giovedì 18 dicembre 2014

Provate a suonare

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia Pace.
Fra le strade di consacrazione considerate più "fuori" (e non solo da chi è distante dalla Chiesa!!), vi è oggi senz'altro la vita claustrale, la scelta cioè che alcune persone fanno, di dedicare l'intera loro esistenza al Signore con una totalità e una radicalità di donazione che solo un grande amore e una specifica vocazione giustificano. Una strada però che, se non è per tutti, a ciascuno consegna un messaggio grande di speranza e incoraggiamento: Dio c'è ed è bello e sensato spendersi per Lui, là dove Lui ti chiama e ti indica (nelle varie forme di consacrazione come di vita laicale). Al riguardo, ho ricevuto alcuni giorni fa una simpatica mail dalle nostre suore Clarisse (figlie di Santa Chiara d'Assisi), del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto. Ve la giro, nella certezza che anche a voi regali un sorriso e al cuore uno sprazzo di gioia (a me così è successo!!) e che vi lasciate coinvolgere da queste poche righe fresche e affascinanti. Trovo anche molto bello che vi sentiate accompagnati nel vostro cammino di discernimento dalla preghiera incessante, nascosta ma potente di queste sorelle francescane a cui già da ora vanno i nostri auguri per il prossimo S. Natale.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Maranathà vieni Signore! 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

La campanella del Monastero Santa Speranza: provate a suonare!
Provate a suonare
Al semaforo svoltate a destra, costeggiando l’ospedale, poi proseguite diritto verso il cimitero, arrivate alla Chiesa Madonna del Suffragio e prendete a destra …"
Buttando l’occhio a queste indicazioni viene quasi da chiedersi chi sia il malcapitato che le chiede e verso quale malcapitato luogo lo condurranno perché, a dir la verità, tra ospedale, cimitero, Suffragio e quant’altro, la situazione non sembra molto confortante!!
Percorso l’ultimo tratto di strada, per di più in salita, si arriva alla meta!
Al campanello d’ingresso si legge: Monastero Santa Speranza!
provate a suonare
Eccoci qua!! Siamo una piccola comunità di monache di vita contemplativa, donne che vivono in clausura secondo la Regola di Santa Chiara d’Assisi, dedicandoci alla preghiera, al lavoro manuale, alla meditazione della Parola di Dio.
E’ un monastero “giovane” che ha appena raggiunto la maggiore età: 18 anni dalla sua fondazione avvenuta nel 1996.
… Anacronistica la clausura oggi? Anacronistico e soffocante abitare un piccolo luogo quando oggi il mondo ti permette di abitare, navigare, viaggiare dovunque e in qualunque momento?
Anacronistica una scelta di povertà quando l’oggi ti dice che “più hai più puoi star bene?
Limitante e stretta la vita in fraternità, il vivere di una condivisione quotidiana che non è solo comunanza di beni, di luoghi ma soprattutto comunione di vita, di anima quando c’è un’esistenza che ti grida di salvare te stesso, aver riguardo solo di te senza tener conto dell’altro?
No … non crediamo tutto ciò sia anacronistico, ridimensionante, limitativo … soprattutto perché si tratta di una scelta di vita fatta non per seguire qualche dettame della moda del momento, né tanto meno la scelta di risultare originali e particolari, la scelta di farsi notare in un mondo che, altrimenti, non ti prenderebbe in considerazione.
No! Non si tratta solo di una scelta!
E’ la risposta ad una chiamata, una risposta piena, vera e viva al desiderio di Colui che ci ha invitato a spendere la vita esclusivamente nel suo nome, per il suo amore: Cristo Signore!
… provate a suonare …!!! 

Le Clarisse del monastero di Santa Speranza
Festa di S. Chiara
sotto la neve...un cuore che canta
Monastero Santa Speranza (vedi sito)
Via Valle d’Oro, 2 – 63074 S. Benedetto del Tronto
Telefono: 0735-594751 – Indirizzo mail: aghiaelpis@alice.it



mercoledì 17 dicembre 2014

Venite, vedete e andate!


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Vi propongo oggi un articolo tratto dal "Messaggero di S. Antonio" (la rivista di noi frati della Basilica del Santo - Pd -) che ogni mese presenta una comunità francescana, in Italia e nel mondo. Qui si narra di un piccola, ma significativa presenza dei frati nel sud dell'Albania. E' un piccolo germoglio certo, ma carico di speranza e di luce in una terra arida e un pò acerba: un bel segno per questo prossimo Natale.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Maranathà vieni Signore!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Venite, vedete e andate!

A Fier, nel Sud dell’Albania, operano da sette anni fra Jaroslav e fra Ireneo. In una terra a maggioranza musulmana, questi due missionari cercano, con umiltà, di far maturare una fede spesso un po’ acerba.

di fra Fabio Scarsato
Celebrazione dell'eucaristia nel villaggio di Shtyllas. <br> Foto: Andrea Semplici.
Celebrazione dell'eucaristia nel villaggio di Shtyllas.
Foto: Andrea Semplici.
A un’ora d’aereo. O, se preferite, a una notte di traghetto, umore del mare permettendo. Senza bisogno di attraversare oceani. Il nostro immaginario «missionario» ne esce un po’ ridimensionato e rivisitato: ai confini della nostra vecchia Europa, poco distante da qui, in Albania, sei già in terra di missione. Dal 2007, a Fier, nel Sud, vivono e operano due frati, Jaroslav, originario della Slovacchia, e Ireneo, polacco. Mi trasmettono l’entusiasmo ma anche le difficoltà di essere missionari in questa terra. È l’antica Illiria, che già san Paolo cita: «In tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del Vangelo di Cristo» (Rm 8,19).

Percorsa da eserciti stranieri, che parlavano un’altra lingua ma talvolta credevano anche in un altro dio, smembrata e ricomposta al tavolo dei grandi di turno, di volta in volta democratica, monarchica e, infine, sotto il giogo di una feroce e assurda dittatura comunista. Per cinque secoli, a partire dalla conquista del 1385, fu sotto la dominazione ottomana e perciò musulmana: molti preferirono scappare in Italia, dove formarono comunità, dette Arbëreshë,tutt’ora attive soprattutto in Calabria, Sicilia e Lucania. Questa dominazione incise significativamente sulla composizione religiosa dell’Albania, ancora oggi di maggioranza musulmana. Ma contribuì non poco a definire l’identità degli stessi cristiani, ortodossi e cattolici (questi ultimi circa il 10 per cento della popolazione, soprattutto al Nord del Paese), con una forte accentuazione identitaria. Il resto dei guai lo fece la dittatura comunista, che durò fino alle elezioni del 1992: a parte i diritti umani inesistenti e la povertà, passò come una pialla sul popolo albanese, chiudendo il Paese al proprio interno, senza alcun contatto con il resto del mondo, e facendone per legge, nel 1967, il primo stato ateo del mondo.

Il famoso santuario dedicato a sant’Antonio di Padova, «Kisha e Shna Ndout», sulla montagna alle spalle della cittadina di Laç, venne raso al suolo e al suo posto fu costruita una base militare. Anche questo estremo gesto persecutorio, tuttavia, non impedì agli ostinati pellegrini di salire notte tempo, di nascosto, al luogo santo per pregare. Finché il 13 giugno 1990, spinta da un prepotente desiderio di libertà, vi s’incamminò una massa di pellegrini spontaneamente giunta da ogni parte del Paese. Erano circa 60 mila e questa volta nessuno poté fermarli (il santuario, ricostruito dai frati francescani nel 1992, è meta ininterrotta di pellegrini, cristiani e musulmani, che spesso trascorrono la notte nella chiesetta).

Vera vita di fede
Il vento sta nuovamente cambiando nella «Terra delle aquile»: scorrerà ancora sangue, molti scapperanno in Italia, sui gommoni. Ma questa è storia che conosciamo anche troppo bene, per averla vista molte volte sfilare in televisione o per le strade dei nostri paesi. Non ci vuole molto a immaginare che fine abbia fatto la fede degli albanesi in tutte queste vicende.

Fra Jaroslav mi spiega bene la difficoltà di passare da un’appartenenza sociologica, di tradizione cattolica piuttosto che ortodossa, trasmessa da padre in figlio assieme al resto delle tradizioni proprie di quel villaggio o clan, a una vera vita di fede, dove si coniughi ciò in cui si crede con uno stile di vita. Dove spesso è misconosciuto persino ciò che ti rende tale: per cui puoi definirti, con orgoglio e senza possibilità di discussione, cattolico. Ma non essere neppure battezzato, e non frequentare per nulla la chiesa. O dirti cattolico senza minimamente interrogarti se ciò sia coerente con l’antichissimo kanun, raccolta di norme che, tra l’altro, fissa in maniera rigorosa il diritto di vendicare, anche oggi, l’uccisione di un parente, colpendo i parenti maschi dell’assassino fino al terzo grado. O come mettere d’accordo Vangelo e maschilismo imperante nelle famiglie.

Un poeta albanese del XIX secolo, Pashko Vasa, scrisse: «Non guardate chiese e moschee / la religione degli albanesi è l’albanesità». È divenuto il motto dell’Albania, rappresentandone lo spirito laico e nazionalista. Ateismo? Indifferenza, dice piuttosto fra Jaroslav, e forse è anche peggio. Per tutto ciò, la presenza dei frati è delicata e complessa. Non ci sono le masse entusiaste a cui siamo abituati nelle missioni in giro per il mondo. Anche il cosiddetto «risveglio religioso» o i bisogni spirituali sono difficili da cogliere e da suscitare, lì dove «entrare a far parte della Chiesa cattolica» è, nell’immaginario di tanta povera gente –cattolici tanto quanto musulmani o senza religione alcuna –, assicurarsi l’appartenenza a un’organizzazione forte e ricca.

Fra Jaroslav lungo le vie di Jaru mentre si reca a benedire le case. Foto: Parrocchia Nostra Signora dell'Immacolata.
Fra Jaroslav lungo le vie di Jaru mentre si reca a benedire le case. Foto: Parrocchia Nostra Signora dell'Immacolata.
I frati, con tanta pazienza, in semplicità e povertà, accostano le singole persone, le famiglie, cercano di incrinare le supposte sicurezze di chi si considera già pienamente cattolico. Visitano e benedicono le case, offrono incontri di catechesi ogni qual volta se ne presenti l’occasione, soprattutto con i numerosi e vivaci bambini. Celebrano la santa messa ovunque: nel bunker eredità dell’ossessione comunista, in una minuscola stanza nella scuola materna del villaggio di Shtyllas, nato come luogo di deportazione per i nemici del regime. Ora anche nella nuova chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli, nel vicino villaggio di Jaru.

Talvolta, e nel limite del possibile, aiutano anche economicamente: come quella ragazza che desidera finire i suoi studi.

Spuntano anche i segni di speranza. L’entusiasmo di Marsela per il suo gruppo di terziari francescani. Elia, che si fa anche due Messe alla domenica pur di fare il chierichetto. Antonio, maestro in pensione, che organizza in parrocchia rappresentazioni sacre con i ragazzi. Ma onore anche alla piccola Jessica che, vista l’aria che tira, decide di protestare a suo modo, radendosi i capelli e vestendosi da ragazzaccio.

Una comunità non s’inventa, nemmeno quella cristiana. E tanto più se manca qualsiasi esperienza in tal senso anche dal punto di vista sociale. Penso allora a suor Paola, che fra Ireneo chiama «fra Vento», conosciuta mentre fa le pulizie davanti alla chiesa di Fier. Senza accorgermene, mi ritrovo in mano una scala e un secchio d’acqua. E penso che sì, è così che bisogna fare. Rimboccarsi umilmente le maniche per servire anche questa gente.

Nella foto, la chiesa di Jaru consacrata l'8 novembre scorso. Foto: Andrea Semplici.
Nella foto, la chiesa di Jaru consacrata l'8 novembre scorso. Foto: Andrea Semplici.



INFO

Kisha Katolike e Zonjës së Papërlyer
(Chiesa cattolica Nostra Signora dell’Immacolata)

rruga (strada) Jani Bakalli
lagjja (quartiere) 1 Maji
9300 Fier, Albania
e-mail fier@minoriti.sk



 

martedì 16 dicembre 2014

La joie du dépouillement. Storia di una vocazione

Cholet: fr. Jean-François con alcuni frati e giovani "dell'anno francescano"
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace!
Come certo bene saprete papa Francesco lo scorso 30 novembre 2014, la prima Domenica di Avvento, ha dato solenne inizio all'anno dedicato alla VITA CONSACRATA. Noi religiosi (frati, suore..) ci sentiamo particolarmente provocati da questa ricorrenza: un'occasione prima di tutto per rinnovare la nostra scelta di vita, ma anche per portare la nostra testimonianza viva soprattutto ai giovani, nel raccontare la nostra esperienza, nel narrare il cammino della nostra vocazione.
Al riguardo vi propongo un video in cui un caro giovane frate francese, mio confratello (che ben conosco avendo compiuto tutti gli studi e la sua formazione qui a Padova), ci parla di sè. Si tratta di Fra Jean-François-Marie (34 anni), guardiano del nostro convento Saint-François a Cholet (Francia-Vandea; vedi sito). La comunità dove vive, si caratterizza per una forte spiritualità, uno stile davvero povero ed essenziale e da una coraggiosa e carismatica spinta all'evangelizzazione e alla missione (siamo in un terra assolutamente scristianizzata e laicista!!). Grande è in particolare l' apertura e l'attenzione ai giovani, alcuni dei quali scelgono di trascorrere in convento il così detto "anno francescano" condividendo in toto, per vari mesi, la vita dei frati così che molte vocazioni stanno sorgendo proprio da questa esperienza.
Nel suo racconto fr. Jean-François-Marie ci narra di un primo incontro unico e personale con il Signore  e il suo amore avvenuto a 16 anni e di un pellegrinaggio a piedi a Santiago di Compostela e del suo cammino di ricerca, e poi del suo venire in contatto con i francescani conventuali e della "joie du dépouillement" vissuta nella sua vocazione al seguito di san Francesco d'Assisi. 
Spero che la lingua (il francese) non sia poi un grande problema. Se lo fosse, credo che anche solo vedere la serenità e la solidità di questo giovane frate possa incoraggiarvi e interpellare e provocare. 
Vi invito pertanto ad ascoltarlo con gli orecchi, ma anche con gli occhi ed il cuore; sono certo che saprà parlare a ciascuno, oltre ogni ostacolo linguistico. 
Vi benedico e incoraggio chiedendovi di pregare per fr. Jean-François-Marie e la sua comunità e i tanti giovani che la frequentano cercandovi "quel di più" e quella verità e bellezza introvabili altrove.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Maranathà, vieni Signore!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Aggiungo per la vostra riflessione, alcune parole tratte dal messaggio di Papa Francesco ai religiosi all'apertura dell'Anno della vita consacrata ; parole che possono certo indirizzare anche voi nel vostro discernimento. Se qualcuno pensa, infatti, di diventare frate, il Papa qui bene delinea i passi da compiere e l'orizzonte a cui guardare. 

 Questo Anno della Vita Consacrata sia un'occasione affinché tutti i membri del popolo di Dio ringrazino il Signore, dal quale proviene ogni bene, per il dono della vita consacrata, valorizzandola in maniera conveniente. A voi, cari fratelli e sorelle consacrati, va ugualmente la mia gratitudine per ciò che siete e fate nella Chiesa e nel mondo: sia questo un "tempo forte" per celebrare con tutta la Chiesa il dono della vostra vocazione e per ravvivare la vostra missione profetica. 

= Vi ripeto anche oggi quanto vi ho detto altre volte: «Svegliate il mondo! Svegliate il mondo!». Come? Mettete Cristo al centro della vostra esistenza. Essendo norma fondamentale della vostra vita «seguire Cristo come viene insegnato dal Vangelo», la vita consacrata consiste essenzialmente nell'adesione personale a Lui. 

= Cercate, cari consacrati, Cristo costantemente, cercate il suo Volto, occupi Egli il centro della vostra vita in modo da essere trasformati in «memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù, come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli». Come l'apostolo Paolo, lasciatevi conquistare da Lui, assumete i suoi sentimenti e la sua forma di vita (cfr ibid., 18); lasciatevi toccare dalla sua mano, condurre dalla sua voce, sostenere dalla sua grazia (cfr ibid., 40). Non è facile, lasciatevi toccare dalla sua mano, condurre dalla sua voce, sostenere dalla sua grazia. 

= E con Cristo, partite sempre dal Vangelo! Assumetelo come forma di vita e traducetelo in gesti quotidiani segnati dalla semplicità e dalla coerenza, superando così la tentazione di trasformarlo in una ideologia. Il Vangelo conserverà "giovane" la vostra vita e missione, e le renderà attuali e attraenti. Sia il Vangelo il terreno solido dove avanzare con coraggio. Chiamati ad essere «esegesi vivente» del Vangelo, sia esso, cari consacrati, il fondamento e il riferimento ultimo della vostra vita e missione. 

= Uscite dal vostro nido verso le periferie dell'uomo e della donna di oggi! Per questo, lasciatevi incontrare da Cristo. L'incontro con Lui vi spingerà all’incontro con gli altri e vi porterà verso i più bisognosi, i più poveri. Giungete alle periferie che attendono la luce del Vangelo (cfr Evangelii gaudium, 20). Abitate le frontiere. Questo vi chiederà vigilanza per scoprire le novità dello Spirito; lucidità per riconoscere la complessità delle nuove frontiere; discernimento per identificare i limiti e la maniera adeguata di procedere; e immersione nella realtà, «toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo» (ibid., 24). 

Cari fratelli e sorelle: di fronte a voi si presentano molte sfide, ma queste ci sono per essere superate. «Siamo realisti, ma senza perdere l'allegria, l'audacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!» (ibid., 109). Maria, donna in contemplazione del mistero di Dio nel mondo e nella storia, donna diligente nell'aiutare con prontezza gli altri (cfr Lc 1, 39) e per questo modello di ogni discepolo-missionario, ci accompagni in questo Anno della vita consacrata che poniamo sotto il suo sguardo materno. 

(papa Francesco)

sabato 13 dicembre 2014

Giullari di Dio e araldi del gran Re


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
In questi giorni pre-natalizi alcuni nostri giovani frati del Seraphicum (Pontificia facoltà teologica in Roma dei Frati Minori Conventuali ) si presenteranno in varie piazze della città, per dare un messaggio di pace, per annunciare la venuta di Gesù vera luce, per tentare di spezzare con un sorriso e una canzone e un simpatico augurio di Buon Natale, l'individualismo e la ritrosia e il sospetto reciproco che sempre più ci isola e rinchiude in noi stessi; per trasmettere a tutti la gioia per la nascita del Salvatore del mondo. Si tratta della "Sveglia Francescana" !!!

Anche i giovani Novizi che vivono qui al convento del Santo di Padova, da lunedì prossimo a mercoledì, saranno presenti nel piazzale e nelle strade antistanti la Basilica per accogliere pellegrini, devoti e turisti ed offrire a tutti l'annuncio del Natale, la buona novella del "Dio con noi". Mentre un gruppo di frati sarà in piazza, altri veglieranno in cappella, sorreggendo con la preghiera e l'adorazione i confratelli all'opera. Evangelizzazione dunque e testimonianza andranno di pari passo, alimentandosi reciprocamente, con la spiritualità, il silenzio, l'intimità col Signore. 

Come non vedere in tali iniziative una piena sintonia con i ripetuti inviti del Papa a tutti i cristiani, ma specie ai religiosi, ad "uscire", "ad andare per le strade", a "risvegliare il mondo" e così, portare Gesù nella vita di tante persone spesso lontane e in situazioni di grande fatica e sofferenza e solitudine umana e spirituale?

Ma da dove nasce questa esigenza per il discepolo di "andare", di "uscire", di "svegliare il mondo"
E' il Vangelo prima di tutto a dare queste indicazioni come leggiamo nel testo di Luca (10, 1-5): 
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”».



In questi atteggiamenti davvero San Francesco ci è maestro: un uomo di grande intimità con Dio e insieme sempre estroverso e aperto all'altro;  grande mistico e impregnato di preghiera e per questo sempre capace di un dialogo sincero e mite con amici e nemici, con buoni e cattivi, con i vicini come con i lontani, con i credenti come con gli infedeli, con Papi e principi e gran signori, così come con lebbrosi e mendicanti, ladroni e briganti.  In ciascuno egli, sempre, vede un fratello e un figlio di Dio da incontrare e amare, aiutare e guarire e perdonare.
Al riguardo, sempre mi ha colpito come il Santo sapesse ricorrere, per poter parlare di Gesù e del Vangelo, anche ad espedienti fantasiosi e teatrali, a piccole sceneggiate, a canti improvvisati e gesti eclatanti che stupivano e interrogavano gli astanti e aiutavano a vincere tante ritrosie, aprivano dei varchi di ascolto e simpatia, consentendo alla Parola una più facile accoglienza. Lui stesso amava definirsi "giullare di Dio" e "araldo del gran Re" e chiamava i suoi frati "i pazzi di Dio" e, invitandoli alla missione, sempre ricordava loro che "il chiostro dei frati è il mondo", "è la strada",  a scanso di ogni tentazione di chiusura e di autoreferenzialità. 

Da queste radici scaturiscono dunque le iniziative sopra citate, ma anche la continua fantasia e quella sorta di "anarchia evangelica" che da sempre caratterizza i frati francescani. Non deve pertanto stupire che dei fraticelli (come i nostri giovani frati di Roma) possano talvolta anche ballare o danzare in una piazza per attirare a Gesù e poter parlare di Lui: già il nostro fondatore ha fatto simili cose un pò "pazze" in tempi anche molto più severi. Del resto potrete poi vedere gli stessi frati frequentare con impegno gli studi della facoltà teologica, vivere con serietà i voti assunti con la professione religiosa (di castità, povertà e obbedienza), prepararsi con passione al ministero sacerdotale e alla missione, pregare in coro con devozione e fervore le Ore canoniche e cantare le antifone mariane in  perfetto gregoriano!!! 

Cari amici, se dunque anche qualcuno di voi vuole unirsi a questa fraternità di "Giullari di Dio" e di "Araldi del Gran Re",  si faccia vivo e vi daremo informazioni più precise su come fare: "la messe è molta, ma gli operai sono pochi". Vi incoraggio e benedico!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode: Maranatha' vieni Signore!

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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S. Francesco: Noi siamo giullari del Signore
Il ballo dell'obbedienza
Una stupenda meditazione sul tema
di Madeleine Delbrêl 

Se ci sono molti santi che non amano danzare, ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare, tanto erano felici di vivere: Santa Teresa con le sue nacchere, San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia, e San Francesco, davanti al papa. Se noi fossimo contenti di te, Signore, non potremmo resistere a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,e indovineremmo facilmente quale danza ti piace farci danzare facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato. Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

Un giorno in cui avevi un po' voglia d'altro hai inventato san Francesco, e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con te. Per essere un buon danzatore, con te come con tutti, non occorre sapere dove la danza conduce. Basta seguire, essere gioioso, essere leggero, e soprattutto non essere rigido. Non occorre chiederti spiegazioni sui passi che ti piace di segnare. Bisogna essere come un prolungamento, vivo ed agile, di te. E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l'orchestra scandisce. Non bisogna volere avanzare a tutti i costi, ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco. Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di camminare. Ma non sarebbero che passi da stupidi se la musica non ne facesse un'armonia. Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito, e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica: dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza, che la tua Santa Volontà è di una inconcepibile fantasia, e che non c'è monotonia e noia se non per le anime vecchie, tappezzeria nel ballo di gioia che è il tuo amore.

Signore, vieni ad invitarci. Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare, questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in cui avremo sonno. Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro, quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi; Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti. E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo: anche questo è danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno avviato fra te e noi, il ballo della nostra obbedienza. Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni: in essa, quel che tu permetti dà suoni strani nella serenità di quel che tu vuoi. Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana come un vestito da ballo, che ci farà amare di te tutti i particolari. Come indispensabili gioielli. Facci vivere la nostra vita, non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato, non come una partita dove tutto è difficile, non come un teorema che ci rompa il capo, ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella, come un ballo, come una danza, fra le braccia della tua grazia, nella musica che riempie l'universo d'amore.
Signore, vieni ad invitarci.


La Sveglia Francescana per le strade di Roma



venerdì 12 dicembre 2014

Di ritorno dal campo vocazionale ad Assisi

La Verna: sosta "vertiginosa" durante il viaggio
Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Con i giovani del Gruppo vocazionale San Damiano del nord Italia, ma anche con gli altri ragazzi in discernimento di altre regioni, siamo reduci da una bellissima esperienza vissuta ad Assisi nel ponte dell'Immacolata: il campo vocazionale di orientamento alla vita religiosa francescana (dal 5-8 dicembre) vissuto all'ombra della Basilica di san Francesco. Sono stati giorni di fraternità e bellezza, di preghiera e spiritualità, di condivisione e provocazione, ma soprattutto di incontro con la figura e la storia di san Francesco e la sua città, la sua terra, il suo cielo, le pietre che lo hanno visto crescere e maturare. Particolarmente significativa anche la possibilità di conoscere più da vicino la numerosa comunità dei frati del Sacro Convento insieme al gruppo dei Novizi e in qualche modo già poter sognare e intravedere un percorso di vita, dei passi futuri...
Fra i tanti bei momenti vissuti insieme non possiamo non ricordare qui i nostri pellegrinaggi a piedi a S. Maria degli Angeli e poi a Rivotorto (il primo luogo dove Francesco si ritrova con i suoi frati) così come alla chiesetta di San Damiano: come scordare i vespri qui celebrati insieme a tanti pellegrini devoti e tutti stipati in così poco spazio? Come non riandare alla commovente e davvero toccante veglia che insieme abbiamo vissuto alla tomba di san Francesco (la cripta era tutta per noi... che privilegio!) la sera del 7 dicembre e alle lacrime di molti come all'intensa partecipazione sperimentata da ciascuno in quel luogo benedetto??!! Come dimenticare i tanti dialoghi e i perché e i vari interrogativi e timori, uniti agli slanci e all'entusiasmo e alla gioia che da subito ci ha accompagnato??!
Un sentimento di lode e di ringraziamento non può allora non alzarsi al Signore e al suo servo Francesco, per questa stupenda opportunità che ci è stata offerta. Un grazie speciale va ai confratelli di Assisi (in particolare ai frati del Centro francescano giovani, fr. Simone e fr. Antonio) che ci hanno accolto e guidato; un grazie ai giovani che hanno accettato di vivere con noi questa sfida e provocazione per la loro vita e le loro scelte future: Stefano, Daniele, Alessandro, Manuel, Valentino, Matteo, Manuel, Edi, Luca, Bruno... e tutti gli altri.
Vi accompagniamo con la preghiera e il nostro sostegno fraterno.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Maranathà, vieni!

fra Alberto e fra Francesco

Assisi: campanile della chiesetta di S. Stefano
Assisi, S. Damiano: tramonto sulla piana

giovedì 11 dicembre 2014

Davanti all'Eucaristia... per sempre Clarissa


Cari ragazzi e ragazze in ricerca,
pace e bene!

Spesso con fra' Alberto notiamo quanto siano gradite le testimonianze e, in particolare, i post relativi alle nostre Sorelle Clarisse e alla loro vita.
Ecco dunque una occasione concreta! A fine novembre ho avuto la grazia di partecipare alla Professione dei voti solenni di una giovane, che avevo conosciuta quando entrò come postulante nel Monastero delle Clarisse di Forlì. Nel giorno di Tutti i Santi dell'Ordine Serafico sr. M. Diletta ha detto il suo «Sì» definitivo al Signore, circondata dalla sua bella famiglia, da tanti amici e fedeli, dalle Sorelle della comunità e da diversi frati e sacerdoti che hanno concelebrato con il nostro Ministro provinciale e con il Vescovo di Forlì-Bertinoro, Mons. L. Pizzi, che presiedeva la celebrazione.
Avevo tentato di chiedere a sr. Diletta, pur sapendo che doveva essere un periodo denso questo per lei, se poteva inviarmi un testo sul suo cammino. Grato della sua sollecitudine, vi trasmetto la sua bella testimonianza, affidandovi anche l'onere di pregare per il suo cammino di fedeltà e il dono di nuove vocazioni per la sua e le altre comunità clariane.

Il Signore vi doni pace, senno e discernimento!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com

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29.11.2014 | Sr. M. Diletta canta il Salmo responsoriale
Mi chiamo suor Maria Diletta, ho 29 anni e faccio parte della comunità delle clarisse del Monastero “Corpus Domini” di Forlì. Lo scorso 29 novembre, Festa di Tutti i Santi dell’Ordine Francescano, ho emesso la Professione solenne, con cui sono stata consacrata per sempre al servizio di Dio e della Chiesa. In quest’occasione fr. Francesco mi ha chiesto se me la sentivo di scrivere una testimonianza per questo blog: non so se sarà proprio “breve e concreta”, comunque ci provo volentieri!
29.11.2014 | Sr. M. Diletta firma la formula di Professione
Ripensando alla storia della mia vocazione, vedo chiaramente che all’origine di tutto c’è l’esperienza di sentirmi guardata con amore dal Signore, in modo personale e tutto particolare. Nel momento in cui ho percepito questo sguardo del Signore su di me, ho sentito che appartenere totalmente a Lui era l’unica risposta, l’unica strada che poteva appagare il mio cuore. Quest’esperienza si è inserita in un lungo cammino, in cui piano piano ho iniziato a comprendere il disegno di Dio su di me, aiutata dalla testimonianza di fede dei miei genitori, dalla partecipazione al Cammino Neocatecumenale, dall’impegno negli Scout, dalla lettura della Parola di Dio e dalla preghiera personale. Vere e proprie pietre miliari sono stati i pellegrinaggi a cui ho partecipato col Cammino Neocatecumenale: l’incontro dei giovani con San Giovanni Paolo II in Terra Santa nel 2000, la GMG di Toronto nel 2002 e quella di Colonia nel 2005. In ognuno di questi momenti ho scoperto una nuova tessera di quel mosaico che il Signore mi stava (e mi sta) proponendo di realizzare con la mia vita. Ho avuto anche le mie resistenze, perché tante volte avevo già pianificato la mia vita – vocazione compresa – mentre invece il Signore aveva un progetto diverso. Mi sono trovata a dover lasciare i miei piani per accogliere quelli di Dio. Subito non è stato facile, perché i miei progetti mi davano una certa sicurezza, ma accogliendo la volontà di Dio ho sempre sperimentato che... i suoi disegni sono molto meglio dei miei!
Quando sono approdata al Monastero “Corpus Domini” di Forlì, sono rimasta affascinata dall’adorazione eucaristica, che facciamo ogni giorno a turno. Stare davanti a Gesù realmente presente nell’Eucaristia, stare lì offrendogli tutta la mia piccolezza, mi ha colpita tantissimo e ho capito che Lui mi voleva qui. Un altro aspetto che mi ha conquistata è stata la grande apertura che ho trovato nei confronti di tutta la realtà ecclesiale, associazioni e movimenti.
Così il 2 agosto del 2007 sono entrata in Monastero e ho cominciato il percorso formativo che mi ha portata alla Professione solenne. In questi anni ho sperimentato che davvero il Signore è fedele alle sue promesse, e non è un modo di dire! Cammin facendo, ho scoperto la mia debolezza (almeno in parte, perché ce n’è sempre da scoprire!) e ho visto che se sono arrivata qui, a dire quel «faccio voto per tutto il tempo della mia vita», è solo perché il Signore mi ha tenuta per mano, mi ha guidata, dandomi delle sorelle con cui condividere la sequela di Lui e tante altre persone che mi hanno sostenuta in mille modi. Che avrei fatto io sulle mie forze?! Sì, il Signore Gesù è fedele, anche quando a noi sembra che ci stia portando su strade incomprensibili, anche quando ci sembra che si sia addormentato mentre la nostra barca fa acqua da tutte le parti. E allora anche i momenti difficili, i fallimenti, sono un momento prezioso in cui possiamo entrare in un rapporto più vivo con Lui.
Fino a qualche tempo fa, guardavo alla Professione solenne come a un punto d’arrivo; ora mi rendo conto che è piuttosto il punto di partenza di tutta una vita spesa nella lode di Dio, nell’intercessione per tutti, nella comunione con le sorelle. Ho nel cuore tanta gioia per questo immenso dono e il desiderio di viverla in pienezza, sempre contando sulla grazia di Dio, perché senza di Lui non posso fare nulla.
A voi, cari amici in ricerca vocazionale, ripeto quello che disse a suo tempo san Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura! Gesù Cristo non toglie nulla, ma dà tutto!».

suor Maria Diletta
Monastero "Corpus Domini" Sorelle Clarisse - Forlì

Piazza Ordelaffi, 1 - 47100 Forlì FC
Tel. e fax: 0543.28638 - mon.corpusdomini@gmail.com

Se vuoi contattare qualche comunità di Clarisse più vicina a te, cerca tra gli indirizzi della Federazione Santa Chiara delle Clarisse d'Italia.

domenica 7 dicembre 2014

L'Immacolata: dalla storia verso il futuro

Ss. Apostoli durante la Novena dell'Immacolata
Cari amici in ricerca,
pace e bene!

La nostra vocazione francescana è profondamente radicata nel mistero di Maria e della sua Immacolata Concezione. Basterebbe approfondire qualcuno degli scritti dei nostri santi: dal serafico padre Francesco a san Massimiliano Kolbe (Cantuale Antonianum ha riportato in questi giorni un suo scritto)... passando per il beato Giovanni Duns Scoto, san Giuseppe da Copertino, san Francesco Antonio Fasani...
Nell'approssimarsi della festa dell'8 dicembre, il nostro Ordine si sia dedicato e continui a dedicarsi alla Vergine Immacolata curando la preghiera, il culto, la formazione e l'azione pastorale orientata a Lei.
Quasi tutte le nostre chiese francescane celebrano da secoli (anche da prima della proclamazione del dogma, per decreto del Papa Sisto IV) la festa dell'Immacolata il giorno 8 dicembre. Tanto che spesso si tratta di feste molto sentite dal popolo e solennizzate dalla celebrazione del Vescovo, non in Cattedrale, ma nella chiesa dei Frati Francescani Conventuali.

Tra le altre tradizioni locali, vale la pena dare uno sguardo a ciò che avviene nella città eterna. A Roma la festa dell'Immacolata viene preparata e vissuta soprattutto nella Basilica dei Santi Apostoli, sede del Ministro generale e della Curia del nostro Ordine.
Immacolata 2014 a Roma
La novena dal 29 novembre al 7 dicembre vede ogni sera la presenza di un diverso Cardinale a presiedere la S. Messa, mentre l'omelia è affidata ad un predicatore che guida tutta la novena. Il Tota pulchra, il responsorio mariano normalmente cantato in gregoriano dai frati, in questi dieci giorni viene cantato dalla Cappella musicale secondo l'impegnativa polifonia ottocentesca del p. Alessadro Borroni (1820-1896). Il settimanale diocesano di Roma nel 2011 rendeva conto  di questa intensa tradizione, che fino Paolo VI vedeva anche la presenza del Papa ai Ss. Apostoli per l'8 dicembre, oltre che in Piazza di Spagna.
Comunque i Frati a Roma si sono sempre impegnati anche nella 'festa di piazza' (di Spagna) attorno alla statua dell'Immacolata, che continua fino ad oggi a vedere partecipe anche il Papa. Come?? Lavorando, a fianco di altri membri della Milizia dell'Immacolata, per consegnare alla Vergine i molti fiori che pellegrini e romani offrono in quel giorno... e proseguendo l'apostolato mariano sposato anche da p. Kolbe con la distribuzione della Medaglia Miracolosa, come RomaSette specifica quest'anno.

Continuiamo a impegnarci perché l'Immacolata sia conosciuta, amata e vissuta... Urbi et Orbi!
Concedimi di lodarti, Vergine Immacolata...

Il Signore vi benedica e la sua Madre Immacolata vi custodisca.

frate Francesco