lunedì 30 marzo 2015

Diventare frate o suora - una vita sprecata?

Pace e bene a voi tutti cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!

Spesso mi capita di sentire da qualcuno (magari "bravo" cristiano) che al giorno d'oggi diventare frate o suora o monaca, dunque dedicare l'intera vita al Signore come religiosi, è una scelta assurda, è in fondo uno "sprecare" e un buttare via la propria esistenza, quando la si potrebbe impegnare a fare cose ben più necessarie e utili o, quanto meno, una vita "normale". Ho presente a volte anche le reazioni scandalizzate di amici e qualche genitore di fronte al desiderio di un figlio/a di entrare in convento. 

Circa questa idea di "SPRECO" vi consiglio di meditare il brano del Vangelo di Giovanni, che la liturgia ci propone oggi proprio all'inizio della settimana santa ( i giorni in cui Gesù, guarda caso, SPRECA la sua vita per tutti noi!).
Due sono le logiche contrapposte in questo meraviglioso testo: da un lato la logica e l'economia della gratuità, dell'amore folle e passionale, senza misura e senza calcolo, significato nel gesto amante e libero e quasi "smodato" di Maria; dall'altra ecco in Giuda la logica e l'economia del guadagno, del possesso, dell'interesse, della falsità e della manipolazione.  All'interno di questa contrapposizione è possibile comprendere la scelta "pazza" di un/a giovane per la consacrazione religiosa: una scelta d'amore esagerato per Gesù...e niente altro!

E' quanto anche bene vediamo in san Francesco quando spiegando la sua decisione per il Signore, afferma: "io frate Francesco piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell'Altissimo Signore nostro Gesù Cristo....e perseverare in essa fino alla fine"(FF140). Di null'altro dunque gli importa se non di "seguire Gesù"!!!

Mi auguro che la lettura di questo brano evangelico vi aiuti a intuire il senso più vero di una tale vocazione (vedi anche mio precedente Post). Vi propongo poi di seguito, un breve commento al medesimo brano evangelico, tratto dall'Esortazione apostolica - "Vita Consecrata" di Giovanni Paolo II; un documento fondamentale per meglio comprendere la vita religiosa, la scelta di consacrazione dei frati e delle suore!
Vi benedico. A tutti una buona Settimana Santa! frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


Dal Vangelo di Giovanni (12,1-8)
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

La sovrabbondanza della gratuità 
(dal documento: "Vita Consecrata" di Giovanni Paolo II - 104 - )
Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi: Perché la vita consacrata? Perché abbracciare questo genere di vita, dal momento che vi sono tante urgenze, nell'ambito della carità e della stessa evangelizzazione, a cui si può rispondere anche senza assumersi gli impegni peculiari della vita consacrata? Non è forse, la vita consacrata, una sorta di «spreco» di energie umane utilizzabili secondo un criterio di efficienza per un bene più grande a vantaggio dell'umanità e della Chiesa? Queste domande sono più frequenti nel nostro tempo, perché stimolate da una cultura utilitaristica e tecnocratica, che tende a valutare l'importanza delle cose e delle stesse persone in rapporto alla loro immediata «funzionalità». Ma interrogativi simili sono esistiti sempre, come dimostra eloquentemente l'episodio evangelico dell'unzione di Betania: «Maria, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento» ( Gv 12, 3). A Giuda che, prendendo a pretesto il bisogno dei poveri, si lamentava per tanto spreco, Gesù rispose: «Lasciala fare!» (Gv 12, 7). E' questa la risposta sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede, si pongono circa l'attualità della vita consacrata: Non si potrebbe investire la propria esistenza in modo più efficiente e razionale per il miglioramento della società? Ecco la risposta di Gesù: «Lasciala fare!». A chi è concesso il dono inestimabile di seguire più da vicino il Signore Gesù appare ovvio che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso, che a Lui si possa dedicare tutta la vita e non solo alcuni gesti o alcuni momenti o alcune attività. L'unguento prezioso versato come puro atto di amore, e perciò al di là di ogni considerazione «utilitaristica», è segno di una sovrabbondanza di gratuità, quale si esprime in una vita spesa per amare e per servire il Signore, per dedicarsi alla sua persona e al suo Corpo mistico. Ma è da questa vita «versata» senza risparmio che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa di Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri, adornata e impreziosita dalla presenza della vita consacrata. Quello che agli occhi degli uomini può apparire come uno spreco, per la persona avvinta nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un'ovvia risposta d'amore, è esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua divina missione nel mondo. «Se un figlio di Dio conoscesse e gustasse l'amore divino, Dio increato, Dio incarnato, Dio passionato, che è il sommo bene, gli si darebbe tutto, si sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma perfino a se stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d'amore fino a trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che è il sommo Amato».
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“In quale modo ameremo Dio? Senza modo, smodatamente!
In quale misura ameremo Dio? Senza misura, smisuratamente!”.
(S. Bernardo)

domenica 29 marzo 2015

Il Crocifisso, che parlò a san Francesco, parla... anche a te!

Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca della "vocazione divina" per la vostra vita. 
In questa domenica delle Palme, Gesù si presenta a noi come mite e umile Re che regna dall'alto di una Croce. Un Re, come ci racconta l'evangelista Marco, che mai ci rinnega o rifiuta, un Re che sempre ha cura dei suoi figli, anche di chi lo tradisce, lo ripudia, lo rinnega, di chi si dà alla fuga di fronte alla Croce (come per es. fanno tutti i suoi discepoli). Un Re dunque sempre pronto a riallacciare una relazione e un'amicizia, un Re sempre misericordioso e buono anche verso ciascuno di noi...nonostante tutto! E' l'esperienza che tocca e cambia il cuore anche del giovane Francesco d'Assisi, quando ancora in preda a turbamenti e peccati e pretese di grandezza e autosufficienza che però gli dilaniano l'anima e non gli offrono felicità, finalmente è abbagliato dall'Amore di Gesù e a Lui si abbandona e consegna. 
Carissimi, vi invito in questa giornata a contemplare il Crocifisso e a rileggere anche nei prossimi giorni il racconto della passione di Marco, davvero commovente e confortante per noi poveri uomini sempre peccatori ed erranti. Buona Domenica delle Palme e buona Settimana Santa. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Dalla Vita di San Francesco di fra Tommaso da Celano (Fonti Francescane 593-594)
L’incontro con il Crocifisso di San Damiano
"Era già del tutto mutato nel cuore e prossimo a divenirlo anche nel corpo, quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti.  Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso – cosa da sempre inaudita – l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. “Francesco, - gli dice chiamandolo per nome – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.  Francesco è tremante e pieno di stupore, e quasi perde i sensi a queste parole. Ma subito si dispone ad obbedire e si concentra tutto su questo invito. Ma, a dir vero, poiché neppure lui riuscì mai ad esprimere l’ineffabile trasformazione che percepì in se stesso, conviene anche a noi coprirla con un velo di silenzio. Da quel momento si fissò nella sua anima santa la compassione del Crocifisso e, come si può piamente ritenere, le venerande stimmate della Passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuore.

"Preghiera davanti al Crocifisso" 
di san Francesco

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.
Dammi una fede retta, 

speranza certa,
carità perfetta 
e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere 
la tua vera e santa volontà.

AMEN 




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Il significato della croce nel mistero della liturgia in un cortometraggio
Riprendo dal blog "cantuale antonianum" gestito da un caro confratello della Basilica del Santo, un suggerimento molto bello e utile per far vivere al meglio a ragazzi, giovani e meno giovani la celebrazione della Passione del Signore e alla Settimana Santa. Vi si consiglia un video, un filmato che ha vinto il premio di miglior cortometraggio religioso del 2012. Potremmo descriverlo come una parabola: dalla noia alla partecipazione attiva nella liturgia.
L'esperienza liturgica e l'ascolto "partecipativo" della Parola di Dio ti rendono davvero contemporaneo alla vicenda della morte e risurrezione del Signore, e quando ricevi la comunione Cristo compie di nuovo in te l'opera della salvezza realizzata una volta per sempre sulla croce. Il linguaggio cinematografico comunica questo in maniera immediata ed emotivamente convincente. Si può "predicare" anche così: e questo coinvolgente sermone dura solo 5 minuti!
Ecco dunque il film "Domenica delle Palme", in inglese sottotitolato in Italiano. Da non perdere e da far conoscere:

sabato 28 marzo 2015

"Io lo sono !"


domenica 29 marzo 2015
Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? Gesù rispose: Io lo sono!” (Mc 14,61).

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
La domenica delle Palme è il portale della Settimana Santa. A narrarci la Passione di Gesù quest’anno tocca all’evangelista Marco. Occorre seguirlo passo passo, sostando dal capitolo 14.mo al 15.mo. Marco non teme di presentarci lo scandalo della croce nella sua drammaticità. Parla pochissimo Gesù dopo la sua cattura e, richiesto, afferma di essere Lui il Cristo ovvero il Messia atteso e il Figlio di Dio. E’ Lui il Re. Tutto sembra smentirlo: la reazione del sommo sacerdote, la derisione dei servi, il rinnegamento di Pietro, la fuga degli altri… Eppure un ‘pagano’, uno straniero, il centurione romano, vedendolo morire in quel modo fa la sua professione di fede: “veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39). Occorre che anche noi leviamo nuovamente gli occhi a Lui, al Re che non fugge, non scende la croce, per ripetere, con parole nostre, la stessa professione. “Cosa ha visto il soldato in quella morte da restarne conquistato? Non ci sono miracoli… ha visto il capovolgimento del mondo, di un mondo ove la vittoria è sempre stata del più forte, del più armato, del più spietato. Ha visto il supremo potere di Dio che è quello di dare la vita anche a chi da la morte, il potere di servire e non di asservire, di vincere la violenza, ma prendendola su di sé. … La cosa più bella che possiamo fare è sostare accanto alla santità delle lacrime, presso le infinite croci del mondo ove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli. E deporre sull’altare di questa liturgia qualcosa di nostro: condivisione, consolazione, una lacrima. E l’infinita passione per l’esistente” (da un commento di p. Ermes Ronchi).

Nei giorni del Triduo Pasquale qui alla Basilica del Santo (Pd), ma anche ad Assisi e in tante altre nostre comunità francescane di tutta l'Italia, molti giovani (ragazzi e ragazze) vivranno con  noi frati francescani il mistero della Passione  e Morte Resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. 

Insieme, ci troveremo a condividere le celebrazioni, le catechesi, la mensa, la fraternità: insieme contempleremo l'infinito Amore di Dio, che tanto ha amato l'umanità, da mandare il suo Figlio, vittima innocente, a caricarsi dei nostri peccati, ad offrire la sua vita per salvare la nostra. 

Insieme gioiremo all'incontro con Lui, Risorto e vivo per sempre. In Lui la nostra speranza e la nostra forza. Affido questi giovani anche alla vostra preghiera.

E a tutti, Buona Domenica delle Palme e Buona Settimana Santa. I vostri frati 



Un grazie per le fotografie a Gianfranco D.: la croce è posta a 400 mt sopra il paesino di Moggio (in Friuli). Sullo sfondo le montagne sono del gruppo del Zuc dal Bor, nella riserva naturale della val Alba. 

giovedì 26 marzo 2015

Chi sono i Frati Francescani Minori Conventuali?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. Fra le tante domande che mi giungono, frequenti sono quelle inerenti l'Ordine Francescano e le varie famiglie che lo compongono (frati, clarisse, terziari). Oggi mi soffermerò in particolare sulla famiglia dei frati francescani a cui anch'io appartengo, l'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Riprendo al riguardo un post già a suo tempo pubblicato, completandolo con ulteriori informazioni. Mi auguro possa servire a meglio comprendere e orientarsi nel vasto mondo scaturito dal carisma e dalla santità di Francesco di Assisi. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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Chi siamo? 
I Frati Minori Conventuali o Frati Francescani Conventuali appartengono all’ Ordine Francescano fondato da San Francesco d'Assisi nel 1209 e ne costituiscono il ceppo più antico e ininterrotto. La qualifica “conventuali” (o “frati della comunità”) si aggiunse fin quasi dagli inizi non tanto a sottolineare un luogo fisico (il convento), ma il riferimento fondante dato alla fraternità, alla vita comune, al "cum-venire" (dal latino) cioè al "con-venire" insieme..., al "con-dividere".
Discepoli del Signore
I valori che ci definiscono e che cerchiamo di vivere, scaturiscono semplicemente dal Vangelo e sono sintetizzati nei tre voti o “consigli evangelici” di povertà, castità e obbedienza che professiamo. Questi vogliono significare il primato di Dio nella nostra vita e dicono il nostro desiderio e impegno per una “sequela radicale” da veri discepoli del Signore. Lui infatti è il nostro Tesoro, Lui l’Amore che basta; Lui la Parola che sazia.

Alcuni nostri tratti, tipicamente francescani.
= “La vita in fraternità” perché uno è il Padre nei cieli. Il frate pertanto non è mai un “isolato”, ma sempre vive e opera in una comunità, accanto a dei fratelli. E per il frate…ogni uomo è fratello!
= “La preghiera” perché solo il Signore e la relazione con Lui costituiscono il senso di una vita “da pazzi” come la nostra!
= "La povertà evangelica” come espropriazione da sé stessi e dal possesso delle cose materiali, perché Dio sia l’unica vera ricchezza. Si confida nella Provvidenza, conducendo una vita modesta e semplice, per essere poveri tra i poveri. 
= "La minorità" per uno stile di relazioni e presenza nella Chiesa e nel mondo e verso ogni creatura da “piccoli”, in umiltà e letizia, con mitezza e bontà  e mai dunque con arroganza o potenza.
= “Il lavoro” in base alle rispettive capacità, propensioni o necessità e ambiti (pastorale, missionario, culturale, caritativo…e anche manuale).
= "L'amore filiale e l’obbedienza alla "Chiesa Cattolica e al Papa” successore dell'apostolo Pietro, così come fece e ci raccomandò lo stesso S. Francesco. 
= "L'amore e l'affidamento alla Vergine Maria", come genuina e antica nostra tradizione, mutuata dall'affetto per la Vergine di S. Francesco e S. Antonio, del beato Duns Scoto, di S. Massimiliano Kolbe innamorato dell'Immacolata
= “L’itineranza” perché ci si ritiene "stranieri e pellegrini ", nei confronti di luoghi, incarichi, mansioni, capacità, affetti; dunque sempre un po’ “precari”, sempre pronti a cambiare, a staccarsi, a ricominciare, a relativizzare.. Solo Dio basta e null’altro infatti ci appartiene!
= “Il predicare la penitenza”. Per Francesco, "penitenza" significa quel capovolgimento che porta l’uomo da una vita istintiva, centrata sul proprio «io», ad una esistenza interamente soggetta e abbandonata alla volontà e signoria di Dio. La penitenza è perciò indissolubilmente legata all’Amore di Dio ed è questo che noi frati vogliamo annunciare e portare ad ogni uomo.
Dove siamo e come operiamo?
Noi Frati Francescani Conventuali siamo impegnati per la Chiesa nei più svariati compiti di apostolato, espressione della nostra vocazione e missione. Presenti in più di 60 paesi dei cinque continenti, serviamo centinaia di chiese e comunità parrocchiali. A noi sono affidate alcune fra le più antiche e storiche basiliche dell’Ordine francescano (sec XIII), ma pure gestiamo ospedali, scuole, mense, orfanatrofi, lebbrosari, dispensari.... Operiamo nelle carceri e nelle bidonvilles come nelle università e nei luoghi di cultura, siamo presenti nel terzo mondo come nei paesi più sviluppati.


Assisi-Tomba di S. Francesco: cuore dell'Ordine
Il cuore dell'Ordine è certamente la tomba nella Basilica di San Francesco in Assisi, con l'annesso Sacro Convento, dichiarato "Capo e Madre" dell'Ordine da parte del grande ideatore dell’intero complesso basilicale, Papa Gregorio IX nel 1230, in occasione della traslazione del corpo del Poverello nella nuova chiesa. Da sempre noi frati francescani conventuali abbiamo dunque il privilegio di custodire questo luogo santo, da cui si irradia tutto il movimento francescano. Nella cripta accanto al corpo di san Francesco, sono sepolti anche alcuni suoi primi compagni di avventura: i beati Rufino, Leone, Masseo e Angelo Tancredi. Nella basilica inferiore invece  riposano i resti di Bernardo, Silvestro, Guglielmo, Eletto e Valentino. Qui vi sono dunque le radici umane e spirituali del nostro essere frati francescani.
Bellezza... evangelizzazione...spiritualità...
Altro luogo straordinario che vede da sempre la nostra presenza è la Basilica di San Antonio a Padova, meta di pellegrini da tutto il mondo e centro di intensa attività editoriale, liturgico, pastorale, culturale e caritativo. Forse molti di voi conoscono la rivista “il Messaggero di S. Antonio” edito dai frati di Padova: il mensile cattolico più diffuso nel mondo! Padova è anche un importante luogo di formazione per i giovani frati del nord Italia. Sempre in Italia, siamo presenti in altre basiliche straordinarie come a Santa Croce a Firenze, autentico gioiello d'arte, così come nella meravigliosa basilica di Santa Maria Gloriosa "dei Frari" a Venezia, o nelle chiese di San Lorenzo a Napoli, San Francesco di Bologna e Ravenna (con la tomba di Dante Alighieri)…Siena...Brescia ecc..; luoghi di pura bellezza e di intensa spiritualità francescana! 

Carità...missione...
Ma i frati si occupano nello stesso tempo per es. di tossicodipendenti e alcolisti (vedi Comunità san Francesco di Monselice-Pd) o disabili (vedi Villaggio S. Antonio-Pd) o dei bimbi Rom abbandonati (in Romania) o dei lebbrosi in Ghana ..e così via... I frati conventuali sono poi da secoli, confessori ordinari nella basilica di San Pietro e in Roma; svolgono un’intensa attività culturale e accademica presso la Pontificia Facoltà di Teologia di “San Bonaventura” e nel Collegio "Seraphicum", dove studiano giovani frati da tutto il mondo ormai diventati "famosi" per l'iniziativa di evangelizzazione della "sveglia francescana" .
A ciò si deve aggiungere la grande azione missionaria, che ha coinvolto l’intero Ordine soprattutto in America e Africa e in anni recenti anche in Asia dove è in forte espansione. Recente è l'apertura di una missione in Cina con alcuni giovani ed entusiasti frati cinesi rientrati in patria dall'Italia, al termine degli studi teologici.

L’abito
L'abito dei Conventuali è secondo l’originaria tradizione francescana di colore grigio-cenerino ed è costituito da un semplice saio, con un cappuccio e un cingolo. In alcune nazioni europee, dall’epoca delle soppressioni napoleoniche, aveva assunto il colore nero, ma ora si sta tornando gradualmente, un po’ ovunque, al colore grigio originario.
Quanti siamo
L'Ordine conventuale è composto attualmente da circa 4500 frati ed è la famiglia francescana meno penalizzata dalla dilagante crisi vocazionale, avendo mantenuto anche in questi anni molto difficili, una sostanziale stabilità numerica grazie anche ad una notevole vivacità missionaria . 

I nostri Santi
Innumerevoli sono i frati che hanno dedicato la loro vita al Signore in umiltà e santità seguendo la Regola di san Francesco. Ricordo di seguito solo alcuni nomi fra i più noti e amati: S. Antonio di Padova, il beato Odorico da Pordenone, il beato Duns Scoto, San Giuseppe da Copertino (patrono degli studenti); san Francesco Antonio Fasani.... Ma in anni più recenti ecco San Massimiliano M. Kolbe, il Servo di Dio Giacomo Bulgaro, il Servo di Dio Placido Cortese, il servo di Dio P. Martin Benedict; i santi martiri del Perù  fra Michal Tomaszek e fra Zbigniew Strzalkowski...
Vocazioni
Da sempre i frati curano e hanno a cuore l’annuncio della vocazione francescana fra i giovani e per questo propongono con fiducia percorsi di discernimento (il Gruppo san Damiano), itinerari, incontri (per es. ad Assisi). Ai giovani offriamo sempre la nostra disponibilità all'ascolto e alla direzione spirituale. La preghiera è sempre l’atteggiamento base di ogni nostra azione di annuncio vocazionale nella consapevolezza che la chiamata alla vita religiosa è un dono misterioso che proviene direttamente ed esclusivamente dal Signore. I nostri conventi sono sempre disponibili ad esperienze di vita comunitaria e di conoscenza del nostro carisma, mentre i giovani che iniziano il loro percorso nella vita francescana sono accolti nei seminari serafici per la formazione e lo studio.

Contatti
Caro giovane "in ricerca"...che forse hai letto con curiosità questa pagina.., se desideri approfondire la nostra nostra vita, se forse sei attratto dalla vocazione francescana oppure hai interrogativi al riguardo, scrivici pure, saremo contenti di risponderti.
Il Signore ti dia pace. A lui sempre la nostra Lode
frate Alberto
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fra' Alberto Tortelli
Frate Minore Conventuale - Basilica di Sant'Antonio, Padova
cell. 380 4199437

fra' Francesco Ravaioli 
Frate Minore Conventuale - Basilica di Sant'Antonio, Padova
cell. cell. 340 4093031
L'ORDINE NEL MONDO












mercoledì 25 marzo 2015

Annunciazione e Vocazione e i... dubbi di Giuseppe

P. Marko I. Rupnik : Annunciazione nel Pontificio Collegio Sloveno.
Cari amici in cammino e in ricerca, il Signore vi dia Pace. Si celebra oggi in tutta la chiesa la festa dell'Annunciazione, la festa potremmo dire della "vocazione" di Maria. Questo racconto l'ha rappresentato splendidamente anche un grande artista contemporaneo, il gesuita p. Marko I. Rupnik . Come vediamo nell'immagine sopra riportata, il tema della chiamata e della vocazione è tratteggiato dall’angelo che si presenta a Maria, svolgendo sotto i suoi occhi il rotolo che rivela il messaggio di Dio. La Vergine l’accoglie con profondo raccoglimento e disponibilità.
Ecco qui in sintesi, per noi credenti, la dinamica di ogni scelta, di ogni decisione, di ogni discernimento: Il Signore parla e manifesta la Sua volontà e il discepolo ascolta ed accoglie. Chiediamo in questo giorno anche per noi la pronta e docile risposta di Maria: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".

E propongo di seguito anche una delle tante lettere e richieste vocazionali che mi giungono quotidianamente. Si tratta di un giovane di 20 anni, Giuseppe, che mi confida i suoi slanci spirituali insieme ai timori e ai dubbi che lo interrogano e inquietano. Invito ciascuno a pregare per lui e per tutti i giovani che stiamo accompagnando nel loro discernimento d vita. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi-Basilica di san Francesco: frati e suore ai campi estivi per giovani
Domanda di Giuseppe
Pace e bene frate Alberto.. Io sono Giuseppe un ragazzo di 20 circa.. Sento nel mio cuore di amare Gesù.. Tanto.. Non come semplice cristiano, ma molto di più.. Pochi giorni fá sono stato in una comunità di frati e suore i quali hanno donato tutto a Gesù, spogliandosi di ogni cosa materiale e vivendo solo delle cose essenziali.. In quel posto ho percepito una pace, felicità e tranquillità interiore che mai da nessuna altra parte avevo percepito.. Sono così confuso.. Tra pochi giorni partirò per un'esperienza lavorativa all'estero.. E se non fosse questa la scelta giusta? E se non fosse questo quello che il buon Dio vuole di me? Se i suoi progetti fossero per me ben altri? Confido in una tua risposta.. Che Dio ti benedica! Sempre..

Risposta di fra Alberto
Pace a te caro Giuseppe. Grazie per la fiducia e per quanto mi scrivi di te e dei tuoi interrogativi. Più di tutto, devo dire , mi colpisce l'amore per Gesù che senti nel tuo cuore!! Per le tue scelte future, lasciati dunque guidare da questo amore; ascoltalo, gustalo, ricercalo e desideralo, coltivalo... e vedrai che il Signore non mancherà di rivelarti la strada che Lui ha pensato per te. Ora certo vai all'estero e il rischio di dispersione è grande, ma se coltiverai ovunque l'amore per Gesù, ovunque troverai la Sua pace e il senso per la tua vita. Se poi Gesù vorrà rivelarti e chiamarti alla vocazione francescana, lui non mancherà di certo di risvegliare e tenere desto nel tuo cuore questo richiamo e questa bellezza che hai intuito nell'esperienza con i frati e le suore in convento. Questi in ogni caso, li puoi trovare anche all'estero; i francescani sono un pò dappertutto. Se mi scrivi alla mia mail personale, specificandomi dove ti rechi per lavoro, vedo se posso darti qualche indicazione sul convento francescano più vicino a te. Se poi ritieni utile mantenere un contatto anche con me, mi farebbe davvero piacere.!! Carissimo, ti benedico e incoraggio...non temere, "il Signore è con te"!
fra Alberto 

martedì 24 marzo 2015

24 marzo - Giornata di preghiera dei Missionari Martiri

Missionari martiri   

Perché si celebra la Giornata di preghiera dei missionari martiri il 24 marzo di ogni anno?

Un filo ideale lega ogni 24 marzo al 24 marzo 1980: la celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri ha preso ispirazione dal martirio, in quella data, di mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador. Tanti anni dunque ci separano da quell’episodio emblematico, ma non unico.
Non unico. Occorrerebbe dire “purtroppo”: ogni martirio, ogni uccisione, ogni assassinio porta con sé il sapore amaro della prevaricazione, dell’ingiustizia, dell’arbitrio, delle peggiori realizzazioni umane. E porta con sé la frase illuminante di Gesù sulla Croce: “non sanno quello che fanno”. Il ripetersi fin troppo frequente di episodi di martirio tra i missionari e tra i cristiani rinnovano dolore, smarrimento, talvolta anche paura e rabbia. Eppure ogni martirio cristiano appartiene alle “beatitudini” di Gesù: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,11). La beatitudine è certamente proclamata di fronte a Dio e a favore del singolo martire, ma non vi resta estranea per la comunità che si sente privata di un fratello, di una sorella.
Difficile pensare di essere “beati” in quei frangenti. Però sul seme di Romero, come su quello dei martiri cristiani antichi o contemporanei, ogni comunità cristiana ha ritrovato anzitutto il senso profondo della vita secondo il Vangelo e spesso il coraggio di una memoria attiva, non rassegnata, capace di continuare il cammino con uno slancio migliore.
“La mia vita appartiene a voi”. Romero ha vissuto la logica di una vita ricevuta che si trasforma in vita donata: una logica in verità normale, quotidiana, per tutti i discepoli di Gesù. Anche noi – singoli e comunità cristiane –non vogliamo solo ricordare i missionari martiri, tra cui annoveriamo amici fraterni, ma vedere in loro il totale affidamento a Colui che per primo ha dato la vita per noi.
===================================================================I NUOVI SANTI MARTIRI DEL PERU'
Fra Miguel e fra Zbigniew
In questa giornata, insieme ai tanti sacerdoti e religiosi e religiose che hanno dato la loro vita nei recenti anni per il Signore Gesù e il suo Vangelo, consentitemi di ricordare il sacrificio di due giovanissimi confratelli, due frati francescani (minori conventuali) polacchi riconosciuti ufficialmente come "martiri" da papa Francesco nel febbraio scorso: P. Michele Tomaszek e P. Zibi Strzałkowski. Già più volte ne ho raccontato la storia che potete approfondire nel nuovo sito a loro dedicato. A Pariacoto, in Perù, la sera del 9 agosto 1991, un commando di guerriglieri di Sendero Luminoso entra nel villaggio e fa irruzione nel convento dei frati minori conventuali, sequestrando fra Michał (per tutti Miguel) e fra Zbigniew, trentun anni il primo e trentatré il secondo. Di lì a poco, dopo un processo sommario, i due missionari polacchi vengono uccisi con un colpo di pistola alla testa: il certificato di morte riporta «sfondamento del cranio per ferita da proiettile di grosso calibro».
Don Mario
Unico superstite è fra Jarek, superiore della comunità, in quel periodo in Polonia per il matrimonio della sorella. Papa Giovanni Paolo II, a Czestochowa per la Giornata mondiale della gioventù, è raggiunto dalla notizia e incontra fra Jarek in privato, il 13 agosto, chiedendo infor­mazioni di prima ma­no e inco­raggiandolo con queste parole: Sono i nuovi san­ti mar­tiri del Perù. Ad essi papa Francesco ha associato un altro martire di quella chiesa, un sacerdote missionario italiano, don Alessandro Dordi. Anche per don Mario la vita in comune e il lavoro con la popolazione locale e i campesinos, furono reputati pericolosi dai terroristi. È ucciso da Sendero Luminoso il 25 agosto 1991, quando rientrava in serata dopo aver celebrato la S. Messa in una lontana cappella.

Preghiera
Signore, tu hai donato la grazia del sacerdozio ai tuoi figli:
Michele, Zibi e Sandro e li hai inviati come messaggeri della Buona Novella in Perù. Ti rendiamo grazie, perché hai donato loro la palma del martirio e ti chiediamo anche di onorarli con la corona dei santi.
Per il loro sangue versato per te, donaci la fedeltà nella fede,
fa’ di noi i testimoni della speranza, preserva la nostra vita
e concedi alla nostra Patria il dono della pace.
Accogli le vittime innocenti della violenza nel tuo regno
e dona loro il premio eterno. Amen.

domenica 22 marzo 2015

E' venuta l'ora


Domenica 22 marzo 2015
Quinta domenica di quaresima

"Gesù rispose loro: 'E' venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto’ (Gv 12,23-24).
Come mi immagino Gesù? Cosa mi attendo da Lui? L'ora della gloria di Gesù coincide, nel vangelo di Giovanni, con l'innalzamento sulla croce, ora nella quale il Figlio, Gesù, attirerà tutti a sé con un'attrazione inspiegabile, con un movimento irresistibile: "io sono cristiano per attrazione, sedotto dalla bellezza dell'amore di Cristo" scrive p. Ermes Ronchi. Non senza un turbamento Gesù parla di quest'ora perché la sua natura umana rifugge la morte.
Eppure il successo, il consenso c'è ed è portata di mano, di audience: Gesù è cercato dai Greci che vogliono vederlo. Per loro, per noi: non si passa per criteri di gradimento ma per la croce. Essere chicco di grano che muore per portare molto frutto, questo è gloria. Essere pane per la fame del mondo: questo vuole essere Gesù e questo è gloria. Questa è la scelta di Gesù. E nostra, se lo vogliamo, con una riserva di libertà (se): "se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io là sarà anche il mio servitore” (Gv 12,26).
Vangelo impegnativo tra l'autoconservazione, il “rimanere soli” (probabilmente Papa Francesco la chiamerebbe logica mondana) o il fare la scelta di Gesù, fidandosi e lasciandosi attrarre da Lui.
Buona domenica ( anche se ormai sta finendo) e buona settimana. I vostri frati



FEDEBOOK: "Se il chicco di grano non muore..." in questo momento di condivisione sul vangelo di oggi, fra Fausto di Messico, ci aiuta ad accostarci al mistero della morte di Gesù.