un fidanzato"- "Vuoi marito? Prega s. Antonio!!

Con questa iniziativa, in realtà, noi frati della Basilica del Santo desideriamo andare incontro ad un’oggettiva  e diffusissima difficoltà, soprattutto di tanti giovani-adulti sui 30/40 anni, nel trovare una direzione di vita, nel dare un senso pieno all’esistenza, nell’ individuare la propria vocazione.  Sembra, infatti, che anche a molti di questi manchi spesso la “dote”, il “corredo” necessario,  per dare compimento alla propria esistenza!
E purtroppo, grande è anche sempre  la sofferenza che ne consegue di non intravedere un futuro,  di non riuscire ad incontrare un amore da ricambiare o un’anima gemella con cui costruire una storia. Difficile anche l’accettazione serena di una vita da “single” percepita come subita e in cui il “treno delle opportunità appare ormai perso” per sempre .

Molte e varie le cause di questo fenomeno impensabile solo pochi anni fa:  
  • Si spendono per esempio notevolissime energie per completare gli studi universitari, ci si impegna poi molto per ricercare un lavoro stabile.., per dare un futuro al proprio percorso professionale. Tutto il resto (affetti, legami, relazioni..) sovente viene dopo, lo si rimanda e un poco lo si sottovaluta. Ma gli anni preziosi della giovinezza passano presto e il rischio è di ritrovarsi sterili  e soli! 
  • Un’ulteriore motivazione mi pare di coglierla  anche nella superficialità indotta da una cultura edonista e vuota .. della serie:  ho un tempo infinito davanti a me e dunque per ora mi diverto.. ci penserò dopo, sono giovane, non voglio responsabilità “. Ne conseguono necessariamente relazioni instabili, fragilità di affetti, precarietà di legami....
  • Sono poi venuti meno molti luoghi aggregativi “sani”, quegli spazi di incontro semplice e vero che tanto hanno caratterizzato le generazioni precedenti ( i patronati e gli oratori, le associazioni legate alla chiesa..allo scoutismo, allo sport ecc..) in cui le relazioni erano più immediate, dove si condividevano passioni e valori comuni. Ora ci si muove e si vaga spesso in ambienti decisamente più sofisticati ed esigenti, locali alla moda ( pub,  bar...discoteche), ma dove il confronto spietato  e le aspettative spesso altissime, così come la paura e le reciproche diffidenze,  rendono il tutto estremamente più complicato.
  • Dai mass media conosciamo poi anche il doloroso fenomeno dei NEET che riguarda i tanti giovani che addirittura hanno smesso di ricercare, di sperare, di studiare, di lavorare, come se la vita per essi fosse già chiusa e blindata, senza alcuna prospettiva, davvero senza alcuna buona “dote” o degno “corredo” per costruirsi un futuro.
Di fronte a questo malessere, l’iniziativa del rettore della basilica, p. Oliviero Svanera, vuole essere prima di tutto un’opportunità di preghiera al Santo, chiamato in tutto il Sudamerica con il titolo di “casamenteiro” (ma anche nei paesi nord Americani “the holy matchmaker” )  : colui cioè che aiuta a mettere su casa, dà stabilità, sa creare legami e ponti, ti mostra la tua strada, suscita incontri, sa far nascere nuovi affetti, fa ritrovare serenità e fiducia. 
  • Sant’Antonio, il Santo che soprattutto sprona a ritrovare e vivere più intensamente la fede spesso affievolita e dunque sa ridare un senso e una direzione e una rinnovata speranza all’esistenza anche quando questa appare difficile e triste, bloccata e in un vicolo cieco.
  • Sant’Antonio colui che, non a caso,  fa trovare le cose perdute!
  • Sant’Antonio, il promotore “vocazionale” per eccellenza!
Il programma prevede alle ore 19,00 la s. Messa in Basilica presieduta dal rettore, P. Oliviero Svanera. In particolare i presenti saranno invitati  a recitare l’antico inno antoniano  “Si quaeris miracula” (se cerchi i miracoli): una preghiera per chiedere l’intercessione del Santo e affidargli le tante richieste, i tanti desideri d’amore e felicità e senso nascosti nel cuore.
Alle ore 20,00, seguirà nel chiostro “Luca Belludi” un momento di festa e fraternità francescana, animato dalla banda musicale giovanile di Selvazzano Dentro .

Siamo certi che Sant’Antonio a tutti vorrà dare una mano, a nessuno negherà un poco di “dote” e di  “corredo” necessario!
Al Signore Gesù, per il suo servo Antonio, sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

Testo in Latino: Si quaeris miracula, Mors, error calamitas, Daemon, lepra fugiunt, Aegri surgunt sani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Pereunt pericula, Cessat et necessitas: Narrent hi, qui sentiunt, Dicant Paduani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani.

Testo in Italiano: Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

sabato 16 giugno 2018

C'È UNA CHIAMATA PER TE

"Il Signore concesse a me , frate Francesco, di cominciare ..." . 

Con queste parole, San Francesco inizia la sintesi del proprio cammino 
di conversione a Cristo, con la conseguente scoperta della sua vocazione nella Chiesa. 

Alla radice di ogni vocazione 
non c'è un'iniziativa umana o personale con i suoi inevitabili limiti,
 ma una misteriosa iniziativa di Dio:
il Signore mi ha concesso...

Da quando abbiamo iniziato a 
esistere nei disegni del Creatore ed egli ci ha voluto creature, voleva anche che fossimo chiamati , preparandoci con doni e condizioni speciali per una risposta personale, libera e consapevole alla chiamata di Cristo e della Chiesa. 

Dio che ci ama, che è Amore, è "Colui che chiama". 

I discepoli furono, almeno all'inizio,  scelti misteriosamente dal Maestro! 
Non si erano presentati spontaneamente, perché l'amicizia e la chiamata offerta e proposta da Gesù è completamente libera e assolutamente legata ad una sua autonoma iniziativa; scaturisce direttamente dal suo cuore che ama. 
E chi si sente amato da Gesù sa che il Maestro si aspetta da lui che sia un discepolo fedele e generoso e audace. 

Anche tu dunque, caro amico che leggi queste poche righe e che forse intuisci 
nel tuo cuore una chiamata dall'alto: 
fa che la tua vita sia appassionata e ardente ; 
spenditi per la chiesa, i poveri, per ogni persona; 
donati, ama, credi, spera, rischia! 
Giocati la tua vita per Cristo... invece di giocare..! 

Ricerca  in altre parole la santità,  che non consiste nell'impeccabilità, ma nella lotta
 per non seguire altri "signori e padroni" diversi da Dio e così donarti con gioia e rialzarti sempre dopo ogni caduta, e ancora e sempre seguire i passi di Gesù. 

Ricorda che solo con la sua Grazia è possibile questo cammino meraviglioso 
di sequela : FIDATI!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Se oggi ascolti la Sua voce, 
Non chiudere o indurire il tuo cuore!
(Sal 95)

martedì 12 giugno 2018

SANT'ANTONIO FRATE FRANCESCANO E I GIOVANI

Cari amici in ricerca vocazionale,
domani qui a Padova, come  in tutte le realtà e conventi e chiese francescane del mondo si celebra solennemente Sant'Antonio, un santo frate tanto amato quanto spesso sconosciuto. Un santo giovane, dalla vita brevissima e intensa: muore infatti a 35 anni.

Ma cosa può ancora dire ad un giovane, ad un ragazzo d'oggi, questo frate vissuto 800 anni fa?
In cosa la testimonianza di Sant’Antonio è ancora giovane?

Al riguardo riporto il messaggio di P. Oliviero Svanera rettore della Basilica Antoniana per la festa del Santo. Invito anche tutti nell'approfondire la figura straordinaria di frate Antonio che segnò così profondamente la vita e la storia dell'Ordine francescano.

Al Signore Gesù, per il suo servo Antonio, sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Sant'Antonio si prende cura dei poveri e malati
MESSAGGIO PER LA FESTA DI S. ANTONIO 2018

Quest’anno abbiamo dedicato il Giugno Antoniano ai giovani. Lo spunto ce l’ha dato Papa Francesco che ha indetto per il prossimo ottobre un Sinodo dei Vescovi sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Di recente in un’intervista mi è stato chiesto: “Sant’Antonio nel 2018 che giovane sarebbe?” .
E ancora: “In cosa il messaggio di Sant’Antonio è ancora giovane?”.
Domande interessanti. E mi sono venuti in mente tre aspetti:
  • S. Antonio sarebbe un giovane dal forte desiderio di vivere la vita; 
  • dal coraggio di decidere e perseguire i suoi sogni; 
  • dalla grande passione per Dio e gli uomini. 
Un giovane dal forte desiderio di vivere la vita. 
Il nostro Santo completati i primi studi, a quindici anni sceglie di entrare nella canonìa di San Vincenzo – comunità di sacerdoti che si ispirano alla Regola di s. Agostino - in Lisbona e poi a Coimbra. E mi colpisce sia questo slancio di uscita dal grembo familiare, animato dalla volontà di mettersi subito in gioco, di rischiare, di assecondare la propria curiosità di capire, di amare e di donarsi. La più antica biografia scrive al riguardo di quel periodo che "coltivava l'ingegno con una forte applicazione allo studio e teneva in forma lo spirito con la meditazione". E immagino allora che oggi il nostro Santo non sarebbe un giovane che si lascia sedurre facilmente dalle sirene di un godimento schiacciato sul consumo di beni o schiavo della pulsione del “tutto e subito” o di un desiderio sregolato, volubile ed edonista, il cui esito è un cuore sempre insoddisfatto. Poiché “se l’uomo è troppo soddisfatto, non desidera; se non desidera, non domanda, se non domanda è come se vivesse da automa, senza pensiero e senza inconscio” (L. Pigozzi). Fernando – questo il suo nome prima di farsi frate francescano – mi colpisce perché libera da subito la meraviglia e lo stupore davanti al creato; fa’ spazio alla sete del cuore e attiva la domanda sul senso della vita e i suoi misteri; si applica nella ricerca del bene, nel desiderio di conoscere e andare in profondità nelle cose.

Un giovane coraggioso e tenace nel perseguire i suoi sogni. 
Affascinato dallo stile di vita dei frati minori di passaggio a Coimbra e diretti in Marocco per predicare il Vangelo, è conquistato dall’esempio del loro martirio e vuol farsi frate. “Con vivo desiderio – così il biografo fa parlare Fernando - vorrei indossare il saio dell’ordine dei frati minori, purché mi sia promesso di essere mandato, appena sarò frate, alla terra dei Saraceni, nella speranza di essere messo a parte anch'io della corona insieme con i santi martiri”. Grandi sogni, scommessa sul futuro, voglia di vivere, desiderio di mettersi alla prova, fiducia in sé stesso, generosità e desiderio di donarsi… tutto si mescola in questo giovane che, oggi, non si accontenterebbe certo di effimeri piaceri o di proposte di piccolo cabotaggio. Lui ama i grandi orizzonti e affronta con coraggio la prova della vita, perché ha trovato in Dio il vero amore. Non teme così di imbarcarsi per il Marocco, perché ha nel cuore il desiderio di servire il Vangelo e seguire le vie di Dio. E, poiché dietro l’angolo c’è sempre l’imprevisto, ecco che la missione non va a buon fine e la nave che doveva portarlo in patria naufraga sulle coste siciliane. In Italia sarà il suo futuro. Antonio – questo il nome da francescano – non è tanto “un cervello in fuga” ma, diremmo con papa Francesco, “un cervello in uscita”, cioè un giovane sempre disponibile alle suggestioni dello Spirito, aperto a nuovi approdi, non solo religiosi, ma culturali e sociali.

Un giovane dalla grande passione per Dio e gli uomini. 
Dall’eremo di Montepaolo nel forlivese - dov’era stato destinato dalla prima obbedienza dopo il suo arrivo in Italia – al noce di Camposampiero, dove trascorre gli ultimi giorni di una giovane vita, la sua esperienza spirituale sarà all’insegna della preghiera, del silenzio, del “mio Dio e mio tutto”. Ma in lui contemplazione e azione sono come sistole e diastole della vita. E la tensione spirituale si trasforma in voce profetica, coraggiosa e itinerante per le vie del mondo. Voce che annuncia il Vangelo delle beatitudini e fa propria la passione di Gesù per i fratelli più poveri e per la difesa dei più deboli. E Antonio è un giovane che, come annota il biografo, nelle cose “ci mette la faccia”: "nessun riguardo alle persone lo piegava, né si lasciava sedurre da alcun plauso umano"; "riconduceva a pace fraterna i discordi; ridava libertà ai detenuti,- faceva restituire ciò che era stato rapito con l'usura o la violenza".

Allora ecco la conclusione: il messaggio di Antonio è giovane perché oggi abbiamo bisogno di uomini e donne – di giovani certo, ma anche di adulti impegnati nel sociale, nella politica, nella scuola, nell’economia… - che, come lui, non si accontentino dei piccoli sogni, ma sognino in grande, sapendo che  “i sogni veri si fanno ad occhi aperti e si portano avanti alla luce del sole" (papa Francesco).  Abbiamo bisogno di ritrovare la sete e il desiderio di un rinnovato umanesimo evangelico, appassionato per Dio, il creato e ogni uomo. E i santi, come il giovane Antonio di Padova, sono coloro che non solo sognano, ma credono nei loro sogni e li realizzano. Qui e ora.

Fra Oliviero Svanera, rettore della Basilica del Santo 
nome dei frati francescani minori conventuali 
custodi della tomba di s. Antonio di Padova 

Il Santo libera una donna dal Maligno